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Numero: 133. Gradi: 2½°-5° Pesci. Segni: Pesci/Ariete. Case: XII/I. Pianeti: Giove/Marte. Polarità: negativa/positiva. Elementi: acqua/fuoco. Qualità: mutevole/cardinale. Aspetto: semi-sestile. Fase: luna crescente. Anatomia: piedi, sistema linfatico; testa, cervello, occhi. Colori: viola-rosso/rosso. Modulazione: Ispiratore Audace. HSS: Muolliz: Metaekira. Spirito: Taepeh Kahe. PTU: Turchia, Marmara, Aegian. Lettere: M/Z, A/N.
Pregi: estasi, fine del ciclo, emergenza, responsabilità, riposo del guerriero, transizione. Rancori: aggressività repressa, dipendenza da droghe. Temi: . Individui rilevanti: .
Nel Sistema Binario Astrosciamanico, Sole in Pesci (12) e Luna in Ariete (1) costituiscono il Binario 12.1, o il Numero binario 133.
Due giorni dopo l’esatta Luna Nuova inizia la fase di Luna Crescente, per cui la Luna diventa visibile a ovest dopo il tramonto, compresa tra 30° e 60° dal Sole. I primi elementi del potenziale della fase precedente iniziano a emergere. Si tratta di una fase ricettiva, volta ad acquisire informazioni e prepararsi ad agire in base all’Intento stabilito o percepito durante la Luna Nuova. In questa fase l’Intento multidimensionale viene gentilmente a patti con la realtà ordinaria. La domanda qui è: “Come posso tradurre il mio Intento in un obiettivo omologato e comprensibile nella realtà ordinaria e tridimensionale?” L’impulso maggiore per l’iniziazione tridimensionale viene prodotto in questa fase, che è quindi l’ideale per identificare e seminare chiaramente l’Intento. Questo è anche un periodo di digestione, analisi e pianificazione.
La vivida immaginazione, la compassione e la sensibilità dei Pesci si fondono in questo binario con l’iniziativa, la schiettezza e il coraggio arietino. Romantico e ardente esploratore di tutti i possibili stati di coscienza, questo binario investe abbondante energia e copioso entusiasmo, integrando la sua profonda disponibilità e compassione con spietata assertività e impeto operativo.
Sole in Pesci e Luna in Ariete formano un aspetto semisestile che denota due segni affiancati e con caratteristiche assai diverse. In questo caso si celebra il più netto contrasto zodiacale possibile, la frattura più pronunciata nell’illusione della separazione, il Grande Varco. A livello multidimensionale i due segni operano in modo ottimale, mentre nella realtà convenzionale risultano incompatibili e si eliminano a vicenda. Il processo di guarigione di questo binario richiede un rovesciamento delle dinamiche ordinarie, uno sforzo cosciente inteso a eludere gli automatismi della separazione. Per un funzionamento proficuo il primo segno (Pesci) necessita avere priorità operativa, affinché il secondo (Ariete) sia integrato armonicamente. Si tratta di dare la precedenza all’immaginazione, alla sensibilità e alla creatività ispirata dei Pesci, per poi convertirla in azioni sul piano fenomenico, tramite l’iniziativa e l’assertività dell’Ariete.
Nel ciclo lunare 12.1 segue all’esatta Luna Nuova e principia la fase crescente, in cui la Luna diventa visibile come sottile striscia a ovest dopo il tramonto. I primi elementi del potenziale della fase precedente iniziano a emergere con chiarezza e rivelano sviluppi assai espansi, talvolta spropositati. In questa circostanza 12.1 opera al meglio quando riconosce con chiarezza la sua visione, anche la più audace e inverosimile, e ne prende totale responsabilità, senza farla pesare unicamente su sé stesso, ma arrendendosi invece al volere divino, accettando di essere sostenuto dalle forze di luce. Qui si tratta di richiederne in modo diretto l’intervento, insistendo anche a rischio di percepirsi irriverente, per poi aprirsi a ricevere. A questo punto l’attitudine diventa fortemente ricettiva, assai sensibile all’ispirazione, che accoglie e identifica con cura, così che in seguito può passare all’attività con determinazione e fiducia. Questo è il contesto ideale, laddove nella sua espressione disfunzionale l’ansia e l’impulsività prevalgono, per cui l’ispirazione viene depistata da accesi conflitti e pulsioni incontrollate, oppure è attualizzata con urgenza e apprensione, come un sacrificio inesorabile che anela al martirio.
In 12.1 è grande la consapevolezza delle limitazioni del tempo terreno e l’urgenza di cogliere la propria chiamata fino in fondo, trasferendo sul piano dell’azione le nostre intuizioni più luminose senza confonderle con i condizionamenti della realtà ordinaria. Le parole di Steve Jobs forniscono l’essenza di quanto sopra:
Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario[1].
12.1 ci confronta con il Grande Varco, il ponte della dissoluzione, un salto quantico da un regno a un altro, un bivio che può portare sia a una gioiosa e radicale trasformazione nell’unità, sia a un altro vano cambiamento nella disfunzionalità della stessa storia di separazione. In questo varco l’umanità pare seguitare a perdere la sua opportunità di redenzione.
I Pesci rappresentano sia l’apice della coscienza umana sia la più profonda ignoranza, proprio come l’Ariete rappresenta sia l’inizio di una nuova era di luce sia la perdita della consapevolezza o il ritorno all’ignoranza. Pesci e Ariete sono rispettivamente l’ultimo e il primo dei 12 segni. I 12 segni rappresentano le parti frammentate della nostra anima. Con i Pesci la sequenza dei segni è completa, il che significa che abbiamo avuto un’esperienza di tutte le 12 parti. Ciò non implica che queste parti siano state recuperate e integrate. Il processo di recupero è esemplificato dalla sequenza di numeri progressivi dall’1 (Ariete), 2 (Toro) fino al 12 (Pesci). Tuttavia, raggiunto il 12, la sequenza lineare viene sfidata e invece di continuare con il 13, ritorna all’1 (Ariete).
In questo Grande Varco tra Pesci e Ariete esiste una zona di dissoluzione. La sequenza tradizionale non può andare oltre il 12 e non c’è spazio per il tredicesimo, che è destinato a essere sacrificato, così che l’1 può ritornare e aprire la strada ad u del ciclo precedente. Questa è la natura della nostra realtà separata: un circolo vizioso, il rifacimento della stessa soap opera, un sogno di inevitabile cattività senza possibilità di liberazione a meno che non ci svegliamo dal sogno.
Il tredicesimo è il segno del risveglio, e come tale non appartiene al sogno. Non appena emerge riconosci il sogno come un sogno, per cui non è possibile alcun compromesso: o ti apri al tredicesimo ed esci dal sogno, o continui a dormire, e il tredicesimo diventa 1 (Ariete). Qui l’Ariete rappresenta sia il tredicesimo che il primo.
Nell’antica numerologia il numero 12 rappresenta la struttura che crea la realtà separata, mentre il numero 13 (12+1) è il portale del regno multidimensionale. In quanto tale, il tredicesimo esemplifica la dissoluzione della realtà ordinaria e un radicale cambiamento di paradigma che frantuma le leggi convenzionali del mondo.
Il 13 è il risveglio di una percezione che drasticamente rivela la natura illusoria della realtà separata, minacciando la sopravvivenza dell’ego. È perciò che il numero 13 è stato considerato con sospetto e paura attraverso i secoli. Ci sono numerose tradizioni e miti che narrano di un tredicesimo membro di un gruppo che è stato tradito, oppresso, sacrificato, ucciso o trasfigurato. I più noti, oltre a Gesù e i suoi 12 apostoli, sono Re Artù e i 12 Cavalieri della Tavola Rotonda, il dio Baldur e le 12 divinità del Valhalla, Mitra, Filippo II il Macedone, ecc.
Nei segni dello zodiaco il cambiamento tra ciascun segno e il loro numero è sequenziale, ossia 1, 2, 3, 4, ecc., fino a 12, dove la sequenza finisce e tutto ritorna all’1. È in questo cambiamento che dimora il mistero del tredicesimo. È qui che l’invisibile provvisoriamente si svela e diventa disponibile solo per coloro che hanno orecchie per udire e occhi per vedere.
I Pesci rappresentano la zona di disintegrazione dell’ego, un “polvere sei e polvere ritornerai”, che potenzialmente ci libera dalla percezione della separazione. Qui l’ego può da un lato venir meno, annientando ogni traccia di paura e dolore, e svelando la realtà della nostra natura spirituale. Dall’altro, se la paura per la disintegrazione prevale, può accadere radicalmente l’opposto, per cui siamo sedotti e travolti da nuove illusioni dell’ego e riciclati ancora nel mondo separato. I Pesci sono una soglia che rappresenta sia il culmine della miseria sia il trionfo dell’amore. L’ego è destinato al dolore, alla paura e all’autodistruzione, ed è ciò che continua a riciclare ripetutamente. Sulla soglia finale dei Pesci affrontiamo il culmine di questa paura.
Qui possiamo soccombere nel terrore più profondo, fornendo concime al mondo separato, oppure trovare solido rifugio nella Luce, svegliandoci al vero mondo. In ogni caso, il mondo separato non sarà mai in grado di cogliere il mistero dei Pesci. Qui ci abbandoniamo alla totalità genuina del nostro essere, e non importa se il mondo ci maledice o santifica, quel che conta è adempiere infine al vero desiderio del nostro cuore.
Dio è un mistero, e la vita è pure un mistero. Tutto quello che dobbiamo fare è permettere al mistero di rivelarsi. Così permettiamo a Dio di essere Luce, e accettiamo di stare alla sua presenza, e alla presenza di chiunque ci circonda, inclusi noi stessi. Quest’attitudine si sviluppa attraverso una pratica spirituale regolare, distaccandosi provvisoriamente e ripetutamente dal dramma della realtà consensuale.
La chiamata dei Pesci è diventare completamente svegli al mistero, rivelare noi stessi perdendoci nella totalità dell’esistenza, per scoprire la nostra parte decisiva in questa totalità, e godere infine della presenza della Luce.
BASE ASTROLOGICA: 12.1 relaziona Sole in S12, Pesci, a Luna in S1, Ariete: S12 costituisce il campo archetipico dominante di dissoluzione, trascendenza, unità, conclusione, vita interiore e passaggio oltre i limiti della realtà separata, mentre S1 ne specifica la manifestazione attraverso emergenza, iniziativa, volontà, azione, individuazione e apertura di un nuovo ciclo. La direzione S12→S1 stabilisce che l’impulso arietino non costituisce un dominio autonomo, ma rappresenta la modalità attraverso cui il processo pisciano di dissoluzione e trascendenza riemerge in forma attiva: l’azione nasce dall’ispirazione, la volontà dalla resa consapevole, l’inizio dalla conclusione del ciclo precedente. Giove amplia, integra, conferisce significato e orienta verso una visione complessiva; Marte mobilita, afferma e rende operativo l’impulso. La dinamica Giove→Marte indica quindi che l’energia integrativa di S12 orienta l’azione di S1, affinché la forza arietina diventi strumento della visione e non ritorno alla separazione. Acqua e Fuoco, polarità negativa e positiva, qualità mutevole e cardinale, combinano ricettività e impulso, permeabilità e affermazione, adattamento e iniziativa; l’integrazione permette all’ispirazione di tradursi in azione, mentre lo squilibrio produce impulsività disancorata dall’Intento o dissoluzione incapace di trasformarsi in azione. La relazione Pesci–Ariete, per semisestile di 30° fra segni consecutivi, assume nel 12.1 il significato della soglia fra S12 e S1, il Grande Varco: il 12 completa la sequenza e l’1 la riapre, mentre il principio del 13 rappresenta il risveglio che impedisce al nuovo inizio di essere una semplice ripetizione del precedente. La fase crescente, successiva alla Luna Nuova, indica l’emergere del potenziale e la preparazione dell’azione; nel 12.1 l’Intento multidimensionale viene progressivamente riconosciuto e tradotto in un obiettivo concretamente comprensibile. La relazione fra XII e I Casa collega conclusione, vita interiore, liberazione e dissoluzione dell’ego con identità, incarnazione e iniziativa: S1 rende operativo ciò che S12 ha riconosciuto, senza trasformare l’identità individuale in un nuovo centro separato. Giove in Pesci e Marte in Ariete, entrambi nei rispettivi domicili tradizionali, rafforzano il passaggio dall’integrazione all’azione. Il tratto 2°30′–5° Pesci corrisponde al secondo Dwadashamsha, Ariete. Nel complesso, 12.1 rappresenta il passaggio dalla dissoluzione alla riemersione: la totalità di S12 fornisce all’inizio di S1 origine e orientamento, affinché il nuovo ciclo non riproduca la separazione precedente.
SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: Nelle spiritualità alternative 12.1 si esprime come ricerca di una trasformazione che attraversa la dissoluzione di una condizione precedente senza arrestarsi nell’esperienza mistica o nella fuga dal mondo: la ricettività verso una realtà spirituale più ampia deve diventare capacità di iniziativa, applicazione e cambiamento concreto. L’orientamento pisciano privilegia esperienza interiore, trascendenza, intuizione, guarigione, contemplazione, dissoluzione delle identificazioni e apertura a livelli della coscienza non riducibili alla percezione ordinaria; l’orientamento arietino introduce invece decisione, coraggio, volontà, espressione e fondazione di una nuova modalità di vita. La specificità di 12.1 sta quindi nel passaggio dall’esperienza ricevuta all’azione: la visione non deve essere sostituita dall’attivismo, ma nemmeno rimanere immaginazione priva di manifestazione. Nelle correnti del New Thought, per esempio, la trasformazione della coscienza viene collegata direttamente alla pratica della preghiera, della guarigione e dell’applicazione dei principi spirituali alla vita; la Divine Science di Malinda Cramer insiste sull’onnipresenza del divino e sulla possibilità di tradurre il riconoscimento di questa presenza nel pensiero e nell’azione, rendendo particolarmente evidente la dinamica ispirazione-manifestazione di 12.1. La stessa configurazione può assumere forme molto differenti nelle spiritualità contemporanee: il passaggio può riguardare la guarigione da una precedente identificazione, la riorganizzazione della vita dopo un’esperienza di risveglio, la trasformazione di una pratica contemplativa in servizio, oppure l’assunzione di una nuova direzione personale. In questo senso la spiritualità di 12.1 non cerca semplicemente stati alterati o esperienze eccezionali, ma una soglia effettiva nella quale ciò che è stato ricevuto interiormente modifica il modo di vivere. La dimensione della resa non significa passività: occorre lasciare spazio all’ispirazione, all’intuizione o alla volontà divina, ma successivamente assumere la responsabilità dell’azione; analogamente, il nuovo inizio non consiste nel cambiare continuamente esperienza, maestro o metodo, bensì nell’interrompere un ciclo ripetitivo dopo averne riconosciuto il significato. Il corpo può diventare oggetto di trasformazione, guarigione o superamento dell’identificazione, ma non deve essere semplicemente negato; la morte può essere considerata una soglia o un cambiamento di condizione, mentre l’amore e il distacco richiedono di accettare che una forma possa cessare senza che ciò esaurisca il significato dell’esperienza. Il silenzio e il vuoto assumono infine una funzione discriminante: sospendere le costruzioni abituali permette di distinguere un’intuizione autentica dalla proiezione, dalla fantasia o dall’urgenza personale. In questa prospettiva 12.1 favorisce spiritualità capaci di unire trascendenza e incarnazione, esperienza diretta e disciplina, apertura e discernimento, abbandono e volontà, culminando in un nuovo inizio nel quale l’individuo agisce senza separare la propria iniziativa dalla realtà più ampia che ha riconosciuto. Malinda Elliott Cramer è particolarmente rappresentativa della trasformazione di un’esperienza di guarigione e di rivelazione in un insegnamento pratico; Tony Robbins, su un piano completamente diverso e non propriamente mistico, rappresenta invece la polarità arietina della conversione dell’intuizione personale in decisione, iniziativa e cambiamento comportamentale. MALINDA ELLIOTT CRAMER (Greensboro, 12 febbraio 1844) guaritrice, esponente del New Thought, fondatrice della Chiesa di Scienza Divina. Aggiunta: In Lessons in the Science of Infinite Spirit and the Christ Method of Healing (1890) Cramer organizza il proprio insegnamento in un percorso che comprende pensiero creativo, guarigione, riconciliazione, silenzio, preghiera, intuizione ed espansione della coscienza; in Divine Science and Healing sviluppa ulteriormente il rapporto fra riconoscimento della presenza divina, pensiero e guarigione. Il percorso dalla rivelazione alla pratica e dall’esperienza individuale alla trasmissione di un metodo costituisce una corrispondenza concreta con il passaggio di 12.1 dall’apertura ricettiva alla manifestazione. TONY ROBBINS (7Sr) (Glendora, 29 febbraio 1960) saggista, life coach, oratore, formatore motivazionale statunitense, conosciuto per la camminata sul fuoco nei suoi seminari. Aggiunta: Unlimited Power (1986) e Awaken the Giant Within (1991) sviluppano, in termini di sviluppo personale, il passaggio dalla percezione e dalla decisione alla modificazione concreta dei comportamenti. Il suo firewalk è utilizzato come esperienza di attraversamento di una soglia e di superamento di una limitazione percepita: la pertinenza con 12.1 riguarda quindi soprattutto la conversione dell’impulso in azione e l’assunzione di responsabilità per una nuova direzione, non l’aspetto mistico del Binario.
Malinda Elliott Cramer (Greensboro, 12 febbraio 1844) guaritrice, esponente del New Thought, fondatrice della Chiesa di Scienza Divina.
Tony Robbins (7Sr) (Glendora, 29 febbraio 1960) saggista, life coach, oratore, formatore motivazionale statunitense, conosciuto per la camminata sul fuoco nei suoi seminari.
ASTROLOGIA: In astrologia 12.1 è tecnicamente la combinazione di Sole in Pesci e Luna in Ariete, con il Sole nel dodicesimo Segno e la Luna nel primo, in rapporto di semi-sestile di 30°; il principio interpretativo nasce quindi dall’interazione fra due funzioni planetarie, due Segni consecutivi e due campi simbolici contigui. Il Sole descrive il centro intenzionale dell’identità, il principio di integrazione e direzione della coscienza, mentre la Luna riguarda la risposta immediata, la sensibilità, l’istinto, l’abitudine e il modo in cui l’esperienza viene assimilata. In 12.1 il Sole in Pesci porta il processo verso conclusione, dissoluzione, interiorità, permeabilità, immaginazione e trascendenza, mentre la Luna in Ariete introduce iniziativa, impulso, autonomia, immediatezza e azione; la configurazione viene pertanto letta tecnicamente come una dinamica nella quale ciò che viene concluso e interiormente percepito deve trovare una modalità di riemersione attraverso l’iniziativa. Il semi-sestile non è un aspetto di forte omogeneità: unisce due Segni contigui ma qualitativamente differenti, e proprio per questo può indicare una zona di transizione che richiede integrazione cosciente. Nel Sistema Binario il passaggio è ulteriormente precisato dalla posizione del Sole nel XII Settore e della Luna nel I Settore: il XII riguarda conclusione, ritiro, dissoluzione e liberazione, mentre il I riguarda emergenza, identità, incarnazione e iniziativa. La fase lunare crescente aggiunge una componente temporale precisa: dopo la congiunzione, il nuovo impulso deve essere progressivamente riconosciuto, elaborato e tradotto in una forma operativa; per 12.1 questo rende particolarmente appropriata la fase di raccolta delle informazioni, assimilazione, preparazione e formulazione dell’Intento prima dell’azione. Anche la Dwadashamsha precisa ulteriormente il funzionamento: il Sole si trova nella seconda Dwadashamsha dei Pesci, da 2°30′ a 5°, attribuita all’Ariete, producendo una ripetizione interna della relazione Pesci-Ariete. Sul piano planetario, Giove e Marte sono nei rispettivi domicili, rafforzando la polarità fra visione integrativa e impulso operativo. Il risultato non è quindi una semplice somma di caratteristiche Pisces e Aries, ma una sequenza funzionale: percepire e ricevere, concludere e dissolvere, individuare l’Intento, quindi assumere iniziativa e tradurlo nella realtà. L’astrologia applicata a 12.1 deve perciò considerare contemporaneamente Segni, pianeti, case o Settori, aspetto, fase lunare, Dwadashamsha e direzione della relazione, evitando associazioni isolate. Thomas Schäfer, astrologo tedesco, è presente con Astrologie und Traumdeutung, opera che mette in relazione astrologia, sogni e mondo interiore; il suo interesse per il linguaggio simbolico dei sogni è particolarmente pertinente alla fase Pisces di 12.1, nella quale l’immagine interiore deve poter essere riconosciuta prima della traduzione operativa. Alexandre Volguine, astrologo russo-francese, è rappresentato da Iniziazione all’astrologia lunare e può essere richiamato soprattutto per la centralità attribuita alla Luna, elemento particolarmente rilevante in una configurazione nella quale la Luna in Ariete costituisce il momento di emergenza e di iniziativa. In questo senso l’astrologia di 12.1 non descrive un destino prefissato, ma una struttura simbolica nella quale una funzione solare di completamento e dissoluzione incontra una funzione lunare di inizio e azione.
Thomas Schaefer (9) (Wittlich, 29 febbraio 1960) astrologo, autore, guaritore tedesco, Astrologie und Traumdeutung.
Alexandre Volguine (11) (Novaja Praga, 3 marzo 1903) astrologo russo-francese, Iniziazione all’astrologia lunare.
CRISTIANESIMO: Nel cristianesimo 12.1 trova una traduzione particolarmente forte nella Pasqua come passaggio dalla morte alla vita, ma anche nella conversione, nel battesimo, nella morte e risurrezione con Cristo, nella rinuncia all’uomo vecchio e nell’emergere di una creatura nuova. Il passaggio dalla fine all’inizio non è tuttavia una semplice successione temporale: la morte di Cristo non viene interpretata come annientamento, ma come attraversamento della morte verso la Risurrezione, mentre il credente partecipa sacramentalmente a questo mistero attraverso il battesimo e la vita nuova. L’asse 12→1 può quindi essere tradotto nella dinamica paolina della morte al peccato e della vita nuova in Cristo: ciò che deve essere abbandonato non viene semplicemente sostituito da un’altra identità egoica, ma l’individuo riceve una nuova forma di vita che trova il proprio principio in Cristo. La dimensione pisciana di dissoluzione, resa e trascendenza emerge nella kenosi, nella conversione del cuore, nella preghiera e nell’abbandono alla grazia; quella arietina emerge nell’uscita dalla condizione precedente, nella decisione, nella sequela, nella testimonianza e nella carità operante. La grazia ricevuta non elimina l’azione, ma la rende possibile: la fede diventa operativa nella carità, la vocazione richiede risposta e il dono ricevuto genera responsabilità. Il tema della soglia riguarda anche il passaggio dalla legge alla vita nello Spirito, dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita e dalla dispersione alla comunione ecclesiale. La morte fisica viene sottratta alla sua pretesa di costituire l’ultima definizione dell’uomo dalla fede nella Risurrezione, mentre il corpo rimane parte della destinazione cristiana attraverso la risurrezione della carne; perciò la trascendenza cristiana non autorizza il disprezzo dell’incarnazione. Il tema dell’amore e della caducità assume forma particolarmente intensa nella carità cristiana: amare significa donarsi senza possesso e partecipare alla logica pasquale del dono, mentre la perdita e la morte non annullano la comunione in Cristo. Il silenzio e la resa trovano espressione nella preghiera, nell’ascolto della Parola e nell’abbandono alla volontà di Dio, ma conducono alla responsabilità concreta verso il prossimo. Il nuovo inizio di 12.1 è quindi la vita nuova ricevuta e assunta, non la semplice ricerca di una novità: la conversione interrompe il ciclo del peccato proprio quando la persona non torna semplicemente alla vecchia condizione sotto una forma diversa, ma integra ciò che ha riconosciuto e orienta la propria libertà verso Cristo. Nel cristianesimo il passaggio della soglia diventa così simultaneamente morte e rinascita, contemplazione e azione, ricezione della grazia e risposta libera, trascendenza e incarnazione.
Morris Jessup (Rockville, 2 marzo 1900) scrittore statunitense, The UFO and the Bible.
CATTOLICESIMO: Nel cattolicesimo 12.1 può essere applicato soprattutto attraverso il mistero pasquale, la conversione, i sacramenti dell’iniziazione, la vita liturgica, la penitenza, la vocazione e la santità come progressivo passaggio dalla vecchia vita alla vita in Cristo. La Pasqua costituisce il paradigma fondamentale: la morte e Risurrezione di Cristo non sono due eventi semplicemente consecutivi, ma il centro nel quale la morte viene attraversata e trasformata in vita; il battesimo rende il credente partecipe di questo passaggio e la riconciliazione permette continuamente di interrompere il ciclo del peccato attraverso il ritorno alla grazia. La dinamica di 12.1 fra resa e volontà trova una formulazione cattolica nella cooperazione fra grazia e libertà: l’uomo non produce autonomamente la salvezza, ma la grazia non rende superflua la risposta personale. La contemplazione conduce all’azione, la preghiera alla carità, l’ascolto della vocazione alla sua realizzazione concreta; il nuovo inizio cristiano è quindi responsabilità, non semplice entusiasmo per una novità spirituale. Anche la morte viene ricollocata entro una prospettiva di continuità: il corpo è realmente parte della persona e deve essere rispettato, ma la persona non si esaurisce nella condizione corporea presente; la fede nella risurrezione della carne impedisce sia l’assolutizzazione del corpo sia la sua svalutazione. La vita consacrata e la mistica cattolica rendono particolarmente visibile l’asse fra abbandono e azione: il distacco dalle identificazioni precedenti può diventare disponibilità più radicale alla volontà divina e servizio agli altri. Sul piano storico-istituzionale Clemente VIII mostra un’altra forma del passaggio: il suo pontificato fu caratterizzato da un’intensa applicazione del programma tridentino e da una sistematica opera di disciplina e riorganizzazione della vita ecclesiale, mentre sul piano politico la riconciliazione di Enrico IV e le mediazioni internazionali trasformarono situazioni di conflitto in nuovi assetti. Friedrich Spee rappresenta invece in modo più immediato il passaggio dalla percezione della sofferenza a una decisione concreta di coscienza: la Cautio Criminalis (1631) nacque dall’esperienza pastorale con persone accusate di stregoneria e denunciò i meccanismi processuali e l’uso della tortura, trasformando la compassione e il riconoscimento dell’ingiustizia in intervento riformatore. La pertinenza di entrambi resta specifica: Clemente VIII per la riorganizzazione di una Chiesa in una fase di consolidamento post-tridentino, Spee per la trasformazione di un’esperienza limite in azione responsabile. CLEMENTE VIII (5UvNiPf) (Fano, 24 febbraio 1536) 231° papa cattolico. Aggiunta: La sua azione di attuazione sistematica della riforma tridentina comprendeva interventi sulla disciplina degli ordini religiosi, sulla formazione, sulla vita conventuale e sull’amministrazione ecclesiastica; i decreti generali avviati dal 1599 costituirono un nucleo importante della successiva legislazione ecclesiastica. La sua opera presenta quindi un caso di 12.1 nel quale una fase storica precedente viene assunta, rielaborata e trasformata in una nuova configurazione istituzionale, senza che il nuovo inizio significhi cancellazione della tradizione precedente. FRIEDRICH SPEE (5NiPfUv) (Kaiserswerth, 25 febbraio 1591) gesuita e poeta tedesco, noto come oppositore di prove per stregoneria, la prima persona ai suoi tempi che parlò contro la tortura. Aggiunta: La Cautio Criminalis, seu de processibus contra sagas (1631) rappresenta il passaggio dalla testimonianza pastorale all’intervento pubblico contro procedure che Spee riteneva capaci di produrre confessioni sotto tortura e di alimentare nuove accuse. La sua posizione è particolarmente pertinente alla componente arietina di 12.1 perché la ricettività alla sofferenza concreta non rimane contemplazione: diventa responsabilità, parola pubblica e tentativo di interrompere un ciclo di violenza.
Clemente VIII (5UvNiPf) (Fano, 24 febbraio 1536) 231° papa cattolico.
Friedrich Spee (5NiPfUv) (Kaiserswerth, 25 febbraio 1591) gesuita e poeta tedesco, noto come oppositore di prove per stregoneria, la prima persona ai suoi tempi che parlò contro la tortura.
PROTESTANTESIMO: 12.1 si esprime attraverso la conversione, la giustificazione per fede, la centralità della Parola, la libertà della coscienza davanti a Dio e la trasformazione della vita come risposta alla grazia. La soglia fondamentale è quella nella quale la persona abbandona la fiducia nelle proprie opere come fondamento della giustificazione e riceve la giustizia come dono della grazia mediante la fede; il nuovo inizio non è tuttavia inerzia, perché la fede produce una vita rinnovata e opere di amore. La dinamica della resa e della volontà cosciente assume quindi una forma precisa: la salvezza non è conquistata dall’iniziativa umana, ma la persona risponde alla chiamata mediante fede, conversione e sequela. La Scrittura costituisce il luogo nel quale la coscienza riceve orientamento e nel quale l’azione successiva può essere verificata; l’ascolto precede la decisione, ma la decisione deve produrre una vita trasformata. Il passaggio dalla totalità alla individuazione può essere espresso attraverso la responsabilità personale del credente: ogni persona è chiamata direttamente alla fede e alla risposta a Dio, ma questa libertà non viene concepita come autonomia assoluta bensì come libertà davanti a Dio e nel servizio del prossimo. La dinamica di 12.1 è particolarmente evidente anche nella conversione come rottura con un modo precedente di vivere: il pentimento non è semplice rimpianto, ma cambiamento dell’orientamento della vita. La morte e la rinascita spirituale vengono collegate al battesimo e alla partecipazione a Cristo; il corpo non è semplicemente negato, perché la vita cristiana si realizza nella quotidianità, nel lavoro, nella famiglia, nella comunità e nella responsabilità sociale. L’aspetto arietino emerge dunque nella vocazione e nella responsabilità: una volta ricevuta la grazia, il credente è chiamato ad agire. L’aspetto pisciano permane nell’affidamento, nella fede, nella preghiera e nella consapevolezza che la salvezza non nasce dall’autosufficienza. Anche il tema del ciclo ripetitivo assume una forma etica: la conversione interrompe la riproduzione automatica del peccato e permette una vita orientata nuovamente alla Parola. Il nuovo inizio non è quindi semplice individualismo religioso, ma libertà che si manifesta nella carità e nel servizio; la fede ricevuta deve diventare fede vissuta. Il silenzio e l’ascolto possono precedere la decisione, mentre la predicazione e la testimonianza traducono ciò che è stato ricevuto in una parola rivolta alla comunità. 12.1 trova così nel protestantesimo una configurazione nella quale la soglia fra fine e inizio coincide con conversione e fede: lasciare una precedente sicurezza, ricevere la grazia, riconoscere una nuova direzione e assumere responsabilmente la vita che ne consegue.
