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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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10.5 Capricorno/Leone

 

Avvertenza: questa pagina è in costruzione. Le informazioni fornite hanno carattere strategico e provvisorio, non sono da intendere come definitive e possono essere integrate o contraddette da altre prospettive presenti nella pagina. Per ulteriori informazioni si prega di leggere la Liberatoria e la Guida.

Numero: 113. Gradi: 17½°-20° Capricorno. Segni: Capricorno/Leone. Case: X/V. Pianeti: Saturno/Sole. Polarità: negativa/positiva. Elementi: terra/fuoco. Qualità: cardinale/fissa. Aspetto: quinconce. Fase: luna piena. Anatomia: ginocchio, ossa; cuore. Colori: blu-viola/giallo. Modulazione: Manifestatore Radioso. HSS: Kortex: K.Sauterie. Spirito: Sauter Surahim. PTU: Russia: sud-est. Lettere: K/X, E/R.

Pregi: autorità, carisma, influenza, padronanza. Rancori: esibizionismo, oppressione, ostentazione. Temi: Individui rilevanti:

Anatomia: udito, ginocchio, ossa, ossificazione, sistema scheletrico, pelle, denti; legamenti del ginocchio destro; 3ª falange anulare palmo sinistro.

 

10.5 è una miscela di terra cardinale e fuoco fisso, che integra l’aspirazione, l’autorità, l’impegno e l’integrità del Capricorno con la potenza, la generosità e la vitalità del Leone.

Capricorno e Leone sono in aspetto quinconce, una configurazione controversa e scomoda per la realtà consensuale poiché stimola slittamenti della coscienza in realtà parallele. I segni coinvolti appaiono assai diversi nella realtà ordinaria mentre risultano molto affini e talvolta identici sul piano multidimensionale. Ciò facilita potenziali paradossi, sincronie ed eventi sinergici, in certi casi strabilianti e miracolosi. Sviluppi luminosi a questo proposito sono possibili solo quando i soggetti in questione hanno maturato una sufficiente consapevolezza e apertura mentale che permette loro di evitare l’amnesia e la censura dell’ego.

Nel ciclo lunare, 10.5 risiede nello stadio finale della Luna Piena, il processo di transizione verso la fase successiva, la Luna Disseminante. In questo stadio di mutazione lo scopo è portare equilibrio mediante un rilascio profondo e senza compromessi delle emozioni represse, specialmente in relazione ai temi del Leone, come creatività, potere, vitalità. Qui occorre avvedersi che quanto viene rilasciato non è personale, ma in relazione con energia collettiva, ancestrale, che per essere liberata richiede un distacco dalla propria identificazione, uno svuotamento radicale.

Da una prospettiva ordinaria 10.5 è incompatibile con il rilascio dell’identificazione o con qualsiasi forma di svuotamento, poiché si erge irremovibile come una roccia. Da un’angolatura multidimensionale la sua effettiva forza deriva invece dalla capacità di non identificarsi con emozioni, sensazioni, pensieri e da quanto accade nel mondo, di restare impermeabile sia dentro che fuori. A questo scopo, prova a osservare per qualche minuto il mondo che ti attornia, così come i pensieri, le emozioni e le sensazioni di cui hai esperienza, essendone solo testimone, senza permettere alla tua percezione d’intaccare chi sei. Non identificarti con nulla. Svuotati di tutto ciò che hai attribuito alla tua identità. Ma per quale motivo dovresti essere sempre qualcuno o qualcosa? Accetta di non essere niente, nessuno, per qualche minuto. Svuotati di ogni cosa. Lascia che ci sia solo ciò di cui sei testimone, che viene e va, mentre tu resti nel vuoto. Vuoto significa che non c’è più tempo, età, genere sessuale o qualunque attributo con cui ti identifichi. Non c’è più niente e allo stesso tempo c’è tutto. Ma tu diventi invisibile. Sparisci da questo mondo. Se ti aggrada, fallo anche solo per qualche minuto, sapendo che nulla ti impedisce di farlo quando vuoi e pure per sempre. In questa invisibilità risiede la chiave verso una vera e raffinata felicità.

Vibrante e decisiva in questo binario è la volontà di conseguire obiettivi luminosi e di raggiungere a ogni costo le vette della felicità. Con la giusta attitudine e lavorando in modo disciplinato è possibile qui attingere ad abbondanti risorse. Queste diventano sempre più disponibili se è presente la capacità di guardare avanti, oltre il tempo lineare, nella sfera superna, laddove tutto quello che desideri è già pienamente realizzato.

Dice Paramahansa Yogananda: “Una forte determinazione di essere felici vi aiuterà. Non aspettate le circostanze per cambiare, credendo erroneamente che in esse stanno le difficoltà. Non fate dell’infelicità un’abitudine cronica. È una benedizione per voi stessi e per gli altri se siete felici. Se possedete la felicità voi possedete ogni cosa; essere felici significa essere in sintonia con Dio”.

Da una prospettiva multidimensionale l’unica felicità reale è incessante e inesauribile, indifferente al procedere degli accadimenti del tempo lineare. Ne deriva che finché esperiamo l’alternanza di gioia e dolore nella nostra vita seguitiamo a restare vittime delle illusioni di una realtà separata. La felicità in questo caso diventa l’ombra del dolore, e viceversa, una moneta con due facce che ci portiamo dietro e con cui giochiamo d’azzardo, appesi al filo di un esito dettato dal destino. Una felicità provvisoria, che dipende, per esempio, dalla buona salute fisica, dal benessere economico, dal successo o da sviluppi romantici positivi, è solo l’ombra della malattia, della sventura e di ogni possibile esperienza dolorosa, che prima o poi giungeranno inesorabili.

Ciò che 10.5 enfatizza è la via verso il salto quantico che conduce alla felicità perenne derivante dall’aver compreso appieno chi siamo, conseguenza successiva alla pratica regolare e sistematica di ogni disidentificazione con un sé separato. Il nostro sé reale dimora in una dimensione stellare la cui estasi e infelicità è inverosimile e inammissibile per la nostra natura umano.

Canta Domenico Modugno:
Nel blu dipinto di blu
Felice di stare lassù
Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché
Quando tramonta la luna li porta con sé
Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli
Che sono blu come un cielo trapunto di stelle

 Il vero sé seguita ad aspettare con pazienza, finché non decidiamo di darci una mossa, così da smettere di perdere tempo e principiare il processo di ascesa. Questo sé non può venirci incontro se continuiamo a restare dove siamo, perché nella scelta d’identificarci con un’identità separata si esprime la negazione di quanto siamo davvero.

David Bowie canta:
There’s a starman waiting in the sky
He’d like to come and meet us,
But he thinks he’d blow our minds.
(C’è un uomo stellare che aspetta nel cielo. Vorrebbe venire a conoscerci. Ma pensa che farebbe esplodere le nostre menti).

 

BASE ASTROLOGICA: 10.5 relaziona Sole in S10, Capricorno, a Luna in S5, Leone: S10 costituisce il campo archetipico di disciplina, realizzazione, responsabilità e autorità, mentre S5 introduce creatività, volontà, autoespressione e irradiazione. Capricorno è un segno di Terra, cardinale, negativo e femminile, governato da Saturno; Leone è un segno di Fuoco, fisso, positivo e maschile, governato dal Sole. Saturno struttura, delimita e consolida; il Sole centralizza, vivifica e manifesta. La direzione S10→S5 indica quindi che la disciplina e la capacità realizzativa capricorniane costituiscono il campo dominante attraverso cui si manifesta la funzione leonina di presenza, creatività e autorità personale. L’integrazione Terra–Fuoco mette in rapporto costruzione concreta e forza espressiva: il Capricorno fornisce continuità e capacità di realizzazione, il Leone calore, visibilità e potere creativo. L’equilibrio consente di trasformare ambizione e disciplina in opere capaci di irradiare valore; lo squilibrio può produrre rigidità, ostentazione o uso oppressivo dell’autorità. La qualità cardinale del Capricorno avvia e organizza, mentre quella fissa del Leone stabilizza e intensifica; la combinazione favorisce determinazione, padronanza e capacità di sostenere obiettivi nel tempo. Il rapporto zodiacale Capricorno–Leone è di quinconce, aspetto di 150°, che mette in relazione principi apparentemente poco compatibili e richiede adattamento fra disciplina saturnina e autoespressione solare. Sul piano delle Case, la relazione è fra X e V Casa: la X riguarda vocazione, ruolo pubblico, responsabilità e conseguimento; la V riguarda creatività, amore, generatività e manifestazione individuale. S5 introduce quindi nella funzione realizzativa di S10 il problema di rendere visibile e creativamente fecondo ciò che viene costruito attraverso disciplina e impegno. I governatori sono Saturno per S10 e il Sole per S5; secondo la sintassi direzionale del Sistema Binario, Saturno applicato al Sole esprime la capacità di organizzare e contenere la forza creativa affinché possa assumere una forma durevole. Con la posizione indicata di 17½–20° Capricorno, il materiale di riferimento colloca 10.5 nello stadio finale della Luna Piena, in transizione verso la Luna Disseminante: ciò rende centrale il rilascio delle identificazioni e delle emozioni trattenute, soprattutto riguardo a potere, creatività e vitalità. In termini multidimensionali, la forza di 10.5 non consiste nell’irrigidire l’identità ma nel mantenere presenza e stabilità senza identificarsi con pensieri, emozioni, corpo o ruolo. Il nucleo del binario riguarda quindi la possibilità di trasformare disciplina, autorità e aspirazione al successo in strumenti di irradiazione della luce e della felicità, mantenendo la capacità di agire nella realtà concreta senza assumere come identità definitiva ciò che accade al suo interno.

TEMI ESTESI — 10.5: [1] Autorità creativa: la capacità di assumere responsabilità e guidare processi si unisce alla necessità di esprimere volontà, creatività e presenza personale. Unificante: autorità che rende possibile la manifestazione del potenziale. Separante: controllo rigido oppure protagonismo autoreferenziale. [2] Disciplina e splendore: l’ambizione capricorniana incontra il bisogno leonino di visibilità, valore e riconoscimento. Unificante: successo costruito attraverso competenza e capacità creativa. Separante: rinuncia all’espressione personale oppure ostentazione del successo. [3] Potere e disidentificazione: la vera padronanza non deriva dall’identificazione con ruolo, prestigio o posizione, ma dalla capacità di esercitare potere senza esserne posseduti. Unificante: presenza stabile e distacco dall’immagine personale. Separante: inflazione dell’ego oppure impotenza e rinuncia alla volontà. [4] Felicità indipendente dalle circostanze: il materiale multidimensionale di 10.5 pone la felicità oltre l’alternanza ordinaria di successo e fallimento, piacere e dolore. Unificante: contatto con una sorgente di gioia non dipendente dagli eventi. Separante: ricerca compulsiva di condizioni favorevoli oppure rifiuto della vita concreta. [5] Successo come irradiazione: obiettivi, risultati e riconoscimento acquistano funzione quando diventano veicoli attraverso cui qualcosa di luminoso può manifestarsi nel mondo. Unificante: realizzazione che genera beneficio e ispirazione. Separante: ambizione separata dall’Intento oppure idealismo incapace di produrre risultati. [6] Solidità e trasformazione: la forza capricorniana tende alla stabilità, mentre la fase lunare richiede rilascio e svuotamento. Unificante: fermezza capace di lasciare andare ciò che non corrisponde più all’identità autentica. Separante: irrigidimento difensivo oppure dispersione priva di struttura. [7] Identità luminosa e realtà terrestre: il materiale multidimensionale distingue l’identità autentica dall’identificazione esclusiva con corpo, personalità e condizioni transitorie. Unificante: partecipazione alla vita concreta mantenendo il riferimento a una dimensione più ampia. Separante: identificazione totale con la realtà contingente oppure fuga dalla realtà. [8] Disciplina dell’integrazione: l’esperienza luminosa richiede continuità, gradualità e capacità di traduzione nella vita ordinaria. Unificante: ciò che viene ricevuto si radica progressivamente in comportamenti e forme concrete. Separante: esperienza intensa senza integrazione oppure disciplina priva di apertura interiore. [9] Generatività della luce: la metafora del seme e dell’albero descrive un processo nel quale un’esperienza ricevuta viene radicata, consolidata e resa feconda. Unificante: crescita graduale capace di produrre frutti. Separante: impazienza oppure immobilità. [10] Prestigio e servizio: reputazione, autorità e capacità di influenza possono essere orientate verso responsabilità sociale, educazione o sostegno degli altri. Unificante: riconoscimento posto al servizio di una funzione. Separante: ricerca di superiorità oppure rinuncia alla propria capacità di incidere. [11] Vulnerabilità e dignità: dietro la distanza, il controllo o la rigidità può esistere un forte bisogno di amore, approvazione e calore. Unificante: dignità che consente apertura affettiva senza perdita di autonomia. Separante: isolamento difensivo oppure dipendenza dall’ammirazione.

TEMI BASE — 10.5: [1] Autorità creativa: responsabilità e guida unite a volontà e creatività; autorità generativa contro controllo o protagonismo. [2] Disciplina e splendore: ambizione sostenuta da competenza e presenza personale; successo autentico contro repressione o ostentazione. [3] Potere e disidentificazione: esercitare influenza senza identificarsi con ruolo o prestigio; padronanza contro inflazione dell’ego o impotenza. [4] Felicità indipendente dalle circostanze: gioia non subordinata agli eventi; stabilità interiore contro dipendenza dalle condizioni esterne. [5] Successo come irradiazione: risultati utilizzati per generare valore; realizzazione significativa contro ambizione separata da Intento. [6] Solidità e trasformazione: stabilità capace di lasciare andare identificazioni obsolete; fermezza contro irrigidimento o dispersione. [7] Identità luminosa e realtà terrestre: partecipazione al mondo senza identificazione totale con le sue condizioni; presenza contro fuga o assorbimento. [8] Disciplina dell’integrazione: esperienza interiore tradotta gradualmente nella vita concreta; radicamento contro intensità senza continuità. [9] Generatività della luce: ciò che viene ricevuto cresce fino a produrre effetti concreti; maturazione contro impazienza o immobilità. [10] Prestigio e servizio: autorità e riconoscimento subordinati a una funzione; influenza responsabile contro superiorità o rinuncia. [11] Vulnerabilità e dignità: apertura affettiva compatibile con autonomia; calore contro isolamento o dipendenza dall’ammirazione.

TASSONOMIA 10.5: Leadership, governance e responsabilità → leadership organizzativa; governance; amministrazione pubblica; direzione strategica; responsabilità decisionale; gestione dell’autorità. Management e realizzazione professionale → management; gestione dei progetti; sviluppo organizzativo; pianificazione strategica; valutazione dei risultati; responsabilità professionale. Creatività e produzione culturale → arti performative; produzione artistica; organizzazione culturale; direzione creativa; progettazione di eventi; gestione dello spettacolo. Psicologia dell’identità e dell’autorealizzazione → identità personale; autostima; motivazione; sviluppo del potenziale; autorealizzazione; rapporto con il riconoscimento. Psicologia del potere e della leadership → dinamiche dell’autorità; uso del potere; narcisismo; responsabilità del leader; influenza sociale; etica della leadership. Filosofia e pratiche della coscienza → identità e soggettività; osservazione dei processi mentali; distacco dalle identificazioni; stati di coscienza; pratiche contemplative; non-identificazione. Spiritualità e discipline contemplative → meditazione; contemplazione; pratiche di presenza; trasformazione interiore; integrazione spirituale; direzione spirituale. Etica della responsabilità e del successo → etica professionale; responsabilità sociale; integrità; uso del prestigio; servizio pubblico; etica del potere. Educazione e sviluppo del talento → pedagogia del talento; formazione alla leadership; sviluppo creativo; educazione all’eccellenza; mentoring; accompagnamento professionale. Politica, rappresentanza e istituzioni → leadership politica; rappresentanza pubblica; istituzioni; comunicazione istituzionale; cerimoniale pubblico; formazione della classe dirigente. Benessere, resilienza e integrazione personale → psicologia del benessere; regolazione emotiva; resilienza; pratiche di consapevolezza; integrazione delle esperienze; continuità dello sviluppo personale.

