25 luglio

Muhammad_ibn_al-`ArabiSappi che tu sei immaginazione, e la totalità di ciò che percepisci – che dici essere non-io – è immaginazione nell’Immaginazione.

Ibn Arabi, nato il 25 luglio 1165, poeta, mistico e filosofo Sufi.

Non legarti esclusivamente a un solo credo, così da non avere fede in nient’altro, altrimenti perderai un gran bene, e peggio, mancherai di riconoscere la verità. Dio, l’onnipresente e onnipotente, non può essere limitato a nessun credo, poiché dice: «Dovunque tu guardi, c’è il volto di al-Lah» (Corano, 2, 109). Ognuno loda ciò in cui crede; il suo Dio è la sua creatura, e nel lodarlo egli loda se stesso. Di conseguenza, egli biasima le credenze degli altri, cosa che non farebbe se fosse giusto; ma questa sua antipatia è basata sull’ignoranza.

Se ami un essere per la sua bellezza tu non ami nient’altro che Dio, poiché Egli è l’Essere bello per eccellenza. Perciò l’oggetto d’amore, in tutti i suoi aspetti, è solo Dio.

 

Altre personalità nate oggi:

Elias Canetti, nato il 25 luglio 1905, Sole in Leone, Luna in Toro.

Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c’è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena? E sarebbe da disprezzare solo per questo? Forse c’è molto di più alla superficie – forse è tutto falso ciò che non è superficie, forse tu vivi ormai tra immagini illusorie, continuamente cangianti, non belle come gli dèi, ma svuotate come quelle dei filosofi. Forse sarebbe meglio: tu allineeresti parole (giacché hanno da essere parole), ma ora sei sempre alla ricerca di un senso, come se ciò che tu scopri potesse dare al mondo un senso che il mondo non ha.

Nulla è appartenuto ad un uomo più di ciò che si è trasformato in escremento. […] L’uomo è veramente solo soltanto con i suoi escrementi.

L’attesa come segreto, così che nessuno al mondo ne sa qualcosa, tranne colui che è atteso e colui che attende – un sentimento che per intensità è superiore a qualunque altro. Quando poi c’è di mezzo l’amore e magari una grande distanza, un volo dall’uno all’altro continente, l’incontro finale è senz’altro la felicità più grande che esseri umani possano immaginare e sperimentare, poiché l’altra, quella che sarebbe ancora più grande, il ritorno di un morto, è loro negata.

È necessario lasciar riposare di tanto in tanto le proprie scoperte e conclusioni, metterle da parte, non usarle, quasi dimenticarle. Proprio ciò che vi è di coatto in alcune di esse comporta la necessità di farvi entrare un po’ d’aria, di allentarne la tensione, di riempirle del respiro di anni. Possono diventare qualcosa che somigli alla natura soltanto se hanno sacrificato la loro forza cogente.

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