Lo Ierofante – Toro: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

index1Lo Ierofante, o Papa, è l’Arcano Maggiore tradizionalmente associato al segno del Toro. Ierofante (dal greco hiera “oggetti sacri” e phantes, “colui che mostra”), che significa letteralmente “colui che mostra gli oggetti sacri”, era il titolo dato ai sacerdoti più importanti dei Misteri Eleusini, basati sul culto di Demetra. Lo Ierofante era l’unico che poteva toccare e mostrare gli strumenti sacri della dea, mentre si circondava di luce mistica e pronunciava parole esoteriche. La rivelazione di questi oggetti sacri faceva parte del processo segreto d’iniziazione, e la loro natura è rimasta sconosciuta. Poiché Demetra era la dea del grano, molti studiosi credono che la cerimonia iniziatica implicasse la rivelazione delle spighe di grano, il dono della dea all’umanità.

La sacra enfasi sul grano continuò più tardi con la Cristianità attraverso l’Eucaristia, il più importante dono di Gesù. Lo Ierofante divenne poi il Papa, che è anche il termine originariamente usato nei tarocchi più antichi per designare lo Ierofante.

Nei Tarocchi di Rider Waite lo Ierofante è rappresentato come una figura solenne con la Tripla Corona sul capo (Tiara Papale) e un lungo scettro con una triplice croce nella mano sinistra, mentre dispensa il gesto della benedizione con la mano destra. È seduto tra due pilastri, con due chiavi incrociate (l’emblema del papato) ai suoi piedi e due preti inginocchiati davanti a lui.

ATU05A.E. Waite descrive questa carta come il potere dominante della religione esteriore, la somma di tutte le teologie “quando è passato nella massima rigidità dell’espressione.” Tuttavia, rappresenta anche l’iniziazione in un ordine segreto o scuola misterica, significato vividamente incarnato dal mazzo di Alesteir Crowley, dove lo Ierofante è carico di un intenso simbolismo esoterico. Egli siede su un toro circondato da elefanti e dai quattro Cherubini, i governatori dei segni astrologici fissi, associati anche con i quattro evangelisti. Nell’area del cuore ha un pentagramma con un bambino nudo all’interno e indossa una corona conica. Regge anche un bastone sormontato da tre anelli con la mano destra e fa il segno della V con le dita della mano sinistra.

L’autore anonimo di Meditazione sui Tarocchi identifica il tema centrale della carta nell’atto della benedizione. Egli descrive questo atto come un atto essenzialmente sacerdotale, un potere divino discendente che trascende la coscienza individuale di entrambi, colui che pronuncia la benedizione e colui che viene benedetto. Qui la benedizione è il processo discendente di un doppio movimento verticale, il cui equivalente ascendente è la preghiera.

La preghiera si eleva verso Dio, e una volta raggiunta la sua destinazione è divinamente trasformata in una benedizione che discende dall’alto. La preghiera implica qualunque cosa esprimiamo verticalmente e umanamente attraverso la mente, la volontà e il cuore. Comprende la definizione della nostra intenzione, la richiesta di connessione con lo Spirito, atti di volontà, fede e speranza, come pure tutti i nostri sforzi e rilasci al riguardo, inclusi la sofferenza, il dispiacere, il dolore e infine il perdono. La benedizione giunge come un dono che emana da Dio e dai regni multidimensionali, e fornisce grazia, illuminazione, pace, amore, consolazione o qualunque cosa è appropriata al tipo di preghiera impiegata. È incondizionata e richiede soltanto la disponibilità a riceverla.

Proprio come c’è un’asse verticale, collegato con la comunicazione multidimensionale o divina, e un’asse orizzontale, concernente le interazioni umane o tridimensionali, vi sono anche due tipi di respirazione: verticale e orizzontale. La respirazione verticale riguarda la nostra vita interiore ed è basata sull’alternanza di preghiera e benedizione. La legge della respirazione verticale è “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente.” (Matteo 22:37).

