Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico

indexNell’articolo intitolato “Gospel in the Stars” (Il Vangelo nelle Stelle) ho fatto riferimento all’intima associazione tra la Bibbia e l’astrologia. Ho menzionato il Vangelo di Marco e la sua divisione in 12 sezioni, ognuna corrispondente ad un segno dello zodiaco, disposti nel loro ordine naturale dall’Ariete ai Pesci.

Secondo questa struttura, descritta nei dettagli da Bill Darlison in The Gospel and the Zodiac, la parte associata al segno dei Gemelli va da Marco 4:35 a 6:29.

Questa porzione del Vangelo di Marco corrispondente ai Gemelli comincia con Gesù che dice ai discepoli:

“Passiamo all’altra riva”, riconoscendo sin dall’inizio la natura dualistica dei Gemelli. Poi l’intero gruppo sale in una barca e comincia un breve viaggio in mare. Castore e Polluce, i Gemelli dell’omonima costellazione, come fa notare Darlison, sono i patroni dei naviganti e delle navi, come ad esempio quella usata da San Paolo, ed erano spesso invocati dai marinai.

Quando Gesù, dopo aver predicato un giorno intero tra la folla, disse ai suoi discepoli di andare sull’altra riva del Mare di Galilea, probabilmente erano felici perché potevano finalmente rilassarsi e avere Gesù tutto per loro. Ma, improvvisamente, sopraggiunse un furioso temporale, che i discepoli cercarono di combattere con tutta la loro abilità d’uomini di mare. Tuttavia non si erano mai imbattuti in una tale bufera, e quando la barca iniziò ad affondare, cominciarono a gridare e ad agitarsi in preda al panico.

Era una scena di totale confusione e scompiglio. E cosa faceva Gesù in mezzo a questo trambusto? Tranquillo, dormiva bonariamente su un cuscino. Spaventati i discepoli decisero di svegliarlo, gridando: “Maestro, non t’importa che moriamo?”

Gesù tranquillamente si alzò, sgridò il vento e disse alle onde di tacere. All’improvviso tutto si calmò. Poi Gesù chiese ai discepoli, rimasti a bocca aperta, perché stavano facendo tutto quel baccano per il temporale.

Quando ho letto questa storia per la prima volta, sono rimasto colpito dalla tragicomica scena di Gesù che si fa un sonnellino nel bel mezzo di una fragorosa tempesta, mentre tutti intorno a lui urlano e imprecano.

Com’è possibile dormire in mezzo ad una tale baraonda? E perché Gesù stava dormendo? Questo mi ha incuriosito molto. In seguito, ho percepito il suo atteggiamento come una perfetta raffigurazione della nostra identità umana e la sua separazione da Dio [i] e dal nostro vero Sé.

Image29Nella vita, siamo regolarmente sconvolti da turbini di paure, preoccupazioni e sofferenze. Spesso urliamo e imprechiamo, apertamente o intimamente. Quando questo accade il nostro vero Sé giace profondamente addormentato. Tuttavia se finalmente decidiamo di svegliarlo, questo Sé comanda semplicemente al caos di “calmarsi” e subito la pazzia svanisce come un brutto sogno. Allora ci rendiamo conto che eravamo noi quelli che dormivano sulla barca, e non Gesù. E Gesù continua a viaggiare con me, non importa se sono sveglio o in sogno o, come dice Un Corso in Miracoli, “Dio viene con me ovunque io vada.” (UCIM, L41)

Paura, ansia, preoccupazione e ogni tipo di sofferenza sono sempre le inevitabili conseguenze della separazione. Escogitiamo e impieghiamo molti strumenti per affrontare i nostri problemi, tuttavia quello che facciamo raramente è mettere in discussione la realtà dei problemi stessi, perdendo l’opportunità di scoprire cosa sta veramente accadendo mentre siamo assorbiti dai nostri incubi. Non dobbiamo avere paura del furioso temporale, perché Dio è con noi in ogni circostanza.

