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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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1.10 Ariete/Capricorno

1 10 c copy

1.10 (Ariete/ Capricorno)

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Numero: 10. Gradi: 22½°-25° Ariete. Segni: Ariete/Capricorno. Case: I/X. Pianeti: Marte/Saturno. Polarità: positiva/negativa. Elementi: fuoco/terra. Qualità: cardinale/cardinale. Aspetto: quadratura. Fase: ultimo quarto. Anatomia: testa, cervello, occhi; ginocchia, ossa. Colori: rosso/blu-viola. Modulazione: Guerriero Disciplinato. HSS: dati non forniti. Spirito: Kahe Sauter. PTU: Italia, Piemonte, Val d’Aosta, Liguria. Lettere: A/N, K/X.

Pregi: caparbietà, comando, contrattacco, determinazione, impegno, perseveranza ardita, pragmatismo, realismo, risolutezza, tenacia, zelo. Rancori: accanimento, aggressività, dominio, furia, implacabilità, irriducibilità, manipolazione, perversione, prepotenza, prevaricazione, rabbia, sfruttamento, sopruso, spietatezza, supremazia. Temi: . Individui rilevanti: .

Rilevanza: Sole in Ariete e Luna in Capricorno natali o in transito; Sole natale in Ariete o prima casa e Luna in transito in Capricorno o decima casa e viceversa; collocazione di un pianeta natale o in transito nei gradi del binario.

Misuratori: responsabilità, potere, ordine, onori, gestione, controllo, successo, ambizione, autonomia, carriera, reputazione; padre, partner della madre, padre della nonna paterna o del nonno materno, madre della nonna materna, madre del partner, terzo fratello/sorella della madre, sesto fratello/sorella del padre, primo figlio/figlia del primo fratello/sorella della madre. 9-2, 8-3, 7-4, 6-5, 5-6, 4-7, 3-8, 2-9, 1-10, 12-11, 11-12.

Anatomia: testa, dalla cima del capo al naso (1) e ginocchia (10); regione zigomatica; base metacarpo pollice dorso destro.

Animali: corvo, lupo, ragno.

Minerali: pietra focaia

Piante: agrifoglio, assafetida, cardo, noce, patchouli, pino silvestre, senna, valeriana, verbasco.

 

UCIM: “Io condivido la Volontà di Dio per me che è felicità” (L-pI:102); “Dio, essendo Amore, è anche felicità” (L-pI:103); “Cerco solo ciò che in verità mi appartiene” (L-pI:104).


Per elevarsi e ascendere al punto più alto, si tratta di non dimenticarsi del punto più basso.

Nel sistema astrologico binario Sole in Ariete (1) e Luna in Capricorno (10) costituiscono il binario 1.10 o il numero binario 10.

Sole in Ariete e Luna in Capricorno integrano la forza vitale, lo spirito pionieristico e l’impulso all’azione del segno solare con il calcolo disciplinato, il procedere metodico e l’integrità operativa di quello lunare. Questa combinazione fornisce energia per mettere in atto realizzazioni immediate, riuscendo a mantenere una prospettiva a lungo termine e sapendo come indirizzare le energie in maniera produttiva. 1.10 gestisce il potere di avviare cambiamenti e imprese coraggiose, anche se la loro energia può talvolta operare con scopi distinti causando una certa tensione. In termini ordinari questi segni sono complessi da integrare perché esasperano la frustrazione derivata dall’asservimento alla realtà consensuale. Eppure, questo avvilimento può fornire la tempra necessaria per dissolvere il paradigma della realtà separata e raggiungere obiettivi in armonia con una coscienza unificata. Scrive Stephen Batchelor:

Percepiamo il mondo in un modo particolare, a cui pretendiamo che si conformi. Ma non riconosciamo che gli aspetti della ‘realtà’ che appaiono sono solo frammenti della nostra immaginazione. Da questa confusione ne deriva un conflitto tra il mondo com’è e il mondo come lo crediamo essere. Più insistiamo sulla nostra infallibilità, più ci frustriamo, mentre il mondo reale continua a rifiutarsi testardamente di soddisfare le nostre aspettative.

Quando sussiste chiarezza d’intenzione e consapevolezza multidimensionale, nulla sembra insormontabile per questo binario. Con perseveranza inflessibile e condotta prestante, in sintonia esplicita con universi paralleli assai evoluti, gli obiettivi più arditi sono destinati a rivelarsi in questo o altro mondo. Ciò avviene combinando azioni tempestive e iniziative coraggiose con il paziente lavoro e l’organizzazione pragmatica. Qui occorre prestare molta attenzione a non farsi travolgere dall’irritazione derivante dagli inevitabili blocchi e rallentamenti di percorso della vita ordinaria. Con questo binario si tratta d’integrare due parti che viaggiano a velocità assai diverse: una fulminea e impaziente, l’altra metodica e lenta. In particolare, è necessario riconoscere i momenti in cui piuttosto che andare avanti si tratta di fermarsi o ritornare indietro e ripristinare un punto precedente, così come altri momenti che richiedono una pronta accelerazione. Il motto latino “festina lente” (affrettarsi lentamente) calza a pennello con 1.10, appunto perché combina la velocità e l’operare sollecito con la prudenza e la pazienza. Si tratta di un ossimoro, cioè un artificio discorsivo che associa due termini in antitesi tra loro, per esempio: silenzio assordante, tacito tumulto, illustre sconosciuto. Il paradosso dell’accostamento dapprima appare inconcepibile, ma poi consente l’emergere di una coscienza conciliatoria in grado di armonizzare ogni disparità. Alla base di questo procedere dimora la consapevolezza che da un lato stai cercando qualcosa che percepisci assente mentre dall’altro lo hai già trovato. Ciò che tu vuoi è tuo, esso fa parte di te. “Cerco solo ciò che in verità mi appartiene” (UCIM, L-pI.104).

Ariete e Capricorno sono in aspetto di quadratura (90°), segni cardinali che impongono l’intenzione e l’energia della direzione, stagione ed elemento cui fanno riferimento, rispettivamente Est e Nord, primavera e inverno, Fuoco e Terra. Entrambi diretti e focalizzati sui propri obiettivi, sono in grado agevolmente di prendere iniziative e spianare nuovi sentieri, sebbene da prospettive distinte. Nel ciclo lunare questa combinazione rappresenta l’ultimo quarto, una fase dinamica in cui si evidenza la necessità di prendere responsabilità per i processi in gioco. Talvolta emergono intoppi e rallentamenti che richiedono un ritorno all’integrità dell’intento originario del novilunio per potersi sciogliere. Il momento è proficuo per il rilascio e lo svuotamento, così come per la rapida manifestazione finale di quanto era stato prefissato.

Con 1.10 rancori e blocchi approdano facilmente in superficie e hanno bisogno idealmente di essere trattati in accordo con obiettivi a lungo o breve termine. Se questa responsabilità viene evitata, posticipata o deviata, 1.10 troverà il modo di compensare il processo attraverso conflitti, dispute e proliferazioni di rancori. Quando questo binario bussa alla porta è il momento di rilasciare tutto ciò che ha causato rancori, riconoscendolo come inevitabile sintomo della condizione di cattività umana. La domanda qui è: “Come posso completare e rilasciare, consentendo al miglior risultato possibile di realizzarsi nello spazio e nel tempo migliore?”

Molti credono che per crescere spiritualmente, ascendere, elevarsi e raggiungere le parti alte della coscienza, si tratta di separarsi da quelle basse, da ciò che è inferiore. Questa è una credenza legittima in atto da qualche millennio. Una credenza in genere si basa sulla fede, per cui poco importa se funzioni o meno, se raggiunga veramente il suo obiettivo. Un’altra opzione alle credenze consiste nell’usare dei metodi, basando la loro validità non sulla fede, bensì sulla loro capacità di ottenere il risultato desiderato. Questa capacità raramente è assoluta, generale. Il fatto che un metodo o una credenza sia proficua per qualcuno non significa che lo sia per tutti. Il problema è che molti ritengono che se qualcuno crede qualcosa di diverso o usa metodi differenti per elevarsi ciò può seriamente minacciare la propria credenza e i relativi metodi. Per evitare che coloro che la pensano così diventino troppo aggressivi si tratta talvolta di elevarsi segretamente. Riguardo l’elevazione, un metodo alternativo consiste nell’andare verso l’alto lasciando crescere ciò che c’è in basso, così come un albero cresce sviluppando le sue radici ed elevandosi verticalmente. Le radici, il tronco, le foglie, i frutti e i rami più alti, fanno sempre parte dello stesso albero. Ne consegue qui che non occorre proprio separarsi da niente.

1.10 si arrampica ardito per raggiungere la vetta. “Chi tende continuamente ‘verso l’alto’ deve aspettarsi prima o poi d’essere colto dalla vertigine.” scrive Milan Kundera in L’insostenibile leggerezza dell’essere:

Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura [1].

Per elevarsi, ascendere e risplendere nel modo più alto, talvolta occorre lasciarsi cadere e operare nel punto più basso. Se c’è un’area nella vita che causa disagio e oscurità, che seguiti a considerare bassa, vergognosa e imbarazzante, guardati bene attorno quando ti ritrovi in quel punto, poiché è proprio lì che forse puoi trovare la chiave per raggiungere le vette più luminose dell’esistenza, la dimora degli dèi. “Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”[2] scrive il poeta tedesco Hölderlin:

Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei; questo è il cielo per l’uomo […] Essere uno con tutto ciò che vive! Con queste parole la virtù depone la sua austera corazza, lo spirito umano lo scettro e tutti i pensieri si disperdono innanzi all’immagine del mondo eternamente uno […] e la ferrea fatalità rinuncia al suo potere e la morte scompare dalla società delle creature e l’indissolubilità e l’eterna giovinezza rendono felice e bello il mondo [3].

 

BASE ASTROLOGICA: 1.10 Ariete/Capricorno, con il Sole nel primo Settore e la Luna nel decimo, unisce l’impulso iniziatore, diretto, pionieristico e combattivo dell’Ariete alla funzione capricorniana di struttura, disciplina, responsabilità, organizzazione e realizzazione durevole. La combinazione opera quindi secondo una direzione precisa: l’energia dell’Ariete costituisce il dominio primario, mentre il Capricorno ne determina la modalità di manifestazione attraverso metodo, contenimento, progressione graduale e capacità di portare l’iniziativa verso una forma concreta e stabile. I due Segni sono entrambi cardinali e formano una quadratura di 90°: condividono la spinta a orientare l’energia verso obiettivi, ma differiscono nel ritmo e nella modalità, con l’Ariete rapido, immediato e propulsivo e il Capricorno prudente, progressivo e verificatore. Il fuoco arietino viene quindi incanalato nella terra capricorniana: l’impulso diventa costruzione, il coraggio diventa perseveranza, la volontà di aprire una via diventa capacità di sostenerla nel tempo. La configurazione conserva tuttavia una tensione strutturale fra accelerazione e contenimento, iniziativa e limite, immediatezza e maturazione, che può produrre frustrazione quando gli ostacoli rallentano l’azione o quando le due velocità vengono vissute come incompatibili. La fase dell’ultimo quarto accentua la necessità di assumere responsabilità sul processo in corso, completare ciò che deve essere completato, rilasciare ciò che ostacola e, quando necessario, ritornare all’intenzione originaria per correggere la direzione. La Dwadashamsha corrisponde al decimo settore interno dell’Ariete, nell’intervallo 22°30′–25° Ariete, informazione distinta dalla fase lunare. L’espressione integrata è quella di una forza capace di iniziare, affrontare la prova, organizzare le proprie energie e trasformare l’impulso iniziale in una realizzazione concreta; quella separante emerge quando la forza si irrigidisce in accanimento, dominio, aggressività, controllo, prepotenza o sfruttamento. La traiettoria simbolica è quella del pioniere che costruisce ciò che ha iniziato: per raggiungere la vetta deve saper operare anche alla radice, riconoscendo nel punto più basso non un luogo da rifiutare ma una componente necessaria della propria interezza.

