L’Imperatore – Ariete: Un Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

L'Empereur-The-EmperorNel mazzo di Rider-Waite-Smith, L’Imperatore è raffigurato come uno stabile e austero sovrano che regge uno scettro, saldamente seduto su un trono ornato da quattro sculture raffiguranti l’ariete, su un solforoso sfondo rosso. Nei tarocchi questa carta è la quarta degli Arcani Maggiori, tradizionalmente associata alla lettera ebraica Heh, (finestra) ed al segno astrologico dell’Ariete.

L’Imperatore regge la croce egizia, o ankh, come uno scettro, che in altri mazzi è il globus cruciger, il simbolo dell’autorità degli imperatori e dei re cristiano-romani e che rappresenta il dominio della loro religione sul pianeta. Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, l’Imperatore è interpretato da San Costantino che regge il labarum, l’emblema che aveva sognato udendo la voce “In hoc signo vinces” (in questo segno vincerai), e che successivamente ordinò di apporre sugli scudi dei suoi soldati per vincere la battaglia contro l’imperatore anti-cristiano Massenzio. In seguito a questa vittoria la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano.

Nei Tarocchi di Thoth di Aleister Crowley l’Imperatore è raffigurato con le gambe incrociate, una caratteristica che questa carta ha in comune soltanto con un altro Arcano Maggiore, L’Appeso (associato con Nettuno). In questo come in tutti gli altri mazzi, l’Imperatore non ha con sé alcuna arma e il segno del suo potere è dato semplicemente da una profonda autorità sacra, e non dalla minaccia delle armi.

emperor crowleyUna descrizione dettagliata dell’autorità dell’Imperatore appare nella Meditazione sui Tarocchi, uno degli studi più profondi sull’esoterismo occidentale. Il libro, scritto da un autore anonimo (identificato con Valentin Tomberg), è stato molto apprezzato nell’ambiente cristiano e cattolico e presenta anche una postfazione del Cardinale Hans Urs von Balthasar, uno dei più grandi teologi cattolici del ventesimo secolo.

Per l’Amico Sconosciuto (il termine che l’anonimo autore usa riferendosi a se stesso) Dio, similmente all’Imperatore, è potente soltanto quando la sua autorità, lungi dall’essere imposta con la forza, è liberamente riconosciuta e accettata. “La preghiera è l’atto di questo riconoscimento e accettazione. Ognuno è libero di credere o non credere. Niente e nessuno può obbligarci ad avere fede – né scoperte scientifiche, né argomenti logici, né torture fisiche possono costringerci a credere, ovvero riconoscere ed accettare liberamente l’autorità di Dio. Ma d’altra parte, una volta che quest’autorità è riconosciuta e accettata, l’impotente diventa potente. Allora il potere divino può manifestarsi – ed è per questo che si dice che un granello di fede è sufficiente a muovere le montagne”

La pratica spirituale è indicata qui come il modo per risvegliare la coscienza addormentata e svelare il mistero della nostra vera natura. Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, analogamente ai Vangeli o alla Cabbala, sono esercizi spirituali che devono essere praticati profondamente, anziché esplorati intellettualmente. Il Tarocco come pratica spirituale non è intesa a fornire la conoscenza di nuovi elementi, bensì a permettere l’acquisizione della conoscenza solo quando è necessaria. Questa conoscenza è conservata nel profondo serbatoio del Possente Varco (vedi articolo sopra), fino a quando arriva il momento di manifestarsi e diventare visibile attraverso l’Ariete, l’Imperatore e l’inizio del nuovo ciclo dell’anno. L’inverno custodisce il seme della conoscenza, che emerge infine in primavera.

“L’iniziato è uno che sa come raggiungere il potere, ovvero sa come chiedere, cercare e mettere in pratica i mezzi appropriati per avere successo. I soli esercizi spirituali glielo hanno insegnato – nessuna teoria o dottrina, sebbene luminosa, avrebbe potuto in alcun modo renderlo capace di ‘sapere come sapere’… La filosofia ermetica pertanto non insegna che cosa si dovrebbe credere riguardo a Dio, l’uomo e la natura, ma insegna piuttosto a chiedere, cercare e bussare per arrivare all’esperienza mistica, all’illuminazione gnostica ed al magico effetto di ciò che si cerca di sapere su Dio, l’uomo e la natura. Ed è dopo aver chiesto, cercato e bussato – e dopo aver ricevuto, trovato e ottenuto l’accesso – che si sa. Questo tipo di sapere… è l’Imperatore; questo è l’insegnamento pratico della quarta carta dei Tarocchi.”

Per conseguire la vera conoscenza la nostra mente, che è l’organo apparente della conoscenza, necessita infine di arrendersi completamente al cuore, che è l’organo dell’amore, inteso come conoscenza completa. Quest’atto di arrendersi è implementato dalla pratica spirituale, ma in un modo, come il solido e pragmatico aspetto dell’Imperatore esemplifica, che è pienamente radicato nella realtà. La pratica spirituale è in questo caso un impegno risoluto con la realtà. Un individuo pragmatico è totalmente rispondente alla realtà, che è anche il vero significato dell’essere radicato. Questo implica muoversi e stare nel mondo fisico con il fermo intento di scoprire il mistero della vita e della morte, perseguendo incessantemente la ricerca del significato e della verità.

