Guarigione astrosciamanica

cone1La guarigione astrosciamanica non si occupa di malanni in senso convenzionale. Il recupero della salute è qui in relazione col rilascio della percezione separata e il ripristino della visione unitaria dell’esistenza.

Il presupposto di sciamanesimo e astrologia è che non esiste separazione: il mondo esterno e interno, e tutto ciò che percepisci disgiunto da te, sono solo il riflesso della stessa totalità. Sebbene ciò sia indiscutibile, pure scientificamente, l’uomo vive nella convinzione dell’esistenza di una sua individualità autonoma e separata. L’investimento in questa credenza è talmente radicato, massiccio e inconsapevole, da dare forma concreta a una precisa allucinazione che si rivela in ogni aspetto della vita umana. La struttura di tale illusione è definita qui con il termine “ego”. La principale caratteristica dell’ego è la sua identificazione con il corpo fisico inteso come entità separata.

Secondo la prospettiva astrosciamanica, quando ti percepisci come entità separata, sei in uno stato di malattia anche se fisicamente sei sano. Al contrario una malattia, pure estrema, può diventare un processo di guarigione se contribuisce al recupero dell’unità. Sovente nel lavoro sciamanico le cose si capovolgono poiché l’attenzione è rivolta verso la liberazione dalla separazione piuttosto che sulla sua preservazione.

L’astrosciamanesimo comprende un insieme di pratiche il cui fine è risvegliare la coscienza operativa dell’Identità Multidimensionale Centrale, ossia la parte in noi che possiede una visione unitaria. L’esperienza sciamanica dimostra che sussistono molteplici identità, universi e dimensioni. La caratteristica della realtà ordinaria è il riconoscimento di ciascun individuo secondo una data forma fisica collocata nella limitazione di una determinata frequenza, che nel gergo astrosciamanico chiamiamo HAC (Human Arbitrary Configuration, ossia Configurazione Umana Arbitraria).

La percezione e l’individuazione esclusiva di tale frequenza e identità fisica costituiscono la credenza umana dominante. Attraverso l’esperienza sciamanica puoi esplorare altre frequenze e avvederti che il corpo fisico, con il quale nella realtà ordinaria definisci la tua identità, è solo uno tra i tanti corpi possibili. Essendo la percezione ordinaria dell’identità umana limitata al solo corpo fisico, ecco che sopraggiunge un fraintendimento letale che rappresenta la causa principale dei dolori umani. Si tratta di confondere la percezione ordinaria del corpo fisico con l’identità del suo apparente possessore. Ciò equivale a confondere l’abito con l’indossatore, il contenitore con il contenuto.

Il lavoro sciamanico dona risalto in primo luogo al contenuto. Questo non significa che il contenitore è privo d‘importanza. Esso svolge al contrario un ruolo fondamentale poiché consente al contenuto di essere per l’appunto contenuto. Tuttavia il contenitore e il contenuto sono due cose distinte.

Lo sciamanesimo privilegia l’esperienza rispetto all’apparenza. L’apparenza cambia secondo il sistema di credenza in atto. Se la credenza in questione implica la negazione di altre dimensioni, la percezione che ne deriva si adegua di conseguenza. Quando il pensiero dominante si fonda sulla separazione, ecco che quello che vedi ti appare separato. L’astrosciamanesimo si riferisce a una visione basata sull’unità. Ne deriva che dona risalto alla comunione esistente tra le forme che il precedente modello di credenza percepisce come separate.

Una delle esperienze tipiche della guarigione astrosciamanica riguarda la consapevolezza degli spazi che solitamente sono percepiti come vuoti, ossia aree invisibili prive di apparente contenuto o significato. La percezione ordinaria del vuoto è frutto della credenza nella separazione. Il nulla è uno degli elementi base del lavoro. Allo stesso tempo per comprendere il vuoto, e tutto ciò che è invisibile agli occhi umani ordinari, occorre partire da quello che è normalmente pieno o visibile. Prima di procedere verso dimensioni sconosciute è essenziale prendere atto di ciò che appare consueto. Dapprima onoro la percezione ordinaria, per poi aprirmi a fenomeni meno noti, quali il vuoto. Il vuoto, ben lungi dall’essere un’astrazione, è l’elemento centrale della materia. La percezione ordinaria dei corpi fisici è un fatto interamente illusorio.

La cosa sorprendente riguardo al corpo umano è che esso non esiste, nemmeno per un istante, nel modo in cui ci appare. In vero, non c’è nulla di solido o denso nel corpo. Esso è un aggregato di energia viaggiante a una velocità irriconoscibile per la mente ordinaria. Questo dona la percezione illusoria che il corpo è una forma statica. La scienza ufficiale conviene che il 99 per cento del corpo fisico consiste in spazi vuoti. Li percepisci pieni come conseguenza dell’allineamento alla frequenza su cui si fonda il tuo sistema di credenza. La specificità della guarigione astrosciamanica è che, ben lungi dal negarla, essa si avvale direttamente della percezione ordinaria del corpo.

Il fine è di usare il corpo come strumento operativo per risvegliare la consapevolezza di ciò che è percepito vuoto. Un termine che impiego per definire il vuoto è Bhi Jinah. Si tratta di un riferimento strategico per identificare gli spazi vuoti esistenti tra le forme separate. Sono entità occupanti spazi definiti con termini quali nulla, vuoto o niente. Uno dei loro scopi consiste nell’attirare l’attenzione verso la pienezza di tale nullità, e nel rendere gli esseri umani coscienti della connessione e dell’unità che esiste tra ogni cosa. I Bhi Jinah sono gli elementi di collegamento della rete vitale, il ritorno all’oceano primordiale che tiene insieme ciò che esiste.

Se ti guardi attorno, osservi che la maggior parte degli spazi che occupano il campo visivo sono vuoti e non occupati da forme fisicamente percepibili. In verità, da una prospettiva sia spirituale sia scientifica, nulla è realmente vuoto o privo di significato. La mente convenzionale accetta di vedere solo ciò che supporta la sua concezione del mondo, e rifiuta di riconoscere quel che non rientra in tale idea. Questo è il motivo per cui i Bhi Jinah non sono visibili. La loro percezione frantumerebbe l’intera fondazione di separazione su cui si basa la credenza umana.

Nell’astrosciamanesimo impiego strumenti e tecniche atte a facilitare l’esperienza diretta. Il linguaggio ordinario è impossibilitato a comunicare la natura di tali esperienze. Gli idiomi moderni sono il riflesso di una realtà fondata sulla separazione. Ne deriva che è piuttosto acrobatico comunicare l’esperienza sciamanica dell’unità mediante tali linguaggi. In effetti, mi domando, visto codeste considerazioni, per quale motivo scrivo. È uno slancio che emana dal cuore e che serve il suo scopo. Fortunatamente esistono i vuoti tra una parola e l’altra, sia grafici sia sonori. In effetti, è proprio tra questi vuoti che si cela l’anello mancante. Il punto di partenza è il vuoto o, come lo chiama Dioniso l’Aeropagita, “l’oscurità abbagliante del silenzio segreto”[1], un luogo di pace indicibile, una vastità priva di suono da cui tutto sorge e ritorna.

Da questo vuoto immane, una fiamma divina discende attraverso innumerevoli dimensioni. A ogni passaggio la luce si attenua e frammenta, finché raggiunge la Terra e definisce la sua ultima forma. Nella cosmologia astrosciamanica i pianeti sono i modellatori di questa forma, che infine emerge come essere umano.

© Franco Santoro

[1] Dioniso l’Aeropagita, Teologia mistica, capitolo 1

 

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