TEMI ESTESI — 1.10: [1] Iniziativa disciplinata: l’iniziativa arietina non viene frenata dalla struttura capricorniana, ma resa più efficace dalla sua capacità di stabilire ordine, metodo, priorità e continuità. L’impulso a iniziare trova nel limite una sponda operativa: la disciplina seleziona le energie, impedisce la dispersione e permette all’azione di mantenere una direzione anche quando il risultato non è immediato. Unificante: iniziare con decisione assumendo fin dall’inizio le condizioni, i limiti, le responsabilità e i passaggi necessari alla realizzazione. Separante: agire impulsivamente, rifiutare ogni limite oppure trasformare disciplina e controllo in rigidità che soffoca l’iniziativa. [2] Festina lente: la configurazione integra due velocità apparentemente opposte, quella arietina dell’immediatezza e quella capricorniana della progressione paziente. La rapidità non viene abolita dalla prudenza e la prudenza non diventa inerzia: entrambe vengono coordinate secondo la necessità concreta del processo. Unificante: accelerare quando l’azione lo richiede e rallentare quando occorrono verifica, maturazione e organizzazione, senza perdere la direzione. Separante: vivere la lentezza come impedimento e reagire con irritazione oppure usare la prudenza come pretesto per rimandare indefinitamente l’azione. [3] Dalla scintilla alla costruzione: l’impulso arietino ad aprire una via trova nel Capricorno la capacità di trasformare l’inizio in opera. La scintilla non costituisce il compimento: deve essere organizzata, sostenuta, verificata e tradotta in una struttura funzionante. Unificante: trasformare un’intuizione o un’impresa iniziale in una costruzione concreta, funzionale e capace di durare. Separante: accumulare iniziative senza costruire oppure irrigidire la costruzione fino a perdere la vitalità originaria dell’impulso. [4] Coraggio nella prova: l’energia arietina affronta direttamente l’ostacolo, mentre il Capricorno la sottopone alla prova della durata, della responsabilità e della realtà. L’ostacolo non è soltanto qualcosa da abbattere, ma una verifica che può rendere più precisa e resistente l’azione. Unificante: utilizzare difficoltà, ritardi e prove per rafforzare la determinazione e adeguare l’azione alle condizioni effettive. Separante: reagire agli impedimenti con rabbia, accanimento e aggressività oppure interpretare ogni ritardo come fallimento e abbandonare l’impresa. [5] Leadership responsabile: la capacità arietina di assumere il comando viene specificata dal Capricorno attraverso responsabilità, competenza, affidabilità e risultati. L’autorità non deriva soltanto dalla forza di imporsi, ma dalla capacità di guidare un processo, assumersene le conseguenze e portarlo verso una realizzazione verificabile. Unificante: dirigere attraverso decisione, esempio, competenza e responsabilità personale. Separante: confondere leadership con dominio, controllo, supremazia o riconoscimento personale. [6] Azione pragmatica: l’azione arietina conserva il proprio carattere diretto e operativo, ma viene orientata dal realismo capricorniano verso ciò che è concretamente possibile ed efficace. L’iniziativa non si misura soltanto dalla sua intensità, ma dalla capacità di produrre un risultato nel mondo reale. Unificante: agire con coraggio utilizzando risorse disponibili, condizioni effettive e procedure adeguate allo scopo. Separante: forzare la realtà secondo la propria volontà, ignorare condizioni e conseguenze oppure ridurre l’azione a puro utilitarismo. [7] Dalla radice alla vetta: l’immagine capricorniana dell’ascesa viene integrata dall’Ariete come movimento coraggioso verso il punto più alto, senza separare la vetta dalle condizioni originarie che la rendono possibile. La crescita non richiede di eliminare ciò che appare basso, oscuro o scomodo: radici, tronco, rami e frutti appartengono alla stessa struttura. Unificante: utilizzare anche le parti più primitive, difficili o vulnerabili dell’esperienza come fondamento dell’ascesa e della piena espressione della forza. Separante: identificare la vetta con la superiorità e rifiutare ciò che viene considerato basso, oppure rimanere identificati nella parte più bassa senza trasformarla in forza operativa. [8] Rancore, blocco e rilascio: la spinta arietina può incontrare blocchi, ritardi e frustrazioni che, se non integrati, si trasformano in rancore e irrigidimento; il Capricorno richiede di assumere responsabilità sul processo e di distinguere ciò che deve essere perseverato da ciò che deve essere lasciato andare. Il rilascio non significa rinuncia all’intento, ma eliminazione di ciò che impedisce alla sua migliore realizzazione di compiersi. Unificante: riconoscere il blocco, trattarne la causa, rilasciare il rancore e correggere o riprendere il processo secondo l’obiettivo reale. Separante: conservare risentimento, accanirsi contro l’ostacolo, attribuire la responsabilità all’esterno o perseverare nella direzione sbagliata per non rinunciare al proprio attaccamento. [9] Completare l’impresa: l’Ariete eccelle nell’avvio e nell’apertura di nuove vie, mentre il Capricorno introduce la necessità di assumere fino in fondo la responsabilità dell’opera iniziata. La realizzazione non consiste quindi soltanto nel partire con forza, ma nel riconoscere quando un processo deve essere portato alla conclusione, corretto, restituito alla sua intenzione originaria o liberato da elementi ormai ridondanti. Unificante: accompagnare l’impulso iniziale fino al suo esito possibile, completando ciò che serve, correggendo ciò che devia e lasciando andare ciò che non contribuisce più alla realizzazione. Separante: moltiplicare nuovi inizi per evitare il confronto con il completamento oppure perseverare ciecamente in un processo ormai improduttivo per identificazione con l’impresa.

TEMI BASE — 1.10: [1] Iniziativa disciplinata: l’iniziativa arietina acquista efficacia attraverso limite, metodo e organizzazione. Unificante: agire con decisione entro condizioni assunte consapevolmente. Separante: impulsività senza struttura o struttura che soffoca l’iniziativa. [2] Festina lente: rapidità e prudenza vengono coordinate secondo le esigenze del processo. Unificante: accelerare o rallentare senza perdere la direzione. Separante: irritazione per la lentezza o rinvio permanente dell’azione. [3] Dalla scintilla alla costruzione: l’impulso iniziale viene trasformato in opera concreta e durevole. Unificante: organizzare e sostenere l’inizio fino alla costruzione. Separante: dispersione degli inizi o irrigidimento della costruzione. [4] Coraggio nella prova: l’ostacolo diventa verifica e rafforzamento dell’azione. Unificante: utilizzare prove e ritardi per adeguare e consolidare l’iniziativa. Separante: accanimento aggressivo o abbandono davanti alla difficoltà. [5] Leadership responsabile: il comando arietino si fonda su competenza, esempio e responsabilità. Unificante: guidare assumendo personalmente il processo e i risultati. Separante: dominio, controllo e supremazia. [6] Azione pragmatica: l’azione diretta viene orientata alla concreta efficacia. Unificante: agire coraggiosamente secondo risorse e condizioni reali. Separante: forzare la realtà o ridurre l’azione all’utilitarismo. [7] Dalla radice alla vetta: l’ascesa integra anche ciò che viene percepito come basso o difficile. Unificante: trasformare la radice in fondamento della vetta. Separante: rifiutare il basso in nome della superiorità o restarvi identificati. [8] Rancore, blocco e rilascio: il blocco viene riconosciuto, trattato e liberato senza perdere l’intento. Unificante: rilasciare il rancore e correggere il processo. Separante: accanimento, risentimento, colpevolizzazione o perseveranza cieca. [9] Completare l’impresa: l’iniziativa assume la responsabilità del proprio compimento. Unificante: completare, correggere o rilasciare ciò che non serve più alla realizzazione. Separante: moltiplicare nuovi inizi o restare rigidamente attaccati a un processo improduttivo.

TASSONOMIA 1.10: Iniziativa e imprenditorialità → iniziative imprenditoriali strutturate; avvio e sviluppo di nuove imprese con pianificazione e continuità; Innovazione e pionierismo → introduzione di nuove attività, prodotti o metodi con organizzazione e consolidamento; Leadership e comando → direzione operativa responsabile; guida di organizzazioni orientate a obiettivi e risultati; Organizzazione e gestione → coordinamento di attività attraverso disciplina, procedure e responsabilità; Pianificazione e realizzazione → trasformazione di iniziative in progetti strutturati e verificabili; Professioni e carriera → percorsi professionali fondati su iniziativa, competenza, responsabilità e progressione; Amministrazione → gestione operativa di risorse e responsabilità con finalizzazione concreta; Impresa e produzione → avvio, direzione e consolidamento di attività produttive; Costruzione e ingegneria → apertura e realizzazione di opere attraverso iniziativa tecnica, pianificazione e controllo; Gestione dei progetti → conduzione di iniziative attraverso obiettivi, fasi, scadenze e verifica; Riforma e cambiamento istituzionale → iniziative di trasformazione sostenute da responsabilità, organizzazione e continuità; Servizio pubblico e autorità → esercizio dell’iniziativa direttiva entro strutture istituzionali, responsabilità e norme; Formazione professionale → sviluppo operativo di competenze finalizzate a responsabilità, autonomia funzionale e realizzazione; Sport agonistico → iniziativa competitiva sostenuta da disciplina, allenamento, perseveranza e orientamento al risultato; Esplorazione e spedizioni → apertura di nuove vie attraverso coraggio, preparazione, resistenza e organizzazione; Gestione delle crisi → intervento diretto e tempestivo accompagnato da controllo delle risorse, pianificazione e responsabilità; Strategia operativa → traduzione di obiettivi d’azione in sequenze organizzate, realistiche e verificabili.

A COURSE IN MIRACLES: 1.10 esplora la trasformazione dell’impulso in una disponibilità disciplinata alla Volontà di Dio, nella quale l’azione non procede dalla forza personale, dall’urgenza dell’ego o dal bisogno di controllare il risultato, ma dalla disponibilità ad ascoltare, correggere e seguire la direzione dello Spirito Santo. L’iniziativa trova la propria efficacia nella disponibilità: essere pronti ad agire quando viene indicato il passo successivo e altrettanto pronti a fermarsi quando l’azione nasce dalla paura, dall’attaccamento o dal tentativo di imporre un risultato. Il principio di festina lente trova nel Corso una traduzione nella distinzione fra la fretta dell’ego e la pazienza dello Spirito Santo: non occorre ritardare la guarigione, ma neppure cercare di stabilirne personalmente tempi, forme e conseguenze. La vera azione consiste nell’accettare la correzione della percezione e nel permettere che la mente venga ricondotta alla verità. L’ostacolo non richiede quindi accanimento contro il mondo, ma riconoscimento dell’errore nella mente e disponibilità a lasciarlo correggere. Anche il completamento dell’impresa assume un significato specifico: non significa portare a termine un progetto personale per affermare la propria volontà, ma compiere la funzione affidata nel presente senza aggiungervi obiettivi dell’ego. Il perdono diventa così il mezzo attraverso cui rancore, colpa e risentimento vengono lasciati andare, mentre la mente ritorna alla pace e alla funzione che le appartiene. La disciplina non è repressione delle emozioni, ma vigilanza sulla mente: riconoscere paura, rabbia, impazienza e desiderio di controllo senza farne una guida dell’azione. In questo senso il coraggio richiesto da 1.10 non è aggressività, ma disponibilità a mettere in discussione le proprie interpretazioni, a rinunciare alla pretesa di sapere da soli che cosa significhi una situazione e a scegliere nuovamente attraverso il perdono. La leadership viene tradotta nella funzione di servire la guarigione anziché dominare; l’autorità personale perde importanza di fronte alla capacità di ascoltare e seguire una guida più alta. La costruzione durevole non consiste dunque nell’accumulazione di risultati esterni, ma nella stabilizzazione di una mente che riconosce la propria vera funzione e non si lascia più trascinare dalle oscillazioni della percezione. Anche l’immagine della radice e della vetta trova una traduzione nel principio secondo cui non è necessario separarsi da una parte dell’esperienza per raggiungere Dio: ciò che deve essere abbandonato è l’interpretazione errata, non una parte della creazione. La liberazione consiste nel lasciar andare ciò che non appartiene alla verità e nel riconoscere ciò che è già nostro. In questa prospettiva la frase “Cerco solo ciò che in verità mi appartiene” esprime con precisione il nucleo del binario: la ricerca autentica non crea né conquista la verità, ma rimuove gli ostacoli che impediscono di riconoscerla. Lezione 104: “Cerco solo ciò che in verità mi appartiene” riconduce la ricerca al riconoscimento di ciò che Dio ha dato, anziché alla conquista di qualcosa che manca. Lezione 105: “La pace e la gioia di Dio sono mie” stabilisce che pace e gioia non devono essere prodotte attraverso uno sforzo personale, ma riconosciute come già appartenenti alla mente.

GNOSTICISMO: 1.10 considera l’iniziativa come passaggio dalla conoscenza riconosciuta interiormente alla trasformazione concreta dell’esistenza. La gnosi non è semplice accumulazione di informazioni: implica un risveglio che modifica il modo di vivere e richiede una condotta coerente con ciò che è stato riconosciuto. Il tema dell’iniziativa disciplinata trova quindi espressione nella capacità del conoscente di governare le proprie passioni e di orientare la vita secondo la conoscenza acquisita, invece di lasciarsi trascinare dagli impulsi. Nella tradizione di Clemente Alessandrino, che sviluppa una concezione cristiana della gnosi, conoscenza, fortezza, temperanza e dominio di sé sono strettamente collegati: la disciplina della vita diventa parte della maturazione del gnostico e non un esercizio separato dall’esperienza spirituale. La rapidità e la pazienza possono essere comprese come due momenti della trasformazione: il risveglio può essere improvviso, ma la sua assimilazione richiede esercizio, perseveranza e progressiva purificazione. La conoscenza deve diventare una forma stabile dell’essere, non rimanere una rivelazione momentanea. L’immagine della scintilla che diventa costruzione trova una corrispondenza nella trasformazione della conoscenza interiore in vita conforme alla verità: il riconoscimento della propria origine spirituale deve produrre un cambiamento effettivo nella condotta. Il coraggio nella prova assume la forma della capacità di attraversare ignoranza, passioni, paura e attaccamento senza perdere la direzione della gnosi. La tradizione gnostica antica presenta infatti la liberazione come conoscenza della condizione dell’essere umano e come uscita dall’ignoranza che lo mantiene separato dalla sua origine; la conoscenza è quindi inseparabile da un processo di liberazione. La disciplina non è però fine a se stessa: il controllo delle passioni è funzionale alla libertà della persona e alla possibilità di rendere la conoscenza operativa. La vera padronanza di sé non consiste nel reprimere indefinitamente desideri e impulsi, ma nel non esserne più dominati. Clemente collega esplicitamente la enkrateia, il dominio di sé, alla conoscenza e alla maturazione del gnostico. La leadership può quindi essere intesa come autorità derivante dalla maturità spirituale e dalla capacità di guidare secondo conoscenza, non come dominio sugli altri. L’azione pragmatica consiste nel tradurre ciò che è stato conosciuto in una condotta capace di affrontare le condizioni concrete dell’esistenza. La dinamica dalla radice alla vetta non richiede di fingere che la condizione umana non esista: il lavoro spirituale consiste nel trasformarla, purificarla e orientarla verso la conoscenza. Il rancore, il blocco e l’attaccamento diventano ostacoli che devono essere riconosciuti e superati attraverso discernimento e dominio di sé. Il completamento dell’impresa corrisponde infine alla maturazione della conoscenza: il percorso non si conclude con il primo risveglio, ma con una trasformazione sufficientemente integrata da rendere stabile la libertà interiore. In questa prospettiva il 1.10 gnostico è il movimento del risveglio che diventa disciplina della vita, della disciplina che diventa padronanza di sé e della padronanza che rende la conoscenza effettivamente liberatrice.
Serge Hutin (3Up) (Parigi, 2 aprile 1929) autore francese di esoterismo; Les gnostiques.

