3 marzo

Nella nostra esistenza la morte resta l’evento ineluttabile per eccellenza, anche se oggi si vive come se si fosse immortali… Da alcuni decenni assistiamo passivamente, sino ad essere complici di questa nuova forma di mondanità dominante, a un occultamento della morte e ad una rimozione di questa realtà dal nostro vivere quotidiano…. La morte viene così rubata all’uomo, come se fosse qualcosa di osceno, e la nostra vita rischia di non avere più un confronto con il momento della propria finitudine, perdendo ogni capacità di autentico rapporto con gli uomini, le creature, il mondo in cui siamo posti. Il significato della vita subisce una deformazione disumana e il significato della morte sfugge sempre di più all’uomo costretto a morire in modo incosciente, nello spazio degli emarginati, secondo modelli forniti dalle ideologie dei consumi e dell’edonismo… È necessario vivere la morte e imparare a morire fino a fare della morte l’atto volontario, l’atto supremo della vita, l’atto di fede, di amore, di abbandono nel Dio dei viventi e dei morti.

(Enzo Bianchi, nato il 3 marzo 1943, religioso e scrittore italiano, priore della Comunità di Bose, Sole in Pesci e Luna in Acquario)

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