Pentecoste

fire1Nel calendario cristiano vi sono tre festività particolarmente importanti.  Due di esse (Natale e Pasqua) sono ampiamente conosciute da tutti, cristiani e non-cristiani. La terza, la Pentecoste è meno familiare tanto che perfino parecchi credenti non sanno molto di questa celebrazione. Forse perché, a differenza delle altre festività, non comporta giorni supplementari di vacanza, né l’acquisto di merci specifiche o associazioni culinarie, come il panettone a Natale, le uova e la colomba a Pasqua.

In effetti, la Pentecoste è associata al consumo di cibi, perché originariamente celebrava la fruizione ebraica del raccolto e delle primizie. Nel linguaggio simbolico cristiano si riferisce anche a Gesù come “primizia di coloro che sono morti” (Prima Lettera ai Corinzi 15:20) esemplificato da “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Giovanni 6:35). Sebbene possa suonare come lo slogan di un servizio di ristorazione, il motto non promuove certo il consumismo, ed è questo forse il motivo per cui non c’è molta promozione durante la Pentecoste.

La Pentecoste è il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e l’anniversario dei Dieci Comandamenti e soprattutto, per i cristiani, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

In quell’occasione i discepoli e la Vergine Maria “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.” (Atti degli Apostoli 2:1-4)

La maggior parte dei cristiani considera la Pentecoste come la nascita ufficiale della Chiesa. Prima di quest’evento i seguaci di Gesù erano sparpagliati e impauriti, ma dopo la discesa dello Spirito Santo furono pieni di entusiasmo, si riunirono e cominciarono a stabilire le loro pratiche e insegnamenti.

Il Concilio Vaticano II descrive l’azione dello Spirito Santo come “un lavoro interiore di salvezza, espresso esteriormente nella nascita di una comunità e istituzione di salvezza… permeata d’amore, che supera tutte le differenze e divisioni di una natura terrena… con un’espressione di fede in Dio comprensibile a tutti, nonostante le differenze di linguaggio”.

La Chiesa nata a Pentecoste, piuttosto che un edificio o un’organizzazione gerarchica, è la riunione di coloro che, pieni di Spirito Santo, hanno ricevuto il “dono delle lingue”, così che quando parlano ciascuno li intende nella propria lingua nativa. Il dono sancisce la comunicazione nello Spirito piuttosto che nel linguaggio.

Come dice Alan Watts “quando la mente non è più affascinata, la confusione delle lingue lascia il posto al dono delle lingue – il potere di usare la Parola senza esserne sedotti.” Per questa ragione “il cattolicesimo ha sempre sostenuto che l’autorità spirituale risiede nella Chiesa viva piuttosto che nella ‘lettera morta’ delle Scritture. Ma la Chiesa ha autorità soltanto nella misura in cui rimane veramente la Chiesa, la compagnia di coloro che si rendono conto effettivamente che sono uno con l’Autore dalla cui Parola l’universo di tempo, spazio e dualità è sgretolato dall’eternità.”

Quali erano dunque le usanze di questa Chiesa primitiva? Sebbene sia un argomento troppo controverso per una trattazione di pochi paragrafi, ciò che appare chiaro è che le scritture non avevano un ruolo privilegiato, anche perché i Vangeli diventarono disponibili soltanto cento o duecento anni dopo la Pentecoste.

I primi scritti cristiani e vari riferimenti nella Bibbia enfatizzano una celebrazione gioiosa, con danza, musica, contemplazione e trance, più che la lettura o l’analisi dei testi sacri.

La danza era un aspetto vitale delle pratiche religiose degli antichi israeliti, e le persone erano regolarmente esortate a danzare e a suonare musica nel Vecchio Testamento. Tuttavia quello che percepisco come più significativo in quelle danze e in tutte le pratiche dei primi cristiani è la trance sciamanica e l’elemento muta-forma, che è pure l’essenza della Pentecoste stessa.