SCIAMANESIMO: 1.10 esprime l’integrazione fra chiamata all’azione, preparazione, disciplina rituale e capacità di intervenire nel momento appropriato. La pratica sciamanica non identifica il coraggio con l’impulsività: il viaggio, la ricerca di conoscenza, la guarigione o l’intervento a favore della comunità richiedono intenzione, preparazione, capacità di mantenere la concentrazione e rispetto delle procedure proprie della pratica. Nelle forme di viaggio sciamanico documentate nella pratica contemporanea, la preparazione comprende la definizione di un’intenzione precisa, l’entrata deliberata nello stato di coscienza richiesto, il mantenimento dell’intento durante il viaggio e un ritorno consapevole; il percorso è quindi strutturato dall’inizio alla conclusione. Questa struttura traduce il tema dalla scintilla alla costruzione: la chiamata o l’intenzione iniziale deve diventare un’azione rituale completa, con preparazione, attraversamento, ricerca, ritorno e integrazione. Il principio della rapidità coordinata con la pazienza appare nella capacità di reagire prontamente quando la situazione lo richiede, senza confondere prontezza con precipitazione: il praticante deve saper attendere, osservare, ascoltare e riconoscere il momento opportuno prima di intervenire. La disciplina serve precisamente a rendere possibile questa libertà d’azione. Non immobilizza il praticante, ma gli permette di mantenere presenza, orientamento e controllo mentre attraversa situazioni imprevedibili. Nelle pratiche di viaggio, la chiarezza dell’intenzione funziona come un asse che impedisce alla ricerca di disperdersi; la preparazione rituale crea inoltre le condizioni per entrare e uscire consapevolmente dalla pratica. Il coraggio nella prova assume la forma della capacità di affrontare territori difficili, esperienze di paura, malattia, crisi o confronto con ciò che viene percepito come potere spirituale senza perdere la propria funzione. L’azione sciamanica è inoltre pragmatica perché la conoscenza ottenuta nel viaggio deve poter essere riportata nella vita ordinaria: guarire, aiutare, trovare una risposta, orientare una decisione o intervenire per il bene della comunità. Nelle descrizioni antropologiche del viaggio sciamanico, conoscenza e potere vengono cercati anche per guarire, cacciare o assistere la comunità, mentre la preparazione può comprendere isolamento, digiuno e purificazione. La leadership non coincide quindi con il dominio, ma con la capacità di assumere una funzione e sostenerne la responsabilità; chi attraversa il mondo spirituale deve essere in grado di ritornare e utilizzare ciò che ha ricevuto. La dinamica della radice e della vetta trova qui una traduzione nel rapporto fra mondo ordinario e mondo non ordinario: l’esperienza visionaria non sostituisce la vita concreta, ma deve ritornarvi e produrre un effetto nel mondo. Il rancore, la paura, la confusione o la perdita di controllo non vengono utilizzati come carburante dell’azione: devono essere attraversati, riconosciuti e integrati affinché la persona possa mantenere la propria funzione. La conclusione dell’impresa è quindi essenziale: il viaggio non è completo finché non avvengono il ritorno, la chiusura della pratica e l’integrazione di ciò che è stato appreso. Il nucleo 1.10 nello sciamanesimo diventa così una forma di coraggio preparato: essere pronti ad agire quando il momento lo richiede, mantenere la presenza durante la prova, non lasciarsi dominare dagli stati emotivi, rispettare la disciplina della pratica e portare a compimento il movimento iniziato.
Jeanne Achterberg  vedi Filosofia & Psicologia.

SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: 1.10 esamina il rapporto fra esperienza spirituale, disciplina, responsabilità e trasformazione concreta dell’esistenza. Nelle spiritualità alternative, esoteriche e spiritiste, la ricerca di una realtà più ampia può assumere la forma di un percorso nel quale l’esperienza interiore deve tradursi progressivamente in comportamento, servizio, lavoro e maturazione. La disciplina non costituisce un fine autonomo, ma una condizione per rendere efficace l’azione: consente di mantenere una direzione, rispettare le fasi di un processo, assumere responsabilità e trasformare un’intuizione o un’esperienza spirituale in una costruzione durevole. Il coraggio e l’audacia devono quindi essere accompagnati dalla capacità di governare le proprie reazioni, sostenere la prova e agire con lucidità anche quando le circostanze impongono attesa, adattamento o ritorno sui propri passi. Il principio del “festina lente” esprime questa integrazione fra immediatezza e gradualità: occorre saper intervenire quando è necessario, ma anche rallentare, verificare, correggere e riprendere un processo dal punto in cui si è interrotto. L’ostacolo, il ritardo e la frustrazione possono diventare occasioni di verifica e di trasformazione, purché non vengano convertiti in rancore, accanimento o abbandono. L’esperienza spirituale implica inoltre un confronto con le conseguenze delle proprie azioni: ciò che deve essere superato non viene semplicemente rifiutato, ma riconosciuto, elaborato e integrato affinché possa diventare fondamento di una condizione nuova. L’ascesa spirituale procede così dalla radice alla vetta, includendo anche gli aspetti più difficili, vulnerabili o primitivi dell’esperienza invece di considerarli estranei al percorso. In questa prospettiva, il passaggio attraverso prove, errori, responsabilità e lavoro concreto è parte integrante della trasformazione; la vera realizzazione non consiste nell’accumulare nuove esperienze o nell’inseguire continuamente nuovi inizi, ma nel portare a compimento ciò che è stato intrapreso, correggerlo quando necessario e infine lasciarlo andare. La spiritualità di 1.10 tende quindi a congiungere aspirazione e incarnazione, apertura al trascendente e operatività, audacia e autocontrollo, perseveranza e capacità di rilascio, fino a fare della trasformazione interiore una forma concreta e responsabile di esistenza.
Chico Xavier (10SrUi) (Pedro Leopoldo, 2 aprile 1910) scrittore, filantropo, medium, spiritista brasiliano; Nosso Lar (Astral City: A Spiritual Journey, 2010, diretto da Wagner de Assis, adattamento del libro omonimo del 1944 di X., un grande classico della letteratura spiritista, fornisce impressioni del mondo spirituale dopo la morte. Un importante medico, Andre, muore e si risveglia in una valle di devastazione. Un giorno, un raggio di luce scende dal cielo e A. viene salvato e portato in una città spirituale chiamata Nosso Lar. Lì, stringe nuovi amici e alleanze, ma incontra anche il suo nemico: se stesso. Ha tradito la sua stessa esistenza con le sue azioni autodistruttive durante la sua vita sulla Terra e, per dimostrare che apprezza ancora veramente la vita, deve guadagnare meriti agli occhi dei ministeri della città attraverso un lavoro umiliante. Finalmente, il suo più grande desiderio da quando è arrivato in città si avvera: gli viene concesso il permesso di scendere sulla Terra e vedere sua moglie e i suoi figli. Andre deve mettere in gioco ciò che ha imparato a Nosso Lar, accettare la propria morte ed entrare in un altro livello di esistenza, imparando ad amare ed essere amato, e quella vita non finisce mai); D.Filho, Chico Xavier. Nosso Lar presenta un percorso nel quale l’esperienza successiva alla morte non elimina la necessità di maturazione, ma la prosegue attraverso confronto con le proprie azioni, lavoro, servizio e progressiva acquisizione di una diversa responsabilità verso la vita. La permanenza nella città spirituale assume una funzione formativa: il protagonista deve trasformare concretamente ciò che ha compreso, superare gli schemi autodistruttivi precedenti e dimostrare attraverso il proprio comportamento di essere pronto a una nuova condizione. Il lavoro e il servizio diventano quindi strumenti di rieducazione e di reintegrazione, mentre il ritorno sulla Terra e il confronto con gli affetti mostrano che l’evoluzione spirituale non coincide con la fuga dall’esistenza, ma con una diversa capacità di viverla, assumendone responsabilità e aprendosi all’amore.

ASTROLOGIA: 1.10 considera la combinazione come una configurazione nella quale l’impulso all’iniziativa deve confrontarsi con la necessità di struttura, responsabilità, controllo dei tempi e realizzazione concreta. Il tema centrale è la capacità di trasformare una spinta immediata in un processo sostenibile: l’azione deve mantenere il proprio carattere deciso senza diventare precipitazione, mentre la prudenza deve servire la realizzazione senza trasformarsi in inerzia. La tensione fra rapidità e lentezza trova quindi una formulazione operativa nel principio del “festina lente”: sapere quando intervenire immediatamente e quando invece attendere, verificare, organizzare o correggere. L’astrologia di 1.10 richiede inoltre attenzione alla gestione della frustrazione, perché il desiderio di avanzare rapidamente può entrare in conflitto con condizioni che impongono tempi più lunghi. La maturità della configurazione consiste nel trasformare l’ostacolo in verifica, utilizzando disciplina, competenza e perseveranza per adeguare l’azione alla realtà senza perdere l’intenzione originaria. Richard Houck (10) (Des Moines, 13 aprile 1947) astrologo statunitense; sviluppò una pratica astrologica caratterizzata dall’integrazione di tecniche occidentali e astrologia indiana, con applicazioni politiche, finanziarie e mediche. The Astrology of Death affronta direttamente la previsione della morte attraverso l’analisi astrologica, costruendo un metodo nel quale l’interpretazione richiede rigore tecnico, stratificazione di indicatori e capacità di confrontarsi con un processo temporale concreto. La sua pertinenza a 1.10 emerge quindi dalla combinazione fra iniziativa investigativa, metodo, disciplina tecnica e applicazione pratica dell’astrologia a un problema limite.
Philippe Lepoivre (1.10/9) (Parigi, 13 aprile 1955) ingegnere, programmatore francese, proprietario del sito Astrotheme; ha unito formazione ingegneristica, ricerca scientifica, programmazione e pratica astrologica, fino alla fondazione di Astrotheme nel 2002. Il suo lavoro sul sito ha comportato la progettazione di calcoli delle dominanti, ritratti astrologici, previsioni basate sui transiti e sistemi di compatibilità, traducendo l’astrologia in strumenti organizzati e consultabili. La sua traiettoria esprime con particolare chiarezza la dinamica di 1.10 fra iniziativa e costruzione: una passione personale viene trasformata in un’infrastruttura tecnica durevole, attraverso programmazione, organizzazione dei dati, sviluppo di applicazioni e continuità operativa.

CRISTIANESIMO: 1.10 esplora la dimensione della fede cristiana come risposta attiva alla prova, alla responsabilità e alla chiamata di Dio. La Scrittura presenta ripetutamente situazioni nelle quali l’adesione a Dio richiede iniziativa, coraggio, perseveranza e capacità di affrontare condizioni avverse senza abbandonare la propria missione. Nell’Antico Testamento, Mosè deve assumere la guida di Israele attraverso il deserto e affrontare ripetutamente resistenze, conflitti e momenti di crisi; Giosuè riceve il compito di portare a compimento l’ingresso nella Terra promessa dopo la morte di Mosè; Davide affronta Golia facendo affidamento non sulla superiorità delle proprie risorse, ma sulla fiducia in Dio; Elia sostiene la fedeltà profetica in un contesto ostile; Neemia organizza la ricostruzione delle mura di Gerusalemme mentre fronteggia opposizione politica, minacce e sabotaggi; Ester assume un’iniziativa rischiosa per intervenire in favore del proprio popolo. Nel Nuovo Testamento questa dinamica raggiunge una forma decisiva nella sequela di Cristo, nella missione degli apostoli e nella perseveranza delle prime comunità cristiane. Pietro e gli altri apostoli passano dalla paura alla testimonianza pubblica; Paolo affronta viaggi, persecuzioni, prigionia, naufragi e conflitti senza abbandonare l’annuncio ricevuto; le lettere apostoliche insistono sulla perseveranza, sulla vigilanza, sulla fortezza e sulla capacità di correre fino al compimento della propria vocazione. 1.10 mette quindi in evidenza una forma di coraggio cristiano che non coincide con l’impulsività: l’iniziativa deve essere subordinata alla vocazione, la forza deve essere governata dalla fede, e la perseveranza deve rimanere orientata al compimento. La prova non è semplicemente un impedimento da eliminare, ma può diventare il luogo nel quale vengono verificate e consolidate fedeltà, speranza, responsabilità e capacità di servizio. Il rapporto fra azione immediata e maturazione progressiva assume qui una particolare importanza: il discepolo deve saper partire, affrontare, costruire, attendere, correggere e riprendere il cammino. Anche la caduta non determina necessariamente la fine del percorso, come mostra la trasformazione di Pietro dopo il rinnegamento. La logica cristiana di 1.10 unisce dunque chiamata e risposta, fede e opere, coraggio e discernimento, prova e perseveranza, fino alla capacità di portare una missione alla sua realizzazione senza confondere la fedeltà con l’accanimento.