 
PMF — 10.5: 10.5 configura S10 come dominio dominante e S5 come sua specificazione funzionale: la sua Funzione consiste nel rendere responsabilità, autorità e realizzazione strumenti di espressione creativa senza identificare l’identità con ruolo, prestigio o risultato. La CUA può autonomizzare la manifestazione concreta e oscillare fra controllo, superiorità, dipendenza dal riconoscimento o rinuncia alla propria capacità di incidere; l’IMC riconosce invece autorità e creatività come funzioni temporanee, mantenendo il riferimento al Centro. Nella realtà omologata il Binario opera attraverso responsabilità, successo e riconoscimento, che possono essere utilizzati senza determinare valore o felicità. La terza dimensione riguarda l’azione concreta e le sue conseguenze; la quarta elabora dignità, vulnerabilità e bisogno di riconoscimento; la quinta organizza pensieri e giudizi su successo e fallimento. Il lavoro consiste nel riconoscere tali livelli come configurazioni dell’esperienza, evitando che uno di essi definisca l’identità. La realtà superna apre uno spazio di creatività e gioia non subordinato alla conferma esterna; la realtà ieratica permette di rappresentare simbolicamente autorità, ruolo e autoespressione, sperimentandoli senza confonderli con l’identità permanente. Le tre realtà possono così operare insieme: la superna genera possibilità, la ieratica le trasforma simbolicamente e la realtà omologata ne accoglie la manifestazione concreta. Il Doppio può rendere visibili capacità creative o modalità di influenza che la CUA reprime o proietta, favorendone il recupero nell’IMC. La maturazione di 10.5 non richiede quindi di ridurre volontà, ambizione o creatività, ma di liberarle dalla necessità di confermare l’ego: la disciplina sostiene la manifestazione, l’autorità serve una Funzione e la creatività produce forme senza dipendere dall’autocelebrazione. La generatività del Binario consiste nel coltivare ciò che viene riconosciuto come significativo fino alla sua espressione nel livello appropriato, mantenendo la connessione fra IMC, CUA e Centro. La felicità non dipende allora dalla stabilità delle circostanze, ma dalla possibilità di partecipare alla manifestazione senza essere definiti dalle sue forme.

A COURSE IN MIRACLES: Nel Corso i temi di 10.5 riguardano soprattutto il passaggio dall’uso egoico di autorità, capacità, creatività e successo al riconoscimento della propria Funzione. Il problema non è agire, realizzare o esercitare influenza, ma utilizzare tali capacità per confermare un’identità separata attraverso specialezza, prestigio e riconoscimento. Lo Spirito Santo ne modifica lo scopo: ciò che serviva all’autoconferma può diventare mezzo di guarigione ed estensione. La disciplina consiste quindi nella vigilanza sullo scopo e nella disponibilità a correggere continuamente l’interpretazione dell’ego. L’istante santo sospende il riferimento al passato, ai giudizi e alle immagini attraverso cui la mente costruisce la propria identità, permettendo un’esperienza non fondata su confronto o mancanza. L’autorità autentica non deriva dal controllo né dalla posizione personale, ma dall’accettazione della Funzione ricevuta da Dio; per questo il valore non dipende da successo, fallimento, corpo, ruolo o approvazione. La relazione santa offre il campo concreto di questa trasformazione, poiché rapporti inizialmente organizzati intorno a bisogni, possesso e vulnerabilità possono essere riorientati verso il perdono e la guarigione. Anche la felicità non è il risultato di condizioni favorevoli, ma deriva dall’abbandono dello scopo dell’ego e dall’estensione dell’amore. La disidentificazione richiesta dal Corso non è passività né negazione dell’azione: capacità, talento e creatività possono continuare a operare nel mondo, ma senza essere utilizzati come prova di valore personale. Il passaggio decisivo consiste quindi nell’abbandonare la volontà di costruire un’identità speciale e nel riconoscere il Cristo come identità condivisa; disciplina, autorità e creatività acquistano allora significato come espressioni temporanee di una Funzione che non appartiene all’ego. UCIM: “Io vedo solo il passato” (L-pI.7); “La mia mente è preoccupata da pensieri del passato” (L-pI.8); “Io non vedo nulla com’è adesso” (L-pI.9).

GNOSTICISMO: Nel linguaggio gnostico, 10.5 riguarda la tensione fra il potere esercitato nell’ordine cosmico inferiore e la conoscenza della realtà che lo trascende. Nei sistemi attestati dall’Apocrifo di Giovanni e da altri testi di Nag Hammadi, il Demiurgo rappresenta una figura particolarmente pertinente: possiede capacità ordinatrice e governa il proprio dominio, ma ignora la realtà superiore e attribuisce carattere assoluto alla propria autorità. La sua funzione mostra quindi il limite di ogni potere che, pur essendo efficace nel proprio campo, si identifica con la totalità dell’essere. Gli arconti sono pertinenti come potenze che amministrano l’ordine cosmico e contribuiscono alla condizione di vincolo e ignoranza; non devono essere ridotti automaticamente a semplici personificazioni psicologiche, ma la loro funzione simbolica permette di comprendere come la coscienza possa rimanere soggetta a strutture di necessità, paura e identificazione. Sophia introduce invece la dimensione della Sapienza e della possibilità di recupero: l’errore e la separazione non cancellano completamente il riferimento alla realtà superiore. In questo quadro, la gnosi non consiste nell’acquisire prestigio attraverso un sapere segreto, ma nel riconoscimento trasformativo della propria origine e della propria condizione. Il rischio è che anche la conoscenza diventi una forma di superiorità e riproduca così l’ignoranza che pretende di superare. Il Vangelo di Tommaso è pertinente per l’accento posto sul riconoscimento, mentre il Vangelo di Filippo sviluppa simbolicamente il tema della separazione e della riunificazione. Sul piano pratico, la domanda fondamentale riguarda ciò a cui viene attribuita autorità assoluta: ruolo, corpo, successo, destino, paura o conoscenza. La trasformazione consiste nel riconoscere i limiti di queste realtà senza necessariamente negarne l’esistenza o la funzione. Il potere può essere esercitato senza essere assolutizzato, la disciplina può servire la conoscenza invece della subordinazione e la creatività può manifestarsi senza diventare culto dell’immagine. La figura del Demiurgo resta quindi il riferimento cosmologico più vicino al rischio centrale di questa configurazione: l’efficienza e l’autorità diventano prigione quando dimenticano ciò che le trascende; la gnosi libera nella misura in cui restituisce alla coscienza la conoscenza della propria origine senza trasformarla in una nuova identità privilegiata.

SCIAMANESIMO: Nel contesto sciamanico, i temi di 10.5 riguardano l’uso disciplinato della volontà e del potere personale senza identificare il praticante con le capacità acquisite. L’autorità dello sciamano non coincide con prestigio o dominio, ma dipende dalla capacità di mantenere una funzione di mediazione fra comunità, realtà visibile e dimensioni non ordinarie. La disciplina diventa quindi necessaria per contenere l’intensità dell’esperienza, distinguere ciò che appartiene alla persona da ciò che viene ricevuto e tradurre l’esperienza in effetti concreti senza trasformarla in autocelebrazione. La creatività rituale, il canto, la danza, il viaggio e le immagini simboliche possono costituire forme attraverso cui la forza ricevuta viene manifestata e resa comunicabile. Il problema centrale riguarda il potere: capacità di guarigione, conoscenza o influenza possono diventare strumenti di servizio oppure consolidare identificazioni personali e pretese di superiorità. In molte pratiche tradizionali il rapporto con spiriti, antenati o altre presenze implica precisamente il riconoscimento che il praticante non è la fonte autonoma di ciò con cui opera; l’efficacia richiede reciprocità, rispetto e responsabilità. La vulnerabilità, la malattia o la crisi possono inoltre assumere funzione iniziatica quando costringono a confrontarsi con i limiti dell’identità ordinaria e a sviluppare una forma più ampia di presenza. Sul piano pragmatico, il lavoro consiste nell’integrare l’esperienza non ordinaria nella vita concreta attraverso disciplina, verifica degli effetti, responsabilità verso gli altri e capacità di non attribuire automaticamente ogni percezione a una verità assoluta. La maturazione consiste quindi nel rendere creatività, autorità e capacità di azione strumenti di mediazione e guarigione, evitando sia l’impotenza sia l’inflazione spirituale.

SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: Nell’ambito delle spiritualità alternative, 10.5 riguarda soprattutto il rapporto fra sviluppo personale, realizzazione e trascendenza dell’identificazione con il sé separato. Tecniche di visualizzazione, meditazione, immaginazione attiva e pratiche di consapevolezza possono essere orientate verso il recupero di risorse interiori e la trasformazione dell’esperienza, ma il loro significato dipende dall’uso che ne viene fatto: possono favorire autonomia e integrazione oppure alimentare l’illusione di un’identità eccezionale. La disciplina costituisce il criterio che permette di trasformare esperienze intense in cambiamenti relativamente stabili, evitando la ricerca compulsiva di stati straordinari. La felicità viene così sottratta alla dipendenza esclusiva da successo, riconoscimento o condizioni favorevoli e collegata alla capacità di mantenere una presenza più stabile attraverso le oscillazioni dell’esperienza. In questo quadro, Belleruth Naparstek è pertinente per il lavoro con l’immaginazione guidata e le immagini interiori come strumenti pratici di regolazione, recupero di risorse e integrazione dell’esperienza; il suo approccio è utile soprattutto perché colloca l’immaginazione in una pratica ripetibile, anziché nella semplice ricerca di esperienze eccezionali. Invisible Heroes: Survivors of Trauma and How They Heal (2004) è particolarmente rilevante per il tema della trasformazione della vulnerabilità attraverso il recupero di risorse interne e capacità di azione. Staying Well with Guided Imagery (1994) mostra invece l’impiego continuativo dell’immaginazione guidata per sostenere il benessere. In questa prospettiva, la creatività interiore acquista valore quando viene integrata in una pratica concreta e non utilizzata per costruire una nuova immagine idealizzata di sé.
Belleruth Naparstek (Boston, 25 dicembre 1942) assistente sociale statunitense, autrice, insegnante, produttrice di una biblioteca d’immagini; Staying well with guided imagery (1994), Your sixth sense: activating your psychic potential (1997), Invisible heroes: survivors of trauma and how they heal (2004).

ASTROLOGIA: 10.5 combina realizzazione, responsabilità e autorità con creatività, espressione personale e bisogno di irradiare ciò che viene costruito; la lettura astrologica più pertinente riguarda quindi il rapporto fra ambizione, immagine pubblica, vocazione e capacità di manifestare individualmente valore e creatività. Noel Tyl è particolarmente allineato attraverso il suo approccio alla sintesi astrologica e al counselling, che considera il tema natale come configurazione dinamica di bisogni, conflitti e sviluppo personale; Synthesis and Counseling in Astrology (1994) è pertinente per l’integrazione fra analisi tecnica, vocazione e consapevolezza individuale, mentre The Creative Astrologer (2000) collega esplicitamente la pratica astrologica alla dimensione creativa. Simon Forman è pertinente per la figura storica dell’astrologo-operatore, nella quale osservazione astrologica, medicina, erboristeria e pratiche occulte convergono in un uso pragmatico della conoscenza. Fra i tre individui indicati, Naparstek resta più direttamente pertinente alla sezione sulle spiritualità alternative; Forman e Tyl sono invece i riferimenti astrologici più significativi per comprendere come 10.5 possa tradursi rispettivamente in applicazione concreta del sapere e in sintesi fra vocazione, realizzazione e creatività.
Simon Forman (6) (Quidhampton, 31 dicembre 1552) occultista, astrologo, erborista inglese.
Fritz Saxl (Vienna, 8 gennaio 1890) storico dell’arte austriaco, La fede negli astri, Saturno e la melanconia. La sua ricerca sull’astrologia e sulla storia delle immagini cosmologiche è pertinente soprattutto per comprendere come le figure planetarie abbiano organizzato per secoli rappresentazioni psicologiche, morali e culturali. La fede negli astri costituisce un riferimento particolarmente utile per la storia dell’astrologia come sistema simbolico e culturale, mentre Saturno e la melanconia, realizzato con Raymond Klibansky e Erwin Panofsky, documenta la lunga trasformazione dell’immagine saturnina nella filosofia, nell’arte e nella psicologia europea. Sì: Fritz Saxl può essere collocato anche nella sezione 
Noel Tyl (4) (West Chester, 31 dicembre 1936) astrologo, scrittore umanista, cantante d’opera statunitense; The Creative Astrologer, 2000; Astrological Timing of Critical Illness, 1998; Predictions for a New Millennium, 1996; Synthesis and Counseling in Astrology, 1994.

CRISTIANESIMO: Nel cristianesimo, 10.5 trova una traduzione centrale nel rapporto fra autorità e servizio, manifestazione e umiltà, responsabilità concreta e libertà dall’autoaffermazione. Gesù non elimina il tema dell’autorità, ma ne rovescia il criterio: la grandezza non coincide con il dominio e chi vuole essere grande è chiamato al servizio (Mc 10,42-45). La regalità di Cristo costituisce quindi un modello diverso dal potere fondato su prestigio, forza o riconoscimento: egli manifesta una signoria che culmina nel dono di sé. La vocazione cristiana implica perciò l’uso dei talenti e delle capacità ricevute senza trasformarli in possesso identitario; la parabola dei talenti (Mt 25,14-30) collega responsabilità, operatività e frutto, mentre Paolo descrive i carismi come doni destinati all’edificazione del corpo comune e non all’esaltazione individuale (1 Cor 12). La creatività e la realizzazione acquistano così valore quando diventano forme della carità. Il riconoscimento pubblico, il successo e persino l’autorità ecclesiale rimangono provvisori e subordinati a Cristo, perché l’identità cristiana fondamentale deriva dall’essere figli di Dio e dall’appartenenza a Cristo, non dalla posizione occupata. Questa relativizzazione non comporta fuga dalla realtà: il cristiano è chiamato a operare nel mondo, assumendo responsabilità e sviluppando i doni ricevuti, ma senza fare delle opere il fondamento del proprio valore. La vulnerabilità, spesso nascosta dietro bisogno di controllo o autosufficienza, viene ricondotta alla condizione creaturale e alla necessità della grazia; la forza cristiana può manifestarsi precisamente nell’accettazione del limite e nella fiducia in Dio. Anche la felicità viene sottratta alla dipendenza esclusiva dalle circostanze: le beatitudini e la tradizione della gioia cristiana indicano una beatitudine radicata nella comunione con Dio, pur senza negare sofferenza, responsabilità e concretezza dell’esistenza. L’ascesi svolge qui una funzione di integrazione: disciplina desideri, ambizioni e impulsi affinché la persona possa agire con maggiore libertà e ordinare le proprie energie verso la carità. La trasformazione fondamentale consiste quindi nel passaggio dall’autorità esercitata per affermare il sé all’autorità come responsabilità ricevuta, dalla creatività come autocelebrazione alla fecondità come dono e dal successo come conferma personale al frutto prodotto nella fedeltà alla propria vocazione.

