Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 1)

1005449_10151759843501041_950366899_n copyTocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base, con Franco Santoro

14 gennaio 2012, (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Oggi è il 14 gennaio 2012, il Sole è in Capricorno e la Luna in Vergine, e ciò costituisce il binario 10.6, i gradi da 20 a 22½° del Capricorno, il PTU della Regione D10-6, corrispondente alla Russia, Sud-Ovest  e la collocazione Handoriana HSS 10-6, lo Stato di Kortex, Kingdom of Dulkas.

Ci troviamo in questo luogo fisico e simultaneamente siamo anche in queste collocazioni e in tante altre. Il sistema binario, il PTU e la collocazione Handoriana sono sistemi di misurazione multidimensionale.

Vi sono tanti sistemi di misurazione intesi a dare informazioni riguardo la quantità delle forme di terza dimensione. In questo caso ci riferiamo a quantità di distanza e tempo.

Da una prospettiva terrena di terza dimensione ordinaria esistono specifiche unità di misura per le distanze (chilometri, metri, ecc.) e per il tempo (giorni, ore, minuti), che sono sistemi ufficiali, di cui nella terza dimensione teniamo conto costantemente: ovvero le misurazioni in larghezza, lunghezza e altezza, e quelle relative al tempo, fissate dal calendario e dall’orologio.

Da una prospettiva multidimensionale impieghiamo sistemi di misurazione più ampi, e il primo sistema a questo riguardo riguarda la misurazione delle distanze di quarta dimensione. Tali distanze si misurano in unità spazio-tempo. Questo perché in quarta dimensione si può viaggiare nel tempo.

Di conseguenza, per esempio, un chilometro di quarta dimensione, è una distanza temporale e fisica allo stesso tempo. Il sistema binario 10.6, per esempio, è una di queste misurazioni di distanza multidimensionale. Questa distanza non è concepibile per i nostri occhi, che sono in grado di vedere unicamente la visione condizionata della mente umana separata, quella del tempo ordinario, ma può essere percepita da altre parti del nostro corpo ed è alla portata delle nostre emozioni, che risiedono appunto in quarta dimensione.

A livello emotivo possiamo spostarci nel tempo, e in effetti viaggiamo in continuazione sia nel passato sia nel futuro. E questi viaggi nel tempo determinano quello che ci accade nella vita più propriamente fisica, dove il tempo in apparenza è uguale per tutti.

Oggi è il 14 gennaio 2012, e questo è un dato che riconosciamo tutti, perché fa parte della misurazione ufficiale del tempo, il tempo umano.

indexIl fatto che oggi sia il 14 gennaio 2012 è il risultato di una decisione presa nel 1582 da papa Gregorio XIII (10.10.5), Sole e Luna in Capricorno, Ascendente in Leone, nato a Bologna, 7 gennaio 1502. Il calendario gregoriano sostituì allora il calendario giuliano di Giulio Cesare, addivenendo il tempo ufficiale per il genere umano. Quindi, il tempo umano corrente è stato creato da un bolognese, doppiamente Capricornuto.

Sebbene sia il 14 gennaio 2012 e il luogo in cui ci troviamo è quello che vediamo qui in terza dimensione, secondo la Configurazione Arbitraria Umana, in quarta dimensione ognuno di noi si situa in diverse collocazioni di spazio e tempo.

Alcuni di voi a livello emotivo sono in spazi che riguardano episodi accaduti ieri sera, oppure questa mattina, la settimana scorsa, dieci anni fa o anche mille anni or sono. Altri di voi sono nell’anticipazione di quello che potrebbe accadere domani, quando sapete che incontrerete una certa persona, oppure tra due ore, quando chiederò ad ognuno di voi di spogliarsi ed esibire il proprio corpo completamente nudo (rilassatevi.. sto solo scherzando, purtroppo).

Alcune parole sul tempo di Alan Watts (10.6.9) Sole Capricorno e Luna in Vergine:

index-150x150Il tempo è una misura di energia, una misura di movimento. Abbiamo concordato a livello internazionale la velocità dell’orologio. Osservate il vostro orologio… Potete notare che è un cerchio con delle lancette, che non si fermano mai. Quando pensiamo al significato della parola ora, ci riferiamo all’istante più breve possibile che è già passato prima ancora che ce ne rendiamo conto. Come conseguenza di questa idea favolosa, siamo gente che sente che non ha alcun presente, perché il presente svanisce istantaneamente. Diventa sempre passato. Abbiamo la sensazione che la nostra vita ci scappa, che perdiamo costantemente tempo. Quindi proviamo un senso di urgenza. Non si può perdere tempo. Il tempo è denaro. A causa della tirannia dell’orologio, sappiamo chi siamo solo in base al passato. Nessuno può dirci chi è, può solo dirci chi era.