“Ebbene io vi dico, chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perchè chi chiede ottiene; chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Luca 11:9-10)

Il vero pragmatismo non è avere a che fare con ambizione, carriera, soldi o altri aspetti provvisori della vita. Significa cercare, chiedere e bussare sistematicamente per rivelare il vero significato della vita e il mistero supremo, che qui chiamo Dio. Questo Dio è il centro di tutta la realtà, inclusa la realtà della nostra identità. Attraverso la pratica spirituale ci radichiamo nella realtà e ci liberiamo di tutte le illusioni. Conformarsi alle attese degli altri e a quello che loro considerano reale non ha niente a che vedere con l’essere radicato nella realtà. Con la pratica spirituale abbraccio attivamente il mistero della realtà e scelgo di ancorarmi fermamente nel suo potere.

È la via suprema della liberazione o, come dice Osho, “la prima e l’ultima libertà”. La pratica spirituale ha il potere di dissipare tutte le paure. L’amore spazza via tutte le paure. Ed è quest’amore, che è Dio, che la pratica spirituale intende svelare nella profondità del nostro essere.

Il primo mese di primavera, col Sole in Ariete, è un periodo eccellente per iniziare e per impegnarsi in una pratica spirituale. In Wikipedia la “pratica spirituale” è definita come qualsiasi attività associata al coltivare la spiritualità. La “spiritualità” è descritta come concernente argomenti spirituali, vale a dire quelli “che implicano la natura originale, non solo come organismi biologici materiali, ma come esseri la cui unica relazione è con ciò che è al di là sia del tempo che del mondo materiale.”

La pratica spirituale è un vero impegno con l’essenza della realtà e l’autentica dedizione per quello che è davvero importante nella vita. È ciò che consente di sperimentare direttamente, coltivare e far emergere visibilmente lo Spirito in questo mondo. Attraverso la pratica spirituale lascio andare le mie idee rigide e prevenute, incluse quelle relative alla spiritualità e a Dio. Entro nel deserto interiore, la Nube della Non-conoscenza (Cloud of Unknowing), dove il mio cuore è purificato e recupera il suo genuino senso di stupore. L’accesso al mistero richiede la meraviglia di un bambino, lo stupore radicato nell’esperienza della bellezza estatica, ciò che gli antichi iniziati cercavano di conseguire attraverso ricerche filosofiche e spirituali.

Abbracciare la natura priva di pregiudizi di un bambino emerge come il requisito assoluto per penetrare il mistero della spiritualità. “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà.” (Luca 18:16-17)

L’eminente Cardinale Von Balthasar precedentemente menzionato, autore di 16 pesanti volumi enciclopedici e molte altre complesse opere teologiche, in uno dei suoi ultimi libri (Unless You Become Like This Child – A meno che non diventi come questo bambino), scritto come una sorta di testamento spirituale, descrive la semplicità cristiana di un bambino come “paradossalmente la più alta maturità possibile per l’uomo”, ammettendo che il messaggio centrale e il mistero del cristianesimo, “è la nostra trasformazione da saggi, autosufficienti, adulti in perenni bambini del Padre di Gesù con la grazia del loro Spirito. Tutto nel Vangelo – l’incarnazione di Dio, le sue vite segrete e pubbliche con i loro silenzi, miracoli e prediche, la sua Passione, la Croce e la Resurrezione: tutto è stato per questo.”

Il senso di meraviglia è una parte innata dell’infanzia. I bambini si meravigliano continuamente per quello che gli adulti danno per scontato. Vivono come pionieri in un mondo nuovo, dove ogni cosa, non importa se grande o piccola, diventa fonte di rivelazione e stupore. E quest’attitudine innocente è anche la caratteristica fondamentale dell’Ariete, il primo bambino emergente dello zodiaco.

Iniziando questo nuovo ciclo dell’anno, abbiamo l’opportunità di tornare bambini e recuperare il nostro istintivo bisogno di svelare il mistero dell’esistenza. Abbracciare la semplicità e la natura indagatrice di un bambino richiede gran coraggio in un mondo focalizzato su produttività, acquisizione, ambizione e rigidi presupposti. Tuttavia l’Ariete è il primo passo di un nuovissimo viaggio e, quando il vecchio viaggio è finito, regolarmente ritorna ad annunciare una nuova opportunità.

L’Ariete insegna che possiamo mantenere l’innocente integrità del nostro cuore come una via per muoverci genuinamente attraverso tutte le sfide della vita. E una volta che l’Ariete apre il suo cuore innocente di bambino e riconosce il Dio interiore, la sua autorità è destinata a regnare suprema. L’Imperatore dimora fermamente sul suo lucente trono, reggendo lo scettro del suo unico sacro Intento e celebrando l’inizio e la fine del Gioco.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

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