CATTOLICESIMO: Nel cattolicesimo, 10.5 si esprime nel rapporto fra autorità, santità, vocazione e servizio ecclesiale. La Chiesa riconosce forme concrete di autorità, ministero, responsabilità e visibilità pubblica, ma le sottopone alla struttura sacramentale e alla carità: il potere ecclesiale non costituisce proprietà personale, bensì servizio affidato per l’edificazione del Popolo di Dio. La disciplina assume forme specifiche nella vita sacramentale, nella liturgia, nella preghiera, nella morale e nell’ascesi; non è semplice controllo di sé, ma cooperazione ordinata con la grazia. La creatività e i talenti trovano spazio nella pluralità dei carismi, delle vocazioni e delle opere, purché rimangano inseriti nella comunione ecclesiale. La santità offre una correzione decisiva al bisogno di prestigio: il riconoscimento autentico non dipende dalla grandezza sociale o dall’importanza storica, ma dalla conformazione a Cristo e dalla carità. Bernadette Soubirous è pertinente in questa prospettiva perché la sua figura mette in rapporto una straordinaria rilevanza religiosa con una condizione personale priva di potere sociale e con una successiva vita segnata da semplicità, sofferenza e obbedienza; il caso di Lourdes mostra come, nella tradizione cattolica, un evento capace di produrre enorme visibilità pubblica non coincida necessariamente con l’affermazione personale della persona coinvolta. Alessandro VI rappresenta invece il polo problematico della relazione fra autorità religiosa, potere temporale e prestigio: la sua figura storica rende particolarmente evidente la necessità di distinguere l’istituzione e la funzione ecclesiale dalla qualità morale di chi la esercita. Il cattolicesimo dispone inoltre di una lunga tradizione di discernimento proprio perché carisma, autorità, esperienza mistica e influenza pubblica non vengono considerati automaticamente segni di santità. L’umiltà non richiede quindi la rinuncia ai doni, ma la loro attribuzione a Dio e il loro ordinamento al bene comune; la disciplina permette che ciò che viene ricevuto maturi attraverso continuità e pratica, mentre la grazia impedisce di trasformare il risultato in autogiustificazione. La vita liturgica offre una forma concreta di questa dinamica, poiché la persona partecipa a un’azione che la supera e nella quale ruoli, gesti e ministeri acquistano significato attraverso il loro riferimento a Cristo. Il successo e l’autorità possono pertanto avere una funzione positiva quando producono servizio, educazione, cura e responsabilità; diventano invece distorti quando sono utilizzati per consolidare superiorità, immunità morale o dominio sugli altri.
Bernadette Soubirous (3SpNf) (Lourdes, 7 gennaio 1844) santa di Lourdes, religiosa, mistica francese, santa cattolica.
Alessandro VI (10SipNv) (Xàtiva, 1º gennaio 1431) uno dei più controversi papi cattolici.  

PROTESTANTESIMO: Nel protestantesimo, 10.5 può essere sviluppato soprattutto attraverso il primato della grazia, la responsabilità della coscienza davanti a Dio e la vocazione come campo nel quale la fede diventa operativa. Nessuna realizzazione umana può costituire il fondamento ultimo della giustificazione: successo, disciplina morale, prestigio religioso e opere non permettono di costruire un’identità autosufficiente davanti a Dio. Questa relativizzazione dell’autorealizzazione non produce necessariamente passività, perché la fede si manifesta concretamente nella vocazione e nella responsabilità. Il lavoro, l’impegno professionale, la creatività e il servizio possono diventare luoghi nei quali la persona risponde alla chiamata ricevuta, senza trasformare i risultati in prova della propria superiorità spirituale. La centralità della Parola mantiene inoltre un criterio di discernimento rispetto alle pretese dell’autorità: nessuna posizione umana può sostituirsi definitivamente alla sovranità di Dio e alla responsabilità della coscienza illuminata dalla fede. La disciplina spirituale assume forme diverse secondo le tradizioni protestanti, ma tende a orientare la persona verso conversione, preghiera, studio delle Scritture e coerenza pratica. La vulnerabilità non viene superata mediante un’immagine di autosufficienza religiosa, poiché la condizione umana rimane dipendente dalla grazia; proprio questa dipendenza può liberare dall’obbligo di produrre continuamente prove del proprio valore. La creatività personale trova quindi un limite e insieme una possibilità: non deve diventare culto dell’individualità, ma può contribuire alla testimonianza e al servizio. La libertà cristiana non coincide con l’arbitrio né con il successo individuale, ma con la liberazione dalle strutture attraverso cui la persona cerca di giustificarsi da sé. In questa prospettiva, responsabilità e umiltà non sono opposte: la prima richiede di assumere seriamente la propria vocazione, la seconda impedisce di confondere la vocazione con il possesso di un’identità superiore.

ORTODOSSIA: Nell’Ortodossia, 10.5 si traduce attraverso il rapporto fra ascesi, trasformazione della persona e partecipazione alla vita divina. L’autorità autentica non viene compresa come autoaffermazione, ma come responsabilità spirituale sottoposta alla tradizione, alla comunione ecclesiale e al discernimento. La finalità dell’esistenza cristiana è la theosis, la partecipazione per grazia alla vita divina, e questo orientamento impedisce di considerare successo, prestigio o capacità personali come fini autonomi. L’ascesi svolge una funzione essenziale perché ordina le energie della persona senza distruggerle: volontà, desiderio, intelligenza e creatività sono chiamati a essere purificati e trasfigurati. La disciplina non equivale quindi a repressione, ma alla progressiva liberazione dalle passioni che rendono la persona dipendente da riconoscimento, possesso, dominio e immagine di sé. La tradizione esicasta sviluppa in modo particolare la pratica della vigilanza interiore, nella quale pensieri e movimenti della mente vengono osservati e discerniti senza che ogni contenuto venga automaticamente assunto come espressione dell’identità autentica. Questa dimensione offre una forma cristiana di disidentificazione: non la negazione della persona, ma la liberazione dalla confusione fra il vero sé in relazione con Dio e i contenuti transitori che attraversano la coscienza. La luce, centrale nella tradizione ortodossa, non costituisce una metafora di prestigio personale, ma rinvia alla trasformazione dell’essere umano attraverso la grazia; anche la bellezza liturgica e iconica non mira all’esibizione, bensì alla manifestazione simbolica della realtà trasfigurata. La vulnerabilità viene accolta come luogo di umiltà e di apertura alla misericordia, mentre la dignità umana deriva dall’immagine di Dio e dalla sua vocazione alla comunione. La maturazione richiede tempo, continuità e integrazione: l’esperienza spirituale non viene separata dalla vita sacramentale, dalla preghiera, dall’ascesi e dalla comunità. La vera forza consiste quindi nella capacità di agire senza separarsi dalla fonte della propria vita, di esercitare eventuale autorità senza appropriarsene e di sviluppare pienamente le proprie capacità senza fare della loro manifestazione il centro dell’identità.

ISLAM: Nel linguaggio islamico, i temi di 10.5 trovano una traduzione soprattutto nel rapporto fra responsabilità, autorità, dignità e sottomissione a Dio. Il potere umano non costituisce un’identità autonoma: ogni capacità, prestigio o funzione è subordinata alla khilāfa, alla responsabilità affidata all’essere umano, e soprattutto alla consapevolezza che la sovranità ultima appartiene ad Allah. La tensione fra autorevolezza e autoaffermazione viene quindi regolata dall’ikhlāṣ, la sincerità dell’intenzione, e dall’umiltà davanti a Dio: l’azione può essere energica, disciplinata e pubblicamente efficace senza trasformarsi in glorificazione dell’ego. La felicità non dipende semplicemente da successo, ricchezza o riconoscimento, ma dalla saʿāda connessa all’orientamento verso Dio, alla rettitudine e alla pace interiore; la prosperità può essere ricevuta come beneficio, ma anche come prova. L’nafs costituisce qui il principale campo pragmatico della trasformazione: desiderio di superiorità, vanità, bisogno di ammirazione e attaccamento alla posizione richiedono mujāhada, disciplina interiore, mentre la forza personale viene conservata e ordinata anziché soppressa. Nel tasawwuf, il processo può essere espresso attraverso il passaggio dalla centralità dell’io alla coscienza della presenza divina, con pratiche di dhikr, preghiera, vigilanza e purificazione delle intenzioni. La vera dignità non consiste nell’affermare continuamente il proprio valore, ma nel riconoscere che ogni capacità è ricevuta e può diventare servizio. L’autorità assume così una forma particolarmente pertinente quando protegge, educa, amministra e rende possibile il bene comune; il suo degrado appare invece nella tirannia, nell’ostentazione e nell’uso della religione o del prestigio per consolidare il sé. La dimensione creativa e generativa può essere letta attraverso la baraka, quando ciò che è ricevuto produce effetti benefici oltre il soggetto stesso, mentre la disciplina permette di trasformare l’intenzione in opere durevoli. Anche la vulnerabilità ha rilievo: il bisogno umano di amore, sicurezza e riconoscimento non viene eliminato, ma ricondotto alla dipendenza fondamentale da Dio. In questa prospettiva, 10.5 privilegia un’etica della forza disciplinata: agire, costruire, guidare e realizzare, mantenendo la consapevolezza che nessun risultato, ruolo o condizione contingente esaurisce il valore della persona davanti ad Allah. Mansione lunare (Ibn Arabi): 23 ث Thâ (th), Al Sa’d al Bula, The Fortune of the Swallower, 12°51’22” Capricorn, Plants, The Nourisher. Nome di Dio: 37 Al-Kabir (الكبير) The Greatest. 31 Al-Khabir (الخبير) The All-Aware. 31 الْخَبِيرُ AL-KHABEER The All-Aware, 10.5.

EBRAISMO: Nell’ebraismo, 10.5 può essere tradotto attraverso la relazione fra responsabilità concreta, dignità personale, creatività e servizio all’Alleanza. L’essere umano non viene chiamato a dissolvere la propria individualità, ma a orientare le proprie capacità, il proprio potere e la propria creatività nella santificazione della vita. La kavod, dignità o gloria, costituisce una tensione particolarmente pertinente: l’onore può diventare vanità e ricerca di prestigio, ma può anche esprimere il riconoscimento del valore della persona creata a immagine di Dio. La Torah disciplina precisamente il passaggio dalla potenza individuale alla responsabilità: autorità politica, ricchezza, conoscenza e influenza non sono beni autosufficienti, ma comportano obblighi verso Dio e verso il prossimo. La tzedakah mostra questa trasformazione in forma concreta, poiché ciò che è posseduto o realizzato diventa occasione di giustizia e responsabilità. Sul piano spirituale, il problema dell’identificazione con successo, potere e immagine può essere confrontato con la tradizione della teshuvah: il soggetto non è definitivamente riducibile al proprio errore, alla propria condizione o alla propria storia, ma può ritornare, trasformare la propria direzione e rinnovare l’azione. La disciplina quotidiana delle mitzvot impedisce inoltre che l’ispirazione resti astratta, traducendo intenzione, memoria e fede in comportamenti concreti. Nella tradizione sapienziale e rabbinica, la forza autentica non coincide con il dominio sugli altri ma con il governo delle proprie inclinazioni; questo rende particolarmente rilevante il rapporto fra autorità e autocontrollo. Anche la generatività appartiene al nucleo di 10.5: conoscenza, opere, discendenza spirituale e insegnamento producono continuità quando vengono trasmessi. La Kabbalah offre ulteriori corrispondenze attraverso la tensione fra manifestazione, contenimento e rettificazione: l’energia deve assumere forma senza essere distruttiva, e la dignità della persona non autorizza l’autosufficienza. La riuscita individuale diventa quindi pienamente significativa quando partecipa al tikkun, alla riparazione e ordinazione del mondo.

BUDDHISMO: Nel buddhismo, 10.5 trova il suo punto più netto nel rapporto fra energia disciplinata, capacità d’azione e non-attaccamento all’identità. La trasformazione non richiede l’annullamento delle capacità personali, ma l’abbandono dell’appropriazione che dice “questo successo sono io” o “questo fallimento definisce ciò che sono”. La dottrina di anattā rende particolarmente pertinente la distinzione fra esperienza e identificazione: corpo, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza sono processi condizionati e non un sé permanente da difendere. La disciplina assume quindi una funzione liberativa attraverso sīla, meditazione e sviluppo della saggezza; la volontà non viene negata, ma purificata dall’avidità di prestigio, dominio e riconoscimento. Il successo mondano rimane impermanente e non può fornire una felicità stabile, perché fama e discredito, piacere e dolore, guadagno e perdita appartengono alle oscillazioni dell’esistenza condizionata. La stabilità più profonda deriva dalla cessazione dell’attaccamento e dalla progressiva liberazione da taṇhā, il desiderio possessivo. Ciò non implica passività: l’energia (viriya) e la determinazione sono componenti essenziali del cammino, mentre il bodhisattva trasforma capacità, conoscenza e presenza in beneficio per gli esseri senzienti. La leadership autentica non dipende quindi dalla centralità dell’ego, ma dalla capacità di agire con prajñā e karuṇā. La vulnerabilità viene riconosciuta senza trasformarla in identità definitiva: il dolore esiste, ma la sofferenza aumenta quando viene incorporata in una narrazione rigida del sé. La creatività e la presenza possono così manifestarsi con intensità senza richiedere autocelebrazione. Il tema della generatività appare soprattutto nella trasmissione del Dharma: ciò che viene realizzato interiormente deve produrre condizioni di liberazione anche per altri. In termini pragmatici, 10.5 privilegia quindi l’unione fra impegno costante e non-appropriazione dei risultati, fra disciplina e gioia, fra capacità di incidere nel mondo e libertà dall’illusione che il valore della persona dipenda dalla posizione occupata.

INDUISMO: Nell’induismo, 10.5 si articola con particolare forza attraverso il rapporto fra dharma, disciplina, volontà creativa, realizzazione e liberazione dall’identificazione limitata. L’azione efficace non viene necessariamente contrapposta alla vita spirituale: la Bhagavadgītā propone precisamente un’azione intensa e responsabile liberata dall’attaccamento possessivo ai suoi frutti. La capacità di guidare, costruire e conseguire risultati può quindi appartenere al dharma, purché non sia governata dall’ahaṃkāra, il senso egoico di essere l’agente autonomo e autosufficiente. Il problema centrale diventa distinguere l’azione dalla falsa appropriazione dell’azione. L’identità più profonda non coincide con corpo, ruolo, successo o fallimento, mentre la disciplina dello yoga permette di riconoscere progressivamente ciò che è transitorio e ciò che appartiene alla realtà più permanente dell’ātman. La forza personale può così essere conservata come strumento senza trasformarsi in culto dell’ego. Il tema della felicità assume una forma particolarmente significativa: il piacere dipendente dalle circostanze rimane instabile, mentre la tradizione yogica cerca una gioia più indipendente dagli oggetti e dalle alternanze della vita ordinaria. La pratica richiede tuttavia continuità: realizzazione e integrazione non dipendono soltanto da un’esperienza eccezionale, ma da disciplina, esercizio e trasformazione graduale. La creatività appartiene anche alla dimensione di śakti, potenza manifestativa che produce forme, azioni e trasformazioni; il problema spirituale non consiste nell’eliminare questa energia, ma nell’orientarla. L’autorità trova una misura nel servizio al dharma, mentre il prestigio diventa secondario rispetto alla liberazione e al beneficio prodotto dall’azione. Paramahansa Yogananda, cui va il massimo rilievo in questa prospettiva, è particolarmente pertinente perché collega determinazione, disciplina spirituale e ricerca di una felicità non dipendente dalle condizioni esterne. La sua enfasi sull’esperienza diretta di Dio e sulla Realizzazione del Sé sposta il centro dalla semplice credenza alla trasformazione della coscienza; il suo insegnamento non richiede di rinunciare alla volontà, ma di disciplinarla e orientarla verso una realtà più ampia dell’ego. L’affermazione riportata dall’utente secondo cui la felicità mette l’essere umano “in sintonia con Dio” esprime direttamente il passaggio dalla dipendenza dalle circostanze a una sorgente interiore di gioia. La sua concezione dell’astrologia come studio della risposta umana agli stimoli planetari è inoltre coerente con una lettura non deterministica: le influenze non sostituiscono responsabilità, disciplina e possibilità di trasformazione. Swami Prabhavananda è pertinente soprattutto come esponente del Vedānta e della trasmissione occidentale delle tradizioni di conoscenza del Sé: la disciplina spirituale, la ricerca dell’identità oltre l’ego e l’integrazione della realizzazione nella vita concreta costituiscono il terreno più direttamente affine a 10.5. In questa traduzione, la realizzazione più alta non consiste nel rifiutare il mondo dell’azione, ma nel parteciparvi senza essere definitivamente definiti dai suoi risultati.
Paramahansa Yogananda*** (5) (Gorakhpur, 5 gennaio 1893) filosofo, mistico indiano, primo maestro di yoga indiano a trasferirsi in Occidente, conosciuto per Autobiografia di uno Yogi. Ha insegnato la necessità dell’esperienza diretta della verità, invece della cieca adesione a sistemi di credenze. “La vera base della religione non è la credenza, ma l’esperienza intuitiva. L’intuizione è il potere dell’anima di conoscere Dio. Per sapere veramente cos’è la religione, bisogna conoscere Dio. “Yogananda considerava la Realizzazione del Sé come” la conoscenza in tutte le parti del corpo, della mente e dell’anima che ora sei in possesso del regno di Dio; che non devi pregare che venga da te; che l’onnipresenza di Dio è la tua onnipresenza; e tutto ciò che devi fare è migliorare la tua conoscenza. “Yogananda era anche molto familiare con l’astrologia, che definì come” lo studio della risposta dell’uomo agli stimoli planetari. Le stelle non hanno alcuna benevolenza o animosità cosciente; trasmettono semplicemente radiazioni positive e negative. Di per sé, questi non aiutano o danneggiano l’umanità, ma offrono un canale legale per l’operazione esterna di equilibrio causa-effetto che ogni uomo ha messo in moto nel passato”.
Swami Prabhavananda (26 dicembre 1893) filosofo indiano, monaco dell’Ordine Ramakrishna, insegnante religioso, fondatore della Vedanta Society of Southern California, collaboratore dei più illustri autori e intellettuali dell’epoca, tra cui Aldous Huxley, Christopher Isherwood e Gerald Heard.

FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 10.5 individua, in filosofia e psicologia, una tensione fra costruzione dell’identità e superamento dell’identificazione con essa. La responsabilità, l’autorità personale, l’ambizione e la creatività acquistano valore quando diventano capacità operative senza trasformarsi in prove assolute del proprio essere. Il problema filosofico riguarda quindi il rapporto fra soggetto, ruolo e riconoscimento: una persona può agire con decisione e aspirare alla realizzazione senza ridursi alla posizione occupata, al successo ottenuto o all’immagine ricevuta dagli altri. In psicologia questa dinamica coinvolge soprattutto individuazione, identità dell’Io, inflazione, vulnerabilità narcisistica, bisogno di approvazione, autonomia e capacità di sostenere una funzione nel tempo. La forza può degenerare in controllo e superiorità quando l’autorità serve a proteggere un’identità fragile; può invece diventare generativa quando la capacità personale viene posta al servizio di un compito che supera l’autoaffermazione. La psicologia analitica offre un campo particolarmente pertinente attraverso la distinzione fra Io e totalità psichica: l’individuazione richiede lo sviluppo della personalità senza identificarla con il centro assoluto della psiche. Anche il Doppio assume rilievo, poiché qualità creative, aggressive o autorevoli non riconosciute possono essere proiettate su altre persone e devono essere recuperate criticamente. La sincronicità e il rapporto fra psiche, tempo e realtà ampliano ulteriormente il problema dell’identità, mostrando come l’esperienza soggettiva possa entrare in relazione significativa con configurazioni che non sono riducibili alla causalità lineare. Marie-Louise von Franz è particolarmente rappresentativa per l’indagine sui rapporti fra psiche, materia, numero, tempo e immagini archetipiche: la sua ricerca permette di considerare la realizzazione individuale non soltanto come successo dell’Io ma come processo nel quale qualcosa di più ampio cerca forma nella coscienza e nella vita. Károly Kerényi contribuisce soprattutto attraverso il tema della figura, della maschera e del doppio, utile per distinguere identità vissuta, ruolo rappresentato e dimensioni archetipiche che attraversano la persona. Emmanuel Lévinas introduce una correzione etica decisiva alla centralità dell’Io: l’autorità e la libertà non si compiono nell’autosufficienza, poiché il volto dell’Altro interrompe l’autoreferenzialità e chiama alla responsabilità. La realizzazione perde così il carattere di semplice affermazione individuale e viene verificata nella capacità di rispondere all’altro. Sul piano pragmatico, 10.5 privilegia quindi una maturazione nella quale disciplina, creatività e influenza vengono conservate, mentre diminuisce la necessità di usarle per dimostrare il proprio valore; il soggetto può costruire opere, assumere responsabilità e ricevere riconoscimento mantenendo una distanza critica dalle immagini che produce di sé.
Marie-Louise von Franz (Monaco di Baviera, 4 gennaio 1915) psicoanalista svizzera, in Numero e Tempo e Psiche e materia, indaga i fenomeni di sincronicità e i rapporti tra psiche, materia e numeri. Costruì una torre a pianta quadrangolare sul lago di Bollingen dove visse in contatto con la natura e gli animali. Compagna di Barbara Hannah, psicologa analitica. Incontri con la morte (1984), Alchimia (1984), La morte e i sogni (1986), Le tracce del futuro: divinazione e tempo (1986), L’animus e l’anima nelle fiabe (2009). “Noi non siamo divini, ma siamo la stalla all’interno della quale qualche cosa di divino nasce.” La ricerca sul numero e sul tempo sviluppa un terreno particolarmente pertinente per 10.5 perché collega strutture psichiche, fenomeni sincronistici e problemi della realtà oggettiva senza ridurli semplicemente alla soggettività individuale. Il suo lavoro sull’alchimia e sui sogni permette inoltre di leggere la trasformazione come processo nel quale l’Io non produce autonomamente la totalità della psiche, ma coopera con dinamiche che deve riconoscere, contenere e integrare. La sua frase “Noi non siamo divini, ma siamo la stalla all’interno della quale qualche cosa di divino nasce” esprime efficacemente una distinzione fra inflazione dell’Io e funzione generativa della persona: ciò che è più grande dell’identità ordinaria può manifestarsi attraverso l’individuo senza diventare proprietà narcisistica dell’individuo stesso.
Károly Kerényi (12Nr) (Temesvár, 19 gennaio 1897) filologo classico, storico delle religioni, mitologo ungherese; La maschera, il doppio e il ritratto. Il tema della maschera, del doppio e del ritratto è pertinente al problema della distanza fra persona concreta, immagine sociale e configurazione archetipica. Per 10.5 la questione centrale consiste nel poter assumere una forma, un ruolo o una presenza riconoscibile senza identificarsi definitivamente con la maschera attraverso cui ci si manifesta.
Emmanuel Lévinas
(Kaunas, 12 gennaio 1906) filosofo ebreo-francese, la sua filosofia assegna grande importanza all’epifania del volto dell’Altro. “La morte dell’altro uomo mi chiama in causa e mi mette in questione, come se io diventassi, per la mia eventuale indifferenza, il complice di questa morte, invisibile all’altro che vi si espone; e come se, ancora prima di esserle io stesso destinato, avessi da rispondere di questa morte dell’altro: come se dovessi non lasciarlo solo nella sua solitudine mortale”. La centralità del volto dell’Altro introduce un limite radicale all’autorealizzazione autoreferenziale: potere, prestigio e capacità personale non trovano il loro criterio ultimo nella riuscita dell’Io, ma nella responsabilità verso un’altra persona. La vulnerabilità, anziché essere soltanto una debolezza da controllare, diventa una dimensione costitutiva della relazione etica.

MITOLOGIA: 10.5 mette in rapporto due grandi configurazioni mitiche: da un lato il principio della struttura, del limite, del tempo, della successione generazionale e dell’autorità consolidata; dall’altro quello della luce, della regalità, della vitalità, della presenza manifesta e della generatività. Le divinità saturnine o capricorniane rappresentano spesso la necessità di contenere, maturare e sottoporre la potenza a un ordine, mentre le figure solari e leonine manifestano centralità, splendore, sovranità e capacità di irradiare vita. La loro tensione mitica riguarda il problema di come la forza luminosa possa assumere durata e come la struttura possa evitare di trasformarsi in sterilità. Nella tradizione greca Crono appartiene al polo del tempo, della successione e del potere che cerca di conservarsi divorando la propria discendenza; il suo mito mostra il rischio di un’autorità incapace di lasciare spazio alla nuova generazione. Zeus, pur non essendo semplicemente una figura solare, trasforma questa dinamica attraverso una nuova organizzazione del cosmo e dell’autorità divina. Il Sole trova invece espressione diretta in Helios e, nella tradizione romana, in Sol: la luce rende visibile, percorre il cielo e stabilisce una presenza manifesta. Il leone compare come figura di regalità, forza e pericolo, soprattutto attraverso il leone di Nemea affrontato da Eracle: la potenza leonina deve essere conquistata e integrata, non semplicemente eliminata. Nella tradizione romana Saturno conserva la memoria dell’età aurea, dell’agricoltura e del tempo ciclico; il mito saturnino collega quindi disciplina e limitazione anche alla fertilità, mostrando che la generatività richiede stagioni, maturazione e attesa. Le Saturnalia introducono inoltre un rovesciamento rituale dell’ordine, ricordando che nessuna gerarchia concreta può essere considerata assoluta o eterna. Nell’antico Egitto Ra manifesta la sovranità solare e la continuità della vita cosmica attraverso il viaggio quotidiano della barca solare; la sua lotta contro le forze del disordine mostra la necessità di rinnovare continuamente l’ordine invece di considerarlo definitivamente acquisito. Sekhmet, associata al leone e alla potenza solare, rappresenta invece l’energia regale in una forma ambivalente: forza protettiva e distruttiva che deve essere orientata affinché non travolga il mondo. La sua figura è particolarmente pertinente perché mostra che la potenza non disciplinata può diventare devastante, mentre la stessa energia può proteggere e ristabilire l’ordine. Nel mondo indiano Surya rappresenta la luce solare come principio visibile e ordinatore, mentre Narasiṃha, l’incarnazione leonina di Vishnu, manifesta una sovranità che interviene contro l’arroganza del potere assoluto: la figura del leone non è qui semplice prestigio, ma forza che ristabilisce un limite etico alla tirannia. Shani, collegato a Saturno nella tradizione induista, rappresenta invece la dimensione delle conseguenze, della prova, della lentezza e della responsabilità; la sua funzione ricorda che nessuna volontà di successo può sottrarsi indefinitamente agli effetti delle proprie azioni. Nella tradizione mesopotamica Shamash unisce luce solare, visibilità e giustizia: il sole vede ciò che avviene e rende possibile una funzione giudicante, collegando la luminosità all’autorità responsabile. Il leone compare frequentemente come emblema di regalità e potenza divina, mentre le figure associate alla fertilità e alla sovranità devono continuamente confrontarsi con il problema dell’uso della forza. Nella tradizione ebraica e cristiana, il leone diventa simbolo di regalità e potenza, fino alla figura del “Leone di Giuda”; il simbolismo leonino viene così trasformato in una prospettiva nella quale autorità e vittoria devono essere comprese anche attraverso responsabilità, alleanza e servizio. Il nucleo mitologico di 10.5 consiste quindi nella trasformazione della sovranità: il potere saturnino tende a conservare, delimitare e consolidare; la forza solare e leonina tende a manifestare, irradiare e affermare. Quando restano separati, producono rispettivamente rigidità senza vita o splendore senza durata; la loro integrazione genera invece una regalità capace di creare forme, sostenerle nel tempo e riconoscere che nessuna forma, neppure quella del sovrano o dell’eroe, può costituire l’identità ultima.

ARTE: In 10.5 la pratica artistica riguarda il rapporto fra disciplina della forma e irradiazione creativa: l’opera richiede costruzione, tecnica, organizzazione e continuità, ma tende anche a rendere visibile una presenza capace di attrarre, illuminare o trasformare la percezione. Il problema centrale è evitare sia la sterilità della forma rigidamente controllata sia l’espressione che dipende esclusivamente dall’effetto, dalla notorietà o dall’autoaffermazione dell’artista. La maturazione creativa consiste nel permettere a una visione di assumere struttura durevole senza ridurla a immagine narcisistica dell’autore. Le arti visive, decorative, architettoniche e performative mostrano particolarmente questa dinamica quando rigore compositivo e invenzione producono opere capaci di organizzare lo spazio, il movimento o l’immaginario collettivo. Jijé è pertinente per la capacità di unire narrazione popolare, costruzione grafica e contenuti spirituali, trasferendo temi religiosi e biografici in un linguaggio visivo accessibile; Emmanuel rappresenta direttamente la possibilità di tradurre una materia evangelica in una forma artistica destinata alla comunicazione e alla trasmissione. Rainer Maria Latzke è significativo soprattutto per il rapporto fra immagine e spazio architettonico: la pittura murale richiede una progettazione disciplinata capace di trasformare ambienti concreti attraverso una presenza visiva estesa, mentre Icarus richiama il tema mitico della tensione fra aspirazione all’elevazione e necessità del limite. Jean-Marie Poumeyrol introduce un versante diverso, nel quale immagini erotiche e allucinatorie possono mettere in questione la stabilità dell’identità ordinaria attraverso visioni ambigue e stati percettivi non convenzionali; la sua pertinenza dipende quindi dalla funzione effettiva delle immagini e non semplicemente dalla loro eccentricità. Sophie Taeuber-Arp rappresenta invece con particolare evidenza l’integrazione fra disciplina costruttiva e creatività: pittura, tessile, design, arredamento, architettura e danza non rimangono compartimenti separati, ma partecipano a una ricerca sulla forma capace di attraversare diversi livelli della vita e dello spazio. In questa prospettiva, 10.5 privilegia un’arte nella quale la capacità di costruire sostiene la libertà creativa e la visibilità dell’opera non coincide necessariamente con la glorificazione del suo autore.
Jijé (8Nv) (Gedinne, 13 gennaio 1914) fumettista belga, noto come  artista seminale della striscia
Rainer Maria Latzke (28 dicembre 1950) artista murale tedesco, fondatore dell’Institute of Frescography; Icarus.
Jean-Marie Poumeyrol (Libourne, 8 giugno 1946) artista francese di arte erotica e allucinogena.
Sophie Taeuber-Arp (9SvUPDavos, 19 gennaio 1889) artista, pittrice, designer tessile, di mobili e interni, architetto, ballerina s svizzera.