La nostra identità di terza dimensione è soggetta alla tirannia del tempo, è un’identità che in effetti non esiste, che nell’istante in cui prende atto di sé, già è passata. Un’indentità che non ha tempo di essere, che quindi non esiste. E’ un’identità vittima del tempo, torturata dal tempo, che alla fine, senza alcuna eccezione, la uccide.

La nostra identità di quarta dimensione naviga nel tempo, si può fermare nel tempo, può andare avanti e indietro, ad alta velocità, al rallentatore, seguendo qualunque direzione e ritmo a piacimento.

L’unica possibilità per tale identità di emergere è quando non prestiamo attenzione al tempo ordinario.

Per collegarsi con l’identità multidimensionale, occorre dapprima distogliere l’attenzione da quella ordinaria. E questo accade in genere chiudendo gli occhi. Gli occhi ci mostrano la realtà del tempo, in cui tutte le persone che vediamo si muovono in base al tempo creato dal papa bolognese.

Chiudendo gli occhi, possiamo accedere in un’altra realtà. Ad essa vi accedono tutti, indiscriminatamente. Il tempo ordinario è così irreale che basta chiudere gli occhi ed ecco che ogni essere umano si ritrova in un’altra realtà, dove quel tempo non esiste più.

Gli esseri umani, senza alcuna eccezione, quando chiudono gli occhi per un certo periodo di tempo, e questo succede quando “dormono”, si ritirano dal tempo ordinario ed entrano in una realtà autonoma dal tempo, in cui ci sono persone e situazioni passate e future, che appaiono come presenti.

In effetti quando gli esseri umani “dormono”, essi si svegliano, laddove quando sono “svegli”, stanno dormendo, sono nel sonno del tempo.

Altri esseri umani, più rari, possono viaggiare nel tempo, anche senza dover dormire e sognare, essendo contemporaneamente nel tempo ordinario e in quello multidimensionale.

E allora passiamo alla pratica.

 

Pratica 1

Chiudiamo gli occhi e portiamo attenzione al nostro corpo fisico e la sua collocazione in questo luogo, che fisicamente ci accomuna  oltre la nostra collocazione emozionale e mentale.

Iniziamo a percepire le varie parti del corpo e lentamente parcheggiamo il nostro corpo come una carrozza e prendiamo atto di ciò che accade oltre, percependo le nostre emozioni, osserviamo il rapporto esistente tra corpo fisico e corpo emotivo.

Poi prendiamo atto dei nostri pensieri, del nostro corpo mentale, e del rapporto che esiste tra il corpo emotivo e quello mentale.

In seguito riconosciamo qualcosa che esiste oltre il corpo fisico, emotivo e mentale, al di là delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri. Si tratta del corpo spirituale. Riconosciamo il rapporto esistente tra corpo mentale e spirituale, tra i nostri pensieri e ciò che esiste oltre i pensieri.

 

Introduzione

Prima di iniziare con le pratiche di AstroshamanicHealing Touch è importante chiarire chi sono gli agenti del tocco, chi tocca e chi viene toccato. A tale scopo introduciamo alcuni elementi base di anatomia multidimensionale, così come si articolano strategicamente nell’esemplificazione dei quattro corpi primari.

Il corpo fisico, o corpo di terza dimensione, è una realtà incontestabile, percepita da tutti gli esseri umani. Di questo corpo, se siamo dotati dell’organo della vista, la parte cui facciamo primariamente attenzione è la faccia e in particolare gli occhi.

Vi sono diversi elementi nel corpo, tutti sovente ricoperti da vestiti corrispondenti, quali giacche, pantaloni, cappelli, ecc.

Il volto rimane invece sempre visibile.

È attraverso le caratteristiche del volto che identifichiamo fondamentalmente il corpo di un individuo, e non attraverso la sua schiena, il suo piede, o il sedere.

Per questo motivo nei documenti d’identità figura l’immagine del volto, e non quella di altre parti del corpo.

Di conseguenza, il volto è sempre tenuto scoperto, a differenza delle altri parti del corpo, che possono non esserlo, laddove alcune non lo sono mai, o quasi mai.