CATTOLICESIMO: 1.10 considera nella tradizione cattolica la fortezza, la perseveranza, la prudenza e la responsabilità dell’azione come elementi essenziali di una vita cristiana capace di affrontare il male, la prova e le difficoltà senza perdere il fine soprannaturale. La dottrina delle virtù cardinali offre un riferimento diretto: la fortezza assicura fermezza nelle difficoltà e costanza nella ricerca del bene, mentre la temperanza ordina le passioni e la prudenza permette di scegliere i mezzi adeguati al bene da perseguire. La disciplina cattolica, pertanto, non è semplice rigidità normativa, ma educazione della persona all’uso ordinato della libertà, attraverso atti ripetuti, perseveranza, sacramenti, preghiera, discernimento e cooperazione con la grazia. In 1.10 acquista rilievo anche la dimensione apostolica: la fede deve tradursi in opere, istituzioni, educazione, servizio, missione e responsabilità verso la società. La tradizione monastica e religiosa mostra numerosi esempi di persone che hanno trasformato una chiamata interiore in forme concrete e durevoli di vita, assumendo condizioni difficili, fondando comunità, affrontando opposizioni e continuando il proprio servizio attraverso periodi di crisi. La dinamica della riforma è ugualmente pertinente quando comporta il ritorno alle fonti, la correzione di ciò che non corrisponde più alla propria vocazione e la costruzione di forme nuove senza distruggere la continuità ecclesiale. 1.10 richiede tuttavia di distinguere la perseveranza dall’accanimento: la tradizione cattolica della prudenza impedisce che la fermezza diventi ostinazione, mentre la fortezza permette di non abbandonare il bene semplicemente perché la sua realizzazione è difficile o lenta. Il principio della realizzazione progressiva trova quindi un corrispettivo nella fedeltà quotidiana alla vocazione, nella capacità di assumere responsabilità concrete e nel completamento di un’opera attraverso pazienza, sacrificio, correzione e servizio.
Carlo Carretto (Alessandria, 2 aprile 1910) religioso italiano, Piccoli Fratelli del Vangelo; la sua traiettoria esprime in modo netto il passaggio dall’azione organizzativa alla scelta radicale di una vita fondata su preghiera, silenzio, lavoro e fraternità. Dopo la guida dell’Azione Cattolica, nel 1952 affrontò una frattura significativa con una parte dell’ambiente cattolico e scelse di entrare nei Piccoli Fratelli di Gesù, vivendo per dieci anni nel Sahara. In seguito, a Spello, trasformò l’esperienza contemplativa in una comunità aperta all’accoglienza, alla ricerca spirituale, alla preghiera e al lavoro manuale. La sua vicenda è pertinente a 1.10 per la capacità di assumere una decisione impegnativa, attraversarne concretamente le conseguenze e trasformare la prova in una forma stabile di servizio.
Yves Congar (Sedan, 8 aprile 1904) cardinale, teologo francese; la sua attività teologica mostra una forma di perseveranza intellettuale e istituzionale applicata alla riforma ecclesiale. Le sue posizioni sull’ecumenismo e sulla riforma della Chiesa incontrarono opposizioni, fino all’allontanamento dall’insegnamento e all’esilio dalla Francia; egli continuò tuttavia il proprio lavoro e divenne successivamente uno degli esperti più influenti del Concilio Vaticano II, contribuendo alla redazione di numerosi documenti conciliari. La dinamica di 1.10 emerge nella capacità di sostenere una direzione di rinnovamento attraverso ostacoli, tempi lunghi e lavoro sistematico, fino a trasformare una posizione inizialmente marginale in un contributo ecclesiale riconosciuto.
Madame Guyon (Montargis, 13 aprile 1648) mistica francese; A Short and Very Easy Method of Prayer presenta una pratica di preghiera fondata sulla progressiva interiorizzazione, sul raccoglimento e sulla permanenza davanti a Dio, privilegiando la qualità dell’attenzione rispetto alla quantità delle letture o delle pratiche. La sua vicenda spirituale comprende inoltre periodi prolungati di crisi e di aridità, seguiti da una trasformazione della propria esperienza contemplativa. La pertinenza a 1.10 riguarda quindi la perseveranza nella pratica e la capacità di attraversare una fase di apparente inattività senza interrompere il processo spirituale.
Urszula Ledóchowska (Loosdorf, 17 aprile 1865) religiosa polacca, santa cattolica; la sua attività manifesta con particolare evidenza l’iniziativa apostolica applicata a circostanze concrete e mutevoli. Dalla fondazione di un pensionato per studentesse alla partenza per la Russia, dove la vita religiosa era proibita, fino all’attività educativa, assistenziale ed ecumenica svolta durante la guerra e alla fondazione di nuove comunità, seppe trasformare condizioni avverse in occasioni di servizio organizzato. La sua capacità di trasferire l’apostolato da un paese all’altro, mantenendone il nucleo e modificandone le forme secondo le necessità, corrisponde alla combinazione di iniziativa, adattamento, perseveranza e realizzazione concreta propria di 1.10.
Bérenger Saunière (5Pp) (Montazels, 11 aprile 1852) presbitero francese, parroco di Rennes-le-Château, in rapporto con teorie cospirative.

PROTESTANTESIMO: 1.10 individua nel protestantesimo diverse correnti nelle quali la relazione fra fede, disciplina, vocazione, perseveranza e azione assume forme particolarmente riconoscibili. Nel luteranesimo la dottrina della vocazione valorizza la responsabilità concreta del cristiano nelle occupazioni quotidiane e nei compiti affidati da Dio, facendo della vita ordinaria uno spazio di fedeltà operativa. Nelle tradizioni riformate e presbiteriane la perseveranza dei santi, la disciplina della comunità, la centralità della Parola e l’ordinamento della vita cristiana costituiscono elementi fortemente coerenti con 1.10: la perseveranza non viene intesa come semplice ostinazione individuale, ma come permanenza nella fede sostenuta dalla grazia, attraverso i mezzi ordinati della vita ecclesiale. Nel metodismo wesleyano la dinamica diventa ancora più esplicita attraverso la santificazione come processo continuo, le pratiche spirituali e le opere di pietà e misericordia: la grazia ricevuta deve produrre una trasformazione progressiva della vita e una crescente capacità di amare Dio e il prossimo. Nell’anglicanesimo, la combinazione di Scrittura, tradizione e ragione, insieme alla disciplina della preghiera comune e alla missione concreta della Chiesa, produce una forma di 1.10 nella quale continuità e rinnovamento devono essere tenuti insieme; le diverse forme della missione comprendono evangelizzazione, formazione, servizio ai bisogni umani, trasformazione delle strutture ingiuste e cura della creazione. Nel pentecostalismo evangelico, infine, l’iniziativa missionaria assume un carattere particolarmente dinamico: la potenza dello Spirito viene intesa come abilitazione concreta all’evangelizzazione, al discepolato, al servizio e alla fondazione di nuove comunità, mentre l’esperienza spirituale deve tradursi in azione e responsabilità. Attraverso queste diverse espressioni, 1.10 evidenzia una costante: la fede non viene considerata pienamente realizzata nella sola convinzione interiore, ma nella capacità di perseverare, assumere una vocazione, affrontare ostacoli, organizzare il proprio cammino e portare il servizio ricevuto fino a una concreta realizzazione.

ORTODOSSIA: 1.10 interpreta la dinamica attraverso il linguaggio dell’ascesi, della lotta spirituale, della vigilanza, della pazienza e della preghiera incessante. La tradizione ortodossa descrive la vita cristiana come un esercizio nel quale la persona deve affrontare passioni, tentazioni, distrazioni e resistenze interiori attraverso un processo prolungato di purificazione e comunione con Dio. I Padri ascetici sono presentati come “atleti spirituali”, e l’ascesi come esercizio e allenamento della vita interiore: questa impostazione rende particolarmente evidente il carattere disciplinare di 1.10, purché la disciplina rimanga subordinata alla grazia e alla comunione con Dio. La pazienza non è passività, ma capacità di rimanere fedeli durante tribolazioni e prove, continuando quotidianamente a pregare, digiunare, osservare i comandamenti e vivere nella Chiesa. La preghiera incessante introduce inoltre una continuità fra contemplazione e azione: anche mentre lavora con le mani, cammina, mangia o svolge le normali attività, il cristiano può mantenere la memoria di Dio. La dinamica di 1.10 appare così come una lotta progressiva che richiede presenza, autocontrollo, perseveranza e capacità di ritornare continuamente alla direzione spirituale intrapresa. L’esempio della tradizione monastica mostra inoltre che la conquista della libertà dalle passioni può richiedere tempi molto lunghi e una perseveranza apparentemente sproporzionata rispetto ai risultati immediati. La forza non consiste dunque nell’imporre rapidamente la propria volontà, ma nel rimanere fedeli, sostenere la prova, correggere continuamente il proprio orientamento e consentire alla grazia di trasformare gradualmente la persona. In questa prospettiva, 1.10 unisce combattimento e pazienza, ardimento e umiltà, esercizio e abbandono a Dio, fino alla trasformazione della lotta spirituale in comunione e servizio.

ISLAM: 1.10 esamina la relazione fra sottomissione a Dio, fermezza nella prova, disciplina dell’azione e capacità di perseverare nel compimento del bene. Un nucleo particolarmente pertinente è il ṣabr, che comprende pazienza, costanza e fermezza nelle difficoltà: non indica inerzia davanti agli eventi, ma capacità di mantenere la direzione quando l’azione incontra ostacoli, ritardi, privazioni o opposizione. La prova verifica così la qualità dell’intenzione e impedisce di identificare la riuscita spirituale con il risultato immediato. A questa fermezza si associa il jihād inteso nel suo significato generale di sforzo e impegno nella via di Dio, che comprende il confronto con le proprie inclinazioni disordinate e la responsabilità di tradurre la fede in condotta. 1.10 trova quindi un terreno significativo nella disciplina delle pratiche quotidiane: la ṣalāt scandisce il tempo interrompendo ripetutamente l’attività per ricondurla al suo centro, il digiuno educa al dominio degli impulsi e la zakāt converte il possesso in responsabilità concreta verso gli altri. L’iniziativa è richiesta, ma deve essere governata dalla niyya, dalla retta intenzione, e mantenuta entro ciò che è lecito e giusto: la forza separata dall’orientamento a Dio può diventare aggressività, dominio o ostinazione. La stessa distinzione fra perseveranza e accanimento è essenziale: affidarsi a Dio non significa rinunciare all’azione, mentre agire non significa pretendere di controllarne completamente l’esito. La dinamica di 1.10 emerge così nell’agire con decisione utilizzando i mezzi disponibili, sostenere la prova senza cedere al risentimento, correggere la condotta attraverso il pentimento quando si è deviato e continuare il cammino affidandone a Dio il risultato. Mansione lunare (Ibn ‘Arabi): 2 Al Butain, The Belly of Aries, 12°51’22” Aries, The Universal Soul, the Preserved Tablet Hâ’(unstressed h), The One Who Calls Forth. Nomi di Dio: 10 المتكبر‎ al-Mutakabbir, Il cosciente della Sua grandezza.
Muhammad Maroof Shah v. Filosofia

EBRAISMO: 1.10 considera la capacità di trasformare l’impulso al bene in azione concreta, responsabilità e perseveranza nell’adempimento delle mitzvot. La tradizione ebraica attribuisce grande rilievo all’azione: l’intenzione possiede valore, ma deve prendere forma nella condotta, nello studio, nella giustizia, nella preghiera, nel lavoro e nelle responsabilità verso la comunità. In questa prospettiva 1.10 può essere espresso dalla relazione fra zerizut, la sollecitudine che impedisce di rimandare il bene che deve essere compiuto, e gevurah, la forza necessaria per dominare le proprie inclinazioni anziché esserne dominati. L’intraprendenza non equivale pertanto all’impulsività: occorre essere pronti ad agire e contemporaneamente capaci di governare se stessi. La storia biblica di Israele offre inoltre una struttura continua di chiamata, prova, caduta, correzione e ripresa: uscire dalla schiavitù non coincide immediatamente con raggiungere la meta, poiché fra liberazione e Terra promessa si estende il deserto, spazio nel quale libertà, responsabilità e fedeltà devono essere apprese. Anche la teshuvah manifesta una dinamica pertinente: riconoscere la deviazione, interromperla, ritornare e trasformare concretamente la propria condotta. L’ostacolo può allora diventare occasione di rafforzamento anziché motivo di rancore o paralisi. 1.10 mette così in relazione prontezza e disciplina, forza e autocontrollo, fedeltà e capacità di ricominciare, insistendo tuttavia sul compimento: non basta desiderare il bene o iniziare un’opera, poiché la responsabilità consiste nel condurla attraverso le difficoltà fino alla sua effettiva realizzazione.

BUDDHISMO: 1.10 esplora la disciplina dell’energia e dello sforzo necessaria a trasformare intenzione e comprensione in pratica effettiva. Un riferimento centrale è sammā-vāyāma, il retto sforzo del Nobile Ottuplice Sentiero: impedire il sorgere degli stati non salutari, abbandonare quelli già sorti, sviluppare gli stati salutari non ancora sorti e mantenere e portare a maturazione quelli già presenti. L’energia, viriya, non possiede quindi valore semplicemente perché intensa: la stessa forza può alimentare aggressività, desiderio e ambizione oppure disciplina, concentrazione e liberazione, e deve perciò essere orientata dalla retta visione e dalla retta intenzione. Questo distingue con precisione la perseveranza dall’accanimento. 1.10 trova qui una corrispondenza nella capacità di applicare energia senza essere trascinati dall’energia stessa, sostenendo una pratica continuativa e correggendola quando produce attaccamento, avversione o irrigidimento. La prova è costituita anche dal confronto diretto con dukkha: invece di fuggire il disagio o trasformarlo in risentimento, la pratica richiede di riconoscerne le condizioni, comprenderne il sorgere e operare verso la cessazione. La disciplina meditativa implica inoltre la capacità di ritornare ripetutamente all’oggetto dopo la distrazione, senza trasformare l’errore in fallimento definitivo. Anche il rilascio assume un’importanza decisiva: perseverare nel sentiero non significa aggrapparsi a una forma, a un risultato o alla propria stessa identità di praticante. La maturazione di 1.10 consiste pertanto nell’unire energia, attenzione, disciplina e non-attaccamento: iniziare con determinazione, continuare senza dispersione, correggere ciò che devia e abbandonare ciò che deve essere lasciato andare affinché il processo possa giungere a maturazione.
Stephen Batchelor (Dundee, 7 aprile 1953) scrittore, insegnante agnostico buddhista britannico; il suo percorso presenta una dinamica fortemente pertinente a 1.10 perché unisce lunga disciplina pratica e disponibilità a mettere radicalmente alla prova le strutture nelle quali quella disciplina era stata inizialmente esercitata. Dopo otto anni di formazione nel Buddhismo tibetano, l’insoddisfazione verso alcuni presupposti metafisici lo portò non ad abbandonare la ricerca, ma a ricominciare attraverso quattro anni di rigorosa pratica Sŏn coreana, spostando progressivamente l’accento dalla ricerca di risposte definitive alla capacità di rimanere nella domanda. The Faith to Doubt sviluppa precisamente il rapporto fra dubbio, fiducia e coraggio, mentre Buddhism Without Beliefs e Confession of a Buddhist Atheist portano ulteriormente a compimento questa direzione mediante una rilettura agnostica e secolare del Dharma. La sua affermazione secondo cui la certezza tende a diventare statica mentre l’incertezza apre possibilità e rischi illumina un aspetto significativo di 1.10: la fermezza non consiste nell’irrigidirsi sulla posizione acquisita, ma nel possedere sufficiente disciplina per attraversare l’incertezza, verificare ciò che non regge, lasciare ciò che è diventato un ostacolo e continuare operativamente la ricerca senza perdere direzione. “Il problema riguardo la certezza è che è statica; può solo riaffermare se stessa all’infinito. L’incertezza, al contrario, è piena di aspetti sconosciuti, possibilità, e rischi”.

