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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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7.10 Bilancia/Capricorno

7 10 c

 

7.10 (Bilancia/Capricorno)

Avvertenza: questa pagina è in costruzione. Le informazioni fornite hanno carattere strategico e provvisorio, non sono da intendere come definitive e possono essere integrate o contraddette da altre prospettive presenti nella pagina. Per ulteriori informazioni si prega di leggere la Liberatoria e la Guida.

Numero: 82. Gradi: 7½-10° Bilancia. Segni: Bilancia/Capricorno. Case: VII/X. Pianeti: Venere/Saturno. Polarità: positiva/negativa. Elementi: aria/terra. Qualità: cardinale/cardinale. Aspetto: quadratura. Fase: primo quarto. Anatomia: reni, pelle; ginocchia, ossa. Colori: verde/blu-viola. Modulazione: Armonizzatore Responsabile. HSS: Tanmarg: Gramirvak. Spirito: Atahsauter. PTU: Romania: Moldavia, Muntenia. Lettere: G/T, K/X.

Pregi: diplomazia, direzione, gestione, organizzazione, professionalità, responsabilità, sensibilità, tenacia. Rancori: controllo, egoismo, falsità, manipolazione. Temi: accordi, ambiente, contratti, relazioni, risultati, società.

Esponenti: Francesco Banchini (mus), Enki Bilal (spet), Umberto Boccioni (art), Paul Brunton (spa), Italo Calvino (lett), Mackenzie Crook (spet), Matt Damon (spet), Daniel Defoe (lett), Riccardo Fogli (mus), Gavin Friday (mus), Daniel Giamario (ast), Jim Henson (art), Marc Levy (lett), Dmitri Shostakovich (mus), Jon Favreau (spet), Eugenio Montale (lett), Thomas Moore (f&p), Robert Rauschenberg (art), John Reed (e&p), Jalal al-Din Muhammad Rumi (isl), Zucchero Fornaciari (mus). Modelli: Shelley Ackerman (ast), Francesco Banchini (mus), Enki Bilal (spet), Umberto Boccioni (art), Paul Brunton (spa), Italo Calvino (lett), Mackenzie Crook (spet), Carole Cusack (f&p), Daniel Defoe (lett), Edoardo VI d’Inghilterra (e&p), Jon Favreau (spet), Dizzy Gillespie (mus), Daniel Giamario (ast), Manos Hadjidakis (mus), Alan Jackson (mus), Marc Levy (lett), Jonathan Mayhew (prot), Eugenio Montale (lett), Thomas Moore (f&p), Aguigui Mouna (f&p), Carl von Ossietzky (e&p), Arthur Penn (spet), Joseph Plateau (sci), Robert Rauschenberg (art), John Reed (e&p), Jalal al-Din Muhammad Rumi (isl), Susan Sarandon (spet), Bobby Seale (e&p), Dmitri Shostakovich (mus).

Nel sistema astrologico binario il Sole in Bilancia (7) e la Luna in Capricorno costituiscono il binario 7.10 o il numero binario 82. Questo binario integra gli aspetti cardinali dell’Aria e della Terra, sprigionando una notevole capacità d’iniziativa sia nella sfera mentale delle relazioni che da una prospettiva pragmatica. Questo schema combina l’equilibrio, la delicatezza, l’armonia e la diplomazia della Bilancia con l’ambizione, la disciplina e la determinazione del Capricorno.

La risonanza con questa combinazione facilita il raggiungimento di traguardi ambiziosi attraverso la fusione armoniosa di una natura artistica, estroversa, disinibita con paziente disciplina e capacità di focalizzazione. Questo binario combina l’approccio sociale e raffinato della Bilancia, insieme al suo innato senso di giustizia e rettitudine, con la rigorosa aspirazione e laboriosità del Capricorno, una garanzia per manifestare risultati tangibili e impiegare al meglio ogni tipo di risorsa.

Industrioso e intraprendente, 7.10 può essere un maestro nell’amministrare e controllare la realtà circostante in modi che consentono a tutte le parti di godere di equi benefici. In particolare, 7.10 è un maestro nella capacità di gestire responsabilmente le relazioni, assicurando l’equilibrio in ogni sua componente, incluse quelle pragmatiche e sociali. Per rivelare i suoi autentici talenti 7.10 necessita di una struttura solida, di un ordine precostituito con confini chiari nelle relazioni. Quando le condizioni ideali sono presenti, si rivela affidabile, capace di formidabile resistenza e impegno. 7.10 può inoltre trarre vantaggi da applicazioni rigide e disciplinate nella realtà ordinaria come copertura strategica per implementare potenzialità multidimensionali. A questo riguardo l’osservanza di norme sociali e convenzioni diventa una formalità intesa a perseguire scopi e ambizioni che appartengono a livelli superiori di coscienza.

Questo binario coincide con la Luna del primo quarto, quando la Luna Crescente in Capricorno forma un quadrato, un aspetto di 90°, con il Sole in Bilancia. È una fase attiva, in cui la Luna si muove fuori dall’orbita della Terra verso quella di Marte. In questa fase emerge la necessità di mettere in opera quanto è stato concepito durante la Luna Nuova, talvolta dopo una crisi o un ostacolo. Possono esserci tensioni e un senso di compulsione ad agire a tutti i costi, innescando paura, rabbia e altri rancori, consci o inconsci. L’energia può essere piuttosto carica, rendendo questo il momento ideale per prendere iniziative coraggiose, facendo ciò che sembra giusto da una prospettiva più ampia. Qui hai la possibilità di scegliere di essere protagonista creativo o vittima passiva di eventi. Questo primo quarto è correlato ciclicamente all’equinozio di primavera e poiché nel caso di 7.10 si svolge poco dopo l’equinozio d’autunno, ciò fa scattare tutte le intenzioni riportate dalla primavera precedente.

Quando la quadratura di questo binario causa difficoltà significative, può essere utile respirare profondamente, diventare consapevoli del proprio corpo e rilasciare fisicamente eccessive tensioni attraverso movimenti dinamici o posture di meditazione, mentre si tiene un intento focalizzato. Con 7.10 il tempo è in genere maturo per essere pragmatici e operare in accordo con il proprio intento, o qualunque cosa sia stata identificata come obiettivo da diversi giorni. Non è un momento per procrastinare, fare compromessi e prendere tempo. Una volta liberata, l’energia in eccesso e i relativi rancori, la chiarezza diventa disponibile per prendere le decisioni opportune. Con questa combinazione si tratta di perseverare e aggiungere una dose di ulteriori sforzi, perché, anche se non sembra, il tempo della svolta può essere assai vicino, magari dietro l’angolo od oltre la vallata.

Le domanda qui sono: “Cosa faccio adesso per mettere in moto la mia intenzione? Di cosa ho bisogno per operare praticamente al fine di promuovere le qualità di armonia e cooperazione realizzando allo stesso tempo gli obiettivi prefissati?”. La chiave non è aspettare per ottenere la risposta, che forse già da tempo si conosce o indugiare con dubbi e preoccupazioni. La chiave sta semplicemente nell’agire, come conseguenza di un’intuizione o ispirazione profonda, senza farsi depistare da condizionamenti o da discorsi a effetto.

L’astrologo Daniel Giamario, 7.10 con ascendente in Bilancia, scrive, riferendosi al segno della Bilancia, che la sua sfida è di essere “pienamente bilanciata tra la realtà del mondo così com’è, o le leggi così come sono, e le sue proprie convinzioni. Ciò significa essere a proprio agio nel mondo così com’è, ma allo stesso tempo non aver sacrificato a tal punto le proprie convinzioni così che tutto ciò che si conosce è quello in cui crede il mondo. L’aspetto regressivo dell’archetipo della Bilancia opera quando una persona non ha altra verità all’infuori di quella che deriva dagli altri” (The Shamanic Astrology Handbook, 2002, p. 34).

L’amplificazione di caratteristiche astrologiche cardinali in 7.10 conferisce un’immunità naturale verso le credenze degli altri e tutte le influenze dei condizionamenti sociali che distolgono dai propri intenti autentici. I segni cardinali sono gli iniziatori del ciclo stagionale, di cui rappresentano lo spirito pionieristico e la visione anticipatrice di quanto è destinato a manifestarsi. Con questo binario l’autunno opera trasversalmente con l’inverno, rafforzando il carattere notturno di un’operatività che si spinge fino agli albori delle radici più profonde. Al di là degli inganni estetici e sociali del mondo che ci attornia ognuno di noi ha un unico destino: la morte. Inoltre, ognuno, durante la vita, anche quando fa di tutto per dimostrare il contrario, nel suo intimo, non sa assolutamente nulla riguardo al motivo effettivo della sua esistenza e nella maggioranza dei casi cerca solo di sbarcare il lunario.

7.10 rivela i blocchi spesso irremovibili esistenti nella vita di questo strano mondo. Il paradiso che si mostra solo pulito e puro è spesso sporco e impuro come l’inferno da cui intende prendere le distanze. Esiste invece il paradiso che crea un ponte con l’inferno, così come l’inferno che crea un ponte con il paradiso. Alcune persone hanno la capacità di percepire senza mezzi toni paradiso e inferno. Sono le persone più benedette e maledette in questo mondo separato. Se sei una di queste persone, forse qui la tua vita non è molto facile e ne passi di tutti i colori, perché sei un ponte, un punto di passaggio, una porta aperta. Un ponte, un punto di passaggio aperto, è quanto di più utile possa esistere in questo mondo transennato.

Scrive Italo Calvino:
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Con 7.10 ti confronti in modo spietato con il senso effettivo della tua vita orizzontale. Stai vivendo davvero o sei solo un ingranaggio meccanico di un sistema? Sei in un programma o sei nella vita? Questa è una domanda di fondamentale importanza, che è necessario che porsi di tanto in tanto, perché la maggior parte degli esseri umani è in un programma e non più nella vita ormai da tanto tempo. Il programma è iniziato nei primi anni di vita terrena, radicandosi mediante il processo di apprendimento del linguaggio e dell’educazione ufficiale, per poi espandersi definitivamente attraverso ogni tipo di attività sociale. Forse queste cose le sai già, perché hai letto qualcosa a riguardo o l’hai sentito dire, o per te le cose non stanno affatto così e preferisci spiegarle distintamente. Ci sono molte idee e opinioni riguardo la natura della vita umana, che spiegano le cause della nostra condizione in maniera assai diversa. Tutte queste idee sono programmi. Esiste una differenza sostanziale tra un programma e una vita. Un programma consiste d’idee e opinioni, sull’interpretazione riguardo quello che accade, su chi credi di essere o ti è stato detto di credere di essere, su una precisa narrativa con cui ti identifichi che descrive a priori chi sei e chi non sei, oltre a chi sono e non sono gli altri e il mondo. Una vita si fonda invece sull’esperienza diretta, su ciò che senti di prima mano, su quello che accade al momento in te, negli altri e nel mondo, sulla spontaneità di ciò che provi, sull’apertura al’esistenza, priva di pregiudizi e idee fisse.

Sei in un programma o sei nella vita? Fai attenzione qui, perché ci sono tanti programmi, e se stai leggendo queste righe, probabilmente, se sei in un programma, si tratta di un programma a bassa diffusione, che è tuttavia sempre un programma, anche se alternativo o più raffinato. Puoi riconoscere di essere in un programma quando rimani al livello della spiegazione, della ricerca delle cause di qualcosa, della descrizione, dell’intellettualizzazione, dell’idea, del pensiero. Sia che le tue idee o descrizioni della vita siano volgari, dogmatiche e materialistiche, o sia che siano libertarie, elevate e multidimensionali, si tratta sempre di un programma. Sia che imputi le cause di un tuo malessere a una certa persona, a una razza, a dei politici, a un trauma dell’infanzia, a una vita passata, al karma, a entità aliene, ecc., ti trovi sempre in un programma, e rimarrai in un programma. Le spiegazioni e i programmi sono utili quando le impieghi come strategie provvisorie per aprirti alla vita, all’esperienza diretta. In caso contrario, esse diventano la tua vita, e tu non vivi più. A cosa ti serve sapere che la causa dei tuoi problemi è dovuta a un abuso subito nell’infanzia o a una vita passata in cui ti è stato fatto o tu hai fatto qualcosa di crudele? Cosa cambia nella tua vita quando lo sai? Quel che cambia principalmente è che da quel momento in poi puoi dare la colpa a qualcosa o a qualcuno, in genere agli altri o a te stesso. Questo è il programma più diffuso. Di conseguenza la vita si allinea con un programma di conflitto, di vendetta verso qualcuno o qualcosa, d’identificazione con una condizione.

Hai mai incontrato persone che s’identificano totalmente con un programma? Dapprima si presentano in modo mondano, dicendo per esempio: “sono una madre con tre figli”, “sono un disoccupato in cerca d’impiego”, “sono un artista visionario”. Poi, se c’è tempo, forniscono ulteriori dettagli o lasciano che gli altri lo facciano. Se si tratta di una conversazione più intima, possono offrire altre spiegazioni che permettono l’accesso a programmi più riservati, del tipo: “la mia vita di relazione è un disastro perché ho subito una violenza sessuale durante l’infanzia”, “sono stata una sacerdotessa di Iside nella mia ultima vita passata e il mio compito ora è…”, ecc. Puoi rimanere in un programma o cambiare diversi programmi nel corso della vita, ma rimarrai sempre in un programma, se non sei in grado di rimanere nudo, senza alcuna spiegazione e descrizione di ciò che sei e non sei. Questo significa avere esperienza della vita, e a tale riguardo c’è terrore, perché finora abbiamo avuto solo l’esperienza del programma, tranne alcune eccezioni e momenti in cui si è rivelata la vita. Quelle eccezioni, quei momenti sono accaduti inevitabilmente, e sono durati anche molto a lungo, ma poi sono stati assorbiti, corrotti, interpretati o negati dalle spiegazioni, dal programma. E seppure tu riesci a spuntarla, portando con te la memoria vivida di quell’eccezione, nel momento in cui cominci a parlarne, a esaltarla, ecco che entri nuovamente in un programma… Non è affatto facile uscire dal programma, è l’impresa più ardua possibile per un essere umano. Quindi non ti scoraggiare.

Il primo passo consiste nel renderti conto di essere in un programma o, più propriamente, in vari programmi, d’identificare cosa fai, sei, senti e pensi, quel che ti accade, quando sei in ciascuno di quei programmi. Poi puoi iniziare a scegliere tu stesso quale programma usare in base alle circostanze, imparando a non essere vittima di un programma in particolare o comprendendo cosa fare in quelle evenienze. In seguito puoi pure creare tu stesso dei piccoli programmi artigianali, e avere esperienza del ruolo di programmatore. Non è affatto facile uscire da un programma, forse è impossibile. Ma anche se lo è, puoi sempre riuscire a distinguere tra il programma e la tua vita, puoi accettare sia il programma sia la vita, e sicuramente puoi vivere. Uscire da un programma provoca paura, e la paura è la chiave per uscire dal programma, quando la guardi bene in faccia e passi oltre.

BASE ASTROLOGICA: 7.10 relaziona S7, Bilancia, governato da Venere, con S10, Capricorno, governato da Saturno, letti anche come Casa 7 e Casa 10: S7 costituisce il principio dominante, S10 la sua manifestazione e specializzazione. Venere è nel proprio domicilio in Bilancia, mentre il Sole è in caduta in Bilancia; Saturno è nel proprio domicilio in Capricorno, mentre la Luna è in esilio in Capricorno. S7 porta relazione, equilibrio, armonia, giustizia, mediazione, cooperazione, accordo e capacità di considerare simultaneamente parti diverse; S10 specifica queste funzioni attraverso responsabilità, disciplina, struttura, limite, perseveranza, autorità, organizzazione, applicazione concreta e orientamento al risultato. L’Aria di S7 si manifesta attraverso la Terra di S10, traducendo il principio relazionale in realizzazione, l’armonizzazione delle parti in assunzione di responsabilità. La modalità cardinale comune accentua iniziativa, decisione e capacità di imprimere una direzione, mentre la quadratura introduce tensione fra apertura relazionale e contenimento, mediazione e controllo, movimento e arresto. La relazione Venere-Saturno indica che la funzione relazionale di S7 viene specificata dalla disciplina, struttura e responsabilità di S10, senza che S10 sostituisca S7. La fase di primo quarto, caratterizzata dalla quadratura Sole-Luna, rende questa tensione dinamica e operativa: l’intenzione solare deve confrontarsi con una risposta lunare che richiede sforzo, maturazione e assunzione concreta della scelta. La corrispondenza corporea di 7.10 è il coccige, con la base del metacarpo del pollice sul palmo sinistro, coerente con il tema del limite corporeo, del sostegno e della trasformazione del corpo in strumento. 7.10 trasforma così la capacità di armonizzare e mettere in relazione in responsabilità concreta, disciplinata e perseverante, facendo del limite una struttura attraverso cui sostenere una scelta e renderla operativa. Testo incollato

TEMI ESTESI: [0] 7.10: costituisce la chiave archetipica in codice da cui si sviluppano i temi seguenti e ogni ulteriore tema potenziale individuato attraverso la ricerca e l’applicazione a linguaggi, sezioni e contesti differenti. Non esprime un significato fisso né si esaurisce nei temi già formulati. Ogni applicazione riconosce la configurazione specifica; l’espressione unificante, funzionale o luminosa e quella separante, disfunzionale o ombra. [1] Equilibrio sostenibile: la ricerca di equilibrio, proporzione ed equità assume una forma capace di durare, reggere alla verifica della realtà e mantenersi nel tempo. L’armonia diventa un ordine vivente nel quale limiti e strutture sostengono la giusta relazione tra le parti. L’equilibrio si separa dalla propria funzione quando viene irrigidito in un ordine immutabile, oppure quando il rifiuto di limiti e verifiche lo riduce a ideale incapace di durare. [2] Accordo, contratto e responsabilità: l’incontro fra parti differenti si traduce in accordi chiari che definiscono impegni, confini, responsabilità, diritti e reciprocità. Il contratto rende la cooperazione verificabile e durevole, permettendo a ciascuna parte di sapere ciò che offre, riceve e può attendersi. L’accordo degenera quando regola e obbligo prevalgono sulla reciprocità, oppure quando il desiderio di mantenere l’intesa evita di definire responsabilità e confini reali. [3] Giustizia, legge e ordine: la ricerca di equità fra prospettive e interessi differenti si concretizza in criteri, norme e strutture capaci di garantire una misura condivisa. La legge serve la giustizia quando dà continuità all’equità e tutela la dignità delle diverse parti. La legge può sostituirsi alla giustizia diventando rigida, impersonale o punitiva, mentre la ricerca di consenso può sottrarsi alla necessità di giudicare, decidere e applicare criteri comuni. [4] Mediazione e autorità: la capacità di ascoltare, confrontare e conciliare posizioni differenti assume responsabilità decisionale e funzione riconosciuta. L’autorità diventa autorevolezza quando custodisce l’equilibrio fra le parti, dirige senza appropriarsi del potere e rende possibile una decisione comune. La funzione mediatrice si corrompe quando l’autorità diventa controllo o imposizione, oppure quando il timore di compromettere l’accordo impedisce di assumere la responsabilità della decisione. [5] Cooperazione organizzata: il riconoscimento di un intento comune fra parti differenti si traduce in distribuzione di ruoli, competenze, risorse e responsabilità. L’organizzazione rende la cooperazione capace di produrre risultati e continuità senza annullare la reciprocità e la distinzione delle parti. L’organizzazione può trasformare la cooperazione in gerarchia autoreferenziale e burocratica, oppure la ricerca di parità può impedire di definire funzioni, responsabilità e competenze necessarie all’azione comune. [6] Relazione, impegno e durata: la relazione viene sottoposta alla prova del tempo, del limite, della responsabilità e della continuità, trasformando l’incontro in impegno. Il legame matura quando le parti sostengono nel tempo ciò che hanno riconosciuto e scelto insieme senza confondere reciprocità e dipendenza. La durata può diventare permanenza obbligata, ruolo o vincolo svuotato di relazione, mentre la ricerca continua di armonia può evitare prove, limiti e responsabilità indispensabili alla maturazione del rapporto. [7] Intento e realizzazione condivisa: l’intento riconosciuto attraverso relazione, confronto e accordo viene tradotto in obiettivi, azioni e risultati concreti. La realizzazione rende visibile e verificabile ciò che le parti hanno riconosciuto come giusto e comune, mantenendo mezzi e risultati al servizio dell’intento. Il risultato può autonomizzarsi e sostituire l’intento con successo, status o efficienza, oppure la ricerca dell’accordo può protrarsi senza assumere decisioni e azioni capaci di produrre una manifestazione concreta. [8] Forma, bellezza e funzione: proporzione, armonia e bellezza acquistano struttura, utilità e permanenza, così che la forma renda percepibile un ordine capace di funzionare e durare. La forma unisce estetica e funzione quando ogni elemento trova una posizione coerente nel tutto senza perdere la propria qualità. La forma si separa dall’armonia quando diventa formalismo, prestigio o apparenza, oppure quando il rifiuto di vincoli strutturali lascia bellezza ed equilibrio privi di consistenza e continuità. [9] Ponte istituzionale: la capacità di collegare persone, polarità e interessi differenti si estende alla costruzione di strutture collettive capaci di conservarne l’accordo nel tempo. Istituzioni, organizzazioni e funzioni pubbliche operano come ponti quando trasformano reciprocità, giustizia e cooperazione in continuità sociale. L’istituzione può autonomizzarsi dalla relazione che dovrebbe servire e diventare apparato, gerarchia o conformismo, mentre il rifiuto di istituzionalizzare l’accordo può renderlo dipendente dalle persone e incapace di sopravvivere loro. [10] Relazione fra forma e realtà ulteriore: la relazione con ciò che appare separato utilizza limite, corpo, tempo e realtà manifesta come strutture attraverso cui riconoscere una connessione più ampia, senza confondere lo strumento con la realtà ultima. La forma diventa ponte quando sostiene l’esperienza e permette alla relazione di attraversare il limite senza negarlo. La forma può essere assolutizzata come unica realtà e trasformare il limite in separazione, oppure il rifiuto della forma può impedire alla connessione di assumere una funzione concreta, responsabile e operativa.

TEMI BASE: [0] 7.10. [1] Equilibrio sostenibile: equilibrio ed equità assumono una struttura verificabile e capace di durare. [2] Accordo, contratto e responsabilità: l’accordo diventa impegno definito attraverso reciprocità, confini, diritti e responsabilità. [3] Giustizia, legge e ordine: l’equità si traduce in criteri e strutture che garantiscono una misura condivisa. [4] Mediazione e autorità: la mediazione assume responsabilità decisionale trasformando il potere in autorevolezza al servizio delle parti. [5] Cooperazione organizzata: l’intento comune diventa azione mediante ruoli, competenze, risorse e responsabilità coordinate. [6] Relazione, impegno e durata: la relazione diventa impegno sottoposto alla prova del tempo, del limite e della responsabilità. [7] Intento e realizzazione condivisa: l’intento riconosciuto attraverso accordo e confronto viene tradotto in azione e risultato concreto. [8] Forma, bellezza e funzione: armonia e bellezza acquistano struttura, funzione e permanenza. [9] Ponte istituzionale: la relazione fra parti differenti diventa struttura collettiva capace di conservare cooperazione e giustizia nel tempo. [10] Relazione fra forma e realtà ulteriore: limite, corpo, tempo e forma diventano strumenti attraverso cui la relazione può aprirsi a una realtà più ampia.