LETTERATURA: In 10.5 la letteratura privilegia il rapporto fra ambizione, autorità, creatività e disciplina, osservando soprattutto ciò che accade quando la persona identifica il proprio valore con successo, prestigio, ruolo sociale o immagine pubblica. Il tema può assumere forme storiche, psicologiche, politiche e fantastiche: l’ascesa individuale può produrre opere e trasformazioni reali, ma anche isolamento, inflazione dell’ego o subordinazione dell’esistenza all’apparenza; parallelamente, la vulnerabilità nascosta dietro autorità e prestigio può rendere necessaria una revisione dell’identità. Sono particolarmente pertinenti i racconti di individui che cercano di affermarsi attraverso talento e volontà, di classi dirigenti confrontate con il declino, di società nelle quali l’immagine sostituisce l’esperienza, e di personaggi costretti a distinguere ciò che sono dalle condizioni storiche o sociali che li definiscono. Robert Bly è rappresentativo per la ricerca di una maturità capace di unire forza, responsabilità e vita interiore; Jack London e Julian Barnes per l’esame dell’identità attraverso successo, memoria e giudizio retrospettivo; Alejo Carpentier per la trasformazione della realtà storica attraverso un’immaginazione nella quale il meraviglioso modifica la percezione dell’ordinario; Giuseppe Tomasi di Lampedusa per il confronto fra prestigio, potere e transitorietà. Guy Debord rappresenta invece il versante critico più netto: quando l’identità dipende dalla visibilità e dalla rappresentazione, l’apparenza può sostituire la vita direttamente vissuta.
Julian Barnes (Leicester, 19 gennaio 1946) scrittore britannico, autore di romanzi polizieschi sotto lo pseudonimo di Dan Kavanagh. The Sense of an Ending (2011; Booker Prize) è particolarmente pertinente per il rapporto fra identità e memoria: il protagonista è costretto a rivedere la narrazione apparentemente stabile costruita sulla propria vita, mostrando come l’immagine che una persona ha di sé possa dipendere da ricostruzioni incomplete del passato. England, England (1998) sviluppa invece il problema dell’identità collettiva attraverso una versione artificiale e spettacolarizzata dell’Inghilterra, utile per il tema della distanza fra realtà e immagine.
Robert Bly* (9Nv) (Lac qui Parle, 23 dicembre 1926) poeta, autore, attivista e leader statunitense, ispirato dalla teoria degli archetipi di Jung, membro del Mythopoetic Men’s Movement negli Stati Uniti; la sua opera di maggiore successo è Iron John: A Book About Men (1990).  Gran parte della sua scrittura in prosa si concentra sulla situazione travagliata dell’umanità di sesso maschile. Laddove le culture premoderne avevano miti elaborati e riti di passaggio, in cui gli uomini più anziani insegnavano ai ragazzi le questioni specifiche di genere, questa conoscenza non viene più tramandata di generazione in generazione e i padri moderni sono diventati sempre più assenti, generando una Sibling Society. L’“Assenza del Padre” è un tema ricorrente nell sua opera opera, causa dei fenomeni di depressione, delinquenza giovanile e mancanza di leadership negli affari e nella politica. Una possibile soluzione risiede nella riscoperta dei significati nascosti nei miti e nelle fiabe tradizionali, nonché nelle opere di poesia. “Meglio che tu sia te stesso, tutti gli altri sono già occupati.” The Sibling Society (1996) amplia direttamente il tema già presente in Iron John attraverso una critica dell’immaturità culturale e della perdita di funzioni adulte di guida e responsabilità. Per 10.5 è pertinente soprattutto il tentativo di distinguere forza autentica e dominio, recuperando attraverso miti, fiabe e poesia una maturazione capace di contenere energia e vulnerabilità.
Alejo Carpentier** (Up) (Losanna, 26 dicembre 1904) scrittore, giornalista, critico letterario cubano, di madre russa e padre francese; uno dei maggiori rappresentanti della corrente letteraria latinoamericana del realismo magico, da lui definito real maravilloso, che implica un senso di sorpresa davanti a ciò che è inusuale e inaspettato, o un fenomeno improbabile, naturalmente, come risultato della manipolazione intenzionale della realtà o per la percezione dell’artista, o per cause soprannaturali.  Il regno di questo mondo (El reino de este mundo, 1949) la storia della rivoluzione haitiana viene narrata attraverso una concezione del real maravilloso nella quale realtà storica, immaginario religioso e percezione del meraviglioso si compenetrano; il romanzo permette di leggere il potere e la trasformazione storica senza ridurre l’esperienza a una sola interpretazione della realtà. Il secolo dei lumi (El siglo de las luces, 1962) mette inoltre in tensione ideali rivoluzionari, potere e conseguenze concrete dell’azione politica.
Marco Tullio Cicerone (Arpino, 3 gennaio 106 a.C.) statista romano, avvocato, teorico politico, filosofo. De officiis è particolarmente pertinente per il rapporto fra prestigio, autorità e responsabilità: la dignità pubblica richiede che ambizione e capacità personale siano subordinate al dovere e alla comunità. Il problema dell’onore non viene quindi separato dalla condotta concreta.
Guy Debord (4) (Parigi, 28 dicembre 1931) scrittore, cineasta francese, tra i fondatori dell’Internazionale Lettrista e dell’Internazionale Situazionista. La società dello spettacolo (La Société du spectacle, 1967) costituisce un riferimento diretto per il rischio che riconoscimento e visibilità sostituiscano l’esperienza reale: Debord analizza una società nella quale le relazioni vengono progressivamente mediate dalle immagini e l’esistenza può essere organizzata attorno all’apparire. Per 10.5 rappresenta il polo critico dell’identificazione con prestigio, rappresentazione e immagine sociale.
E. L. Doctorow (Sp) (New York, 6 gennaio 1931) scrittore statunitense, Ragtime (1975; film: M. Forman, 1981) rapporto fra aspirazione individuale, trasformazione sociale, libertà, identità e giustizia attraverso personaggi collocati nell’America dell’inizio del Novecento; il successo e il progresso appaiono inseparabili dalle disuguaglianze e dai conflitti che accompagnano la modernizzazione.
Yasmina Khadra
(pseudonimo femminile di Mohammed Moulessehoul) (10 gennaio 1955) scrittore algerino, “Se vuoi trasformare la tua vita in un lembo di eternità e rimanere lucido anche in pieno delirio, ama… Ama con tutte le tue forze, ama come se non sapessi fare altro, ama fino a rendere gelosi i principi e gli dèi… Perché è nell’amore che ogni bruttura si scopre bella.” L’attentato (L’Attentat, 2005) è pertinente per la crisi dell’identità costruita su una vita apparentemente stabile: il protagonista viene costretto a interrogare appartenenza, storia personale e responsabilità dopo un attentato suicida compiuto dalla moglie. Il romanzo mette in discussione l’illusione che posizione sociale e successo professionale possano risolvere definitivamente le fratture dell’identità.
Judith Krantz
(New York, 9 gennaio 1928) scrittrice, giornalista statunitense, con molte sue opere sono trasposte come miniserie televisiva. Scrupoli (Scruples, 1978) offre il versante narrativo dell’ambizione, del lusso, della moda e dell’affermazione personale. La sua pertinenza riguarda soprattutto il rapporto fra successo, immagine pubblica e costruzione dell’identità attraverso mondi nei quali prestigio e desiderio di riconoscimento hanno un ruolo centrale.

Gilles Leroy (2NbSp) (Bagneux, 28 dicembre 1958) scrittore, drammaturgo francese, Alabama Song 2007; Prix Goncourt) ricostruisce narrativamente la figura di Zelda Fitzgerald attraverso una voce segnata dal rapporto conflittuale fra creatività, celebrità, matrimonio e identità personale. È pertinente per la tensione fra aspirazione a un’espressione propria e assorbimento nell’immagine pubblica di una coppia celebre.
Jack London (3SfUv) (San Francisco, 12 gennaio 1876) scrittore, giornalista, drammaturgo statunitense, noto per Il richiamo della foresta, Martin Eden, Zanna Bianca, Il tallone di ferro, Il vagabondo delle stelle, Il lupo dei mari, La peste scarlatta. Martin Eden (1909) costituisce una delle opere più direttamente pertinenti: l’autodisciplina e l’ambizione conducono il protagonista dall’esclusione sociale alla celebrità letteraria, ma il riconoscimento non risolve il problema del senso e dell’identità. Il vagabondo delle stelle (The Star Rover, 1915) introduce invece esperienze di separazione dalla condizione corporea ordinaria e attraversamento di differenti identità e tempi, risultando particolarmente rilevante per il tema della non coincidenza assoluta fra coscienza e condizione contingente.
Rosa Liksom (Anni Ylävaara) (Uv) (Ylitornio, 7 gennaio 1958) scrittrice finlandese; Stazioni di transito (1985; raccolta di racconti con “personaggi senza nome in situazione estreme al confine con la morte”). Stazioni di transito (1985) è pertinente per la rappresentazione di personaggi anonimi collocati in condizioni-limite, dove identità e sicurezza ordinaria vengono sottoposte a pressione. Il confine, il passaggio e l’esposizione alla precarietà assumono qui maggiore rilievo del prestigio individuale.
Cesare Meano (8Sp) (Torino, 22 dicembre 1899) poeta, scrittore, regista teatrale italiano; Nascita di Salomè (1935).
Joseph Millard (Canby, 14 gennaio 1908) scrittore statunitense di fantascienza; The Gods Hate Kansas (1944) può essere considerato marginalmente pertinente per l’uso fantascientifico di potenze superiori e conflitto fra condizione umana e dimensioni cosmiche, ma non emerge materiale sufficiente per un’espansione specifica più solida.
Sofi Oksanen (Jyväskylä, 7 gennaio 1977) scrittrice, drammaturga finlandese. Purge (Puhdistus, 2008) è particolarmente pertinente per il rapporto fra potere, vulnerabilità, sopravvivenza e memoria storica. Attraverso vite segnate dall’occupazione e dalla violenza, il romanzo mostra come la dignità e la capacità di agire possano sopravvivere a condizioni che tendono a definire completamente l’identità individuale.
Ouida (Maria Louise Ramé) (4) (Bury St Edmunds, 1º gennaio 1839) scrittrice britannica; ha scritto oltre una quarantina di opere; attivista dei diritti degli animali, che spesso erano protagonisti dei suoi romanzi; Il cane delle Fiandre (A Dog of Flanders, 1872) mette in rapporto vocazione artistica, povertà, riconoscimento e fedeltà affettiva. Il desiderio di vedere riconosciuto il proprio talento non coincide automaticamente con il successo sociale, mentre la dignità del protagonista viene mantenuta attraverso legami e aspirazione creativa.
Jacques Rigaut
(7) (Parigi, 30 dicembre 1898) scrittore francese dadaista; caso limite di critica e dissoluzione delle identità culturali convenzionali; non emerge tuttavia un’opera specifica sufficientemente centrale per 10.5 da giustificare un’aggiunta più ampia.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa (10) (Palermo, 23 dicembre 1896) scrittore italiano, personaggio taciturno e solitario, immerso gran parte del suo tempo nella lettura, raggiunse il riconoscimento e il successo dopo la morte; Il Gattopardo, (1958; premio Strega; film: Luchino Visconti, 1963). Il Gattopardo (1958) è uno dei riferimenti più pertinenti per il rapporto fra autorità, prestigio e transitorietà. La trasformazione storica del Risorgimento costringe il principe Fabrizio Salina a confrontarsi con il declino della propria classe e con l’impossibilità di conservare indefinitamente una forma di potere; il romanzo sviluppa così il problema della dignità davanti al mutamento e alla fine delle strutture che avevano sostenuto un’identità sociale.
Kurt Tucholsky (Berlino, 9 gennaio 1890) scrittore, poeta, giornalista tedesco; critica delle autorità politiche e sociali che trasformano prestigio e potere in strumenti di dominio. Il suo contributo può essere letto soprattutto come opposizione fra autorità responsabile e potere sottratto alla critica.
Friedrich Wolf (8Sfv) (Neuwied, 23 dicembre 1888) scrittore, drammaturgo tedesco sovietico. La produzione teatrale e narrativa sviluppa temi sociali e politici nei quali responsabilità collettiva, autorità e conflitto storico prevalgono sull’autorealizzazione individuale; per 10.5 la pertinenza riguarda soprattutto il rapporto fra azione personale e funzione pubblica, senza emergere però un’opera aggiuntiva nettamente prioritaria rispetto al materiale già fornito.

MUSICA: In relazione a 10.5, la musica può articolare una tensione fra forma stabilita e impulso di trasformazione, fra identità sonora consolidata e apertura verso un’esperienza che ne modifica i confini. Il nucleo non consiste semplicemente nella novità musicale o nella trasgressione, ma nel passaggio attraverso strutture, limiti, crisi, separazioni e mutamenti che producono una diversa configurazione dell’identità individuale o collettiva. La voce, il ritmo, l’improvvisazione, la composizione e la performance diventano così strumenti per attraversare soglie: una forma precedente viene mantenuta, deformata, contestata o abbandonata affinché possa emergere un’altra possibilità espressiva. In David Bowie questa dinamica assume particolare rilievo attraverso personaggi, alter ego e trasformazioni sceniche che mettono continuamente in questione l’identità dell’artista; The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars sviluppa la figura di Ziggy come identità costruita, amplificata fino alla dissoluzione, mentre “Changes”, “Jump They Say”, “Lazarus”, “Blackstar” e “I Would Be Your Slave” affrontano, con linguaggi differenti, mutamento dell’immagine di sé, crisi psichica, vulnerabilità, morte e disponibilità all’altro. La dimensione extraterrestre di “Space Oddity”, “Starman”, “Ziggy Stardust” e “Loving the Alien” è pertinente quando funziona come esperienza di alterità radicale e spostamento della prospettiva umana, non come semplice decorazione fantascientifica. In Domenico Modugno il passaggio assume invece spesso la forma dell’apertura immaginativa e della trasformazione percettiva: “Nel blu dipinto di blu” sospende temporaneamente i limiti ordinari dell’esperienza attraverso sogno e volo, mentre “Meraviglioso” rovescia una percezione disperata dell’esistenza mediante l’intervento di un altro che restituisce valore alla realtà. Morgan sviluppa una tensione più esplicitamente interna fra identità, sacro, denaro, desiderio e conflitto psichico; “Il Dio denaro” mette in scena la sostituzione di un riferimento assoluto con il potere economico, mentre “(Le arti dei) Miscugli” rappresenta la coesistenza conflittuale di elementi contrari e la percezione di un soggetto non riducibile a un’unica identità. Katie Underwood è pertinente soprattutto nel passaggio dalla produzione pop alla musica meditativa e ai mantra di tradizioni differenti, dove la voce diventa pratica di attenzione, ripetizione trasformativa e modificazione dello stato di coscienza. John McLaughlin costituisce un riferimento significativo per l’incontro fra jazz, improvvisazione e tradizioni musicali dell’India, in particolare quando la ricerca tecnica e spirituale modifica radicalmente il linguaggio musicale occidentale. Jan Garbarek esplora invece spazi sonori nei quali jazz, musica europea, tradizioni vocali e dimensione contemplativa si incontrano; Officium è particolarmente pertinente per la relazione fra improvvisazione e repertorio liturgico antico. Hayley Williams affronta in “Find Me Here” il limite della relazione di accompagnamento: l’amore può restare presente senza sostituirsi al percorso che una persona deve attraversare da sola. Louis Tomlinson sviluppa in “Just Hold On” e “Walls” la continuità dell’esistenza attraverso perdita, fine di un capitolo e ricostruzione dell’identità. Karen Elson associa in “The Truth Is in the Dirt” e “Call Your Name” immagini terrestri, ferita, morte simbolica e ritorno a un punto originario. Emel Mathlouthi, soprattutto attraverso “Kelmti Horra”, mostra il passaggio dalla voce individuale alla parola pubblica e collettiva, quando l’espressione personale assume funzione di liberazione. In Georges Aperghis la pertinenza riguarda la destabilizzazione delle convenzioni linguistiche e teatrali della musica contemporanea, dove voce, gesto e struttura compositiva producono forme non riconducibili alla canzone o alla narrazione lineare. In termini pragmatici, 10.5 privilegia quindi opere nelle quali il mutamento non è soltanto raccontato ma viene realizzato musicalmente attraverso alterazione della voce, costruzione di personaggi, attraversamento di generi, improvvisazione, ripetizione rituale, collisione fra codici diversi o trasformazione della funzione sociale della musica.
Georges Aperghis (Atene, 23 dicembre 1945) compositore greco.
Laura Bono (Laura Bonometti) (Varese, 14 gennaio 1979) cantautrice pop-rock italiana, Non credo nei miracoli (2005).
Francesco Bottai (Pisa, 7 gennaio 1977) cantautore, chitarrista, attore teatrale italiano (Gatti Mézzi).
David Bowie*** (11SPv) (Londra, 8 gennaio 1947) cantante, cantautore, polistrumentista  inglese, uno degli artisti più provocatori dell’industria musicale interessato ai significati più profondi della vita, della sessualità, della religione, della spiritualità. Numerosi nella sua carriera i riferimenti a realtà aliene e multidimensionali, come in “Loving the Alien”, “Starman”, “Ziggy Stardust”. Protagonista del film L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell To Earth, 1976; su un extraterrestre che atterra sulla terra alla ricerca di acqua per il suo pianeta che soffre di una grave siccità. Durante le sue ricerche l’alieno diventa dipendente dalla vodka (acqua e spirito) e viene tenuto prigioniero dalle forze militari. Poi alla fine si rende conto che la prigione non è chiusa a chiave e scappa). Selezione di canzoni: “Blackstar” (2016; In the villa of Ormen, in the villa of Ormen Stands a solitary candle, ah ah, ah ah In the centre of it all, in the centre of it all Your eyes On the day of execution, on the day of execution Only women kneel and smile, ah ah, ah ah At the center of it all, at the center of it all Your eyes … Something happened on the day he died Spirit rose a metre then stepped aside Somebody else took his place, and bravely cried I’m a blackstar, I’m a blackstar How many times does an angel fall? How many people lie instead of talking tall? He trod on sacred ground, he cried loud into the crowd), Blackstar (2016) concentra la fase finale della sua ricerca sulla mortalità, sulla continuità dell’identità oltre le sue forme precedenti e sulla costruzione di immagini enigmatiche che resistono a una lettura unica; “Lazarus” affronta direttamente la separazione dal corpo e dalla vita pubblica. “Changes” (1971; Still don’t know what I was waitin’ for And my time was runnin’ wild A million dead end streets and Every time I thought I’d got it made It seemed the taste was not so sweet So I turned myself to face me But I’ve never caught a glimpse How the others must see the faker I’m much too fast to take that test) mentre “Changes” resta uno dei riferimenti più espliciti della sua opera alla trasformazione dell’immagine di sé. La successione delle sue personae artistiche è pertinente a 10.5 perché mostra l’identità come configurazione modificabile e talvolta destinata a essere abbandonata. “Did You Ever Have a Dream?” (1973; Did you ever have a dream or two Where the hero is a guy named you And the things he does are just too much Does he fly like Mr. Superman, speak Chinese, French and Dutch? And did you ever have a dream or two?), “Heroes” (1977; I, I will be king And you, you will be queen Though nothing will drive them away We can beat them, just for one day We can be heroes, just for one day And you, you can be mean And I, I’ll drink all the time ‘Cause we’re lovers, and that is a fact Yes we’re lovers, and that is that Though nothing will keep us together We could steal time just for one day We can be heroes for ever and ever What d’you say?), “I Would Be Your Slave” (2002; Open up your heart to me Show me who you are And I would be your slave … Give me peace of mind at last Show me all you are Open up your heart to me), “Jump They Say” (1993; When comes the shaking man A nation in his eyes Striped with blood and emblazed tattoo Streaking cathedral spire They say He has no brain They say He has no mood They say He was born again They say Look at him climb They say ‘jump’), “The Laughing Gnome” (1973; I was walking down the high street When I heard footsteps behind me And there was a little old man, hello, In scarlet and grey, shuffling away Well he trotted back to my house And he sat beside the telly oaah.. With his tiny hands on his tummy Chuckling away, laughing all day), “Lazarus” (2016; Look up here, I’m in heaven I’ve got scars that can’t be seen I’ve got drama, can’t be stolen Everybody knows me now), “Loving the Alien” (1984; Watching them come and go The Templars and the Saracens They’re traveling the holy land Opening telegrams Torture comes and torture goes Knights who’d give you anything They bear the cross of Coeur de Leon Salvation for the mirror blind But if you pray all your sins are hooked upon the sky Pray and the heathen lie will disappear Prayers they hide the saddest view Believing the strangest things, loving the alien And your prayers they break the sky in two … You pray til the break of dawn), “Space Oddity” (1969; This is Ground Control to Major Tom You’ve really made the grade And the papers want to know whose shirts you wear Now it’s time to leave the capsule if you dare “This is Major Tom to Ground Control I’m stepping through the door And I’m floating in a most peculiar way And the stars look very different today For here Am I sitting in a tin can Far above the world Planet Earth is blue And there’s nothing I can do), “Starman” (1972; Didn’t know what time it was, the lights were low I leaned back on my radio Some cat was laying down some rock ‘n’ roll “Lotta soul,” he said Then the loud sound did seem to fade Came back like a slow voice on a wave of phase That weren’t no DJ, that was hazy cosmic jive There’s a starman waiting in the sky He’d like to come and meet us But he thinks he’d blow our minds There’s a starman waiting in the sky He’s told us not to blow it ‘Cause he knows it’s all worthwhile He told me Let the children lose it Let the children use it Let all the children boogie), “Ziggy Stardust” (1972; Ziggy played for time Jiving us that we were voodoo The kids were just crass He was the nazz With God-given ass He took it all too far But, boy, could he play guitarMaking love with his ego Ziggy sucked up into his mind Like a leper messiah When the kids had killed the man I had to break up the band), “Volare: Nel blu dipinto di blu”.