INDUISMO: 1.10 considera il rapporto fra azione, disciplina, dovere, perseveranza e distacco attraverso alcuni nuclei centrali della Bhagavad Gītā e delle tradizioni dello yoga. La situazione stessa di Arjuna costituisce una configurazione esemplare della prova: l’azione necessaria appare così difficile da provocare paralisi, e l’insegnamento ricevuto non consiste né nell’impulsività né nella fuga, ma nella comprensione del proprio dharma e nell’azione compiuta senza appropriazione egoica dei risultati. Il karma-yoga rende particolarmente evidente questa dinamica: occorre agire pienamente, con competenza e determinazione, rinunciando contemporaneamente all’attaccamento ai frutti dell’azione. 1.10 trova inoltre una corrispondenza nel tapas, la disciplina capace di concentrare e trasformare l’energia attraverso continuità, austerità e padronanza di sé; la Bhagavad Gītā associa esplicitamente la fermezza alla continuità nel sacrificio, nel tapas e nel dono. L’energia iniziale deve quindi diventare sādhana, pratica sostenuta: non basta l’intensità di un’esperienza o di una decisione, perché la trasformazione richiede ripetizione, stabilità e capacità di attraversare resistenze e difficoltà. La disciplina, tuttavia, perde la propria funzione quando diventa mortificazione egoica, rigidità o dimostrazione di superiorità spirituale; anche l’ascesi deve essere regolata da discernimento e orientata alla liberazione. La relazione fra radice e vetta assume qui una forma significativa: la liberazione non richiede necessariamente la fuga dall’azione, poiché l’azione stessa può diventare via quando viene sottratta all’appropriazione dell’io e ricondotta al dharma. 1.10 esprime così una spiritualità dell’azione disciplinata: affrontare ciò che deve essere affrontato, esercitare fermezza senza irrigidirsi, compiere il proprio dovere senza possederne il risultato e trasformare progressivamente l’energia dell’azione in strumento di liberazione.

MITOLOGIA: 1.10 esplora la dinamica mitica nella quale una forza iniziale deve confrontarsi con un limite, una prova, una legge, un antagonista o una responsabilità che ne impone la trasformazione. Il rapporto fra Ares e Crono offre una delle immagini fondamentali di questa polarità: da una parte l’energia immediata del combattimento, dell’impeto e dell’affermazione, dall’altra il potere del tempo, della necessità, della misura e della consumazione. La loro interazione simbolica permette di leggere 1.10 non come semplice opposizione fra forza e limite, ma come esigenza di trasformare la forza in capacità di sostenere il tempo e portare l’impresa a compimento. Il mito di Eracle sviluppa questa dinamica attraverso una successione di prove nelle quali il valore dell’eroe non consiste in un singolo atto di potenza, ma nella capacità di affrontare lavori differenti, adattare le proprie risorse, perseverare e completare ciò che gli è stato imposto. Prometeo rappresenta invece l’iniziativa audace che sfida un ordine superiore e accetta una conseguenza prolungata nel tempo: il dono del fuoco diventa così inseparabile dal prezzo della trasgressione e dalla necessità di sostenere la propria scelta. Teseo esprime l’azione che deve entrare in uno spazio pericoloso, affrontare il labirinto e ritrovare la via d’uscita; il filo di Arianna introduce la necessità di mantenere una struttura e un orientamento mentre si procede nell’incertezza. Odisseo incarna una forma diversa di forza, fondata non soltanto sul coraggio ma sulla capacità di adattarsi, attendere, dissimulare, cambiare strategia e perseverare attraverso una lunga successione di ostacoli prima di ritornare alla propria casa. Enea rappresenta l’iniziativa subordinata a una missione più ampia: deve abbandonare ciò che gli è immediatamente caro, affrontare guerre, perdite e ritardi e continuare fino alla fondazione di una nuova realtà. Anche la discesa negli inferi, ricorrente in molte tradizioni, esprime un movimento pertinente a 1.10: per raggiungere una condizione superiore occorre attraversare una regione oscura, affrontare ciò che è stato rimosso o perduto e ritornare con qualcosa che possa essere integrato nel mondo dei vivi. Il mito di Orfeo mostra invece il limite che interviene proprio al momento del compimento: l’impazienza o il cedimento alla paura possono interrompere un’impresa quasi conclusa. Saturno/Crono introduce inoltre il tema del tempo che divora le proprie creazioni e della necessità di interrompere un ciclo distruttivo; Zeus, sopravvissuto all’ingestione dei figli, inaugura una nuova organizzazione cosmica attraverso la lotta contro i Titani. In numerose tradizioni eroiche, dunque, la vera forza non è quella che esplode più violentemente, ma quella capace di sostenere la durata, attraversare la prova, correggere la strategia, controllare l’impulso e trasformare l’energia iniziale in un ordine nuovo. 1.10 mette così in relazione audacia e misura, combattimento e disciplina, iniziativa e responsabilità, prova e compimento: l’eroe deve partire, ma anche saper continuare; deve combattere, ma anche sapere quando fermarsi; deve superare l’ostacolo senza diventare prigioniero dell’ostacolo stesso; deve infine completare il percorso e lasciare andare ciò che appartiene alla fase precedente affinché possa nascere una forma nuova.

FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 1.10 esamina il rapporto fra volontà, ragione, disciplina, azione, prova e trasformazione. Sul piano filosofico, 1.10 riguarda il problema di come una decisione possa diventare effettiva senza essere distrutta né dall’impulsività né dall’eccesso di riflessione: l’azione richiede principi, metodo, valutazione delle condizioni e capacità di perseverare quando il risultato non è immediato. La filosofia pratica offre quindi un terreno privilegiato per distinguere determinazione e ostinazione, coraggio e temerarietà, perseveranza e accanimento. La questione del limite assume inoltre un valore costruttivo: l’ostacolo può costringere la volontà a diventare più precisa, mentre la resistenza della realtà impedisce alla soggettività di confondere il desiderio con la realizzazione. La psicologia di 1.10 approfondisce questa dinamica nel rapporto fra intenzione e comportamento, mostrando l’importanza dell’autoregolazione, della gestione degli impulsi, della tolleranza della frustrazione e della capacità di trasformare una rappresentazione mentale in una sequenza concreta di azioni. Anche l’attesa costituisce un elemento decisivo: una volontà eccessivamente tesa può interferire con il processo che cerca di controllare, mentre una disciplina sufficientemente matura permette di mantenere la direzione senza forzare continuamente il risultato. La trasformazione psicologica richiede quindi una forma di energia regolata: iniziare quando è necessario, sostenere lo sforzo, riconoscere gli errori, modificare la strategia e lasciare andare il controllo quando il controllo stesso è diventato un impedimento. La dinamica di 1.10 culmina nella capacità di portare a termine un processo senza identificarsi con esso: la persona non rinuncia alla propria iniziativa, ma impara a distinguere ciò che dipende dalla propria azione da ciò che richiede tempo, condizioni favorevoli o una risposta che non può essere prodotta direttamente dalla volontà.

Jeanne Achterberg (Pacific Grove, 8 aprile 1942) psicologa statunitense; il suo lavoro sulla imagery collega immaginazione, esperienza corporea e processi di guarigione, integrando ricerca psicologica, medicina, pratiche tradizionali e tecniche di visualizzazione. Imagery in Healing studia l’uso sistematico dell’immaginazione come risorsa terapeutica e dedica attenzione anche alla tradizione sciamanica e alle applicazioni contemporanee dell’immaginazione guidata. La pertinenza a 1.10 risiede nella trasformazione di una facoltà interna in una pratica strutturata: l’immagine non rimane pura rappresentazione, ma viene utilizzata intenzionalmente come strumento operativo all’interno di un processo di cambiamento.
Averroè (Cordova, 14 aprile 1126) filosofo, medico, matematico arabo; integra filosofia, medicina, psicologia, logica, etica e interpretazione religiosa in una concezione nella quale la ragione deve esercitare concretamente la propria funzione. La sua concezione della medicina è particolarmente significativa per 1.10: la medicina è un’arte pratica fondata su principi e esperienza, nella quale occorre agire nel modo appropriato, nella misura appropriata e al momento appropriato, senza poter garantire meccanicamente il risultato. Questa relazione fra conoscenza, decisione, tempo, intervento e incertezza costituisce una formulazione filosofica molto precisa dell’azione disciplinata propria di 1.10. Anche la sua difesa della dimostrazione filosofica e il lavoro sistematico sui testi aristotelici mostrano una perseveranza intellettuale orientata alla costruzione di un sapere coerente e operativo.
Vincenzo Gioberti (Torino, 5 aprile 1801) presbitero, patriota, filosofo italiano; Primato morale e civile degli italiani.
Eugen Herrigel (Lichtenau, 20 marzo 1884) filosofo tedesco; Zen in der Kunst des Bogenschießens (Lo zen e il tiro con l’arco) rende esplicita la tensione fra volontà e capacità di lasciare andare. L’ostacolo non consiste nell’assenza di determinazione, ma in una volontà che vuole controllare direttamente ciò che dovrebbe maturare attraverso esercizio, attesa e disponibilità. La pratica richiede quindi una disciplina paradossale: prepararsi rigorosamente, mantenere la tensione corretta e, al momento opportuno, rinunciare all’intervento volontaristico che impedisce l’azione. La sua riflessione sul saper attendere e sul lasciare andare se stessi è fortemente pertinente al “festina lente” di 1.10, perché mostra come la perseveranza possa richiedere non maggiore pressione, ma la capacità di interrompere il controllo e consentire al gesto preparato di compiersi. (“Quello che ti ostacola è che hai una volontà troppo ostinata. Pensi che ciò che non fai da solo non accada”; “Devi imparare ad aspettare correttamente … Lasciando andare te stesso, lasciando te stesso e tutto ciò che è tuo dietro di te in modo così deciso che di te non resta altro che una tensione senza scopo”.
Muhammad Maroof Shah (1° aprile 1978) filosofo indiano, il suo lavoro sul problema del male nella filosofia musulmana, in particolare attraverso Iqbal e la prospettiva sufi, affronta la difficoltà di comprendere il male senza ridurlo a un semplice problema teorico. La riflessione sull’esistenza del male e sulla risposta della tradizione sufi mette in primo piano la necessità di trasformare la crisi in una dinamica di sviluppo spirituale e intellettuale. La sua lettura di Iqbal è pertinente a 1.10 anche per il rilievo attribuito alla lotta, all’azione e al superamento della passività: il confronto con il male non deve necessariamente produrre paralisi, ma può diventare occasione di crescita, responsabilità e riorientamento. Per questo il suo contributo può essere mantenuto in Filosofia & Psicologia, mentre presenta anche un collegamento naturale con la sezione Islam. The Problem of Evil in Muslim Philosophy: A Case Study of Iqbal, Muslim Modernism and the Problem of Modern Science, Perennial Philosophy in the Postmodern World: Enigma of Osho.

