Protetto: Lezione Due, Primo Livello Base

TESTO GUIDA PROVVISORIO IN LINGUA ITALIANA PER IL PRIMO LIVELLO BASE DELLA FORMAZIONE OPERATIVA IN ASTROSCIAMANESIMO E ARTI MULTIDIMENSIONALI

©  1996,  2015 (ed. 9), Franco Santoro, Provisional Institute of Astroshamanism, www.astroshamanism.org

 

LEZIONE DUE

Oh Spirito Cerchio, Spirito Guida, Grande Forza di Amore ed Estasi Che Si Muove Per Ogni Dove. Io chiamo le sette Direzioni e i dodici Settori. Io proclamo l’asservimento di questo Lavoro all’Illuminata Risoluzione del Gioco in armonia con il mio Intento connesso alla Funzione. Kahesha Opa!

 

 GLI SPIRITI TOTEM

Il mondo è stato fatto come un attacco a Dio. È il simbolo della paura. E cos’è la paura se non assenza d’amore? Così il mondo è stato inteso come un luogo dove Dio non potesse entrare e dove Suo Figlio potesse essere separato da Lui. Qui è nata la percezione, poiché la conoscenza non avrebbe potuto causare simili pensieri folli. Ma gli occhi ingannano e le orecchie sentono falsamente. Adesso gli errori diventano davvero possibili, dato che la certezza se n’è andata. (Un corso in miracoli, Libro degli esercizi, p. 415)

Non possiamo impedirci di pensare che la creazione, rimasta allo stadio d’abbozzo, non poteva compiersi, né lo meritava, e che nel suo insieme essa è una colpa: il misfatto famoso commesso dall’uomo appare quindi come la versione minore d’un misfatto di ben altra gravità. Di che siamo colpevoli, se non di aver seguito più o meno servilmente l’esempio del creatore? La fatalità che fu la sua, ben la riconosciamo in noi: non per nulla siamo venuti fuori dalle mani di un dio infelice e cattivo, un dio maledetto. (E.M. Cioran, Il funesto demiurgo, Adelphi, p. 13)

Chiunque giunge a conoscere il mondo scopre un cadavere, e chiunque scopre un cadavere ha un valore superiore al mondo. (Vangelo di Tommaso, detto 56)

Siamo una specie ferita prossima alla guarigione, e siamo in attesa di intraprendere il viaggio coraggioso di ritorno verso il nostro precedente splendore. Cesseremo di renderci piccoli rispetto agli dei che abbiamo creato come conseguenza della nostra paura e presto saremo capaci di impiegare il nostro potere personale. (Barbara Hand Clow, Catastrophobia, Bear & Company, p. 25)

Secondo l’astrosciamanesimo gli Spiriti Totem,[1] dei o Paheka (così come sono chiamati nell’Epica del Sacro Cono), costituiscono gli archetipi[2] di base e i modelli di derivazione originari di ogni esperienza e percezione. Ciascuno è un aspetto specifico della frammentazione dell’unità originaria, così come appare nella limitazione di prospettiva della realtà tridimensionale, o CUA (Configurazione Umana Arbitraria), in cui, come esseri umani, ci troviamo.

Gli Spiriti Totem corrispondono astrologicamente ai pianeti, o alle costellazioni, e mitologicamente alle divinità, o eroi, delle varie civilizzazioni che si sono avvicendate su questo pianeta. Essi raffigurano determinate emanazioni del Tutto con la funzione di renderlo intelligibile alla percezione umana fondata sulla separazione. Gli Spiriti Totem tengono insieme la consistenza mentale umana, sia individuale sia collettiva, sia inconscia sia conscia. Essi rappresentano la matrice originaria di ogni percezione umana.

Ai primi abitatori della Terra, codesti archetipi di base apparivano nella loro foggia incorrotta e primigenia. Con l’avanzare del tempo e l’accrescimento del processo di separazione, gli Spiriti Totem furono sospinti verso la periferia dell’esistenza, moltiplicandosi a dismisura e assumendo configurazioni sempre più complesse e articolate. Questo modo di procedere ricevette un solido incitamento nella cultura occidentale come conseguenza dell’espansione delle divinità egiziane, greche e romane.[3]

In tempi remoti gli Spiriti Totem, e le relative divinità, costituivano l’effetto di una percezione arcana e assai distinta dalle consuetudini religiose che s’imposero in seguito. Essi non possedevano caratteristiche antropomorfe, né indicazioni di sesso o fattezze di natura fisica. Gli Spiriti Totem comunicavano direttamente attraverso la struttura bicamerale della mente umana.[4]

Quivi mi riferisco a una mente articolata sommariamente in due parti: l’una divina (direttiva) e l’altra umana (operativa) o, in distinti termini, il lato destro e sinistro del cervello. La dimora e area di deambulazione naturale della parte divina era sita oltre la terza dimensione, in quegli spazi multidimensionali che ora gli esseri umani percepiscono come vuoti. Tali aree, col venire meno della mente bicamerale, modellarono in seguito la consapevolezza delle forme visibili nella presente realtà umana ufficiale, o CUA. La predominanza dell’emisfero sinistro del cervello rese impossibile il riconoscimento di informazioni dimoranti oltre la terza dimensione CUA. Conseguentemente lo spazio vuoto fu percepito come tale: nulla, niente, nihil. Allo stesso tempo questa nullità permise di discriminare, e porre in esclusiva evidenza i dati rilevanti per le culture che operarono come paladine del monopolio tridimensionale della coscienza CUA.

Le civiltà di taluni popoli relativamente recenti, come quello etrusco, riuscirono a preservare i frammenti delle vestigia multidimensionali e dell’arcaico rapporto con gli Spiriti Totem. La loro relazione con le divinità seguitava a essere multidimensionale, fondata sulla comunicazione diretta e priva di riferimento ad autorità o forme esteriori. L’abbandono di quest’approccio divenne sempre più palese in seguito nel mondo occidentale come effetto in particolare dell’influsso delle divinità antropomorfe greche. Tale processo scaturì manifestazioni palesi nell’ambito della religiosità successiva del popolo etrusco e della maggior parte delle culture planetarie.

Secondo molteplici cosmologie e interpretazioni di antichi testi o tradizioni, la consapevolezza degli Spiriti Totem fu contaminata da viandanti spaziali alieni che discesero sulla Terra e furono poi trasformati in divinità dalle religioni di questo pianeta. In taluni studi dei racconti epici della Mesopotamia, per esempio, questi esseri, chiamati Anunnaki (Coloro Che Discendono dal Cielo alla Terra), approdarono qui circa 450000 anni fa alla ricerca mineraria di fonti auree. Secondo Zecharia Sitchin codesti visitatori non erano considerati delle divinità dalla cultura sumera, e fu principalmente attraverso i culti pagani della Grecia e di Roma che tale identificazione si diffuse in buona parte delle mitologie e dei sistemi di credenza umani.[5]

Varie fonti esoteriche e interpretazioni di testi antichi suggeriscono che questi viaggiatori alieni, sovente descritti come esseri dai tratti rettili, smantellarono il DNA originario dell’umanità e crearono versioni di esseri umani manipolate geneticamente. In tal maniera essi intendevano assicurarsi la vigilanza sul pianeta, la limitazione della percezione umana, l’impiego degli uomini come schiavi e l’assimilazione del loro operare, così come pure dei loro corpi, coscienze, paure ed emozioni.[6]

Il Popol Vuh, testo base dell’epica Maya, narra un processo similare descrivendo come le divinità Maya generarono l’umanità per farla operare come forza lavoro in schiavitù. Nelle tradizioni dei Sumeri, gli dei solevano spassarsela architettando situazioni terrificanti e spaventose per gli umani.

Il Bundahishn di Zoroastro (Il Libro Persiano della Creazione) narra di una coppia originaria pura che, dopo essere stata contaminata da un serpente con due piedi, finì per adorarlo. Molti testi antichi raccontano che la causa del male nel mondo non è il peccato di una coppia come Adamo ed Eva, ma è dovuta a esseri appartenenti al regno angelico, che nella tradizione cristiana governa l’universo planetario e stellare. Uno dei principali sistemi di classificazione angelica è stato redatto da Dioniso l’Areopagita, che li descrive in una gerarchia discendente di nove ordini divisi in tre triadi di tre. Alcuni di questi ordini (Potestà e Principati) compaiono nel Nuovo Testamento come nemici dell’umanità.

“La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Eph. 6:12).

Secondo gli insegnamenti gnostici la miseria e la sofferenza nel mondo non sono il risultato della trasgressione umana. Non c’è stata alcuna caduta in uno stato di imperfezione. Ogni cosa era già fallace dal principio poiché originò da una divinità imperfetta. Il vero Dio è alieno all’universo manifesto e appartiene a una realtà che dimora oltre. Le divinità di quest’universo sono emanazioni di un Dio inferiore, l’ego universale, detto Demiurgo (che in greco significa “artigiano pubblico”) secondo Platone.

Il mito gnostico insegna che c’era il Dio originale, l’Uno o il primo Eone, da cui ebbero origine altri Eoni, coppie di emanazioni divine bilanciate che costituiscono il regno dell’unità o Pienezza (Pleroma). Le più basse di queste coppie erano Sophia e Cristo. Secondo fonti gnostiche, Sophia desidera raggiungere il Primo Eone. Nella sua ricerca dell’Uno, è attratta da una luce lontana, che è in vero solo il riflesso del Primo Eone, e si allontana dal Pleroma. Durante il viaggio Sophia incomincia a emanare una coscienza difettosa, un Demiurgo che diventa il creatore del mondo fisico dove viviamo. Egli sviluppa il regno della separazione (kenoma), una manifestazione imperfetta del pleroma. Questo cosmo difettoso è composto di sette sfere, ognuna delle quali è anche un pianeta e un angelo, presidiato dai governatori delle sette sfere planetarie (Arconti).

Gli insegnamenti gnostici dei Rotoli del Mar Morto e i Codici di Nag Hammadi, che documentano la saggezza degli sciamani di antiche scuole misteriche, si riferiscono agli Arconti come ai primi predatori dell’universo. Gli Arconti non hanno creato il genere umano, ma indulgono nella fantasia di essere i nostri creatori. Uno dei loro scopi è convincerci che siamo stati creati da loro, in modo da essere idolatrati e continuare così le loro imprese di predatori. Jehovah, che gli gnostici chiamarono Yaldabaoth, è il Signore degli Arconti ed è descritto come un alieno di tipo rettile. I testi gnostici spiegano che questi esseri predatori s’infiltrano nelle nostre menti attraverso sistemi di credenza spirituali parassiti e virus emozionali.

Una simile visione è comune pure a Un Corso in Miracoli. “Il mondo che vedi non è che l’illusione di un mondo. Dio non lo ha creato, poiché ciò che Egli crea deve essere eterno come Lui Stesso. Ma nel mondo che vedi non c’è nulla che durerà per sempre. Alcune cose dureranno nel tempo un po’ più a lungo di altre. Ma verrà il momento in cui tutte le cose visibili avranno una fine” (UCIM, M89).