Karen Elson (Oldham, 14 gennaio 1979) modella, cantante, cantautrice inglese, “The Truth is in the Dirt”  verità, corporeità e disfacimento delle immagini idealizzate (2010; The truth is in the dirt on the ground Not in your gilded cage with your rusted spoon When the ground splits open it will swallow you, The truth is in the dirt on the ground Not in your poison tongue or your acid tears Let the truth howl in your ears Here she comes, it’s killing time Flames are burning behind her eyes Here she comes, it’s killing time Flames are burning behind her eyes The truth is in the dirt on the ground The truth is in the dirt on the ground Not in your claws, drawn-out scratch ‘til it bleeds Knocked down dead gets what she needs The truth is in the dirt on the ground The truth is in the dirt on the ground Not on the blazing horse from the midnight sun The fire will turn your bones to dust Here she comes, it’s killing time Flames are burning behind her eyes Here she comes, it’s killing time Flames are burning behind her eyes The truth is in the dirt on the ground The truth is in the dirt on the ground Not in your gilded cage with your rusted spoon When the ground splits open it will swallow you), “100 Years From Now” (2010; Hear this song my love, let it be the thorn That pierces through the rose The past doesn’t forgive a trouble For tomorrow sinks in its sorrow), “Call Your Name” (2017; I hope the wind will carry you Into the blue Feathered wings will hold you I hope the wind will carry you Back to the start Life below is too hard) movimento verso l’alto e il ritorno come figure di separazione e ricongiungimento; la pertinenza consiste nella trasformazione prodotta dal contatto con ciò che è nascosto, terrestre e non idealizzato.
Jan Garbarek (SPv) (Mysen, 4 marzo 1947) sassofonista jazz, compositore norvegese. “Pan”, “We are the Stars” (We are the stars. For we sing. For we sing with our light. For we are birds made of fire. For we spread our wings over the sky. Our light is a voice. We cut a road for the soul For its journey through death. For we face the hills with disdain.This is the song of the stars); Officium (1994, con l’Hilliard Ensemble) mette in relazione improvvisazione sassofonistica e repertorio vocale antico, creando uno spazio musicale nel quale materiali provenienti da tradizioni storicamente differenti vengono trasformati senza essere semplicemente fusi in uno stile uniforme; questa capacità di attraversare confini formali è particolarmente pertinente a 10.5.
Umm Kulthum
(31 dicembre 1898) cantante, autrice, attrice egiziana, tra le più celebri e amate in Egitto e in tutto il mondo arabo; “El Awela fel Gharam” (1944), “Salou Qalbi” (1946), “Al Nil” (1949), “Roubaiyyat al Khayyam” (1950), “Arouh Lemin” (1958).

Rita Lee (11SvPb) (San Paolo, 31 dicembre 1947) cantante, compositrice rock, conduttrice televisiva brasiliana.
Francesco Mancini
(Napoli, 16 gennaio 1672) compositore, organista italiano.

John McLaughlin (Pv) (Doncaster, 4 gennaio 1942) chitarrista, compositore di chitarra jazz inglese (Mahavishnu Orchestra), Celestial Terrestrial Commuters (1976)  relazione fra dimensione terrestre e apertura verso una prospettiva più ampia.
Emel Mathlouthi (آمال المثلوثي) (11 gennaio 1982) cantautrice, musicista, arrangiatrice e produttrice tunisina; Everywhere We Looked Was Burning; “Holm” (“A Dream”). “Kelmti Horra” (“La mia parola è libera”) inno per la rivoluzione tunisina e la primavera araba; acquista rilievo per il rapporto fra voce individuale, repressione e trasformazione politica: la parola cantata non descrive soltanto un desiderio di libertà ma può diventare pratica collettiva di presenza pubblica e cambiamento.

Domenico Modugno* (3Nr) (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928) cantautore, chitarrista, attore, regista, politico, cantante italiano, “Cosa sono le nuvole” (1968), “Dio Come Ti Amo!” (1967; Nel cielo passano le nuvole Che vanno verso il mare, Sembrano fazzoletti bianchi Che salutano il nostro amore. Dio come ti amo Non è possibile Avere fra le braccia Tanta felicità Baciare le tue labbra Che odorano di vento Noi due innamorati Come nessuno al mondo), “Io” (1958; Ditemi Chi è quell’uomo che mi sembra un angelo Cammina per le strade come in estasi Sorride a tutti e tutti gli sorridono Chi è? Io Sono io Proprio io Vicino a te Io Sono io Proprio io Che amo te Angeli del cielo che sentite Questa gioia che mi date Non toglietemela più E nulla, nulla più vi chiederò Io Sono io Proprio io Vivo solamente per amare te), “La lontananza” (La lontananza sai è come il vento Che fa dimenticare chi non s’ama È già passato un anno ed è un incendio Che mi brucia l’anima Io che credevo d’essere il più forte Mi sono illuso di dimenticare E invece sono qui a ricordare A ricordare te), “Meraviglioso” (1968; È vero, credetemi, è accaduto Di notte su di un ponte Guardavo l’acqua scura Con la dannata voglia Di fare un tuffo giù D’un tratto, qualcuno alle mie spalle Forse un angelo vestito da passante Mi portò via, dicendomi così: Meraviglioso Ma come non ti accorgi Di quanto il mondo sia meraviglioso? Meraviglioso Perfino il tuo dolore Potrà apparire poi meraviglioso Ma guarda intorno a te Che doni ti hanno fatto: Ti hanno inventato il mare! Tu dici: “Non ho niente” Ti sembra niente il sole? La vita? L’amore? Meraviglioso Il bene di una donna Che ama solo te, meraviglioso La luce di un mattino L’abbraccio di un amico Il viso di un bambino meraviglioso Meraviglioso… Ma guarda intorno a te Che doni ti hanno fatto: Ti hanno inventato il mare! Tu dici: “Non ho niente” Ti sembra niente il sole? La vita? L’amore? Meraviglioso! La notte era finita E ti sentivo ancora Sapore della vita meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso Meraviglioso), “Nel blu dipinto di blu” (1958; Penso che un sogno così non ritorni mai più Mi dipingevo le mani e la faccia di blu Poi d’improvviso venivo dal vento rapito E incominciavo a volare nel cielo infinito Volare oh, oh Cantare oh, oh Nel blu dipinto di blu Felice di stare lassù E volavo, volavo felice più in alto del sole Ed ancora più su Mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù Una musica dolce suonava soltanto per me Volare oh, oh Cantare oh, oh Nel blu dipinto di blu Felice di stare lassù Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché Quando tramonta la luna li porta con sé Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli Che sono blu come un cielo trapunto di stelle Volare oh, oh Cantare oh, oh Nel blu degli occhi tuoi blu Felice di stare quaggiù E continuo a volare felice più in alto del sole Ed ancora più su Mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu La tua voce è una musica dolce che suona per me Volare oh, oh Cantare oh, oh Nel blu degli occhi tuoi blu Felice di stare quaggiù Nel blu degli occhi tuoi blu Felice di stare quaggiù Con te); sogno, colore e volo per produrre uno spostamento dalla condizione ordinaria verso una percezione espansa e immaginativa; “Meraviglioso” sviluppa invece una trasformazione dello sguardo sulla vita nel momento di massima disperazione, senza eliminare il dolore ma modificandone il significato attraverso la relazione.
Morgan (Marco Castoldi) (11) (Milano, 23 dicembre 1972) cantautore, polistrumentista, musicista compositore, scrittore, critico musicale italiano, fondatore e frontman dei Bluvertigo, “Il Dio denaro” (1995; Il dio denaro permette l’impossibile Il dio denaro può anche far comprar l’amore Il dio denaro consente la mia istruzione Il dio denaro distrugge tutti gli altri dei Il dio denaro è un dio speciale Fatto di carta e presunto potere Dio, non ho più contatto col mio Dio Sono cieco e l’ateo sono io A pretenderti, a desiderarti, a spenderti e ora so). “(Le arti dei) Miscugli” (1997; Un po’ di sacro e profano In tutti i miscugli C’è sempre stato E quando una cosa sembra qualcosa Può anche essere un’altra Ho letto che a molti piace fumare Anche se fa morire Uno di fronte a sé ha se stesso Ma anche un altro Code di topo per me a cena stasera, grazie Agatodemone e Cacodemone Si scontrano in me Un demone buono e un demone cattivo Si scontrano in me); conflitto fra identificazioni contrapposte e per la difficoltà di mantenere una definizione univoca del soggetto; il secondo brano presenta esplicitamente una compresenza di elementi contrari, rendendo la divisione interna un materiale creativo invece di un semplice errore da eliminare.
Pauline (Pauline Vasseur) (4) (Lens, 5 gennaio 1988) compositrice, cantautrice, cantante francese.
Maurizio Pollini (10) (Milano, 5 gennaio 1942) pianista classico italiano.
Pete Rugolo (3) (San Piero Patti, 25 dicembre 1915) compositore, arrangiatore di musica jazz italiano-statunitense. 
Samira Said (Rabat, 10 gennaio 1958) cantautrice marocchina/egiziana, “Fi Ay Asr” (2017;  في أي ﻋﺼﺮ، في أي ﻣﻜﺎﻥ ﻟﻮ في أﻳﺎﻡ ﺟﺎﻧﻜﻴﺲ ﺧﺎﻥ ﻟﻮ في ﺍﻟﻌﺼﺮ ﺍﻟﺤﺠﺮﻯ ﻫﻌﻴﺶ ﻫﻓﻀﻞ أﺣﺒﻚ ﻣﺎ ﻳﻬﻤﻨﻴش ﻗﺒﻞ ﺍﻟﻤﻴﻼﺩ ﺑﻌﺪ ﺍﻟﻤﻴﻼﺩ ﻛﺎﻥ بيننا ﻻﺯﻡ ﻓﻴﻪ ﻣﻴﻌﺎﺩ وﻻ ﻓﺎﺭﻗﻪ أﺳﻤﺎﺀ ﺍﻟﺒﻼﺩ ﻭﻻ ﺣﺘﻰ أﻟﻮﺍﻥ ﺍﻟﺒﺸﺮ آﻩ، يا ﻠﻴﻞ ﻳﺎ ﻠﻴﻞ ﺍﻟﺤﺐ أﺻﻠﻪ ﺣﺮ ﻭﻃﻠﻴﻖ ﻭﻻ اﺗﺤﻜﻢ ﻋﻤﺮﻩ ف ﺯﻣﺎﻥ ﻟﻮ ﻓﻰ ﺍﻟﺸﺮﻕ أﻭ ﻓﻰ ﺍﻟﻐﺮﺏ هوصلك ﻓﻰ أﻯ ﻣﻜﺎﻥ ﺣﻜﺎﻳﺘﻨﺎ ﻣﺶ ﻟﻴﻠﻪ ﻭﻗﻴﺲ ﻭﻻ ﻳﻤﻜﻦ ﻳﻮﻡ ﺗﻤﻮﺕ ف ﺯﻣﻦ أﻧﺎ ﻭأﻧﺖ حبيبي ﻗﺪﺭﻧﺎ ﻧﻌﻴﺶ ﻭﻧﻌﺪي ﺑﻮﺍﺑﺔ ﺍﻟﺰﻣﻦ) trad. In qualsiasi momento, ovunque Lu ai tempi di Gengis Khan Se nell’età della pietra vivi Preferirei amarti piuttosto che a loro importi prima della nascita dopo la nascita Avevamo un appuntamento I nomi dei paesi non avevano importanza Nemmeno i colori umani Oh, oh notte oh notte L’amore è libero e gratuito Non giudicare la sua vita in tempo Sia in oriente che in occidente Ti collegherò ovunque La nostra storia non è una sola notte Un giorno non può morire in un tempo Tu ed io, amore mio, possiamo vivere Stiamo contando la porta del tempo) rappresentazione di un legame che attraversa tempo, spazio, appartenenze geografiche e differenze storiche; l’amore viene presentato come continuità capace di sopravvivere alla separazione delle coordinate ordinarie. L’elemento specifico è quindi il superamento dei confini temporali e sociali attraverso una relazione che mantiene la propria identità nel mutamento delle condizioni. “Youm Wara Youm” (2002; أنا راجعة يا أغلى حبيب بقول لك لاء كده كفاية حبيبي مهما كنت بغيب بقلبك كنت ويايا أنا راجعة يا أغلى حبيب بقول لك لاء كده كفاية حبيبي مهما كنت بغيب بقلبك كنت ويايا يوم ورا يوم حبيبي أنا كنت بحلم بيك بعينيك ويا ما استنى قلبي يوم ورا يوم حبيبي أنا كنت بحلم بيك بعينيك ويا ما استنى قلبي يوم ورا يوم حبيبي ما جاني نوم حبيبي وأديني جيت حبيبي وأديني جيت يوم ورا يوم حبيبي ما جاني نوم حبيبي أديني جيت حبيبي وأديني جيت أنا عمري ما كنت بغيب عيونك عايشة جوايا كفاية في الفراق تعذيب لقينا في بعدنا نهاية أنا عمري ما كنت بغيب عيونك عايشة جوايا كفاية في الفراق تعذيب لقينا في بعدنا نهاية يوم ورا يوم حبيبي أنا كنت بحلم بيك بعينيك ويا ما استنى قلبي يوم ورني نوم حبيبي أديني جيت حبيبي وأديني جيت يوم ورا يوم حبيبي ما جاني نوم حبيبي أديني جيت حبيبي وأديني جيت يوم ورا يوم حبيبي ما جاني نوم حبيبي أديني جيت حبيبي وأديني جيت) Sono tornata, carissimo Habib, basta così Amore mio, non importa quanto tu sia assente nel tuo cuore, tu sei con me Giorno dopo giorno, amore mio, ti sognavo con i tuoi occhi, e quello che il mio cuore aspettava  Giorno dopo giorno, amore mio, non ho dormito, amore mio Dammi tesoro e dammi Non mi sono mai mancati i tuoi occhi Basta con la tortura della separazione che abbiamo incontrato nella nostra dimensione finale Stiamo insieme, amore mio, e uniamoci Viviamo e assaggiamo il più bello, cosa succederà? Stiamo insieme, amore mio, e uniamoci Viviamo e assaggiamo il più bello, cosa succederà? Giorno dopo giorno, amore mio, sogno Beck con i tuoi occhi e ciò che il mio cuore ha aspettato Giorno dopo giorno, amore mio, sogno con i tuoi occhi e ciò che il mio cuore ha aspettato Giorno dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno Giorno dopo giorno, amore mio, non ho dormito, amore mio Dammi tesoro e dammi Giorno dopo giorno, amore mio).
Louis Tomlinson (3SNp) (Doncaster, 24 dicembre 1991) cantante, cantautore britannico (One Direction), “Just Hold On” (2016; Wish that you could build a time machine So you could see The things no one can see Feels like you’re standing on the edge Looking at the stars And wishing you were them What do you do when a chapter ends?‬ ‪Do you close the book and never read it again?‬ ‪Where do you go when your story’s done?‬ ‪You can be who you were or who you’ll become Oh-oh-oh, oh-oh-oh oh, ‪if it all goes wrong Oh-oh-oh, oh-oh-oh oh, darling just hold on) The sun goes down and it comes back up ‪The world it turns no matter what Oh-oh-oh, oh-oh-oh oh, if it all goes wrong Darling, just hold on It’s not over ‘til it’s all been said It’s not over ‘til your dying breath ‪So what do you want them to say when you’re gone?‬ ‪That you gave up or that you kept going on?‬) “Walls” (2020; Nothing wakes you up like waking up alone And all that’s left of us is a cupboard full of clothes The day you walked away and took the higher ground Was the day that I became the man that I am now. But these high walls, they came up short Now I stand taller than them all These high walls never broke my soul, and I I watched them all come falling down I watched them all come falling down for you For you) Just Hold On” e “Walls” sviluppano la ricostruzione dopo perdita e separazione; il loro nucleo pertinente non è genericamente la resilienza, ma il passaggio attraverso una frattura che costringe a ridefinire chi si è e ciò che può continuare dopo la fine di una relazione o di una fase della vita. 
Katie Underwood** (9) (23 dicembre 1975) cantautrice, attrice, insegnante di meditazione australiana, membro del gruppo pop Bardot; “Beautiful” (2002), “Magic” (2002), “Twelve Days of Christmas” (2004); Awaken (2020; “Gayatri”, “Heart Sutra”, “Om Tara”, “Shadows”), Journey to Mantra (2019; “Creation”, “Levitation”, “Return”, “Travelling”), Madrigal (2018; “Angels”, “Illumina”, “Seed”), Mantra Dreaming (2021; “Night Sailing”, “Om”, “Om Gam Ganapateye”, “Om Mani Padme Hum”), Mantra Rising (2021; “Bekanze Bekanze”, “Om Sri Rama”, “Peace Mantra”).