ARTE: 1.10 esplora il rapporto fra impulso creativo, disciplina della forma, costruzione, sperimentazione e capacità di trasformare una visione in un’opera compiuta. La dinamica di 1.10 appare nell’arte quando l’energia iniziale non rimane allo stato di intuizione o di gesto spontaneo, ma viene sottoposta a tecnica, progetto, materiali, procedimento e continuità di lavoro. L’artista deve quindi sostenere la tensione fra libertà e struttura: l’innovazione richiede coraggio e capacità di rompere schemi consolidati, ma anche sufficiente disciplina per elaborare una nuova grammatica visiva e renderla riconoscibile. La prova può assumere la forma della resistenza dei materiali, della difficoltà tecnica, dell’incomprensione del pubblico o della necessità di sviluppare un linguaggio attraverso anni di ricerca. Anche l’arte visionaria e fantastica esprime 1.10 quando immagini radicalmente nuove vengono organizzate in costruzioni coerenti, mentre l’architettura rende particolarmente evidente il passaggio dall’idea alla realizzazione concreta, perché una concezione deve confrontarsi con spazio, funzione, tecnica, materia e durata. La fotografia introduce una diversa forma di iniziativa: esplorare un nuovo mezzo significa svilupparne progressivamente le possibilità operative, fino a trasformare una tecnologia emergente in uno strumento capace di modificare il modo stesso di vedere il mondo. Nella scultura e nel design, la materia costituisce inoltre un limite che non deve essere semplicemente eliminato, ma utilizzato come condizione della forma. Anche la trasgressione artistica può essere letta secondo 1.10 quando l’atto di rottura non si esaurisce nella provocazione, ma costruisce un nuovo ordine estetico. La dinamica comprende infine il rapporto fra radice e vetta: la sperimentazione più audace può nascere da tecniche elementari, gesti ripetuti, osservazione paziente e confronto diretto con la materia. L’opera compiuta rappresenta così il punto nel quale iniziativa e disciplina cessano di essere opposte: l’impulso iniziale viene conservato, ma trasformato attraverso metodo, resistenza, correzione e perseveranza in una forma capace di durare.
Daniel Buren (Sp) (Boulogne-Billancourt, 25 marzo 1938) pittore, scultore francese; Piazza Verdi, La Spezia.
Charles Burchfield (7) (Ashtabiula, 9 aprile 1893) pittore, artista visionario statunitense; The Four Seasons; Song of the Redbird; Luminous Tree; Glory of Spring; IP.
Pierre Clayette (1.10/11) (Parigi, 24 marzo 1930) pittore, illustratore, scenografo francese; Le Château; Nébuleuse; Les Cercles de L’Arbre, IP.
James Ensor (12Ni) (Ostend, 13 aprile 1860) pittore simbolista, incisore belga; in Christ’s Entry Into Brussels in 1889 l’episodio evangelico viene trasferito in una scena urbana contemporanea e trasformato in una processione carnevalesca popolata di maschere e figure grottesche, mentre la dimensione religiosa diventa anche critica della società e dell’ipocrisia collettiva. La dinamica di 1.10 emerge nella capacità di utilizzare una forma ereditata come punto di partenza per costruire un linguaggio nuovo e conflittuale.
Max Ernst (4) (Brühl, 2 aprile 1891) pittore, scultore surrealista tedesco-francese pioniere del grattage e frottage; The Antipope.
Carlo Finelli (Carrara, 4 aprile 1782) scultore italiano; Psiche e le ore danzanti; Amore con farfalla.
Frederick Franck (Sp) (Maastricht, 12 aprile 1909) pittore, scultore, scrittore olandese, sculpture garden; concezione dell’arte come pratica di attenzione, spiritualità e trasformazione dello sguardo. La sua esperienza come dentista e il lavoro svolto con Albert Schweitzer in Africa aggiungono una dimensione concreta alla sua ricerca artistica, mentre il suo interesse per lo Zen e per il dialogo interreligioso collega osservazione, disciplina e servizio. Il suo grande progetto di Pacem in Terris, parco e giardino di sculture creato presso la propria abitazione, mostra inoltre il passaggio dall’opera singola alla costruzione di un ambiente permanente nel quale arte, natura e contemplazione vengono integrate. A Zen Book of Hours; Pacem in Terris; Art As a Way: A Return to the Spiritual Roots; Zen of Seeing: Seeing/Drawing as Meditation.
Giovanni Gonnelli (Gambassi, 4 aprile 1603) scultore italiano.
Ludwig Mies van der Rohe (4Si) (Aquisgrana, 27 marzo 1886) architetto, designer tedesco; sistemi rigorosamente organizzati, nei quali struttura, spazio, materiali e proporzioni vengono ricondotti a un ordine coerente. Il suo contributo al Movimento Moderno è pertinente a 1.10 proprio per la trasformazione di principi astratti in strutture concrete e funzionali: la radicalità non viene perseguita attraverso accumulo o decorazione, ma attraverso semplificazione, precisione costruttiva e controllo della forma.
Nadar (11) (Parigi, 6 aprile 1820) fotografo francese; realizzò fotografie aeree da una mongolfiera, aprendo una possibilità allora radicalmente nuova per la fotografia: non limitarsi a registrare ciò che l’osservatore vede da terra, ma modificare il punto di osservazione attraverso una tecnologia ancora sperimentale. Il suo interesse per l’aerostatica e per le nuove possibilità della fotografia mostra la dinamica di 1.10 fra audacia, tecnica e applicazione concreta.
Frank R. Paul (1.10/11) (Bad Radkersburg, 18 aprile 1884) illustratore statunitense di riviste pulp di fantascienza, SF; rendere visibili tecnologie e ambienti ancora inesistenti attraverso una progettazione grafica estremamente concreta: astronavi, stazioni spaziali, robot e città futuristiche vengono costruiti come oggetti dotati di struttura e funzionamento plausibili. 
Paloma Picasso (7Pf) (Vallauris, 19 aprile 1949) stilista, designer francese; capacità di trasformare elementi considerati marginali o aggressivi, come i graffiti urbani, in forme progettuali destinate a materiali preziosi e a una produzione durevole. La Collezione Graffiti per Tiffany costituisce un esempio significativo di questa trasformazione: un linguaggio nato nella strada viene rielaborato attraverso oro, pietre e strutture di design, convertendo una forma di rottura in un nuovo codice estetico.

LETTERATURA: 1.10 considera la scrittura come luogo nel quale esperienza, conflitto, viaggio, responsabilità, resistenza e ricerca devono essere trasformati in una forma capace di sostenere il tempo. Nei diversi generi rappresentati, dalla poesia alla narrativa realistica, dal romanzo d’avventura alla fantascienza, dal viaggio alla riflessione spirituale, emerge la figura dell’essere umano posto davanti a una situazione che richiede di procedere senza possedere immediatamente una soluzione. Il viaggio costituisce una delle immagini più pertinenti: partire implica iniziativa, ma procedere richiede adattamento, perseveranza, capacità di attraversare territori sconosciuti e disponibilità a modificare il proprio orientamento. Anche il conflitto storico e sociale può essere letto secondo 1.10 quando costringe l’individuo a trasformare la propria posizione in responsabilità concreta, resistenza o ricerca di una nuova forma di convivenza. La letteratura di guerra, di avventura e di spionaggio mette in primo piano decisione, strategia, rischio e capacità operativa; la fantascienza amplia questa dinamica proiettandola verso mondi nuovi, nei quali l’umanità deve affrontare trasformazioni tecnologiche, ambientali e sociali. La poesia e la letteratura spirituale introducono invece il tema della prova interiore: l’ostacolo non è soltanto esterno, ma può essere il dubbio, l’assenza, il silenzio, la perdita o la difficoltà di dare forma a un’esperienza che resiste alle definizioni. In questo contesto il “festina lente” assume un valore letterario preciso: scrivere significa spesso procedere lentamente verso qualcosa che viene intuito prima di essere compreso, correggere, ritornare, accumulare esperienza e continuare il cammino senza la garanzia di una conclusione definitiva. La scrittura può inoltre trasformare la memoria in costruzione: ciò che è stato vissuto non viene semplicemente conservato, ma riorganizzato affinché possa diventare conoscenza, testimonianza o orientamento. 1.10 valorizza pertanto una letteratura nella quale l’esistenza viene messa alla prova e trasformata attraverso il movimento, il lavoro, il confronto con la storia, la ricerca della verità, la responsabilità e la perseveranza. La conclusione non coincide necessariamente con una soluzione definitiva: può consistere anche nel raggiungere una nuova posizione dalla quale comprendere ciò che è accaduto e continuare il percorso con maggiore consapevolezza.
Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895) scrittore, poeta, sceneggiatore italiano; combattente nella Prima guerra mondiale e la successiva attività giornalistica e antifascista introducono nella sua opera un rapporto diretto fra esperienza storica, responsabilità e costruzione di una coscienza civile. Quasi una vita, composto attraverso quaderni relativi agli anni 1927-1947, documenta un periodo nel quale la vicenda individuale viene continuamente confrontata con trasformazioni politiche e sociali profonde. La sua scrittura trasforma quindi l’esperienza e la memoria in uno strumento di comprensione e di ricostruzione, dinamica pertinente a 1.10. PS (Quasi una vita); Gente in Aspromonte; L’uomo è forte*; Belmoro. “La vita non è altro che una comunione di solitudini”.
Nanni Cagnone (Carcare, 10 aprile 1939) poeta, scrittore italiano.
Tom Clancy (Baltimora, 12 aprile 1947) scrittore, sceneggiatore, autore di videogiochi statunitense, romanzi di spionaggio; Jack Ryan; “Niente è più reale di un sogno. Le responsabilità non lo cancellano. I doveri non hanno bisogno di oscurarlo. Perché il sogno è dentro di te, nessuno può portarlo via”.
Lawrence Ferlinghetti (Yonkers, 24 marzo 1919) poeta, editore statunitense; poeta, pittore, editore, traduttore e animatore culturale. La fondazione di City Lights e della Pocket Poets Series trasformò una visione della poesia come esperienza pubblica in una struttura editoriale capace di diffonderla al di fuori dei circuiti tradizionali. La sua esperienza militare durante la Seconda guerra mondiale e la successiva posizione antimilitarista mostrano inoltre una trasformazione radicale dell’esperienza della guerra in impegno civile e culturale. “La poesia è l’ombra proiettata dalla nostra immaginazione”.
Veronica Franco (Venezia, 25 marzo 1546) poetessa italiana.
Antonio Francesco Grazzini (Firenze, 22 marzo 1505) scrittore italiano.
Friedrich Hölderlin (9Pv) (Lauffen am Neckar, 20 marzo 1770) poeta tedesco; Iperione sviluppa una dinamica fortemente pertinente a 1.10 attraverso un protagonista che cerca una forma superiore di libertà e unità, attraversando entusiasmo, azione politica, delusione, separazione e progressiva maturazione. Il contrasto fra l’impulso rivoluzionario e la necessità di una trasformazione più profonda impedisce di identificare la realizzazione con il semplice successo dell’azione immediata. Il percorso verso l’ideale richiede attraversamento della crisi, perdita e ricomposizione di una visione più ampia. Hyperion oder der Eremit in Griechenland* (Iperione); “Giorno e notte, un fuoco divino ci spinge ad aprire la via. Su vieni! Guardiamo nell’Aperto, cerchiamo qualcosa di proprio, sebbene sia ancora lontano”; “Essere uno col tutto, questa è la vita degli dei, è il cielo dell’uomo!”
Alfred Edward Housman (6Uf) (Fockbury, 26 marzo 1859) poeta, filologo classico inglese.
Stephen Hunter (1.9/10) (Kansas City, 25 marzo 1946) scrittore, giornalista, critico cinematografico statunitense, PP.
Milan Kundera (1.9/10) (SvUp) (Brno, 1º aprile 1929) scrittore, poeta, saggista, drammaturgo ceco-francese; riflessione sul tempo, sulla ripetizione e sull’irreversibilità dell’esistenza rende la sua opera pertinente a un aspetto centrale di 1.10: il rapporto fra ciò che viene fatto una volta sola e ciò che può essere ripetuto, corretto o definitivamente perduto. In L’insostenibile leggerezza dell’essere, la contrapposizione fra leggerezza e peso mette in questione il valore delle decisioni in una vita che procede linearmente e non offre la possibilità di verificarle attraverso infinite ripetizioni. La responsabilità dell’azione nasce precisamente da questa irreversibilità. L’insostenibile leggerezza dell’essere; L’immortalità; “Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l’uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione”.
Betty MacDonald (SpUv) (Boulder, 26 marzo 1907) autrice statunitense di racconti autobiografici e letteratura per ragazzi; The Egg and I; Mrs. Piggle-Wiggle.
Claudio Magris (Sp) (Trieste, 10 aprile 1939) scrittore, germanista italiano;  il viaggio costituisce nella sua opera non soltanto uno spostamento geografico, ma un metodo di conoscenza e una forma dell’esistenza. L’infinito viaggiare interpreta il viaggio come processo aperto nel quale l’incontro con luoghi, persone e culture produce progressivamente una geografia interiore. Questa concezione corrisponde alla dinamica di 1.10 perché il cammino non viene abbandonato quando la meta definitiva non è raggiungibile: la direzione stessa diventa parte del significato del percorso.PS (Microcosmi); L’infinito viaggiare*; Alla cieca*. “Scrivere significa sapere di non essere nella Terra Promessa e di non potervi arrivare mai, ma continuare tenacemente il cammino nella sua direzione, attraverso il deserto”.
Roger Martin du Gard (10Nr) (Neuilly-sur-Seine, 23 marzo 1881)scrittore, poeta francese, NL.
Gianni Montanari (Piacenza, 23 marzo 1949) scrittore italiano di fantascienza; Daimon.
Marcel Moreau
(Up) (Boussu, 16 aprile 1933) scrittore belga francofono.

Ottiero Ottieri (1.10/11) (Roma, 29 marzo 1924) scrittore, sociologo italiano; Donnarumma all’assalto*.
Ferrante Pallavicino (Parma, 23 marzo 1615) scrittore italiano.
Jennifer Rowe (Sydney, 2 aprile 1948) scrittrice australiana di gialli per adulti e di fantasy per ragazzi; Deltora Quest*; Rowan of Rin*.
R.S. Thomas (Cardiff, 29 marzo 1913) poeta, prete anglicano, nazionalista gallese; Laboratories of the Spirit; “La verità immaginativa è il modo più immediato di presentare la realtà ultima a un essere umano … la realtà ultima è ciò che chiamiamo Dio”. doppia identità di poeta e sacerdote anglicano alimenta una poesia nella quale la ricerca di Dio si confronta continuamente con silenzio, assenza, dubbio e difficoltà della fede. Laboratories of the Spirit sviluppa un’immagine particolarmente vicina a 1.10: la vita spirituale come luogo di sperimentazione nel quale la verità non viene semplicemente posseduta, ma cercata attraverso una pratica di attenzione, resistenza e interrogazione. La tensione fra esperienza concreta e realtà ultima permette di leggere la sua poesia come una forma di perseveranza nella ricerca anche quando la risposta non è immediata.
Sandro Veronesi (Firenze, 1º aprile 1959)scrittore italiano; PC (La forza del passato); PS (Caos calmo*; Il colibrì); Non dirlo: il vangelo di Marco*. La forza del passato e Il colibrì sviluppano, con modalità differenti, il confronto dell’individuo con eventi che interrompono la continuità della vita e impongono una riorganizzazione dell’esistenza. In particolare, Il colibrì costruisce un lungo arco temporale nel quale il protagonista deve attraversare perdite, cambiamenti e crisi mantenendo una capacità di adattamento e di resistenza. La forza di 1.10 emerge non nella semplice capacità di sopportare, ma nella trasformazione progressiva della vita dopo la frattura.
Joan D. Vinge (Baltimora, 2 aprile 1948) autrice di fantascienza statunitense; LC/HA (The Snow Queen). The Snow Queen sviluppa su scala fantascientifica il tema della trasformazione di una società e del confronto fra strutture di potere, cambiamento tecnologico e adattamento individuale. Il romanzo, premiato con l’Hugo nel 1981, costruisce una vicenda nella quale l’evoluzione di una civiltà richiede ai personaggi di attraversare conflitti, mutamenti e condizioni radicalmente nuove. La sua pertinenza a 1.10 risiede nella combinazione fra crisi, trasformazione, iniziativa e capacità di adattarsi a un ordine emergente.
Annie Vivanti (Np) (Norwood, 7 aprile 1866) scrittrice, poetessa italiana.
Eudora Welty (Jackson, 13 aprile 1909) scrittrice, fotografa statunitense; PP (The Optimist’s Daughter).
Glenway Wescott (7NfSv) (Kewaskum, 11 aprile 1901) scrittore statunitense.