Michael Harner, eminente antropologico e fondatore della Foundation for Shamanic Studies, nel suo lavoro di ricerca con gli indiani peruviani Conibo nel 1960, ebbe una potente esperienza sciamanica stimolata dall’uso di una pozione di ayahuascua. In quell’occasione egli incontrò delle creature rettili giganti che gli spiegarono che “fuggivano da qualcosa nello spazio; erano venute sul pianeta Terra per sfuggire al loro nemico. Le creature mi mostrarono come avevano creato la vita sul pianeta per potersi nascondere tra le innumerevoli forme e dissimulare così la loro presenza. […] Appresi che le creature a forma di drago erano presenti in tutte le forme di vita, incluso l’uomo. Mi dissero che esse erano i veri signori dell’umanità e dell’intero pianeta. Noi esseri umani non eravamo che i ricettacoli e i servitori di queste creature: per questa ragione mi potevano parlare dal di dentro”.[7] Michael Harner rimase stupito allorché si rese conto che i dettagli della sua esperienza erano familiari allo sciamano locale che egli contattò per ottenere un’opinione professionale.[8]

Punti di vista simili sono tipici delle principali mitologie e di molte altre tradizioni sciamaniche, come Aborigeni e Zulu. Il presupposto esperienziale comune è che la terra, come noi la percepiamo, è intrappolata in una Configurazione Umana Arbitraria (CUA) e non è parte del pianeta, ma vi è imprigionata. In quest’ottica gli esseri umani sono semplicemente polli in una stia in attesa di essere mangiati. Quanto più c’immergiamo nei nostri drammi umani, tanto più diventiamo appetibili per i predatori. Essi hanno diete differenti, che spaziano dai rifiuti ai cibi organici. Possono nutrirsi di emozioni basate su terrore, guerra, panico, rabbia, romanticismo, armonia, pace, ecc. Possono alimentarsi con riguardo e onore, o con crudeltà e terrore. Questi predatori hanno introdotto un artifizio arbitrario (CUA) nella coscienza umana che ci ha separato dal regno multidimensionale e dalla rete della vita. La nostra responsabilità è scoprirlo e correggerlo, trovando la nostra via in quest’universo predatore.

Un modo per uscire da questo fosco scenario è sviluppare un tipo di coscienza repellente, non appetibile per i predatori, nutrendoli nel frattempo con emozioni commestibili e vitamine quadridimensionali negoziate con trasparenza. Una chiave importante per quest’evoluzione trova esemplificazione attraverso l’uso strategico dei rituali di rilascio, muta-forma, e altre controverse pratiche non-CUA. Questo è un sentiero di inflessibile disciplina e integrità, finalizzato a creare un silenzio costante e una connessione con la nostra vera mente originale, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC), che non ha niente a che fare con quello che pensiamo di essere.

Don Juan, il maestro di Carlos Castaneda, diceva che quando qualcuno riesce a captare la forza vibratoria che tiene insieme tutte le cose come un conglomerato di campi di energia, e se quella pressione è mantenuta abbastanza a lungo, le menti degli esseri predatori (Voladores) sono sconfitte. Don Juan sosteneva che “la nostra vera mente, la somma della nostra esperienza dopo un’esistenza di schiavitù, è molto debole e insicura”. Lo scopo è di estenuare i predatori con un disciplinato silenzio interiore. Se le nostre coscienze diventeranno non nutrienti per loro, inevitabilmente andranno via. Torneranno, ma in modo più lieve, finché un bel giorno andranno via definitivamente.

Ciò che ora percepisci come realtà non è null’altro che un esteso concatenamento di proiezioni attraverso cui gli Spiriti Totem si manifestano. Quando privilegi il rapporto con la forma originaria degli Spiriti, invece di affannarti a rincorrere gli specchi delle loro proiezioni, la vita principia a trasformarsi radicalmente. Nel corso dei tempi, l’essenza degli archetipi originari è stata tramandata grazie alle conoscenze e alle pratiche di modici individui o gruppi di persone. Le tradizioni del Sacro Cerchio s’ispirano a questi insegnamenti e offrono, a coloro che sono sinceramente motivati, le chiavi di accesso ai misteri degli Spiriti Totem. Il numero, le forme, i nomi e le funzioni degli Spiriti cangiano secondo i ruoli che rivestono nel Sacro Cerchio e in base alle diverse tradizioni. L’astrosciamanesimo adopera il linguaggio astrologico come elemento di riferimento e considera 12 Spiriti Totem, le cui associazioni sono affini a quelle dei 12 segni zodiacali e dei loro pianeti governatori.

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Altare delle 12 divinità romane. Il sistema delle 12 divinità romane consisteva in sei dei (Marte, Giove, Nettuno, Apollo, Vulcano, Mercurio) e sei dee (Minerva, Giunone, Ceres, Venere, Diana, Vesta).

Onde trarre conveniente servigio dalla Formazione suggerisco di svolgere le pratiche secondo la sequenza fornita, passando agli esercizi successivi solo quando il lavoro precedente è completato. In particolare, per quanto concerne gli Spiriti Totem, è utile procedere in modo disciplinato ed esplorare i Settori dopo aver stabilito una valida connessione con lo Spirito Guida, o IMC. Lo Spirito Guida funge da protettore, equilibratore e fedele consigliere. La sua presenza consente di operare in condizioni di sicurezza e di agevolare l’affrancamento dagli elementi di separazione (rancori), che bloccano il rapporto con gli Spiriti Totem.

Il modo in cui gli Spiriti si manifestano varia enormemente secondo le eredità o condizionamenti culturali. Non siamo in grado di vederli per quello che sono veramente e possiamo solo percepirli attraverso le forme più accessibili per i nostri sistemi di credenza (per esempio, una divinità greca, un cartone animato, un arcano dei Tarocchi, un personaggio di un film, ecc.) e in base alla nostra specifica storia individuale. Per dialogare con gli Spiriti è necessario sviluppare una sensibilità che richiede allenamento e pratica, anche se già nei primi tentativi si possono ottenere risultati notevoli. La maggior parte delle loro risposte procede per mezzo di immagini, suoni o messaggi verbali appena percepibili. Per riceverli, alcuni operatori consigliano di focalizzare l’attenzione nell’area frontale della testa (per messaggi visivi) e nei lobi temporali sopra le orecchie (per messaggi verbali).

Il modo più rapido per comprendere e assimilare le energie degli Spiriti Totem del Sacro Cerchio consiste nell’impiegare, come sempre, tutti i propri sensi, nell’essere diretti, autentici e intensi, e nel ricorrere espressamente ai consigli della propria Guida. È altrettanto rilevante rammentare che la natura fondamentale di queste esperienze è intensamente estatica, e trascende profondamente i limiti della percezione basata sul dualismo e la separazione.

“L’elemento di definizione essenziale dello sciamanesimo è l’estasi – lo sciamano è uno specialista del sacro, capace di abbandonare il suo corpo e intraprendere viaggi cosmici <nello spirito>. La <Possessione> degli spiriti, sebbene documentata in molte pratiche sciamaniche, non sembra essere un elemento primario. Piuttosto essa suggerisce un fenomeno di degenerazione; poiché l’obiettivo supremo dello sciamano è di abbandonare il suo corpo e salire al cielo o discendere all’inferno – non di lasciarsi <possedere> da spiriti ausiliari, demoni o anime di morti; l’ideale dello sciamano è di avere padronanza su questi spiriti, non di lasciarsi <occupare> da essi”.[9]

Le relazioni con gli Spiriti non sono molto discordi da quelle della vita ordinaria: talvolta è necessario essere aperti, distaccati, diretti, diplomatici, astuti o insistere, contrattare, domandare, sfidare, ecc. Una chiave in questi rapporti, così come in quelli con gli esseri umani, è amore, rispetto e onore. Gli Spiriti Totem, gli animali guida, gli esseri non-CUA, gli amici umani, i parenti, ecc., rispondono in base al rispetto che doni a loro.

“Quando incontri qualcuno, ricorda che è un incontro santo. Come vedrai lui, così vedrai te stesso. Come tratterai lui, così tratterai te stesso. Come penserai di lui, così penserai di te stesso. Ogniqualvolta due Figli di Dio si incontrano, viene data loro un’altra opportunità di salvezza. Non lasciare nessuno senza dargli la salvezza e riceverla tu stesso. Perché io sono sempre lì con te, in memoria di te” (UCIM, T160).

Nel rapporto con gli Spiriti non sussiste alcun pericolo allorché operi in compagnia della Guida. Al contrario, quando agisci da solo e senza precauzioni, gli inconvenienti possono essere notevoli. Non si tratta di una minaccia e nemmeno di un dato assoluto, è semplicemente il frutto strategico dell’esperienza sia mia sia di altri ricercatori.

Il mio primo incontro consapevole con lo Spirito Guida accadde molti anni or sono. Questo rapporto mi diede subito molta gioia. Sentivo il suo supporto e quanto fosse importante per me. Ero sicuro che non l’avrei mai abbandonato. Con il suo aiuto, iniziai a lavorare con gli Spiriti Totem. Dopo un primo periodo, in cui provavo timore e sostegno, cominciai a sentire una forte attrazione e fiducia nei loro confronti. Con alcuni mi trovai perfettamente a mio agio. Erano così seducenti, splendidi e pieni di luce! In loro presenza potevo assaporare momenti di pura letizia. A un certo punto cominciai a non sentire più il bisogno di rivolgere attenzione alla Guida, tanto era l’eccitazione e la potenza che mi procurava il rapporto con gli Spiriti.

Spesso succedeva che, dopo aver invocato la Guida all’inizio del viaggio, durante il tragitto me ne dimenticavo completamente e andavo avanti per i fatti miei. In certi momenti, l’idea di dovermela portare dietro, mi sembrava un’inutile formalità burocratica, alla quale una parte di me iniziava a ribellarsi, quasi a rispondere con una sorta di “Posso fare da me!”. Poi la lasciai proprio perdere e scelsi di operare senza intermediari. Per un po’ continuai ad avere ancora incontri notevoli con gli Spiriti Totem, ma allo stesso tempo, nella vita ordinaria, iniziai a imbattermi in situazioni piuttosto sgradevoli. Presto cominciai a essere preda di umori squilibrati e attrazioni impulsive irrefrenabili. Intense emozioni mi spinsero in seguito a compiere atti privi di senso e pericolosi. Fui coinvolto in situazioni che mi fecero abbandonare la mia attenzione consueta al lavoro interiore. Mi sembrava proprio di non avere più tempo: c’era qualcosa di molto più importante e urgente che avveniva all’esterno.

A causa di ciò che stava accadendo nella vita esteriore non mi sentivo più degno di rapportarmi con il mondo interiore e di relazionarmi con la Guida o gli Spiriti Totem. Allo stesso tempo una parte di me si sentiva tradita da quegli spazi e ricercava una forma sottile di vendetta. Tutte le esperienze meravigliose con la Guida addivennero un remoto ricordo e ben presto principiai a considerarle come fantasie di poco conto. Intanto la mia vita alternava il caos allo squallore. Un inferno insomma! Dopo diverso tempo, allo stremo delle forze, e con indicibili dolori alle spalle, ritornai al lavoro originario con lo Spirito Guida. Questo è successo molte volte e su distinti piani di quella che ricordo essere la mia esistenza. Ora posso dire che, in tutte quelle circostanze, nei primi momenti che precedevano il distacco, ciò che a un certo punto veniva meno era proprio il rapporto con la Guida. E la perdita di quel rapporto, nonostante avessi mille motivi per dimostrare il contrario, era sempre una mia responsabilità. Ero io che non volevo relazionarmi con la Guida. Mi resi conto che tale negazione periodica, seppure con distinte articolazioni temporali, pareva essere la caratteristica di base di ogni individuo che avevo occasione di conoscere. Scoperchiare il motivo di questo fosco diniego e, conseguentemente, della fonte recondita della tribolazione che percepivo dentro e attorno a me addivenne la motivazione della mia vita.

