Dallo stadio zero all’uno: attivazione corpo multidimensionale

Questo articolo impiega un linguaggio specialistico per addetti ai lavori e come parte di una simulazione strategica.

Vi sono 12 stadi nel processo di attivazione del corpo multidimensionale.

Quello che conta è operare il primo stadio, il più difficile.

Per poi passare al secondo e in seguito al terzo.

Gli altri nove sono delle elaborazioni dei primi tre stadi, processi di raffinamento, che poco importa conoscere, in quanto possono solo confondere e sviare.

Senza il primo stadio non succederà mai nulla.

Per iniziare il primo stadio, occorre andare oltre lo stadio zero.

Lo stadio zero è la negazione del rilascio, l’incapacità di riconoscere che esiste il problema, la rimozione o la proiezione dei rancori, il diniego dei Graha.

Lo stadio zero è quello maggiormente praticato.

Ben lungi dall’essere comune solo agli individui che si conformano alla realtà ordinaria, esso è pure assai diffuso tra anime ribelli, alternative, incluso mistici, sciamani, guaritori, persone di potere, luminose e ottimiste.

Lo stadio uno implica l’accettazione esperienziale che non abbiamo alcun potere sui rancori, che siamo interamente dominati da essi, che siamo vittime dei Graha.

Nessuno ama dichiararsi apertamente vittima, perché non sta bene “fare la vittima”, specialmente se abbiamo fama di lavorare su noi stessi.

Certo, in alcuni momenti posso avere dei problemi, anche seri, ma poi quello che trionfa è sempre l’amore, e tutto va bene.

No! Il primo stadio è essere onesti in maniera viscerale e riconoscere che, poco importa quanto ce la possiamo raccontare, qui tutto va male!

Possiamo fingere che vada bene per dieci, venti, trenta anche quaranta e più anni, finché non arriva il momento che la finzione non è più praticabile.

Lo stadio uno è possibile solo quando tocchiamo il fondo, giungiamo al Picco di Buio e più in basso di così non si può andare.

In quel momento tutte le scuse e le strategie, consapevoli o inconsce, che abbiamo usato per negare il problema non funzionano più.

Il mondo attorno a noi crolla e non esiste più nulla cui appoggiarsi.

Ci ritroviamo soli con noi stessi, senza niente e nessuno che ci riconosce, che permette alla nostra identità sociale di sopravvivere.

Se abbiamo fondato la nostra vita sul rapporto con la famiglia, i figli, il partner, il lavoro, la comunità, gli amici, l’ambiente, ecc., con il Picco di Buio, tutto è demolito.

Nel momento in cui tutto sparisce, ci viene portato via, rimaniamo da soli, a faccia a faccia con i rancori, con i Graha.

Quel momento giungerà inevitabile per ognuno di noi, se non prima, sicuramente con la morte fisica.

Lo stadio uno è accettare che non ho alcun potere sui Graha, che non importa quanto possa apparire pieno di potere, gioioso, sano, amorevole, luminoso e santo, dentro di me esiste una parte buia, violenta, folle, perversa e disperata che mi domina totalmente.

Significa riconoscere questo, dichiararsi, senza alcuna scusa, grahico.

Dichiararsi grahico vuol dire riconoscere integralmente la propria tossicità, il furore che divampa dentro di noi, il rancore di separazione, in qualunque forma esso si esprime: dipendenze da alcool, droghe, relazioni simbiotiche, sesso, cibi, gioco d’azzardo, lavoro, incluso l’essere servizievoli verso tutti, come pure le dipendenze multidimensionali e sciamaniche.

Il primo stadio è una dichiarazione totale di impotenza, una resa incondizionata, la cessazione di ogni ostilità con i Graha, il riconoscimento che essi sono più forti di noi.

Dapprima abbiamo trascorso la vita a lottare contro di essi, o a nasconderli, facendo finta che non esistono o occultandoli agli occhi degli altri, illudendoci di esserne privi, tanto da non riuscire più a vederli, ad eccezione di quando essi compaiono come specchi negli orrori compiuti da altri o nelle cronache nere dei giornali. Questo è lo stadio zero.

Lo stadio uno è la comprensione che i Graha hanno pieno potere, perché i Graha siamo noi. È il riconoscimento che questa situazione ha apportato così tanto dolore e disperazione che non è possibile sostenerla oltre modo. Di conseguenza la resa è totale.

Lo stadio due si fonda sulla fiducia che esiste una fonte di potere più grande, oltre i Graha, oltre noi stessi, che può guarirci.

Resomi conto di essere impotente, incapace di lottare contro i Graha perché totalmente dominato da essi, il passo successivo riguarda credere che esista una forza superiore ai Graha in grado di riportarmi all’unità originaria.

È un atto di fede strategico e arbitrario, e allo stesso tempo assai pragmatico, poiché si fonda unicamente sull’operatività di questa forza, ossia solo la credenza si basa sulla verifica dell’effettiva presenza di tale forza, sulla sua capacità di guarire, che può essere confermata o meno.

Questa forza è Pahai Etnai.

Il terzo stadio è scegliere fermamente di affidarmi a questa forza, di arrendermi ad essa. È uno stadio che implica una volontà, un’accettazione di Pahai Etnai, una donazione della propria vita ad essa.

Lo stadio decisivo è lo stadio uno. Non possiamo passare al due e al tre, senza le fondamenta del primo stadio.

Franco Santoro

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