Lavorare come pratica spirituale

L’attitudine verso il lavoro, la professione o il modo in cui prestiamo servizio in una data comunità o ambiente, ha un impatto decisivo lungo il sentiero di trasformazione e conoscenza.

Il lavoro si esprime nel suo massimo potenziale quando, oltre a svolgere una funzione pratica, diventa una forma di pratica olistica e spirituale.

In questo caso lo scopo primario del lavoro non è la remunerazione attraverso un salario, ma il senso di aver fatto qualcosa di buono, di produrre effetti tangibili a beneficio dell’ambiente ad ogni livello, e di espandere la nostra coscienza.

Il lavoro è uno dei modi più pratici con cui possiamo creare un ponte tra realtà ordinaria e non ordinaria.

“Se riesci a trasformare il tuo lavoro in una meditazione, questa è la cosa migliore. In questo modo la meditazione non sarà mai in conflitto con la tua vita. Qualunque cosa tu faccia può diventare una meditazione. La meditazione non è qualcosa di separato: essa è parte della vita. E’ come respirare, quando respiri stai meditando. Si tratta solo di spostare l’enfasi, non occorre fare altro. Ciò che fino ad ora hai fatto sbadatamente, lo fai con attenzione. Le cose che hai fatto per convenienza o per dei risultati, come il denaro, sono OK, ma puoi far sì che diventino un fenomeno superiore. I soldi sono OK, e se il tuo lavoro ti rende denaro, va bene. C’è bisogno di soldi, ma i soldi non sono tutto. Se dal lavoro puoi ottenere qualcosa in più, perché rinunciarci? Del resto non ti costa niente. Che tu lo voglia o meno, bisogna lavorare. Se lo fai con amore, potrai guadagnare molto di più”. (Osho, Il libro arancione: tecniche di meditazione, Ed. Mediterranee, p. 47)

Spesso il lavoro è purtroppo la causa dei rancori più diffusi tra gli esseri umani.

Ogni volta che ti senti di malumore o non hai voglia di andare al lavoro, prima di iniziare a rovesciare su di te e chi ti circonda una valanga di rancori di lamentela, critica e insoddisfazione, fermati un attimo.

Per cinque minuti, respira profondamente. Senti che attraverso l’espirazione stai liberandoti dei tuoi rancori. Non concentrarti sui rancori che espelli, non farci caso, guarda invece che cosa arriva nello spazio vuoto lasciato dai rancori.

Apriti alla luce che arriva e continua a lasciare andare i rancori, senza prenderti cura delle loro forme. Che importa se sono brutti e malformi. A che pro criticarli, se hai deciso di lasciarli andare. Lascia andare i tuoi pensieri su quello che fai e limitati semplicemente a respirare.

Se rilasci i rancori con l’espirazione, e fai giungere la luce con l’inspirazione, dopo cinque minuti, la situazione sarà cambiata radicalmente.

Estratto da: Franco Santoro, Manuale di Formazione Astrosciamanica, 1996.

© Franco Santoro

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