È verso queste parti che sono in genere occultate che si sofferma l’attenzione secondaria, quella ombra.

Proviamo allora, per un momento, a staccare la testa, ad eliminarla interamente dal nostro campo visivo. A considerare le altre parti del corpo, ciò che rimane quando la testa è stata rimossa.

Osserviamo quel che c’è in basso, sotto la testa.

A tale riguardo le donne sono avvantaggiate, poiché possiedono la capacità di osservare in maniera più espansa.

Le donne possono guardare contemporaneamente sia la faccia sia il resto del corpo di una persona, combinando attenzione primaria e secondaria in un colpo solo.

Gli uomini invece hanno una visione a tunnel, per cui osservando i loro occhi è possibile individuare che cosa stanno osservando.

Quindi un uomo che guarda la scollatura o le gambe di una donna, è inevitabilmente sempre scoperto, a meno che non proceda in un momento in cui non è osservato.

In un’ottica strategica multidimensionale è importante cessare di dare tanta importanza al volto, in quanto esso è il tiranno del corpo fisico, di cui detiene il monopolio ufficiale dell’attenzione primaria. Similmente si tratta di smettere di dare troppa importanza ai genitali, poiché essendo la parte più nascosta, rappresentano il tiranno avverso, quello che conserva il monopolio dell’attenzione secondaria.

In una realtà fondata sulla separazione, come quell’umana, la Configurazione Umana Arbitraria (CUA), la separazione esiste sia tra i quattro corpi, sia all’interno di ognuno di essi. Laddove secondo una prospettiva solistica tutta la realtà fisica è unita, nella percezione separata ogni forma fisica è distaccata, dotata di confini che la dividono da altre forme.

Ciascuna di queste forme fisiche ha una sua precisa identità, riconosciuta legalmente a tutti gli effetti. Esiste la separazione tra ogni essere umano, in quanto identità fisica a se stante, tra piante, minerali, animali, oggetti, e anche nazioni, regioni, comuni, proprietà private, ecc. La consapevolezza di queste separazioni è alla base della vita umana, laddove da una prospettiva multidimensionale essi sono inesistenti.

In una realtà separata non è permesso toccare, e pure guardare a lungo, altri corpi a meno che non vi sia un preciso accordo tra gli individui in questione. In una realtà multidimensionale toccare o guardare un altro corpo è lecito quanto toccare o guardare una parte del nostro corpo. Di conseguenza, ogni essere umano vive un costante conflitto tra una parte separata, che non può toccare e guardare, o essere toccata o guardata, e una parte multidimensionale che invece sente naturale toccare e guardare, essere toccata e guardata. Tale conflitto è alla base della sofferenza umana. Si tratta di un conflitto insanabile, poiché derivato da una percezione arbitraria, quella della separazione.

La separazione non solo esiste tra il nostro corpo fisico e quello degli altri, essa si espande anche nel nostro stesso corpo. Umanamente non riconosciamo un corpo nella sua totalità. Al contrario ne individuiamo arbitrariamente parti distinte, sebbene queste parti siano tutte unite tra loro. Ogni parte ha una specifica denominazione, con regole che ne governano la sua esposizione, così come la possibilità di essere toccate o toccare, guardare ed essere guardate, agire o non agire.

 

Pratica 2

Cessiamo per qualche minuto di identificare queste parti, e prendiamo in considerazione il nostro corpo nel suo insieme, senza alcuna suddivisione. In particolare soffermiamoci ad allineare le parti che più comunemente sono percepite come separate, per esempio, permettiamo alla testa di essere tutt’uno con le spalle e il seno. Consentiamo al seno di essere tanto naturalmente visibile quanto lo è la testa. Fingiamo di non sapere cosa vuol dire seno e testa, e immaginiamo di essere in una realtà in cui sia la testa che il seno sono esibiti pubblicamente, aggiungiamo anche la pancia, i genitali, le gambe. Permettiamo ad ogni parte del corpo di essere visibile, priva di vergogne, occultazioni, tabù o ruoli privilegiati. I genitali, il seno, il deretano non hanno nulla di speciale o proibito, e sono allo stesso livello di altre zone del corpo come il collo, le mani, i capelli.

Ora portiamo l’attenzione alle mani, che in effetti è una delle poche parti del corpo che è lecito esporre in ogni cultura. Osserviamole. Ci sono molti tipi di mani. Ma anche osservando le mani è sempre la testa che prevale, perché appunto è con gli occhi della testa che guardiamo le mani, così come ogni altra parte del corpo.