TASSONOMIA 7.10: Diritto e giustizia → diritto amministrativo; diritto pubblico; diritto del lavoro; diritto contrattuale; regolamentazione; arbitrato istituzionale; amministrazione della giustizia; magistratura; ordinamento giudiziario; Diplomazia e relazioni internazionali → diplomazia istituzionale; negoziazione diplomatica; trattati; accordi internazionali; protocolli diplomatici; organizzazioni internazionali; mediazione istituzionale dei conflitti; Mediazione e risoluzione dei conflitti → mediazione professionale; conciliazione; arbitrato; negoziazione assistita; gestione istituzionale delle controversie; Relazioni professionali e contrattuali → contrattualistica; relazioni di lavoro; relazioni sindacali; partnership professionali; accordi di collaborazione; gestione degli impegni e delle responsabilità reciproche; Relazioni pubbliche e istituzionali → relazioni istituzionali; pubbliche relazioni; rappresentanza; protocollo; comunicazione istituzionale; rapporti con enti e organizzazioni; Cooperazione e associazionismo → associazioni professionali; cooperative; consorzi; partenariati; organizzazioni non profit; coordinamento interorganizzativo; gestione delle reti collaborative; Etica e deontologia → etica professionale; deontologia; codici di condotta; responsabilità professionale; organismi disciplinari; sistemi di conformità; Arte, estetica e progettazione → architettura; design; progettazione degli interni; conservazione del patrimonio artistico; amministrazione e organizzazione delle istituzioni artistiche; gestione di musei e gallerie; Matrimonio e unioni → diritto matrimoniale; diritto di famiglia; contratti matrimoniali; mediazione familiare; amministrazione patrimoniale della coppia; procedure di separazione e divorzio; Mediazione sociale → servizi di mediazione; assistenza sociale istituzionale; mediazione comunitaria; integrazione sociale; gestione organizzata delle relazioni fra individui, gruppi e istituzioni.

PMF: 7.10 assume S7 come dominio dell’equilibrio, della relazione, della giustizia, della mediazione e degli accordi, mentre S10 specifica queste funzioni attraverso struttura, responsabilità, disciplina, organizzazione, tempo e realizzazione. S10 non sostituisce quindi S7: rende durevole e operativa la sua funzione relazionale, trasformando accordi in impegni, cooperazione in organizzazione, giustizia in strutture applicabili, mediazione in responsabilità decisionale e Intento condiviso in realizzazione. Accordi, contratti, ruoli, istituzioni e risorse appartengono alla CUA e rimangono funzionali finché sono collegati all’IMC e subordinati alla Funzione. Tempo, corpo e materia costituiscono analogamente condizioni operative della realtà omologata: possono dare continuità, maturazione e manifestazione all’Intento senza costituirne la realtà ultima. In rapporto alle tre Realtà, un Intento può emergere nella realtà Superna, assumere nella realtà Ieratica una configurazione simbolica e operativa e manifestarsi nella realtà omologata attraverso relazioni, accordi, professioni, organizzazioni, istituzioni e risultati concreti; la manifestazione fisica rimane uno strumento e non il criterio ultimo del compimento. Il recupero della luce dalla temporalità consiste nel riconoscere nell’esperienza ciò che esprime l’Intento e ricondurlo all’IMC, anziché attribuire a tempo, materia, corpo, ruolo o storia personale un valore assoluto. La relazione assume così la forma di un’alleanza operativa nella quale parti distinte possono condividere Intento e Funzione mantenendo autonomia e responsabilità; l’accordo autentico non richiede uniformità, ma una struttura capace di sostenere cooperazione e differenza. Quando tale struttura perde il riferimento all’Intento, ordine e disciplina possono irrigidirsi, autorità e responsabilità trasformarsi in controllo, amministrazione in manipolazione, ruolo in identificazione e accordo in conformità esteriore; inversamente, il rifiuto di limite, responsabilità, tempo e struttura impedisce alla funzione relazionale di acquisire continuità e manifestazione. La funzione integrativa di 7.10 consiste pertanto nel rendere la struttura trasparente alla relazione e, attraverso l’IMC, al Centro, affinché forma, tempo e responsabilità sostengano l’Intento senza sostituirlo.

TOCCO SUPERNO (TS): questa sezione individua corrispondenze e dinamiche corporee, sviluppandole come metafore e riferimenti per pratiche sul corpo fisico e sui corpi multidimensionali. TS è una pratica multidimensionale sul corpo. Il linguaggio impiegato è metaforico e teatrale, di livello avanzato, rivolto agli addetti ai lavori e da comprendere in questa chiave, senza interpretazioni letterali. In 7.10 le corrispondenze generali associano reni, fianchi e regione lombare, riferiti alla Bilancia, con ginocchia e ossa, riferite al Capricorno. Venere condivide l’attribuzione renale; Saturno quella ossea. L’assegnazione specifica di 7.10 è il coccige: lat. coccyx (m); ingl. coccyx, tailbone; fr. coccyx (m); ted. Steißbein (n); sp. cóccix (m); rus. копчик, trasl. kopčik (m). Il nome deriva dal greco kókkyx, “cuculo”, per la somiglianza dell’osso con il becco dell’uccello. La corrispondenza sulla mano è la base del metacarpo del pollice, palmo sinistro, sul versante palmare dell’articolazione tra primo metacarpo e trapezio, prossima al polso. Questa articolazione permette l’opposizione del pollice alle altre dita, rendendo possibile una presa che combina stabilità e mobilità. Sul piano funzionale, i reni regolano acqua e sali e partecipano alla salute dello scheletro attraverso l’attivazione della vitamina D e la regolazione del metabolismo minerale. Le ginocchia sostengono il peso e permettono flessione ed estensione degli arti inferiori, coordinando appoggio e movimento. Il rapporto tra funzione renale e struttura ossea offre quindi un collegamento corporeo concreto tra le due attribuzioni. Il coccige è l’estremità inferiore della colonna vertebrale, situata sotto il sacro e formata di norma da tre a cinque piccole vertebre, spesso fuse. È un residuo della coda dei nostri antenati evolutivi, ma conserva funzioni attuali: offre inserzione a muscoli e legamenti del pavimento pelvico, contribuisce al sostegno degli organi pelvici e partecipa alla distribuzione del carico nella posizione seduta, soprattutto quando il tronco viene inclinato all’indietro. La giunzione con il sacro può conservare una piccola mobilità. Sul piano simbolico, questa estremità della colonna offre l’immagine di un limite che mantiene una funzione: il punto terminale è anche un luogo di ancoraggio, nel quale strutture diverse si collegano e cooperano. Nella tradizione islamica, il Ṣaḥīḥ Muslim, 2955b, associa l’ʿajb al-dhanab, identificato con il coccige, alla creazione e alla ricostituzione del corpo nella resurrezione. Nel linguaggio religioso, la piccola struttura terminale diventa così un riferimento alla continuità tra origine e rinnovamento. Per la pratica, in 121021 FS propone di fermarsi, portare l’attenzione al respiro e riconoscere una presenza spirituale di supporto. Una sequenza breve parte da dodici respiri silenziosi; il lavoro si sviluppa poi in tre momenti: sostare nella respirazione consapevole, richiamare esperienze luminose e infine tornare al silenzio aprendosi a ricevere. Un adattamento al TS può iniziare da una posizione seduta comoda, riconoscendo gli appoggi del bacino, la regione del coccige e l’allineamento della colonna, senza esercitare pressione sul punto. Si formula l’intento e si lascia che il respiro accompagni l’attenzione dalle aree renali alla base della colonna. Si richiama poi un’esperienza di pace, riconoscendone le sensazioni corporee, e si conclude sostando in silenzio. In 230923 FS ribadisce la funzione teatrale del contatto fisico come rappresentazione di un incontro multidimensionale. Nei materiali Pahekarubhe di 7.10, ogni gesto viene prima descritto e poi eseguito: in una pratica a due, si può quindi dichiarare l’intenzione di un contatto sui fianchi o sulle ginocchia, attendere il consenso e accompagnare il gesto con una breve descrizione delle sensazioni. Appoggio, respiro e gesto concordato traducono in pratica corporea i temi di equilibrio sostenibile, struttura e cooperazione.

PROVISIONALISMO: In 7.10 relazione, equilibrio e reciprocità assumono struttura attraverso responsabilità, limite, regole, organizzazione, autorità, tempo e realizzazione. Un accordo può rendere verificabile e durevole una relazione oppure irrigidirla in obbligo; una legge può custodire l’equità oppure sostituirsi alla giustizia; l’autorità può assumere responsabilità per una decisione oppure trasformarsi in controllo. Anche la possibilità opposta rimane aperta: rifiutare regole, gerarchie e strutture non garantisce libertà o giustizia e può impedire a un intento condiviso di acquisire continuità e applicazione. La distinzione fra funzione e forma diventa quindi centrale: contratti, istituzioni, ruoli, norme e organizzazioni possono essere strumenti necessari senza che il loro valore debba essere considerato intrinseco o definitivo. Una struttura può essere mantenuta, modificata, sostituita o abbandonata secondo ciò che permette di realizzare e le conseguenze che produce; resta possibile anche riconoscere che una determinata struttura debba durare. Lo stesso criterio riguarda sistemi di pensiero e spiegazioni: una teoria materialista, psicologica, spirituale o multidimensionale può fornire una configurazione utile dell’esperienza senza che la sua utilità ne dimostri lo statuto ultimo; anche una concezione alternativa può irrigidirsi quando viene identificata con la realtà che intende descrivere. Italo Calvino (lett), soprattutto nelle opere combinatorie e nelle costruzioni di Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati e Se una notte d’inverno un viaggiatore, offre un riferimento pertinente per strutture capaci di generare configurazioni, percorsi e mondi differenti rendendo visibile il ruolo dell’architettura attraverso cui una realtà viene organizzata. In 7.10 il problema non consiste quindi nello scegliere in anticipo fra ordine e libertà, istituzione e spontaneità, permanenza e cambiamento, realtà manifesta e possibilità ulteriori, ma nel verificare quale funzione una determinata forma svolga. La forma può sostenere la relazione senza coincidere con essa; può diventare apparato autonomo oppure risultare indispensabile alla sua continuità. Anche una conclusione, un impegno o una decisione possono essere assunti e mantenuti senza che ciò richieda di trasformare il quadro che li rende validi in una verità universale.

A COURSE IN MIRACLES: 7.10 porta nella lettura ACIM il passaggio dalla relazione come accordo alla relazione come assunzione di responsabilità, dalla ricerca dell’armonia alla sua realizzazione concreta, disciplinata e duratura. La relazione non è fine a sé stessa: diventa luogo nel quale la percezione viene corretta, il giudizio sospeso, la separazione riconosciuta come errore e l’unità ristabilita. S10 introduce responsabilità per ciò che si vede e per la direzione che si sceglie: «Io sono responsabile di ciò che vedo. Scelgo i sentimenti che provo e decido l’obiettivo che voglio raggiungere» (T-21.II.2-3). La responsabilità non coincide con il controllo dell’altro, ma con la disponibilità a modificare la propria mente e a lasciare spazio alla verità: «Tutto ciò che ti viene chiesto è di fare spazio alla verità». La relazione diventa così una pratica di correzione condivisa: nella relazione santa entrambi consegnano gli errori alla correzione affinché entrambi possano essere guariti come uno (T-22.III.9). La tensione fra S7 e S10 si esprime quindi come trasformazione dell’accordo esterno in unione mentale, dell’impegno relazionale in disciplina spirituale, del contratto sociale in responsabilità verso una verità condivisa. La pace non viene ottenuta attraverso il controllo delle circostanze, ma attraverso il riconoscimento di ciò che già è: «La quiete della pace di Dio mi appartiene» (W-273). La quiete implica non passività ma ritorno consapevole alla pace ogni volta che una perturbazione emerge: la scelta viene rinnovata nel tempo. La relazione costituisce uno dei luoghi privilegiati di questa trasformazione: la relazione speciale, affidata allo Spirito Santo, può diventare relazione santa, luogo di perdono, guarigione, comunione ed estensione. La logica è esplicitata nel Testo: «Nella tua relazione santa è il Figlio di tuo Padre» e l’unione con il fratello apre alla liberazione dalla colpa (T-19.IV-B). La direzione finale non è il conseguimento di un vantaggio personale ma l’estensione della pace oltre la coppia o il rapporto originario: la relazione diventa un punto attraverso il quale la benedizione si estende alla totalità della Figliolanza. Il tema della presenza assume qui una forma precisa: riconoscere ciò che è già presente anziché costruire artificialmente una nuova realtà; il cambiamento consiste nel sospendere l’interferenza, il giudizio e la difesa affinché la verità possa essere riconosciuta. Anche il corpo e il limite vengono ricollocati in questa dinamica: non costituiscono la verità dell’identità, ma possono essere utilizzati per uno scopo santo. La comunicazione ristabilita è indicata come rimedio dello Spirito Santo; il corpo può quindi diventare strumento di relazione senza essere assunto come fondamento della separazione. La responsabilità di 7.10 coincide infine con l’accettazione dell’Espiazione come correzione dell’errore, non come punizione: «L’Espiazione significa correzione, o disfacimento degli errori» (M-18.4). Il movimento complessivo procede dunque dalla relazione alla scelta, dalla scelta alla responsabilità, dalla responsabilità alla correzione, dalla correzione alla pace, dalla pace all’unione e dall’unione all’estensione: S7 stabilisce il campo dell’incontro e dell’accordo, S10 ne assume la responsabilità, la disciplina e la traduzione nel tempo; la relazione diventa così un luogo concreto nel quale la separazione viene progressivamente sostituita dalla comunione. 273 – La quiete della pace di Dio mi appartiene. 274 – Oggi appartiene all’amore. Che io non abbia paura.

GNOSTICISMO: 7.10 porta la ricerca della verità sul piano della conoscenza operativa, della disciplina e della trasformazione concreta: la gnosi non è soltanto acquisizione intellettuale, ma esperienza religiosa, rivelazione, pratica iniziatica, terapeutica ed estatica. La ricerca sulle pratiche gnostiche antiche documenta rituali di iniziazione, pratiche ricorrenti, guarigione, estasi e liturgia, oltre alla dimensione filosofica. Il rapporto fra conoscenza e trasformazione passa anche attraverso rituali di battesimo, investitura e camera nuziale, nei quali l’identità spirituale viene modificata attraverso una procedura rituale e una nuova appartenenza. La camera nuziale è pertinente alla struttura relazionale di 7.10: la metafora matrimoniale rappresenta l’unione con Cristo e il superamento della separazione, mentre l’iniziazione stabilisce una nuova forma di relazione con il divino. S7 fornisce relazione, reciprocità, accordo e armonizzazione; S10 conferisce a questa relazione forma, disciplina, responsabilità e continuità. La gnosi di 7.10 tende quindi a trasformare la rivelazione in un ordine di vita: ciò che viene conosciuto deve essere incorporato, praticato e reso effettivo. La dinamica separante emerge quando la forma destinata a custodire e rendere operativa la conoscenza si autonomizza dalla sua funzione, irrigidendosi in dottrina, gerarchia o sistema chiuso; sul versante opposto, una conoscenza che non assume forma, disciplina e pratica può rimanere esperienza individuale incapace di produrre una trasformazione stabile.

SCIAMANESIMO: 7.10 trova una corrispondenza concreta nella dimensione sciamanica dell’alleanza, dello scambio e dell’obbligazione reciproca con gli esseri non umani. L’antropologia dello sciamanesimo documenta infatti situazioni nelle quali il rapporto con gli spiriti non è concepito come semplice esperienza visionaria, ma come una relazione regolata da obblighi: presso alcuni gruppi siberiani, l’alleanza con gli spiriti animali stabilisce uno scambio nel quale chi prende deve restituire; l’alleanza può essere rappresentata attraverso un vero e proprio matrimonio rituale fra lo sciamano e uno spirito del mondo da cui proviene la selvaggina. Qui il concetto di contratto diventa concreto: l’accesso alle risorse dell’altro mondo è legittimato da una relazione reciproca che comporta diritti, doveri e restituzione. In altri contesti la relazione assume persino forme esplicitamente contrattuali: nella documentazione sul Vodou haitiano sono stati registrati accordi formalizzati fra il praticante e lo spirito-compagno, con obblighi specifici per entrambe le parti. Nell’area andina, il waki documentato a San Pablo de Lípez implica rapporti di reciprocità fra viventi e morti: i defunti sono associati alla fertilità e alle piogge e ricevono in cambio offerte di cibo e liquidi; gli scambi possono essere rapporti durevoli con aspettativa di restituzione oppure transazioni nelle quali l’offerta conclude l’obbligazione. Presso gli Emberá, il rapporto con gli jai viene ugualmente organizzato come rete di scambi: chi richiede l’intervento degli spiriti per guarire, proteggere o favorire la caccia offre bevande e celebrazioni, mentre lo sciamano media la circolazione della forza fra persone, animali, piante e oggetti. Anche nelle pratiche Maya descritte antropologicamente, il rapporto fra sciamano e spiriti comprende domande, risposte attraverso segni divinatori, storia condivisa degli incontri, apprendimento dei nomi degli spiriti e mediazione rituale attraverso altare e oggetti. 7.10 emerge quindi non come semplice “viaggio nel mondo degli spiriti”, ma come gestione responsabile di relazioni interspecifiche, negoziazione, reciprocità, obbligo, restituzione e mantenimento dell’alleanza. S7 stabilisce il campo della relazione e dell’accordo; S10 conferisce all’alleanza continuità, obbligazione e responsabilità per le sue conseguenze. L’ombra appare quando la relazione viene trasformata in controllo o quando lo scambio viene manipolato: anche l’antropologia dello sciamanesimo documenta casi nei quali le transazioni rituali diventano oggetto di negoziazione economica e di controversia sull’autorità del praticante.

SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: La ricerca interiore assume metodo, disciplina, percorso, insegnamento e pratica verificabile nell’esperienza. La relazione con il sacro non rimane contemplativa o individuale: può tradursi in apprendistato, trasmissione, esercizio, appartenenza a una scuola o comunità e progressiva assunzione di responsabilità. S7 ricerca apertura, equilibrio, confronto fra tradizioni e relazione con l’altro; S10 dà a questa ricerca struttura, perseveranza, responsabilità, disciplina e continuità. Ne deriva una spiritualità capace di collegare esperienza mistica e organizzazione della vita quotidiana, ricerca personale e impegno, intuizione e metodo. La ricerca intertradizionale può inoltre trasformare insegnamenti provenienti da culture diverse in strumenti accessibili alla pratica contemporanea. Paul Brunton ne offre un’espressione attraverso una ricerca indipendente dell’Overself, la meditazione, il confronto fra tradizioni e la verifica dell’esperienza spirituale, mantenendo una netta autonomia da maestri, scuole e appartenenze esclusive e cercando di trasferire l’esperienza interiore nella vita ordinaria. La spiritualità legata alle tradizioni indigene introduce inoltre un rapporto fra persona, territorio, antenati, animali, piante, comunità e trasmissione orale: nelle raccolte e rielaborazioni di Joseph Bruchac, i racconti tradizionali Abenaki e di altre nazioni native collegano cosmologia, natura, memoria culturale e responsabilità comunitaria; il racconto conserva valori, conoscenze e relazione con il mondo naturale.
Santiago Bovisio * (29 settembre 1903) scrittore, occultista italiano, fondatore del Sacred Order of American Knights of Fire, indicato come Cafh, e dell’American Spiritualistic University a Rosario (Arg.); sistema spirituale fondato su disciplina, rinuncia, regolamento, voti, esercizi, categorie e responsabilità progressive; la realizzazione viene collegata alla trasformazione concreta del modo di vivere e alla partecipazione a una corrente spirituale organizzata.
Joseph Bruchac (Saratoga, 16 ottobre 1942) scrittore sul folklore dei nativi americani; radizione orale, rapporto con territorio e natura, trasmissione intergenerazionale, recupero della memoria e delle tradizioni Abenaki; il racconto mantiene insieme cosmologia, educazione, identità e responsabilità comunitaria.
 Paul Brunton **° (Londra, 21 ottobre 1898) filosofo britannico, mistico, viaggiatore, guru. Lasciò una carriera giornalistica per vivere tra yogi, mistici e uomini santi, e studiò insegnamenti esoterici orientali e occidentali. Dedicare la sua vita a una ricerca interiore e spirituale. “L’uomo comune è consapevole di ciò che lo circonda come segue: primo, dando nomi ed etichettando quel che vede, secondo, collegando ciò con la sua memoria passata; terzo, collegandolo con il suo io personale. L’uomo illuminato, senza ego, è semplicemente consapevole, senza nessun’altra attività aggiuntiva”; ricerca spirituale autonoma, confronto intertradizionale, meditazione, epistemologia dell’esperienza, trasformazione dell’ego, Overself; la spiritualità viene resa praticabile attraverso un percorso indipendente, non subordinato alla costruzione di un movimento personale. Esponente/Modello: l’esperienza mistica dell’Overself è centrale e documentata; l’indipendenza mantenuta nel confronto con molteplici maestri e tradizioni, unita alla trasformazione dell’esperienza interiore in pratica continuativa e servizio, combina relazione, discernimento, disciplina e stabilizzazione dell’esperienza.

