Astinenza dal giudizio

Finger_pointingUna tipica caratteristica della mente separata consiste nel creare problemi, elaborare giudizi e critiche, lamentarsi sia di se stessi che degli altri.

Un’utile pratica di guarigione a tale proposito è astenersi dal giudicare.

Trascorri una giornata intera astenendoti dall’esprimere e dal pensare giudizi, critiche o lamentele nei confronti delle persone o delle situazioni che incontri.

Concediti la possibilità di passare questo giorno nell’accettazione totale di ogni cosa o persona con cui hai a che fare, sia nei tuoi pensieri che nella realtà concreta.

Non importa se fai questo con convinzione o fingendo. Comportati come un attore. Gioca con questa tecnica. Puoi continuare a praticarla per 21 giorni, un giorno sì e uno no oppure anche quotidianamente.

Non occorre che tu adotti l’astensione dal giudizio in ogni momento. Si tratta di una tecnica o strategia. Basta solo la volontà di provare a fare qualcosa di diverso per un po’ di tempo.

Se fino ad ora hai dedicato buona parte delle tue energie alla ricerca di responsabilità e colpe negli altri, senza concludere nulla di buono, cosa hai da perdere? Al massimo perderai il malumore e il rancore che ne è sempre derivato.

Osserva quello che ti succede quando cessi di sprecare energia alla ricerca di errori o difetti negli altri. Concentrati invece su ciò che vedi di buono e bello, sia all’esterno che dentro di te.

Ricordati che ciò che vedi negli altri è quello che scegli di vedere. La consapevolezza del tuo ego riguardo gli errori di altri ego non è un tipo di pratica consigliata nel lavoro spirituale. Per l’ego è perfettamente lecito mettere in evidenza gli errori. Gli errori appartengono all’ego e la loro correzione procede mediante il rilascio dell’ego.

“Quando un fratello si comporta in modo folle, puoi guarirlo solo percependo in lui la sanità mentale. Se percepisci in lui i suoi errori e li accetti, stai accettando I tuoi. Se vuoi dare i tuoi errori allo Spirito Santo, devi fare lo stesso con i suoi. A meno che questo non diventi l’unico modo con cui tratti tutti gli errori, non potrai capire come tutti gli errori vengono disfatti.” (Un corso in miracoli, Testo, pp. 186)

Quando iniziai ad usare la pratica di astensione dal giudizio, mi resi ben presto conto di non sapere più di che cosa parlare con la gente. Mi accorsi che la maggioranza assoluta delle mie conversazioni erano basate sul giudizio o la lamentela verso qualcosa o qualcuno. Poteva trattarsi del governo, la chiesa, i vicini, il lavoro, la salute, gli amici, me stesso, ecc.

L’astensione dal giudizio equivaleva quindi a rimanere in silenzio. Mi sorprendeva notare questo sia in me stesso che negli altri. Era pure stupefacente scoprire quanto benefici erano gli effetti dell’astensione.

Quando smetto di criticare e giudicare gli altri, accettandoli per quello che sono, senza cercare di volerli diversi a tutti i costi, comincio allo stesso tempo ad accettare me stesso.

Spesso le critiche più severe, non riuscendo a trovare espressione in maniera diretta, si travestono attraverso battute ironiche ed osservazioni scherzose. E’ un modo per evitare l’imbarazzo di una comunicazione diretta. Tale modalità, sebbene non aggressiva od offensiva, non fa alcuna differenza ad un livello inconscio e sottile. L’inconscio non sa riconoscere l’ironia e non possiede alcun senso dell’umorismo. L’inconscio inoltre non conosce il senso di separazione e non sa distinguere i pronomi personali, per cui quando critico o giudico qualcuno, esso si limita a riconoscere che sto impiegando parole poco piacevoli e le considera come rivolte sia agli altri che a me.

Per rendere più completa la pratica di astinenza dal giudizio, rinuncia anche a lasciarti coinvolgere in tutte quelle situazioni che favoriscono la lamentela. Evita di partecipare, anche solo passivamente, a discussioni o pettegolezzi fondati sulle critiche.

Può essere utile, a questo proposito, astenersi, almeno per un giorno, dal guardare la televisione, ascoltare la radio o leggere il giornale. Questi mezzi sono generalmente usati per diffondere cattive notizie e per fare proliferare lamentele e malcontento. La maggior parte dei notiziari e delle cronache sono colmi di informazioni su processi, delitti, incidenti, problemi, sciagure. Ciò contribuisce ampiamente a riciclare forme pensiero negative, e a rafforzare l’idea che occorre ricercare dei colpevoli per ciò che esiste di male nel mondo.

Un altro esercizio è quello del registro delle lamentele. Come negli alberghi di alta categoria, può essere utile predisporre un’apposita cassetta o registro onde riportare le tue lamentele. Nell’albergo in cui lavoravo esisteva proprio un registro di questo genere. Si trattava di una formalità ormai da qualche tempo in disuso, tanto che il registro era rintanato tra le carte degli scaffali e la maggior parte dei colleghi nemmeno sapeva della sua esistenza. Tuttavia le lamentele da parte dei clienti erano abbastanza frequenti e rendevano spesso il clima irrequieto. In una di tali occasioni, così per scherzare, decisi di riesumare il vecchio registro. Dopo averlo spolverato, lo riposi in bell’evidenza sul banco. Il suo effetto fu sconcertante e immediato. Era come un magnete in grado di attirare su di sé ogni rancore.

Non era essenziale che il cliente riportasse le sue ragioni sul registro. La sua sola presenza sul banco era sufficiente ad inibire le lamentele. In questo modo si lasciava spazio solo ad un’esposizione civile dei problemi che trovavano poi rapide ed efficaci soluzioni.

Per alcuni mesi provai ad introdurre questa pratica nella mia stessa vita. Quando ero insoddisfatto o preoccupato o provavo ansia per qualcosa, documentavo le mie ragioni su un apposito registro. Fatto questo, cercavo, talvolta con molta fatica, di lasciar perdere il problema nella convinzione che una fantomatica autorità avrebbe preso i provvedimenti opportuni.

L’opportunità di questa evenienza si verificava alla fine di ogni ciclo lunare, allorché decidevo di rivedere quanto avevo riportato nel registro. In quelle occasioni mi resi conto che la maggior parte dei problemi che, nel momento stesso in cui si manifestavano, parevano questioni di importanza vitale, si rivelavano essere invece inezie di poco conto oppure si risolvevano spontaneamente nel corso di pochi giorni.

“Scelgo di vedere l’assenza di peccato di mio fratello. Il perdono è una scelta. Non vedo mai mio fratello così come è, perché questo va ben oltre la percezione. Ciò che vedo in lui è semplicemente quello che io desidero vedere, perché rappresenta quella che io voglio sia la verità. E’ soltanto a questo che reagisco, per quanto invece io possa sembrare spinto da eventi esterni. Scelgo di vedere ciò che voglio vedere, e questo vedo, e soltanto questo. L’assenza di peccato di mio fratello mi mostra che voglio vedere la mia. E la vedrò, avendo scelto di vedere mio fratello nella sua santa luce (Un corso in miracoli, L472).

Estratto da: Franco Santoro, Astroshamanism – book 2: The Voyage through the Zodiac

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