La respirazione orizzontale comprende il respiro ordinario, il modo in cui fisicamente interagiamo col nostro ambiente e con tutte le nostre relazioni – emozionale, mentale o spirituale – in questo mondo. A un livello sottile la respirazione orizzontale è basata sull’alternanza tra l’attenzione data alla vita esteriore e alla vita interiore. La legge della respirazione orizzontale è “Ama il prossimo tuo come te stesso.” (Marco 12:31)

L’insegnamento fondamentale del Papa riguarda la respirazione spirituale. La respirazione orizzontale “avviene tra esterno e interno, e la respirazione verticale tra sopra e sotto. Il pungiglione della morte o la crisi della suprema agonia della morte è il passaggio repentino dalla respirazione orizzontale a quella verticale. Tuttavia colui che ha appreso la respirazione verticale da vivo sarà esentato dal “pungiglione della morte”. Per lui il passaggio da una forma di respirazione all’altra non avrà la caratteristica di un angolo retto, ma dell’arco di un cerchio. La transizione non sarà brusca ma graduale, e curva invece che rettangolare.” (p.100). Dunque, se abbiamo imparato la respirazione verticale nella nostra vita orizzontale, quando la morte (la transizione da orizzontale a verticale) arriva, perde il suo pungiglione.

Il pungiglione della morte si riferisce al dolore procurato dalla morte sia alla persona coinvolta sia a parenti o amici che sono lasciati nel dolore. Tradizionalmente è legato anche al tormento che la morte porta a coloro che “muoiono nel peccato mortale”. Orizzontalmente il peccato mortale è generalmente identificato come una delle azioni gravi elencate nei canoni di una data religione, come adulterio, fornicazione, stregoneria, eresia, omicidio, ecc. Tuttavia, a un livello verticale, il peccato è semplicemente la folle illusione della separazione.

“Il peccato è follia. È il mezzo col quale la mente è portata alla pazzia e cerca di permettere alle illusioni di prendere il posto della verità. Ed essendo impazzita, la mente vede le illusioni dove dovrebbe esserci la verità e dove effettivamente si trova. […] I sogni di un folle fanno paura e il peccato sembra davvero terrorizzare. Tuttavia ciò che il peccato percepisce non è che un gioco puerile. Il Figlio di Dio può giocare ad essere diventato un corpo, preda del male e della colpa, con soltanto un poco di vita che termina nella morte. Ma per tutto il tempo suo Padre splende su di lui e lo ama con un Amore che non ha fine e che le sue simulazioni non possono assolutamente cambiare.” (UCIM, L-p.II 4.1:1-3; 4:1-4).

Il pungiglione della morte colpisce coloro che s’identificano con il loro sé separato ed il corpo che rappresenta questo sé, che è l’unica parte che muore veramente. Come scrive Paolo: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (Prima Lettera ai Corinzi 15:55-57)

angle 1 angle 2Il cambiamento tra orizzontale e verticale è un incrocio multidimensionale che incontriamo regolarmente sul nostro sentiero, e non solo con la morte fisica. È un punto d’equilibrio che esemplifica la necessità di muoverci oltre la nostra percezione limitata. Ogni qualvolta le cose diventano assai difficili e bloccate, quando continuiamo a sbattere contro un muro senza via d’uscita, questi sono i segnali che abbiamo raggiunto l’angolo retto. Vogliamo andare avanti a livello orizzontale, e tuttavia non possiamo farlo perché c’è una linea verticale che ostruisce il passaggio. Più colpiamo questa linea, più essa ci ferisce e distrugge. Non ci viene in mente che quest’angolo retto può diventare una curva se decidiamo di muoverci verticalmente (vedi figure). Ad un certo stadio il sentiero orizzontale è bloccato e questo comporta spostare l’attenzione ad un altro livello, il regno del nostro sé multidimensionale e di Dio. E anche a questo livello più elevato si tratta probabilmente di cambiare ancora il nostro movimento, questa volta da verticale a orizzontale, quando incontriamo di nuovo un altro angolo retto.

indexLa Croce Papale (vedi figura), che lo Ierofante regge con delicatezza nella mano sinistra, è caratterizzata da tre barre orizzontali vicino all’estremità superiore, in ordine decrescente di lunghezza man mano che si avvicinano al vertice. Queste tre barre sono associate a diversi elementi, come la Trinità, il triplice ruolo del Papa come leader del culto, maestro e comunità, le tre croci sul Calvario, ecc.