ASTROLOGIA: La funzione relazionale dell’astrologia viene specificata attraverso metodo, responsabilità professionale, organizzazione e applicazione concreta: interpretare una carta significa mettere in relazione fattori diversi entro una struttura coerente, trasformando il confronto simbolico in orientamento, scelta e pratica. La dimensione relazionale può inoltre assumere forme professionali e istituzionali attraverso consultazione, insegnamento, ricerca, scuole, organizzazioni e servizi astrologici. La funzione rimane integrata quando la struttura sostiene il dialogo fra simbolo, esperienza e scelta individuale; si separa quando metodo e autorità astrologica diventano determinismo, controllo o sistema rigido, oppure quando l’apertura interpretativa rinuncia a metodo, verifica e responsabilità. In Daniel Giamario il rapporto fra struttura astrologica ed esperienza assume una forma iniziatica e partecipativa; in Robert Currey l’astrologia viene organizzata anche come attività professionale e imprenditoriale strutturata; Shelley Ackerman sviluppa ricerca e comunicazione astrologica in ambiti culturali, umanistici e politici. Per Ronald Laurence Byrnes il materiale disponibile indica invece l’incontro fra astrologia, esperienza mistica e ricerca cristologica, ma richiede maggiore documentazione prima di attribuirgli una qualifica.
Shelley Ackerman ° (7Np) (New York, 14 ottobre 1953) astrologa statunitense. Modello: ricerca astrologica applicata a campi sociali e culturali e attività pubblica di comunicazione congiungono la funzione relazionale e interpretativa con professionalizzazione, continuità e responsabilità pubblica.
Ronald Laurence Byrnes (11Pb) (New York, 15 ottobre 1942) astrologo, mistico statunitense, Jesus and the Holy Shroud: An Astrologer’s View (2002); esperienza mistica personale come origine di una ricerca astrologica e cristologica, con particolare attenzione al cristianesimo antico, alla Sindone e alla possibilità di mettere in relazione esperienza spirituale, ricerca storica e interpretazione astrologica.
 Robert Currey (Dundee, 24 settembre 1955) astrologo, imprenditore britannico, fondatore di Equinox.
 Daniel Giamario **° (7Nip) (Atlanta, 10 ottobre 1948) astrologo statunitense,  direttore della Shamanic Astrology Mystery School, The Shamanic Astrology Handbook (1994), Origins of the Shamanic Astrology Paradigm™ (2017); “L’astrologia sciamanica opera attraverso una struttura archetipica e mitica che è ancorata ai misteri Come sopra, così sotto, il che significa che questo è un approccio cerimoniale e partecipativo all’astrologia progettato per creare una maggiore consapevolezza dello scopo della vita di una persona e della sua relazione con il Grande Mistero. L’astrologia sciamanica può aiutare a confermare ciò che una persona già conosce, o percepisce, e quindi la aiuta a fidarsi della propria conoscenza interiore e del proprio processo interiore attraverso una maggiore comprensione dei misteri che sono venuti a indagare, esplorare e aiutare a evolvere”; astrologia esperienziale e cerimoniale, cicli planetari come processi iniziatici, rapporto diretto con il cielo, Grande Mistero, partecipazione cosciente e scelta personale anziché predeterminazione. Esponente/Modello: l’astrologia diventa relazione partecipativa con il cielo e il Grande Mistero e assume una struttura metodologica, iniziatica e formativa attraverso una scuola e un sistema di pratica.

CRISTIANESIMO: 7.10 si esprime come trasformazione della relazione in alleanza, responsabilità, fedeltà e cammino condiviso: la relazione con Dio e con gli altri non rimane un fatto affettivo o spontaneo, ma assume una forma concreta, impegnativa e orientata a un fine. La dimensione S7 porta incontro, comunione, reciprocità, riconciliazione e riconoscimento dell’altro; S10 introduce responsabilità, promessa, disciplina, perseveranza, ordine e compimento. La relazione cristiana è quindi dinamica: l’incontro con Cristo modifica il modo di vivere le relazioni, mentre la presenza dello Spirito rende possibile una trasformazione interiore che non coincide con la semplice osservanza esteriore. Paolo contrappone infatti la vita «secondo la carne» alla vita «secondo lo Spirito»: la legge non viene semplicemente cancellata, ma il suo compimento viene ricondotto a una vita nuova in Cristo e nello Spirito. Il passaggio dalla Legge alla Nuova Alleanza non significa dunque abolizione indiscriminata della legge, ma compimento, interiorizzazione e trasformazione: il comandamento viene assunto dentro una relazione viva con Cristo, nella quale la grazia, la fede, la libertà e lo Spirito orientano l’agire. Il Decalogo conserva una funzione fondamentale come riferimento del bene e della responsabilità, ma il Nuovo Testamento porta la relazione con Dio oltre la semplice conformità normativa: «seguimi» diventa una forma di esistenza. Il Discorso della Montagna mostra questa dinamica radicalizzando interiormente il precetto: non basta evitare l’atto esteriore, ma occorre trasformare la disposizione del cuore. Le Beatitudini esprimono atteggiamenti fondamentali dell’esistenza e aprono i comandamenti verso una perfezione che non coincide con il minimo moralmente consentito. La relazione con l’altro diventa così luogo di verifica della vita ricevuta in Cristo: responsabilità, perdono, servizio, fedeltà, cura del debole, riconciliazione e comunione traducono la relazione spirituale in comportamento concreto. La dimensione S10 introduce inoltre il tema della vocazione: non semplicemente «che cosa è permesso?», ma quale forma di vita corrisponde alla chiamata ricevuta. La domanda morale cristiana diventa quindi discernimento del bene nella concretezza dell’esistenza, attraverso libertà, coscienza, responsabilità e orientamento verso il fine ultimo. Questa struttura impedisce di ridurre la morale cristiana a un sistema di divieti: il limite protegge la relazione, mentre la relazione dà senso al limite. Il rischio ombra di 7.10 appare quando la struttura normativa si separa dalla relazione viva e il cristianesimo viene ridotto a conformità esteriore, legalismo, giuridismo, casuismo o ricerca del minimo necessario per evitare la colpa. La regola diventa allora fine invece che strumento; l’osservanza prende il posto del discernimento; la responsabilità si riduce a controllo; la morale diventa prevalentemente «che cosa non posso fare?» anziché «come sono chiamato a vivere?». Il rischio opposto è una relazione priva di forma, nella quale il riferimento alla grazia viene separato dalla responsabilità concreta. 7.10 maturo mantiene insieme relazione e norma, libertà e responsabilità, grazia e impegno, misericordia e verità, appartenenza e trasformazione. Il cristocentrismo evita entrambi gli estremi: Cristo non è soltanto colui che prescrive una norma, ma il modello vivente al quale conformare l’esistenza; la vita morale diventa partecipazione alla sua vita e risposta alla grazia. La riflessione cristiana sulla morale può quindi essere letta come passaggio dalla legge esterna alla legge interiorizzata dallo Spirito, senza perdita della responsabilità oggettiva. La formula paolina del rinnovamento della mente indica precisamente il carattere dinamico del discernimento: non semplice applicazione automatica di una regola, ma capacità di riconoscere ciò che è buono e conforme alla volontà di Dio. La relazione con Dio diventa così anche relazione trasformata con il mondo e con gli altri. La tradizione cristiana tiene insieme ordine e libertà: l’ordine impedisce che la relazione degeneri in arbitrarietà; la libertà impedisce che l’ordine degeneri in formalismo. L’orientamento al fine ultimo impedisce inoltre che la morale si chiuda nell’osservanza del presente: l’agire viene valutato in rapporto alla vocazione e alla comunione con Dio. Nella riflessione teologica successiva questa impostazione assume forme diverse, ma il nucleo rimane la tensione fra norma e vita, precetto e coscienza, legge e grazia, responsabilità e vocazione. La formulazione cattolica sviluppata soprattutto nel XX secolo porterà ulteriormente questa impostazione verso una teologia morale maggiormente biblica, cristocentrica e orientata alla vocazione alla santità; Optatam Totius chiede esplicitamente che la teologia morale sia maggiormente nutrita dalla Scrittura e illumini «l’altezza della vocazione dei fedeli in Cristo» e il loro compito di portare frutto nella carità.

CATTOLICESIMO: nella formulazione cattolica, 7.10 assume particolare rilievo nel rapporto fra coscienza, legge morale, grazia, libertà, discernimento e vocazione alla santità. La norma non viene considerata sufficiente in sé: deve essere compresa nella sua relazione con il bene della persona e con il fine ultimo. La teologia morale cattolica distingue quindi l’osservanza materiale dalla formazione della coscienza e dall’ordinamento dell’intera vita a Dio. Il rischio 7.10 appare quando il diritto canonico, le norme morali, le rubriche liturgiche o le prescrizioni disciplinari vengono assolutizzati e separati dalla loro finalità: rubricismo, legalismo, giuridismo, casuismo e minimalismo morale sono forme nelle quali il mezzo prende il posto del fine. Il rubricismo, in particolare, riduce la partecipazione liturgica alla corretta esecuzione delle prescrizioni; il casuismo tende a trasformare il discernimento in classificazione di casi leciti o illeciti; il minimalismo cerca il limite inferiore dell’obbligo invece dell’orientamento positivo alla santità. Il rinnovamento conciliare della teologia morale insiste invece sulla relazione viva con Cristo, sulla Scrittura, sulla grazia e sulla vocazione del credente. Veritatis Splendor interpreta in modo esplicito il rapporto fra comandamenti e sequela: i comandamenti costituiscono una base indispensabile, ma non un limite massimo; la perfezione richiede libertà, grazia e sequela di Cristo. Anche il rapporto fra legge e coscienza non viene ridotto alla scelta soggettiva: la coscienza deve essere formata nella verità e il discernimento deve orientare concretamente la libertà verso il bene. In questa prospettiva, 7.10 trova una formulazione teologica  precisa nell’integrazione fra legge naturale, legge divina, coscienza, virtù, grazia, libertà e fine ultimo. La relazione con Dio non elimina la norma; la norma protegge e orienta la relazione, mentre la grazia rende possibile viverla in modo pienamente trasformativo. Il rapporto fra coscienza, legge, autorità, responsabilità e relazione personale con Dio costituisce una delle espressioni più forti del 7.10 nel cattolicesimo: la norma offre struttura, orientamento e responsabilità, ma la vita cristiana non si esaurisce nell’osservanza esteriore, perché richiede discernimento, adesione interiore e fedeltà alla coscienza. Giovanni Paolo I esprime invece una configurazione diversa dello stesso asse: autorità esercitata attraverso umiltà, prossimità, semplicità e rapporto personale, con una concezione di Dio formulata in termini fortemente relazionali e misericordiosi; la sua espressione di Dio come «papà» e, ancor più, «madre» mostra il tentativo di ricondurre il linguaggio istituzionale della fede a una relazione immediata di fiducia e amore. 
Giovanni Paolo I * (9) (Canale d’Agordo, 17 ottobre 1912) 263º papa della Chiesa cattolica. Il tratto più riconducibile al 7.10 è la trasformazione dell’autorità in servizio relazionale: l’umiltà non elimina l’istituzione, ma ne modifica il modo di esercitare l’autorità. Nelle catechesi del breve pontificato affrontò l’umiltà e le virtù teologali; insistette inoltre sulla misericordia verso chi non crede, distinguendo il rifiuto di Dio dal rifiuto di un’immagine errata di Dio. La sua formulazione della paternità e maternità divina accentua una relazione con Dio fondata sulla fiducia, sulla cura e sulla prossimità più che sulla distanza gerarchica.

PROTESTANTESIMO: 7.10 si esprime nella tensione fra relazione personale con Cristo, fede, grazia, coscienza, Scrittura e responsabilità dell’agire. La relazione con Dio non viene affidata primariamente a una struttura sacramentale o gerarchica, ma alla fede e alla risposta personale alla Parola; S7 introduce il rapporto diretto, la fiducia, l’alleanza e la comunione, mentre S10 conferisce alla fede una forma concreta attraverso disciplina, vocazione, responsabilità e perseveranza. La centralità della Scrittura costituisce una modalità tipicamente S10: la relazione deve essere verificata, orientata e continuamente riformata alla luce della Parola. La dottrina della giustificazione per fede impedisce però che la vita cristiana venga ridotta a un sistema di prestazioni morali: l’opera buona non costituisce il prezzo della salvezza, ma il frutto di una fede viva. La distinzione fra legge e Vangelo diventa quindi decisiva: la legge rivela il peccato, ordina la vita e mostra il bene, mentre il Vangelo annuncia la grazia e la riconciliazione in Cristo. 7.10 maturo mantiene le due dimensioni senza confonderle: la grazia non elimina la responsabilità e la norma non sostituisce la fede. La vocazione introduce ulteriormente una dimensione S10: il credente è chiamato a tradurre la fede nella vita quotidiana, nel lavoro, nella famiglia, nella comunità e nella responsabilità sociale. La relazione con Cristo genera una forma di vita verificabile. La Riforma, inoltre, trasferisce una parte della responsabilità religiosa direttamente al credente: lettura della Scrittura, esame della coscienza, predicazione, preghiera e discernimento personale acquistano un peso maggiore. Il rischio ombra di 7.10 compare quando questa responsabilità si irrigidisce in confessionalismo, letteralismo biblico, moralismo, disciplinarismo o identificazione della fede con la corretta adesione a una formula dottrinale. Anche qui S10 può diventare controllo esteriore: la Scrittura viene trattata come codice anziché come Parola che conduce a Cristo; la dottrina diventa appartenenza identitaria; la libertà della coscienza viene sostituita dalla conformità al gruppo. Il polo opposto è una soggettivizzazione della fede nella quale la relazione personale viene separata dalla comunità, dalla Scrittura e dalla responsabilità etica. 7.10 maturo mantiene dunque fede e forma, grazia e responsabilità, libertà e disciplina, coscienza e comunità, relazione personale e riferimento oggettivo alla Parola.
Jonathan Mayhew *° (8 ottobre 1720) ministro congregazionale americano, con posizione unitaria. Predicava la stretta unità di Dio, la natura subordinata di Cristo; collocazione protestante di confine, più precisamente nel congregazionalismo liberale unitariano della Nuova Inghilterra, non nel protestantesimo trinitario classico. Fu ministro della West Church di Boston e la sua predicazione rese quella congregazione sostanzialmente la prima congregazione congregazionalista unitariana del New England, pur senza una formale denominazione unitariana. Sviluppò una teologia razionale, sostenendo l’unità rigorosa di Dio, la subordinazione di Cristo e la libertà dell’indagine religiosa; contestò inoltre i «tests of orthodoxy» imposti dai credi e difese la libertà religiosa e civile. Per 7.10 è pertinente soprattutto come esempio di rapporto fra fede, coscienza, autorità e libertà: la norma confessionale non viene accettata come autorità assoluta quando entra in conflitto con la ricerca razionale della verità e con la coscienza. La sua posizione mostra quindi il versante S10 emancipatorio e riformatore: la struttura religiosa viene sottoposta a verifica, mentre la relazione fra credente, Dio, ragione e comunità viene ridefinita. La sua attività politica rafforza ulteriormente il nesso fra convinzione religiosa e responsabilità civile: il suo Discourse concerning Unlimited Submission and Non-Resistance divenne un testo importante nella formazione dell’ideologia repubblicana americana. Modello: libertà di coscienza e relazione religiosa da una parte; verifica dell’autorità, responsabilità civile e struttura istituzionale dall’altra. Non gli darei stelle: manca evidenza sufficiente di multidimensionalità.

ORTODOSSIA: 7.10 assume una forma fortemente relazionale, liturgica, ascetica e trasformativa. La relazione con Dio non viene concepita come semplice adesione intellettuale a una dottrina né come osservanza esteriore di precetti: è partecipazione reale alla vita divina. La teologia ortodossa identifica questa partecipazione con la theosis/deificazione, resa possibile dalla grazia e dall’azione dello Spirito Santo: il cristiano è chiamato a diventare partecipe della vita, della verità, della libertà, della bontà e della santità divine. S7 è quindi relazione e comunione; S10 è il processo concreto attraverso il quale questa comunione viene incarnata nella vita: preghiera, liturgia, digiuno, ascesi, obbedienza, confessione, partecipazione ecclesiale, opere di misericordia e progressiva purificazione delle passioni. L’obbedienza non viene presentata come mera sottomissione a un codice: è risposta d’amore e disciplina finalizzata alla libertà dalle passioni e alla partecipazione alla santità divina. La liturgia costituisce uno dei luoghi privilegiati di questa integrazione: la relazione con Dio viene continuamente resa presente nella vita ecclesiale e non confinata a una convinzione privata. Anche la dimensione comunitaria è essenziale: la vita spirituale è contemporaneamente personale e sociale, interiore ed esteriore. Il rischio ombra di 7.10 emerge quando disciplina, tradizione, canone, pratica ascetica o appartenenza ecclesiale vengono separati dal loro fine trasformativo. La tradizione può diventare formalismo; l’obbedienza può degenerare in conformismo; l’osservanza può sostituire la trasformazione interiore. La stessa tradizione ortodossa insiste invece sulla necessità che ciò che viene confessato con le labbra sia manifestato nella vita: la fede deve diventare pratica, crescita nello Spirito e lotta concreta contro il male. Il polo maturo di 7.10 consiste quindi nell’integrazione di tradizione e vita, disciplina e libertà, obbedienza e amore, liturgia e trasformazione, comunità e percorso personale, con la theosis come orientamento ultimo.

ISLAM: 7.10 si esprime nella tensione fra relazione diretta con Dio e forma normativa della vita religiosa. S7 introduce relazione, alleanza, incontro, amore, fiducia e abbandono; S10 conferisce a questa relazione una struttura concreta attraverso rivelazione, legge, responsabilità, disciplina, pratica e orientamento dell’intera esistenza. Nell’Islam questa polarità è evidente perché la relazione con Allah non richiede, per essere autentica, un mediatore sacerdotale: la conversione avviene attraverso la shahāda, la professione di fede, senza un sacramento amministrato da un sacerdote; anche il matrimonio (nikāḥ) è un contratto fra le parti, con consenso, mahr e testimoni, e non richiede necessariamente la presenza di un imam. La relazione con Dio è quindi immediata e personale, mentre la vita religiosa è fortemente strutturata dalla Sharīʿa, che comprende norme rituali, morali, familiari e sociali. Questa combinazione costituisce una forma molto precisa di 7.10: la libertà della relazione non elimina la forma, e la forma non dovrebbe sostituire la relazione. La Sharīʿa introduce infatti il versante S10 attraverso una rete concreta di pratiche: preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio, norme alimentari, rapporti familiari, contratti, obblighi e divieti. La religione diventa così una forma di vita regolata, nella quale il rapporto con Dio si traduce continuamente in atti verificabili. Il rischio ombra di 7.10 emerge quando la norma giuridica viene separata dall’intenzione (niyya) e dalla relazione con Allah: la pratica può ridursi a conformità esteriore, la Sharīʿa a legalismo, l’adempimento a una serie di prescrizioni formalmente corrette. La questione non è quindi la presenza della legge, che costituisce una componente essenziale della tradizione islamica, ma il suo eventuale assolutizzarsi a scapito dell’intenzione, della sincerità e della coscienza religiosa. Anche il linguaggio islamico della responsabilità davanti a Dio mantiene insieme forma esteriore e orientamento interiore: l’atto religioso acquista valore attraverso l’intenzione con cui viene compiuto. La specificità del Sufismo rende  evidente l’altra polarità di 7.10. La Sharīʿa non viene necessariamente respinta, ma può essere considerata il fondamento dal quale prende avvio un cammino ulteriore: ṭarīqa, percorso spirituale; maʿrifa, conoscenza; ḥaqīqa, verità. La tradizione sufi ha elaborato proprio il problema del rapporto fra norme giuridico-teologiche e esperienza immediata del divino. La ricerca accademica su Rumi mostra che la sua walāya, «amicizia con Dio», mette al centro intimità, comunicazione con il divino e trascendimento della religiosità convenzionale, mentre il rapporto fra questa esperienza e la Sharīʿa è stato oggetto di discussione nella storia del Sufismo. Jalāl al-Dīn Muhammad Rūmī rappresenta qui il polo S7 che porta la struttura S10 oltre se stessa senza necessariamente distruggerla. Il suo punto di partenza rimane l’Islam: la sua opera mira, secondo l’interpretazione di William C. Chittick, alle «radici delle radici» della religione islamica e non alla costruzione di una religione alternativa. Il tema centrale diventa l’amore come forza che conduce verso il fine ultimo e dissolve l’illusione dell’autonomia dell’ego. La sequenza Sharīʿa → ṭarīqa → ḥaqīqa esprime molto bene 7.10: radicamento nella forma, ingresso nel percorso, trascendimento verso la verità. Studi sul Masnavi evidenziano precisamente la connessione fra Sharīʿa, gnosi sufi, perfezione umana e progressiva estinzione dell’ego (fanāʾ). In Rumi la relazione con Dio diventa quindi esperienza trasformativa, non semplice adesione concettuale. La conoscenza di Dio deve essere vissuta; l’amore non è soltanto sentimento, ma forza di trasformazione dell’essere. La samāʿ, con musica, poesia e movimento rituale, traduce questa dinamica in una pratica concreta: il derviscio non abbandona semplicemente la forma, ma utilizza una forma disciplinata per orientare l’intera persona verso Dio. La tradizione mevlevi sviluppatasi attorno a Rumi ne costituisce una delle espressioni storiche più riconoscibili. Il punto decisivo per 7.10 è che la forma costituisce il contenitore, ma non il termine del percorso. La tradizione, la disciplina e la Sharīʿa forniscono il radicamento S10; il Sufismo porta quel radicamento verso l’abbandono, la conoscenza, l’amore e la trasformazione S7. In Rumi il cercatore non rimane prigioniero dell’identità religiosa come semplice appartenenza: attraversa l’ego, le separazioni e le opposizioni per giungere alla realtà divina. La sua famosa immagine della verità frammentata in molteplici percezioni può essere letta come critica delle identificazioni parziali con la propria formulazione religiosa, senza per questo cancellare il radicamento islamico. Il parallelismo con il cristianesimo va mantenuto sul piano comparativo, non gerarchico: nel cattolicesimo e nell’ortodossia la relazione con Dio è fortemente mediata dalla struttura sacramentale ed ecclesiale; nell’Islam l’accesso personale alla preghiera, alla conversione e alla relazione con Allah non richiede una mediazione sacerdotale equivalente. Parallelamente, però, entrambe le tradizioni conoscono la tensione fra forma religiosa e interiorizzazione, fra norma e vita spirituale, fra appartenenza e trasformazione. Nel cattolicesimo il rischio può essere il rubricismo o il legalismo; nell’Islam una dinamica analoga può manifestarsi quando la Sharīʿa viene vissuta come mera conformità esteriore. Il Sufismo mostra dall’interno dell’Islam una risposta a questa possibilità: non abolire necessariamente la forma, ma attraversarla fino alla sua finalità spirituale. Rumi porta questa dinamica all’estremo: l’abbandono dell’ego non conduce alla dissoluzione della responsabilità, ma al ritorno al mondo con una capacità maggiore di amare, servire e accogliere la creazione. Il movimento è quindi circolare: forma, percorso, trasformazione, ritorno. È precisamente il punto nel quale 7.10 raggiunge una configurazione matura: la struttura non è una prigione, la libertà non è arbitrio; la disciplina prepara l’apertura e l’apertura compie la disciplina. Mansione lunare: 15 ﺭ Râ (r), Al Ghafr, The Cover, 0° Libra, The Fifth Heaven, the Sphere of Venus, the Abode of Yusuf (Joseph), The Form-Giver. Nome di Dio: 82 العفو‎ al-ʿAfūww, Colui che tutto cancella.
Jalal al-Din Muhammad Rumi ***° (Balkh, 30 settembre 1207) poeta musulmano persiano del XIII secolo, giurista, teologo e mistico sufi. Uno dei poeti più letti e popolari al mondo. Il suo Masnavi è uno dei più grandi poemi della lingua persiana. La poesia di Rumi parla dell’amore infuso nel mondo e i suoi insegnamenti esprimono i principi del versetto coranico “Sappi che ‘Non c’è altro dio all’infuori di Lui’ e chiedi perdono per il tuo peccato” (Q. 47:19), inteso come l’invito all’umanità di cercare la conoscenza del tawhid (unicità di Dio), vissuto più pienamente attraverso l’amore (“quella fiamma che, quando divampa, brucia tutto tranne l’Amato eterno”), e la negazione della propria esistenza in quanto ego. Rumi credeva appassionatamente nell’uso della musica, della poesia e della danza come via per raggiungere Dio.  Da queste idee si sviluppo la pratica dei dervisci rotanti e i suoi insegnamenti divennero la base per l’ordine dei Mevlevi, che suo figlio organizzò. Rumi incoraggiò la samāʿ, un viaggio mistico di ascesa spirituale attraverso la mente e l’amore verso il Perfetto. In questo viaggio, il cercatore si rivolge simbolicamente alla verità, cresce attraverso l’amore, abbandona l’ego, trova la verità e arriva al Perfetto. Il cercatore ritorna quindi da questo viaggio spirituale, con maggiore maturità, per amare ed essere al servizio dell’intera creazione senza discriminazioni riguardo a credenze, razze, classi e nazioni. L’incontro con Shams al-Dīn Tabrīzī nel 1244 costituisce la svolta decisiva della sua vita spirituale e poetica: Rumi passa dall’identità di erudito, giurista e maestro religioso a una forma di esperienza mistica centrata sull’amore, sulla perdita dell’identità personale nell’Amato e sulla trasformazione dell’io. La separazione da Shams diventa a sua volta una sorgente creativa fondamentale del Dīvān-e Shams-e Tabrīzī. Il Masnavi rappresenta il vertice della sua opera didattico-mistica: sei libri di racconti, parabole, episodi coranici e riflessioni teologiche nei quali la narrazione diventa strumento di trasformazione del cercatore. Rumi insiste sulle «radici delle radici» della religione islamica, cercando il nucleo spirituale della tradizione oltre il formalismo teologico e il cavillo giuridico. La sua concezione dell’amore è inseparabile dal tawḥīd: amare significa progressivamente dissolvere ciò che nell’essere umano pretende autonomia rispetto all’Unico. La negazione dell’ego non conduce però all’annullamento passivo, ma a una trasformazione attraverso la quale il cercatore diventa capace di orientare l’intera esistenza verso Dio. Il suo insegnamento non costituisce una religione separata dall’Islam: la ricerca dell’essenza spirituale mira al cuore della tradizione islamica. La successiva istituzionalizzazione della tradizione mevlevi fu opera soprattutto del figlio Sultan Walad, non di Rumi stesso. “Inizia un progetto enorme e folle, come Noé. Non fa assolutamente differenza, ciò che la gente pensa di te“, ”I fardelli sono il fondamento di cose facili e aspre come precursori del piacere“, ”Tutti hanno tanta paura della morte, ma i veri sufi si limitano a ridere: niente tiranneggia i loro cuori. Colpisce il guscio di ostrica non danneggia la perla”, “Lascia il mondo e ne sarai signore, | esci da te, sarai compagno di Dio. | Datti, tu freccia, all’arco del Signore, | che egli ti scocchi rapido al tuo segno. | Cresci, tu grano, e sii campo di spighe, | poi lasciati mietere nel giorno della falce; | fatti nel forno ardente pane al mondo, | lascia lieto la terra e sarai stella”, “Girando intorno al centro eterno, | che è Dio, | tumultuando intorno al quieto centro | che è in Dio, | getta da te ogni cura e ruota intorno | a Dio, | oltre il sole e le aurore, fino | a Dio. | Chi seppe la potenza della danza | vivrà in Dio, | poiché sa che l’amore uccide | come Dio”, “Se cominci ad andare, ti si aprirà innanzi la Via; | se ti fai nulla, sarai trasformato in essere puro; | se ti fai basso e abietto, non entrerai più nel cosmo | e allora, fuori di te, sarai mostrato a te stesso!”, “Muoio come pietra e divengo pianta; muoio come pianta e vengo sollevato al rango di animale; muoio come animale e rinasco come uomo… morendo come uomo, tornerò a vivere come angelo… Ma trascenderò l’angelo per divenire qualche cosa che l’uomo non ha mai visto; e allora sarò il Niente”, “Gli addii sono solo per coloro che amano con gli occhi. Per chi ama con il cuore e con l’anima, non esiste separazione”, “Il tuo compito non è quello di cercare l’amore, ma solo di cercare e trovare tutte le barriere che hai costruito dentro di te contro di esso”, “La Verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno ne raccoglie un frammento e sostiene che lì è racchiusa tutta la Verità”, ”Tutte le religioni, tutte queste canzoni, sono un’unica cosa. Le differenze sono solo illusioni e vanità. La luce del sole sembra un po’ diversa su questo muro, di quanto non sia su un altro muro, ed è molto diversa ancora da un altro muro, ma è comunque luce”, “Sorgi, o giorno! Danzano gli atomi di polvere | e le anime, liete, in estasi sante danzano. | Colui per il quale danzano le sfere celesti ed il Vento | te lo dirò in un orecchio, Lui dove danza!”, “Se cerchi l’eterno amico | o cuore, scorda te stesso. | Come farfalla alla luce | offri tu il corpo e l’anima. | Sii bimbo senza pane | alla porta dello straniero, | al pazzo sii bocca fraterna | e parlagli solo d’amore. | Così a te s’inchina il Signore | oltre la fede e l’errore, | poi egli stesso, dalla brocca eterna, | ti berrà, con l’eterno vino”, “Fuori, oltre le idee del falso e del giusto c’è un vasto campo. Ci incontreremo in quel luogo. Quando colui che cerca raggiunge quel campo, si stende e si rilassa: là non esiste credere o non credere”. Esponente/Modello: esprime multidimensionalità radicale fondata sul superamento dell’ego, delle identità separate e dei confini ordinari della coscienza attraverso amore, estasi, poesia, musica, danza e unione con il divino; è Modello per la trasformazione della relazione in percorso disciplinato e realizzato, nel quale l’incontro con l’altro e con Dio conduce attraverso pratica, perdita dell’identità separata e maturazione a una nuova forma di responsabilità e servizio verso l’intera creazione.