Poi facciamo qualcosa che manda in pausa la testa. Chiudiamo gli occhi e usiamo unicamente le nostre mani per prendere atto di ciò che ci circonda. Guardiamo, annusiamo, ascoltiamo, sentiamo esclusivamente con le mani. Fingiamo di esseri privi della testa e di disporre solo delle mani per poterci orientare e capire cosa c’è nello spazio in cui ci troviamo.

Nel momento in cui facciamo ciò, ecco che forse subitamente cominciamo a sentire un leggera vibrazione intorno alle mani. Questa vibrazione c’è sempre, tuttavia ne addiveniamo coscienti solo quando vi portiamo attenzione.

Usando la nostra fantasia immaginiamo il mondo delle mani, entriamoci totalmente.

Nel sottofondo la canzone di Nek (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine, che compie gli anni oggi (14 gennaio): Nek, Le mie mani.

Ora ritorniamo qui aprendo gli occhi. Osserviamo il cambiamento o contrasto tra la nostra precedente percezione e quello che accade ora

Vi invito a mantenere la consapevolezza della vibrazione nelle mani. Questa vibrazione esiste intorno alle mani e nelle mani, e indica la presenza di un altro corpo, che è in effetti molto più reale di quello fisico, che vediamo in base alla percezione separata dei nostri occhi. Questo corpo è in relazione con il corpo astrale, o emotivo, o corpo di quarta dimensione.

indexSulla scia di Gurdjieff (10.6.7) Sole in Capricorno, Luna in Vergine, di cui oggi (14 gennaio) si celebra il compleanno, possiamo paragonare il corpo fisico ad una carrozza, o auto, laddove il corpo emotivo è il cavallo, o la benzina. Il corpo mentale è l’autista, o il cocchiere

Il corpo fisico senza benzina non ha vita, non è in grado di muoversi. Il corpo emotivo fornisce l’energia, sebbene non contribuisce l’intento, l’idea di dove e come muoversi. Il corpo fisico è sospinto dal corpo emotivo, che a sua volta è guidato dal corpo mentale, quello di quinta dimensione, l’autista. Esiste poi un quarto corpo, che possiamo definire come corpo spirituale, o corpo di sesta dimensione, che identifichiamo come il proprietario dell’auto, che può essere presente nell’auto o meno.

Il proprietario dell’auto dispone di diverse auto, che possono essere guidate dallo stesso autista o da più autisti.

La suddivisione in quattro corpi (fisico, emotivo, mentale e spirituale) è tipica della maggior parte delle tradizioni esoteriche, sebbene i nomi per indicarli sono distinti.

Il corpo fisico è in rapporto con la Terra, e astrologicamente, a grandi linee, si riferisce all’Ascendente.

Il corpo emotivo è in relazione con la Luna.

Il corpo mentale è associato con il Sole.

Il corpo spirituale è rappresentato dall’intero cerchio astrologico, poiché unisce tutte le parti, è un corpo unificato, privo di separazione.

Il codice natale, che raggruppa la posizione di Sole, Luna e Ascendente, fornisce un’idea base delle caratteristiche dei primi tre corpi.

Tradizionalmente l’uomo è composto potenzialmente di questi quattro corpi. Questo significa che non tutti gli uomini dispongono effettivamente di tutti questi quattro corpi.

La maggior parte degli individui si riconosce solo nel corpo fisico, e non possiede la consapevolezza degli altri, che di conseguenza cessano di appartenergli, diventano a loro estranei.

L’essere umano ordinario è messo in movimento da impulsi emotivi di diversa natura che arrivano e vanno. Le emozioni si manifestano mediante desideri e repulsioni.

Se un individuo prova delle emozioni ciò non significa necessariamente che egli dispone di un corpo emotivo. Ogni essere umano, per il fatto che vive, è attivato regolarmente da emozioni, tuttavia la stragrande maggioranza delle persone continua a identificarsi unicamente tramite il suo corpo fisico ordinario. La sua identità è definita da un nome, cognome, una data di nascita, il suo aspetto fisico e le vicende della sua storia personale.