Qui, a mio vedere, la croce enfatizza la priorità del verticale (la cui lunghezza nella croce è estremamente pronunciata) e la consapevolezza dei tre mondi orizzontali o livelli di coscienza, attraverso cui il ricercatore viaggia per recuperare le parti frammentate della sua anima e integrarle nell’unità verticale. Mentre il ricercatore ascende, le barre orizzontali si restringono finché diventano tutt’uno con il verticale. Quando ciascuno dei tre assi orizzontali incontra l’asse verticale forma un angolo retto, che costituisce l’accesso al verticale. Questa è una zona critica poiché se sono intrappolato nella realtà separata dell’orizzontale sperimenterò l’asse verticale come un muro che blocca il passaggio. In questo stadio è necessario un cambiamento radicale di percezione che mi consente di modificare il movimento orizzontale in verticale. Se insisto a muovermi orizzontalmente sperimenterò l’asse verticale come un blocco. Rinnegherò la mia vera natura multidimensionale, proprio come Pietro, il primo Papa, rinnegò Cristo tre volte.

“Simon Pietro gli disse, ‘Signore, dove vai?’ Gli rispose Gesù, ‘Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi’ Pietro disse, ‘Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te’ Rispose Gesù ‘Darai la tua vita per me?’ ‘ In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.’” (Giovanni 13:36-38). Tuttavia, e forse proprio perché ha avuto l’esperienza diretta di questi tre blocchi, a Pietro fu affidato il compito di fondare la Chiesa.

In termini astrosciamanici il Rituale di Base del Sacro Cono è un’esemplificazione della Croce Papale. Il primo e il secondo stadio del Rituale rappresentano la preghiera, cosi come la esprimiamo nella nostra realtà separata basata sulle polarità e l’opposizione. Preghiamo dunque attraverso l’espressione del nostro luminoso intento e l’invocazione dello Spirito (primo stadio), come pure attraverso il rilascio dei rancori e il perdono (secondo stadio). Il terzo stadio del Rituale è lo stadio della benedizione, in cui diventiamo ricettivi alla benedizione che discende dall’alto.

Con riferimento alle barre della croce, il primo stadio è la lunga barra centrale, in relazione con la nostra consapevolezza cosciente e l’intento, la nostra volontà di contattare Dio e perdonare. È da qui che iniziamo. Poi, con il secondo stadio, discendiamo nella lunga barra inferiore e diventiamo consapevoli dei nostri rancori inconsci e nascosti o negati, che sono quindi elevati nella lunga barra centrale, il cuore o centro cosciente del perdono, e rilasciati attraverso l’ascensione nella barra corta più alta. Nel terzo stadio l’energia che ha raggiunto la barra più alta, rimane lì come concime per la trasformazione in benedizione. Questa barra finale è cruciale giacché funziona come una sorta di contenitore per il concime, che trasforma i rancori in fertilizzante per la benedizione che discende dal vertice della croce. Una volta che la fertilizzazione è avvenuta, la benedizione scende verso il basso attraverso l’asse verticale e raggiunge le barre centrale e inferiore, riunificando l’orizzontale al verticale. In ognuno dei tre stadi o barre l’energia rischia di essere bloccata se rimane intrappolata al livello orizzontale e non trova la sua via attraverso il verticale. La funzione del Papa è assicurarsi che il movimento della tripla croce fluisce e la benedizione è assicurata.