L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.
Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza
arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.
Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,
lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.
Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.
Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.
Sorgi, o giorno! Danzano gli atomi di polvere
e le anime, liete, in estasi sante danzano.
Colui per il quale danzano le sfere celesti ed il Vento
te lo dirò in un orecchio, Lui dove danza

EBRAISMO: 7.10 esprime con chiarezza la trasformazione della relazione con Dio in alleanza, responsabilità, norma e pratica concreta. La relazione non rimane un’esperienza interiore astratta: viene tradotta nella Torah, nelle mitzvot e nella Halakhah, letteralmente la «via» attraverso cui si cammina, che organizza culto, vita familiare, rapporti sociali, alimentazione, tempo, comportamento e responsabilità comunitaria. Il 7 fornisce la dimensione dell’alleanza: Dio e Israele sono legati da una relazione reciproca di fedeltà; il 10 fornisce la struttura che rende tale relazione praticabile nel tempo, attraverso comandamenti, consuetudini, istituzioni, interpretazione e trasmissione. La forza del modello sta però nel fatto che legge e relazione non sono identiche: la tradizione rabbinica sviluppa una continua interpretazione della norma e riconosce che l’obbligo morale può oltrepassare il minimo stabilito dalla legge, attraverso il principio lifnim meshurat ha-din, «oltre la linea della legge». La Halakhah diventa così non soltanto codice ma processo interpretativo, discussione, decisione e adattamento della tradizione alle situazioni concrete. Il rapporto con l’altro costituisce una verifica della relazione con Dio: giustizia, compassione, ospitalità dello straniero, responsabilità verso il prossimo e imitazione degli attributi divini traducono la fede in comportamento. La dimensione 10 appare inoltre nella scansione del tempo sacro, nei precetti, nei rituali e nella continuità generazionale; il rischio 7.10 emerge quando la norma viene separata dal suo fondamento etico e relazionale, trasformando l’osservanza in puro formalismo. La stessa tradizione rabbinica critica infatti l’osservanza della legge quando essa viene praticata ignorando valori etici e responsabilità verso l’altro. Il 7.10 ebraico raggiunge quindi una configurazione articolata: alleanza, legge, interpretazione, responsabilità, comunità e santificazione della vita quotidiana, con una tensione permanente fra fedeltà alla forma ricevuta e discernimento della sua applicazione concreta.

BUDDISMO: Nel 7.10 la relazione non è fondata su un Dio personale che stabilisce un’alleanza, ma sulla relazione condizionata fra fenomeni, esseri, azioni e conseguenze, e sulla costruzione deliberata di un percorso capace di interrompere le condizioni della sofferenza. Il 7 introduce interdipendenza, relazione, compassione, comunità e rapporto maestro-discepolo; il 10 introduce disciplina, pratica, regola, metodo, continuità e trasformazione progressiva. La dottrina dell’origine dipendente (paṭiccasamuppāda) mostra che i fenomeni sorgono in dipendenza da condizioni: modificando le condizioni, se ne modifica anche l’esito; il principio non è fatalistico, ma indica concretamente come la sofferenza sorga e possa cessare attraverso la trasformazione delle condizioni che la producono. La dimensione 10 trova quindi espressione nella pratica disciplinata del Nobile Ottuplice Sentiero, nell’etica (sīla), nella meditazione e nella formazione della mente; nella vita monastica essa assume una forma ancora più strutturata attraverso il Vinaya, mentre nella vita laica si traduce nei precetti e nella pratica quotidiana. Il 7 impedisce tuttavia che la disciplina venga concepita come semplice conformità esteriore: il comportamento corretto è funzionale alla trasformazione della coscienza e alla liberazione. Nel Mahāyāna la relazione si amplia ulteriormente attraverso l’ideale del bodhisattva, nel quale la liberazione personale viene inseparabilmente collegata alla liberazione degli altri; compassione e saggezza diventano così dimensioni complementari della pratica. L’ombra del 7.10 emerge quando il metodo diventa fine a se stesso: accumulo di regole, attaccamento alla forma, identificazione con una scuola o con una disciplina spirituale invece della trasformazione effettiva dell’esperienza. La configurazione matura è invece relazione interdipendente + disciplina liberatrice: la forma serve il risveglio, la regola serve la pratica, la pratica modifica le condizioni della coscienza e la relazione con gli altri diventa parte stessa del cammino.

INDUISMO: 7.10 mette in rapporto relazione, dovere, ordine cosmico, disciplina della vita e liberazione attraverso una pluralità di vie e tradizioni. Il concetto di dharma costituisce il principale punto di raccordo con il 10: indica retta condotta, ordine, responsabilità e modo appropriato di vivere, comprendendo tanto la dimensione morale e sociale quanto quella religiosa e rituale. Il 7 introduce la relazione con la divinità, con il maestro, con la comunità, con gli altri esseri e con il Sé; il 10 organizza questa relazione attraverso dharma, karma, doveri, stadi della vita e pratiche spirituali. Il sistema dei puruṣārtha articola quattro finalità legittime dell’esistenza: dharma, artha, kāma e mokṣa; la vita materiale e relazionale non viene semplicemente negata, ma ordinata secondo il dharma, mentre il mokṣa apre oltre l’intero ordine mondano verso la liberazione. Il 7.10 appare con particolare evidenza nella relazione fra azione e conseguenza: il karma lega l’agire alle sue conseguenze e rende la responsabilità una struttura della vita stessa; il karma-yoga porta questa dinamica a un livello spirituale attraverso l’azione compiuta senza attaccamento al frutto. Ma la struttura non si esaurisce nel dovere: la Bhagavad Gītā presenta vie differenti e complementari — karma-yoga, jñāna-yoga, bhakti-yoga, oltre alle pratiche meditative — mostrando come la disciplina possa condurre rispettivamente attraverso azione, conoscenza, devozione e contemplazione. Nel bhakti-yoga, in particolare, il rapporto con la divinità diventa relazione personale di devozione e abbandono; il 7 porta quindi il 10 oltre la semplice osservanza del dharma, verso una partecipazione trasformativa. L’ombra del 7.10 emerge quando il dharma viene ridotto a conformità sociale, ruolo, obbligo o ritualità esteriore e perde il rapporto con la realizzazione spirituale; la configurazione matura mantiene invece la struttura senza assolutizzarla: il dovere ordina l’esistenza, l’azione produce conseguenze, la disciplina prepara la trasformazione e la relazione spirituale conduce oltre la forma verso il mokṣa. La componente astrologico-religiosa del 7.10 trova corrispondente  significativo nei Navagraha, soprattutto in Śukra (Venere) e Śani (Saturno): Śukra, maestro degli Asura e associato a Venere, introduce il polo 7 attraverso relazione, attrazione, amore, piacere, bellezza, fecondità e rapporto con l’altro; Śani, associato a Saturno, introduce il polo 10 attraverso dharma, responsabilità, disciplina, karma, limite, perseveranza e conseguenze dell’azione. Nella tradizione astrologica hindu Śukra governa Vṛṣabha e Tulā (Toro e Bilancia), mentre Śani governa Makara e Kumbha (Capricorno e Acquario), fornendo una corrispondenza chiara fra relazione e struttura. Śani è inoltre direttamente connesso alla dimensione karmica e alla disciplina, mentre Śukra rappresenta anche il guru degli Asura, dunque una figura di guida all’interno della relazione e dell’insegnamento.
Pandurang Shastri Athavale (Roha, 19 ottobre 1920) attivista indiano, filosofo, leader spirituale, rivoluzionario sociale e riformista religioso, fondatore della Swadhyaya Parivar, TP. 

FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 7.10 applicato  mette in relazione alterità, identità, responsabilità, coscienza, norma, struttura e trasformazione: la relazione con l’altro diventa occasione di conoscenza di sé, mentre una struttura concettuale o metodologica fornisce disciplina, orientamento e continuità al processo conoscitivo. La filosofia tende quindi a interrogare i fondamenti delle relazioni umane, della giustizia, dell’etica e della responsabilità, cercando criteri che permettano di ordinare l’esperienza senza ridurla a un sistema chiuso; la psicologia studia invece le strutture relazionali, i processi attraverso cui l’individuo costruisce la propria identità, il rapporto fra coscienza e comportamento, e le modalità con cui regole, valori, legami e responsabilità vengono interiorizzati. Il 7.10 favorisce il passaggio dalla relazione spontanea alla relazione consapevole e responsabile, dalla semplice interazione alla costruzione di un rapporto regolato da impegni, limiti e riconoscimento reciproco. La sua dimensione filosofica comprende etica, filosofia del diritto, filosofia politica, teoria della giustizia e riflessione sulla responsabilità; quella psicologica comprende attaccamento, reciprocità, intersoggettività, confini personali, dinamiche di ruolo e rapporto fra autonomia e appartenenza. La struttura può diventare ricerca di un ordine capace di rendere abitabile la relazione, ma anche irrigidirsi in normatività, classificazione, controllo o conformismo, quando la regola sostituisce l’esperienza concreta e il giudizio autonomo. La componente più evoluta mantiene invece insieme relazione e struttura: la norma non elimina l’alterità, ma permette di assumere responsabilmente la relazione; la coscienza non rifiuta la struttura, ma la sottopone a discernimento. In questa configurazione rientra anche lo studio contemporaneo delle forme in cui l’individuo costruisce autonomamente sistemi di significato, identità e appartenenza: Carole M. Cusack, attraverso lo studio delle invented religions, mostra come immaginazione, fiction, cultura popolare e individualismo possano contribuire alla formazione di nuove identità e comunità religiose, mettendo in discussione i tradizionali criteri di autorità, autenticazione e legittimazione religiosa.
Carole Cusack *° (Sydney, 6 ottobre 1962) storica della religione, docente australiana, Invented Religions: Imagination, Fiction and Faith (2010, esplora movimenti religiosi intenzionalmente fittizi, come Discordianism, Church of All Worlds, Church of the SubGenius, e Jediism.), Handbook of New Religions and Cultural Production, Fiction, Invention and Hyper-reality: From popular culture to religion, Sacred Suicide. Il suo contributo può essere letto nel 7.10 soprattutto attraverso il rapporto fra immaginazione individuale, costruzione dell’identità e istituzionalizzazione della relazione. Le invented religions studiate da Cusack non si limitano a prendere elementi da religioni preesistenti: in alcuni casi trasformano narrativa, fiction e cultura popolare in sistemi condivisi di significato, pratiche e appartenenza. La sua ricerca mette così in evidenza il passaggio dalla costruzione personale di un significato alla formazione di una comunità e di una tradizione, nonché la tensione fra creatività religiosa e forme di legittimazione. Modello: studia il passaggio dall’immaginazione e dalla costruzione individuale del significato alla formazione di identità, appartenenze, pratiche e comunità religiose, mostrando come una relazione simbolica possa acquisire struttura, continuità e legittimazione collettiva.
Thomas Moore **° (8Sb) (Detroit, 8 ottobre 1940) psicoterapeuta e autore statunitense di opere sulla psicologia dell’anima e sulla spiritualità. In Care of the Soul sviluppa una psicologia centrata sull’anima, sull’immaginazione, sul simbolo e sulla dimensione rituale dell’esistenza; in The Planets Within: Ficino’s Astrological Psychology riprende la tradizione astrologico-psicologica di Marsilio Ficino, interpretando i pianeti come immagini e forze archetipiche della vita psichica. La sua prospettiva integra psicologia, spiritualità, simbolismo e astrologia, riportando la struttura cosmica nella comprensione dell’esperienza interiore. Esponente/Modello: sviluppa una psicologia dell’anima fondata su immaginazione, mito, simbolo, rituale e astrologia, oltrepassando una concezione esclusivamente materialistica della psiche; è Modello per l’integrazione della relazione con l’esperienza interiore entro una struttura simbolica e metodologica capace di darle forma, continuità e applicazione nella vita.
Aguigui Mouna ° (6Sf) (Meythet, 1° ottobre 1911) filosofo vagabondo libertario francese, pacifista, ambientalista, “Meglio essere attivi oggi che radioattivi domani”, “Viviamo poco ma moriamo a lungo”. La sua posizione libertaria e pacifista porta il 7.10 verso il rifiuto delle strutture coercitive e verso una concezione della responsabilità fondata sull’azione personale, sulla libertà e sulla critica dell’ordine costituito. La sua formula «Meglio essere attivi oggi che radioattivi domani» condensa una posizione di opposizione concreta alla passività e alla distruzione prodotta dai sistemi di potere. Modello: trasforma libertarismo, pacifismo e critica delle strutture coercitive in una pratica pubblica continuativa fondata sull’azione personale e sulla responsabilità; la sua figura di «asociale organizzato» esprime la tensione fra autonomia radicale e necessità di dare forma concreta e persistente alla relazione con la società.

MITOLOGIA: 7.10 rappresenta il rapporto fra relazione e struttura, unione e ordine, desiderio e legge, legame e responsabilità. Il 7 riguarda incontro, reciprocità, alleanza, matrimonio, discendenza e polarità fra esseri; il 10 riguarda ordine cosmico, legge, gerarchia, potere, destino, limite e conseguenza. Il mito narra quindi come le relazioni fra divinità, esseri umani e forze cosmiche generino, consolidino o mettano in crisi un ordine. Nella mitologia greca, unioni divine, genealogie, successioni e conflitti di potere conducono dalla successione Urano–Crono–Zeus all’ordine olimpico; Hera esprime matrimonio e legittimità dell’unione, Afrodite attrazione, relazione e generazione, Crono tempo, successione e limite. La mitologia romana accentua il rapporto fra divinità, matrimonio, discendenza, legge e ordine civico: Giove rappresenta sovranità e ordine, Giunone matrimonio e comunità, Venere relazione, generazione e continuità genealogica; la fondazione di Roma unisce discendenza divina, destino e istituzione politica. Nella mitologia mesopotamica, genealogie, unioni e conflitti divini conducono alla strutturazione del cosmo: la vittoria di Marduk su Tiamat trasforma la potenza primordiale in ordine cosmico. Nella mitologia egizia, Osiride e Iside rappresentano un legame coniugale e rigenerativo, Horus e Seth la contesa per successione e legittimità, mentre Ma’at esprime l’ordine cosmico, sociale e morale. Nella mitologia nordica, alleanze, vincoli e conflitti divini si svolgono entro un cosmo sottoposto al destino; il Ragnarök porta al limite l’ordine esistente, seguito dalla rigenerazione del mondo. Nelle mitologie celtiche, unioni sacre, sovranità, matrimonio, territorio e discendenza collegano relazione, legittimità e ordine politico-cosmico. Nella mitologia indiana, le relazioni fra divinità, dharma, cicli cosmici e successioni articolano il rapporto fra legame e ordine: Śiva e Pārvatī, Viṣṇu e Lakṣmī, Rāma e Sītā e le relazioni di Kṛṣṇa rappresentano diverse forme di unione, devozione e complementarità, mentre dharma e karma introducono ordine, responsabilità e conseguenza. Nella mitologia persiana e zoroastriana, la polarità Ahura Mazdā–Angra Mainyu struttura il cosmo secondo una scelta etica nella quale ogni essere assume una posizione e ne affronta le conseguenze. Nelle mitologie giapponesi, Izanagi e Izanami rappresentano la coppia primordiale dalla cui unione nasce la strutturazione del mondo; Amaterasu e Susanoo collegano genealogia divina, conflitto, territorio e ordine comunitario. Nelle tradizioni mitologiche cinesi, Yin e Yang costituiscono una polarità complementare e generativa nella quale l’ordine cosmico nasce dalla relazione fra forze interdipendenti. Nelle mitologie africane, amerindie, oceaniche e di altre popolazioni indigene, il 7.10 ricorre nei miti di origine, nelle coppie primordiali, nelle genealogie divine e ancestrali, nei rapporti cielo-terra e nei miti di fondazione: la relazione comprende esseri umani, antenati, animali, territorio e forze cosmiche, mentre la struttura stabilisce l’ordine della comunità e del mondo. Un motivo ricorrente è quindi la struttura invisibile che precede la forma manifesta: il cosmo visibile deriva da relazioni, genealogie, leggi e potenze preesistenti. Quando effettivamente presente, anche la componente astrologico-religiosa può essere considerata attraverso divinità planetarie, astri, cicli celesti, zodiaci, calendari sacri e strutture del dodici. Nella mitologia maya, per esempio, Venere assume una funzione divina connessa a destino, guerra, fertilità, pioggia e trasformazione, integrando il ciclo celeste nella cosmologia e nel destino umano. Nel complesso, la mitologia 7.10 racconta come le relazioni generino mondi e come i mondi strutturino le relazioni: il 7 crea il legame; il 10 gli conferisce ordine, forma, durata e conseguenza.