“Nel profondo di te stesso, c’è tutto ciò che è perfetto, pronto ad irradiarsi tramite te nel mondo. Curerà tutta la tristezza e il dolore, la paura e il senso di perdita perché guarirà la mente che pensava che tutte queste cose fossero vere, e che soffriva per la sua fedeltà ad esse.” (UCIM, L41:3)

Naturalmente, la maggior parte di noi, non lo crede. Come possiamo, quando il nostro vero Sé è oscurato da spessi strati di follia e isolamento? Forse il primo passo per accedere al nostro Sé interiore è attirare la sua attenzione, per stabilire una comunicazione diretta e “svegliarlo”. Se il sogno è il problema, non c’è modo di trovare una cura salvo che non decido di fare appello a ciò che non si trova nel sogno. Invece di gridare e imprecare ai personaggi e agli scenari del mio sogno, posso rivolgermi a chi non appartiene al sogno. Come esseri umani siamo tutti nella stessa barca, e in questa barca possiamo connetterci con Colui che, in pace, riposa nella barca.

La domanda è “Dove riposa Gesù nella mia barca?”. Non importa se lo sveglio con un tenero sussurro o urlando a pieni polmoni. Quello che conta alla fine è scegliere di comunicare con Lui e poi svegliarlo. Una volta divenuto consapevole della Sua presenza, la seconda fase è lasciar andare i miei sogni terrificanti, che conduce alla terza fase, quella del risveglio e del riposo in Dio. “mi rifugio all’ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo.” (Salmo 57:1)

Vorrei riferire adesso una serie di sincronicità, che sono un aspetto tipico dei Gemelli. Le sincronicità sono riconoscimenti di relazioni concettuali tra due o più esperienze non connesse causalmente. Questo, a mio avviso, è uno dei modi preferiti usati dallo Spirito Santo per comunicare e insegnarci le sue lezioni.

Spesso sono testimone di sincronicità durante seminari astrosciamanici, sessioni e nella mia vita di tutti i giorni. Sono potenti strumenti di guarigione perché promuovono la riconciliazione delle polarità, la creazione di collegamenti e l’espansione delle nostre facoltà mentali, che sono anche le caratteristiche principali dei Gemelli.

Dopo aver scritto il pezzo su Gesù che calmava la tempesta, ho ponderato un momento la piacevole sensazione di unirmi a Gesù nel suo sonno e riposare in lui. Poi ho preso Un Corso in Miracoli e ho letto la lezione del giorno, che era sorprendentemente:

“Io riposo in Dio. Questo pensiero ti porterà riposo e quiete, pace e tranquillità, la sicurezza e la felicità che cerchi. Io riposo in Dio. Questo pensiero ha il potere di risvegliare la verità che dorme in te, la cui visione vede, al di là delle apparenze, la stessa verità in ognuno e in ogni cosa che esiste.” (UCIM L109:2)

Più tardi, nel pomeriggio, ho letto un racconto sulla traversata dell’Atlantico di John Wesley, durante la quale egli si era trovato in mezzo a una violenta bufera. Tutti erano in preda al panico, incluso Wesley stesso. L’unica eccezione era un gruppo di membri della Chiesa Moraviana, che continuavano a cantare tranquillamente i loro inni come se niente stesse accadendo. Wesley che divenne più tardi leader del Movimento Metodista, fu profondamente impressionato dalla loro calma e si rese conto che quel gruppo aveva una fiducia interiore che ancora mancava nella sua vita.

La sera ho visto Marcelino pan y vino (Marcellino pane e vino), un tenero e luminoso film spagnolo, in cui la scena finale fornisce un’altra sublime rappresentazione di “riposare in Dio” (cliccando qui puoi vedere la prima parte del film).

In poche ore ho ricevuto lo stesso messaggio da fonti non collegate fra loro e in forme differenti. Poi, alla fine del giorno, durante le mie preghiere notturne, dopo aver detto le parole finali “Il Signore ci conceda una notte tranquilla e una perfetta fine. Amen” mi sono abbandonato nelle mani di Dio, godendomi un sonno pacifico e guaritore, che è stata l’esperienza culminante delle lezioni che avevo ricevuto durante il giorno.