ORTODOSSIA: 12.1 trova una corrispondenza nella Pasqua, nella morte e risurrezione di Cristo, nel battesimo come partecipazione alla morte e resurrezione, nell’ascesi come progressivo distacco dalle passioni e nella theosis come partecipazione alla vita divina. La soglia non è principalmente produzione di una nuova identità individuale, ma passaggio dalla morte alla vita e trasformazione dell’intera persona attraverso la grazia. L’aspetto pisciano appare nella dimensione apofatica, nel silenzio, nella preghiera del cuore, nella disponibilità al mistero e nella purificazione delle immagini attraverso le quali l’uomo pretende di possedere Dio; l’aspetto arietino emerge quando questa apertura diventa decisione ascetica, perseveranza, vigilanza e partecipazione concreta alla vita ecclesiale. L’incontro fra i due poli impedisce sia la pura contemplazione disincarnata sia l’attivismo religioso: la contemplazione modifica il modo di vivere e l’azione ascetica prepara una maggiore disponibilità alla contemplazione. Il battesimo costituisce un paradigma della dinamica 12.1 perché implica una morte simbolica e una nuova nascita in Cristo; l’uomo vecchio viene abbandonato non per produrre un’autonomia nuova, ma per entrare nella vita di Cristo. La theosis sviluppa ulteriormente il tema dell’individuazione nella totalità: l’uomo non perde la propria persona entrando in comunione con Dio, ma realizza la propria vocazione precisamente attraverso la partecipazione alla vita divina. Questo corrisponde al tema di 12.1 secondo cui la nuova individualità deve emergere dalla totalità senza trasformarsi nuovamente in separazione. Anche la morte fisica viene interpretata alla luce della Pasqua: il corpo è destinato alla risurrezione e non è un involucro privo di valore, mentre la morte non costituisce l’ultima parola sull’esistenza. L’ascesi permette di interrompere i cicli ripetitivi delle passioni e delle abitudini, non attraverso una distruzione della persona ma attraverso la purificazione e la trasfigurazione delle sue facoltà. L’icona offre inoltre un linguaggio specifico per la soglia: non è semplicemente una rappresentazione naturalistica, ma una forma attraverso la quale la realtà trasfigurata viene resa presente alla contemplazione ecclesiale. La preghiera e il silenzio aprono lo spazio ricettivo nel quale la persona non impone a Dio la propria immagine; la vigilanza e la pratica ascetica trasformano poi questa disponibilità in una forma concreta di vita. La Pasqua rimane il centro della dinamica: ciò che appare come fine diventa passaggio, la morte viene attraversata e la vita nuova viene ricevuta come dono e assunta nella libertà. In questa prospettiva 12.1 non indica una fuga dalla realtà materiale, ma la trasfigurazione della persona e del mondo attraverso la partecipazione al mistero pasquale.
ISLAM: 12.1 può essere tradotto soprattutto attraverso la dinamica fra resa ad Allah e azione responsabile, morte dell’orientamento centrato sull’ego e nuova vita nell’obbedienza, prova e trasformazione, mondo presente e resurrezione. La parola stessa islām indica la sottomissione a Dio, ma questa resa non è passività: il credente riceve la guida attraverso la rivelazione e la traduce nella ʿibāda, nelle opere, nella giustizia, nella disciplina personale e nella responsabilità verso la comunità. La dinamica di 12.1 emerge quindi nel rapporto fra ricettività e iniziativa: il cuore si sottomette ad Allah, riconosce la propria dipendenza dal Creatore e, proprio attraverso questa resa, acquisisce una direzione per l’azione. La conversione, il pentimento (tawba) e il ritorno ad Allah interrompono un ciclo precedente senza costituire semplicemente una fuga dal mondo; la persona riconosce l’errore, ritorna, modifica il proprio comportamento e assume nuovamente la responsabilità delle proprie azioni. La dimensione pisciana della dissoluzione appare nella rinuncia all’autosufficienza, nella purificazione del cuore, nella preghiera, nel digiuno, nella contemplazione dei segni di Allah e, nella tradizione sufi, nell’abbandono dell’ego (nafs) e nella ricerca della presenza divina; la dimensione arietina emerge nella jihād al-nafs intesa come lotta contro le passioni e nell’esercizio concreto della volontà conforme alla guida divina. Il rapporto fra morte e continuità della coscienza assume nell’Islam una forma escatologica precisa: la morte non è annientamento, ma passaggio verso il barzakh e quindi verso la resurrezione, il giudizio e la vita futura. Il Corano presenta ripetutamente la morte e la resurrezione come segni della potenza creatrice di Allah e come trasformazione radicale della condizione umana; la resurrezione non è tuttavia una reincarnazione ciclica, ma un evento escatologico che interrompe definitivamente l’ordine della vita presente. Il tema di 12.1 della libertà dal ciclo ripetitivo assume pertanto una forma particolarmente netta: il ritorno ad Allah non significa ripetere indefinitamente la stessa esistenza, ma essere giudicati e orientati verso una condizione definitiva. Nel sufismo il tema assume anche una dimensione interiore: la “morte prima della morte”, presente nella tradizione ascetica sufi, indica la morte dell’ego e delle sue pretese prima della morte fisica, così che la trasformazione spirituale possa avvenire durante la vita. La relazione fra vuoto e verità trova espressione nel dhikr, nella vigilanza del cuore e nella progressiva liberazione dalle distrazioni che impediscono il ricordo di Dio. Anche l’amore (maḥabba) può essere letto secondo 12.1 come passaggio dall’amore possessivo all’amore come orientamento verso Dio: il distacco dalla forma non implica indifferenza, ma riconoscimento della sua dipendenza dal Creatore. La nuova individualità arietina non consiste dunque nell’autoaffermazione autonoma: l’individuo agisce, combatte interiormente, serve e assume responsabilità proprio perché ha riconosciuto una realtà più grande di sé. La dinamica complessiva è resa così da islām e ʿamal: resa e opera, ricezione della guida e realizzazione nella vita, morte dell’ego e nuova responsabilità davanti ad Allah. Mansione lunare (Ibn Arabi): 27 م Mîm (m), Al Fargh al Thani, The Second Spout, 4°17’09” Pisces, Humanity, The Uniter. Nome di Dio: 7 Al-Muhaymin (المهيمن) The Guardian. 6 Al-Mu’min (المؤمن) The Inspirer of Faith. 6 الْمُؤْمِنُ AL-MU’MIN The Infuser of Faith, 12.1, 7 الْمُهَيْمِنُ AL-MUHAYMIN The Preserver of Safety, 12.1
EBRAISMO: 12.1 si sviluppa attraverso la relazione fra fine e rinnovamento dell’alleanza, teshuvah, morte e resurrezione, esilio e ritorno, distruzione e ricostruzione, attesa messianica e responsabilità nel presente. La teshuvah è particolarmente pertinente perché significa ritorno: riconoscere una deviazione, interrompere una condotta precedente, confessare, riparare e orientarsi nuovamente verso Dio. Il nuovo inizio non cancella il passato ma lo integra attraverso la memoria, la responsabilità e la riparazione; per questo la teshuvah costituisce una forma ebraica particolarmente precisa del principio di 12.1 secondo cui il nuovo ciclo non deve essere una semplice ripetizione del precedente. La dimensione pisciana della resa emerge nella preghiera, nel digiuno, nella confessione e nell’umiltà davanti a Dio; quella arietina nella decisione di cambiare condotta, nella pratica delle mitzvot, nella riparazione del torto e nell’azione concreta. L’alleanza impedisce inoltre che la spiritualità della soglia diventi pura interiorità: il rapporto con Dio deve essere vissuto nel tempo, nel corpo, nella famiglia, nella comunità e nella storia. La distruzione e la ricostruzione del Tempio costituiscono, nella memoria ebraica, una delle grandi immagini collettive di perdita e nuovo inizio, mentre l’esilio e il ritorno sviluppano analogamente la struttura di separazione, attesa, trasformazione e reintegrazione. La morte non viene semplicemente dissolta in un’idea generica di immortalità: nella tradizione ebraica esistono differenti concezioni dello stato dei morti e della vita futura, mentre la teḥiyyat ha-metim, resurrezione dei morti, occupa una posizione importante nella tradizione rabbinica e nella liturgia. La resurrezione è esplicitamente associata alla potenza di Dio di far vivere ciò che è morto e viene inclusa da Maimonide fra i suoi tredici principi di fede; le interpretazioni della sua natura, tuttavia, sono state diverse, e Maimonide stesso ne propose una lettura distinta da quella di altri maestri. Questa pluralità è importante per 12.1: la trasformazione della condizione umana non viene ridotta a un’unica concezione dell’aldilà, ma rimane legata alla sovranità divina e alla speranza della redenzione. Nella Kabbalah il tema assume una forma ulteriore attraverso la shevirat ha-kelim, la “frantumazione dei vasi”, e il tikkun: la realtà contiene frammenti dispersi che devono essere ricondotti all’ordine attraverso un processo di riparazione. Quando autenticamente pertinente, questa struttura illumina il passaggio dalla dissoluzione alla ricomposizione senza trasformare la Kabbalah in una teoria generica del “nuovo inizio”. Il tikkun lega infatti interiorità, intenzione e azione rituale: ciò che viene riconosciuto deve essere assunto nella pratica. La dinamica 12.1 emerge anche nella concezione del tempo sacro: lo Shabbat interrompe il ciclo ordinario del lavoro e apre uno spazio qualitativamente diverso, ma da questa sospensione si ritorna alla vita ordinaria con una diversa relazione con il tempo. Il silenzio, la memoria, il lutto e la preghiera permettono di attraversare la perdita senza pretendere di cancellarla; l’amore dell’alleanza non coincide con il possesso e la continuità della relazione con Dio non dipende dall’immutabilità delle forme storiche. In questa prospettiva il nuovo inizio ebraico non è fuga dal mondo ma rinnovamento dell’alleanza nel mondo: la trascendenza viene tradotta in responsabilità, la memoria in azione, il pentimento in cambiamento e la speranza escatologica in fedeltà concreta.
BUDDHISMO: 12.1 assume una configurazione precisa attraverso l’impermanenza, la cessazione della sofferenza, la vacuità, il superamento dell’attaccamento, la morte e la rinascita, il passaggio dal samsara al nirvana e, nelle tradizioni Mahayana, la trasformazione della liberazione individuale in compassione attiva per tutti gli esseri. La dissoluzione di 12.1 trova qui un linguaggio rigoroso: ciò che chiamiamo “io” non è un’essenza permanente, ma un processo condizionato; l’attaccamento a ciò che cambia produce sofferenza e la liberazione richiede di vedere direttamente l’impermanenza e l’assenza di un sé sostanziale. La soglia non consiste quindi nella distruzione di un’entità eterna, ma nel cessare di attribuire permanenza a ciò che è condizionato. La dinamica fra ricettività e azione viene espressa dal rapporto fra meditazione e cammino etico: la visione penetrativa deve trasformare il comportamento, mentre la pratica disciplinata prepara le condizioni per una visione più profonda. La cessazione non è semplice immobilità: il nirvana interrompe il ciclo del samsara, ma nel Mahayana la realizzazione della vacuità si accompagna al voto del bodhisattva di operare per la liberazione degli esseri. La Prajñāpāramitā rende particolarmente radicale il tema di 12.1: la perfezione della saggezza attraversa le categorie ordinarie senza sostituirle con una nuova identità metafisica. Nel Sutra del Cuore, nella traduzione di Edward Conze, forma e vacuità vengono pensate in relazione inseparabile e la vacuità viene descritta attraverso il superamento delle categorie di aggregati, percezioni e coscienza, fino alla formulazione paradossale per cui non vi sono né vecchiaia e morte né estinzione di vecchiaia e morte, né conseguimento né non-conseguimento. Il passaggio di 12.1 dal vuoto alla nuova azione trova quindi nel buddhismo Mahayana una formulazione particolarmente raffinata: la vacuità non significa nulla assoluto, ma assenza di esistenza intrinseca e conseguente libertà dall’attaccamento alle forme. Edward Conze è particolarmente pertinente perché dedicò circa trent’anni alla traduzione della letteratura della Prajñāpāramitā, lavorando su testi fondamentali come l’Aṣṭasāhasrikā Prajñāpāramitā, la Pañcaviṃśatisāhasrikā, il Vajracchedikā e la Prajñāpāramitāhṛdaya; il suo lavoro rese accessibili in Occidente testi nei quali il rapporto fra vacuità, saggezza e liberazione è centrale. EDWARD CONZE (Londra, 18 marzo 1904) accademico inglese, Scritture buddhiste. Aggiunta: La sua opera di traduzione e interpretazione della Prajñāpāramitā è particolarmente significativa per 12.1 perché mette al centro il superamento delle costruzioni concettuali che producono separazione. In Buddhist Thought in India (1962) ricostruì inoltre lo sviluppo del pensiero buddhista indiano, mentre The Perfection of Wisdom in Eight Thousand Lines and Its Verse Summary e le sue altre traduzioni della Prajñāpāramitā mostrarono la centralità della “perfezione della saggezza” come pratica di non-attaccamento e come via verso il nirvana. La sua interpretazione filosofica sottolinea il carattere radicale della vacuità e della rinuncia, rendendo il suo contributo particolarmente adatto al tema 12.1 della dissoluzione dell’identificazione e della liberazione dal ciclo ripetitivo. Nel buddhismo Theravada la dinamica assume invece una forma più direttamente legata alle Quattro Nobili Verità e all’Ottuplice Sentiero: riconoscere la sofferenza, identificarne la causa, comprendere la cessazione e praticare il sentiero. Il nuovo inizio non è una nuova costruzione dell’io ma una diversa relazione con esperienza, desiderio e attaccamento. Nel buddhismo tibetano la morte e il bardo rendono ancora più esplicito il tema della soglia, ma la pratica non consiste nel romanticizzare l’esperienza della morte: la preparazione alla morte serve a riconoscere la natura della mente e a non essere trascinati inconsapevolmente dalle proprie disposizioni karmiche. La componente arietina di 12.1 appare infine nel bodhisattva che, dopo avere realizzato la vacuità, assume deliberatamente la responsabilità della liberazione degli altri: la saggezza non rimane dissoluzione, ma diventa compassione e azione.
