Domande e risposte

Assicurati sempre che ci siano delle domande nella tua vita piuttosto che delle risposte.

Fin tanto che ci sono domande questa è una prova che sei ancora libero e cosciente.

Quando invece prevalgono le risposte allora ciò è un segno che sei ormai un replicante, un automa, lo schiavo delle risposte che hai accettato e che non ti permettono più di domandare.

Se stai male è forse perché hai perso la capacità di domandare e ti sei fatto dominare dalle risposte che ti sei dato o che ti hanno dato, incluse le risposte che riguardano il motivo stesso per cui stai male. Queste risposte sono così dominanti che hai perso la memoria del momento in cui hai domandato, così che le risposte non sono più risposte: sono la tua unica realtà.

Quando le risposte che ti sei dato o hai ricevuto sono la tua realtà, allora le domande che hanno preceduto quelle risposte non hanno più diritto a esistere, diventano irreali e di conseguenza ne perdi del tutto il ricordo. Non ti permetti più di domandare.

Le uniche domande che ti sono permesse sono quelle consentite in base alle risposte che ti sei già dato o che ti sono state date. Puoi chiedere a un individuo “quanti anni hai?” solo perché accetti la risposta che un individuo è un corpo fisico con una data età, per cui può essere più o meno giovane o vecchio in base al numero dei suoi anni. La maggior parte delle tue domande serve a confermare delle risposte a priori. Non si tratta affatto di domande, bensì di repliche di risposte che ti sei dato o ti hanno dato.

Se soffri e a tratti percepisci che la tua vita non ha alcun senso, questo può essere un segno che ancora non sei del tutto un replicante, che le risposte che ti sei dato o ti hanno dato non sono ancora diventate la tua unica realtà.

Si tratta di ritornare alle domande originarie che hanno preceduto le risposte che rappresentano la tua realtà dominante. Quelle domande appartengono alla tua identità alternativa, quella che ti permette di essere ancora libero e cosciente.

La prima domanda che hai da farti è “chi sono?” che puoi coniugare con qualsiasi pronome personale e pure tempo. E nel porti questa domanda, per favore non affrettarti a ricevere una risposta. Rimani nella domanda, sentiti a tuo agio nel domandare, astieniti dal rispondere. Nelle tue domande, nella tua capacità di rivendicare il potere delle tue domande, risiede per ora la principale risposta che puoi darti o che ti può essere data, probabilmente.

 

Franco Santoro

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