ARTE: In 7.10 è intesa come trasformazione della relazione fra forma, materia e struttura. S7 introduce il rapporto, la percezione dell’altro, l’incontro fra elementi differenti e la possibilità di vedere una forma da più punti di vista; S10 introduce l’organizzazione, la costruzione, la disciplina della materia e la ricerca della struttura che sostiene ciò che appare. L’opera non è quindi soltanto una superficie visibile: può rendere percepibile un ordine interno, una struttura nascosta o una relazione che normalmente rimane implicita. 7.10 tende a mettere in rapporto ciò che appare con ciò che lo sostiene, mostrando come una forma possa derivare da un sistema di relazioni, proporzioni, tensioni e vincoli. L’artista può intervenire sulla struttura stessa della percezione, modificando il modo in cui spazio, materia, corpo e ambiente vengono organizzati. In questo senso 7.10 comprende sia l’arte che costruisce forme rigorosamente strutturate sia quella che mette in crisi le strutture percettive convenzionali, purché il rapporto fra gli elementi rimanga centrale. Umberto Boccioni costituisce un riferimento  pertinente: nelle Forme uniche della continuità nello spazio la figura non viene trattata come corpo statico isolato, ma come sistema dinamico di rapporti fra corpo, movimento e spazio; la forma visibile rende così percepibile una struttura di relazioni che la precede. Anche Jim Henson può essere considerato marginalmente pertinente per la capacità di trasformare materiali, personaggi e dispositivi scenici in un sistema coerente di relazione fra forma, movimento, narrazione e percezione, ma senza che sia necessario inserirlo come riferimento centrale 7.10. Il lato maturo 7.10 consiste quindi nel costruire una forma capace di rendere leggibile una struttura e, contemporaneamente, di mantenere aperta la relazione fra le sue parti. Il lato ombra emerge quando la struttura diventa fine a se stessa: formalismo, accademismo, rigidità compositiva, subordinazione dell’espressione a un codice estetico o istituzionale, oppure imposizione di una forma prestabilita che impedisce alla relazione fra gli elementi di svilupparsi.
 Umberto Boccioni
**° (12Ub) (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882) pittore, scultore futurista italiano, Forme uniche della continuità nello spazio, rappresenta semplicemente una figura in movimento, ma cerca di fondere figura, spazio, movimento e forze in una struttura unica. Il corpo viene quasi aperto e incorporato nell’ambiente circostante: la forma non è più un involucro chiuso, ma una configurazione dinamica prodotta dalle relazioni fra corpo e spazio. Il MoMA sottolinea proprio la sintesi del processo del camminare in un unico corpo e l’integrazione delle traiettorie di velocità e forza nella figura. Per 7.10 è  esempio forte di struttura relazionale dinamica: S7 mette in rapporto gli elementi, S10 li integra in una forma coerente e strutturata. Visioni simultanee. Esponente/Modello: supera la concezione del corpo come forma isolata integrando figura, spazio, movimento, ambiente e forze in una realtà simultanea e interdipendente; trasformazione di queste relazioni in una struttura plastica unitaria nella quale la forma rende visibile il sistema dinamico che la produce
 Jim Henson ** (9Nf) (Greenville, 24 settembre 1936) artista, inventore, fumettista, cineasta statunitense, inventore dei Muppet, Labyrinth. The Cube presenta un uomo intrappolato in uno spazio senza porte che non riesce più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è; l’opera esplora libero arbitrio, percezione e costruzione della realtà. Questo, insieme alla creazione di mondi e identità alternative attraverso pupazzi, performance e cinema, supera nettamente la semplice fantasia. Esponente: costruisce mondi nei quali identità, percezione e confini fra reale, artificiale e immaginario diventano instabili; in The Cube porta questa ricerca direttamente sulla distinzione fra realtà e percezione, libero arbitrio e condizionamento.
 Robert Rauschenberg **° (9Ur) (Port Arthur, 22 ottobre 1925) fotografo, pittore statunitense. Combines costituiscono un riferimento eccezionalmente pertinente perché Rauschenberg costruisce l’opera attraverso l’integrazione di pittura, scultura, fotografia, collage e oggetti quotidiani, dissolvendo deliberatamente i confini fra categorie artistiche differenti. La struttura dell’opera nasce dalla relazione fra elementi eterogenei: il significato non appartiene necessariamente ai singoli oggetti, ma alla loro combinazione, il significato risiede nella combinazione degli elementi. È una manifestazione molto precisa 7.10: S7 stabilisce la relazione fra elementi differenti, mentre S10 li organizza in una nuova configurazione strutturale. Esponente/Modello: attraversa sistematicamente i confini fra pittura, scultura, fotografia, performance, tecnologia, oggetto e ambiente, facendo della combinazione e della collaborazione principi della propria ricerca; trasformazione della relazione fra elementi, arti e competenze differenti in opere, sistemi collaborativi e strutture organizzate come Experiments in Art and Technology.
 Yigal Tumarkin (3Sf) (Dresda, 23 ottobre 1933) scultore, pittore israeliano.
 Marie-Louise von Motesiczky (7) (Vienna, 24 ottobre 1906) pittrice austriaca.

LETTERATURA: 7.10 tende a individuare, costruire e rendere leggibili le strutture che organizzano la realtà: relazioni, sistemi, forme, gerarchie, connessioni, regole, percorsi e principi che permettono a una molteplicità di elementi di costituire un insieme coerente. La relazione S7 non riguarda quindi soltanto il rapporto fra persone, ma anche il modo in cui gli elementi di un sistema si rapportano reciprocamente; S10 introduce struttura, organizzazione, responsabilità, forma, disciplina, permanenza e capacità di trasformare una molteplicità in un ordine riconoscibile. La letteratura può così diventare esplorazione dell’architettura interna delle cose, delle persone, delle società e dei mondi narrativi. Questa struttura non coincide necessariamente con ciò che è immediatamente visibile. S10 può riferirsi alla radice strutturale che sostiene una forma manifesta: come lo scheletro sostiene il corpo senza essere normalmente visibile, o come la struttura portante di un edificio sostiene la costruzione senza coincidere con la sua superficie, la letteratura può cercare ciò che tiene insieme una realtà senza apparire direttamente. La forma visibile è quindi il risultato di una struttura precedente e più profonda. Il 7.10 può portare a indagare proprio questa relazione fra apparenza e struttura sottostante, fra ciò che si manifesta e ciò che lo rende possibile. In questo senso la letteratura può assumere una funzione quasi analitica: scomporre una realtà, individuarne gli elementi, osservare le relazioni fra essi e ricostruire un sistema dotato di una propria logica. La narrazione diventa costruzione di una struttura temporale, causale, sociale o simbolica; il romanzo può organizzare persone, eventi e ambienti secondo rapporti che permettono al lettore di riconoscere un ordine che nella realtà immediata rimane disperso. Daniel Defoe rappresenta una declinazione concreta di questa tendenza. In Robinson Crusoe la sopravvivenza viene trasformata nella progressiva costruzione di un sistema: ambiente, risorse, strumenti, lavoro, tempo, sicurezza e organizzazione vengono messi in relazione fino a produrre una struttura di vita autonoma. Il viaggio e l’avventura non sono quindi soltanto movimento, ma esperienza di costruzione, organizzazione e responsabilità. In Eugenio Montale la struttura si concentra soprattutto nella parola. La precisione linguistica, la disciplina della forma poetica e la ricerca di un significato che non coincide con l’apparenza immediata trasformano il linguaggio in uno strumento per sondare ciò che sta dietro le cose. La poesia può così cercare una struttura nascosta dell’esperienza, mantenendo contemporaneamente la consapevolezza dei limiti della conoscenza e dell’impossibilità di possedere definitivamente ciò che si cerca. Marc Levy manifesta una diversa articolazione della stessa matrice attraverso la costruzione di rapporti fra realtà, memoria, tempo, amore, morte e possibilità ulteriori. Le relazioni fra i personaggi diventano dispositivi attraverso cui la realtà ordinaria viene collegata ad altre possibilità dell’esistenza; il rapporto S7 assume così una dimensione narrativa e affettiva, mentre S10 fornisce la struttura temporale e cosmologica entro cui tale relazione può svilupparsi. Un’altra dimensione fondamentale riguarda il linguaggio come struttura della realtà. Nominare significa distinguere, delimitare, mettere in relazione e rendere comunicabile. Il linguaggio costituisce quindi una delle architetture fondamentali attraverso cui l’essere umano organizza ciò che percepisce. Ciò che non possiede ancora una forma linguistica può rimanere difficilmente riconoscibile o condivisibile: ampliare il vocabolario significa, in questo senso, ampliare anche ciò che può essere pensato e visto. La letteratura opera precisamente su questa soglia, creando forme linguistiche per realtà che prima non erano ancora state articolate. Da qui deriva anche una particolare relazione fra struttura e immaginazione. L’immaginazione 7.10 non va intesa semplicemente come produzione arbitraria di immagini o fantasticherie: può essere la capacità di prefigurare una struttura possibile, di costruire anticipatamente una configurazione che non è ancora manifesta. Il concetto tedesco di Vorstellung permette di evidenziare questa differenza: la rappresentazione precede la forma manifesta e può costituire una posizione, una configurazione preliminare, un modo di disporre gli elementi prima che essi assumano una forma definitiva. In questa forma l’immaginazione diventa quindi una facoltà strutturale: non soltanto inventa immagini, ma organizza possibilità, costruisce sistemi, stabilisce relazioni e rende percepibili configurazioni ancora invisibili. È questa particolare dimensione che emerge con forza in Italo Calvino, soprattutto nelle opere in cui la costruzione narrativa, la combinatoria, le molteplici prospettive e la moltiplicazione dei mondi diventano esse stesse parte del contenuto dell’opera. Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore portano la letteratura verso una consapevolezza esplicita della propria architettura: il racconto non mostra soltanto un mondo, ma rende visibile come un mondo può essere costruito attraverso relazioni, combinazioni e linguaggio. 7.10 può comprendere tanto la costruzione concreta di un ordine quanto la ricerca della struttura invisibile che sostiene ciò che appare, fino alla costruzione immaginativa di realtà possibili. La struttura è il principio comune; immaginazione, linguaggio, narrazione, organizzazione dell’esperienza e costruzione di mondi ne sono differenti modalità di espressione.  
Edoardo Albinati
(Roma, 11 ottobre 1956) scrittore, sceneggiatore italiano, Premio Strega (La scuola cattolica, 2016) analizza istituzione, educazione, costruzione dell’identità maschile, norme sociali, violenza e decostruzione degli stereotipi. La critica accademica documenta precisamente questo rapporto fra struttura educativa e formazione dell’identità.

Louis Aragon (9Pb) (Parigi, 3 ottobre 1897) poeta, scrittore francese, sostenitore del Partito comunista francese. 
Italo Calvino ***°
 (8SpUr) (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923) scrittore, giornalista italiano, partigiano, intellettuale impegnato politicamente, autore di opere di fantascienza e fantasia, ammirato nel mondo anglosassone e scrittore italiano contemporaneo più tradotto al momento della sua morte. Nelle sue prime opere Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e Ultimo viene il corvo (1949) impiega un approccio neorealista e un pacato impegno politico di sinistra impegno politico e letteratura in modo spontaneo e leggero. Seguono opere del periodo fantastico, in cui esplora il fiabesco esibendo il contrasto tra  illusione e realtà, suggerendo l’equilibrio tra le due polarità per l’impossibilità di accedere a una verità assoluta. Tra le opere: Il visconte dimezzato (1952, la storia di un uomo diviso in due, una buona e una malefica, che diventa completo attraverso il suo amore per una contadina); Il barone rampante (1957, storia di un nobile del XIX secolo che decide di arrampicarsi sugli alberi e non mettere mai più piede sul terreno); Il cavaliere inesistente (1959, un cavaliere medievale esemplifica cavalleria, pietà e fedeltà, ma esiste solo come un’armatura vuota); Marcovaldo ovvero Le stagioni in città (1963, racconti, associati ognuno a una delle quattro stagioni dell’anno);  Le Cosmicomiche (1965,  raccolta di 12 racconti umoristici e paradossali relative all’universo, all’evoluzione a tempo e spazio). Nel periodo combinatorio della sua produzione l’autore intende la letteratura come artificio e gioco combinatorio, per cui occorre rendere visibile ai lettori la struttura della narrazione, così da accrescere il loro livello di consapevolezza. Tra le opere relative si distinguono: Il castello dei destini incrociati (1969, con riproduzioni di carte dei Tarocchi, in varie combinazioni dalle quali lo scrittore fa scaturire racconti; gli ospiti di un castello raccontano delle storie senza parlare, servendosi delle carte dei tarocchi); Le città invisibili (1972, Marco Polo racconta a Kublai Kan le città immaginarie che ha visto durante i suoi viaggi, descrivendo 55 città divise in base a 11 categorie. Il lettore può influire sulla struttura dell’opera, saltando da una descrizione di città a un’altra); Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979, dieci racconti ognuno con un diverso tipo di narrazione). Il rapporto con la struttura è evidente nella fase tarda della sua produzione. La sua narrativa tende progressivamente a scomporre il racconto nei suoi elementi costitutivi e a trasformare la letteratura in un sistema di relazioni, combinazioni e possibilità; la struttura stessa parte del contenuto dell’opera. Significativa è la sua ultima grande elaborazione, le Lezioni americane: Calvino aveva preparato cinque delle sei conferenze previste per Harvard, dedicate a Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità. L’incompiutezza dell’ultima conferenza, Consistency, lascia paradossalmente aperta proprio la questione della struttura complessiva che avrebbe dovuto riunire le altre categorie. Il suo interesse per la scienza, la combinatoria, la semiologia, le possibilità del linguaggio e i modelli matematici rafforza ulteriormente questa componente: l’immaginazione calviniana non procede soltanto per immagini, ma per configurazioni, regole, combinazioni e sistemi di relazioni. Film: P.Zac, Il cavaliere inesistente (1969); G.Bennati, Marcovaldo (1970); R.Giannarelli, L’isola di Calvino (2005), D.Pettigrew, Lo specchio di Calvino (2012). “Il mito è la parte nascosta di ogni storia, la parte sepolta, la regione che è ancora inesplorata perché non ci sono ancora parole per permetterci di arrivarci, il mito è nutrito sia dal silenzio che dalle parole”, “Tutto può cambiare, ma non il linguaggio che portiamo dentro di noi, come un mondo più esclusivo e definitivo del grembo di una madre”, “Ogni paese, – pensò, – anche quello che pare più ostile e disumano, ha due volti; a un certo punto finisci per scoprire quello buono, che c’era sempre stato, solo che tu non lo vedevi e non sapevi sperare”, “L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose”, “Non c’è linguaggio senza inganno”, “La menzogna non è nel discorso, è nelle cose”, “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”, “Il diavolo oggi è l’approssimativo. Per diavolo intendo la negatività senza riscatto, da cui non può venire nessun bene. Nei discorsi approssimativi, nelle genericità, nell’imprecisione di pensiero e di linguaggio, specie se accompagnati da sicumera e petulanza, possiamo riconoscere il diavolo come nemico della chiarezza, sia interiore sia nei rapporti con gli altri, il diavolo come personificazione della mistificazione e dell’automistificazione. Dico l’approssimativo, non il complicato; quando le cose non sono semplici, non sono chiare, pretendere la chiarezza, la semplificazione a tutti i costi, è faciloneria, e proprio questa pretesa obbliga i discorsi a diventare generici, cioè menzogneri. Invece lo sforzo di cercare di pensare e d’esprimersi con la massima precisione possibile proprio di fronte alle cose più complesse è l’unico atteggiamento onesto e utile”, “Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono … che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e Glielo dirò. Ma non Le dirò mai la verità, di questo può star sicura”. Esponente/Modello: porta la multidimensionalità nella moltiplicazione di mondi, identità, tempi, prospettive e possibilità incompatibili con una rappresentazione univoca della realtà; costruzione di sistemi narrativi nei quali relazioni, combinazioni, regole e strutture invisibili generano configurazioni e mondi possibili.
 Patrick Cauvin (4PiSb) (Marsiglia, 6 ottobre 1932) scrittore francese.
 Daniel Defoe **° (9Nv) (Stoke Newington, 10 ottobre 1660) scrittore, giornalista britannico, riconosciuto come il padre del romanzo moderno, in cui la figura di un singolo personaggio o gruppo di personaggi e del loro destino è al centro della vicenda; non rimane confinato alla letteratura: attraversa commercio, politica, economia, giornalismo, viaggio, morale e narrativa. Prima della fama letteraria fu commerciante e imprenditore; il fallimento del 1692 e la lunga esperienza con debiti e creditori produssero una conoscenza diretta dei meccanismi economici e sociali. Successivamente divenne giornalista politico, pamphlettista e agente governativo. Autore di Robinson Crusoe (1719; uno dei libri più pubblicati della storia, oggetto di tante imitazioni nella letteratura e nel cinema) privato quasi completamente del campo relazionale umano, la relazione non scompare, ma viene ridotta all’essenziale e ricostruita attraverso ambiente, oggetti, risorse, lavoro, tempo, Dio e, successivamente, Venerdì. S10 restringe drasticamente il campo di S7 e lo obbliga a diventare struttura di sopravvivenza; l’isola diventa uno spazio dove ricostruire sistematicamente un ordine, trasformando ambiente, materiali, tempo, lavoro e risorse in una struttura abitabile; sopravvivenza come progressiva organizzazione del caos. Anche la sua formazione religiosa presso l’ambiente dei dissenzienti protestanti e la successiva attività politica mostrano costante tensione fra regola, coscienza, struttura istituzionale e autonomia individuale. La sua opera comprende inoltre testi di economia, commercio, morale e persino occultismo, mostrando una tendenza enciclopedica a organizzare ambiti diversi dell’esperienza entro sistemi comprensibili. The Journal of the Plague Year (1722), Roxana: The Fortunate Mistress (1724). “Compresi allora, benché troppo tardi, quanta sia la stoltezza di cominciare un lavoro prima di averne computata l’importanza e misurata rettamente la proporzione tra le nostre forze e il suo compimento”, “Non vediamo mai il nostro vero stato, se non quando ci viene fatto manifesto da uno stato peggiore, nè conosciamo il prezzo di quanto abbiamo se non allor che ci manca”, “A mio avviso tutti i nostri sconforti per le cose di cui manchiamo, scaturiscono dalla nostra ingratitudine per quelle che abbiamo”. Esponente/Modello: attraversa realtà economiche, politiche, religiose, narrative e occulte mettendo in discussione i confini fra esperienza concreta, provvidenza e possibilità non ordinarie; austerità della relazione, drastica riduzione dell’altro obbliga a ricostruire il rapporto con ambiente, materia, tempo, lavoro, risorse, Dio e infine un altro essere umano entro una struttura essenziale di sopravvivenza.
Colin Dexter (Stamford, 29 settembre 1930) autore britannico di romanzi classici polizieschi, Inspector Morse.
 Paul Féval * (11Uf) (Rennes, 29 settembre 1816) scrittore francese. Le Chevalier Ténèbre e La Ville-vampire appartengono esplicitamente al fantastico e lavorano su vampirismo, identità e realtà soprannaturale; la BnF cataloga insieme queste opere nella propria collezione fantastica.
 Dario Franceschini (4) (Ferrara, 19 ottobre 1958) avvocato, politico, scrittore italiano, Nelle vene quell’acqua d’argento.
 Francesco Jovine (5) (Guardialfiera, 9 ottobre 1902) scrittore, giornalista, saggista italiano, Un uomo provvisorio, Signora Ava, Le terre del Sacramento. 
 Aleksis Kivi (SpNv) (Nurmijärvi, 10 ottobre 1834) scrittore, drammaturgo finlandese, Seitsemän veljestä (Sette fratelli).
 Marc Levy **° (8Pf) (Boulogne-Billancourt, 16 ottobre 1961) scrittore francese, Et si c’était vrai (2000, Se solo fosse vero) da cui è tratto il film Just Like Heaven; Sept jours pour une éternité… (2003, 7 giorni per l’eternità: il bene e il male vogliono stabilire chi dovrà governare sul mondo per l’eternità e scelgono per questa partita i loro migliori collaboratori: Zofia, angelica rappresentante di Dio e Lucas, malvagio inviato di Satana). successione insolita di costruzioni e ricostruzioni: a 18 anni entra nella Croce Rossa e vi rimane per sei anni; successivamente fonda un’azienda di computer graphics, perde il controllo dell’impresa e riparte con una società di architettura e progettazione d’interni. Solo a 37 anni passa definitivamente alla letteratura. Questa esperienza rende  interessante il rapporto fra struttura concreta e immaginazione: prima della costruzione narrativa vi sono costruzione tecnologica, progettazione architettonica e organizzazione di attività umanitarie. La scrittura arriva quindi dopo una lunga esperienza nella trasformazione di idee in strutture operative. Anche il suo rapporto con la diversità culturale è significativo: Levy dichiara di considerare il contatto con persone, lingue e culture differenti come un’esperienza che obbliga a mettere in discussione abitudini e riflessi acquisiti. Questo collega la componente S7 della relazione con l’alterità alla componente S10 dell’adattamento concreto: la relazione modifica la propria struttura di riferimento. Nel suo percorso letterario, inoltre, il passaggio dalla realtà ordinaria a realtà alternative, memoria, tempo, morte, amore e possibilità ulteriori diventa uno strumento narrativo ricorrente. In Et si c’était vrai, già l’opera d’esordio, il rapporto fra due persone attraversa il confine fra presenza fisica e altra forma di esistenza; Sept jours pour une éternité porta invece il conflitto fra bene e male dentro una struttura narrativa esplicitamente cosmologica. Esponente/Modello: esplora ripetutamente relazioni che attraversano presenza fisica, morte, tempo e realtà alternative; continuità fra relazione con l’altro e costruzione concreta, espressa nella sua biografia attraverso servizio, tecnologia e architettura e nella narrativa attraverso strutture che rendono praticabili incontri fra differenti livelli di realtà.
Elinor Lipman (9Np) (Lowell, 16 ottobre 1950) scrittrice statunitense.  
Jonathan Littell
* (New York, 10 ottobre 1967) scrittore statunitense-francese, Premio Goncourt: Les Bienveillantes (2006, Le benevole: narra in prima persona la storia di un ex ufficiale delle SS attivamente coinvolto nell’Olocausto) costringe il lettore ad assumere la prospettiva del carnefice senza semplicemente identificarvisi: gli studi parlano esplicitamente di perspective-taking, “difficult empathy”, distanza critica, identità, alterità e impossibilità di una comprensione totale.
Eugenio Montale ***° (4) (Genova, 12 ottobre 1896) poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, politico, critico letterario e musicale italiano, Nobel per la letteratura, 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva d’illusioni”; “poeta del dubbio”, ma ricercatore del trascendente, intimo credente, che non ha mai cessato “di battere alle porte dell’impossibile”; Ossi di seppia (1925, Il titolo allude allo scheletro del mollusco che il mare rigetta spolpato; tema del tempo inteso come simbolo dell’alienazione e del male, ma affrontato senza espressioni negative e con alta energia; “Spesso il male di vivere ho incontrato: | era il rivo strozzato che gorgoglia, | era l’incartocciarsi della foglia | riarsa, era il cavallo stramazzato”, “Felicità raggiunta, si cammina | per te sul fil di lama. | Agli occhi sei barlume che vacilla, | al piede, teso ghiaccio che s’incrina; | e dunque non ti tocchi chi più t’ama”, “oi, mie parole, tradite invano il morso | secreto, il vento nel cuore soffia. | La più vera ragione è di chi tace”, “Ma in attendere è gioia più compita”); La bufera e altro (1956); Xenia (1971 “Ho sceso, dandoti il braccio almeno un milione di scale | e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio | Il mio dura tuttora, né più mi occorrono | le coincidenze, le prenotazioni, | le trappole, gli scorni di chi crede | che la realtà sia quella che si vede”); “Ma bisogna andare in Oriente per capire cos’è la religione. Ho inteso veramente il sentimento religioso solo laggiù: la vera sede delle religioni è l’Oriente. E, dopo tutto, il Cattolicesimo è una religione orientale, che si è diffusa dovunque, ma che forse solo lo spirito di quei paesi può assimilare e accettare totalmente”, “L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità”, “Noi siamo con chiunque scelga l’arma della non violenza: si chiami in terra lontana, Andrej Sakharov, o più vicino a noi, Marco Pannella”; disciplina della forma, eliminare superfluo, concentrare significato in costruzione linguistica controllata. L’Accademia svedese descrisse la sua arte come caratterizzata da una rigorosa disciplina e da una precisione nella quale ogni parola occupa il proprio posto. La biografia rafforza inoltre il tema dell’integrità rispetto alla struttura esterna: nel 1938 Montale fu allontanato dalla direzione del Gabinetto Vieusseux perché rifiutò di aderire al fascismo. La sua risposta alla pressione istituzionale non fu l’adattamento alla struttura dominante, ma la conservazione della propria posizione. La sua ricerca poetica può quindi essere letta come tensione fra una struttura esterna spesso percepita come insufficiente o oppressiva e una struttura interna più rigorosa, affidata alla parola, alla memoria, alla coscienza critica e alla ricerca di un significato oltre l’apparenza. Esponente/Modello: ricerca oltre l’apparenza una realtà non pienamente accessibile alla percezione e al linguaggio, mantenendo aperta la tensione fra visibile, trascendente, dubbio e impossibile; disciplina estrema con cui questa ricerca viene affidata a una struttura linguistica precisa e per l’integrità con cui mantiene la propria posizione di fronte alla pressione istituzionale.
 Tadeusz Różewicz * (Radomsko, 9 ottobre 1921) poeta, drammaturgo, scrittore polacco. Kartoteka destruttura identità, continuità narrativa e forma teatrale.