INDUISMO: 12.1 può essere sviluppato attraverso il passaggio dalla dissoluzione dell’identificazione con la forma alla realizzazione dell’Ātman e del Brahman, la morte e la rinascita, il karma e il superamento del samsara, la resa a Dio e l’azione conforme al dharma. La Bhagavad Gītā costituisce una fonte centrale perché unisce in modo esplicito conoscenza, abbandono, devozione e azione: Arjuna deve attraversare una crisi nella quale le proprie certezze e motivazioni abituali vengono meno, riceve un insegnamento e successivamente agisce. La struttura è particolarmente vicina a 12.1 perché l’azione non viene semplicemente sostituita dalla contemplazione: Krishna insegna ad agire senza attaccamento ai frutti dell’azione, così che la volontà individuale venga inserita in un ordine più ampio. La resa non elimina l’iniziativa; la purifica dall’appropriazione egoica. La morte e la continuità della coscienza sono affrontate nella Gītā attraverso la distinzione fra il corpo transitorio e ciò che non viene distrutto dalla morte: la morte diventa quindi un passaggio nella successione delle forme, mentre la liberazione consiste nel superamento del ciclo delle nascite e morti. La dinamica di 12.1 assume una forma particolarmente forte nel rapporto fra mokṣa e saṃsāra: il nuovo inizio autentico non è una nuova reincarnazione che ripete semplicemente il passato, ma la liberazione dal meccanismo stesso della ripetizione. Le divinità possono illuminare differenti aspetti di questa dinamica senza essere fuse arbitrariamente in un’unica figura. Viṣṇu, soprattutto nelle sue manifestazioni avatāriche, rappresenta la preservazione e il ristabilimento del dharma quando l’ordine è compromesso; il suo intervento nel mondo mostra la traduzione di un principio trascendente in azione concreta. Kṛṣṇa, come avatāra di Viṣṇu e interlocutore di Arjuna nella Gītā, è particolarmente pertinente all’asse ispirazione-azione: insegna, rivela e conduce Arjuna verso una decisione operativa, trasformando la crisi in responsabilità. Śiva esprime più direttamente il polo della dissoluzione e della trasformazione: distruzione e rigenerazione non sono semplicemente negative, perché la dissoluzione di una configurazione permette il rinnovamento cosmico; la figura di Śiva come yogin aggiunge inoltre il tema dell’interiorità, dell’ascesi e del distacco. Kālī radicalizza il confronto con tempo, morte e dissoluzione: la sua iconografia non va ridotta a una personificazione generica della distruzione, perché nel contesto delle tradizioni śākta la sua potenza è connessa alla trasformazione, alla liberazione e al superamento delle forme limitanti. Brahmā, infine, può essere associato al principio cosmico della manifestazione, ma il suo ruolo nella Trimūrti non coincide con il nuovo inizio individuale di 12.1; sarebbe quindi improprio utilizzarlo come semplice “dio dell’Ariete”. Più pertinente è la struttura ciclica di creazione, preservazione e dissoluzione, nella quale ogni nuova manifestazione emerge dopo una precedente fase cosmica. Un mito particolarmente significativo è quello della Bhagavad Gītā stessa come scena di soglia: il campo di battaglia di Kurukṣetra diventa il luogo nel quale una forma precedente dell’identità di Arjuna crolla, Krishna gli offre una visione più ampia e l’esperienza culmina nella ripresa dell’azione. Il capitolo XI, con la Viśvarūpa, porta questa dinamica a una dimensione cosmica: Arjuna vede la forma universale di Krishna, nella quale creazione, distruzione e tempo sono compresi in un’unica realtà, e questa visione non lo conduce alla fuga dal campo di battaglia ma alla ripresa del proprio dharma. Questo è uno dei casi più netti di 12.1: la visione trascendente non sostituisce l’azione, ma la orienta. Anche il mito di Śiva e Satī, seguito dalla trasformazione di Satī e dalla successiva manifestazione di Pārvatī, può essere letto, senza ridurlo a una semplice allegoria astrologica, come una narrazione di morte, perdita, dissoluzione di una forma e nuova manifestazione della potenza divina; il passaggio non è una semplice cancellazione ma una trasformazione della relazione e della forma. La tradizione induista offre inoltre una formulazione rituale del passaggio attraverso saṃskāra, pratiche di purificazione e trasformazione che accompagnano le diverse fasi della vita, mentre lo Yoga conduce progressivamente dall’agitazione e dall’identificazione con i processi mentali verso una condizione di maggiore discriminazione e libertà. La componente pisciana di 12.1 appare quindi nella resa, nella dissoluzione dell’identificazione, nella contemplazione, nella conoscenza dell’Assoluto e nel confronto con morte e impermanenza; quella arietina appare nella decisione, nel dharma, nell’azione senza attaccamento e nella responsabilità di manifestare nel mondo ciò che è stato riconosciuto interiormente. L’asse complessivo è quello della Gītā: vedere più profondamente non significa sottrarsi all’azione, ma agire da una posizione trasformata.
MITOLOGIA: In prospettiva mitologica, 12.1 può essere applicato al motivo ricorrente della soglia in cui una forma, una condizione o un ordine del mondo giunge al proprio compimento e, attraverso dissoluzione, perdita, morte, discesa o attraversamento, rende possibile una nuova emergenza. Il nucleo non è quindi semplicemente la morte né semplicemente la rinascita, ma il passaggio fra totalità e individuazione, fra immersione e riemersione, fra abbandono della forma precedente e assunzione di una nuova responsabilità. Nella mitologia greca il mito dei Pesci collega direttamente la parte Pisces alla fuga di Afrodite ed Eros davanti a Tifone: le due divinità si gettano nell’acqua e assumono forma di pesci, trasformando una situazione di minaccia in una modalità di salvezza e dando origine alla costellazione dei Pesci; il mito contiene quindi dissoluzione della forma, immersione nell’acqua, occultamento e successiva permanenza celeste. Il polo Aries è invece espresso dal Montone dal vello d’oro, oggetto della spedizione degli Argonauti: qui l’energia della nuova iniziativa assume la forma dell’impresa, della partenza, della ricerca e dell’azione rischiosa. La relazione fra i due motivi permette di leggere 12.1 come passaggio dalla fuga o dissoluzione della forma precedente alla decisione di intraprendere una nuova direzione. Nell’antico Egitto il ciclo di Osiride offre un’altra configurazione pertinente: smembramento, morte, ricomposizione e restaurazione della vita associano la perdita dell’integrità precedente alla possibilità di una nuova forma di esistenza e di ordine. Nel mito mesopotamico della discesa di Inanna nell’oltretomba, la dea attraversa progressivamente le porte del mondo infero, perde i propri attributi e viene privata della vita, per poi essere restituita al mondo dei viventi; il mito rende particolarmente evidente la dinamica della discesa, della spoliazione, della sospensione e del ritorno. Il rapporto fra morte e nuova configurazione compare anche nei cicli di Demetra e Persefone, dove la separazione, la discesa e il ritorno regolano il passaggio fra sterilità e fecondità, mentre nel ciclo di Dioniso la distruzione e ricomposizione della divinità esprimono una trasformazione dell’identità attraverso la frammentazione. Nella tradizione nordica Ragnarök costituisce una forma più radicale dello stesso principio: la distruzione dell’ordine cosmico non coincide con l’annientamento definitivo, poiché dopo la catastrofe emerge un mondo rinnovato. Nelle tradizioni hindu, Shiva concentra diversi aspetti pertinenti: la distruzione non è soltanto negazione, ma condizione della trasformazione e del nuovo ciclo; Kali radicalizza ulteriormente il motivo della dissoluzione delle forme, mentre Vishnu, attraverso le sue incarnazioni, collega conservazione e intervento concreto nel mondo quando l’ordine deve essere ristabilito. Il mito di Sati e della successiva manifestazione di Parvati presenta inoltre morte, separazione, trasformazione e nuova unione in una sequenza che lega perdita e rinascita. Nelle tradizioni buddhiste il passaggio non è rappresentato necessariamente da una divinità creatrice, ma dal ciclo di nascita e morte, dall’impermanenza e dalla liberazione dal samsara: la soglia decisiva consiste nel cessare l’identificazione con ciò che transita. Nel buddhismo tibetano la tradizione del bardo rende esplicita la dimensione intermedia fra una forma di esistenza e l’altra. Anche nelle mitologie dell’America, dell’Africa e dell’Oceania ricorrono racconti di discesa, morte rituale, sparizione, metamorfosi e ritorno, spesso collegati all’iniziazione: il soggetto deve perdere temporaneamente la condizione precedente per poter assumere una nuova identità. Nel complesso, 12.1 trova quindi nella mitologia mondiale una costellazione di immagini particolarmente coerente: il pesce che si immerge per sfuggire alla distruzione, il dio o la dea che muore e ritorna, la discesa nell’oltretomba, la spoliazione rituale, la distruzione del vecchio cosmo, il guerriero che intraprende una nuova impresa e la divinità che trasforma la dissoluzione in un nuovo ordine. La specificità di 12.1 consiste nel fatto che la soglia non viene considerata un semplice intervallo: ciò che termina deve essere realmente lasciato andare, e l’inizio successivo deve tradurre ciò che è stato ricevuto nella fase di dissoluzione in una nuova azione concreta.
FIL/PSIC.
Jüri Allik (Tallinn, 3 marzo 1949) psicologo estone.
Nikolai Berdyaev*** (Kiev, 18 marzo 1874) filosofo russo, esistenzialista, anarchico cristiano, nato in una famiglia aristocratica russa, soprannominato “il filosofo della libertà”. Era un uomo vibrante, ribelle a ogni autorità e idea fissa, uno spirito indipendente e “negativo”. Non poteva tollerare alcuna affermazione assoluta senza negarla immediatamente, a tal punto che era in grado di contraddirsi e di aggredire chi condivideva le sue stesse opinioni. Per Berdyaev l’uomo unisce due mondi: quello divino e naturale, multidimensionale e ordinario. Queste due nature possono unirsi attraverso la libertà e la creatività, che rappresentano le sole vie d’uscita dal dualismo umano. Secondo Berdyaev credere che la fonte del male sia fuori di sé è il terreno migliore per ogni forma di fanatismo odioso e crudele. La radice del male è in ognuno di noi per cui si tratta di prendersene piena responsabilità. Nella sua opera Nuovo Medioevo (1923) descrive il fallimento della civiltà moderna, per cui l’uomo si trova di fronte alla sua più grave crisi spirituale, incatenato a forze più grandi di lui, che lungi dal liberarlo lo hanno reso schiavo. Tutte le filosofie che esprimevano fiducia nei confronti dell’avvenire sono di fronte al proprio stesso fallimento. “Il sentimento del male diviene più forte e più acuto nel nuovo Medioevo. La forza del male crescerà e assumerà forme nuove per causare nuovi dolori. Ma all’uomo è stata concessa la libertà dello spirito, la libertà di scegliere la propria via”. “La notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina; di notte risplendono luminose le stelle, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora”, “La luce diurna e razionalista della storia moderna si va spegnendo, il suo astro declina, avanza il crepuscolo, e ci avviciniamo alla notte”, “Credere che i popoli e le nazioni vivano nel presente è un errore. Il presente è qualcosa di appena raggiungibile. In realtà si vive nella forza del passato e nell’attrazione del futuro”, “Stiamo entrando nel regno dell’ignoto e dell’inesplorato, e vi entriamo senza gioia, senza radiose speranze”, “La modernità, che sta giungendo alla propria fine, venne concepita all’epoca del Rinascimento. Noi oggi stiamo assistendo alla fine del Rinascimento”, “L’unione dell’Ortodossia con l’assolutismo statale è avvenuta sul terreno della non credenza nella divinità della terra, nel futuro terreno dell’umanità; l’Ortodossia ha dato la terra nelle mani dello stato a causa della sua stessa non credenza nell’uomo e nell’umanità, a causa del suo atteggiamento nichilista nei confronti del mondo. L’Ortodossia non crede nell’ordinamento religioso della vita umana sulla terra e compensa il proprio pessimismo senza speranza con un appello a un energico ordinamento di esso da parte dell’autorità statale”, “C’è una verità assoluta nell’anarchismo ed è da vedere nel suo atteggiamento nei confronti della sovranità dello Stato e di ogni forma di assolutismo statale… La verità religiosa dell’anarchismo consiste in questo, che il potere sull’uomo è legato al peccato e male, che uno stato di perfezione è uno stato in cui non c’è potere dell’uomo sull’uomo, cioè anarchia. Il regno di Dio è libertà e l’assenza di tale potere… il regno di Dio è anarchia”, “Mi vedo immerso nelle profondità dell’esistenza umana e di fronte al mistero ineffabile del mondo e di tutto ciò che è. E in quella situazione, mi sono reso acutamente e ardentemente consapevole che il mondo non può essere autosufficiente, che si nasconde, in una profondità ancora maggiore, un significato misterioso e trascendente. Questo significato è chiamato Dio. Gli uomini non sono riusciti a trovare un nome più elevato, sebbene ne abbiano abusato al punto da renderlo quasi indicibile. Dio può essere negato solo in superficie; ma non si può negare dove l’esperienza umana scenda sotto la superficie di un’esistenza piatta, insulsa e banale”, “Viviamo in un incubo di falsità e ci sono pochi che sono sufficientemente svegli e consapevoli per vedere le cose come sono. Il nostro primo dovere è cancellare le illusioni e recuperare il senso della realtà. Se dovesse venire la guerra, lo farà a causa delle nostre delusioni, per le quali la nostra coscienza tormentata cerca di trovare scuse morali. Recuperare un senso della realtà significa recuperare la verità su noi stessi e sul mondo in cui viviamo, e quindi acquisire il potere d’impedire a questo mondo di frantumarsi”, “Ogni singola anima umana ha più significato e valore dell’intera storia”, “C’è un tragico scontro tra la Verità e il mondo. La pura verità non distorta brucia il mondo”, “In realtà, la libertà è aristocratica, non democratica. Con dolore dobbiamo riconoscere che la libertà è cara solo a quegli uomini che pensano in modo creativo. Non è molto necessario per coloro che non apprezzano il pensiero. Nelle cosiddette democrazie, fondate sul principio della sovranità popolare, una parte considerevole del popolo è costituita da coloro che non hanno ancora preso coscienza di se stessi come esseri liberi, portando in sé la dignità della libertà. L’educazione alla libertà è ancora qualcosa davanti a noi, e questo non sarà raggiunto in fretta”, “La guerra ha educato generazioni di credenti nella forza. I demoni dell’odio e dell’omicidio poi liberati continuano la loro attività”, “Il fanatismo è una specie di follia, generata dall’incapacità di contenere la pienezza della verità”, “Il cristianesimo chiede la vittoria sul mondo e non la sottomissione al mondo. L’umiltà non è sottomissione, al contrario, è ribellione, che si muove lungo la linea della massima resistenza”, “L’amore nasce dall’unione dello spirito con l’anima. Lo spirito sottratto all’anima non genera amore. … L’amore spirituale che non conosce l’anima e non è connesso con l’anima, l’amore astratto, incruento, impersonale non è amore e può essere crudele, fanatico, disumano. È amore per un’idea, non per un essere vivente. … L’amore è la restaurazione del principio personale nel campo, non naturale, ma spirituale”, “Puoi provare preoccupazione e paura per la malattia di una persona cara e il pericolo della morte, ma quando arriva il momento della morte, non c’è più alcuna cura e non c’è paura ordinaria, ma c’è un orrore mistico del mistero della morte, c’è desiderio di un mondo in cui non c’è morte”, “La questione dell’immortalità dell’anima appartiene a una metafisica del tutto superata. La morte è il fatto più profondo e significativo della vita, elevando l’ultimo dei mortali al di sopra