In tutte le tradizioni spirituali e sciamaniche vi sono riferimenti costanti al processo anzidetto. Per esempio, nella lettura della messa del Giovedì Santo (il giorno in cui ho scrittoquest’articolo), da Giovanni 13:1-15, possiamo vedere un’esemplificazione della benedizione, quando durante l’ultima cena Gesù si inginocchia e lava i piedi ai discepoli. “Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola”. Il padre qui rappresenta la barra superiore, o testa, la cui benedizione discende nelle mani di Gesù, che corrispondono alla barra intermedia. Allora Gesù muove la benedizione nella barra inferiore (piedi) dove egli “versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.”

È interessante notare che Pietro (colui che lo rinnegherà tre volte e che dopo essersi pentito diventerà il primo papa) disapprova che Gesù si chini a lavargli i piedi. “Gesù rispose, ‘Quello che io faccio tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo’. ’Non mi laverai mai i piedi’ disse Pietro’. Gli rispose Gesù ‘Se non ti laverò, non avrai parte con me’. ‘Allora Signore’ disse Simon Pietro ‘non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!’ Soggiunse Gesù ‘Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi ma non tutti’  Sapeva infatti chi lo avrebbe tradito; per questo disse ‘Non tutti siete mondi’. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: ‘Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni con gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi’.”

Questa è una delle più potenti esemplificazioni del Papa, come Arcano Maggiore, e del perdono. Il suo significato è chiaro, come pure sottile. Non lo commenterò, ma lo lascerò aperto, amici, perché possiate esprimere le vostre osservazioni. In effetti il mio invito in questo caso è di impiegare il metodo ignaziano di preghiera, uno degli esercizi spirituali cattolici più multidimensionali. Questo metodo, creato da Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, comporta la partecipazione di tutti i nostri sensi fisici ed è tipico della natura del Toro. La pratica consiste nell’usare l’immaginazione attiva, collocarsi in una scena Biblica, e impegnarsi totalmente in un’esperienza diretta. Funziona proprio come un viaggio astrosciamanico. In questo caso prendiamo per esempio l’episodio dell’ultima cena e ci spostiamo in quell’ambiente come partecipanti, osservando quello che vediamo, udiamo, odoriamo e sentiamo, incluso il tocco delle mani di Gesù sui nostri piedi. Puoi identificare te stesso con uno degli apostoli o chiunque si trovi là, e perfino Gesù stesso. Puoi portare anche chiunque desideri che stia in compagnia di Gesù, per prendere parte alla sua benedizione.

L’ultima cena in particolare è l’ideale per il Toro perché è un evento in cui il corpo fisico ha un ruolo importante. Oltre il lavaggio dei piedi, c’è anche l’atto di consumare la cena, come pure l’Eucaristia, mangiare il pane e bere il vino, e tutti implicano l’uso della bocca governata dal Toro per introdurre cibi e liquidi. V’invito ad inviare commenti o un breve racconto della vostra esperienza in seguito a questa pratica.

In quest’articolo ho fatto vari riferimenti a Pietro anche perché nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, egli rappresenta il Papa. Pietro, come sappiamo, è stato nominato guardiano della porta del Paradiso: “E io ti dico, tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16:18-19). In varie occasioni, oltre all’episodio del rinnegamento, Pietro mostrò segni di umana debolezza, ma Gesù ufficialmente sembra averlo apprezzato come capo degli apostoli e della Chiesa.

indexSecondo le scritture Pietro fu anche l’unico apostolo sposato. È probabile che anche gli altri apostoli, eccetto Giovanni, fossero sposati quando furono scelti da Gesù, ma Pietro è l’unico apostolo il cui matrimonio è dato per certo nel Nuovo Testamento attraverso riferimenti alla madre di sua moglie (Matteo 8:14-15; Marco 1:30-31). Alcuni autori sostengono che il Cristo deliberatamente lo scelse per essere a capo della chiesa sapendo che era sposato. Sebbene Pietro lasciò sua moglie per circa tre anni per seguire Gesù, ritornò da lei dopo la morte del Cristo. Secondo vari racconti Pietro portò con sé la moglie a Roma, dove svolse un ruolo importante predicando e promuovendo la cristianità. Fu martirizzata durante la persecuzione di Nerone e divenne nota come Santa Perpetua. Per questa ragione Robert Place conclude che Perpetua può essere considerata anche la prima Papessa.