 Jozef Gregor Tajovský (Tajov, 18 ottobre 1874) poeta, scrittore slovacco; attenzione a relazioni familiari/sociali, conflitti di coscienza, ruoli, autorità patriarcale e disgregazione dell’armonia sociale; uno studio arriva a descrivere la sua narrativa come modello stratificato dell’esistenza costruito attraverso frammenti della realtà.

MUSICA: 7.10 opera come arte della relazione organizzata: S7 introduce ascolto, dialogo, risonanza, armonizzazione e coordinamento fra elementi differenti; S10 introduce struttura, disciplina, misura, tecnica, forma, tempo, ripetizione e costruzione. La musica rende quindi udibile una struttura che normalmente rimane invisibile: ritmo, metrica, tonalità, armonia, contrappunto, progressione e forma organizzano una molteplicità di suoni entro un insieme coerente. Il 7 non è soltanto espressione emotiva, ma capacità di mettere in relazione suono, silenzio, interprete, compositore e ascoltatore; il 10 non è soltanto disciplina tecnica, ma architettura temporale dell’opera. La componente funzionale emerge quando tecnica e struttura diventano strumenti della relazione e consentono a elementi differenti di convivere senza perdere la propria identità. La componente ombra di 7.10 emerge invece quando la struttura prevale sulla relazione: formalismo, accademismo, rigidità interpretativa, ripetizione meccanica, eccesso di controllo, conformismo stilistico o riduzione della musica a esecuzione corretta di un codice. Anche qui il principio non è abolire la regola, ma far sì che la regola sostenga una relazione viva. Significativa è la capacità della musica di collegare tradizione e innovazione: il musicista riceve una grammatica, una tecnica e una forma già strutturate, ma può trasformarle attraverso l’interpretazione e la relazione con il proprio tempo. La musica diventa così una forma di mediazione fra ordine e apertura, disciplina e libertà, codice e esperienza. 
Joseph Arthur (Akron, 28 settembre 1971) cantautore folk rock statunitense, Honey and the Moon (2002, Don’t know why I’m still afraid If you weren’t real I would make you up Now I wish that I could follow through I know that your love is true And deep As the sea But right now Everything you want is wrong, And right now All your dreams are waking up, And right now I wish I could follow you To the shores Of freedom, Where no one lives).
Francesco Banchini ***° (Pozzuoli, 24 settembre 1974) musicista, polistrumentista italiano, musica sacra e gnostica medievale, dell’Europa orientale e del Medio Oriente; Christos (1993); Genocidio di Ordine Religioso (1994); Cybernos (1995); Iniziazione (1996); Entrar sen braz (1997); Dicearchia (1997); Ruha d’Qudsha (1998); Solitudo corpus (1999); Bellum Gnosticorum (2000): “La danza di Salomé”, “Gnosi”, “Pistis Sophia”; Laldabaoth (2001): “Kyrie Eleison”, “Eximi Possit Imperio” (Lux oscura, Eximi Possit Imperio Crux, forma penitencie gracie clavis, clava peccati venie vena, radix ligni iustitie via vite, vexillum glorie. Eximi Possit Imperio Sponsi lectus in meridie lux plenarie nubem luens tristicie, serenum coscientie. Hac homo portet hac se confortet crucem oportet Eximi Possit Imperio Magnus dea mater anima mea cum tua Eximi Possit Imperio), “Inno al Demiurgo” (Ave a te oh grande e superbo generatore. Dalla grande Madre  siamo usciti perché tu ci hai voluto. Grazie ai tuoi gemiti che avevi quando possedevi le tue creature abbiamo scoperto di poter comunicare riflettendo sulla nostra potenzialità. Ave a te oh grande e superbo generatore. Dalle sofferenze che c’infliggi riusciamo a comprendere che sei legato ancora al tempo primordiale e l’odore del sangue stimola in te violente perversioni facendoti arrivare all’orgasmo cosmico. Questo cibo da te imposto rigenera la tua mente che oscurata dal muro fatto di corpi che tu hai distrutto a tuo piacimento ne porterà il tuo corpo astrale alla purezza assoluta perché troppo assorto dalla fetida materialità), “Kalila” (“Amata” in arabo; Sult ane laud at e Kalila et de lauda at e Kalila alla alla nid at e et pro nisi kalime sult ane es po sult ane kalime sult ane sa alla alla nid at e), “Regis Mundum” (Tibi respondet sidera rederunt tempora gaudent numina servitum elementa Te superi colunt observant inferi tu rotas orbem luminas solem calcas tartarum tuam maiestatem perhorre scunt solo caelo meantes, ferae motibus errantes serpentes solo latentes Beluae ponto natantes), “Rosa mistica” (L’incubo alimenta Sempre la nostra paura, coloro che nascondono, l’angoscia troveranno la vita. Ave grande madre, rosa mistica, dolce oscurità; Sacra e grave la morte per chi andrà oltre e troverà l’oscurità; di corpi squarciati dal dolore tra sangue ed alberi in fiamme urla assordanti trapassano il mio corpo succhiandomi la linfa vitale. Ave grande madre, rosa mistica, dolce oscurità; Soave giustizia, dolce oscurità; trafiggi con la luce oscura il mio corpo), “Salva meam” (Salva Meam, mors tua vita mea, mors istud hodiesorbamus omne, mors tua vita mea, libidinis incutiat, mors tua vita mea, quod nobis restinguat pudoris); Soleil (2002) “Hieros Gamos”; Phlegraei (2002): “Consolamentum”, “Hymnarium gnosticum”, “Trasfiguratio”; Qumran (2003): “Animae meae”, “Haleluyah”, “Magnificat”, “Vayomer” (In principio era il Verbo et Deus erat Verbum…); Temporis Recurrens (2003); Croisades (2004): “Alla societate” (onne giorno v’affannate, combattete e faticare, per denaro, accumulare e benessere affermare, e la notte non dormite per pensare, all’indomani come meglio poter fare lo denaro moltiplicare, e voi più non conoscete lo profumo delli fiori, le canzoni deli uccelli, la letizia dei ruscelli, la lucerna delle stelle, gli occhi vivi dei bambini che vorrebbero sanare le sfortune dello mondo, e così continuate senza sosta a duellare trascinando vostri figli vostre orme a ricalcare e l’orgoglio vostro stemma perpetuare … poi vien l’ora de morire,  ma non v’è ricchezza al mondo che corrompa sorella morte, è arrivato vostra sorte e morite e non sapete che pertanto in alto andare molto in basso bisogna stare,  e pertanto per … niente al mondo bisogna avere), “Flamma Amoris” (Flamma amoris vita plena animam vulnerat cum clementia in suo centro profundiore nunc ab aliqua tua opera ardens vulnus blanda plaga lenis manus ardens vulnus tenuis tactus eterne vitae et omne debtum solvit mors); Amore & Tradimento (2004), Ciganko (2005): “Come to me” (come come to me, just don’t be afraid please don’t cry Baqshish (2007): “Bacio d’amore” (E questa sera io vengo da te noi due insieme saremo là, e se le stelle cadran dal cielo, l’ultimo bacio d’amore), “Funerale”, “In fondo al mar” (Questa è la fine del nostro amore lascia che sanguini di dolor finché avrà un po’ di fiato in me canterà a te tutta la mia passione tu mi hai rubato il cuore ora sarà  sanguinante di amore tu che mi lasci morir senza rimpianto in fondo al mar Brillavan i tuoi occhi al calor della luna caldo il coltello che mi penetrava quando eravamo in mezzo al mar tu mi dicevi sei il mio unico amore tu mi hai rubato il cuore ora sarà  sanguinante di amore tu che mi lasci morir senza rimpianto in fondo al mar), “Les Yeux De L’amour “, “Sogno di un addio” (Sogno…. e tu, tu non sarai più sola e tu mi lascerai così Amore …. e tu, tu non sarai più sola e tu mi lascerai così), “Venti di montagna”, “Il volo”, “Vorrei sfiorarti ancor” (se questo nostro amore, è sempre più distante, non ci sarà  più niente che mi porti a te, in quella notte buia ti vidi con un altro di colpo mi fermai e sentii il cuore infranto o mio amore non mi lasciare, tu che mi fai morir, tu che mi fai soffrir vorrei sfiorarti ancor);  “Greta” (2012), “Dante” (2014), “Shashamane”, “Sfiorando il cielo” (2015). La sua ricerca musicale è pertinente al 7.10 perché riunisce musica sacra e tradizioni medievali, dell’Europa orientale e del Medio Oriente. Il riferimento a repertori religiosi e tradizionali mostra la componente S10 come conservazione, studio e trasmissione di strutture musicali ricevute, mentre la loro ricomposizione attraverso un unico percorso musicale introduce S7 come relazione fra culture e tradizioni differenti. Esponente/Modello: centralità della ricerca multidimensionale e l’integrazione strutturata, disciplinata di differenti tradizioni spirituali e musicali.
Angela Brambati (Genova, 20 ottobre 1947) cantante italiana (Ricchi e poveri).
Riccardo Fogli **
 (8Sp) (Pontedera, 21 ottobre 1947) cantautore, bassista italiano (Pooh, 1966-1973, 2015-2016), “Un angelo” (Io lo so Angelo Prima o poi ci dimenticherai Sei caduta tra noi, ma no Non ci si assomigli neanche un po’ In quanti mondi viaggerai Chissà cosa vedrai L’inferno che è già dentro noi Il nulla, un Dio, cos’altro mai Noi siamo stupidi, lo sai Condannati a non capire mai Chissà poi come riderai Dei nostri amori, i nostri guai Problemi tu non ne hai Voli e vai dove vuoi), “In silenzio” (C’è molto lontano Un mondo strano Strano e fantastico Là non è mai sera La primavera dura una vita Ma trovarla non potrò È finita C’è il silenzio tra di noi, si Qui, qui nel silenzio Dove nascondo L’anima mia per te Qui in un momento Si ferma il pianto E tace il vento Perché sei andata via In silenzio E la colpa è stata mia, si Perché sei andata via In silenzio E la colpa è stata mia, si Qui, qui nel silenzio Sto ritrovando L’anima mia per te Qui in un momento Si asciuga il pianto E tace il vento), “Io ti prego di ascoltare” (Io ti prego di ascoltare Quello che dirò Sono sempre stato in viaggio Ormai, non penso che ti incontrerò Ti credevo nel mio cuore E non credo più Qualche volta mi è sembrato di sfiorarti Ma non eri tu Io ti prego di ascoltare Non andare via Io continuo a dubitare Non so più qual è la strada mia Che cosa è bene e cosa è male Quasi non so più Tanto sembra tutto uguale in questo mondo Se non ci sei tu), “Il segreto del tempo” (Ci sono giorni in cui muori dentro, e non lo sai Perché volevi cambiare il mondo che non cambia mai La tua vita che non ti vuole, che sembra scegliere senza te Tu che sorridi e ci provi ancora, ma non sei lì Ci sono giorni in cui guardi indietro, e chiedi di te A un vecchio amico a chi hai amato, e adesso non c’è E ti agiti e ti commuovi, se ti parlano ancora di lei Perché è possibile allontanarsi senza lasciarsi mai Senti il peso di ogni errore, vorresti arrenderti e andare via Chiudere gli occhi un momento solo, e così sia … Caro amico chiedi al cuore, lui ti ricorderà Il segreto del tempo è che tutto perdona A chi tutto alla vita si dà Il segreto del tempo È che il tempo perdona Chi tutto alla vita si dà), “Strade” (Tutti siam compagni di strada Non serve che il tuo cielo sia il mio Potrei sfiorarti sempre e non incontrarti mai E ognuno ha nelle scarpe il suo Dio La vita ci scatena in avanti Su un traffico di sogni e bugie Sui piedi amori grandi, follie senza perdono Attratti per scappare lontano Tieniti forte al tuo cuore e vai Ne sa più di te Siamo compagni di strada Forse amici mai Ma è così lungo il cammino Che non si sa mai E se ti perdi fermati. Resta lì dove sei. Io ti troverò. Tutti siam compagni di strada Su svincoli di chiodi e armonie Per trasformare il mondo, per gettare un seme Alziamo un po’ di polvere insieme Dalle stelle ci osservano Forse più di noi Siamo compagni, siamo compagni di strada Che vogliamo o no Che ci si tenga per mano O se chi sei non so). Esponente: ricorrenza di riferimenti a realtà ulteriori, anima, trascendenza e permanenza della relazione oltre la separazione.

 Gavin Friday ** (Sv) (Dublino, 8 ottobre 1959) cantautore rock (Virgin Prunes), attore irlandese (N.Jordan, Breakfast on Pluto), “Angel” (1995, Angel… hold on to me, love is all around me Angel…. hold on to me Oh come…. closer to me…. don’t go, don’t leave me Angel…. hold on to me, love is all around me So silent your love, like the stars above So silent your love…. hold on…. hold on…. to me Angel…. hold on to me, I call, call out to you), “Lord I’m Coming” (I think I fell in love you smile alone like a drunken drug has gone and left me Lord I’m comin’… I think I sold my soul to what to who I still don’t know My world is broken, my world is broken And all the big mistakes who knows who’s right who cares who wrong Lord I’m comin’. Oh Lord I’m comin’ I never knew the sound the sound of fear till I hit the ground And I’m dying. Lord I’m dying The little things in life the way you talk the way you smile And I miss you… you know I miss you… I think I fell in love but now the hurt is gone And I’m homeless… Lord I’m homeless I don’t know how to feel I don’t know what to say or do And I’m coming. Lord I’m coming. A whisper in my ear… all the things disappear… I think I fell in love but now I know I’ve forgotten how Lord I’m coming…), “Each Man Kills the Thing He Loves” (1989, da The Ballad of Reading Gaol di Oscar Wilde, 7.5.6), “A Song That Hurts” (2011, No angels sing of deceit… Is this a thought inside or just a song that hurts? Another broken year, so full of bitter tears. There’s something I can’t hide, it’s something you deny So stop your dragging me around, stop your pulling me, down A song that hurts, a love’s disdain, a silent wound, a sad refrain The blood, the cross, my Love, your Head, your lips, your kiss, the words we said I stay awake all night… You stay away all day… Is this a thought inside or just a song that hurts? Another broken year, so full of bitter tears There’s something I can’t hide, it’s something you deny… I know no fear of love, you know no love of man A song that hurts, a love’s disdain, a silent wound, a sad refrain The blood, the cross, my Love, your head, your lips, your kiss, the words we said So thin the line between love and loving…), “The Sun & the Moon & the Stars” (We drag it on and on… I’ll give you whatever… The Sun and the Moon and the Stars The Sun shines so brightly The Moon holds us tightly The Stars guide us rightly Through the light of the night And the dark of the day Don’t turn our world away). Esponente: costante apertura della relazione affettiva verso dimensioni spirituali, simboliche e trascendenti.
 Dizzy Gillespie *° (Cheraw, 21 ottobre 1917) trombettista, pianista, compositore jazz statunitense; oltre all’eccellenza jazzistica, è significativo per la capacità di mettere in relazione tradizioni musicali differenti. La sua esperienza con ritmi e musicisti afro-cubani e latinoamericani mostra il 7 come integrazione di linguaggi diversi attraverso una struttura musicale rigorosa: l’apertura relazionale non elimina la disciplina formale, ma la utilizza come infrastruttura dell’incontro. Aderì alla Fede Bahá’í, riconoscendosi nei principi dell’unità dell’umanità, dell’uguaglianza e dell’armonia fra scienza e religione; questa prospettiva si accorda con la sua ricerca musicale interculturale e con l’integrazione di tradizioni afroamericane e afro-cubane. Modello: integra tradizioni e culture musicali differenti entro una struttura rigorosa e innovativa, collegando questa ricerca a una concezione spirituale dell’unità dell’umanità.
 Diana Haddad (ديانا حداد) (1° ottobre 1976) cantante, attrice libanese.

 Manos Hadjidakis ° (Xanthi, 23 ottobre 1925) compositore, pianista e direttore d’orchestra greco, Oscar per best original song: Ta pedià tou Pireà (1960, I ragazzi del Pireo);  significativo per la capacità di collegare musica colta, musica popolare e identità culturale greca. La sua opera attraversa generi e livelli culturali differenti, trasformando materiali popolari in composizione formalmente elaborata.  Modello: trasformazione dell’incontro fra tradizioni e linguaggi musicali differenti in una costruzione artistica coerente e durevole.
 Hakim  (Abdel Hakim) (7 ottobre 1962)  cantante shaabi egiziano.
 Mayada El Hennawy (ميادة الحناوي) (8 orttobre 1959) cantante siriana.

 David Hidalgo (Los Angeles, 6 ottobre 1954) cantante, cantautore statunitense (Los Lobos) Inside of Us All (There are no borders That can be crossed There’s no soul That will be lost We will march … Wa are not afraid Of what we will become Because some day We will be as one), Kiko and the Lavender Moon.  La componente relazionale è evidente nel rapporto fra tradizioni musicali differenti e nella dimensione interculturale della sua produzione. Il testo di “Inside of Us All”, centrato sull’assenza di confini e sull’unità, rende esplicita una concezione della musica come spazio di connessione fra persone e culture.
 Alan Jackson ° (Newnan, 17 ottobre 1958) cantautore country statunitense, Living on Love  (Two young people without a thing Say some vows and spread their wings And settle down with just what they need Livin’ on love She don’t care ‘bout what’s in style She just likes the way he smiles It takes more than marble and tile Livin’ on love Livin’ on love, buyin’ on time Without somebody nothing ain’t worth a dime Just like an old fashion story book rhyme Livin’ on love). Alan Jackson: “Livin’ on Love” porta il 7.10 sul terreno della relazione stabile e della costruzione concreta della vita comune. L’amore non viene rappresentato come pura emozione, ma come qualcosa che permette a due persone di costruire una vita insieme attraverso impegno, essenzialità e continuità: S7 relazione, S10 responsabilità e struttura. Modello: rappresentazione della relazione amorosa come impegno, responsabilità e costruzione durevole della vita comune.
  Wyclef Jean (Croix-des-Bouquets, 17 ottobre 1969) rapper, chitarrista haitiano, artista reggae, produttore, membro del trio hip-hop The Fugees.

 Sandra Kim (9) (Saint-Nicolas, 15 ottobre 1972) cantante belga.
 John Mellencamp (John Cougar) (Sp) (Seymour, 7 ottobre 1951) musicista, cantante, compositore statunitense.
 Siiri Nordin (Pp) (Helsinki, 15 ottobre 1980) cantante finlandese (Killer).
 Rumi, vedi Islam, la musica va considerata parte integrante della sua esperienza mistica. La samāʿ non è semplice accompagnamento estetico, ma pratica di trasformazione spirituale: musica, poesia, movimento e danza organizzano il corpo e la coscienza attorno a un centro trascendente. 7.10 emerge dal rapporto fra forma rituale e abbandono: la disciplina della pratica sostiene il superamento dell’ego e l’apertura alla relazione con Dio. La tradizione non viene negata, ma attraversata fino a trasformarsi in esperienza viva.Shahram Nazeri, Rumi (Molaviyeh), Rumi and Sufi Persian Music; Mohsen Jalili,Sama (Sufi and Qawwali music for deep meditation inspired by Rumi); Deepak Chopra, A Gift of Love – Music Inspired by the Love Poems of RumiI; Bahman Solati,Rumi Poetry of Love. 