MUSICA: 1.10 esplora il rapporto fra energia, disciplina, prova, trasformazione e compimento nella creazione e nell’esecuzione musicale. Ricorrono il tema del cammino attraverso difficoltà e cambiamenti, la capacità di trasformare esperienze personali in opere, la tensione fra impulso e controllo tecnico e la costruzione di forme durevoli attraverso esercizio e continuità. La musica può esprimere 1.10 tanto attraverso il virtuosismo e la padronanza dello strumento quanto attraverso il racconto di attraversamenti, perdite, ribellioni, riprese e nuovi inizi. Anche la tecnologia musicale assume rilievo quando viene usata per costruire linguaggi nuovi e strutture complesse. Un tratto comune è il passaggio dall’impulso iniziale alla forma: l’energia non viene semplicemente scaricata, ma organizzata, sviluppata, ripresa e condotta verso una conclusione. La dimensione temporale della musica rende inoltre naturale la dinamica fra accelerazione e attesa, tensione e rilascio, ripetizione e variazione. 1.10 valorizza quindi una musica nella quale la forza creativa sostiene la prova, affronta il limite tecnico o esistenziale e trasforma l’esperienza in una costruzione compiuta.
Damon Albarn (9Sr) (Londra, 23 marzo 1968) cantante Britpop, musicista britannico-islandese (Blur; Gorillaz); “The Universal”.
Marcel Amont (7PfSvUp) (Bordeaux, 1º aprile 1929) cantante, cantautore francese di musica jazz/leggera.
Axel Bauer (7Sr) (Parigi, 7 aprile 1961) cantante rock pop, compositore, chitarrista, attore francese.
Park Bom (Nv) (Seul, 24 marzo 1984) cantante K-pop sudcoreana.
Miguel Bosé (5Pi) (Panama, 3 aprile 1956) cantante pop rock/new wave, attore, compositore spagnolo-italiano; contrario alla politica vaccinale; “Non siamo soli”; “Angeli caduti”; “Ragazzo del mondo”; “Waco Shaman”. Bandido (1984) segnò una svolta deliberata: abbandono dell’immagine precedente, voce più grave, testi più cupi e suono new wave. Bosé rischiava di interrompere la carriera musicale, ma trasformò la crisi in un nuovo linguaggio; l’album divenne un punto decisivo della sua evoluzione artistica.
Grace Capristo (NSv) (Mannheim, 21 marzo 1990) cantautrice pop tedesca; “Hurricane”.
Roger Chapman (Leicester, 8 aprile 1942) cantante rock progressivo/blues rock, armonicista britannico; “Let me Down”.
Jimmy Cliff (St. James, 1º aprile 1948) cantante reggae giamaicano; “I Can See Clearly Now”; “Many Rivers to Cross”; “You Can Get It If You Really Want”; “The Harder They Come”. “Many Rivers to Cross”, scritta nel 1969 dopo le difficoltà incontrate nel tentativo di affermarsi artisticamente nel Regno Unito, porta nella forma della canzone l’immagine del superamento di ostacoli molteplici e della perseveranza quando la meta rimane lontana. Il brano non presenta la difficoltà come episodio isolato, ma come una condizione prolungata che richiede di continuare il percorso. Il successivo The Harder They Come, sia come album sia come film, collega questa esperienza individuale a una più ampia rappresentazione della lotta per l’autonomia e della condizione dell’artista giamaicano.
Da Brat (Chicago, 14 aprile 1974) (Shawntae Harris) rapper, attrice statunitense; “Got a Thing 4 You”*; “Don’t Hate on Me”.
Dave Edmunds (Cardiff, 15 aprile 1944) cantante, chitarrista R&R revival gallese.
Gianluca Grignani (9NiPfSb) (Milano, 7 aprile 1972) cantautore pop rock, chitarrista, produttore italiano; “Destinazione Paradiso”; “Cammina nel sole”; “Primo treno per Marte”. La fabbrica di plastica (1996) fu prodotto e arrangiato in larga parte dallo stesso Grignani e segnò una brusca deviazione dal pop di Destinazione Paradiso. La successiva Cammina nel sole (2008) riunisce “Ribellione”, “Cammina nel sole” e “L’acqua nel deserto”, mostrando due fasi della stessa ricerca fra rottura, crisi e ripresa.
Billie Holiday (11NbUi) (Filadelfia, 7 aprile 1915) cantante jazz statunitense; “The Blues Are Brewin'”*; S. Furie, Lady Sings the Blues.
Andrea Liberovici (Torino, 30 marzo 1962) compositore classico contemporaneo, regista, cantautore italiano; Sonetto.
Katharine McPhee (9NUi) (Los Angeles, 25 marzo 1984) cantante pop, attrice statunitense; “Dangerous”; “The Prayer”; “Living in the Moment”.
Mario Merola (7PfUbp) (Napoli, 6 aprile 1934) cantante di canzone napoletana, attore, compositore italiano.
Eddie Money (4Nr) (Brooklyn, 21 marzo 1949) cantante rock/pop rock, chitarrista, compositore statunitense; “Two Tickets to Paradise”; “Take Me Home Tonight”; “I Will Be Strong”.
Matt Nathanson (Lexington, 28 marzo 1973) cantautore rock/folk rock statunitense; “Come On Get Higher”; “All We Are”.
Ric Ocasek (Baltimora, 23 marzo 1944) cantante, cantautore rock/new wave, produttore statunitense; “Don’t Let Go”; “Hard Times”.
Jimmy Osmond (2Nb) (Canoga Park, 16 aprile 1963) cantante pop, attore, imprenditore statunitense.
Mstislav Rostropovich (Up) (Baku, 27 marzo 1927) violoncellista, direttore d’orchestra russo-statunitense; rapporto eccezionalmente netto fra competenza artistica e responsabilità civile. Difese Aleksandr Solženicyn durante la repressione sovietica, ospitandolo nella propria casa, e nel 1974 lasciò l’Unione Sovietica; dopo la perdita della cittadinanza sovietica continuò la propria carriera internazionale e tornò in Russia soltanto dopo la fine dell’Unione Sovietica. La sua traiettoria mostra come l’autorità acquisita attraverso una disciplina artistica possa essere convertita in responsabilità personale quando una situazione storica impone una scelta difficile.
Daniel Schuhmacher (1Nfv) (Pfullendorf, 19 aprile 1987) cantante pop, personaggio televisivo tedesco.
Olga Seryabkina (Mosca, 12 aprile 1985) cantante, cantautrice pop russa (Serebro), ZODIAC.
Stephen Sondheim (8SvUp) (New York, 22 marzo 1930) compositore, drammaturgo statunitense; AA (“Sooner or Later”); GA/PP (“Sunday in the Park with George”); GA (“Company”; “Sweeney Todd”; “A Little Night Music”; “Into the Woods”; “Passion”).
Lisa Stansfield (Heywood, 11 aprile 1966) cantante Northern soul/club britannica; “All Around the World”; “This is the Right Time”; “The Real Thing”; “Someday (I’m Coming Back)”.
Margita Stefanović (Belgrado, 1° aprile 1959) musicista rock/post punk serba.
Giuseppe Tartini (Pirano, 8 aprile 1692) violinista, compositore italiano; Il trillo del diavolo richiede una tecnica violinistica eccezionale e nasce, secondo il racconto tramandato dal compositore, dal tentativo di ricreare una musica ascoltata in sogno. Tartini continuò inoltre a rivedere le proprie composizioni nel tempo, mostrando un rapporto molto concreto fra perfezionamento, tecnica e durata.
Elisa Tovati (12Nf) (Parigi, 23 marzo 1976) cantante pop, attrice francese; “1,2,3,4”.
Vangelis (Βαγγέλης; Evangelos Odysseas Papathanassiou) (Agria, 29 marzo 1943) musicista new age, compositore greco; AA (Chariots of Fire); Heaven & Hell; Spiral; Blade Runner; 1492; Mythodea; Invisible Connections. Spiral (1977) è ispirato al Taoismo e all’idea “Going on means going far. Going far means returning”; “Dervish D” richiama il movimento del derviscio e della spirale cosmica. Fu inoltre il primo album in cui Vangelis usò ampiamente sequencer e Yamaha CS-80.
Sarah Vaughan (8) (Newark, 27 marzo 1924) cantante jazz/bebop statunitense; EA/GA; “Over the Rainbow”.
Daniele Vit
(Roma, 31 marzo 1978) cantante pop rap italiano.

Gerard Way (3Nb) (Summit, 9 aprile 1977) cantante, fumettista statunitense.

SPETTACOLO: 1.10 considera le opere nelle quali un personaggio deve agire sotto pressione, attraversare una prova, modificare la propria strategia o portare una decisione fino alle sue conseguenze. Il viaggio, la sopravvivenza, la ribellione contro un ordine, la responsabilità verso altri esseri e la costruzione di una soluzione in condizioni difficili ricorrono in molti generi. Particolare rilievo assumono le storie nelle quali l’impulso iniziale non basta: occorre organizzare risorse, controllare la paura, sostenere la durata e affrontare le conseguenze delle proprie scelte. Il cinema di fantascienza rende visibile questa dinamica attraverso tecnologia, esplorazione e crisi ambientali; il cinema storico e politico attraverso conflitti, resistenza e riorganizzazione; il cinema psicologico attraverso prove che obbligano il protagonista a modificare il proprio modo di agire. Anche il viaggio spirituale può assumere la forma di 1.10 quando richiede disciplina, perseveranza e capacità di attraversare una soglia senza perdere la direzione. La tensione fra iniziativa e limite, azione e attesa, forza e autocontrollo costituisce quindi uno dei nuclei più ricorrenti della sezione.
Fanny Ardant (4) (Saumur, 22 marzo 1949) attrice, regista francese; CC (Pédale douce; La belle époque); La Femme d’à côté; Vivement dimanche! Con Cadences obstinées (2013) passò alla regia, trasformando una lunga esperienza d’attrice in lavoro autoriale su sceneggiatura, immagini e montaggio.
Joseph Barbera
(Uv) (New York, 24 marzo 1911) regista, produttore statunitense di cartoni animati; The Flintstones, The Jetsons, Yogi Bear, Huckleberry Hound.
Agostina Belli
(7Ni)(Milano, 13 aprile 1949) attrice italiana.