Il Papa rappresenta il guardiano della respirazione verticale, alternando preghiere e benedizioni, sforzi umani e grazia divina. È il rappresentante visibile dell’asse verticale, che opera strenuamente come collegamento tra Dio e l’uomo. Qui occorre tenere conto che i Tarocchi furono inventati prima della Riforma, quando il Papa era considerato la suprema autorità spirituale sulla terra, con il potere di rappresentare Dio e conferire autorità agli imperatori. Essendo il quinto Arcano Maggiore, la sua associazione numerica è il cinque, il centro della volontà che sostiene i quattro elementi che conferiscono la maestria del livello orizzontale e la capacità di operare come intermediario tra due assi. Cinque è anche in relazione con il pentagramma e i cinque sensi.

Secondo l’autore anonimo del testo citato sopra c’è un pentagramma malefico (la volontà umana separata dall’unità e da Dio) ed uno sacro (la volontà umana unita alla volontà di Dio) e, quanto ai cinque sensi, sono visti come cinque ferite aperte, o stigmate, attraverso cui la percezione limitata del mondo oggettivo s’impone su di noi.

imagesIl Papa è il guardiano del sacro pentagramma e delle cinque ferite. La sua funzione è assicurare che la respirazione spirituale abbia luogo e che ci siano sempre persone che respirano di conseguenza. Egli abbraccia i tre voti tradizionali di obbedienza, povertà e castità. “L’obbedienza è la pratica di far tacere i desideri personali, le emozioni e l’immaginazione di fronte alla ragione e alla coscienza; è la supremazia dell’ideale opposto all’apparente, la nazione opposta al personale, l’umanità opposta alla nazione, e Dio opposto all’umanità. […] La povertà è la pratica del vuoto interiore, stabilito come conseguenza del silenzio dei desideri personali, delle emozioni e dell’immaginazione affinché l’anima sia in grado di ricevere dall’alto la rivelazione della parola, la vita e la luce. […]”. La castità è “lo stato dell’essere umano in cui il cuore, essendo diventato solare, è il centro di gravità” e “non riguarda unicamente il dominio del sesso. Riguarda ugualmente tutti gli altri domini in cui c’è la scelta tra la legge solare e le intossicazioni che inebetiscono”, incluse tutte le forme di fanatismo. Quanto sopra è discusso dettagliatamente in Meditazione sui Tarocchi, e pertanto non lo tratteremo ulteriormente in questa sede.

L’associazione del Papa con il sensuale e concreto Toro può apparire fuori luogo qui. Tuttavia la funzione del Papa è radicare il livello spirituale in quello fisico, per operare in persona Christi (come la rappresentazione fisica di Cristo) e per questo ha bisogno di dimorare fermamente nel regno terreno. La solidità della Chiesa, con tutte le sue cattedrali, monasteri e monumenti, come pure il sacramento originale dell’Eucaristia basato su pane e vino, sono tutti aspetti tangibili nella nostra realtà. L’unica pecca è che, similmente al Toro, mentre nella sua migliore condizione può essere confortante, paziente e sensibile, può diventare inflessibile e fanatico nel suo aspetto peggiore.

Questa carta generalmente non è popolare tra la maggior parte dei lettori di tarocchi New Age, perché evoca tutti i rigidi cliché attribuiti al Papa e alla Chiesa Cattolica. Tuttavia se siamo aperti a lasciar andare i nostri pregiudizi, il Papa emerge come un maestro saggio, un amico intimo che si trova qui soltanto per aiutarci ed assisterci quando affrontiamo l’angolo retto, la soglia critica tra l’orizzontale e il verticale. “Egli è il leader della salvezza per la razza umana in generale. Egli è l’ordine e il capo della gerarchia riconosciuta, che è il riflesso di un altro e più grande ordine gerarchico.” (A.E.Waite, The Pictorial Key to the Tarot).

© Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

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