Gli Spiriti Totem sono energie assai potenti. Essi operano sia attraverso le persone e gli eventi della vita esteriore che mediante le forze e gli accadimenti del mondo interiore. Essi determinano la percezione umana della realtà, e possono fare saltare i nostri circuiti se non impieghiamo la Guida come equilibratore e filtro delle loro energie.

Lavoravo da qualche tempo in modo assiduo con la Guida, quando una mia amica mi chiamò per comunicarmi che le avevano rubato la vettura appena acquistata. Rattristata, mi chiese espressamente di fare qualcosa a riguardo. Nel modello di riferimento astrosciamanico, il Settore 3 è in rapporto con l’auto e con i furti. Allora domandai alla mia Guida se era il caso di andare in quel Settore e incontrare Mercurio [il suo Spirito Totem], o meglio Mahe Rahe Tahe Sadoh, per ricevere lumi sul problema. La Guida acconsentì e insieme visitammo Mercurio. Questi spiegò cosa era necessario fare e mi assicurò che procedendo in tal senso l’auto sarebbe stata ritrovata nel giro di due giorni. Dopo che la Guida diede il consenso, mi misi quindi subito al lavoro. Feci tutto quello che mi era stato indicato, ma dopo una settimana ancora l’auto non era stata ritrovata. Mi domandai se per caso non avessi sbagliato o capito male qualcosa rispetto a quello che dovevo fare. Tuttavia, a ogni mia richiesta in tal senso, la Guida continuava a ripetermi che andava tutto bene e che il problema era già risolto. Intanto i giorni passavano e dell’auto ancora non si avevano tracce. Decisi allora di chiedere spiegazioni direttamente a Mercurio senza farmi accompagnare dalla Guida. Del resto essa mi aveva già dato una risposta riguardo quel problema e non era il caso di scomodarla ancora. Quando incontrai Mercurio e gli domandai chiarimenti, questi mi disse lapidario:

“L’auto è stata ritrovata due giorni dopo il furto”. Con quelle parole sembrava quasi che si volesse prendere gioco di me e la cosa mi irritò molto. Feci notare che ormai erano passate quasi due settimane e che, nonostante io avessi fatto tutto quello che mi era stato richiesto, ancora non era successo proprio niente. Mercurio rispose di aver già onorato il suo accordo con me. Allora gli dissi che per me l’accordo poteva intendersi onorato solo se io avessi potuto vedere e toccare con mano l’auto rubata. Mercurio rispose che avrebbe provveduto in tal senso, e con questa garanzia ritornai dal viaggio. Dopo alcune ore mi recai al lavoro. Sin dall’inizio del mio turno cominciai a sentire un terribile mal di testa e una valanga di pensieri aggressivi, che sembravano nascere dal nulla. Vari inconvenienti tecnici si susseguirono uno dietro all’altro e la giornata di lavoro fu un vero e proprio inferno. Inoltre, al termine del turno, mentre facevo manovra nell’area di parcheggio, strisciai contro un muretto e graffiai lo sportello della mia auto. La cosa mi mandò su tutte le furie tanto che durante il tragitto di ritorno per poco non provocai un incidente. Una volta a casa, per paura di fare altri danni, mi rinchiusi nella mia stanza e mi rivolsi immediatamente alla Guida. Questa disse che ero stato irresponsabile a incontrare Mercurio senza la sua protezione.

Mi spiegò che l’energia di Mercurio era stata costretta a impiegare direttamente il mio sistema e circuiti mentali. In mancanza del supporto della Guida, questi avevano cominciato ad andare in tilt e a causare le esperienze da cui ero reduce. I danni sarebbero potuti essere molto più gravi se il problema in questione non si fosse già risolto in precedenza. La Guida mi disse che ero stato piuttosto prevenuto rispetto agli esiti del lavoro sull’auto e che non mi ero preso cura di valutare attentamente i termini dei miei accordi con Mercurio. Capii esattamente di cosa stava parlando il giorno dopo, quando la mia amica improvvisamente suonò alla porta. Piena di gioia indicò l’automobile che aveva parcheggiato ben in evidenza proprio davanti a casa mia. Mi disse che la polizia l’aveva chiamata al mattino per avvisarla del ritrovamento e che era andata subito a recuperare l’auto senza dirmi niente così per farmi una sorpresa. Aggiunse inoltre che i poliziotti si erano scusati molto con lei perché, a causa di una serie di equivoci e negligenze burocratiche, c’erano volute due settimane per avvisarla nonostante l’auto fosse stata ritrovata solo due giorni dopo la denuncia del furto!

Un ulteriore motivo della necessità di mantenere vivo il rapporto con il proprio Spirito Guida si evidenzia nei canti di amore delle tradizioni del Sacro Cono. La loro significazione cambia spesso secondo chi li canta o ascolta ed è pressoché impossibile da decifrare in base ai canoni dei linguaggi correnti. In questo caso mi sono permesso di riportare la traduzione provvisoria di quanto sono riuscito a comprendere riguardo a un canto dedicato alla Guida:

“La Guida è il compagno di luce, il consorte cosmico, l’amante divino, parte di me dentro e fuori di me. Come posso privarmi di Lui, del mio più intimo amico? Siamo una coppia divina e diamo vita a una nuova generazione di luce. O Guida assumi pure la tua vera forma. Di essa non avrò timore. Sono pronto a vedere il tuo vero volto e a riconoscerlo per sempre dentro e fuori di me. Oh quale gioia ardente e roboante risata emana all’interno di ogni membra nella sempiterna certezza di tale disponibilità”.

I modi in cui gli Spiriti Totem si manifestano cangiano assai secondo i lignaggi o condizionamenti culturali. Anche gli esseri umani più evoluti non sono in grado di vedere gli Spiriti Totem per quello che sono realmente. In genere essi sono percepiti mediante le forme di archetipo più accessibili al sistema di riferimento della persona in questione (per esempio, divinità romane, santi cristiani, personaggi televisivi o politici, ecc.). In molti casi gli Spiriti Totem non ricevono un riconoscimento diretto e, al fine di attirare l’attenzione, sono costretti a impiegare persone specifiche della vita quotidiana (per esempio, madre, padre, partner, datore di lavoro, amici, parenti, ecc.).

La maggior parte degli esseri umani è condizionata a dare priorità a una limitata minoranza di relazioni e a non prestare attenzione ad altre. Nel corso dei tempi questa discriminazione ha raggiunto tali livelli che molte forme viventi sono divenute invisibili o sono considerate irreali. Siamo stati a lungo risucchiati da convenzioni fondate sulla separazione. Onde recuperare la nostra vera percezione necessitiamo di tempo. I canali di comunicazione hanno bisogno di essere ripuliti di antichi detriti, guariti e riattivati. Non si tratta di un processo istantaneo e, sebbene alcuni risultati importanti possono giungere in breve tempo, il lavoro ha a continuare nel corso dell’intera esistenza. Sebbene possiamo concepire le cose distintamente, il Piano di Salvezza ha il suo modo di procedere e questo sovente differisce dalla nostra circoscritta comprensione. Pazienza, dedizione e fiducia nello Spirito Guida sono ingredienti essenziali.

Gli Spiriti Totem tengono insieme le chiavi di base di tutta la nostra percezione. La loro essenza non è né buona o cattiva. Ogni Spirito possiede varie qualità e il lavoro consiste nel permettere a queste di diventare potenti medicine disponibili sul cammino spirituale. Per esempio, forse necessiti di acquisire la capacità di essere distaccato alla presenza di emozioni turbolente e ondate di rabbia. In questo caso lo Spirito Totem del Settore 11 (Acquario) o altri segni di aria (Gemelli, Bilancia) potrebbe servire allo scopo. Le energie totemiche di maggiore rilievo sono solitamente riflesse nelle persone che attiri nella tua vita. Per esempio, se trascorri buona parte del tempo scrivendo, meditando, parlando o lavorando a un livello mentale, puoi attrarre amici, persone o situazioni che sono molto concrete, pratiche e terrene. Una connessione operativa con Spiriti Totem legati all’elemento terra – come il Settore 2 (Toro), 10 (Capricorno) o 6 (Vergine) – può essere in questo caso favorevole.

Il vantaggio di lavorare con gli Spiriti Totem è che tutte le qualità che essi rappresentano possono essere ricercate direttamente e sistematicamente. Lo scopo del Primo Livello Base di Formazione è di porre le fondamenta per un rapporto di guarigione con ogni Spirito Totem. Durante tale processo è utile riconoscere o nominare gli archetipi in questione, impiegando l’immaginazione al fine di percepirli come entità viventi. In effetti, l’immaginazione umana stessa diede loro originariamente forma. Ed è mediante l’uso di tale immaginazione che puoi recuperare le energie degli Spiriti Totem e guarire ciò che ha causato la separazione. In primo luogo, raccomando di essere aperti a una relazione priva di pregiudizi con gli Spiriti Totem, di conoscere la loro natura, ricevere le medicine che hanno da offrire e trascorrere tempo per scoprire di più sul modo in cui essi operano. Un rapporto diretto e onesto, privo di razionalizzazioni e intellettualismi, è prioritario. In seguito, come opzione eventuale, puoi ricevere insegnamenti aggiuntivi attraverso opere o film mitologici, visitando luoghi sacri, osservando icone, pitture e altri strumenti relativi agli archetipi. Esiste una gran mole di materiale disponibile sul mercato, tuttavia la priorità va data alla relazione diretta.

Per favore ricorda che quello che leggi in questo testo è semplicemente la descrizione di una strategia. Vi sono numerosi modi di operare con gli archetipi e questo è solo uno dei tanti. Invito a evitare rigidità e dogmatismo. Questi insegnamenti non sono una verità assoluta. Le modalità della loro espressione sono transitorie e provvisorie.[10] La misura del loro valore è data, come per tutti gli insegnamenti strategici, solo dalla capacità di servire il tuo scopo. In talune circostanze può essere utile adattare le pratiche secondo specifiche esigenze. In questo caso sarebbe ideale contattare il tuo Mentore ed esplorare quali alternative sono appropriate. Sii consapevole inoltre che il lavoro con gli Spiriti Totem e le Medicine Spirituali può essere piuttosto deludente per coloro che sono solo alla ricerca di eccitazione e senso di grandezza. Si tratta di un intenso processo di trasformazione che comporta confrontare e rilasciare emozioni profondamente radicate. Raccomando di procedere con grazia e, nel caso vi siano situazioni poco piacevoli, di evitare di incontrare lo Spirito Totem direttamente (e perciò limitare il lavoro all’impiego degli strumenti di guarigione forniti per ciascun Settore) od operare insieme al tuo Mentore.

 

L’esplorazione dei Settori

L’esplorazione dei Settori e il rapporto con i relativi Spiriti Totem costituiscono il passo successivo alla connessione con lo Spirito Guida, descritta nella lezione precedente. Una volta che quest’ultima relazione si è adeguatamente definita, la seconda fase del lavoro consiste nell’esplorare i 12 Settori. In pratica, si tratta di avere un’esperienza diretta delle energie corrispondenti a ciascun Settore e di recuperare parti mancanti alla consapevolezza del proprio essere. Tale esperienza può avere luogo nei modi più vari e si sviluppa similmente alla pratica sciamanica tradizionale del recupero dell’anima. Per favore sii consapevole che l’esplorazione dei Settori costituisce la fase di esordio di un sommo sentiero di iniziazione che trova le sue radici nelle tradizioni misteriche più arcaiche del pianeta.