dell’ordinario e della volgarità della vita. E solo il fatto della morte solleva in profondità la questione del senso della vita. … La morte – l’orrore definitivo e il male supremo – si rivela l’unica via d’uscita da un brutto momento nell’eternità, e la vita immortale ed eterna si rivela realizzabile solo attraverso la morte. L’ultima speranza dell’uomo è connessa con la morte, che così rivela la potenza del male nel mondo”, “La libertà è la mia indipendenza e la determinazione della mia personalità dall’interno, e la libertà è il mio potere creativo, non la scelta tra il bene e il male che mi viene proposta, ma la mia creazione del bene e del male”, “La verità si conosce nella libertà e attraverso la libertà. La verità impostami, in nome della quale mi chiedono di rinunciare alla libertà, non è affatto la verità, ma è una tentazione diabolica. Conoscere la verità mi renderà libero. Ma c’è una libertà alla fine, un’altra libertà all’inizio. Conosco liberamente la verità che mi rende libero. Nessuna autorità al mondo può impormi questa verità”, “La morte non può essere intesa solo come l’ultimo momento della vita, dopo il quale si verifica o la non esistenza o l’aldilà. La morte è un fenomeno che si estende per tutta la vita. La nostra vita è piena di morte, di morte. La vita è un morire continuo, il vivere la fine in ogni cosa, il giudizio costante dell’eternità nel tempo”, “La coscienza è un principio spirituale, soprannaturale nell’uomo, e non è affatto di origine sociale. Origine sociale piuttosto intasamento e distorsione di coscienza. La coscienza è quella profondità della natura umana, in cui non si è completamente allontanata da Dio, ha mantenuto la sua connessione con il mondo divino”, “La nostra coscienza è intasata e annebbiata, non solo perché c’è il peccato originale, ma anche perché apparteniamo a diverse formazioni sociali che, ai fini della loro autoconservazione, considerano la menzogna più utile della verità”, “La paura è lo stato di una creatura tremante, tremante, caduta, che si trova nelle pianure dell’essere e che è in pericolo da tutte le parti. La paura è l’attesa della sofferenza, dei colpi, delle privazioni, dell’insorgere del nemico, che porterà via le benedizioni della vita, la vita stessa, l’attesa della malattia, la povertà, l’impotenza e l’indifesa. L’esperienza della paura non include l’idea dell’altezza dell’essere che una persona vorrebbe raggiungere e l’isolamento da cui lo tormenta. Nell’esperienza di un’intensa paura, una persona di solito dimentica qualsiasi altezza ed è incline a vivere in pianura, se solo lo liberasse dai pericoli, dalle difficoltà e dalle sofferenze previste. La paura è opportunistica e, in uno stato di forte paura, una persona accetta tutto. La paura è una condizione che umilia, non eleva una persona”, “Poiché i criteri dell’ortodossia e dell’eresia sono di natura prevalentemente sociale e sono associati al predominio della comunità religiosa sull’individuo, questi criteri sono difficilmente applicabili al misticismo. Questa è la somiglianza del misticismo con la profezia. Mistici e profeti sono le persone più libere, non accettano di essere determinati nei loro modi da una società collettiva, persino religiosa”, “L’esistenza giuridica statale è l’esistenza di parti in guerra”, “Il cosmopolitismo è un’espressione brutta e irrealizzabile del sogno di un’umanità unica, fraterna e perfetta, la sostituzione di un’utopia astratta all’umanità concretamente viva. Chi non ama il suo popolo e non ama l’immagine concreta di esso, non può nemmeno amare l’umanità, e nemmeno l’immagine concreta dell’umanità gli è cara”, “Il pensiero scientifico degenera… in un nuovo tipo di dogmatismo. E questo nuovo dogmatismo fa uso delle menzogne convenzionali per i propri scopi. Accademici, professori, scienziati non sono certo il tipo di uomini esenti da preconcetti e falsità convenzionali, ampiamente utilizzati dalla scienza socialmente organizzata. Gli scienziati sono superstiziosi nei confronti della scienza e spesso si dimostrano suoi schiavi e non suoi padroni. I loro giudizi non scaturiscono da una fonte libera e chiara. C’è un’opinione pubblica convenzionale nel mondo della scienza, molto tirannica e distruttiva della libertà di giudizio”.
Émile Coué de la Châtaigneraie (9) psicologo e farmacista francese che ha introdotto un metodo popolare di psicoterapia e auto-miglioramento basato su un’ottimistica autosuggestione.
Richard Tarnas (3Ui) (Ginevra, 21 febbraio 1950) filosofo, storico statunitense, The Passion of the Western Mind (1991), Cosmos and Psyche (2006).
ARTE: 12.1 presenta una particolare affinità con l’arte perché la creazione artistica può costituire precisamente il passaggio fra un’esperienza ancora informe, intuitiva o interiore e una forma percepibile nella realtà. L’arte può quindi assumere la funzione di soglia fra visibile e invisibile, coscienza individuale e dimensione transpersonale, dissoluzione di una forma precedente e nascita di una nuova configurazione. Sono particolarmente pertinenti i generi nei quali questo passaggio è esplicito: pittura visionaria e simbolica, surrealismo, arte religiosa e mistica, impressionismo per la trasformazione della percezione sensibile, arte naïf per la ricostruzione intenzionale di una realtà semplice e altra, teatro rituale e performativo, fotografia e cinema quando documentano trasformazioni interiori o passaggi esistenziali, nonché le arti plastiche quando lavorano sulla metamorfosi della materia. Anche il tema del corpo assume rilievo: il corpo può essere celebrato nella sua presenza sensibile, trasformato artisticamente oppure attraversato come limite, mentre morte, eros, sogno, memoria, guerra, natura e trascendenza possono diventare immagini del passaggio. In questo quadro Michel Delacroix può essere richiamato per la capacità della pittura naïf di trasformare la memoria della Parigi vissuta e immaginata in una realtà pittorica autonoma, mentre George Desvallières rappresenta il versante religioso e spirituale della pittura, Félix Labisse quello surrealista e visionario, Moina Mathers l’incontro fra arte, simbolismo rituale e occultismo e Auguste Renoir la trasformazione della percezione della vita corporea, della luce, della relazione e della bellezza in esperienza pittorica. Delacroix costruisce scene urbane parigine caratterizzate da una dimensione memoriale e da una realtà quotidiana trasfigurata dalla pittura naïf. Desvallières fu riconosciuto dal Musée d’Orsay come uno dei rinnovatori della pittura religiosa francese; opere come Le Christ à la colonne mostrano il passaggio dalla rappresentazione artistica alla meditazione cristologica. Labisse porta invece la soglia nel territorio dell’immaginazione surrealista: Le précurseur, Le présage de la guerre e L’Arbre anthropophage possono essere letti, nell’applicazione analogica a 12.1, come immagini di trasformazione, presagio, metamorfosi e perturbazione della forma ordinaria. Moina Mathers costituisce un caso particolarmente singolare perché la sua formazione alla Slade School of Fine Art si intrecciò con lo studio dell’arte egizia, la pratica artistica e l’attività nella Golden Dawn; nella collaborazione con S. L. MacGregor Mathers la sua funzione di artista e quella di interprete visionaria furono strettamente connesse. In Renoir la relazione con 12.1 può essere ricercata soprattutto nella trasformazione della percezione immediata in immagine: i suoi dipinti della danza portano la corporeità, il movimento e la relazione fra i corpi al centro di una composizione nella quale la vita effimera viene fissata senza perdere il senso del movimento. Il Musée d’Orsay sottolinea proprio lo sviluppo della danza come tema pittorico monumentale e la centralità dei corpi in movimento. Nel loro insieme, questi artisti mostrano diverse modalità della stessa funzione: ricevere un’impressione, un’immagine, una visione o un’esperienza e darle una forma capace di conservarne la tensione originaria senza ridurla a semplice documentazione.
Michel Delacroix (Parigi, 26 febbraio 1933) pittore francese naif.
George Desvallières (9Np) (Parigi, 14 marzo 1861) pittore francese.
Félix Labisse (1Uf) (Marchiennes, 9 marzo 1905) pittore surrealista francese, Le précurseur; Le presage de la guerre; L’Arbre anthropophage.
Moina Mathers (2Nv) (Ginevra, 28 febbraio 1865) artista, occultista, sorella di H. Bergson.
Auguste Renoir (11NiPv) (Limoges, 25 febbraio 1841) pittore impressionista francese, pittore principale nello sviluppo dello stile impressionista, celebratore della bellezza, e della sensualità femminile.
LETTERATURA: In letteratura 12.1 riguarda la trasformazione dell’esperienza attraverso la parola: il testo diventa una soglia nella quale ciò che è perduto, invisibile, sognato, ricordato o ancora informe può assumere una configurazione narrativa o poetica. Sono quindi particolarmente pertinenti la poesia mistica e visionaria, il romanzo di formazione e di trasformazione, la narrativa fantastica e soprannaturale, il realismo magico, la narrativa esistenziale, il romanzo storico quando mette in scena passaggi irreversibili, la distopia quando mostra il collasso di un ordine e la ricerca di una nuova possibilità, il teatro sociale e politico, la memorialistica e la scrittura autobiografica. Un ruolo particolare spetta ai motivi della soglia, del viaggio, della discesa e del ritorno, della morte e della sopravvivenza, della perdita e della ricostruzione, del sogno, della memoria e dell’iniziazione; anche la struttura ciclica del tempo è pertinente quando il nuovo inizio rischia di riprodurre ciò che era già accaduto. Fra gli autori forniti, i riferimenti più significativi per questa costellazione sono Kōbō Abe, Ryūnosuke Akutagawa, Algernon Blackwood, Anthony Burgess, Minna Canth, Joseph von Eichendorff, Beppe Fenoglio, Domenico Giuliotti, Gabriel García Márquez, Alda Merini, James Redfield, Jonathan Safran Foer e Valerio Massimo Manfredi: insieme attraversano narrativa fantastica, esistenziale, romantica, sociale, religiosa, memoriale, visionaria, distopica e storico-avventurosa, permettendo di osservare diverse forme della transizione fra una condizione e un’altra. Kōbō Abe: in Hakobune Sakura-maru (L’arca ciliegio) l’arca diventa uno spazio separato dal mondo ordinario, una struttura di sopravvivenza costruita mentre la realtà esterna è percepita come minacciosa e prossima al collasso; il motivo dell’isolamento e della preparazione a una trasformazione radicale è particolarmente vicino alla dinamica di soglia di 12.1. Ryūnosuke Akutagawa: Rashōmon mette in scena un uomo che, nel passaggio attraverso una situazione di abbandono e decomposizione dell’ordine sociale, deve scegliere quale condotta assumere; la soglia fisica della porta coincide con una soglia morale, rendendo concreta la tensione fra dissoluzione del vecchio ordine e nuova decisione individuale. Algernon Blackwood: The Willows porta il motivo della soglia nel paesaggio naturale: il viaggio lungo il Danubio conduce i protagonisti in un ambiente nel quale la realtà ordinaria viene progressivamente percepita come insufficiente e minacciata da una dimensione incomprensibile; la natura diventa così luogo di passaggio fra percezione convenzionale e mistero. Anthony Burgess: A Clockwork Orange affronta direttamente il rapporto fra libertà, scelta morale e condizionamento, mentre The Wanting Seed costruisce una società sottoposta a crisi demografica e a trasformazioni cicliche dell’ordine politico e sociale. La stessa Fondazione Burgess definisce A Clockwork Orange come un’opera centrata sul conflitto individuo-Stato, sulla possibilità della redenzione e sulla libertà morale, mentre Burgess presenta The Wanting Seed come una storia nella quale la società attraversa cicli di trasformazione. Minna Canth: Työmiehen vaimo (La moglie dell’operaio) mette una donna davanti alla progressiva dissoluzione della sicurezza economica e familiare prodotta da un ordine sociale ingiusto; il dramma trasforma una condizione privata in presa di coscienza e denuncia sociale. Joseph von Eichendorff: Das Marmorbild (La statua di marmo) costruisce una soglia fra mondo cristiano, desiderio, seduzione, immaginazione e realtà: Florio entra nello spazio notturno dominato dall’immagine di Venere, ne subisce il fascino e infine ne esce ritrovando la propria direzione. Aus dem Leben eines Taugenichts (Vita di un perdigiorno) sviluppa invece il viaggio come liberazione dall’ordine precedente e apertura all’ignoto. Beppe Fenoglio: Il partigiano Johnny trasforma la scelta di entrare nella Resistenza in una decisione esistenziale irreversibile; il protagonista passa dall’attesa all’azione e assume la propria identità attraverso una scelta concreta. In Una questione privata la ricerca della verità personale si intreccia con la guerra e conduce Milton attraverso paesaggi di nebbia, inseguimento e limite fisico, fino al crollo nel bosco; la tensione fra amore, verità e responsabilità individuale costituisce il centro del romanzo. Domenico Giuliotti: la sua produzione unisce poesia, polemica religiosa, prosa e riflessione sulla santità; Il ponte sul mondo e Le due luci: santità e poesia sono particolarmente pertinenti perché pongono in relazione esperienza religiosa e forma letteraria, mentre la crisi spirituale documentata nella sua vita mostra il rapporto fra oscuramento, ricerca e riapertura della fede. Gabriel García Márquez: Cien años de soledad (Cent’anni di solitudine) costruisce una temporalità nella quale passato e futuro si ripresentano ciclicamente e il destino della famiglia Buendía sembra riprodurre continuamente le proprie forme; il romanzo è stato esplicitamente collegato alla concezione ciclica e mitica del tempo propria di diverse culture americane. In rapporto a 12.1, il punto decisivo è la tensione fra nuovo inizio e ripetizione: l’inizio può essere autentico soltanto quando ciò che è stato viene realmente compreso e trasformato. Alda Merini: La Terra Santa trasforma l’esperienza dell’internamento psichiatrico in poesia, mentre L’altra verità. Diario di una diversa ne offre una forma testimoniale; la sua scrittura mostra come un’esperienza di perdita, separazione e marginalità possa essere trasformata in parola poetica e in ricerca di senso. Treccani individua già nel primo libro, La presenza di Orfeo, l’intreccio fra temi erotici e mistici e considera La Terra Santa una delle raccolte fondamentali della sua produzione. James Redfield: The Celestine Prophecy (La profezia di Celestino) costruisce il percorso narrativo come una sequenza di incontri, intuizioni e coincidenze attraverso cui il protagonista modifica progressivamente la propria percezione; il tema dell’energia relazionale e della trasformazione della percezione, già espresso nel materiale fornito, trova nel romanzo una forma narrativa di ricerca e attraversamento. Jonathan Safran Foer: Extremely Loud & Incredibly Close (Molto forte, incredibilmente vicino) affronta perdita, trauma, memoria e ricerca di una forma di elaborazione attraverso il viaggio del giovane protagonista; la scrittura diventa un dispositivo attraverso cui ciò che non può essere restituito nella sua forma originaria viene trasformato in racconto e relazione. Valerio Massimo Manfredi: L’armata perduta rielabora l’Anabasi di Senofonte attraverso la voce di Abira e trasforma la marcia dei Diecimila in un percorso di sopravvivenza, conoscenza, perdita e superamento di prove; il viaggio attraversa territori ostili e pone continuamente il problema del limite che non deve essere oltrepassato. In tutti questi casi, l’applicazione di 12.1 alla letteratura non consiste nell’attribuire un simbolismo astrologico arbitrario ai testi, ma nel riconoscere strutture narrative effettivamente presenti: una forma che si conclude, una soglia che viene attraversata, un’esperienza interiore che cerca espressione, una perdita che modifica l’identità, oppure un nuovo inizio che deve evitare di diventare semplice ripetizione.