 Jennifer Rush (7Sv) (New York, 28 settembre 1960) cantante pop statunitense-tedesca, The Power of Love (‘Cause I’m your lady And you are my man Whenever you reach for me I’ll do all that I can We’re heading for something Somewhere I’ve never been Sometimes I am frightened But I’m ready to learn Of the power of love). “The Power of Love” esprime soprattutto S7 attraverso la relazione amorosa, ma il 10 appare nella dimensione di affidamento, stabilità e impegno implicita nel rapporto fra i due soggetti. È un esempio più semplice e meno strutturalmente complesso rispetto ai casi precedenti.
 Bridget St John (Londra, 4 ottobre 1946) cantante, cantautrice folk rock, chitarrista inglese, Autumn Lullaby (As autumn comes I stay behind And got the song She leaves for me She sings be gentle Be kind This is not always Easy But if i should ask for more Don’t be afraid to give And when he dares not ask at all Then offer what you have).
 Dmitri Shostakovich **° (11UvPr) (San Pietroburgo, 25 settembre 1906) compositore, pianista russo, musica con forti contrasti ed elementi grotteschi, Leningrad. Rapporto fra struttura musicale, disciplina compositiva e pressione istituzionale. La sua musica mostra come una struttura rigorosa possa diventare anche uno spazio di tensione fra individuo e sistema. Il 7.10 appare quindi nella relazione problematica fra l’artista e una struttura politica dominante: adattamento esteriore, codici imposti e conservazione di una dimensione interna non completamente assorbita dal sistema. Esponente/Modello: pluralità dei livelli di significato e la tensione strutturale fra autonomia individuale e sistema istituzionale.
 David Vanian (Hemel Hempstead, 12 ottobre 1956) cantante britannico (The Damned).
 Wendy Wilson (10Sr) (Bel Air, 16 ottobre 1969) cantante pop statunitense (Wilson Phillips).
Zucchero Fornaciari ** (Adelmo Fornaciari) (1) (Reggio nell’Emilia, 25 settembre 1955) cantautore, musicista pop, blues italiano, testi con neologismi, fusioni tra italiano e inglese, Un po’ di Zucchero (1983), Oro incenso & birra (1989), Miserere (1992), Spirito DiVino(1995), Fly (2006), Chocabeck (2010), La sesión cubana “Come Back the Sun” (1992, Come back the sun and we will be like children come back the sun make us into children), “Come il sole all’improvviso” (1986, “Like the Sun From Out of Nowhere”; Nel mondo Io camminerò Tanto che poi i piedi mi faranno male Io camminerò Un’altra volta E a tutti domanderò Finché risposte non ce ne saranno più Io domanderò Un’altra volta Amerò in modo che il mio cuore Mi farà tanto male che Male che come il sole all’improvviso Scoppierà, scoppierà Nel mondo), “Con le mani” (1987, Con le mani sbucci Le cipolle Me le sento addosso Sulla pelle E accarezzi il gatto Con le mani Con le mani tu puoi Dire di si), “Diamante” (1989, Respirerò l’odore dei granai Pace per chi ci sarà e per i fornai Pioggia sarò, pioggia tu sarai I miei occhi si schiariranno e fioriranno i nevai Impareremo a camminare Per mano insieme a camminare, domenica), “Diavolo in me” (1986, I’ve got a message for you From my heavenly father Everybody out there united for peace, love, joy, happiness Let it in your soul this morning, brothers and sisters Let him come on out, let him come on in Everybody knows he’s there, come on and listen to me Come on brothers and sisters Sanctify, sanctify, sanctify your soul, sanctify, amen I’ve got the devil in me Gloria nell’alto dei cieli Ma non c’è pace quaggiù Non ho bisogno di veli Sei già un angelo tu Che accendi un diavolo in me  Perché c’è un diavolo in me Forse c’è un diavolo in me … Let’s go Release me Devil Set me free I’ve got, ooh, devil in me), “Love is All Around” (2012, Ho visto un sogno l’ho visto c’è oltre le stelle è acceso in me l’ho visto in terra l’ho visto in te l’ho visto dove visto dov’è love is love is all around), “Miserere” (1989), “Muoio per te” (2004, con Sting, 7.7.5; A un passo da Gerusalemme E a solo un miglio dalla luna Sotto un cielo di milioni di stelle Ho il cuore perso in un pianeta lontano Che gira intorno e cade giù con archi di tristezza Io muoio per te Muoio per te E se il mio regno diventa sabbia E cade in fondo al mare Io muoio per te Muoio per te And from the dark secluded valleys I heard the ancient songs of sadness But every step I thought of you Every footstep only you And every star a grain of sand The leavings of a dried up ocean Tell me, how much longer? How much longer?), “Povero Cristo” (1992; Tutti mi chiedono se credo in Dio E lui crede a me? Povero Cristo, povero che Povero Cristo e povero me Se sapessi quanto ti ho cercato Quante volte ho chiesto aiuto E quante volte ho pianto te Odio e amore, comunque resti Perché lontano da me, in me esisti Sono un pozzo che fissa il cielo, ma perché … Che l’amore sia lodato Perché ho pure bestemmiato Ma la sera quando torno, torno da te Che sei unico in quanto solo Che sei l’unico in quanto solo Che sei unico in quanto solo, come me), “Puro amore” (1998, “Pure Love”; Di te odio l’amore che Forse non sai cos’è Ora che tutto tace, tra noi Odio di te quello che non capisci Quello che non mi dici Quello che tieni dentro cos’è? Yeah, yeah, solo amore Quanto sangue e quanto cuore avrò per te Yeah, yeah, puro amore Non c’è niente da capire, non c’è), “Spirito nel buio” (2019, Oltre il Giordano mi vedrai Danzare spirito nel buio Brillanti nell’oscurità Come una festa in Paradiso Gioia nel mondo e a te dovunque sei Che accendi spirito nel buio Senti il tuo cuore adesso è sulle cime E accende spirito nel buio), “Il volo” (1995, Ho camminato per le strade Col sole dei tuoi occhi Ci vuole un attimo per dirsi addio, spara Che bella quiete sulle cime Mi freddi il cuore e l’anima Ci vuole un attimo per dirsi addio Per questo troppo amore, per noi E questo bel dolore Ti prego no, ti prego lo sai Sogno, qualcosa di buono Che mi illumini il mondo Buono come te Che ho bisogno di qualcosa di vero Che illumini il cielo Proprio come te), “A Wonderful World” (1989, Lo sai fratello siamo nella merda a proposito come ti va? e quei bambini giocano alla guerra dov’e questo Wonderful world? Non ho piu voglia di avere voglia tutto questo e troppo anzi di piu e tu che aspetti sempre sulla soglia dov’e questo Wonderful world? Vado via domani e non torno piu prima che io salti faccio un salto nel blu Sali, anima in depression come in, come sei messo?). Esponente: presenza reiterata di una dimensione spirituale e trascendente intrecciata all’esperienza umana e relazionale.

SPETTACOLO: Nel 7.10 lo spettacolo riguarda la relazione resa forma: S7 porta in primo piano l’incontro fra attore e pubblico, fra personaggi, identità, conflitti e prospettive; S10 fornisce la struttura che rende possibile questa relazione: copione, scena, montaggio, regia, ruolo, ritmo, dispositivo narrativo. Il palcoscenico e lo schermo diventano quindi luoghi nei quali strutture invisibili — rapporti di potere, norme sociali, identità, conflitti morali, appartenenze — vengono rese visibili attraverso corpi, immagini e narrazioni. La componente matura di 7.10 non consiste nella semplice rappresentazione della realtà, ma nella capacità di costruire una struttura narrativa abbastanza solida da permettere allo spettatore di riconoscere e mettere in relazione realtà differenti. Il rischio ombra è invece la prevalenza del codice spettacolare sulla relazione: stereotipo, ruolo imposto, identificazione rigida, spettacolarizzazione del conflitto o trasformazione dell’individuo in semplice funzione di un sistema narrativo. 7.10 emerge quando lo spettacolo mette in questione proprio le strutture che lo sostengono: l’individuo contro l’istituzione, l’outsider contro la norma, l’identità contro il ruolo assegnato, la libertà contro un ordine sociale apparentemente definitivo. In questo senso, fra gli autori forniti, Enki Bilal, Arthur Penn e Susan Sarandon costituiscono i casi più rilevanti.
 Yves Allégret (6SbnUvPp) (Asnières-sur-Seine, 13 ottobre 1907) regista francese, Orzowei, il figlio della savana (1977, un ragazzo bianco è trovato e allevato da una tribù africana, che in seguito lo scaccia, per cui vive da rinnegato…) offre alterità, esclusione e appartenenza.
 Enki Bilal ***° (Belgrado, 7 ottobre 1951) fumettista, regista francese, Immortel ad vitam (2004, Immortal Ad Vitam: una piramide con a bordo alcuni antichi dei egiziani dei sorvola Manhattan. Il Dio Horus sta cercando una donna che gli permetta di conservare la propria immortalità); combina fumetto, cinema, fantascienza, mitologia, politica, identità, memoria, tecnologia e interrogazione dell’umano. In Immortel ad vitam sovrappone divinità egizie, esseri umani modificati, tecnologia e metropoli futuristica, facendo convivere piani ontologici differenti; il film è inoltre una fusione di ripresa dal vivo e ambientazione digitale, costruendo letteralmente un mondo nel quale umano, divino e artificiale si intersecano. 7.10 è evidente nel rapporto fra identità e struttura: l’individuo si trova dentro sistemi politici, biologici, tecnologici e mitologici che ne determinano la posizione, ma la narrazione cerca continuamente di aprire uno spazio di relazione e trasformazione all’interno di tali strutture. La dimensione 10 non è quindi semplice ordine: è l’architettura di mondi complessi; il 7 introduce la possibilità che esseri appartenenti a piani differenti entrino in relazione. È un’applicazione molto forte del principio per cui la struttura non è soltanto ciò che appare, ma l’insieme invisibile di forze che organizza ciò che appare. La ricerca accademica sulla sua opera ha infatti evidenziato esplicitamente la centralità delle questioni ontologiche, politiche e identitarie nella Trilogia di Nikopol e in Immortel, ad vitam. Esponente/Modello: compresenza strutturale di differenti piani ontologici e per la relazione fra identità e sistemi che organizzano la realtà.

 Mackenzie Crook (UPp) (Maidstone, Kent, 29 settembre 1971) attore, comico inglese; ha creato, scritto, diretto e interpretato Detectorists dove mito e magia rimangono impliciti e Worzel Gummidge dove diventano espliciti. Esponente/Modello: apertura del quotidiano al mito e al magico e per la costruzione della relazione attraverso comunità, territorio e appartenenza.
 Matt Damon ** (11SrUpNf) (Cambridge, 8 ottobre 1970) attore, sceneggiatore, produttore statunitense, Oscar sceneggiatura/GG/Nomination miglior attore: Good Will Hunting (1998); The Bourne Identity, The Talented Mr. Ripley, Dogma, Syriana, The Good Shepherd, The Departed, The Informant!, Hereafter, The Adjustment Bureau.  Esponente: ricorrenza di identità instabili, realtà predeterminate, aldilà e strutture invisibili che interferiscono con l’esistenza individuale.
 Charles Dance (Np) (Redditch, 10 ottobre 1946) attore, regista britannico, Game of Thrones, The Crown; Ladies in Lavender (2004).
 Michael Douglas (8Np) (New Brunswick, 25 settembre 1944) attore, produttore statunitense, Oscar.
 Fran Drescher (7) (New York, 30 settembre 1957) attrice statunitense.
 Jon Favreau **° (New York, 19 ottobre 1966) attore, scrittore, regista statunitense. Ha sviluppato attraverso The Jungle Book, The Lion King e The Mandalorian forme di produzione virtuale nelle quali ambiente digitale, spazio fisico e ripresa cinematografica vengono integrati in un unico dispositivo narrativo. Esponente/Modello: costruzione di realtà virtuali che modificano il rapporto fra spazio fisico, spazio immaginario e rappresentazione.
 Joan Fontaine (10Nf) (Tokyo, 22 ottobre 1917) attrice statunitense, Oscar (Suspicion).
 Luke Goss (12UpPb) (Londra, 29 settembre 1968) attore, cantante inglese.
 Richard Harris (8Nf) (Limerick, 1º ottobre 1930) attore irlandese.
 Lena Headey (Pp) (Hamilton, 3 ottobre 1973) attrice britannica, Game of Thrones.
 Sylvia Kristel (6) (Utrecht, 28 settembre 1952) attrice olandese, Emmanuelle.

 Penny Marshall (8) (New York, 15 ottobre 1943) attrice, regista statunitense.
 Silvana Pampanini (4UfPi) (Roma, 25 settembre 1925) attrice italiana.
 Arthur Penn *° (3SpNr) (Filadelfia, 27 settembre 1922) regista statunitense, Furia selvaggia – Billy Kid (1958), Gangster Story (1967), Alice’s Restaurant (1969), Little Big Man (1970, Il piccolo grande uomo); profondamente impegnato nell’utilizzare cinema, televisione e teatro per mettere a fuoco le contraddizioni della società americana, mantenendo insieme responsabilità sociale e politica del narratore. Nei suoi film ritornano outsider, emarginati e gruppi in conflitto con la società dominante: Furia selvaggia, Bonnie and Clyde, Alice’s Restaurant, Little Big Man, Night Moves. È precisamente una dinamica 7.10: S10 rappresenta la struttura sociale, istituzionale e normativa; S7 introduce l’individuo o il gruppo che entra in rapporto con quella struttura, la mette in discussione o ne rivela le contraddizioni. Penn non propone semplicemente la ribellione alla regola: mostra il rapporto complesso fra legge, potere, violenza, appartenenza e coscienza individuale. La sua opera è quindi utile per il tema del 7.10 come relazione dentro e contro la struttura. Modello: ricorrente relazione fra outsider e struttura sociale, attraverso cui legge, autorità, appartenenza e coscienza individuale vengono sottoposte a verifica.
 Jason Reitman (Montréal, 19 ottobre 1977) regista, sceneggiatore, attore canadese, Up in the Air (2009, Tra le nuvole).
 Susan Sarandon ° (10SbNp) (New York, 4 ottobre 1946) attrice, attivista statunitense, Oscar (Dead Man Walking). convergenza fra interpretazione, coscienza morale e impegno sociale. I suoi personaggi più significativi sono spesso donne che assumono una posizione attiva dentro situazioni strutturate da conflitti sociali e morali: Thelma & Louise, Lorenzo’s Oil, The Client e soprattutto Dead Man Walking. Treccani sottolinea la sua capacità di interpretare personaggi determinati ed emancipati e identifica nella suora di Dead Man Walking una figura capace di entrare in rapporto con un condannato a morte e di risvegliare la sua coscienza. Nella vita pubblica ha inoltre sviluppato un consistente impegno sociale e umanitario, compreso il ruolo di Goodwill Ambassador dell’UNICEF. Il 7.10 emerge quindi nel passaggio dalla relazione personale alla responsabilità concreta: non basta stabilire un rapporto con l’altro; la relazione diventa assunzione di responsabilità dentro strutture sociali, giuridiche e istituzionali. Dead Man Walking è il caso più netto: la relazione fra due persone attraversa la struttura della pena, della colpa, della giustizia e della possibilità di redenzione. La sua presenza la terrei quindi senz’altro. Modello: trasformazione della relazione con l’altro in responsabilità concreta entro strutture morali, sociali e istituzionali.

POLITICA & ECONOMIA: Nel 7.10 la politica e l’economia riguardano il rapporto fra individui, comunità e strutture collettive. S7 introduce rappresentanza, negoziazione, conflitto, alleanza e responsabilità reciproca; S10 introduce istituzioni, leggi, amministrazione, organizzazione, gerarchie, risorse e sistemi di governo. La componente funzionale emerge quando la struttura istituzionale serve la relazione sociale e rende possibile una convivenza ordinata; l’ombra emerge quando la struttura si autonomizza dalla relazione e diventa burocratismo, autoritarismo, legalismo, rigidità istituzionale o subordinazione dell’individuo al sistema. 7.10 è quindi pertinente ai momenti nei quali una persona o un gruppo entra in rapporto con un ordine politico già costituito, lo assume, lo modifica oppure lo contesta. Tra i personaggi forniti, i casi più significativi sono Edoardo VI, John Reed e Carl von Ossietzky: il primo per il rapporto fra persona, istituzione monarchica e struttura confessionale; il secondo per il rapporto fra esperienza politica, ideologia e trasformazione storica; il terzo per il conflitto fra coscienza individuale e potere statale.
Edoardo VI d’Inghilterra ° (6Pv) (Hampton Court, 12 ottobre 1537) divenne re d’Inghilterra e d’Irlanda all’età di nove anni, figlio di Enrico VIII e Jane Seymour, terzo monarca della dinastia Tudor e primo monarca d’Inghilterra che è stato allevato come protestante; esprime in modo netto S7.10 attraverso la relazione fra individuo e istituzione. Salito al trono a nove anni, diventa il punto di convergenza di una struttura monarchica, religiosa e politica molto più grande della sua persona. La sua posizione è inseparabile dalla trasformazione confessionale dell’Inghilterra: il sovrano non è soltanto individuo, ma nodo istituzionale attraverso cui una nuova configurazione religiosa viene organizzata e consolidata. S10 appare quindi come struttura del potere e dell’ordine confessionale; S7 come relazione fra sovrano, consiglieri, Chiesa e sudditi. Modello: coincidenza fra identità personale, ruolo sovrano e trasformazione istituzionale dell’ordine religioso e politico.
 Sadiq Khan (Up) (Londra, 8 ottobre 1970) politico britannico, sindaco di Londra.
 John Reed *° (10) (Portland, 22 ottobre 1887) giornalista, poeta, attivista comunista statunitense, ricordato per il resoconto della rivoluzione bolscevica, Dieci Giorni che hanno fatto tremare il mondo, sposato con la scrittrice Louise Bryant (9.9); Film: W.Beatty, Reds (1981); esperienza diretta, relazione politica e interpretazione strutturale degli eventi. Dieci giorni che sconvolsero il mondo non registra semplicemente la Rivoluzione russa: costruisce una narrazione nella quale persone, gruppi, istituzioni e forze storiche vengono messi in relazione dentro una trasformazione sistemica. Il giornalista diventa osservatore partecipante: S7 è il contatto diretto con gli attori della storia; S10 è la ricerca della struttura politica che organizza il movimento rivoluzionario. Esponente/Modello: immersione diretta in realtà politiche alternative e per la trasformazione dell’esperienza partecipata in interpretazione strutturata del processo storico.
 Bobby Seale ° (4) (Dallas, 22 ottobre 1936) attivista statunitense, per i diritti civili, conosciuto per il suo coinvolgimento con Eight e per aver co-fondato il Black Panther Party con Huey Newton, contribuì allo sviluppo di programmi comunitari organizzati attraverso i quali l’attivismo politico veniva tradotto in servizi e strutture di sostegno sociale. Modello: trasformazione della relazione comunitaria e del conflitto sociale in organizzazione, responsabilità e struttura collettiva.
 Carl von Ossietzky ° (Amburgo, 3 ottobre 1889) pacifista tedesco, Nobel per la pace; rapporto fra coscienza individuale e struttura politica. Pacifismo, giornalismo e opposizione al militarismo lo portarono allo scontro con il potere statale tedesco. Qui S10 è la struttura politica e militare; S7 è la responsabilità dell’individuo nei confronti della società e della propria coscienza. La sua vicenda mostra il lato maturo del 7.10: la relazione con una struttura non implica necessariamente conformità ad essa; può significare anche assunzione di responsabilità nel momento in cui la struttura entra in conflitto con principi ritenuti fondamentali. Modello: assunzione di responsabilità individuale di fronte a una struttura statale ritenuta incompatibile con i propri principi.

SCIENZA: Nel 7.10 la scienza riguarda la relazione fra osservazione e struttura: S7 mette in rapporto il ricercatore con il fenomeno osservato e con la comunità scientifica; S10 costruisce metodo, classificazione, misura, laboratorio, modello e sistema teorico. La componente funzionale appare nella capacità di trasformare osservazioni molteplici in una struttura verificabile; l’ombra emerge quando il modello viene scambiato per la realtà stessa o quando il formalismo metodologico diventa più importante della ricerca. Tra i due nomi forniti, Otto Heinrich Warburg è nettamente il caso più significativo: la sua ricerca sul metabolismo cellulare e sul rapporto fra ossigeno e tumori mostra una forte tendenza a individuare il meccanismo strutturale sottostante ai fenomeni biologici. Joseph Plateau è pertinente soprattutto per il rapporto fra percezione e struttura fisica: i suoi studi sulla persistenza della visione e sui fenomeni ottici collegano esperienza percettiva, osservazione sperimentale e spiegazione fisica.
 Joseph Plateau *° (4SrPf) (Bruxelles, 14 ottobre 1801) fisico belga, studiò i fenomeni della visione e sviluppò il fenachistoscopio, dispositivo nel quale una successione organizzata di immagini statiche produce la percezione del movimento. Modello: relazione fra percezione e struttura fisica attraverso dispositivi che rendono osservabile il rapporto fra immagini discontinue e movimento percepito.
 Otto Heinrich Warburg (2) (Friburgo in Brisgovia, 8 ottobre 1883) medico, fisiologo tedesco.

