Morte e Vita accadono sempre Qui e Ora

cemeteryOgni particella di conoscenza che diventa potere ha la morte come forza centrale. La morte dà l’ultimo tocco, e tutto ciò che è toccato dalla morte diventa davvero potere. Un uomo che segue il sentiero si trova davanti la morte a ogni svolta della strada, e inevitabilmente si fa lucidamente consapevole della propria morte.[…] Ma il preoccuparsi della morte ci indebolirebbe costringendo ciascuno di noi a concentrasi sul sé. Quindi, per essere un guerriero, la conquista successiva è il distacco. L’idea della morte imminente, invece di diventare un’ossessione, diventa un’indifferenza. (Carlos Castaneda)

La paura della sofferenza e della morte è inevitabile per chiunque s’identifica esclusivamente con la realtà fisica, o di terza dimensione.

E si tratta di una paura inevitabile poiché la morte e la sofferenza del corpo fisico è inevitabile.

Tuttavia, la paura della morte e del dolore, quando sono esplorate intensamente e nella loro effettiva realtà, sono il portale per il passaggio nella quarta dimensione e per la comprensione profonda della nostra autentica natura.

La morte è l’avvertimento che la trasformazione e il rilascio della percezione separata è quello che ognuno qui, nella realtà ordinaria della vita fisica, è destinato ad affrontare.

Questo avvertimento non è nuovo, poiché è stato ricevuto fin dall’inizio della separazione, e da allora le persone sono sempre morte.

È solo la mente separata che si ostina a non accettarlo.

Questa mente è così separata che continua a considerare la morte come un incidente spiacevole, un evento terribile, una zona inaccessibile, da negare, evitare, dimenticare e fare finta che non esista.

Ed è questa negazione che continua a mietere dolore ogni volta che la morte o solo la paura della morte arriva inevitabile.

Con la morte, il sogno dell’ego giunge al capolinea, sebbene possa ancora essere riciclato con una nuova corsa mediante il sogno della reincarnazione: una misera e sinistra farsa che l’ego ha creato per conseguire l’immortalità.

I sogni non possono continuare per sempre e un risveglio generale è solo questione di tempo.

Eppure possiamo decidere di svegliarci prima, evitando ulteriore sofferenza e terrore.

La tolleranza al dolore può essere elevata, ma non è senza limite. Alla fine tutti incominciano a riconoscere, per quanto debolmente, che ci deve essere un modo migliore. Non appena questo riconoscimento si stabilizza più fermamente, diventa un punto di svolta. Questo alla fine risveglia la visione spirituale, indebolendo simultaneamente l’investimento nella vista fisica. L’investimento alternato nei due livelli di percezione viene usualmente sperimentato come un conflitto, che può diventare molto acuto. Ma la riuscita è certa così come lo è Dio. (Un corso in miracoli, T35)

Perciò, riguardo alla morte, la prima cosa da ricordare è di non lasciarsi travolgere da emozioni di paura, terrore e preoccupazione.

Possiamo cavalcare la morte come un puledro che viaggia verso la libertà.

Possiamo trasformare la morte se ci colleghiamo con la quinta dimensione, che è quella del regno mentale e dell’aria.

Connettendoci con la mente multidimensionale, quella che ha una prospettiva più ampia, le emozioni possono essere dirette verso un intento di liberazione e unità.

La mente dell’ego è basata sulla separazione e la negazione, e se usiamo quella mente, quando arriva l’onda emozionale, il risultato è terrore e paura.

Nella percezione separata la morte fisica può arrivare o non arrivare in questo momento, mentre a livello multidimensionale la morte arriva sempre, ed è quello che l’ego separato non vuole riconoscere.

La guarigione dalla separazione avviene portando consapevolezza su ciò che è negato e non visibile, poco importa se sia piacevole o meno.

La morte accade sempre, qui e ora, così come la vita. E se non siamo in grado di percepire la presenza della morte, questo è un dato preoccupante, poiché significa che la nostra mente è morta, o in coma.

Questa è la condizione di buona parte del genere umano, uno stato di coma profondo della mente, fondato sulla negazione della morte.

Allorché la morte ci riguarda da vicino, mediante la scomparsa o le malattie gravi di persone care, o quando a morire siamo noi stessi, ecco che allora ne prendiamo consapevolezza. Ma si tratta tuttavia di un evento personale, che non riguarda il resto della gente, che invece continua a “vivere” e negare la morte.

In certe epoche storiche o momenti della vita, la morte diventa visibile per tutti, ma solo quando accadono epidemie, disastri naturali,  catastrofi o guerre.

Ma i più grandi disastri nella storia dell’umanità impallidiscono in confronto alla cosiddetta morte naturale.

La morte naturale prende una media di 52 milioni di vite ogni anno.

Mentre stai leggendo quest’articolo, 144 persone sono appena morte su questo pianeta.

Dunque la morte arriva continuamente, è solo che non la vogliamo vedere.

La morte ci confronta con la scelta tra la percezione distorta dell’ego e la salvezza, il dolore e la felicità, il sogno e la realtà.

È una credenza fissa ed immutabile del mondo che tutte le cose nel mondo nascono soltanto per morire. Viene considerata come la “legge della natura”, da non mettere in dubbio, ma da accettare come la legge “naturale” della vita. Ciò che è ciclico, cambia ed è incerto: ciò che è inattendibile e instabile, che cresce e cala in un certo modo lungo un certo cammino – tutto questo viene considerato come Volontà di Dio. E nessuno si chiede se un Creatore benevolo potrebbe mai volere ciò. (Un corso in miracoli, T23)

© 2010 Franco Santoro

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