Le emozioni sono in rapporto con numerose identità, corpi emotivi che di tanto in tanto prendono il controllo di corpi fisici. Queste emozioni vengono e vanno, possedendo temporaneamente gli esseri umani. Fin tanto che un individuo interpreta le emozioni come parte della sua storia personale, della sua identità fisica, egli non possiede un corpo emotivo, ma è semplicemente posseduto da corpi emotivi che vanno e vengono. La sua condizione è paragonabile a quella di un robot, che si muove in base ad impulsi esterni, di cui non è consapevole.

A livello emotivo ci sono tantissime identità che prendono il potere per un tempo determinato, spostando il corpo in diverse direzioni. Il corpo è qui una carrozza, laddove le emozioni sono i cavalli.

Quando noi recuperiamo il corpo emotivo siamo in grado di ancorare il corpo fisico ad una precisa frequenza emozionale. Diventiamo capaci anche di operare su altri corpi fisici.  Nella sfera emotiva il corpo è come un vestito, per cui il corpo emotivo può indossare diversi corpi fisici.

Per recuperare la padronanza del corpo emotivo è necessario essere consapevoli delle emozioni che proviamo, senza identificarci immediatamente con esse. Si tratta di identificare le emozioni come corpi, così come siamo abituati ad identificare le persone e noi stessi attraverso il loro corpo. Esiste una sostanziale differenza tra la forma del corpo fisico e quella del corpo emotivo. Una persona può continuare ad avere lo stesso corpo fisico, laddove invece il suo corpo emotivo cambia.

Un carrello della spesa può essere spinto da diversi clienti di un supermercato. Il carrello è lo stesso, i clienti cambiano in continuazione. Come esseri umani facciamo attenzione solo al carrello.

In effeti l’uomo è un carrello della spesa, che passa di mano in mano, riempiendosi e svuotandosi di continuo.

L’uomo è un carrello della spesa incatenato ad altri carrelli della spesa, finché non arriva un corpo multidimensionale che, tramite un euro, provvisoriamente lo “libera”. Il corpo multidimensionale guida il carrelo lungo il supermercato, con un intento preciso, caricandolo di merci talvolta allettanti, di cui il carrello si compiace per la breve durata della spesa, per poi essere incatenato nuovamente alla fine delle compere e svuotato di tutto, anche dell’euro. E così procede incessante il sonno del carrello, che passa da un sogno all’altro, ma continua sempre a dormire.

Si tratta di imparare a svegliarsi!

Alcuni di noi hanno il vantaggio di riuscire a risvegliarsi momentaneamente, di svincolarsi per alcuni istanti dalle mani di chi guida il carrello, che mentre è preso dalla spesa, si dimentica di dove lo ha messo, oppure lo lascia nel parcheggio senza incatenarlo, dimenticandosi di riprendersi l’euro.

Tale risveglio è un’epifania, in cui il carrello comprende quello che potrebbe succedere una volta che conquista la libertà. Poi il carrello si riaddormenta, è riacciuffato dal Graha o nuovamente incatenato dal custode del parcheggio e privato dell’euro.

Non conta nulla risvegliarsi per poi addormentarsi di nuovo e continuare ad essere riempito e svuotato dai Graha.

Quando il carrello si impegna a conquistare la sua libertà, cessa di prestare attenzione alle merci con cui viene riempito, non si attacca più ad esse, perché sa che gli verranno portate via tutte, come è sempre accaduto. Non perde tempo a rimpiangere le merci che furono, o ansimare per l’arrivo del prossimo Graha con l’euro affrancatore.

Il carrello che  opera per la sua liberazione, sia incatenato sia libero, svolge il lavoro che ha deciso di perseguire quando era sveglio, si adopera fermamente a realizzarlo e non pensa ad altro. Svolge il lavoro, senza farsi distrarre dalle merci che entrono ed escono. Svolge il lavoro penetrando il Graha, raggiungendo la sua mente operativa, il Paheka, trattando con essa, permettendo alla sua visione di trasferirsi in 3D. n questo modo il carrello si riempe delle merci che gli servono veramente e le svuota nel punto giusto, quello in cui ha deciso di costruire la sua nuova dimora.

Questo è un lavoro fisico, non è una meditazione, né visualizzazione.

Questo è il lavoro fisico sull’Intento. E’ il lavoro che svolgiamo per sfuggire dal sonno e svegliarci.

L’altalena delle emozioni, belle e brutte che siano sono sogni, cambiano in  continuazione, sono le merci dentro e fuori il carrello, e il sonno è l’euro, il sonno è la vita dell’uomo che è data per fare compere e tolta all’atto dello svuotamento. Noi non siamo la merce, non siamo le emozioni, fin tanto che continuiamo a identificarci con le nostre emozioni, la nostra vita vale quanto un euro.