Kōbō Abe (Up) (Tokyo, 7 marzo 1924) scrittore, drammaturgo, fotografo, inventore giapponese, L’arca ciliegio.
Ryūnosuke Akutagawa (Tokyo, 1º marzo 1892) scrittore giapponese, Rashōmon.
Algernon Blackwood (8) (Shooter’s Hill, 14 marzo 1869) scrittore britannico di romanzi soprannaturali, Salici.
Sandra Brown (Waco, 12 marzo 1948) scrittrice statunitense.
Anthony Burgess (4Pi) (Manchester, 25 febbraio 1917) romanziere, critico, compositore, sceneggiatore, giornalista britannico, Arancia Meccanica, Il seme inquieto, Gli strumenti delle tenebre.
Minna Canth (UPv) (Tampere, 19 marzo 1844) scrittrice finlandese, femminista, attivista sociale.
Théodore de Banville (8PpSr) (Moulins, 14 marzo 1823) poeta, scrittore francese.
Robert de Montesquiou (4Nf) (Parigi, 7 marzo 1855) poeta, scrittore francese.
Joseph Eichendorff (9) (Castello di Lubowitz, 10 marzo 1788) poeta, scrittore, drammaturgo tedesco.
Beppe Fenoglio (9Up) (Alba, 1º marzo 1922) scrittore, traduttore, partigiano italiano.
Domenico Giuliotti (4SfNv) (San Casciano in Val di Pesa, 18 febbraio 1877) scrittore italiano.
Martin Greenberg (South Beach, 1º marzo 1941) accademico, antologista di narrativa fantastica statunitense.
Jozef Miloslav Hurban (Pp) (Beckov, 19 marzo 1817) scrittore, politico, pastore protestante slovacco.
Ryszard Kapuscinski (Pinsk, 4 marzo 1932)giornalista, scrittore, saggista polacco.
Gabriel García Márquez (2) (Aracataca, 6 marzo 1927) scrittore colombiano, Cent’anni di solitudine, Nobel.
Alda Merini (11Uv)(Milano, 21 marzo 1931) scrittrice, poetessa italiana, La Terra Santa, L’altra verità: Diario di una diversa, Mistica d’amore. “La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. E noi abbiamo tanta difficoltà a essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore”.
Melinda Metz (12.12/1) (San Jose, 7 marzo 1962) autrice statunitense, Roswell High, Fingerprints. Frank Norris (Chicago, 5 marzo 1870) scrittore statunitense.
Marcel Pagnol (6Ur) (Aubagne, 28 febbraio 1895) romanziere francese, drammaturgo, cineasta.
Pietro Pancrazi (4) (Cortona, 19 febbraio 1893) scrittore, critico letterario italiano.
Francesco Piccolo (5Sv) (Caserta, 12 marzo 1964) scrittore e sceneggiatore italiano, Str. (Il desiderio di essere come tutti).
Boris Polevoy (Sv) (Mosca, 17 marzo 1908) scrittore sovietico.
Sully Prudhomme (10) (Parigi, 16 marzo 1839) poeta francese, Nobel.
James Redfield (6Uf) (Birmingham, 19 marzo 1950) scrittore statunitense, La profezia di Celestino. “Troppo spesso gli uomini si allontanano dalla più grande fonte di energia, sentendosi poi deboli e insicuri. Per aumentare la nostra energia tendiamo a manipolare o costringere gli altri a concederci la loro attenzione e quindi la loro stessa energia. Quando riusciamo a dominare in questo modo gli altri, noi ci sentiamo più potenti, mentre loro si indeboliscono e a volte si ribellano. La competizione per l’energia é la causa di tutti i conflitti tra gli esseri umani”.
Jonathan Safran Foer (Washington, 21 febbraio 1977) scrittore, saggista statunitense.
Ewald Christian von Kleist (Zeblin, 7 marzo 1715) poeta tedesco.
Valerio Massimo Manfredi (Piumazzo, 8 marzo 1943) scrittore, storico, archeologo, sceneggiatore, conduttore televisivo, accademico italiano, Bnc (L’armata perduta).
MUSICA: La musica è particolarmente adatta a 12.1 perché opera direttamente sulla soglia fra forma e dissoluzione: il suono nasce, si sviluppa nel tempo e necessariamente termina, mentre la sua conclusione può preparare una nuova frase, un nuovo movimento o un nuovo ciclo. In questo senso la struttura musicale rende concreta la relazione fra fine e inizio, silenzio e suono, attesa e impulso, interiorità e manifestazione. Sono particolarmente pertinenti i generi nei quali questa dinamica è strutturale o tematica: musica ambientale e contemplativa, psichedelia, progressive e art rock, musica elettronica, cantautorato introspettivo, rock visionario, musica spirituale e religiosa, blues e jazz quando trasformano esperienza e sofferenza in improvvisazione, tango e musiche di tradizione popolare quando elaborano memoria, perdita e trasformazione, nonché le forme pop e rock nelle quali la relazione amorosa viene rappresentata come esperienza di incontro, crisi, separazione e rinascita. La dimensione musicale di 12.1 non richiede tuttavia un’atmosfera necessariamente mistica o malinconica: anche il ritmo, l’impulso corporeo e la decisione possono esprimere il passaggio dalla ricettività all’azione. Fra i nomi forniti, i riferimenti più rappresentativi sono David Gilmour, Gary Jules, Melissa Auf der Maur, Rihanna, Ástor Piazzolla e Khaled, ai quali si possono affiancare, per aspetti più circoscritti, will.i.am, Alain Chamfort, Camille, James Taylor, Al Jarreau e Saber Rebai. David Gilmour: diversi brani della sua produzione sviluppano in modo particolarmente evidente il tema del tempo, della perdita e della memoria. Time pone al centro il trascorrere irreversibile dell’esistenza e la necessità di non lasciare che il tempo passi senza essere vissuto; Wish You Were Here trasforma l’assenza in memoria e desiderio di relazione; On an Island introduce invece uno spazio separato e contemplativo, mentre A Boat Lies Waiting affronta direttamente l’assenza e la morte attraverso la memoria dell’amico perduto. Anche Coming Back to Life, presente nel repertorio ufficiale di Gilmour, è particolarmente pertinente per il motivo della riemersione dopo una fase di immobilità. Gary Jules: Falling Awake è uno dei casi più netti di corrispondenza con 12.1 già nel titolo: il risveglio avviene mentre si sta ancora “cadendo”, un’immagine che unisce perdita di equilibrio e acquisizione di consapevolezza. Il testo insiste su una condizione liminale, fra pericolo, scelta personale, fantasmi del passato e necessità di assumere responsabilità; il brano è stato pubblicato nel 2006 nell’album Gary Jules. Anche There’s a Hole in the Sky, presente nello stesso album, può essere richiamata per l’immagine di una frattura nell’ordine consueto e dell’apertura verso ciò che sta oltre. Melissa Auf der Maur: Followed the Waves costruisce il passaggio attraverso l’immagine dell’acqua e del movimento: seguire le onde conduce verso l’altro, ma il percorso non coincide con una stabilizzazione definitiva della relazione. Il brano mantiene insieme attrazione, instabilità, desiderio, perdita di controllo e necessità di interrompere un legame non autentico; la conclusione “I’ll never stay with you” porta la dinamica dalla permeabilità emotiva alla decisione. Il singolo appartiene all’album Auf der Maur del 2004. The Key è pertinente per il motivo della chiave come accesso e apertura di una soglia, ma può essere mantenuta come associazione secondaria senza forzare l’interpretazione. Rihanna: We Found Love presenta un caso particolarmente chiaro di amore trovato in una situazione priva di prospettive, seguito però dal riconoscimento della necessità di lasciarlo andare; il rapporto fra amore, caducità e trasformazione corrisponde direttamente a uno dei nuclei di 12.1. Diamonds sposta invece l’accento verso la trasformazione di un’esperienza relazionale in un’immagine di luce e permanenza, mentre Disturbia porta il tema nella dimensione dell’alterazione percettiva e della coscienza disturbata. Ástor Piazzolla: il tango nuevo è particolarmente pertinente perché trasforma una forma musicale tradizionale senza abbandonarne la matrice; nella sua opera la tradizione viene dissolta e ricomposta attraverso nuovi ritmi, armonie e strutture, producendo un linguaggio nel quale memoria e innovazione coesistono. Adiós Nonino, composto dopo la morte del padre, è un esempio particolarmente significativo di trasformazione del lutto in nuova forma musicale: la perdita non viene semplicemente commemorata, ma diventa materia creativa. Khaled: il raï costituisce un altro esempio di traduzione dell’esperienza in una forma capace di attraversare tradizione e modernità. Aïcha sviluppa il tema dell’amore, della libertà e del rifiuto di una relazione fondata sul possesso, mentre C’est la vie assume la caducità e l’imprevedibilità dell’esistenza come elementi da attraversare senza pretendere di fissarli. will.i.am: Travelling Song può essere mantenuta come riferimento al viaggio e al movimento verso una nuova condizione, ma senza attribuirle un peso comparabile ai casi precedenti. Alain Chamfort, con Paradis, e Camille rappresentano il versante francese nel quale la canzone può trasformare esperienza affettiva e immaginazione in una forma sospesa fra interiorità e manifestazione; James Taylor è pertinente soprattutto per il cantautorato introspettivo e per la capacità di trasformare esperienza personale, perdita e ricerca di equilibrio in forma musicale. Gli altri nomi forniti possono rimanere nel repertorio generale senza essere forzatamente associati a 12.1: in questa sezione è preferibile che la selezione rimanga concentrata sui casi nei quali il rapporto fra dissoluzione, soglia, risveglio, amore, caducità e nuovo inizio è effettivamente documentabile attraverso la musica.
MUSICA
will.i.am (9Ni) (Los Angeles, 15 marzo 1975) musicista hip hop statunitense, compositore (Black Eyed Peas), “Travelling Song”.
Cyrine Abdelnour (سيرين عبد النور) (21 febbraio 1977) cantante, attrice, modella libanese cristiana.
Alexander Bard (Motala, 17 marzo 1961) cantante svedese (Army of Lovers), “Blood in the Chapel”.
Alain Chamfort (4Ui) (Parigi, 2 marzo 1949) cantante francese bretone, “Paradis”.
Camille Dalmais (3Nb) (Parigi, 10 marzo 1978) cantante francese.
Luca Fainello (Verona, 27 febbraio 1982) cantante italiano (Sonohra) “I Believe”.
David Gilmour (8) (Cambridge, 6 marzo 1946) chitarrista, cantante, cantautore inglese (Pink Floyd), “A Boat Lies Waiting”; “Comfortably Numb”*; “Wish You Were Here”; “On an Island”; “Time”.
Rupert Holmes (Northwich, 24 febbraio 1947) musicista, compositore, drammaturgo statunitense.
Al Jarreau (9Sv) (Milwaukee, 12 marzo 1940) cantante statunitense.
Gary Jules (Fresno, 19 marzo 1969) cantautore statunitense, “Falling Awake” (2006; Eagle in the dark Feathers in the pages. Monkeys in my heart Are rattling their cages. Found a way to blue And another ghost to follow Said “it’s only up to you” And that’s the hardest pill to swallow. Mmmmmhmmmmmhhhmmm You never get to choose You live on what they sent you And you know they’re gonna use The things you love against you One foot in the grave One foot in the shower There’s never time to save You’re paying by the hour And that’s just the way it goes Falling awake And that’s just the way it goes Slipping through the bars Aware of the danger Of riding in the cars Taking candy from strangers And it’s never out of hand Never out of pocket I’m supersonic man Do you wanna buy a rocket? And that’s just the way it goes Falling awake, falling awake And that’s just the way it goes Falling awake, falling awake Eagle in the dark Feathers in the pages Monkeys in my heart Are rattling their cages I could learn to play the game Learn to run the hustle If I only had the brains The money or the muscle); “There’s a Hole In the Sky”.
Khaled (8UfNi) (Orano, 29 febbraio 1960) cantautore, polistrumentista raï algerino, “C’est la vie”; “Aicha”. Uno dei musicisti più importanti nella storia della musica Raï nella sua nativa Algeria ed è uno dei cantanti arabi più conosciuti al mondo.
Melissa Auf der Maur (5Ur) (Montréal, 17 marzo 1972) musicista rock canadese, “Followed the Waves”(2004; Feel me sneaking around again Am I hangin’ around again? Can’t you see? That my heart lies, my heart lies to you I followed the waves to you, I cannot see it through But my heart lies to you You’ll never have me true Please don’t, please don’t make amends See me, see me slip again Break my heart The cards of fate Seal the deal My heart lies, my heart lies to you I followed the waves to you, I cannot see it through But my heart lies to you You’ll never have me true I followed the waves to you, I cannot see it through But my heart lies to you I’ll never stay with you I followed the waves to you, I cannot see it through But my heart lies to you You’ll Never have me true Between my fire sighs and my burning eyes My heart burns wildly in his eyes He’s just a drunken, gambling man Dealing with the hand of desire’s thing I’m gonna shuffle his deck clean I’m gonna shuffle his deck clean), “The Key”.
