Pesci: disintegrazione dell’ego

indexI Pesci rappresentano la zona di disintegrazione dell’ego, un “polvere sei e polvere ritornerai”, che potenzialmente può liberarci dalla percezione della separazione.

Qui l’ego può da un lato venir meno, annientando ogni traccia di paura e dolore, e svelando la realtà della nostra natura spirituale. Dall’altro, se la paura per la disintegrazione prevale, può accadere radicalmente l’opposto, per cui siamo sedotti e travolti da nuove illusioni dell’ego e riciclati ancora nel mondo separato.

I Pesci sono una soglia che rappresenta sia il culmine della miseria sia il trionfo dell’amore. L’ego è destinato al dolore, alla paura e all’autodistruzione, ed è ciò che continua a riciclare ripetutamente. Sulla soglia finale dei Pesci affrontiamo il culmine di questa paura.

Qui possiamo soccombere nel terrore più profondo, fornendo concime al mondo separato, oppure trovare solido rifugio nella Luce amorevole, svegliandoci al vero mondo. In ogni caso, il mondo separato non sarà mai in grado di cogliere il mistero dei Pesci. Qui ci abbandoniamo alla totalità genuina del nostro essere, e non importa se il mondo ci maledice o santifica, quel che conta è trovare rifugio nell’Amato e adempiere infine al vero desiderio del nostro cuore.

Dio è un mistero, e la vita, come ognuno di noi, è pure un mistero. Tutto quello che dobbiamo fare è permettere al mistero di rivelarsi e lasciare che ci sia. Così permettiamo a Dio di essere Luce, e accettiamo di stare alla sua presenza, e alla presenza di chiunque ci circonda, inclusi noi stessi. Quest’attitudine si sviluppa attraverso la pratica spirituale regolare, distaccandosi provvisoriamente e ripetutamente dal dramma della realtà consensuale.

La chiamata finale dei Pesci è diventare completamente svegli al mistero, rivelare noi stessi perdendoci nella totalità dell’esistenza, per scoprire la nostra parte decisiva in questa totalità, e godere infine della presenza della Luce.

Questa chiamata giunge per molti proprio nei giorni di transizione tra inverno e primavera, nel Grande Varco

Franco Santoro

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