I discepoli sono pieni dello Spirito Santo e, come conseguenza, iniziano a parlare lingue che non conoscono e a esprimere una passione e centratura senza precedenti. Ed era, in effetti, questa capacità di entrare in uno stato non ordinario di coscienza, abbandonare il proprio corpo e la propria mente interamente a Dio, e riceverne la forza, il fuoco, che rappresentava il sine qua non per ottenere l’ammissione nella Chiesa primitiva.

Le antiche pratiche sciamaniche di glossolalia, o parlare in altre lingue, sono ancora la caratteristica principale del Pentecostalismo, i Movimenti Carismatici, e il Cattolicesimo Carismatico, che risultano pure come i gruppi in maggiore crescita nel cristianesimo contemporaneo. Le loro pratiche, oltre che parlare in altre lingue, implicano danzare in cerchio, saltare, gridare, piangere e ridere, lasciarsi cadere o rotolare sul pavimento, e altre esperienze catartiche.

Un’altra forma di trance comune tra i primi mistici e santi cristiani, come Antonio d’Egitto, Benedetto, Columba di Iona e più tardi Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, per menzionarne alcuni, comportava un’incessante contemplazione e la deprivazione sensoriale, che sono elementi consueti in tutte le esperienze sciamaniche profonde e nella ricerca della visione.

L’elemento centrale della Chiesa originaria è l’esperienza diretta della presenza di Dio come amore, attraverso l’intervento dello Spirito Santo. La funzione dello Spirito Santo è di guarire la mente frammentata. Questo significa dissolvere la folle idea di esistere come entità separate in perpetuo conflitto o minaccia reciproca, e svelare la nostra vera natura comune unita incessantemente a Dio.

Lo Spirito Santo insegna che “Nulla di ciò che è reale può essere minacciato. Nulla di irreale esiste” (UCIM, T 1:2). Egli media tra la realtà e l’illusione del nostro sé separato.

Questo è possibile perché, “mentre da un lato Egli conosce la verità, dall’altro riconosce anche le nostre illusioni, pur senza credere in esse. L’obiettivo dello Spirito Santo è di aiutarci ad uscire dal mondo dei sogni insegnandoci come capovolgere il nostro sistema di pensiero e disimparare i nostri errori. Il perdono è la lezione più grande offertaci dallo Spirito Santo per compiere questo capovolgimento del nostro sistema di pensiero.” (UCIM, Prefazione, xi).

Il perdono e la spiritualità comportano il passaggio da una percezione basata sulla separazione ad una continua comunione con chiunque e qualunque cosa esiste. La spiritualità non è una gara per raggiungere l’illuminazione individuale o una competizione per imporre le proprie idee religiose sugli altri. La Chiesa è una santa comunione di persone e questo non si fonda sulla veridicità della loro dottrina, ma si basa fermamente sul valore della loro connessione d’amore con Dio e con gli altri. (1 Giovanni 4:20).

“Quando ti avvicini a un fratello ti accosti a me, e quando ti ritiri da lui ti allontani da me. La Salvezza è un’impresa collaborativa. Non può essere intrapresa con successo da coloro che si disimpegnano nei confronti della Figliolanza, perché essi si stanno disimpegnando da me. Dio verrà da te solo finché Lo offrirai ai tuoi fratelli.” (UCIM, T4, VI.8:1-4)

Le antiche pratiche cristiane sono molto pragmatiche a questo proposito. La Chiesa diventa un raduno sacro dove usciamo dalla nostra pazzia privata e la lasciamo andare come una follia collettiva comune. Attraverso danza, trance, suoni e canzoni, manifeste o silenziose, i rancori sono bruciati e trasformati in preghiera.

Questa è la via che conduce all’estatica presenza del vuoto. Qui lo Spirito Santo si svela e noi tutti possiamo sentire la nostra effettiva unità, condividendola con gli altri, e facendola risplendere in noi quando la vediamo in ogni essere vivente.

E, per grazia di Dio e della Pentecoste, questa è l’essenza sciamanica originale della Chiesa.

© Franco Santoro

 

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