Dieta spirituale per tutti – L’Eucarestia al femminile, Giovanni Battista e il segno del Cancro

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La Vergine dell’Ostia di Jean Auguste Dominique Ingres

Nell’articolo precedente (Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico) abbiamo esplorato la sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco, secondo le associazioni zodiacali di Bill Davison in The Gospel and the Zodiac (Il Vangelo e lo Zodiaco). Questa volta c’ispiriamo alla sezione del Cancro, che va da Marco 6:30 a 8:26, ed ai riferimenti a Giovanni Battista la cui festa e Natività è celebrata secondo la tradizione il 24 giugno.

Il segno del Cancro è associato col dare e ricevere nutrimento, sia a livello fisico che spirituale, e sia secondo la nostra percezione separata che quella multidimensionale. Il tema principale è il nutrimento, e la discriminazione tra ciò che nutre la nostra identità separata e ciò che fornisce energia al nostro vero Sé.

È un’area cruciale che comprende cibo ordinario e diete salutari, come pure il nutrimento spirituale. In entrambi i casi, ogni individuo sembra avere esigenze diverse. I cibi che fanno bene ad alcuni possono nuocere ad altri. Tuttavia ci sono alcuni elementi nel cibo che sono vitali per ogni essere umano, e che caratterizzano tutte le diete indipendentemente dalla loro diversità, mentre ve ne sono altri che sono tossici per tutta l’umanità in generale. La stessa situazione si applica al cibo spirituale. Pertanto alcune domande sul fronte del Cancro potrebbero essere:

Come mi nutro spiritualmente? Procuro abbastanza cibo al mio vero Sé? Qual è la dieta spirituale ideale? Dove posso procurarmela? Come posso migliorarne la qualità? Come posso fornire cibo spirituale agli altri e prendermi cura di loro?

Sin dall’alba dei tempi, sono state date continuamente risposte a questi interrogativi, e scritture molto antiche hanno fornito indicazioni dettagliate riguardanti il cibo ordinario e il cibo spirituale. Nei tempi antichi raramente c’era una rigida differenza tra cibo fisico e spirituale. L’Eucaristia, o Santa Comunione, per esempio, nelle prime comunità cristiane non era distribuita nella forma di una piccola ostia.

L’Eucaristia era un vero cibo, un banchetto completo che integrava cielo e terra. Si riteneva che Dio fosse nel cibo e le donne, come tradizionali custodi della cucina, rivestivano il ruolo spirituale più importante. Come dice John Dominic Crossan “non era la teologia che veniva per prima, ma il cibo”. Poi le cose cambiarono, perché le donne furono escluse dalla guida religiosa, e si aprì un varco tra la vita fisica e spirituale che divenne irreversibile,

Nell’epoca attuale la disponibilità d’informazioni sul cibo fisico e spirituale ha raggiunto massimi storici. Così come c’è una quantità e varietà di cibo senza precedenti, c’è anche un’eccezionale quantità e varietà di cibo spirituale sul mercato. Innumerevoli pratiche spirituali, rituali, libri e siti internet relativi a ogni cultura e orientamento, sono liberamente accessibili. Mai nella storia dell’umanità abbiamo sperimentato una tale profusione di risorse fisiche e spirituali.

Purtroppo abbondanza e risorse non implicano necessariamente una qualità superiore. Al contrario, similmente al tema descritto nell’articolo “La Ricerca del Significato e la Vera Giurisdizione”, l’umanità al giorno d’oggi sembra soffrire di uno stato di fame spirituale profonda. Grandi quantità di nutrimento spirituale non garantiscono la copertura delle nostre necessità vitali basilari. Perciò è importante capire quali sono le necessità fondamentali per una dieta spirituale.

Detail from The Last Supper by Juan de Juanes

Ultima cena, Juan de Juanes, dettaglio

Come con il cibo ordinario, alcune persone beneficiano più di certi prodotti che di altri, alcuni sono intolleranti o allergici, e le diete cambiano anche secondo gli stadi della vita. Bambini, adolescenti, adulti e persone anziane hanno diete differenti, e così le persone secondo la loro cultura. Tuttavia, nonostante questo, certi elementi nel cibo sono indispensabili per il nutrimento fisico e spirituale, mentre altri sono fatali.

Detto molto semplicemente, il requisito fondamentale per il cibo spirituale è la presenza dello Spirito. Il termine “spirito” deriva dal latino spiritus, che significa “respiro”. Il respiro è il requisito fisico fondamentale nella vita umana e precede ampiamente il cibo ai fini dell’immediata sopravvivenza. Tuttavia, quando approda alla vita spirituale, il respiro va ben oltre la sopravvivenza fisica, poiché abbraccia il nostro sé multidimensionale, la nostra vera eterna natura, e fornisce l’autentica essenza della dieta spirituale.

Accedere a questa dieta ci permette di risvegliare ed energizzare il nostro vero Sé, uscendo dall’incubo della separazione ed espandendo la consapevolezza di Chi veramente siamo. E questa autentica consapevolezza, detto in modo molto semplice, è Dio, inteso come Unità e Amore, ovvero Amore Incondizionato. Questo è in definitiva ciò che nutre la nostra autentica natura.