Questo sentiero offre l’opportunità di estinguere le questioni che ti assillano tramite il rapporto sciamanico con gli Spiriti Totem, invece che mediante l’operatività esclusiva nella vita ordinaria corrente o futura. L’opportunità è di accelerare il percorso di risveglio agendo direttamente sulla matrice della tua percezione. Nel processo di iniziazione lo scopo è creare un collegamento cosciente tra le tue esperienze di vita tridimensionale e la loro fonte causativa multidimensionale. Il lavoro relativo si sviluppa strategicamente attraverso la restaurazione sistematica della connessione con ciascuno dei 12 Settori.

In genere il riferimento usato per determinare quale Settore visitare è la posizione del Sole o della Luna nel cielo. Questo significa che, salvo che non ci sono esigenze particolari o la Guida suggerisce diversamente, il momento ideale per esplorare un Settore è quello in cui il Sole o la Luna transita nel segno corrispondente. Per conoscere l’esatta posizione di questi due corpi celesti si possono consultare i calendari astrologici o le Effemeridi.[11] Nel Primo Livello Base di Formazione considero la posizione del Sole nel suo ciclo annuale così com’è percepito dalla Terra.

L’esperienza di viaggio e le caratteristiche territoriali dei Settori variano assai da individuo a individuo. In base ai lignaggi, agli antenati, alle posizioni dei pianeti e di altri dati, ogni individuo può incontrare situazioni ed esseri diversi durante le esplorazioni. Ciò è generalmente associato con i governatori planetari dei segni: per esempio, Luna per il Cancro (Settore 4), Marte per l’Ariete (Settore 1), ecc. In questo caso, a differenza del successivo, non è indispensabile usare la mappa astrologica poiché lo Spirito è lo stesso per tutti. Vorrei sottolineare ancora che il tipo di astrologia impiegata nell’astrosciamanesimo è puramente esperienziale e non necessita di comprensione tecnica. Tali conoscenze non sono richieste durante il Primo Livello di Formazione. Questo non significa che la loro acquisizione è interdetta. Un altro tipo di esplorazione consiste nell’incontrare gli Spiriti Totem corrispondenti ai pianeti così come sono siti nella carta natale. Questo significa che se io intendo incontrare Saturno, che nella mia carta è sito in Sagittario, ho da dirigermi nel Settore 9 (vale a dire il Settore del Sagittario).

Un’ulteriore possibilità, sovente impiegata nel Primo Livello Intermedio, riguarda il collegamento con due o più Spiriti Totem in base alle posizioni dialettiche del Sole e della Luna o di pianeti in aspetto o transito. Tali incontri sono impiegati per guarire situazioni conflittuali tra Spiriti. Essi operano nell’ambito di uno dei principali aspetti del lavoro astrosciamanico avanzato: il disfacimento della Paheka Rubhe, o Rete Binaria del Sacro Cono.

Di seguito fornisco un modello base per l’esplorazione dei Settori e l’incontro con i loro Spiriti Totem. Si tratta di una pratica che svolge un ruolo essenziale nel Primo Livello Base e alla quale t’invito ad attenerti. Per favore, nota bene che non ti è richiesto di aderire strettamente a questo modello se ne sviluppi o possiedi uno che funziona meglio per te. Nell’ambito iniziatico dell’astrosciamanesimo conta impiegare gli stessi principi fondamentali. Inoltre puoi adattare la pratica in base alla tecnica di viaggio che trovi più efficace (disteso sul pavimento sulla schiena o sulla pancia, seduto, in piedi, trance dance, postura astrosciamanica, canto, ecc.). T’invito a dare valore alle tue intuizioni, a onorare le tue esperienze e a ricordare che nell’ambito sciamanico nessuno possiede l’autorità di contestarle.
Connessione con lo Spirito Totem

1) Impiega la sequenza di apertura per il viaggio sciamanico descritta nella Guida agli Esercizi della Lezione Introduttiva, o usa qualunque sequenza funziona bene per te. Se disponi dei Pezzi del Sacro Cerchio, sistemati di fronte al pezzo corrispondente al Settore che intendi esplorare. Quando ti colleghi con il tuo Intento, ricorda di fare riferimento allo scopo specifico del tuo viaggio. Esso potrebbe riassumersi per esempio come segue: “Intendo visitare il Settore … per incontrare il relativo Spirito Totem e ricevere informazioni sui miei potenziali e su come posso applicarli per il mio benessere e quello del Tutto. Userò le informazioni che ricevo con integrità”.

2) Quando raggiungi l’area dello Spirito Cerchio, avvicinati al Grande Albero posto al centro e chiama lo Spirito Guida o agisci secondo quanto è tuo costume in questo stadio.

3) Saluta la tua Guida e stabilisci un contatto energetico.

4) Comunicagli quale Settore intendi visitare e invitala ad accompagnarti durante il viaggio. Domanda se c’è qualcosa che è importante che tu sappia prima di partire per l’esplorazione di quel Settore. Chiedi protezione e invita lo Spirito Guida a indicarti espressamente il percorso e ad avvisarti qualora sia necessario non spingersi oltre.

5) Segui la Guida mentre si sposta dal Grande Albero centrale verso una delle 12 pietre del Sacro Cerchio. La Guida la indicherà ponendo una mano sopra di essa. Quella pietra rappresenta l’accesso al territorio del Settore che hai scelto di visitare. Osservala bene in tutti i suoi dettagli. Quando sei pronto per partire, appoggia entrambe le tue mani sulla pietra. A questo punto essa si sposterà e ti mostrerà un passaggio sotterraneo. Questo passaggio conduce al percorso che ti consente di raggiungere il territorio del Settore.

6) Lascia che sia la Guida a farti strada attraverso questo percorso. Le caratteristiche del tragitto variano secondo il Settore e mezzo di trasporto. Per esempio, può essere uno stretto corridoio, un fiume, un lago, una strada carrozzabile, un lungo ponte, una ferrovia, ecc. e puoi camminare a piedi, o usare un cavallo, un carretto, una barca, un treno, un uccello, e così via.

7) Quando il percorso si conclude o il mezzo di trasporto si arresta, significa che sei arrivato nel territorio del Settore. Talvolta puoi vedere un segnale specifico (un cartello stradale, una bandiera, una pietra con un sigillo, ecc.). Qualunque cosa vedi, rimani vicino alla Guida e, prima di fare alcunché, chiedi sempre il suo consiglio. Per esempio, secondo i casi, puoi compiere un atto di rispetto (baciare il suolo, recitare una preghiera, offrire un dono, rimanere in silenzio, contemplare il paesaggio, ecc.), partire per l’esplorazione senza tante cerimonie, o muoverti con cautela cercando di passare inosservato.
8) Nelle vicinanze puoi forse trovare un rappresentante o la Guida Ausiliaria del Settore che stai visitando. Essa si manifesta attraverso un aspetto animale, umano, o qualsiasi altra forma ti si presenta davanti. Il suo scopo è scortarti lungo il percorso e guidarti al cospetto dello Spirito che presiede al Settore. Mentre ti muovi, sempre in compagnia della tua Guida e, se lo incontri, la Guida Ausiliare, fai attenzione a tutto ciò che percepisci: paesaggio, clima, temperatura, colori, animali, piante, pietre, suoni, abitanti (se ve ne sono) e loro attività, ecc.

9) Quando arrivi in prossimità dell’area in cui dimora lo Spirito del Settore, domanda alla Guida che cosa fare. Per esempio, puoi aspettare che sia lo Spirito a venirti incontro, andare tu da lui, chiamarlo, offrire un sacrificio, superare una prova, ecc.

10) Allorché ti trovi di fronte allo Spirito Totem, assicurati di essere sempre in compagnia della tua Guida e, se non sai cosa fare, chiedi a lei come comportarti. In genere si tratta di salutare lo Spirito e di comunicargli il tuo Intento. Se la Guida dà il consenso, puoi anche stabilire un rapporto energetico. In seguito, puoi iniziare a dialogare con lo Spirito nel modo che ti è più adatto. Lo scopo del primo incontro consiste nel ricevere informazioni su come puoi esprimere il tuo Intento più rilevante nel Settore in questione e sul modo in cui puoi applicare la tua Funzione (vale a dire, liberarti dei rancori e blocchi presenti in quel Settore). Questi punti possono procedere in armonia con la natura dei tre stadi del Rituale di Base del Sacro Cono, descritto nella Lezione Uno, e riassumersi in tre domande da rivolgere direttamente allo Spirito:

a) Qual è il mio principale Intento in questo Settore?

b) Qual è la mia Funzione e cosa necessito di lasciare andare o fare per onorare il mio Intento principale in questo Settore?

c) Cosa ho bisogno di ricevere e recuperare da questo Settore?

La risposta può giungere verbalmente o sotto forma di immagini, suoni, codici, movimenti, azioni, disegni, ecc. Può pure svilupparsi come un recupero dell’anima o come l’accesso e regressione ad eventi chiave di vite passate o memorie collettive. Qualunque cosa accade, considera la prima risposta che ti arriva, anche se può sembrare priva di senso. Spesso il modo di comunicare degli Spiriti può sembrare difficile o assurdo. Questa è sovente una strategia per superare le censure dell’ego. Lascia perdere le tue consuete modalità di pensiero e accetta la prima risposta così come viene. Se il significato non è comprensibile, invece di rifiutarlo o, al contrario, di fare finta di avere capito, chiedi alla Guida o allo Spirito Totem stesso di chiarire meglio la risposta. Se sei onesto e diretto, puoi stare certo che riceverai una risposta. In genere si tratta di informazioni che identificano la natura di un dato potenziale e ciò che consente di svilupparlo. A questo riguardo ti può essere indicato di adottare un comportamento, un compito, una pratica, un’azione, un’astensione, ecc. Chiedi ogni volta il consiglio della Guida prima di acconsentire a qualsiasi richiesta. Se lo Spirito corrisponde a un’energia planetaria che opera disarmonicamente nel tuo tema, egli può talvolta invitarti a fare cose strane, pericolose o contrarie al tuo Intento di luce. Rivolgiti sempre alla Guida e rifiutati di considerare ciò che non riceve pienamente il suo consenso. Continua a dialogare con lo Spirito finché non ottieni un’indicazione accettabile, sia da parte della Guida sia da parte tua, rispetto a qualcosa che puoi fare per realizzare il tuo potenziale nella vita quotidiana.

11) Quando hai ricevuto la risposta, puoi domandare allo Spirito di darti una Medicina Spirituale oppure può essere lo Spirito stesso che te la offre volontariamente senza che tu lo chieda o tu e la tua Guida che decidete di accoglierla con il consenso dello Spirito. Può trattarsi di una pietra, un bastone, una sfera, un anello, un frutto, una pianta, ecc. Può essere pure ricevuta o recuperata come un frammento della tua anima e apparire come una versione più giovane di te stesso, o nella forma di un animale o essere umano. Considera il primo oggetto o essere che ti viene mostrato ed evita di camuffarlo in base alle tue aspettative o a quello che tu pensi essere una Medicina Spirituale. Prima di accettarlo domanda sempre il consenso della Guida. Se la risposta è negativa, ringrazia ugualmente lo Spirito e passa al punto 12. Se la risposta è affermativa, prendi pure l’oggetto tra le tue mani.