Lova Moor (1Nb) (La Grève-sur-Mignon, 5 marzo 1946) cantante, danzatrice francese.
Ástor Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921) musicista, compositore, arrangiatore tango argentino.
Saber Rebai (صابر الرباعي) (13 marzo 1967) cantante, attore e compositore panarabo tunisino; “Sidi Mansour”.
Rihanna (1Nf) (Saint Michael, 20 febbraio 1988) cantante delle Barbados, “We Found Love in a Hopeless Place”(2011; Yellow diamonds in the light Now we’re standing side by side As your shadow crosses mine What it takes to come alive … It’s the way I’m feeling I just can’t deny But I’ve gotta let it go … We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place … Shine a light through an open door Love and life I will divide Turn away ‘cause I need you more Feel the heartbeat in my mind … It’s the way I’m feeling I just can’t deny But I’ve gotta let it go … We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place … Yellow diamonds in the light Now we’re standing side by side As your shadow crosses mine (mine, mine, mine) … We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place … We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place We found love in a hopeless place); “Disturbia”; “Diamonds*”.
Nate Ruess (Iowa City, 26 febbraio 1982) cantautore statunitense, indie (Format, Fun).
Noemi Smorra (Roma, 16 marzo 1983) cantante italiana, “Adesso”.
James Taylor (6Uf) (Boston, 12 marzo 1948) cantautore, chitarrista statunitense.
Haifa Wehbe (Sv) (Mahrouna, 10 marzo 1972) modella, attrice, cantante libanese, “Huwa az-Zaman”.
SPETTACOLO: 12.1 trova nello spettacolo una delle applicazioni più immediate perché cinema, televisione e teatro rendono visibile il passaggio fra stati di coscienza, identità e realtà differenti. Sono particolarmente pertinenti il cinema fantastico e fantascientifico, il thriller psicologico, il dramma esistenziale, il cinema di guerra e di riconciliazione, il fantasy mitologico, il film iniziatico, il soprannaturale, il cinema visionario e le serie costruite su universi paralleli, sogni, memoria o trasformazioni dell’identità. Anche il teatro è particolarmente adatto quando mette in scena metamorfosi, crisi dell’identità, conflitto fra apparenza e realtà o passaggi irreversibili; il musical può esprimere il passaggio attraverso trasformazione personale e sociale, mentre l’illusionismo e il mentalismo introducono direttamente il tema della soglia percettiva e della distinzione fra ciò che appare e ciò che realmente accade. Fra gli interpreti e autori indicati, i riferimenti più significativi sono Derren Brown, Daniel Craig, Holly Hunter, Isabelle Huppert, William Hurt, Kyle Killen, Danis Tanović, Josh Trank e Sophie Turner, mentre gli altri possono rimanere nel repertorio senza essere forzatamente associati. Derren Brown: il suo lavoro sul mentalismo è pertinente soprattutto per la distinzione fra realtà percepita, interpretazione e condizionamento. The Push (2018) porta questa ricerca in forma di esperimento sociale, mostrando quanto una persona possa essere condotta verso una decisione attraverso pressioni progressive e manipolazione del contesto. (netflix.com) È quindi una forma di spettacolo nella quale la soglia di 12.1 viene posta direttamente fra libertà apparente e condizionamento. Holly Hunter: The Piano mette in relazione silenzio, desiderio, corpo, perdita, comunicazione non verbale e progressiva riconquista della libertà personale; il pianoforte stesso diventa oggetto di passaggio fra interiorità e manifestazione. William Hurt: Il bacio della donna ragno colloca i protagonisti in una situazione estrema di prigionia nella quale immaginazione, memoria, racconto e realtà permettono di oltrepassare temporaneamente la condizione materiale; il rapporto fra esperienza interiore e trasformazione concreta è particolarmente pertinente. Kyle Killen: Awake è uno dei casi più precisi per 12.1 nell’intero materiale cinematografico e televisivo fornito: dopo un incidente il detective Michael Britten vive alternativamente in due realtà, in una delle quali è sopravvissuto il figlio e nell’altra la moglie. Le due dimensioni non sono semplicemente un espediente fantastico, ma diventano due modalità attraverso cui elaborare perdita, amore, identità e impossibilità di conservare contemporaneamente tutte le forme della vita precedente. La serie, trasmessa nel 2012, comprende una sola stagione di tredici episodi. (rottentomatoes.com) Danis Tanović: No Man’s Land (Terra di nessuno) concentra l’azione in uno spazio intermedio nel quale due soldati nemici rimangono intrappolati e devono negoziare la propria sopravvivenza; la “terra di nessuno” è letteralmente una soglia fra due mondi incompatibili. Il film trasforma questa situazione in una critica dell’assurdità della guerra e della difficoltà di uscire dai meccanismi della separazione; vinse l’Oscar per il miglior film straniero nel 2002. (europeanfilmawards.eu) Josh Trank: Chronicle mette in scena tre adolescenti che acquisiscono capacità telecinetiche dopo il contatto con un oggetto sotterraneo sconosciuto. L’acquisizione di una facoltà straordinaria diventa progressivamente una prova di identità e responsabilità: il nuovo potere può produrre trasformazione oppure amplificare conflitti già presenti. Sophie Turner: il ruolo di Sansa Stark in Game of Thrones è particolarmente pertinente per la lunga trasformazione di una giovane identificata inizialmente con un’immagine idealizzata della propria vita e progressivamente costretta a confrontarsi con perdita, violenza, manipolazione e responsabilità politica; la sua traiettoria è una trasformazione dell’identità attraverso prove che distruggono progressivamente l’immagine precedente di sé. Rex Harrison: My Fair Lady, adattamento cinematografico del musical derivato da Pygmalion, mette in scena una trasformazione radicale dell’identità sociale attraverso linguaggio, comportamento e relazione; la trasformazione di Eliza è però accompagnata dalla questione decisiva di chi abbia il diritto di definirne la nuova identità. (afi.com) Gli altri interpreti indicati possono essere mantenuti come riferimenti del repertorio 12.1 senza aggiunte specifiche: in questa sezione è più utile concentrare l’attenzione sulle opere nelle quali soglia, trasformazione e nuovo inizio costituiscono realmente l’ossatura dell’opera.
Derren Brown (Londra, 27 febbraio 1971) illusionista, mentalista inglese.
Daniel Craig (Sv) (Chester, 2 marzo 1968) attore inglese.
Isa Danieli (SPv) (Napoli, 14 marzo 1937) attrice italiana.
Ansel Elgort (New York, 14 marzo 1994) attore statunitense.
Dmitriy Frid (Mosca, 28 febbraio 1968) attore russo, Anna detective.
Marina Graziani (Imperia, 21 febbraio 1977) attrice italiana.
Jean Harlow (7Pf) (Kansas City, 3 marzo 1911) attrice statunitense.
Rex Harrison (10) (Huyton, 5 marzo 1908) attore britannico, My Fair Lady, Oscar.
Holly Hunter (Conyers, 20 marzo 1958) attrice statunitense, Oscar (The Piano).
Isabelle Huppert (9SNf) (Parigi, 16 marzo 1953) attrice francese.
William Hurt (Washington, 20 marzo 1950) attore statunitense, Il bacio della donna ragno, Oscar.
Kyle Killen (Chicago, 7 marzo 1981) sceneggiatore e produttore statunitense, Awake, (2012, un detective vive in due realtà separate dopo un incidente d’auto. In una realtà sua moglie Hannah sopravvive all’incidente; nell’altra il figlio sopravvive. Al lavoro, il suo comportamento irregolare innesca scontri con la sua squadra, poiché non conoscono la sua capacità di risolvere i crimini usando i dettagli di entrambe le realtà).
Eva Longoria-Parker (8) (Corpus Christi, 15 marzo 1975) attrice statunitense.
Ben Miller (Londra, 24 febbraio 1966) attore comico, regista inglese.
Claude Miller (8Pf) (Parigi, 20 febbraio 1942) regista, sceneggiatore francese.
Chuck Norris (10Sr) (Ryan, 10 marzo 1940) artista marziale statunitense.
Lynn Redgrave (1Nb) (Londra, 8 marzo 1943) attrice britannica.
Dominique Sanda (9Nf) (Parigi, 11 marzo 1948) attrice francese.
Danis Tanović (2Sv) (Zenica, 20 febbraio 1969) regista, sceneggiatore bosniaco, Oscar (No Man’s Land).
JoshTrank (12.12/11) (Los Angeles, 19 febbraio 1984) regista, sceneggiatore statunitense, Chronicle (2012, su tre studenti che formano un legame dopo aver ottenuto poteri telecinetici da un oggetto cristallino sconosciuto trovato sottoterra).
Sophie Turner (1Sv) (Northampton, 21 febbraio 1996) attrice britannica, Game of Thrones.
Billy Zane (Chicago, 24 febbraio 1966) attore, regista statunitense.
POLITICA ED ECONOMIA: In politica ed economia 12.1 riguarda il passaggio da un ordine esaurito a una nuova configurazione, la trasformazione delle strutture di potere, la capacità di riconoscere una crisi prima che diventi irreversibile e la traduzione di una visione in iniziativa concreta. È particolarmente pertinente nei processi di transizione politica, nelle riconciliazioni dopo conflitti, nelle esplorazioni e aperture verso nuovi territori, nelle innovazioni economiche e tecnologiche e nei momenti nei quali un sistema deve abbandonare modalità precedenti senza distruggere ciò che deve essere conservato. Fra i nomi indicati, Enrico il Navigatore è un riferimento particolarmente netto per il passaggio dall’orizzonte conosciuto all’esplorazione dell’ignoto: la sua attività contribuì all’avvio delle esplorazioni portoghesi lungo le coste africane e verso l’Atlantico. (wikisource.org) Steve Jobs è pertinente per la traduzione di una visione tecnologica e culturale in prodotti e forme d’uso capaci di modificare un settore; la combinazione fra immaginazione e concretizzazione costituisce il punto più rilevante per 12.1. Apple ricorda esplicitamente la sua passione e creatività come elementi centrali della sua attività. (apple.com) Yitzhak Rabin offre invece un caso politico molto netto di trasformazione della posizione personale e strategica: dopo una lunga esperienza militare, passò alla ricerca di una soluzione negoziale con i palestinesi e approvò gli Accordi di Oslo, per i quali ricevette il Nobel per la pace nel 1994 insieme a Yasser Arafat e Shimon Peres. (nobelprize.org) Gli altri nomi indicati possono essere mantenuti come riferimenti secondari senza forzare ulteriori applicazioni: per 12.1 è più significativo isolare i casi nei quali una fase storica, politica o economica viene effettivamente attraversata e trasformata.
Giovanni Agnelli (9) (Torino, 12 marzo 1921) industriale italiano., principale azionista della Fiat. Alessandro III (6Pv) (San Pietroburgo, 10 marzo 1845) imperatore russo. Infante Henrique, duca di Viseu KG (12.1.1) (Porto, 4 marzo 1394) figura importante agli albori dell’Impero portoghese, responsabile dell’inizio delle esplorazioni europee in tutto il mondo. Lucrezia de ‘Medici (Nv) (Firenze, 4 agosto 1470) figlia di Cosimo I. Steven Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955) imprenditore statunitense, co-fondatore di Apple Inc. Enrico il Navigatore (1) (Porto, 4 marzo 1394) principe portoghese, promotore delle prime esplorazioni geografiche. Yitzhak Rabin (5NiUp) (Gerusalemme, 1º marzo 1922) politico, generale israeliano.
SCIENZA: In ambito scientifico 12.1 riguarda il passaggio da un modello di conoscenza a un altro, la capacità di mettere in discussione una rappresentazione consolidata, l’apertura verso ciò che non è ancora osservato e la traduzione di un’intuizione in procedura, strumento e verifica. La dinamica Pisces-Aries è particolarmente leggibile nella relazione fra intuizione e osservazione, ipotesi e sperimentazione, visione teorica e dispositivo concreto: la nuova conoscenza non nasce soltanto dalla distruzione di un paradigma precedente, ma dalla capacità di trasformare una possibilità ancora invisibile in un metodo verificabile. Galileo Galilei costituisce il riferimento principale: il perfezionamento del cannocchiale e il suo impiego astronomico trasformarono uno strumento di osservazione in un dispositivo scientifico capace di produrre nuove misurazioni e nuove conoscenze. Le osservazioni della Luna, della Via Lattea, dei satelliti di Giove, delle fasi di Venere e delle macchie solari contribuirono a mettere in crisi la cosmologia aristotelico-tolemaica. Il Sidereus Nuncius del 1610 rese pubbliche queste scoperte e inaugurò una nuova fase della cosmologia moderna. (museogalileo.it) La vicenda di Galileo è inoltre pertinente a 12.1 per il rapporto fra una concezione consolidata e una nuova visione che deve essere tradotta in osservazioni, argomentazioni e strumenti concreti. Il suo lavoro non rimase sul piano speculativo: il telescopio fu perfezionato fino a oltre venti ingrandimenti e trasformato in strumento di misurazione dei fenomeni celesti. (museogalileo.it) Anche la sua condizione personale durante il conflitto sul copernicanesimo mostra la tensione fra una nuova comprensione della realtà e l’ordine culturale precedente. In termini di 12.1, Galileo rappresenta quindi soprattutto la capacità di ricevere una possibilità conoscitiva, attraversare la crisi del modello precedente e darle una forma operativa capace di modificare concretamente la visione del mondo.
Galileo Galilei (5Pp) (Pisa, 15 febbraio 1564) fisico, astronomo, filosofo, matematico, accademico italiano, figura chiave della rivoluzione scientifica, sotto minacce di tortura, fu costretto dall’Inquisizione a ritrattare la sua visione eliocentrica e condannato agli arresti domiciliari per il resto della vita. Dopo la rinuncia ufficiale alla sua teoria, si dice che abbia mormorato “Eppur si muove!”, il verdetto di eresia contro di lui fu rimosso dalla Chiesa nel 1992. Per coprire le sue scoperte, Galileo usava spesso gli anagrammi. Ad esempio, la scoperta delle due lune di Marte è stata esemplificata da smaismrmilmepoetaleumibunenugttauiras, che sta per “Salve umbisteneum geminatum Martia proles” (Ave, compagnia gemella, figli di Marte).