Claudio Villa (5SrNi) (Roma, 1º gennaio 1926) cantante, attore italiano, “Il tuo mondo”, “Voglio vivere così” (1958; Và… cuore mio da fiore a fior Con dolcezza e con amor Vai tu per me Và… che la mia felicità Vive sol di realtà vicino a te Voglio vivere così Col sole in fronte E felice canto Beatamente Voglio vivere e goder L’aria del monte Perché questo incanto Non costa niente Ah, ah! Oggi amo ardentemente Quel ruscello impertinente Menestrello dell’amor Ah, ah! La fiorita delle piante Tiene allegro sempre il cuor Sai perché? Voglio vivere così Col sole in fronte E felice canto Canto per me Tu, non m’inganni sole d’or M’accarezzi dai color, secolo tu Tu, che respiri il mio respiro Ogni pena sai venir, campagna tu Aaah! Ah, ah! La fiorita delle piante Che rinfresca questo cuore Sai perché? Voglio vivere così Col sole in fronte E felice canto Canto per me!). “Voglio vivere così” privilegia una forma di apertura immediata all’esperienza sensibile e naturale, ma non emergono ulteriori elementi sufficientemente specifici per uno sviluppo più ampio di 10.5.
Hayley Williams (SNUp) (Meridian, 27 dicembre 1988) cantautrice statunitense, “Find Me Here” (2021; No-one can hold your hand Now through the delicate darkness you go If I trespass, even once, then It all just disappears Clock starts over. As long as I am loving you You’ll never be alone As long as you keep wanting me around But this is one trip you’re gonna have to take alone When you come back you’ll find me here Where I belong, mm mm) distingue fra presenza affettiva e sostituzione del percorso dell’altro: la relazione può offrire continuità e accoglienza, ma esiste un attraversamento che non può essere delegato. Questa tensione fra accompagnamento e necessaria autonomia costituisce il punto specifico di pertinenza a 10.5.
Andrew Wood (Columbus, 8 gennaio 1966) cantante, musicista statunitense, genere grunge, frontman dei Malfunkshun e dei Mother Love Bone.

SPETTACOLO: Nel campo dello spettacolo, 10.5 può essere sviluppato attraverso la tensione fra identità pubblica e dimensione nascosta, costruzione dell’immagine e crisi della persona, esposizione sociale e spazi di isolamento, controllo delle situazioni e incontro con ciò che sfugge alla volontà. Cinema, teatro e televisione rendono particolarmente visibili questi processi perché trasformano conflitti interiori, anomalie percettive, rapporti di potere e trasformazioni dell’identità in azioni, corpi, ambienti e narrazioni. La dimensione pragmatica riguarda quindi il passaggio da una posizione apparentemente definita a una situazione nella quale il soggetto deve confrontarsi con limiti, dipendenze, sistemi chiusi, alterità o forze che non controlla; il punto decisivo non è l’eccezionalità dell’esperienza, ma il modo in cui essa modifica la percezione di sé e della realtà. In questo quadro sono pertinenti opere come Cube di Vincenzo Natali, dove individui sconosciuti vengono rinchiusi in una struttura impersonale e mortale che riduce drasticamente le possibilità di orientamento e richiede cooperazione, osservazione e revisione delle proprie strategie; Foxcatcher di Bennett Miller, che esplora rapporti fra ambizione, potere, dipendenza, bisogno di riconoscimento e violenza attraverso una relazione progressivamente distruttiva; The Lost Weekend di Billy Wilder, interpretato da Ray Milland, nel quale la dipendenza conduce il protagonista attraverso isolamento, alterazione percettiva e disintegrazione della propria immagine sociale. Anche l’attore può risultare pertinente quando la sua interpretazione rende visibile una frattura fra ruolo esteriore e condizione interiore: in Network, associato a Faye Dunaway, il sistema mediatico trasforma relazioni e persone in funzioni della logica dello spettacolo; in Whiplash, con J. K. Simmons, l’autorità pedagogica diventa un dispositivo di pressione estrema sul rapporto fra identità, prestazione e riconoscimento. Il cinema di Stefan Ruzowitzky può essere considerato soprattutto attraverso Die Fälscher (I falsari), dove sopravvivenza, identità assunta e compromesso morale vengono posti sotto condizioni coercitive. Phil Whyman è pertinente soltanto sul piano della ricerca e rappresentazione televisiva del paranormale, nella misura in cui il suo lavoro riguarda esperienze interpretate come eccedenti il consenso percettivo ordinario; non costituisce però di per sé una prova della realtà delle entità o dei fenomeni investigati. Manuela Arcuri, Marlene Dietrich e Steve Harvey non presentano, sulla base del materiale attualmente disponibile, elementi sufficienti per un’Aggiunta sostanziale specificamente pertinente a 10.5; anche per loro è quindi preferibile non forzare l’associazione.
Manuela Arcuri (2Sv) (Anagni, 8 gennaio 1977) attrice, modella italiana.
Marlene Dietrich (6) (Schöneberg, 27 dicembre 1901) attrice, cantante, intrattenitrice tedesca/statunitense.
Faye Dunaway (6) (Bascom, 14 gennaio 1941) attrice statunitense, Oscar Network (1976) è pertinente attraverso il personaggio di Diana Christensen, figura dell’industria televisiva nella quale ambizione professionale e logica dello spettacolo subordinano progressivamente le relazioni umane alla produzione di attenzione e profitto.
Steve Harvey (Welch, 17 gennaio 1957) attore, comico, intrattenitore, personaggio televisivo / radiofonico statunitense, autore.
Ray Milland (2UpfNr) (Neath, 3 gennaio 1907) attore, regista gallese, Oscar. Giorni perduti (The Lost Weekend, 1945) interpreta uno scrittore alcolista durante una ricaduta che conduce dalla perdita progressiva del controllo alle allucinazioni e al rischio suicidario; l’opera rende pertinente a 10.5 il conflitto fra immagine di sé, dipendenza e alterazione della percezione.
Bennett Miller (New York, 30 dicembre 1966) regista statunitense. Foxcatcher (2014), basato sulla relazione fra John du Pont e i fratelli Mark e Dave Schultz, sviluppa particolarmente i rapporti fra potere economico, bisogno di riconoscimento, dipendenza e controllo reciproco.
Vincenzo Natali (Detroit, 6 gennaio 1969) regista, sceneggiatore, produttore, attore statunitense/canadese, Cube (1997) concentra la sua dinamica in uno spazio labirintico composto da ambienti geometrici interconnessi, nei quali un gruppo di sconosciuti deve comprendere regole, pericoli e possibilità di uscita; l’opera è particolarmente pertinente a 10.5 per la trasformazione dell’orientamento individuale sotto la pressione di un sistema impersonale e per il rapporto fra conoscenza parziale, cooperazione e sopravvivenza.
Stefan Ruzowitzky (Vienna, 25 dicembre 1961) regista, sceneggiatore austriaco, Oscar Die Fälscher (I falsari, 2007) affronta la falsificazione di identità e valori in condizioni estreme attraverso la vicenda dei prigionieri costretti dai nazisti a produrre valuta contraffatta; la pertinenza a 10.5 riguarda il conflitto fra sopravvivenza, adattamento a un sistema coercitivo e responsabilità morale.
J.K. Simmons (Grosse Pointe, 9 gennaio 1955) attore, doppiatore statunitense, Oscar Whiplash (2014) la relazione fra maestro e allievo diventa una pressione sistematica sull’identità del giovane musicista, mettendo in rapporto aspirazione all’eccellenza, autorità, umiliazione e limite personale; l’interesse per 10.5 risiede nella trasformazione della ricerca di riconoscimento in un conflitto radicale fra disciplina e autodistruzione.
Phil Whyman (Nottingham, 13 gennaio 1971) ricercatore paranormale inglese, personaggio televisivo, scrittore, musicista; ricercatore paranormale e personaggio televisivo riguarda l’indagine di presunti fenomeni non ordinari; la pertinenza a 10.5 riguarda il confronto fra esperienza soggettiva, testimonianza, interpretazione e tentativo di verifica, senza assumere come dimostrata la natura delle entità o dei fenomeni investigati.

ECONOMIA & POLITICA: In economia e politica, 10.5 riguarda soprattutto il rapporto fra costruzione di un ordine collettivo, esercizio del potere e trasformazione concreta delle condizioni di vita. Il tema non consiste nell’autorità come fatto astratto, ma nella capacità di una visione, di un’organizzazione o di un movimento di intervenire sulla realtà sociale, mobilitare individui e risorse, modificare istituzioni e produrre conseguenze che possono sfuggire al controllo originario. La tensione centrale emerge fra progetto e applicazione, ideologia e vita concreta, comando e partecipazione, trasformazione collettiva e costo umano dei processi politici. Mao Tse-tung è pertinente per il tentativo di tradurre una teoria rivoluzionaria in strategia militare, organizzazione politica e trasformazione della società cinese, adattando il marxismo alle condizioni storiche di un paese prevalentemente contadino. La sua elaborazione sulla guerra popolare, sulla mobilitazione delle masse e sul rapporto fra direzione politica e realtà concreta esprime una dinamica nella quale l’azione collettiva deve continuamente confrontarsi con condizioni materiali, resistenze e conseguenze storiche; le campagne politiche del suo governo mostrano inoltre come la trasformazione perseguita attraverso un potere centralizzato possa generare effetti distruttivi di enorme portata. Per 10.5 risulta quindi rilevante il passaggio fra visione ideologica, organizzazione operativa e realtà sociale, senza separare il progetto dalle sue conseguenze effettive.
Mao Tse-tung (10Sf) (Shaoshan, 26 dicembre 1893) leader, filosofo militare, politico marxista cinese.

SCIENZA: In ambito scientifico, 10.5 può essere sviluppato attraverso la trasformazione delle condizioni concrete dell’esperienza mediante sistemi di conoscenza, tecnologie e scoperte capaci di modificare radicalmente il rapporto dell’individuo con il mondo. Louis Braille è pertinente perché il suo sistema di scrittura tattile non costituisce soltanto un’invenzione tecnica, ma una riorganizzazione pratica dell’accesso alla lettura, alla scrittura e alla conoscenza per le persone cieche: un codice basato su combinazioni di punti in rilievo trasferisce l’informazione dal dominio visivo a quello tattile e rende possibile una maggiore autonomia nell’apprendimento e nella comunicazione. Albert Hofmann è pertinente attraverso la scoperta dell’LSD e la successiva esperienza personale dei suoi effetti psicoattivi, che aprì un vasto campo di ricerca sui rapporti fra sostanze, coscienza, percezione e stati non ordinari; il suo lavoro rende particolarmente rilevante la necessità di distinguere scoperta scientifica, esperienza soggettiva, possibile impiego terapeutico e rischi connessi agli effetti psicologici e sociali delle sostanze. In entrambi i casi la conoscenza produce un cambiamento operativo delle possibilità umane: Braille attraverso un nuovo accesso al linguaggio e Hofmann attraverso l’indagine su modificazioni profonde della percezione e della coscienza.
Louis Braille (8SiPr) (Coupvray, 4 gennaio 1809) inventore francese.
Albert Hofmann (3SfPi) (Baden, 11 gennaio 1906) scienziato svizzero, scopritore dell’LSD.