D’altra parte, ancora semplicemente, ciò che intossica e avvelena il nostro vero Sé, è l’amore condizionato, l’intolleranza, la condanna, il giudizio, e tutto ciò che deriva dalla separazione, incluse forme di religiosità basate su divinità separate e maledicenti.

La sezione del Vangelo del Cancro si apre con la “Prima moltiplicazione dei pani” (Marco 6:30-44), il più grande gesto di nutrimento dell’intero Nuovo Testamento, seguito da un miracolo simile di moltiplicazione di pane e pesci nella “Seconda moltiplicazione dei pani” (Marco 8:1-13).

Un’ulteriore enfasi sul cibo viene data in “I farisei e la tradizione” quando Gesù spiega che “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Marco 7:15), e il passaggio de “Il lievito dei farisei e di Erode” con riferimenti esoterici ai numeri sette e dodici (Marco 8), che ricorrono anche nelle storie precedenti.

La sezione del Cancro è preceduta dall’episodio della decapitazione di Giovanni Battista, l’accesso al Solstizio d’Estate. Sin dai tempi antichi il punto opposto, il Solstizio d’Inverno e l’ingresso del Sole in Capricorno, si riferisce al Portale degli Dei, il portale dell’ascensione al nostro vero Sé e la rinascita della nostra identità multidimensionale originale, esemplificata dalla Natività di Gesù.

John the BaptistL’ingresso del Sole in Cancro e il Solstizio d’Estate rappresenta invece il Portale degli Uomini, ossia il portale attraverso cui l’anima lascia la fonte e discende, assumendo un sé separato e lasciando andare la sua natura multidimensionale, esemplificata dalla Natività di Giovanni Battista (24 giugno).

Il Solstizio d’Inverno rappresenta il nutrimento spirituale, mentre il Solstizio d’Estate incarna il nutrimento fisico. I due solstizi formano un’asse verticale, e il loro scopo è unirsi e integrarsi piuttosto che escludersi a vicenda.

Similmente al Carro (vedi l’articolo “Il Carro – Cancro – Viaggio Astrosciamanico nei Tarocchi”), il Solstizio d’Estate, il Cancro e Giovanni Battista rappresentano il mistero esteriore, il Dio dell’Antico Testamento e la sua vecchia alleanza e tutto ciò che è visibile alla nostra percezione fisica, come corpi, cibo, ecc. Questo include anche tutte le dottrine istituite sulla terra, il cui scopo, conscio o inconscio, è guidare l’iniziato fino alla soglia del mistero interiore.

Il mistero esteriore è basato sulla legge e sull’esperienza dei nostri antenati, che deve essere onorata, senza tuttavia pregiudicare la nostra diretta esperienza e connessione con Dio, che è il mistero interiore, ciò che dimora oltre la soglia.

Il Cristo personifica il mistero interiore, la nuova alleanza basata sull’Amore, la via del Perdono che conduce al Regno di Dio o Regno dell’Unità. Giovanni Battista, come mistero esteriore, ha lo scopo di spianare la strada all’emergere del mistero interiore, per condurci sulla soglia, ma non per portarci oltre.

“Io vi battezzo con acqua per la conversione” dice il Battista, “ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Matteo 3:11-12)

Quando il mistero esteriore non riesce a cedere il posto al mistero interiore, diventa il principale ostacolo al piano di Salvezza. E tuttavia qui risiede il mistero e il paradosso della soglia, poiché in tale stadio iniziale c’è un inevitabile ostacolo, una sconcertante sfida con la quale siamo destinati a confrontarci.

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Virgo Mater Adoratrix

L’accesso al mistero interiore è praticabile solo se ho pienamente imparato come nutrirmi spiritualmente. Questo implica essere in grado di fare affidamento sulla mia diretta connessione con Dio, la mia capacità di ricevere nutrimento spirituale dalla fonte originale e di lasciar andare la mia dipendenza da altre forme di nutrimento. In questa fase cruciale non riceverò il supporto d’alcuna dottrina o tradizione esterna. Non ci sarà nessuno a nutrirmi dal mondo esterno, né maestri spirituali, preti, chiese, cerchi o comunità. Sarò solo, incontrerò perfino opposizione e sarò perseguitato da coloro che camminano al mio fianco.

Il medesimo cibo che era stato usato prima per nutrirmi, ora può essere impiegato per lapidarmi. Potrei anche essere scomunicato, che letteralmente significa essere escluso dalla comunità e dal ricevere l’Eucaristia. Tuttavia in questo stadio cruciale ciò che conta è il mio profondo desiderio di ricevere il vero nutrimento e scoprire la verità che giace oltre le illusioni e le paure, non importa se sono privato di tutti i falsi nutrimenti di questo mondo separato.

“Potrebbe forse Dio permettere che Suo Figlio rimanga per sempre a soffrire la fame perché rifiuta il nutrimento di cui ha bisogno per vivere? L’abbondanza si trova in lui e la privazione non può tagliarlo fuori dall’Amore sostenitore di Dio e della sua dimora” (UCIM L165 5-6).