ME140321-12.1, Incontri multidimensionali: La fine e l’inizio: Il 14 marzo 2021 la celebrazione riguarda il Binario 12.1, nel quale sono affiancati l’ultimo e il primo segno, la fine e l’inizio, la totalità e l’uno: «12.1, la fine e l’inizio, la totalità e l’uno». È il punto di confine primario, attraversato a livello lunare e destinato a manifestarsi pochi giorni dopo anche a livello solare con l’equinozio di primavera, nel passaggio dal Sole 12 al Sole 1. Il momento viene presentato come particolarmente potente per l’asse orizzontale e viene ricondotto al rapporto fra 12 e 1: da una parte il 12 rappresenta l’identità che contiene tutto, dall’altra l’1 quella che è soltanto uno, ma proprio per questo anche l’identità che contiene tutto può essere considerata «tutto uno». Il 12 può quindi indicare il conseguimento dell’unità, quando ogni separazione fra soggetto e oggetto viene recuperata e tutto diventa parte di noi, oppure, al contrario, il ritorno a uno stato primordiale di separazione nel quale ricominciano la distinzione, la competizione e il rapporto fra «io» e «tutti gli altri»; in 12.1 viene enfatizzata la possibilità che prevalga l’unità. La caratteristica centrale del Binario è il confronto con i processi di transizione, in particolare vita e morte, veglia e sogno. Nel sogno e nell’immaginazione incontriamo persone, ci muoviamo, andiamo in luoghi e instauriamo relazioni senza che il corpo fisico compia realmente queste azioni: tutto avviene dentro di noi. Nella realtà quotidiana, invece, l’interazione avviene attraverso il corpo fisico, che stabilisce la distinzione fra noi e gli altri. L’identificazione con il corpo costituisce dunque la prova della permanenza in un mondo separato: «fin tanto che ci identifichiamo con il corpo fisico siamo separati». La celebrazione di 12.1 viene perciò collegata all’emancipazione e alla liberazione dall’identificazione corporea, non attraverso il rifiuto del corpo, ma attraverso la scoperta di una modalità di esistenza che non dipenda esclusivamente da esso. Viene proposto di immaginare un’esistenza senza corpo fisico e, per chi riesce a farlo, un corpo alternativo completamente libero dalle limitazioni materiali, capace di trasformarsi e di muoversi senza impedimenti. La pratica consiste nell’immaginare questo corpo multidimensionale mentre danza al ritmo della musica, lasciando il corpo fisico fermo e seduto e permettendo al corpo immaginativo di compiere qualsiasi movimento, acrobazia o spostamento. L’esercizio viene associato al tango della libertà di Astor Piazzolla e mira a sperimentare direttamente la libertà di un corpo non sottoposto alle leggi della materia. Al termine, l’attenzione viene riportata al respiro fisico, lasciando che ciò che è stato immaginato continui a muoversi attraverso di esso, così da imprimere l’immaginazione nel respiro e nella vita del corpo fisico. 12.1 viene quindi presentato come confronto con una «libertà immane»: una libertà nella quale possiamo creare e muoverci senza i limiti abituali, ma che può anche provocare paura. Di fronte a questa libertà si pone una scelta: accoglierla oppure ritornare a un mondo nel quale siamo prigionieri di un corpo e di una realtà composta da corpi impauriti, in competizione o provvisoriamente associati. Anche la scelta di non accettarla viene riconosciuta come legittima, ma viene sottolineata l’urgenza di confrontarsi con essa e di imparare già durante la vita fisica come funziona la nostra identità multidimensionale, perché la dimensione non fisica e spirituale non viene presentata come qualcosa che inizia soltanto dopo la morte: «sta accadendo adesso, in questo momento». In questa prospettiva 12.1 è anche un confronto diretto con il bardo e con la necessità di uscire dal ciclo degli inganni; i romanticismi che celebrano esclusivamente la vita terrena vengono rifiutati radicalmente, mentre la pratica consiste nel prepararsi a una libertà che non dipenda dalla durata e dalle condizioni del corpo. Un ulteriore passaggio fondamentale è quello espresso attraverso il termine «falling awake», proposto come rovesciamento di «falling asleep»: non semplicemente addormentarsi o risvegliarsi con il corpo fisico, ma «cadere nel risveglio» a un altro livello, risvegliandosi con il corpo dei sogni, cioè con il corpo multidimensionale. L’esercizio consiste nell’immaginare di essersi svegliati dopo aver sognato di essere un corpo fisico e di scoprire che questa identificazione era soltanto un sogno o un incubo, quindi chiedersi che cosa facciamo nel momento in cui ci risvegliamo nella nostra vera natura. Viene lasciato spazio all’immaginazione per sviluppare liberamente questa esperienza: nelle condivisioni emergono immagini di una creatura leggera che, risvegliandosi, spalanca porte e finestre e risveglia a sua volta ciò che la circonda, oppure di un essere capace di saltare fino alle nuvole, volare sulle ali di un aeroplano, entrare in una foglia, attraversare luoghi diversi e incontrare altre persone. Il passaggio successivo consiste nel riportarsi alla realtà ordinaria e osservare come, quando l’attenzione è rivolta prevalentemente al mondo fisico, gli elementi della realtà immaginativa e multidimensionale, comprese le esperienze di amore, possano apparire solo fugacemente. In particolare, l’amore incondizionato può manifestarsi per brevi momenti nella realtà fisica, nonostante la sua caducità, come un lampo proveniente da un’altra dimensione. Quando questo accade viene proposta una strategia precisa: invece di cercare di prolungare indefinitamente nel mondo fisico qualcosa che appartiene a una realtà destinata a finire, si può compiere un «blitz» nell’immaginazione insieme alla persona amata, aprendo una porta luminosa e trasferendo l’esperienza dell’amore nell’altra realtà. Le condivisioni dei partecipanti sviluppano questa pratica attraverso immagini di campi, spiagge, cieli, danza, porte luminose, esplosioni di luce e stelle, mostrando come un’esperienza intensa vissuta nel mondo ordinario possa essere portata intenzionalmente in uno spazio multidimensionale. 12.1 introduce quindi un momento di confronto radicale con la caducità: tutto ciò con cui ci relazioniamo nella realtà fisica è destinato a morire, scomparire o trasformarsi, e continuare a fingere che possa durare indefinitamente significa ingannarsi. Anche il cuore, quando viene utilizzato esclusivamente per stabilire relazioni sul piano fisico, «mente», perché ciò che sentiamo attraverso una persona o una situazione può essere riconosciuto come qualcosa che sta accadendo anche «dall’altra parte»; insistere nel considerare la relazione come esclusivamente fisica significa quindi perdere la sua dimensione più profonda. Dopo questo confronto con la caducità e con la menzogna dell’identificazione esclusivamente fisica, il lavoro entra nel silenzio e nel vuoto: uno spazio nel quale non si cerca neppure rifugio nella fantasia, ma si rimane davanti alla dissoluzione di una realtà che non offre più alternative. Nel vuoto, «la verità viene a galla»; la realtà di «carta pesta» si scioglie e ciò che rimane può essere accolto come un dono di verità, non come qualcosa conforme alle aspettative personali. Il silenzio diventa così il momento finale della guarigione e una preparazione al passaggio. La celebrazione si conclude aprendosi allo «spirito strategico di 12.1», associato al bardo e alla sua capacità di dispensare benedizioni durante il passaggio. Il ciclo lunare appena iniziato nei Pesci viene riconosciuto come espressione di estasi, totalità e amore incondizionato, mentre il successivo passaggio della Luna in Ariete viene accolto come espressione ardente della volontà di libertà, dell’affrancamento da un mondo di miserie e inganni e dell’apertura verso ciò che costituisce veramente il cuore e l’anima. 12.1 rimane così definito come il punto di confine nel quale fine e inizio, totalità e unità, sogno e veglia, vita e morte, corpo fisico e corpo multidimensionale si incontrano, con una direzione privilegiata verso la liberazione dall’identificazione esclusivamente fisica e verso il risveglio a una libertà multidimensionale.
Sigillo: ritrae l’emergere di un’isola dall’oceano, tramite la stilizzazione di un’onda a forma di M che precede una forma rossa con base circolare e apice appuntito. La visione risale al termine di un diluvio universale, all’attimo dell’emergenza prepotente di uno spuntone roccioso. Dall’oceano una roccia rossa infuocata e aggressiva s’impone, spostandosi gradualmente verso l’alto e permettendo l’emergere di un’intera isola. Dall’isola emana un urlo furioso. Un essere divino, occhi feroci e radiosi, armato di spada, grida e il suo verso echeggia ovunque. La sua spada stermina e sparge sangue che scorre nell’oceano, che diventa rosso. È Taepeh Kahe, lo spirito binario: la forza emergente del Settore 12, l’identificazione con l’estasi, la pace e l’amore, e con tutte le iniziative necessarie per attuarle. “Ti connetti con questo spirito per evocare la forza dell’unità, per recuperare tutte le parti e fonderle in una sola”. Poi appare una sirena rossa, la custode dei doni del Settore 12. Dice: “Ogni Settore è diviso in 12 parti e così la divisione procede in 144 parti, fino a includere tutti i possibili frammenti. 12.1 può rimuovere tutti i rancori e sanarli. Per chiamare questa energia puoi usare un oggetto da appendere al collo dandogli il significato preciso di sanare la frattura tra i mondi. Non hai bisogno di nient’altro. È una chiave di base per rilasciare profondi rancori. Imponi le caratteristiche del guerriero del Settore 12. Il guerriero nasce da 12 e questo è un elemento nascosto. In 12 rimane la forza più poderosa, insita nell’1. Usando 12.1 consenti alla forza di tornare alla sua dimora originale. Utilizza questa visione ogni volta che è necessario. Il suo potere è immenso.
Riferimento handoriano, Stato di Muolliz, Nazione di Metaekira (MU’MIN): M., il cui nome originario è Takir, si trova nell’area centro-settentrionale dell’Oceano Urpleio e comprende, oltre all’isola principale, diverse isole e arcipelaghi minori, tra cui le Argyan. M. ha ufficialmente rifiutato di convertire i nomi delle sue divisioni ternarie in base all’adeguamento binario della versione 3 del Sistema, per cui seguita a usare i nomi originari. Il suo territorio è soggetto a una notevole diversità climatica in rapporto alla sua limitata superficie. È una tra le poche nazioni che consente l’accesso costante ad anime vincolate al CUA. La capitale Kuman ha un assetto poliarchico risalente alla versione 1. L’area oceanica metaekirana è popolata dalle sirene vermiglie e si colora di rosso scuro in occasione della loro ciclica emergenza, che spesso segue l’ascesa dello spirito tutelare nazionale. M. esala il sentore di un profondo e imprevisto riposo, una quiete che si esprime in modo inspiegabilmente dolce e aggressivo allo stesso tempo. Le sirene vermiglie svolgono una funzione di guarigione soprattutto per le anime vincolate alla realtà separata terrena, insieme alla presenza di Zigala, lo spirito tutelare del Nord, che rappresenta la capacità di muoversi nella finzione della realtà umana. La bacchetta è l’identificazione provvisoria, ciò di cui disponi per transitare sul piano terreno. A volte la lasci andare, ma poi si tratta di riprenderla, senza confondere il piano di separazione con quello dell’unità. Il sigillo secondario è il gabbiano con la bacchetta.
Riferimenti Handoriani: HSS 12-1, Stato di Muolliz, Nazione di Ztakira (Takir, Metaekira)
Superficie: 35.000 kmq
Popolazione: 25.000.000
Capitale: Kuman
Governo: poliarchia
La Nazione di Ztakira, o Metaekira (Rikat in Rodnah e Takri in Pahai), originariamente nota come Takir, è un arcipelago multidimensionale situato nell’Oceano Urpleiano settentrionale, tra il mare dell’Extension of the Kingdom e il mare di Barzakh. Sita piuttosto distante dalla collocazione dello Stato di Muolliz, di cui rappresenta il suo più estremo avamposto, così come quello degli Stati Handoriani, Ztakira è una terra densa d’immani leggende e con una particolare attinenza verso i passaggi multidimensionali. Consiste nelle isole principali di Tak e Yells, e diverse isole e arcipelaghi, tra cui le isole di Argyan, Taheka e due isole minori di riserva (Uj e Un) sotto giurisdizione unita con il Sistema di Difesa Handoriano. Takir si trova molto vicino al territorio dell’Autorità centrale Handoriana di Hantah Island. Il riferimento del Sacro Cono a Takir è il Commissario provvisorio con sede a Kuman Paladin. L’isola di Taheka, nell’area nord-est della nazione, è la terra dei Mumini, l’ordine dei mistici guerrieri, il cui capoluogo Maroon è la sede centrale planetaria. La penisola di Pedan e il capoluogo, Zillion, è l’area di collocazione dei Muhayimini, i supremi guardiani dello Stato di Muolliz, operanti sull’intero territorio di Muolliz. Kuman, la capitale nazionale, il principale centro di comunicazione del pianeta Sud-Ovest, e tra l’Interspazio di Urplei e Pozdah, è nota per la fortezza di Matin e per l’ononimo ordine di condottieri giuridici irremovibili.
Divisione amministrativa: consiste di 12 autorità ternarie (regioni o distretti), 144 autorità quaternarie (province), un arcivariato, tre vicariati e tre siti di comando. Metaekira ha ufficialmente rifiutato di convertire i nomi delle sue divisioni ternarie in base alla versione 3, ed è anche resistente a impiegare il nome Metaekira, per cui il nome non ufficiale di Takir è usato prevalentemente tra i nativi.
| Code | Authority | Capital | Squares |
| 12.1.1 | Zentakir | Akran | Many Forms One Correction |
| 12.1.2 | Yell of Mar | Marman | Message of the Crucifixion |
| 12.1.3 | Roar Islands | Makmira | Miracles as True Perception |
| 12.1.4 | Zircon | Zirin | |
| 12.1.5 | Kuman | Kuman | |
| 12.1.6 | Taheka | Maroon – MU’MIN (المؤمن) |
|
| 12.1.7 | Yell of Morgan | Morgan | 1,900,000 |
| 12.1.8 | Pedan – MUHAYMIN الْمُهَيْمِنُ | Zillion | 5,700,000 |
| 12.1.9 | Sabran | Sabradan | 1,700,000 |
| 12.1.10 | Gaplan | Makion | 800,000 |
| 12.1.11 | Medusan | Leveret | 800,000 |
| 12.1.12 | Zirens | Melfa | 900,000 |
| 12.1.0 | TAKIR | KUMAN | 31,300,000 |
For further details on Tzakira click here.
Provisional Territorial Units:
D12-1: TURKEY, MARMARA, Edirne (1); Kırklareli (2); Çanakkale (3); Tekirdağ (4); İstanbul (5); Bilecik; Sakarya (6); Kocaeli; Yalova (7); Bursa; Balikesir (8). AEGIAN, Izmir (9); Aydin; Mugla (10); Manisa; Usak (11); Afyonkarahisar; Kütahya (12)
D12-1-1 TURKEY, Marmara Region, Edirne
D12-1-2 TURKEY, Marmara Region, Kırklareli
D12-1-3 TURKEY, Marmara Region, Çanakkale
D12-1-4 TURKEY, Marmara Region, Tekirdağ
D12-1-5 TURKEY, Marmara Region, İstanbul
D12-1-6 TURKEY, Marmara Region, Bilecik; Sakarya
D12-1-7 TURKEY, Marmara Region, Kocaeli; Yalova
D12-1-8 TURKEY, Marmara Region, Bursa; Balikesir
D12-1-9 TURKEY, Aegian Region, Izmir
D12-1-10 TURKEY, Aegian Region, Aydin; Mugla
D12-1-11 TURKEY, Aegian Region, Manisa; Usak
D12-1-12 TURKEY, Aegian Region, Afyonkarahisar; Kütahya