 

10PSM211221-10.5, PRONTO SOCCORSO MULTIDIMENSIONALE: FS apre l’incontro del 21 dicembre 2021 collocandolo nel momento del solstizio d’inverno e dell’avvio del ciclo del Capricorno e dell’anno. Il solstizio viene presentato come il punto di massima oscurità e come un passaggio simbolico oltre le coordinate ordinarie del tempo e dello spazio: «questa è la notte più buia, in assoluto il giorno più buio». FS invita quindi a entrare nel silenzio e a permettere che «il mondo così come lo conosciamo si dissolve interamente», insieme alle identificazioni abituali con il corpo, la materia, le emozioni, i pensieri e l’immagine di sé. Il processo viene descritto come uno svuotamento radicale: «permettiamo al vuoto, alla nullità, di trionfare». Nel passaggio solstiziale la realtà fisica e l’identificazione con essa possono temporaneamente essere lasciate andare; anche la coscienza ordinaria viene invitata a liberarsi dai contenuti con cui abitualmente si identifica. Il silenzio assoluto costituisce per FS la soglia iniziale di questo processo. Sul piano del Sistema Binario, FS precisa che il momento esatto del solstizio si trova nel binario parziale 9.4, mentre il primo binario completo con cui esordisce il ciclo annuale è 9.5; l’operazione multidimensionale dell’incontro si orienterà poi verso 10.5. Il solstizio d’inverno è interpretato come un passaggio dalla realtà fisica separata verso una realtà multidimensionale, mentre il solstizio estivo rappresenta il movimento inverso, la caduta o discesa nella realtà separata. Per questo l’incontro viene concepito come un movimento di liberazione dai limiti fisici e di ascesa attraverso collegamenti con realtà multidimensionali. Il primo passaggio consiste in una purificazione attraverso lo svuotamento delle identità fondate su paura, terrore, rabbia, vendetta e dualismo. FS propone quindi di rivolgersi individualmente a una presenza multidimensionale capace di accompagnare questo rilascio. Un elemento centrale della sua descrizione è il consenso: queste presenze, secondo il modello esperienziale proposto, non agiscono imponendosi ma richiedono un invito esplicito e continue conferme della volontà di proseguire. FS contrappone simbolicamente questa modalità rispettosa alla percezione di una realtà terrena caratterizzata dall’invasione, dalla costrizione e dalla violenza. Precisa inoltre che questa rappresentazione può essere utilizzata strategicamente come esercizio per apprendere una modalità relazionale diversa: «non è che le cose siano veramente così», ma immaginare presenze che chiedono continuamente consenso abitua a un rapporto fondato sulla libertà della scelta. Le presenze invitate sono descritte anche come espressioni del sé multidimensionale: «spirits of healing, which are actually ourselves at the multidimensional level». Dopo una prima fase di rilascio, FS conduce verso uno strato più denso e difficile del «guscio di separazione», quella struttura di identificazioni e paure nella quale la coscienza sarebbe rimasta imprigionata. In questo passaggio viene affrontata direttamente l’oscurità della realtà separata e possono emergere contenuti pesanti o traumatici. L’assistenza delle presenze multidimensionali viene invocata affinché il confronto possa avvenire con sufficiente distacco. La «verità» di questa realtà, secondo FS, non può essere semplicemente spiegata ma deve essere esperita attraverso il confronto con gli aspetti più oscuri e paurosi della propria esperienza. Anche qui è necessario rinnovare la richiesta di protezione e affrontare lo spazio difficile insieme alla propria coscienza multidimensionale o al proprio «vero sé». Il processo di ascesa richiede successive conferme volontarie. FS introduce quindi l’immagine di un essere multidimensionale che attende «a metà strada» nel percorso, una presenza desiderosa di incontrare chi sale ma incapace di imporsi senza il consenso e la partecipazione della persona. L’invito è a riconoscere questa attesa attraverso tutte le fasi della propria vita e a rivolgere l’attenzione interamente verso l’essere che aspetta. Concentrarsi su quella presenza permette, secondo FS, di dimenticare temporaneamente la falsa identità e di allentare l’attaccamento all’immagine abituale di sé. Questa presenza può essere concepita come maschile, femminile o impersonale: ciò che conta è l’esperienza di un’attenzione completamente decentrata dall’ego. FS afferma inoltre che numerose presenze multidimensionali sarebbero continuamente vicine alla realtà umana, pur rimanendo generalmente invisibili o oscurate dal paradigma della realtà separata. Non tutte vengono descritte come luminose, ma la condizione terrestre viene presentata come uno stato di forte separazione dalla consapevolezza della loro presenza. Il passaggio attraverso questa regione viene considerato particolarmente confuso e difficile; qui FS attribuisce alla preghiera un ruolo decisivo. Non si tratta necessariamente di una formula appartenente a una tradizione specifica: può essere «una preghiera di una religione», un’invocazione o semplicemente poche parole ripetute continuamente. La funzione della ripetizione è mantenere l’attenzione, chiedere sostegno e attraversare uno spazio nel quale emergono ciò che è stato nascosto e sconosciuto. La preghiera viene definita «una resa totale», ma al tempo stesso un atto determinato e continuo: non occorre elaborare nuove parole, basta ripetere una formula semplice. FS invita ciascuno a trovare una propria preghiera per attraversare il passaggio e ad accogliere eventualmente una risposta che si presenti come un’altra preghiera o come una presenza speculare. In questo stato si può chiedere chiarezza riguardo a ciò che appare importante per la propria vita, ricordando tuttavia che, al termine dell’esperienza, si ritornerà alla dimensione terrena. Dopo questa fase, il percorso entra nello spazio multidimensionale di 10.5, identificato con la città luminosa di Qumir. FS la descrive come una città posta in alto, su una montagna, caratterizzata da luce, felicità, gioia e possibilità di ricevere conoscenza e risposte. Collega 10.5 a Paramahansa Yogananda e alla sua affermazione: «Se possiedi la felicità, possiedi ogni cosa». Dietro la severità e la disciplina capricorniana, FS individua infatti una felicità immensa e stabile. Qumir viene descritta come uno spazio in cui la felicità non è il contrario del dolore ma una presenza autonoma, senza polarità opposta: una gioia che costituisce il modo stesso di esistere. Giunti al santuario più luminoso della città, si entra in una condizione di felicità che «diventa ciò che respiriamo». Non è richiesto sforzo: tutto viene ricevuto attraverso il respiro. La purezza di questo spazio è definita incorruttibile e la felicità possiede una qualità solida, «luce e roccia», stabile e inalterabile. Da questa posizione elevata diventa possibile osservare la propria vita terrena con distacco. Lo scopo dell’operazione non è però semplicemente fuggire dalla terra: FS parla della ricezione di una «medicina» destinata a dissolvere le linee di destino e i modelli karmici che imprigionano nella sofferenza della realtà separata. L’energia di 10.5 viene descritta come felicità orientata al successo, alla realizzazione e alla condivisione della gioia. La luce ricevuta in questo spazio viene irradiata verso la dimensione terrena senza che l’identità multidimensionale debba abbandonare il proprio luogo di dimora. FS insiste: «non scendiamo sulla terra ma irradiamo questa luce nella dimensione terrena». Qumir diventa così un avamposto o una frontiera della luce, situata al limite della realtà duale ma non accessibile all’oscurità. Da qui l’identità autentica può rimanere nella luce mentre la sua irradiazione raggiunge l’esistenza terrestre. FS distingue nettamente questa identità luminosa dall’identificazione con il corpo e con la personalità separata. Il corpo fisico, afferma, è destinato alla malattia e alla morte, così come l’identità fondata sulla competizione, sul dualismo e sulla vendetta è destinata alla sofferenza e alla dissoluzione. La vera identità, invece, «dimora nella luce». La medicina e i raggi luminosi possono raggiungere la realtà terrena, ma la coscienza autentica non viene identificata con ciò che soffre e muore. Nel buio massimo del solstizio FS invita quindi a osservare il cielo stellato e a lasciare che anche le stelle più remote diventino visibili. La luce raggiunge la terra e la persona, ma occorre riconoscere la natura transitoria di ogni forma terrestre. Questo non viene presentato come una negazione della vita ma come un invito a stabilire un contatto permanente con una dimensione considerata più profonda e durevole. Durante l’incontro viene quindi stabilito simbolicamente «un contatto chiaro» con la vera identità nella luce, destinato a continuare attraverso il tempo e l’eternità. Nei momenti più confusi e oscuri dell’esperienza terrena, la persona viene invitata a ricordare che la propria coscienza non coincide interamente con la condizione in cui si trova. FS formula questa dissociazione in termini radicali: «noi non siamo quelli lì, non siamo lì, non ci siamo mai stati», intendendo che l’identità autentica non coincide con la realtà separata percepita ordinariamente. La luce proveniente dall’alto viene allora lasciata agire sulla percezione e modellare progressivamente le forme dell’esperienza durante il ciclo del Capricorno, preparando una via di ascesa considerata più chiara ed efficace. Al termine della parte principale dell’esperienza, FS apre eventualmente lo spazio alla condivisione e invita a documentare ciò che è stato vissuto, affinché l’esperienza rimanga disponibile alla memoria personale e, se opportuno, agli altri. Il solstizio d’inverno viene nuovamente definito come un momento inequivocabile di ascesa e di apertura di un portale verso una realtà superiore, una nascita nell’«alta realtà». FS interpreta questo processo come l’inverso della nascita fisica: mentre la nascita nel mondo separato rappresenterebbe una morte o un oblio della dimensione multidimensionale, l’esperienza spirituale viene presentata come una nascita nella vera realtà. La vita terrena assume allora dignità quando viene intesa come gestazione: «la vita terrena diventa nobile quando è processo di gestazione per una nascita multidimensionale». La terra e l’esistenza fisica vengono simbolicamente assimilate a un grembo nel quale la coscienza cresce fino alla nascita in una dimensione più ampia. Perché questa nascita possa compiersi, FS invita a rimanere saldamente orientati verso la luce e a non ricadere nel ciclo della separazione e dell’oscurità. La realtà consensuale terrestre viene descritta come poco favorevole a questo processo, perciò diventa necessario chiedere assistenza a ciò che si trova oltre la dimensione ordinaria e nel proprio «vero intimo». L’invito culmina in una dichiarazione volontaria: chi lo desidera può affermare di essere disposto a lasciare il mondo della sofferenza e dell’inganno per crescere verso una realtà di non-dualità e felicità. Questo orientamento richiede, nel ciclo capricorniano, disciplina. La luce ricevuta deve essere dosata e integrata progressivamente affinché possa stabilizzarsi nella coscienza terrestre senza essere immediatamente perduta. FS propone quindi, nei giorni successivi al solstizio e in particolare nel periodo natalizio, di riconoscere le esperienze luminose ricevute e di integrarle gradualmente. Viene indicata come pratica utile quella dei dodici giorni di Natale, dal Natale all’Epifania: un periodo nel quale entrare regolarmente in rapporto con la luce, documentare l’esperienza e formulare intenzioni per l’anno e per il nuovo ciclo. Parallelamente, si lascia agire la «medicina», abbandonando progressivamente dolore, miseria, dualismo e separazione. Il giorno del solstizio viene quindi rappresentato come il momento in cui viene piantato il seme di una luce destinata a svilupparsi nei giorni successivi. Attraverso il respiro questo seme mette radici; le radici diventano tronco, il tronco produce rami, i rami progressivamente foglie e infine frutti. L’immagine dell’albero non è presentata come semplice decorazione ma come processo di integrazione: ciò che è stato ricevuto nell’esperienza luminosa deve radicarsi, consolidarsi, espandersi e infine produrre risultati percepibili anche nella vita terrena. I frutti rappresentano una gioia e una felicità che diventano comprensibili e sperimentabili nell’esistenza ordinaria. La conclusione ritorna così al riconoscimento della meraviglia del mondo: la luce trasformata e integrata permette di vedere nuovamente il sole, il mare, la vita, l’amore, il volto di un bambino, la luce del mattino e gli altri doni dell’esistenza come realtà meravigliose. Il movimento complessivo dell’incontro parte dunque dal buio massimo del solstizio, attraversa lo svuotamento delle identità e il confronto con la separazione, utilizza consenso, invocazione, preghiera e assistenza multidimensionale come strumenti di passaggio, raggiunge la città luminosa di Qumir in 10.5 per ricevere felicità, chiarezza e «medicina», e ritorna infine all’esistenza terrestre non attraverso una nuova identificazione con essa ma irradiando nella vita quotidiana la luce ricevuta. La disciplina capricorniana assume in questo contesto la funzione di custodire e integrare gradualmente il seme dell’esperienza, affinché la luce possa crescere come un albero e rendere progressivamente «meraviglioso» il mondo percepito.

Spirito binario: Sauter Surahim. Riferimento Handoriano: Stato di Kortex, nazione di K. Sauterie. Unità Territoriale Provvisoria: Russia, Volgograd, Astrackan, Chechen

Sigillo: 040199: Urai Sadoh mostra una sfera arancione di pietra su una roccia. E’ pesante e solida. Ci porgo sopra le mani. Urai mi dà la pozione. Vedo la linea dell’orizzonte. Giunge una nave. E’ carica di tesori e di beni. La nave arriva alla costa e tutti i beni cominciano a essere scaricati e portati su per la montagna. Si allestisce un accampamento. Ci sono tanti Kiteri e sono tutti ben disposti a lavorare secondo un Intento. In questa combinazione l’Intento è chiaro e le risorse sono notevoli. Esse vengono amministrate con saggezza e secondo un programma ben preciso.

Riferimenti Handoriani:
HSS 10-5 – Stato di Kortex, Korolevstvo Xautere (KABIR KHABIR) regno nazione situato nel sud-centro dello stato di Kortex, il cui tradizionale plaid è il blu, l’oro e il giallo. Questa è una delle nazioni più floride di vegetazione, sita in un vasto altipiano, con paesaggi strabilianti e agevoli vie di comunicazione. La capitale è KABIR. La principale squadra è Xauter. La capitale è KABIR, la più estesa città dello Stato.
10-5-0 KABIR, sita sulla riva destra del fiume Karer, è un enorme centro sviluppatosi in epoche recenti, abitato da popoli diversi, punto di comunicazione e nodo commerciale di massimo rilievo, con il più grande porto fluviale dello Stato sito in buona parte sulla riva sinistra a Kumir, la città originaria. Sede di molti teatri e centri d’istruzione, Kabir è una delle capitali nazionali più recenti e moderne di HSS. È inoltre la città più grande dello Stato in ragione della natura delle sue costruzioni di bassa altezza attorniate da ampi giardini e parchi. La piazza principale è sita lungo una vasta vallata verde intervallata da pietre con al suo centro il Velikiy Xram Kabira. VEDI QUMIR in seminario 211221
10-5-1 Krasnyy Karer; Xauteri Karer

10-5-2 Krasnyy Kustar (red craftman)
10-5-3 Xor (chorus)
10-5-4 Kope (spear), Kupe (compartment)
10-5-5 Krugosor, antica capitale, nota per la sua incantevole veduta, sita poco distante dalla città santa di Xautere. Kurer (messenger), Korichnevyy Karer (brown quarry), Xutor (farmstead), Krome (except)
10-5-6 KHABIR, Kassir, Kitaye, Kovior (carpet), Krater
10-5-7 Xautere, antica capitale e sede ufficiale del regno, Kreiser (cruiser), Kalenie (incandescence), Kushane (food)
10-5-8 Krugosor; Kumelsoe (anima di fanciullo, in Provisoria); Kalendar, Komandir, Komissar, Kalambur (pun)
10-5-9 Kolebanie (oscillation), Kontroler
10-5-10 Xauterkope
10-5-11 Xauter Kustar (craftman).
10-5-12 Krasnyy Kedr (red cedar).

Unità territoriali provvisorie: REGIONE D10-5: RUSSIA: Sud-Est: D10-5: RUSSIA, SOUTHERN, VOLGOGRAD: Volgograd; Volzhsky (1); Kamyshin (2); Mikhaylovka (3). ROSTOV: Rostov on Don (5); Bataysk (4); Shakhty (6). ASTRAKHAN: Astrakhan (7). Rep. Di Kalmykia: Elista (8); Kalammia orientale (9). CAUCASO DEL NORD, DAGESTAN: Makhachkala (10); Kizlyar (11). REPUBBLICA CECA: Grozny (12).

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