Mentre scrivo mi rendo conto che forse tutto questo non appare molto eclatante. Dopo tutto, quel giorno sono stato fondamentalmente da solo, interagendo soltanto con libri e film. Ci sono certamente sincronicità più spettacolari che io, come molti di voi, ho sperimentato nella vita. Niente d’avvincente o sensazionale è accaduto in quell’occasione.

Sono stato da solo, impegnato semplicemente con i miei pensieri. E tuttavia, riconosco che qualcosa di potente è accaduto quel giorno, che scaturisce dalla consapevolezza che è anche ciò che continua ad accadere ogni giorno, se solo sono disponibile ad accettarlo. E quello che intendo accettare è la costante consapevolezza della presenza di Dio.

La sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco contiene anche la decapitazione di Giovanni Battista, la spedizione dei Dodici, a due a due, con l’autorità di scacciare i demoni dalle persone ammalate, e diversi eventi di guarigione tutti strettamente legati al sentiero d’iniziazione dei Gemelli. Sebbene questa porzione del Vangelo sia molto corta e veloce da leggere, contiene numerosi messaggi, che potrebbero richiedere diversi volumi se l’analitico spirito di Mercurio prendesse il sopravvento. Tuttavia stiamo trattando con i Gemelli e non con la Vergine, e non entrerò dunque in altri argomenti.

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di Paolo Veronese

Tra le storie di questa sezione del Vangelo, desidero menzionare quella della donna affetta da emorragia, in Marco 5:21-32. Mentre Gesù, seguito da una gran folla, si recava a curare una bambina di dodici anni, una donna affetta da emorragia vaginale da dodici anni cerca disperatamente di avvicinarlo. Ha provato ogni sorta di cura senza nessun risultato. Oltre a dover fare i conti con la sua malattia, è condannata e ostracizzata dalle leggi religiose di quei tempi che consideravano il suo flusso impuro. Tuttavia la donna non si arrende, e quando sente parlare di Gesù, inesorabilmente striscia tra la folla finché riesce a toccargli il mantello, e come risultato è guarita.

Ciò che appare piuttosto peculiare qui è il modo in cui Gesù risponde quando la donna lo tocca. “Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo ‘Chi mi ha toccato il mantello?’” Poiché c’è un’intera folla che tocca e stringe Gesù, i discepoli non riescono a capire il senso della domanda. “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici ‘Chi mi ha toccato?’”. Ma Gesù continuava a guardare intorno per vedere chi lo aveva fatto. Allora la donna, sapendo ciò che le era accaduto, venne e cadde ai suoi piedi e, tremando di paura, gli disse tutta la verità. Ed Egli le disse, “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Tutti toccano Gesù, tuttavia solo quella donna lo tocca in un modo speciale. Usa il suo potere per attingere a quello di Gesù, il quale percepisce il potere uscire da lui. Gesù è colto di sorpresa e non vede neanche la donna. Lei prende l’iniziativa, ed è il suo coraggio e la sua fede che effettivamente la salvano.

Poco dopo aver letto questa storia, ho trovato un riferimento inaspettato in un recital di Roberto Benigni sull’Inferno di Dante (Canto III) trasmesso dalla televisione italiana. Benigni menziona la donna con l’emorragia mentre parla di passione e amore in connessione con la storia di Paolo e Francesca.

Ora concludo con il celebre passo della Divina Commedia relativo a Paola e Francesca (Inferno, canto V), che puoi vedere recitato da Benigni nel video a seguire:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Bene, per ora è tutto. Smetti di preoccuparti e fatti un sonnellino.

© Franco Santoro

[i] Dio è qui inteso come Dio Unico, Amore Incondizionato, e non denota identificazione con uno specifico credo o genere. Ciò che conta è l’esperienza di Dio, non il termine che usiamo. Se il termine Dio causa rancori, sentiti libero di sostituirlo con un’altra parola. Tuttavia sottolineo che qualunque lavoro spirituale profondo ci metterà sempre comunque di fronte a tutti i rancori che abbiamo verso il termine Dio allo scopo di guarirli.

Immagine di apertura: da http://www.soulshepherding.org/2012/03/peace-be-still/

 

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