Michel Blanc (7) (Courbevoie, 16 aprile 1952 attore, regista francese, PI (Tenue de soirée).
Gina Carano (Dallas, 16 aprile 1982) attrice, lottatrice di arti marziali statunitense; Haywire*.
Luciano Catenacci (Roma, 15 aprile 1933) attore italiano.
Lon Chaney (2NSi) (Colorado Springs, 1º aprile 1883) attore, regista, truccatore statunitense; J. Pevney, Man of a Thousand Faces.
Roger Corman (5) (Detroit, 5 aprile 1926) regista, produttore statunitense di film horror, The Little Shop of Horrors; The Pit and the Pendulum.
Valeria D’Obici (1.10/11) (Lerici, 17 aprile 1952) attrice italiana, DD (Passione d’amore).
Corrado Fortuna (Palermo, 31 marzo 1978) attore, regista, conduttore, scrittore italiano.
Sergio Franchi (Codogno, 6 aprile 1926) attore italo-statunitense.
John Gavin (10Up) (Los Angeles, 8 aprile 1931) attore, diplomatico statunitense; GG.
Andrea Giordana (9NfUb) (Roma, 27 marzo 1946) attore italiano.
Jonathan Glazer (Londra, 1º marzo 1965) regista britannico: Under the Skin segue una figura che attraversa un processo di trasformazione dell’identità e del rapporto con il corpo e con gli altri. Il film porta la prova e l’estraneità sul piano percettivo, evitando una soluzione narrativa convenzionale.
Lilli Gruber (7Ni) (Bolzano, 19 aprile 1957) giornalista, autrice, conduttrice televisiva italiana.
Isaac Hempstead-Wright (Londra, 9 aprile 1999) attore britannico, Game of Thrones.
Kate Hudson (4Pr) (Los Angeles, 19 aprile 1979) attrice, cantante statunitense, An/GG (Almost Famous).
Eric Idle (5Pi) (South Shields, 29 marzo 1943) attore, comico, scrittore, sceneggiatore (Monty Python); Spamalot.
Anders Thomas Jensen (Frederiksværk, 6 aprile 1972) sceneggiatore, regista danese, AA (Election Night); GR (Adam’s Apples).
Nacer Khemir (Korba, 1º aprile 1948) regista, sceneggiatore, poeta, scrittore tunisino; Bab’Aziz: Le prince qui contemplait son âme (2005, narrativa non lineare incentrata sul viaggio di un derviscio cieco, Bab’Aziz e sua nipote che – mentre viaggiano attraverso il deserto verso un immenso raduno sufi – incontrano diversi stranieri che raccontano le storie delle loro ricerche misteriose e spirituali), Les baliseurs du désert.
Nigel Kneale (Barrow-in-Furness, 18 aprile 1922) scrittore, sceneggiatore, attore mannese; Quatermass and the Pit.
Karyn Kusama (Brooklyn, 21 marzo 1968) regista, sceneggiatrice statunitense; Girl Fight.
Ubaldo Lay (Ubaldo Bussa) (5) (Roma, 14 aprile 1917) attore italiano, tenente Sheridan.
David Lean (Sp) (Croydon, 25 marzo 1908) regista, sceneggiatore, attore, produttore britannico, AA/BA/GG (The Bridge on the River Kwai*; NA Lawrence of Arabia); An (PO Brief Encounter; GG Doctor Zhivago; Great Expectations; A Passage to India; Summertime); BA (The Sound Barrier); HA (Blithe Spirit). The Bridge on the River Kwai costruisce il conflitto fra disciplina, orgoglio e responsabilità attraverso la decisione del colonnello Nicholson di costruire il ponte anche nella prigionia, fino a quando il compimento dell’opera entra in collisione con la sua missione militare.
David Letterman (2Sr) (Indianapolis, 12 aprile 1947) conduttore, comico, cabarettista, produttore statunitense, EA (David Letterman Show; Late Night with David Letterman).
Adam McKay (1.10/9) (Filadelfia, 17 aprile 1968) regista, sceneggiatore, attore, comico statunitense; AA (The Big Short). AN: Vice.
Michelle Monaghan (Winthrop, 23 marzo 1976) attrice statunitense; The Path; True Detective; Messiah.
Elizabeth Montgomery (7Up) (Hollywood, 15 aprile 1933) attrice statunitense; Bewitched.
Silvio Muccino (4Nv) (Roma, 14 aprile 1982) attore, regista, sceneggiatore, scrittore italiano.
Kornél Mundruczó (Gödöllő, 3 aprile 1975) regista, sceneggiatore ungherese;White God premio Un Certain Regard a Cannes 2014. La rivolta dei cani nasce dall’abbandono e dalla violenza subita da Hagen e diventa una critica del dominio e della separazione sociale.
Haley Joel Osment (11) (Los Angeles, 10 aprile 1988) attore statunitense; SA (An The Sixth Sense; A.I. Artificial Intelligence); Bogus.
Ruben Östlund (Styrsö, 13 aprile 1974) regista svedese; An/PO (The Square); Force Majeure.
Sarah Jessica Parker (3) (Nelsonville, 25 marzo 1965) attrice statunitense; EA/GG (Sex and the City).
Miguel Picazo (Cazorla, 27 marzo 1927) regista, sceneggiatore, attore spagnolo; CP (La tia Tula).
Amanda Plummer (New York, 23 marzo 1957) attrice statunitense; EA (Law & Order); TA (Agnes of God).
Cristi Puiu (3) (Bucarest, 3 aprile 1967) regista, sceneggiatore rumeno; The Death of Mr Lazarescu.
Elena Sofia Ricci (2Nb) (Firenze, 29 marzo 1962) attrice italiana; DD (NA Io e mia sorella; Ne parliamo lunedì; NA Loro); NA (Mine Vaganti).
Ian Richardson (8Nf) (Edimburgo, 7 aprile 1934) attore britannico; BA (House of Cards).
Seth Rogen (Vancouver, 15 aprile 1982) attore, sceneggiatore, produttore canadese.
Keri Russell* (6) (Fountain Valley, California, 23 marzo 1976) attrice statunitense. The Americans (2013–2018) Elizabeth Jennings, agente sovietica infiltrata negli Stati Uniti. The Diplomat (2023–) Kate Wyler, diplomatica statunitense impegnata in complesse crisi internazionali. Nel quadro 1.10.6 emerge carattere deciso, impetuoso, autonomo e coraggioso, unito a disciplina, ambizione, senso della responsabilità, precisione e capacità di controllo; intrepreta donne chiamate a servire una missione e il proprio paese, ad assumersi grandi responsabilità e ad affrontare sacrifici anche estremi, senza ricercare personalmente la ribalta. La componente arietina manifesta il coraggio, la decisione e la disponibilità all’azione; quella verginea porta invece alla discrezione, al senso del servizio, alla precisione e alla preferenza per un ruolo operativo piuttosto che per l’esibizione personale.
Natasha Stefanenko (Ekaterinburg, 18 aprile 1969) attrice, conduttrice russa-italiana.

Rod Steiger (Westhampton, 14 aprile 1925) attore statunitense, AA/GG/BA (In the Heat of the Night); An/BA/Sb (The Pawnbroker); An (On the Waterfront); DD (The Sergeant).
Julia Stiles (Nv) (New York, 28 marzo 1981) attrice statunitense; Dexter; 10 Things I Hate About You.
David Tennant (5) (Bathgate, 18 aprile 1971) attore britannico; BA (Doctor Who; The Escape Artist); EA (Star Wars: The Clone Wars); Broadchurch.
Douglas Trumbull (Los Angeles, 8 aprile 1942) regista, effettista, inventore, produttore statunitense; An (Blade Runner; Star Trek; Close Encounters of the Third Kind); Silent Running; Brainstorm; SF. Silent Running, Freeman Lowell disobbedisce all’ordine di distruggere gli ultimi ecosistemi terrestri conservati nello spazio e tenta di salvarne almeno uno. Il film unisce responsabilità, decisione individuale e conflitto con un sistema istituzionale.
Jiří Weiss (Praga, 29 marzo 1913) regista cecoslovacco; CO (Romeo, Juliet and Darkness).
Reese Witherspoon (1.9/10) (5Ur) (New Orleans, 22 marzo 1976) attrice, produttrice statunitense; AA/GG/BA (Walk the Line); An (Wild).

POLITICA & ECONOMIA: 1.10 esamina la capacità di trasformare iniziativa, decisione e visione in istituzioni, organizzazioni, riforme e sistemi economici durevoli. Il Binario valorizza la costruzione politica e amministrativa, la gestione delle crisi, la riorganizzazione di strutture esistenti e la capacità di sostenere nel tempo un progetto inizialmente difficile. La politica di 1.10 non riguarda quindi soltanto la conquista del potere, ma il suo impiego per organizzare, riformare e portare a compimento un disegno concreto. L’economia mostra la stessa dinamica nella trasformazione dell’iniziativa imprenditoriale in produzione, infrastruttura, lavoro e innovazione. Adriano Olivetti rappresenta in questo ambito un caso eccezionale: impresa, innovazione tecnica, welfare, urbanistica e progetto comunitario furono integrati in un unico disegno sociale.

Otto von Bismarck (5Sb) (Schönhausen, 1º aprile 1815) politico tedesco; politica sociale concreta: assicurazione sanitaria nel 1883, contro gli infortuni nel 1884 e per invalidità e vecchiaia nel 1889. Parallelamente perseguì un equilibrio europeo fondato sulla diplomazia e sulla gestione delle crisi. 
Carlomagno (Herstal, 2 aprile 742) re dei Franchi, primo imperatore del Sacro Romano Impero; istituì i missi dominici, riorganizzò i distretti e promosse riforme di pesi, misure e moneta. La riforma educativa sostenne scuole episcopali e monastiche e la rinascita della cultura latina..
Daniel Cohn-Bendit (7NiSf) (Montauban, 4 aprile 1945) politico, scrittore francese, protagonista del movimento del maggio 1968.
Al Gore (5Pi) (Washington, 31 marzo 1948) politico, ambientalista statunitense, NP.
Colman McCarthy (Sp) (Glen Head, 24 marzo 1938) giornalista, pacifista, progressista, anarchico, attivista di pace statunitense (Center for Teaching Peace); I’d Rather Teach Peace.
John Major
(10) (Londra, 29 marzo 1943) politico britannico.
Joachim Murat (11Sr) (Labastide-Murat, 25 marzo 1767) generale francese, re di Napoli.
Adriano Olivetti (7Sv) (Ivrea, 11 aprile 1901) imprenditore, ingegnere, politico italiano; dal 1932 guidò l’azienda verso l’espansione internazionale e, dopo la guerra, costruì a Ivrea un sistema integrato di fabbrica, servizi sociali, cultura, architettura e urbanistica. Nel 1944-45 elaborò in esilio L’ordine politico delle Comunità, base teorica del Movimento Comunità. Ivrea è stata iscritta nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2018. Città dell’uomo; M. Soavi, Adriano Olivetti – La forza di un sogno.
Larry Page (East Lansing, 26 marzo 1973) imprenditore statunitense, co-fondatore di Google.
Pat Robertson (Sv) (Lexington, 22 marzo 1930) pastore protestante, politico, imprenditore statunitense.
Frank Serpico (New York, 14 aprile 1936) ex poliziotto statunitense-italiano; S. Lumet, Serpico.

 

Sigillo: una fiamma, un quadrato e una radice triplice. Dalle fiamme, il fuoco, lo spirito tenutario dell’Est, Ruha Sadoh, emana un’enorme struttura di ferro. Sembra freddo, anche se è ardente. Viene aggiunta la radice incandescente dello Spirito. Le sue tre parti funzionano come lame. Sono usate per annientare tutte le avversità. La sua tremenda forza viene attivata dal cuore.

Riferimento epico: 1.10 è associato alla Nazione di Alkofrak dello Stato di Akirwa, l’unica nazione kirwayana priva di qualsiasi accesso al mare, comprendente l’altopiano Kofradico, una delle zone più inospitali della penisola con le più alte quote dello Stato. L’eroe nazionale è il venerato Alkofradax, il cui santuario principale si trova al culmine dell’omonimo villaggio. La capitale è Asiembrak, situata sulla cima di una montagna rocciosa che culmina con un picco monumentale. Il Tempio Alkofrakiano è noto per le sue rose di montagna. Le condizioni per il trasferimento avanti e indietro nel tempo con riferimento al lato ombra sono ottimali in questa nazione, tanto che presso la capitale ha sede l’Istituto Handoriano di Spaziotemporalità Oscura. Tale Istituto è specializzato nella definizione dei Punti di Ripristino spazio-temporale, vale a dire l’identificazione e la tenuta in memoria di situazioni cui poter ritornare in caso di incidenti o per motivi investigativi lungo la linea del tempo. Le squadre più rilevanti sono Nazuk Avak, Acrux e Nyx.

Code Autorità Capitale Quadri rilevanti
1.10.1 Akirian Flank Agapei Nebuli  
1.10.2 Northern Flank Akiriananwick  
1.10.3 Alturinaq Flank Nyx  
1.10.4 Atik Atik  
1.10.5 Acrux Asiembrak  
1.10.6 Anorak Altusk  
1.10.7 Almunik Alatsik  
1.10.8 Alkotank Annonok Narinlik, Akademik, Aktiflik, Anlaşmak
1.10.9 Alkofpack Aloftlock Afallamak, Akrabalik, Aktararak, Azarlamak, Alfabetik, Nakletmek, Nesnellik, Normallik, Antiwesak
1.10.10 Alkofradax Alshamrock
 
1.10.11 Alnut Flank Nazuk Ashik Abdul Malik
1.10.12 Aliron Flank Alironanwark  
1.10 ASIEMBRAK

Nomi alkofrakiani: Atik, Acrux, Alatsik, Almunik, Altusk, Alkofradax, Nyx; Akalank, (puro), Alok (luce), Amarlok (terra immortale), Ashik (amante), Avak (senza parole), Nartak (ballerino), Nazakat (tenerezza), Nazuk (delicato), Nishok (felice).

Unità territoriale: ITALIA, LIGURIA, La Spezia (1); Genoa (4); Imperia (5); Savona (12); PIEMONTE, Vercelli, Biella (2); Torino (3); Verbano-Cusio-Ossola (6); Asti (7); Cuneo (8); Novara (9); Alessandria (11); VAL D’AOSTA, Aosta (10).

Unità territoriale provvisoria
REGIONE D1-10:
ITALIA, Piemonte, Val d’Aosta, Liguria
D1-10: ITALIA, VALLE D’AOSTA, Aosta [Cc]: La Thuile (10). LIGURIA, Genova [Cc]: Chiavari [Cc], Montalto Ligure, Sori (4); Imperia [Cc]: Apricale, Bajardo, Cipressa, Isolabona, Sanremo [Ccc], Ventimiglia [Cc] (5); La Spezia [Cc]: Bugnato [Ccc], Portovenere, Sarzana [Ccc] (1); Savona [Cc]: Alberga [Cc], Noli [Ccc], Origlia, Varazze (12). PIEMONTE, Torino [Cc/gs]: Candia Canadese, Ivrea [Cc], Livorno Ferrarsi, Lugnasco, Moncalieri [gs], Pinerolo [Cc], Susa [Ccc], Vidracco [Damanhur], Villastellone (3); Alessandria [Cc]: Acqui Terme [Cc], Casale Monferrato [Ccc], Serralunga di Crea, Tortona [Cc], Asti [Cc]; Cuneo [Cc]: Alba [Cc], Fossano [Cc], Mondovì [Cc], Murello, Saluzzo [Cc], Valmala (8); Novara [Cc]: Biandrate, Galliate, S.Nazario, Orta S.Giulio (9); Vercelli [Cc]: Varallo Sesia, Biella [Cc]: Viverone (2); Verbano-Cusio-Ossola: Domodossola, Griffa (6).


NOTE:
[1] Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milano, Adelphi, 1986, p. 66.
[2] Friedrich Hölderlin, Iperione, Milano, Feltrinelli, 2004, p. 30.
[3] Ibidem, p. 42.

 

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