La Medicina Spirituale che ti è offerta dallo Spirito rappresenta in genere uno strumento adattato specificatamente alla tua natura al fine di consentire la realizzazione del tuo potenziale e il rilascio dei rancori. Essa ti consente di esternare le qualità di quel Settore e di adempiere il tuo Intento collegato alla Funzione. Quando ti viene consegnata, osserva bene la sua forma e chiedi spiegazioni riguardo le sue modalità d’uso fino a che non hai compreso veramente a che cosa serve. Domanda inoltre qual è il nome della Medicina. A questo punto ti può arrivare un termine nella tua lingua o in un idioma sconosciuto. Accetta sempre il primo nome che ti giunge sia che abbia senso o meno. Talvolta questo nome è come una formula di accesso che, una volta pronunciata, consente alla Medicina di diventare operativa. Chiedi spiegazioni a riguardo direttamente allo Spirito. In seguito, puoi invitare lo Spirito ad inserire la Medicina in un punto del tuo corpo in cui custodirla.

12) Infine, dopo aver ringraziato lo Spirito, congedati da lui e domandagli se puoi ritornare ancora a fargli visita o ad esplorare gli altri territori del suo Settore. Questo permesso è sempre concesso, poiché si tratta in genere di una formalità strategica intesa a ricevere la conferma che la tua presenza è gradita in altre dimensioni. Nel caso in cui ti è stato consigliato di non accettare la Medicina dello Spirito, puoi ritornare ancora altre volte fino a quando la Guida non ti darà il consenso definitivo.

13) A conclusione di ogni esplorazione, domanda allo Spirito Guida se le tue energie e gli scambi che hai avuto con lo Spirito Totem e altre entità sono in equilibrio o se qualcosa è rimasto in sospeso. Ogni volta che si riceve qualcosa nel mondo interiore, è necessario sapere con chiarezza se occorre dare qualcosa in cambio. La Guida te lo dirà e t’indicherà eventualmente che cosa fare o dare, se solo ti ricordi di chiederlo. Per esempio, ti può dire di compiere una certa azione od offrire un oggetto (recitare una preghiera, accendere un incenso, offrire un capello, portare a termine un lavoro, fare una passeggiata nel bosco, ecc.). Ricevere una Medicina da uno Spirito senza contraccambiare significa spesso invitare quella forza a prendere da te qualsiasi cosa. Le scale di valori degli Spiriti sono molto diverse da quelle umane: un capello può essere sullo stesso piano di un anello con diamanti o di una cospicua somma di denaro. Quindi, per evitare equivoci, è preferibile essere chiari rispetto alle condizioni dello scambio.

14) Infine ritorna velocemente al punto di inizio del territorio del Settore impiegando lo stesso percorso (e gli eventuali mezzi di trasporto) del viaggio di andata. Se ti ha accompagnato la Guida Ausiliaria di quel Settore, congedati da lei e ringraziala per il suo aiuto. Prosegui quindi attraverso il passaggio che conduce al tuo Spirito Cerchio interiore. Dopo essere arrivato, ringrazia la pietra del Settore, appoggia le tue mani su di essa e richiudi l’accesso. A questo punto se lo desideri puoi rimanere ancora un po’ in compagnia della Guida per fare domande o equilibrare la tua energia. In seguito ritorna completamente allo stato di coscienza ordinaria.
Medicine Spirituali

Una delle fasi più importanti durante l’esplorazione dei Settori è quella in cui, dopo essersi relazionati con uno Spirito Totem (Paheka),[12] gli si domanda una Medicina Spirituale (Pahai Tulah). Queste Medicine possono apparire nelle forme più varie: ad esempio spade, anelli, piante, fiori, chiavi, libri, animali, ecc. Esse sono connesse allo sviluppo dei tuoi talenti potenziali e consentono di svilupparli in armonia con lo Spirito che li rende disponibili. Prima di accettarli è preferibile chiedere consenso alla Guida. Se questo è dato, si tratta di domandare chiaramente quali sono le caratteristiche della Medicina. In particolare è necessario farsi spiegare a cosa serve, come funziona, quali sono i suoi effetti e il suo nome. Non temere di disturbare lo Spirito con la tua insistenza. Chiedi chiarimenti finché non ottieni una spiegazione soddisfacente. Questo non significa che occorre capire tutto sin da subito. Sovente le caratteristiche delle Medicine si rivelano con la pratica e talvolta è necessario che passi molto tempo prima di comprenderne pienamente la natura. Se è questo il caso, lo Spirito o la Guida te lo diranno e si limiteranno a spiegare ciò che è per te comprensibile al momento. Quando hai ricevuto una risposta a riguardo, chiedi allo Spirito di mettere la Medicina in un punto del tuo corpo.

Le Medicine inserite nella parte sinistra del corpo sono spesso in relazione con abilità e poteri istintivi o di immediata portata. Esse funzionano automaticamente e senza alcuno sforzo cosciente, per cui, se da un lato possono apportare benessere e liberazione, dall’altro sono facilmente manipolate dall’ego. In quest’ultimo caso finiscono con l’essere fonte di sofferenza e di rancore per te e coloro che ti circondano. Il riconoscimento di queste Medicine è essenziale perché consente di riequilibrare l’abilità e di asservirle al tuo Intento. Il loro impiego regolare consente di produrre in breve tempo risultati notevoli di guarigione e liberazione. Le Medicine nella parte sinistra sono connesse a Spiriti Totem umanamente percepiti con caratteristiche femminili e possono essere stimolate, bloccate o danneggiate dal rapporto con persone di natura femminile, al di là del fatto che il loro sesso effettivo sia femminile o maschile.

Astrologicamente queste Medicine sono talvolta associate con la Luna, i pianeti ed i segni posti sull’Ascendente, l’Immum Coeli, il Nodo Sud e con i tratti non ordinari. Le Medicine che sono poste nella parte destra del corpo sembrano invece richiedere un certo atto di volontà o un processo di maturazione. Il loro funzionamento non avviene in modo automatico e necessita di una specifica comprensione e di un periodo determinato di formazione. Queste Medicine sono connesse a Spiriti Totem con fattezze umanamente percepibili come maschili e possono essere stimolate, bloccate o danneggiate dal rapporto con persone di natura maschile, sempre indipendentemente dal loro effettivo sesso. Esse sono a volte in relazione con il Sole o con pianeti e segni situati sul Medium Coeli, il Discendente e il Nodo Nord. Quando le Medicine sono sistemate in un punto centrale, tendono ad avere entrambe le caratteristiche e ad operare in modo equilibrato. Attraverso la pratica, la posizione delle Medicine mira a estendersi verso il centro e nel lato opposto.

Nel lavoro astrosciamanico del Primo Livello Base di Formazione si tratta di visitare i 12 Settori e ottenere, quando è possibile, una Medicina da ogni Spirito Totem. Per documentare la loro natura e collocazione, puoi disegnare il contorno di un corpo umano su un foglio con l’indicazione dei punti in cui ogni Medicina è situata, e la descrizione delle sue attribuzioni, caratteristiche e abilità. È essenziale tenere segrete queste informazioni e condividerle solo durante rituali o incontri di gruppo con altri ricercatori. È importante inoltre fare uso regolare di questi oggetti e documentare ciò che succede nel proprio Diario. In genere, dopo un primo periodo di rodaggio e pratica, in cui si possono talvolta avere difficoltà, i doni cominciano a funzionare e a produrre guarigioni e miglioramenti nella nostra vita. In caso contrario, è necessario chiedere spiegazioni allo Spirito Guida. In questo lavoro consiglio di evitare di rimanere passivi dinanzi alla presenza di situazioni che appaiono come negative. Non perderti in mille pensieri o giustificazioni. Ancora una volta si tratta di chiedere. Vai da chi ti ha dato la Medicina e domanda chiarimenti. Continua ad insistere per avere una spiegazione soddisfacente e riprendi il tuo lavoro fino a quando il dono funziona. Una volta che hai acquisito padronanza nell’uso della Medicina, puoi chiedere alla Guida di riportarti dallo Spirito Totem per ricevere ulteriori informazioni sul suo impiego.

 

Gli Strumenti Sacri

Le Medicine Spirituali costituiscono le matrici strategiche del nostro sistema energetico e possiedono forme multidimensionali, che possono trovare espressione attraverso specifiche emanazioni percepibili nella realtà ordinaria. Le prime forme esterne che in quest’ultimo contesto le Medicine assumono corrispondono al nostro corpo fisico e, in particolare, ai punti o agli organi in cui gli Spiriti li posizionano. Questi punti sono definiti qui con il termine Sacred Implanted Tool (Pahai Sahe Rupah) o Strumenti Sacri Impiantati, vale a dire manifestazioni fisiche o tridimensionali delle Medicine Spirituali. In questo senso il corpo fisico incorpora potenzialmente dentro di sé tutti gli Strumenti Sacri e le Medicine Spirituali. Ed è di questi strumenti presenti nel corpo fisico che occorre prima di tutto diventare consapevoli.

Le mani, le gambe, la testa, il petto, la pancia e ogni altro punto o funzione del nostro corpo hanno molto più potere di qualsiasi cristallo, tamburo sciamanico e altri oggetti o accessori sacri. In base a questa strategia solo se uso il corpo come un’aggregazione di Strumenti Sacri Impiantati atti ad esprimere il mio Intento e Funzione, posso riuscire ad estendere questo potere ad altri oggetti esistenti nella realtà fisica. In genere, nel lavoro astrosciamanico, non ha molto senso, e talvolta è controproducente, accumulare troppi oggetti materiali come Strumenti Sacri, a meno che essi non apportino un effettivo giovamento.

“Il mio corpo basta.” dice Ur Kraab “Ossa cristalli, respiro incenso, cuore tamburo, mano sonaglio, braccio bastone di potere, pelle scudo di medicina e tante altre mercanzie. Ogni essere riceve dagli Spiriti ogni strumento di cui abbisogna. Questo corpo è l’altare e borsa sciamanica che tutti li contiene. Non andarne a cercare altrove. Rimani nella tua Terra e impara a conoscere i suoi doni. Lasciane circolare il potere ed offrilo come dono ad altri oggetti e forme ancora. Affinché ritorni allo Spirito e di nuovo in te fluisca nella danza estatica del Cerchio del Sacro Cono”.[13]

In breve, dapprima ricevo il potere dallo Spirito Totem sotto la forma di una Medicina Spirituale che si riflette nelle sfere dei corpi sottili fino a giungere a quello fisico sotto forma di Strumento Sacro Impiantato. Questi a sua volta ne trasferisce il potere su altri corpi od oggetti materiali, vale a dire Strumenti Sacri (Pahai Rupah), che in seguito lo passeranno a livelli più sottili per ritornarlo infine allo Spirito che lo farà nuovamente circolare in un ulteriore giro a spirale.