Gli occhi ci mostrano solo i carrelli, non mostrano il corpo emotivo che occupa quello fisico. Il corpo fisico è occupato in continuazione da distinti corpi emotivi.

Per esempio, vediamo il nostro amico Antonio, che ha certe caratteristiche fisiche che ci permettono di identificarlo. Il suo corpo fisico rimane lo stesso, mentre il suo corpo emotivo cambia in continuazione. In apparenza è la stessa persona, in realtà vi si alternano numerosi corpi emotivi e mentali, che si spacciano per Antonio, ma che si muovono in direzioni diverse.

Come dice Gurdjieff “il nome dell’uomo è legione”.

“L’uomo così come lo conosciamo, la macchina-uomo … non può avere un Io permanente e singolo. Il suo Io cambia con la stessa rapidità dei suoi pensieri, sentimenti ed umori, ed egli commette un grave errore nel considerare se stesso sempre una sola stessa persona; in realtà, egli è sempre una persona differente, non quella che egli era un attimo fa. L’uomo non ha un Io permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice Io. Ed in ogni caso sembra si prenda per scontato che questo Io appartenga al Tutto, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio o un’avversione siano espressi da questo Tutto. Nella realtà dei fatti, questa supposizione non ha alcun fondamento, Ogni pensiero e desiderio dell’uomo compare e vive in modo del tutto separato ed indipendente dal Tutto. Ed il tutto non si esprime mai, per la semplice ragione che esso esiste, di per sé, solo fisicamente in quanto cosa, ed in astratto quale concetto. L’uomo non ha un Io individuale. Vi sono, invece, centinaia di migliaia di piccoli Io separati, molto spesso interamente sconosciuti gli uni agli altri, che non vengono mai in contatto oppure, al contrario, ostili l’uno all’altro, reciprocamente esclusivi ed incompatibili. Ogni minuto, ogni istante, l’uomo dice o pensa, Io. E ad ogni istante Io è differente. Ora è un pensiero, ora è un desiderio, ora una sensazione, ora un altro pensiero, e via di seguito, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.”

(Ouspenski, Frammenti di un insegnamento sconosciuto)

Gli occhi bloccano la consapevolezza del corpo emotivo e la coscienza della nostra natura multidimensionale.

Crediamo di vivere nel mondo che gli occhi ci mostrano, ma in realtà gli occhi rivelano solo l’angusto blocco in cui la nostra consapevolezza è tenuta intrappolata. Siamo imprigionati in una singola frequenza esistenziale. Ciò che gli occhi mostrano è il programma di una singola realtà multisensoriale, un unico canale televisivo virtuale.

Attorno a noi ci sono moltitudini di altre frequenze e realtà, ma gli occhi non li vedono, perché esse non sono compatibili con la mente che ha programmato il genere umano. Poiché è una mente separata, gli occhi possono solo vedere la separazione. Le altre realtà coesistono con la realtà separata e dimorano negli spazi vuoti esistenti dentro e fuori ciò che gli occhi vedono come spazi pieni.

Lasciamo perdere il mondo degli occhi e tutti gli accorgimenti come occhiali e lenti a contatto creati dagli ottici, come Alain Afflelou (10.6), per allineare la vista sulla frequenza CUA.

Nel corso di una giornata quanto tempo dedicate per compiacere il mondo degli occhi, quello delle persone, luoghi e situazioni visibili? Quante azioni svolgete fondate su quello che vedete fisicamente degli altri o su quello che gli altri vedono fisicamente di voi? Quanto tempo vi portano via le interazioni visive con gli altri, che comprendono anche gli scambi di e-mail, l’attività su Facebook, per telefono, skype, ecc.

Sia che usate gli occhi, le orecchie, la bocca e altri sensi, nella misura in cui il vostro riferimento orientativo sono gli occhi, siete sempre imprigionati nella frequenza del CUA, che contribuite a nutrire ed espandere, soffocando qualunque altra via di uscita.
Le mani sono una chiave per uscire dal mondo degli occhi. Portando l’attenzione alle mani riceviamo sensazioni che non sono in relazione con il mondo degli occhi. Se tuttavia gli occhi dominano e continuano a manipolare le informazioni derivate dalle mani, sarà sempre il mondo degli occhi a prevalere.

 

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