Quando il ricercatore è determinato a ricevere il vero nutrimento, lo riceverà. Lascerà andare tutti gli attaccamenti falsi e provvisori, vedendoli come vane difese contro Dio.

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Cappella greca, catacombe romane, Eucarestia con donne

Potrei non essere in un luminoso tempio, circondato da persone amorevoli e solidali, con confortanti inni o tamburi magnetici, e forse nemmeno in un ambiente naturale e sereno, o qualunque altro posto dove il nutrimento spirituale può facilmente essere ricevuto, ma tuttavia Dio è qui. Dio è presente indipendentemente da quello che accade intorno a me. Dio è presente in me.

“Tu, Signore, sei in questo luogo, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu Signore sei nel mio cuore, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu, Signore, sei nella mia mente, la Tua presenza la riempie, la Tua presenza è pace” (“You, Lord, are in this place”, Ray Simpson, Celtic Hymn Book).

L’apparente rigidità e intolleranza di alcune dottrine religiose non è necessariamente un segno del loro fallimento di svelare l’accesso al mistero interiore. Il mistero esteriore è il guardiano della soglia del mistero interiore. E posso passare attraverso la porta soltanto se non dipendo dal nutrimento del mistero esteriore e sono in grado di trovare la mia strada verso una forma più profonda di nutrimento, che si trova all’interno.

Questo non significa che il mistero esteriore è negativo, e lasciarlo andare non implica antagonismo o risentimento. È come cessare di essere nutriti dal seno della propria madre, o lasciare la casa dei genitori, e imparare a procurarsi il cibo e cucinarlo da soli. E non è un processo lineare, il che significa che di tanto in tanto potrei aver bisogno di ritornare alle mie tradizioni originali e al nutrimento precedente.

Tuttavia è probabile che la transizione dall’esterno all’interno comporti notevoli sfide. Qui l’antagonismo tra mistero esteriore ed interiore funziona come un test strategico sulla via dell’iniziazione, che è un sentiero pieno di paradossi. Ed è ancora parte del mistero.

“In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Matteo 11:11)

Ogni volta che sento parlare di Giovanni Battista non posso fare a meno di ricordare un episodio accadutomi nel 1976. Per due anni ho fatto parte di un gruppo missionario che raccoglieva fondi e predicava in tutta Italia, viaggiando su un vecchio furgone Volkswagen Tipo 2. In piena notte arrivavamo in una città, piantavamo una tenda, pregavamo, e dopo aver dormito alcune ore iniziavamo la nostra opera missionaria dalla mattina presto fino a sera tarda.

Spesso mangiavo solo quello che ricevevo dalle persone che incontravo. Questo mi piaceva molto perché era come essere nutriti da Dio secondo la sua volontà. Le persone quasi sempre donavano cibo, il che mi faceva sentire molto accudito. Solo in un’occasione l’offerta di cibo fu di natura diversa, e la associo a Giovanni Battista, che dopotutto non pareva essere troppo interessato alle specialità gastronomiche.

In qualche occasione organizzavamo anche dei raduni. Ci sistemavamo nella piazza principale e iniziavamo prima con qualche canto, poi, quando avevamo attirato l’attenzione e le persone si erano radunate, uno di noi teneva un sermone. Questo è quello che abbiamo fatto una sera a Ragusa dove il fratello più veemente del gruppo decise di predicare sulla controversa questione di Giovanni Battista. Contrariamente alla cristianità tradizionale, secondo il nostro gruppo di cristiani itineranti, il Battista non riconobbe e supportò nel Gesù . Il nostro predicatore elencò molte prove bibliche per supportare questa tesi, e biasimò ripetutamente Giovanni Battista.

Era una calda sera d’estate e la piazza pullulava di persone. All’inizio sembravano tutti abbastanza amichevoli. Quando cantavamo, intendo dire… Ma, man mano che la nostra versione della storia del Battista cominciò a palesarsi, il loro atteggiamento cambiò drammaticamente. All’inizio ci fu soltanto un silenzio glaciale, con molte persone che ci fissavano sbalordite con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Fu come se il sermone avesse un effetto profondo su di loro, e questo mi colpì profondamente. Poi alcune persone cominciarono a gridare in dialetto locale, che noi ardimmo interpretare come segno d’acclamazione, finché non ci colpì il primo vegetale…

Dopo pochi secondi diventammo il bersaglio del lancio di pomodori, uova e altri generi alimentari che schizzavano da ogni parte. Invece di correre via restammo nella piazza pregando mentre il nostro oratore continuava a parlare con rinnovato fervore. Ci fu un crescendo nel lancio, con persone che tiravano perfino cocomeri, cassate siciliane e arancini! Poi cominciarono ad arrivare oggetti più duri, e fummo gradualmente introdotti ad una versione più soft della pratica biblica della lapidazione. La situazione divenne piuttosto violenta, finché arrivò la polizia e ci portò via.

Fummo formalmente espulsi con foglio di via dalla città, il cui Santo Patrono e principale fonte di devozione spirituale, scoprimmo, ahimè, in seguito, era proprio San Giovanni Battista!

Le mie sentite scuse alla città di Ragusa.

© Franco Santoro

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