Inizio dell’Amore

Possiamo girare la frittata come vogliamo, ma se siamo disposti a essere spietatamente onesti con noi stessi, ci avvediamo che l’amore che proviamo verso gli altri è il più delle volte ben lungi dall’essere effettivamente tale.

Siamo innamorati della proiezione su persone terrene di parti di noi, o di entità esistenti in realtà multidimensionali significative per noi.

Astrosciamanicamente parlando, proviamo amore verso riflessi di universi paralleli di cui abbiamo perso cognizione consapevole, come conseguenza della trance insita nella realtà separata terrena.

A causa di tale trance, possiamo provare anche odio verso certe persone, che paradossalmente sono talvolta le stesse persone per cui sentiamo amore.

Secondo la strategia astrosciamanica, l’unica possibilità per fare riaffiorare agevolmente la memoria e consapevolezza della nostra natura multidimensionale, della sua simultanea esistenza in distinte realtà, consiste nel proiettare su persone visibili i contenuti di parti di noi ed esseri che non riusciamo più a vedere.

Tuttavia, non essendo in grado di comprenderne la portata multidimensionale, a causa della percezione ordinaria separata, questo processo provoca immane confusione e seguita a riciclare dolore nel genere umano.

Ogni innamoramento o altra forma di amore della nostra vita è solitamente la conseguenza di questo processo.

Si tratta di comprenderne l’intima natura, riconoscendone gli aspetti multidimensionali e accettando incondizionatamente il nostro e altrui destino divino nella realtà terrena, sia che esso sia allineato con le nostre proiezioni o meno.

Questo sembra essere il solo modo in cui l’amore può iniziare…

(Franco Santoro)

L’inizio dell’amore è la volontà di lasciare che coloro che amiamo siano perfettamente se stessi, è la decisione di non manipolarli perché si adeguino alla nostra propria immagine. Se amandoli non amiamo ciò che sono, ma solo la somiglianza potenziale a noi stessi, allora non li amiamo affatto: amiamo solo il riflesso di noi che troviamo in loro. (Thomas Merton)

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