Gli oggetti che vengono impiegati consapevolmente per catalizzare e lasciare fluire l’energia secondo lo schema descritto sopra vengono qui denominati Strumenti Sacri. La loro funzione non è quella di possedere il potere ma di operare come tramite affinché questi possa circolare ed essere impiegato con un Intento connesso alla Funzione. A differenza di quanto sembra accadere nella vita ordinaria, nel lavoro astrosciamanico il potere non è misurato in base alla sua capacità di essere trattenuto o accumulato. La forza degli Strumenti Sacri e di coloro che li impiegano deriva esclusivamente dalla loro disponibilità ad operare come canali focalizzati di potere. Ogni volta che li vedo o tocco, essi mi ricordano la mia natura multidimensionale e gli specifici accordi che ho stabilito con gli Spiriti Totem. Allo stesso tempo gli Strumenti servono da risonatore per l’Intento e, di conseguenza, non solo lo ravvivano, ma provvedono anche a diffonderne ovunque i contenuti e ad attirare le condizioni favorevoli alla sua realizzazione.

Uno Strumento Sacro può essere qualunque oggetto materiale che è attivato a questo scopo. I primi tra questi oggetti li trovi nel corpo fisico e corrispondono a organi o sensi che impieghi con specifiche funzioni sciamaniche. Per esempio, le mani per praticare massaggi di guarigione, la voce per diffondere parole e canti sacri, le gambe per danzare estaticamente, il soffio per purificare, ecc. L’uso del corpo come Strumento Sacro consente di impiegare in seguito altri oggetti. Essi variano secondo i sistemi di riferimento e delle indicazioni specifiche fornite da Spiriti e Guide. Tra gli strumenti usati tradizionalmente dagli sciamani vi sono: tamburi, sonagli, piume, pietre, cristalli, pelli, ossa, metalli, coltelli, frecce, ciotole, specchi, collane, ecc. Raramente uso oggetti speciali, rari o esotici. In genere, a meno che non li riceva spontaneamente, utilizzo materiali semplici e reperibili nell’ambiente stesso in cui vivo. Questo non vuol dire che sia sbagliato avere un atteggiamento diverso.

La visione sciamanica si fonda su un rapporto di sacralità con la realtà circostante e gli esseri o gli oggetti che la popolano. Lo Spirito ed il suo potere sono ovunque e si tratta di aprirsi a esso non importa dove mi trovo. Ne consegue per me che onde trovare Strumenti Sacri non occorre andare in chissà quali luoghi remoti. Basta guardarsi attorno e dare valore ai materiali più comuni: semplici pietre di fiume, penne di uccelli della zona o, in mancanza, anche penne stilografiche, tazze, pupazzi, computer portatili, ecc. Ciò che conta è aprirmi a quello che attira senza lasciarmi influenzare dai condizionamenti culturali rispetto a quello che penso debba essere uno Strumento Sacro. Magari mi sono circondato per anni di questi oggetti senza nemmeno saperlo e tutto quello che essi aspettano è solo di essere finalmente riconosciuti.

Gli Strumenti Sacri, quando le loro misure lo consentono, sono in genere raggruppati all’interno di speciali contenitori chiamati da alcune tradizioni borse di medicina. Questi contenitori rappresentano essi stessi degli Strumenti Sacri ed è quindi necessario sceglierli con molta cura. A questo scopo, per esempio, si possono impiegare borse di pelle o stoffa, scatole di legno, vimini, cartone, metallo, ecc. Può essere consigliabile avvolgere ciascuno Strumento in una sua custodia onde proteggerlo, se si tratta di un oggetto fragile, da eventuali urti o cadute. Alcuni usano delle piccole borse imbottite, dei rotoli di pelle, oppure dei pezzi di cotone flanella di colore rosso o nero. Queste misure protettive sono importanti anche perché servono a ricordare il carattere intimo e segreto di questi oggetti. Essi vengono impiegati esclusivamente durante le pratiche rituali e ogni volta sia necessario rafforzare il ricordo del potere che rappresentano. Al di fuori di questi contesti, è poco raccomandabile esibire pubblicamente gli Strumenti o parlare delle loro qualità con altre persone. A differenza dell’uomo ordinario, lo sciamano non è solitamente interessato a usare i suoi Strumenti (compreso il corpo fisico) per vedere riconosciuto esteriormente il suo potere e per ricevere attenzioni o apprezzamenti dagli altri. Qualsiasi tentativo in tal senso, benché apparentemente innocente, rischia di asservire gli Strumenti alle sottili manipolazioni dell’ego che di fatto ne riducono ampiamente l’effettivo potere.
L’attivazione degli Strumenti Sacri

Quando trovo, riconosco o acquisto Strumenti Sacri preferisco operare su di essi alcune pratiche di purificazione o attivazione prima di impiegarli nel lavoro astrosciamanico. Secondo le tradizioni esistono diverse procedure a proposito, così come vi sono periodi particolari in cui è ideale operare. I momenti più ideali coincidono a livello generale con i solstizi d’estate e d’inverno oppure, secondo le caratteristiche dell’oggetto e del suo Settore di riferimento, con il passaggio del Sole, della Luna o di determinati pianeti in un segno astrologico. Nell’astrosciamanesimo l’attivazione degli Strumenti avviene soprattutto per mezzo di un tocco consapevole fondato sull’Intento connesso alla Funzione. Nelle righe seguenti fornisco uno dei tanti possibili esempi di attivazione. Il momento adatto per questa cerimonia è durante il periodo di luna nuova, nei giorni d’inizio delle stagioni o all’entrata del Sole in un segno.

1) Disponi sull’altare o nel Sacro Cerchio i tuoi Strumenti Sacri (se già ne possiedi) e il nuovo oggetto che vuoi attivare. Se vuoi, puoi procedere alla fumigazione e all’apertura del Sacro Cerchio.

2) Rapportati con la Guida e focalizza l’attenzione sul tuo Intento per almeno tre minuti. Lascia che tutto il tuo corpo diventi una rappresentazione dell’Intento. Esprimi e sperimenta il tuo Intento con i tuoi sensi. Collega l’Intento alla Funzione, sentendo che ogni parte del Sacro Cerchio e ciascuno dei tuoi Strumenti ti dona il massimo sostegno.

3) Porta l’attenzione all’oggetto scelto e posaci sopra le mani per qualche minuto rimanendo in connessione totale con l’Intento.

4) Soffia sette volte il respiro del tuo Intento sull’oggetto. Se vuoi, puoi anche emettere un suono, un canto o parole connesse all’Intento. Continua a toccare l’oggetto e apriti a ricevere un nome che userai per comunicare con esso. Il primo nome che ti arriva sarà quello dell’oggetto.

5) Poni poi l’oggetto al Centro del Sacro Cerchio a significare il suo collegamento con la Funzione. Rimani in silenzio per qualche minuto e lascia che l’oggetto entri in rapporto con il Sacro Cerchio e con gli altri tuoi Strumenti.

6) Se vuoi, puoi concludere l’attivazione con una danza di celebrazione, dei canti o dei tambureggiamenti per dare il benvenuto al nuovo Strumento e integrarlo pienamente tra i tuoi Strumenti Sacri. Chiudi il Sacro Cerchio.

7) Per almeno un intero ciclo lunare (28 giorni circa) tocca il tuo nuovo Strumento almeno due volte il giorno, chiamandolo con il suo nome, ricordandoti dell’Intento che hai espresso e ravvivando il ricordo di quanto avvenuto durante l’attivazione.
Il recupero dell’anima

Il termine anima è piuttosto controverso e ha significati che cambiano secondo le tradizioni o il sistema di pensiero di chi lo impiega. L’anima è sovente complementare allo spirito, altro termine oggetto di controversie e confusione. Lo spirito è in genere inteso come la parte divina che dimora dentro di ognuno di noi, l’energia vitale, il Sé Superiore, l’unità, Dio o qualsiasi altro termine similare. L’anima può invece essere definita come quella parte che anela a congiungersi allo spirito, non perché ne sia realmente separata, ma perché è ancora vittima dell’illusione di esserlo o perché ha a che fare con un sistema di credenza che concepisce solo la separazione. Di conseguenza, l’anima è un’entità strategica atta a confrontare il senso di separazione tipico dell’ego con una controparte immortale e immateriale. L’anima funge da mediatrice tra l’illusione dell’ego e la realtà dello spirito.

L’astrologia esoterica e tradizionale raffigura sovente lo spirito con il cerchio e con il simbolo del Sole, mentre l’anima è identificata con il semicerchio e la Luna. L’astrologo Marc Edmund Jones definisce il semicerchio come “un carattere dell’anima nella sua forma pura, cioè quella che per natura è in parte spirito e in parte spiritualmente incompleta, per cui nella necessità di realizzarsi”.[14] Il semicerchio è una parte del cerchio, così come l’anima è una parte dello spirito. L’anima è incompleta fino a quando non ritrova la sua originaria identificazione nello spirito. L’impulso base dell’anima è l’unione con lo spirito, vale a dire l’unione con Dio e la connessione con il Tutto. Ogni essere vivente separato ha quindi un’anima. Essa esiste prima della nascita e continua ad essere presente anche dopo la morte del corpo fisico.

Per molte tradizioni l’uomo ha spesso più anime con funzioni diverse. Talvolta una sola sale al Cielo dopo la morte mentre le altre, si reincarnano sotto forma di insetti ed altri animali, o vagano per la Terra come spiriti persecutori. L’anima è il corpo di energia che consente allo spirito di esprimersi ad un livello conscio, subconscio, e superconscio, un sistema di espressione che conserva l’essenza delle esperienze rilevanti della vita. In molte filosofie essa rappresenta l’essenza o principio vitale di tutti gli organismi viventi, mentre nell’accezione cristiana convenzionale è la parte immateriale e immortale dell’uomo distinta da quella mortale e materiale del corpo. Il termine anima nella sua derivazione greca significa “vento, soffio”, mentre in quella latina è inteso come “principio vitale”.

Nello sciamanesimo l’anima è considerata generalmente come principio vitale. Questo principio può essere rappresentato da particolari organi del corpo, dal respiro, dall’ombra, da un oggetto, oppure da un bambino, da un animale, ecc. Nel mondo sciamanico, tra le diverse concezioni riguardo le cause delle malattie o della sofferenza, quella che predomina nettamente è costituita dalla perdita dell’anima. Ciò significa che “la malattia viene riferita a uno smarrirsi dell’anima ovvero a un furto dell’anima – e la cura, nel complesso, consiste nel cercare quest’anima, nel catturarla e nel reintegrarla nel corpo del malato”.[15] Ogni volta che noi abbiamo dei traumi, una parte della nostra anima si separa da noi per sopravvivere e per sfuggire dalla situazione di dolore. Sulla Terra la maggior parte delle energie è usata o sprecata nella ricerca continua di questi pezzi perduti. Ciò avviene in genere inconsciamente e nei modi più diversi: formando relazioni di amore o di odio, sognando ad occhi chiusi o aperti, acquistando oggetti e proprietà, inseguendo carriere e obiettivi, lavorando, viaggiando o cambiando residenza, facendo sesso, mangiando, seguendo maestri o percorsi spirituali, partecipando a sessioni o gruppi terapeutici, ecc.

Nelle pratiche sciamaniche, per ritrovare le parti perdute, è essenziale prima di tutto sapere dove si trovano. A questo scopo esiste una specifica topografia che descrive le realtà non ordinarie e che permette di individuare sia le componenti separate che gli strumenti di guarigione. In questi spazi, lo sciamano si sposta in compagnia del suo Spirito Guida e compie il lavoro di guarigione. La carta astrologica può talvolta operare come un’elaborazione tecnica di questa topografia dell’anima. Nell’astrosciamanesimo essa assume la forma di Sacro Cerchio e diventa un campo di esplorazione in cui sia l’operatore astrosciamanico sia il cliente si muovono direttamente. Nelle apposite sessioni, il cliente è un protagonista attivo cui è richiesto di essere pienamente consapevole. Nella maggioranza dei casi, attraverso l’aiuto e la conoscenza dell’operatore (e delle sue Guide), egli stesso è stimolato a entrare in rapporto con la sua Guida, per poi riconoscere e riprendere progressivamente il dialogo con le parti da cui si è separato. In altri casi, quando vi sono difficoltà, è l’operatore che interviene e procede egli stesso alla liberazione dei rancori. Il termine liberazione dei rancori, di frequente uso in questo testo, equivale qui al recupero dell’anima, e corrisponde al lavoro che, mediante l’ausilio delle Guide, consente di ritrovare l’unità originaria con gli Spiriti Totem di ogni Settore del Sacro Cerchio.

 

Trance e stati sciamanici di coscienza

Entrare in trance o in uno stato sciamanico di coscienza, significa muoversi in una condizione estatica di consapevolezza, con una percezione che va oltre a ciò che i sensi fisici apparentemente segnalano. Ciò che percepisco nella vita ordinaria corrisponde esclusivamente ai tipi di realtà cui ho deciso di attribuire un significato. Mi sono condizionato a vedere il mondo secondo un certo programma e, quando sposto la consapevolezza, muovendomi oltre la mente ordinaria, che continua sempre a ripetere quel programma, allora posso percepire il mondo in un altro modo. Una delle prospettive essenziali di visione dello sciamanesimo è che io non sono un essere fisico: io sono un campo di energia o faccio parte di un Tutto o piuttosto, e in un’accezione più propriamente sciamanica, l’intera nozione di io, intesa come separata da tu e loro, non ha alcun senso.

Negli ultimi millenni l’umanità pare essersi allontanata da questo tipo di consapevolezza per confinarsi quasi esclusivamente nell’identificazione con il corpo fisico e nell’idea di essere un’unità frammentata (poco importa se la chiamo ego, personalità, sé o anima). Un modo in cui posso riuscire di nuovo a percepire gli altri e il mondo nella loro forma di unità originaria è attraverso i viaggi e le esperienze sciamaniche. La trance e gli stati sciamanici di coscienza fanno parte della struttura genetica di base degli esseri umani. Ognuno di noi ha il bisogno genetico di avere esperienze estatiche. Il problema è che tali esperienze, come evidenziano molti dei termini impiegati per identificarle (alterazione della coscienza, trance, ecc.), sono spesso considerate anormali e pericolose. Nella maggioranza delle società umane contemporanee esse non vengono accettate socialmente e non trovano alcun posto nei sistemi di educazione. Di conseguenza finiscono sovente con l’esprimersi attraverso manifestazioni devianti come pazzia, alcoolismo, tossicodipendenza, criminalità, perversioni, ecc.

Buona parte dell’umanità sembra vivere in uno stato di ecstasy deprivation (privazione dell’estasi), come lo chiama l’antropologa Felicitas Goodman. L’esperienza estatica è un bisogno fondamentale per l’uomo. Il contatto con la fonte di soddisfazione di tale bisogno è disturbato da qualcosa che è successo in un passato, che si estende ben oltre le documentazioni storiche ufficiali. Secondo alcuni antropologi, le esperienze estatiche e il rapporto con le realtà non ordinarie costituivano l’aspetto tipico dei popoli che vivevano anticamente sul nostro pianeta. Si trattava di gente nomade, dedita alla caccia o alla raccolta ciclica dei prodotti della terra, che col tempo finì con l’estinguersi o trasformarsi in agglomerati tribali fondati sull’orticoltura. Con questo passaggio, dalla caccia, o raccolta spontanea, all’orticoltura, si accelerò il processo di separazione dalla coscienza dei popoli precedenti. Con lo sviluppo delle società agricole e in seguito di quelle urbane, questo processo divenne poi definitivo. Le documentazioni sulle esperienze estatiche delle popolazioni primordiali iniziarono probabilmente a svilupparsi allorché le società basate sull’orticoltura si erano già insediate. Queste società tramandarono una serie di strumenti e istruzioni al fine di preservare l’accesso alle esperienze dei loro antenati. Il procedere degli eventi accentuò tuttavia la separazione da questo vissuto e lo rese in seguito incompatibile con la prospettiva dualistica di dominio e potere, che prevalse su gran parte del nostro pianeta.

Nelle società recenti sono state generalmente ignorate altre possibilità di percezione oltre a quelle del corpo fisico. Le cose che vedo con gli occhi fisici, identificate con un nome e uno spazio specifico, sono state estratte dalla loro unità originaria e trasformate in entità separate. Esse possiedono contorni netti e sono distaccate tra loro da aree definite in genere come niente o vuoto. Il riconoscimento delle entità separate attraverso la negazione degli spazi di vuoto rappresenta la condizione su cui si fonda la percezione ordinaria della maggior parte degli esseri umani. Vedo e identifico gli spazi fisici cui ho deciso di attribuire un significato, ma non vedo nulla nelle aree che esistono tra questi spazi perché ho stabilito che esse non possiedono alcun senso.

L’umanità sembra vivere in una realtà simbolica in cui solo ciò che è definibile convenzionalmente assume significato, mentre tutto il resto scompare dal campo della visione e dimora in una dimensione circondata dal mistero. Ci siamo allontanati da qualcosa di cui un tempo eravamo consapevoli, instaurando una mitologia di separazione dove l’unità e l’estasi sono i tabù più radicati. Poiché crediamo di essere individualità distinte dagli altri e dall’ambiente, tendiamo a investire notevoli energie per sfruttare i nostri simili e la Terra, agendo come le cellule separate di un tumore. Questo provoca danni immensi al pianeta e a noi stessi. Così come ci siamo separati dalla Terra, allo stesso modo abbiamo tagliato i ponti con la dimensione del Cielo. Attraverso l’adesione cieca ai condizionamenti religiosi e sociali, ci siamo negati l’accesso diretto allo Spirito, rassegnandoci a ricorrere a strutture gerarchiche che detengono il potere spirituale e che fungono da mediatrici tra noi e Dio.

Nella pratica sciamanica ognuno può ottenere la sua visione ed esperienza spirituale senza mediazioni da parte di strutture prestabilite. Per recuperare questa esperienza non si tratta tuttavia di combattere le strutture gerarchiche o di colpevolizzare le autorità politiche e religiose. Questo è quello che l’uomo ha continuato a fare fino a ora e ciò è servito, a mio vedere, solo a creare maggiore rancore e separazione. Per conseguire la visione e l’esperienza estatica ho bisogno di rinunciare al vittimismo. E’ l’attaccamento a questa condizione che mi impedisce di prendere responsabilità e mi spinge ad agitarmi freneticamente nella ricerca di un benessere che non giungerà mai. Secondo la visione sciamanica, così come la percepisco, la vera rivoluzione consiste nell’avere il coraggio di affrontare il mondo interiore poiché è da esso che emana tutto ciò che sembra esistere al di fuori. Ciò non significa che occorre limitarsi a fare viaggi sciamanici o a entrare in stati di trance.

Queste esperienze sono importanti, ma è necessario compiere anche azioni fisiche. Talvolta si tratta di essere semplici e di vedere il mondo con l’ingenuità di un bambino. Per esempio, posso andare tra gli alberi in mezzo alla natura, e prendermene cura o parlare con essi. Gli alberi e gli animali troveranno un modo per rispondere e per dirmi qualcosa su me stesso. Qual è la differenza tra gli uomini e le piante? Esse non giudicano. Io creo problemi complicati con i miei giudizi e la convinzione che i miei problemi siano dovuti a qualcosa che mi è stato fatto o che esiste al di fuori di me. Quando lo faccio, creo ulteriori separazioni e contribuisco solo ad aumentare lo stato di malessere. Altre azioni fisiche riguardano gli aspetti ordinari della vita: lavorare, cucinare, camminare, giocare, lavare, guidare, parlare, ecc. In ogni momento posso scegliere di percepire da una prospettiva sciamanica.

In occidente ciò che conta è la meta. Per ristabilire la connessione con la Terra e il Cielo ciò che importa è il presente, non la destinazione. Le trance o stati sciamanici di coscienza hanno a che fare con il presente e con il farci uscire dalla trance più pericolosa: quella dei condizionamenti e delle convenzioni quotidiane. La realtà è che sulla Terra siamo sempre in un qualche stato di trance e il lavoro effettivo consiste nell’imparare a equilibrare tali stati e a comprendere che non posso entrare in una trance sciamanica senza venir fuori dalla trance in cui già mi trovo. Quando v’è squilibrio vivo in uno stato di allucinazione in cui percepisco dolore, rabbia e ogni tipo di rancore. Quando v’è equilibrio scelgo di aprirmi consapevolmente solo agli stati di trance che apportano amore, estasi, pace e ogni tipo di benessere a me stesso e agli altri.

Aprirsi agli stati sciamanici di coscienza e alle realtà non ordinarie significa dire veramente sì alla vita ed essere pienamente responsabili. Vuol dire accettare di diventare una parte cosciente dell’universo, scegliere di avere fiducia in un disegno divino, identificarsi con la massima espressione di luce del nostro essere e andare ancora più avanti per proiettare questa luminosità su tutto ciò che ci circonda. È un processo che richiede solo il nostro consenso individuale. In definitiva, si tratta di una scelta tra uno stato di totale presa di responsabilità riguardo la propria percezione del mondo e una condizione di vittima passiva ad eventi determinati da altri. La presa di responsabilità avviene in modo graduale, tramite un’opera progressiva di guarigione che attraverso prove ed esperienze libera via via blocchi e rancori. È un processo doloroso per l’ego, poiché l’impossibilità di individuare colpevoli all’esterno gli impedisce di trovare un luogo di rifugio per preservare le sue allucinazioni. Allo stesso tempo, questo processo è un atto di amore inteso a determinare con cautela l’accesso ai propri inesauribili strumenti di potere.

Questi strumenti sono rimasti sepolti nei territori inesplorati del mondo interiore. L’unico modo per accedervi consiste nell’andare oltre la trance della realtà cosiddetta ordinaria. Ciò può accadere spontaneamente e senza l’impiego di procedure particolari. La precarietà e l’illusione della realtà convenzionale è tale che chiunque può accedere alla percezione di ciò che esiste al di là. A questo riguardo si tratta solo di prendere in considerazione e sviluppare una serie di esperienze cui comunemente non si attribuisce alcun senso: per esempio, sogni, visioni, fantasie, intuizioni, ombre, spazi di vuoto tra un oggetto e l’altro, ecc. Un modo più operativo consiste nell’impiegare tecniche specificatamente sciamaniche. Il loro compito consiste nel creare spazi di vuoto nella coscienza e facilitare così l’accesso a nuovi canali di comunicazione.

L’esperienza di base dello stato sciamanico di coscienza è di carattere estatico e un mezzo importante per realizzarla consiste nell’impiego di particolari stimoli, in grado di produrre alterazioni nelle percezioni fisiche, e nel riferimento a un contesto rituale e religioso. A questo riguardo sono state tramandate diverse possibilità. Talvolta si tratta di metodi cruenti o di difficile gestione, come il ricorso a sostanze velenose o piante allucinogene, lunghi digiuni, pratiche dolorose di iniziazione, ecc. In altri contesti sono impiegati strumenti non traumatici e gioiosi, come il canto, la danza, il tambureggiamento, determinate posture del corpo, o altre semplici pratiche rituali. Mentre i primi metodi espongono al rischio di ripercussioni dannose sul piano fisico o mentale e necessitano in genere di una preparazione raramente accessibile all’uomo contemporaneo, i secondi, oltre a essere efficaci, sono sicuri e alla portata di chiunque desideri sinceramente avere un’esperienza sciamanica.

“La trance nella cultura occidentale” dice Michael Harner “è spesso associata con l’attività medianica, che a sua volta è sovente caratterizzata dall’amnesia. Il medium che parla in stato di trance medianica in genere non ricorda ciò di cui ha avuto esperienza. Inoltre la trance medianica comporta una presa di possesso delle facoltà del medium da parte di una qualche entità spirituale. E questo non è affatto ciò che accade nello stato sciamanico di coscienza poiché qui si è in grado di ricordare quello che è successo e […] non v’è perdita di controllo delle proprie facoltà come nei cosiddetti casi di possessione da parte di entità esterne”.[16] Per lo sciamano, inoltre, la trance o la visione non costituiscono l’obiettivo: ciò che conta è riportare conoscenza e potere per guarire sé stessi e gli altri e dare così un contributo alla rigenerazione della vita sociale. Nelle antiche culture tribali la trance era riconosciuta come tale e aveva quindi un suo posto preciso nell’ambito della struttura sociale.

Una volta che si raggiunge lo stato sciamanico di coscienza, l’elemento decisivo che determina l’esperienza estatica è sempre rappresentato dalla volontà di riceverla. L’esercizio di questa volontà richiede pratica e pazienza poiché si scontra sovente con il muro di ostacoli (dubbi, paure, incertezze, sfiducia, ecc.) messo in piedi dai sistemi di censura dell’ego. Nonostante le forti opposizioni e i condizionamenti culturali contrari, gli stati non ordinari di coscienza sono regolarmente oggetto di esperienza da parte di ogni essere umano. Ciò che manca semmai è la disponibilità a riconoscerli o dare a essi importanza. Per coloro che sono disponibili ad aprirsi a questa strada e che si mettono effettivamente in cammino, le risposte ben presto arrivano in modo inequivocabile e cristallino. Un mondo estatico e meraviglioso si definisce in tutti i suoi particolari e dona un senso di indicibile amore e bellezza. Quando ciò accade, la classica domanda che si pone la maggior parte dei ricercatori è: “Ma mi sto inventando tutto?”. La risposta a tale quesito è la chiave segreta del lavoro sciamanico.

Oh Spirito Cerchio, Spirito Guida, Grande Forza di Amore ed Estasi Che Si Muove Per Ogni Dove, grazie per avermi donato protezione. Io libero le sette Direzioni e i 12 Settori. Io onoro la tua natura divina e proclamo l’asservimento al Piano di Salvezza e all’Intento connesso alla Funzione. Kahesha Opa!

 

GUIDA AGLI ESERCIZI

La Guida agli esercizi e le pratiche o domande ivi contenute servono unicamente a radicare e incorporare in profondità il lavoro svolto durante la Formazione. Non sono impiegate per mettere alla prova, dare dei voti e giudicare il tuo grado di preparazione o intelligenza. La loro esecuzione è un modo per riconoscere e integrare il lavoro sciamanico. Usali dolcemente come un sacro atto di accettazione delle varie parti del tuo viaggio. Una volta ricevuto il fascicolo della lezione, è preferibile che tu legga questa Guida al più presto e magari prima del testo che la precede, in modo da poterti organizzare durante il mese. Sei invitato a impiegare le pratiche e a inviare gli esercizi scritti mensilmente (se ciò non è possibile, per favore stabilisci un accordo alternativo con il tuo Mentore). Puoi rispondere sia in italiano che in altre lingue o con dei disegni. Questo è un requisito solo se aspiri alla Certificazione di Primo Livello. La Formazione può essere frequentata anche senza svolgere gli esercizi.

1. La Mappa del Viaggio: È una rappresentazione delle tue esperienze e dei messaggi che hai ricevuto durante viaggi sciamanici, sogni, visioni, intuizioni, ecc. Sulla Mappa non sono trascritte parole: solo immagini, disegni e simboli. Questo strumento serve a ricordarti delle tue esperienze durante la Formazione. Puoi impiegare un pezzo di stoffa di cotone bianco o anche altri materiali naturali, della pelle o del cartone. Le misure ideali sono circa 30 centimetri quadri. Puoi suddividere la Mappa in 13 campi, ognuno rappresentante un Settore più uno spazio per il tuo Intento o Spirito Guida. Quando hai concluso il tuo lavoro mensile sul Settore, l’impiego della Mappa consiste dapprima nel prendere del tempo per rivedere i tuoi appunti e considerare le esperienze più significative, poi si tratta di disegnare il campo specifico della Mappa corrispondente al Settore. Non importa la qualità estetica del tuo disegno. Non si tratta di un lavoro artistico in senso convenzionale. Ciò che conta è che sia efficace per te. Dopo che hai disegnato il campo, trascrivi alcuni appunti sul tuo Diario in cui spieghi la tua comprensione riguardo le immagini. Durante questa prima fase di lavoro ti invito a preparare la base per la tua mappa e a disegnare il campo relativo al tuo Intento o Spirito Guida.

2. Domande:

1) Descrivi brevemente e con le tue parole cos’è uno Spirito Totem.

2) In base alla tua comprensione qual è la differenza tra Medicina Spirituale e Strumento Sacro?

 3. Seminario: Inviami un breve riassunto delle tue esperienze, riflessioni e sensazioni durante l’ultimo seminario a cui hai preso parte negli ultimi 30 giorni. Se non hai partecipato ad alcun seminario, ometti codesto esercizio.

4. Dispense: Considera ciò che hai letto nella Lezione Introduttiva, nella Lezione Uno e nella Lezione Due. Onestamente e in base alla tua percezione: che cosa ha creato interesse, comprensione, attrazione, ispirazione, chiarezza, piacere, ecc? Con che cosa hai sentito maggiore sintonia? Cosa invece ha provocato confusione, difficoltà, noia, irritazione, disinteresse, rancori? Con che cosa hai sentito meno sintonia?

 

NOTE

[1] Il termine totem deriva dal linguaggio indigeno degli Ojibwa siti nell’America settentrionale. Esso indica la matrice di un particolare tipo di essere, animale, pianta, fenomeno naturale o essenza a cui sono collegati i membri di una data tribù o popolo.
[2] Archetipo (dal greco arkhetupos, plasmato all’origine) è un termine usato da Jung per indicare strutture psichiche comuni a tutta l’umanità e simboli o miti universali. Queste strutture rappresentano “l’eredità arcaica dell’umanità” (CW V, para. 259) e l’inconscio collettivo. Jung considerava gli archetipi come forze intese ad accelerare e supportare l’auto-realizzazione o un maggiore senso di unità.
[3] L’astrologia che è giunta a noi è fondamentalmente il prodotto di autori e filosofi greci, di cui riflette i miti e la visione del mondo. I pianeti astrologici stessi sono identificati con i nomi delle divinità romane, prese in prestito dal pantheon greco. L’astrologia trova le sue radici in tempi ben più antichi, tuttavia le sue origini sono andate perdute. Solo pochi frammenti della sua remota eredità sono rimasti e hanno subito l’adattamento ai sistemi di credenza fondati sulla separazione delle età successive.
[4] Studi accademici hanno dimostrato che nelle civiltà arcaiche gli uomini non sembravano avere una coscienza soggettiva e alcuna consapevolezza di un Io separato. In Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, il neurologo Julian Jaynes dichiara che gli esseri umani erano direttamente connessi con messaggi uditivi e visivi emanati da alte autorità identificate come dèi. Non avevano una mente privata identificata con un ego e agivano come la forza operativa delle divinità. Questa mentalità, che Jaynes definisce mente bicamerale, era basata su due lati: esecutivo (dio) e seguace (umano), o cervello destro e sinistro. Qui il corpus callosum, che costituisce il ponte tra i due emisferi del cervello, era il mezzo che permetteva agli dèi, che dimoravano in uno degli emisferi, di impartire i loro ordini all’altro emisfero. Usando l’Iliade di Omero come modello, Jaynes fa continui riferimenti a quegli eroi che ricevevano ordini e consigli da varie divinità, e considera l’opera un’accurata descrizione di come gli uomini sperimentavano il mondo a quei tempi. I personaggi dell’Iliade non hanno il monologo interiore tipico dell’attuale configurazione umana. Le loro decisioni e azioni si sviluppano nel non-CUA e sono poi rivelate nel CUA da spiriti, dèi o visioni. Lo stesso processo si applica ai principali testi antichi. Il neuroscienziato Antonio Damasio suggerisce che la consapevolezza di ciò che chiamiamo coscienza ha soltanto tre secoli e mezzo di vita ed è diventata rilevante soltanto nel ventesimo secolo. Da questa prospettiva l’attuale CUA è una recente evoluzione frutto di una percezione separata dalla mente bicamerale.
[5] Zecharia Sitchin, The Stairway to Heaven, Avon Books, New York, 1980, p. 86.
[6] vedi Arthur David Horn, Humanity’s Extraterrestrial Origins: ET Influences on Humankind’s Biological and Cultural Evolution, Silberschnur, Lake Montezuma, Arizona, 1994; William Bramley, The Gods of Eden, Avon Books, New York, 1993. Barbara Marciniak, Bringers of the Dawn: Teachings from the Pleiadians, Bear & Company, Santa Fe, 1992.
[7] Michael Harner, La via dello sciamano, Edizioni Mediterranee, Roma, 1995, pp. 37-38.
[8] Riguardo le giganti creature rettili che si vantavano di essere i veri maestri dell’umanità, lo sciamano disse “Oh, dicono sempre così. Ma sono solo i Padroni dell’Oscurità Cosmica” (Harner, op.cit., p. 41). In seguito a quella esperienza Michael Harner decise di studiare a fondo lo sciamanesimo.
[9] Mircea Eliade, Yoga: Immortality and Freedom, Pantheon, New York, 1958, p. 320.
[10] Secondo l’Epica del  Sacro Cono il termine provvisorio è considerato sacro e viene generalmente impiegato come titolo inteso a significare onore e rispetto.
[11] Dal greco ephemeros “esistente per non più di un giorno”. Una pubblicazione, disponibile in diverse edizioni, che fornisce la posizione di Sole, Luna e tutti i pianeti per ciascun giorno dell’anno o per altri periodi di tempo regolari, insieme ad ulteriori dati astronomici.
[12] Il termine tra parentesi e in corsivo si riferisce alla terminologia impiegata nell’Epica del Sacro Cono.
[13] Appunti da insegnamenti in idioma sacro, traduzione provvisoria a cura dell’autore.
[14] Marc Edmund Jones, Astrology How and Why It Works, RKP, p. 267.
[15] Mircea Eliade, Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, Ed. Mediterranee, p. 239.
[16] “The Ancient Wisdom in Shamanic Cultures: An Interview with Michael Harner conducted by Gary Doore” in Shirley Nicholson (ed.), Shamanism: An Expanded View of Reality, Theosophical Publishing House, p. 15.

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