Prospettiva geomantica e geografica (PTU): 7.10 România, Moldova, Dobrogea, Muntenia. Nel Sistema Binario Analogico ogni binario è associato a una Provisional Territorial Unit (PTU), riferimento analogico per esplorare risonanze geografiche, storiche, culturali e spirituali. Per 7.10 la PTU attraversa Moldova orientale, basso Dunărea, Dobrogea e Muntenia est: fascia fra Carpații Orientali, Prut, Siret, Dunărea e Marea Neagră, segnata da frontiere, porti, sistemi monastici, fortificazioni, culture preistoriche, reti commerciali e sovrapposizioni religiose. D7-10-1: Moldova; județul Galați; reședință Galați. Porto sul Dunărea presso confluenza Siret-Prut, nodo fra vie fluviali e terrestri; Tirighina-Barboși: sito stratificato con insediamento fortificato, castellum, castrum, necropoli e fossati, dall’età del bronzo alla presenza romana: raro concentrato di confine, difesa, organizzazione e scambio. D7-10-2: Dobrogea; județul Tulcea; reședință Tulcea. Porta del Delta Dunării, paesaggio costruito dall’equilibrio mobile fra terra e acqua; mosaico di canali, laghi, canneti, dune e comunità del delta. Area storicamente multietnica, con presenza romena, lipovana, ucraina, turca e tatara; natura e insediamento dipendono da adattamento continuo a cicli idrici e limiti ambientali. D7-10-3: Dobrogea; județul Constanța; reședință Constanța. Antica Tomis, porto del Marea Neagră e crocevia greco-romano. Mormântul Pictat Hypogeu, IV-V sec.: camera funeraria sotterranea con banchetto, pavoni, colombe, pernici, lepri e motivi vegetali, dove tradizioni pagane e primo cristianesimo convivono nello stesso sistema simbolico; Edificiul Roman cu Mozaic testimonia organizzazione monumentale dell’antico porto. D7-10-4: Muntenia; județul Brăila; reședință Brăila. Porto sul Dunărea, storica soglia fra Țara Românească, Moldova e Dobrogea. Greci, ebrei, armeni, bulgari, turchi e ruși lipoveni formarono un tessuto urbano multietnico con chiese ortodosse e lipovane, comunità protestanti e sinagoghe; il porto legava interessi economici, appartenenze e confessioni diverse entro stessa struttura civica. D7-10-5: Muntenia; județul Buzău; reședință Buzău. Fra pianura, Subcarpații de Curbură e montagna emerge complesso rupestre Aluniș-Nucu-Bozioru: grotte, celle e piccole chiese scavate nella roccia, con tracce dalla preistoria al medioevo; Grota Nucu conserva armi incise dell’età del bronzo associate dagli archeologi a iniziazioni guerriere, oltre a simboli di età successive. Colți conserva inoltre importante ambra locale. D7-10-6: Moldova; județul Vrancea; reședință Focșani. Zona di contatto fra Carpați e pianura, nota per forte attività sismica profonda. Ad Andreiașu de Jos, Focul Viu: gas naturali emergono attraverso rocce sedimentarie e, una volta accesi, alimentano fiamme persistenti direttamente dal terreno; fenomeno geologico insolito dove instabilità sotterranea diventa manifestazione visibile. D7-10-7: Moldova; județul Bacău; reședință Bacău. Valle del Siret e bacini del Bistrița e Trotuș; Tescani, comuna Berești-Tazlău: conacul Rosetti-Tescanu, centro di incontro fra artisti e intellettuali, legato a George Enescu (compositore romeno), che vi completò Oedip; dal 1947 destinato per volontà della famiglia ad attività culturali, unendo dimora, creazione, comunità e continuità istituzionale. D7-10-8: Moldova; județul Neamț; reședință Piatra-Neamț. Carpați Orientali e paesaggio monastico Vânători-Neamț: Mănăstirea Neamț, Secu, Sihăstria, Agapia, Văratec e schituri formano rete di comunità, eremitaggio, lavoro e disciplina spirituale; Peștera Sfintei Teodora de la Sihla conserva memoria della vita eremitica del XVII sec. Masivul Ceahlău possiede eccezionale corpus di leggende legate a rocce, eremiti, Dochia, esseri fantastici e trasformazioni pietra-corpo. D7-10-9: Moldova/Bucovina; județul Suceava; reședință Suceava. Fascia carpatica e subcarpatica, antica area centrale del Principato di Moldova, con fitta rete di monasteri e arti tradizionali. Marginea conserva ceramica nera: argilla modellata a mano assume colore nero mediante particolare cottura, trasformando materia ordinaria attraverso tecnica rigorosa tramandata. D7-10-10: Moldova; județul Botoșani; reședință Botoșani. Nord-est moldavo, fra Siret e Prut; territorio ricco di stratificazioni eneolitiche e medievali. Horlăceni-La Cetate conserva nello stesso sito insediamento eneolitico, età del bronzo e fortificazione altomedievale; nel tessuto urbano di Botoșani sono emersi materiali Cucuteni, romano-bizantini e medievali, mostrando costruzione continua di forme abitative e difensive sul medesimo territorio. D7-10-11: Moldova; județul Iași; reședință Iași. Grande centro storico, religioso, universitario e culturale della Moldova. Cucuteni, nell’omonima comună, diede nome alla civiltà Cucuteni-Tripolie, vasta cultura eneolitica nota per ceramica dipinta, spirali, organizzazione degli abitati e plastica antropomorfa; Scânteia ha restituito circa 1.000 statuette antropomorfe, quantità che ha fatto ipotizzare un centro di culto collegato ad abitati minori circostanti. D7-10-12: Moldova; județul Vaslui; reședință Vaslui. Colline fra Siret e Prut, con forte patrimonio Cucuteni. Dumești-Între Pâraie ha restituito ceramica bicroma e tricroma a spirali e meandri, figurine antropomorfe e zoomorfe e una rara «trusa del pittore» con pigmenti e strumenti;  singolare un gruppo di 12 statuette, 6 femminili e 6 maschili, unite in horă (danza circolare): relazione, polarità e struttura rese forma materiale.

LINGUA & CULTURA: 7.10, română. Il romeno è lingua ufficiale della România e principale lingua 7.10; lingua romanza orientale, deriva dal latino parlato nei Balcani dopo conquista romana della Dacia, avviata nel 106. La posizione odierna può apparire singolare: forma grande isola romanza dell’Europa orientale, circondata soprattutto da lingue slave e ungherese; il nucleo latino sopravvisse ai profondi contatti successivi con slavo, greco, ungherese, turco e altre lingue balcaniche, che modificarono soprattutto lessico e alcune strutture senza eliminarne base romanza. Affinità romanze sono immediatamente riconoscibili: mamă (madre), tată (padre), frate (fratello), soră (sorella), casă (casa), pâine (pane), vin (vino), soare (sole), lună (luna), noapte (notte), bun (buono), nou (nuovo). Come italiano, francese, spagnolo e portoghese possiede genere, numero, articoli, coniugazione personale, tempi presenti e passati, futuro, condizionale e congiuntivo; ma conserva tratti propri e balcanici. Il più evidente è articolo determinativo posposto: om «uomo» → omul «l’uomo», fenomeno condiviso con altre lingue balcaniche e sviluppato da antichi dimostrativi; mantiene inoltre casi, soprattutto nominativo-accusativo e genitivo-dativo, e un genere tradizionalmente detto neutro, i cui nomi si comportano come maschili al singolare e femminili al plurale. Il sistema verbale resta romanzo ma presenta sviluppi balcanici: il passato corrente è spesso composto (am vorbit, «ho parlato/parlai»); il futuro può essere voi vorbi o colloquiale o să vorbesc; il congiuntivo introdotto da să ha impieghi più ampi rispetto all’italiano. Alfabeto latino con cinque lettere caratteristiche: ă, â, î, ș, ț; ă indica vocale centrale /ə/, simile alla vocale inglese di about; â e î rappresentano stesso suono centrale /ɨ/, raro nelle maggiori lingue romanze; ș corrisponde circa a «sc» di scena, ț a «z» di azione. La fonetica conserva inoltre numerosi dittonghi e alternanze vocaliche; contatto balcanico ha contribuito a differenziarla dalle lingue romanze occidentali. Lessico essenziale: da sì; nu no; bună ciao; bună dimineața buongiorno mattutino; bună ziua buongiorno; bună seara buonasera; noapte bună buonanotte; mulțumesc grazie; vă rog prego/per favore; ce faci? come stai?/che fai?; mă numesc… mi chiamo…; îmi pare bine piacere; la revedere arrivederci. Nella Moldova romena della PTU prevalgono varietà moldave del dacoromeno, senza costituire lingua distinta dal romeno; Dobrogea e basso Dunărea presentano maggiore contatto storico con turco, tataro, russo-lipoveno, ucraino e bulgaro. Il censimento nazionale 2021 documenta la distribuzione territoriale della lingua materna per județ e località, utile per distinguere in seguito le singole PTU. Cultura linguistica della PTU: Mihai Eminescu (10.11, poeta, nato Botoșani), Ion Creangă (scrittore e narratore, nato Humulești, Neamț), George Bacovia (6.4.9, poeta simbolista, nato Bacău), Mihail Sadoveanu (3.4.6, scrittore, nato Pașcani, Iași), George Enescu (5.3.6, compositore, nato Liveni, Botoșani: musica vocale anche su testi romeni). 

Unità territoriale provvisoria:
REGIONE D7-10 ROMANIA: Moldavia, Muntenia
D7-10: ROMANIA, MOLDAVIA, Galaţi (1); Vrancea (6); Bacău (7); Neamţ (8); Suceava (9); Iaşi (10); Botoşani (11); Vaslui (12). DOBRUJA, Tulcea (2); Constanţa (3). MUNTENIA, Brăila (4); Buzău (5).
D7-10-1 Galaţi
D7-10-2 Tulcea
D7-10-3 Constanţa
D7-10-4 Brăila
D7-10-5 Buzău
D7-10-6 Vrancea
D7-10-7 Bacău
D7-10-8 Neamţ
D7-10-9 Suceava
D7-10-10 Botoşani
D7-10-11 Iaşi
D7-10-12 Vaslui

Sigillo: una linea verticale sormontata dal contorno di un uccello in volo. La visione di questo sigillo è la seguente: “Qui ti trovi di fronte alle tue responsabilità e alle promesse delle relazioni. Devi metterti in contatto con le forze e chiedere loro una guida.” Arriva una bacchetta. Rappresenta la legge delle relazioni. Mi arrendo a questa legge e sono pronto ad affrontare tutto ciò che è dettato da essa. “Stai pagando il prezzo della legge attraverso quello che provi ora. Questo è ciò che devi liberare attraverso il Sacro Cono.“ L’Aquila vola e mi trasporta su una montagna. Da lì osservo il Graha di S7 in tutta la sua estensione. Mi muovo lungo il suo territorio per fornire cure. “Il tempo è necessario. Non essere disturbato dal tempo e continua a cantare le tue canzoni. Fidati che stai operando. Abbi fiducia di agire in nome delle sacre leggi. Stai disfando il passato per mezzo delle tue canzoni. Per tornare a casa devi cantare. Non essere sopraffatto da ciò che vedi. Tieni fermo il tuo Bastone e lascia che ti ricordi le canzoni e le promesse. Stai mantenendo le tue promesse di relazione, quelle che hai fatto in Handor, quelle che solo contano. Pahekarubhe: 7.10,1) qui giungi al punto in cui in modo netto si marcano i confini: da un lato l’io arbitrario, dall’altro il noi arbitrario, che è tuttavia un’evoluzione significativa. Nel primo sei isolato, solitario, difendi solo il territorio del corpo separato e crei alleanze con altri a questo fine, ma in vero non hai alcun interesse per loro, nella misura in cui essi non servono a qualche scopo per te. Nel secondo il loro corpo separato opera insieme al tuo e conta quanto il tuo, ma non si tratta di fusione tra questi corpi, ognuno è ancora ben distinto, sebbene parte di una squadra che si confronta con altre squadre, altri gruppi formati da corpi separati. I confini successivi comportano il passaggio in configurazione progressivamente collettive, fino al punto in cui l’unico confine restante è quello tra il Tutto e Dio. 7.10,2) nella relazione del tuo corpo separato con quello altrui prevale la parola, la conversazione, per cui la verbalizzazione e i pensieri addivengono incessanti. Il contatto fisico o è assente o procede sull’onda delle parole e dei pensieri. Il rapporto è solo tra due menti, il cui corpo serve solo a identificarle teatralmente. L’unica relazione possibile procede sul piano mentale, laddove i corpi fisici ed emotivi hanno il compito di rendere palese l’interazione affinché essa sia percepibile nelle realtà separate, così da aggregarle luminosamente in tale processo. Nella pratica del Tocco allineata con il Settore 7, il contatto è mentale. Nella sua forma più riscontrabile umanamente esso ha luogo mediante la verbalizzazione del pensiero che in 7.10 ha risvolti decisamente pragmatici, in cui il contatto si manifesta tangibilmente. Nella sua forma più riscontrabile umanamente esso ha luogo mediante la verbalizzazione del pensiero che in 7.10 ha risvolti decisamente pragmatici, per cui il contatto può manifestarsi anche assai tangibilmente, ma mai necessariamente. L’operatività fisica, allorché si sviluppa, è tuttavia fermamente preceduta e accompagnata indissolubilmente da una chiara ed esplicita consapevolezza mentale, veicolata mediante l’uso del linguaggio, che può essere sia freddo, tecnico e distaccato, che poetico, estetico e raffinato. Ogni azione è descritta nella sua interezza, in relazione ai relativi processi di pensiero, prima di essere eseguita dal corpo fisico così come da quello emotivo. Per esempio, un soggetto dice: “Domina il pensiero dell’incontro con la mente dell’altro, del vicendevole accarezzamento, della ricerca di punti di convergenza. Il corpo emotivo esprime tanta tristezza ricordando il corpo dell’altro, ma poi, notando negli occhi di tale corpo un aperto segno di consenso, la tristezza si trasforma repentina in eccitazione e gioia, contagiando il corpo fisico che, dopo qualche breve istante di esitazione, seguito da un ulteriore e ben accentuato cenno di conferma da parte dell’altro, poggia le mani sui fianchi del corpo fisico di quest’ultimo e successivamente sulle relative ginocchia”. Il dialogo seguita e l’altro risponde, per cui le due voci si alternano descrivendo i pensieri, le emozioni, le sensazioni e quello che accade sul piano fisico. Ma quel che succede materialmente ed emotivamente resta sempre in secondo piano e procede solo per esemplificare il piano mentale. Quel che conta è la verbalizzazione, il dialogo, il pensiero. Progressivamente la realtà fisica, nei suoi aspetti più solidi, si rivela come la condensazione di pensieri di separazione che gli interlocutori liberano anche in quelli meno densi e lasciano fluire sul piano emotivo e in seguito mentale. Tale processo necessita di uno sforzo cosciente e di piena presenza, esternata con determinazione, seppure con grazia e leggerezza, lungo un percorso decisamente in salita. Man mano che si seguita indefessamente ad ascendere si esemplifica la mutazione di forma dalla realtà fisica più spessa a quella sottile, il passaggio nella sfera di quarta dimensione, e il raggiungimento della quinta, dove i due infine si assestano raggiungendo la loro meta provvisoria, da cui derivano un altrettanto provvisoria estasi. I loro pensieri allora principiano a fondersi, seguitando a essere verbalizzati fino a quando le ultime parole, quelle più remote, sono pronunciate. Allora resta solo la presenza del pensiero puro indicibile, silenzioso. A quel punto si trovano dinanzi al confine che immette nella prossima realtà, che assesta in modo irreversibile il loro massimamente ambizioso proposito di ritorno a casa.

Atlante Handoriano: Grand Stato di Tanmarg, Nazione di Gramirvak: occupa la zona nord-ovest elevata del Grande Stato di Tanmarg, che è la zona più montuosa del territorio di Hanmar, è una delle aree più dure e, paradossalmente, più estatiche degli Stati. L’area comprende le estensioni del Grandulkan nel nord e quelle del Grand Hanmirian nel sud. Tra i due sistemi montani si trova l’ampia spaccatura dell’altopiano di Gramirvak. La Nazione di Gramirvak è degna di nota per la Rocca di Gathak, intimamente connessa con la Rocca di Haxar (Stato di Kortex, Regno di Haxarix, 10-4-4). La Rocca di Gathak, in cui si celebrano i misteri di Satame Saike, è in 7-10-10 all’interno di una speciale zona a statuto speciale gestita dall’Handorian Defence System, dalla Grande Regina di Gramirvak e dalla Kiteri Alliance. La capitale di Gramirvak è Tormrak (7-10-7), che ospita la torre più alta dello Stato e il Grande Collegio di Tormrak, redattore dei codici più antichi dello Stato e sito del rilascio dei contratti di separazione, in cui vige il motto “coloro che tutto annullano”. Altre città rilevanti sono Thorax (7-10-6) e Grah Galatiak (7-10-1). Gli edifici della nazione hanno le caratteristiche fiabesche comuni allo Stato di Tanmarg. Tex (7.10.3), il centro principale di comunicazione della nazione posto all’imbocco del tunnel che immette nello Stato di Yukal e verso gli Stati centrali e occidentali, è anche il luogo più d’avanguardia e sui generis della nazione. Nel complesso Gramirvak resta anomalia interna a Tanmarg: quota, asperità e austerità la distinguono nettamente dalle altre nazioni dello Stato. Proprio questa durezza convive con carattere estatico più intenso. Territorio appare frammentato da montagne, spaccature e distanze, ma le sue parti sono strettamente connesse da vie, tunnel, torri, rocche e reti operative. Il contrasto fra separazione fisica e connessione costituisce tratto geografico più riconoscibile della nazioneSappi, caro lettore, che se sei riuscito a leggere fin qui, nonostante questa pagina e in particolare codesta sezione sia una delle meno lette su internet, hai diritto a un caloroso benvenuto nella nazione di Gramirwak e a un trattamento assai estaticamente speciale. 7.10.1 Grah Galatiak: centro elevato di accesso a Gramirvak, disposto lungo dorsali e passaggi che convergono verso Grah Galatiak. Thunderstruck occupa quota dominante, esposta a forti scariche e brusche variazioni atmosferiche. Territorio energico e aperto, con percorsi diretti, torri di segnalazione e strutture di transito fra altopiano e rilievi nord. Grah Galatiak svolge funzione di ingresso e smistamento, con attività concentrate lungo principali assi di collegamento. 7.10.2 Grah Gramariak: territorio massiccio, minerale e compatto, formato da altopiani rocciosi, grandi terrazze naturali e rilievi dalle pendenze regolari. Tk sorge su vasta piattaforma centrale; Gx presidia settore più alto. Costruzioni basse, robuste e integrate nella roccia caratterizzano entrambi i centri. Cave, depositi, lavorazioni minerali e grandi strutture di conservazione occupano fasce periferiche. Vie sono poche, larghe e stabili, concepite per traffico pesante e collegamenti durevoli. 7.10.3 Gramirvak Rumik: Tex è principale nodo di comunicazione nazionale, all’imbocco del grande tunnel verso Yukal e Stati centrali e ovest. Tax, Tik, Gok, Tuk e Tak formano rete di centri connessi da gallerie, stazioni e sistemi di comunicazione. È area più avanzata e sui generis di Gramirvak: informazioni, persone e merci vengono coordinate attraverso una trama capillare che attraversa diversi livelli del rilievo. 7.10.4 Grandulkank Guck: Guck occupa conca protetta del Grandulkan, circondata da pareti rocciose e cavità profonde. Turk, Tank, Geek e Task sorgono presso nicchie, grotte e depressioni naturali trasformate in spazi abitativi e comunitari. Rispetto alle zone più esposte di Gramirvak, territorio appare raccolto e protetto. Percorsi seguono cavità e gole, collegando nuclei separati entro sistema interno continuo. 7.10.5 Gopak: fascia alta e aperta fra altopiano e rilievi, dominata da grandi visuali e costruzioni verticali. Tilak, Tarik, Track, Tweak e Gedik si dispongono lungo crinali convergenti verso Gopak. Torri, spazi cerimoniali e strutture pubbliche emergono sopra nuclei abitati. Gayak è centro di una tradizione vocale nota oltre i confini della Trinità. Area combina severità montana con intensa attività pubblica, celebrativa e performativa. 7.10.6 Tarlok: territorio produttivo ordinato con centro a Gathak e nuclei di Thorax, Garick, Tautuk e Gacrux. Tarlok ospita sede operativa originaria dell’omonima industria e catena di megamercati, specializzata in manufatti, strumenti e attrezzature di ogni genere, nota per impeccabilità. Qui si concentrano produzione, assemblaggio, verifica e distribuzione. È distinta dalla più famosa Tarloko di Tarino, capitale di altra nazione e sede dell’omonima squadra competitiva: Gramirvak conserva centro originario e operativo. 7.10.7 Tormrak: Gandhik occupa grande crocevia dell’altopiano, con Galatik e Tussock lungo assi opposti. Territorio è organizzato attraverso piazze, vie convergenti, stazioni e strutture destinate a incontro, negoziazione e scambio. Costituisce cerniera fra capitale, Grandulkan e Grand Hanmirian. Insediamenti mantengono forte continuità reciproca nonostante distanze e dislivelli, formando una rete coordinata attorno a Gandhik. 7.10.8 Tamarisk: Tafakkur domina settore profondo e appartato, segnato da pareti scure, fenditure, cavità e percorsi scavati nella roccia. Goderick e Tabaarak sorgono presso accessi a complessi sotterranei destinati a ritiro, studio e pratiche rituali. Superficie è austera e poco costruita; gran parte delle strutture prosegue dentro il massiccio. È area di forte concentrazione, con accessi controllati e collegamenti interni poco visibili dall’esterno. 7.10.9 Testatrix: Generatrix occupa vasto settore alto aperto verso grandi distanze, attraversato da vie che collegano Gramirvak con territori remoti. Centri sono distanziati e organizzati attorno a stazioni di passaggio, officine e grandi spazi di raccolta. Testatrix verifica e prepara manufatti destinati a circolazione esterna; Generatrix concentra produzione e partenza. Carattere austero della montagna convive qui con forte apertura verso reti più vaste. 7.10.10 Grahmirvak: territorio fra i più elevati, rocciosi e severi della nazione. Comprende zona a statuto speciale di Gathak Rock, sede di Rocca di Gathak, connessa a Rocca di Haxar in 10.4.4. Qui si celebrano misteri di Satame Saike. Area è gestita da Handorian Defence System, Grande Regina di Gramirvak e Kiteri Alliance. Rocca domina massiccio quasi privo di insediamenti ordinari; accessi, percorsi e strutture seguono disciplina rigorosa. È massima concentrazione del carattere montano e austero di Gramirvak. 7.10.11 Tulcanbotox: Gramasnavik occupa altopiano ampio e ventilato, percorso da una rete regolare di collegamenti fra nuclei distanti. Strutture combinano forme severe di Gramirvak con sistemi avanzati di comunicazione, osservazione e coordinamento. Vie terrestri sono affiancate da connessioni che permettono contatto rapido fra aree separate. Gramasnavik funziona come nodo distributivo verso più direzioni, senza concentrare ogni attività in un solo centro. 7.10.12 Gobbledegook: Tark At-Tark occupa margine remoto di Gramirvak, dove rilievi perdono progressivamente compattezza e paesaggio assume forme più indefinite. Cavità, nebbie, gole e zone difficili da delimitare separano piccoli nuclei. Percorsi seguono tracciati mutevoli fra roccia e spazi aperti, mentre edifici appaiono spesso isolati o parzialmente inglobati nel terreno. È territorio di soglia, meno regolare del resto della nazione, posto prima dei passaggi verso aree esterne. 7.10.0 Tormrak Mirwak: Tormrak, capitale di Gramirvak, occupa posizione dominante nell’altopiano centrale. Ospita Grande Collegio di Tormrak, redattore dei codici più antichi dello Stato e sede di rilascio dei contratti di separazione, con motto «coloro che tutto annullano». Grande torre di Tormrak, rudimentale e severa, è torre più alta di Tanmarg, pur esistendo monumenti più alti. Capitale coordina rete nazionale e collegamenti fra Grandulkan, Grand Hanmirian e spaccatura centrale.

Code Authority Capital Squares
7.10.1 Grah Galatiak Grah Galatiak Thunderstruck
7.10.2 Grah Gramariak  Tk Gx
7.10.3 Gramirvak Rumik Tex Tax, Tik, Gok, Tuk, Tak
7.10.4 Grandulkank Guck Guck Turk, Tank, Geek, Task
7.10.5 Gopak   Tilak, Tarik, Gayak (cantante), Track, Tweak, Gedik
7.10.6 Tarlok Gathak Thorax, Garick, Tautuk, Gacrux
7.10.7 Tormrak Gandhik Galatik, Tussock
7.10.8 Tamarisk Tafakkur Goderick, Tabaarak
7.10.9 Testatrix Generatrix  
7.10.10 Grahmirvak   Gathak Rock
7.10.11 Tulcanbotox Gramasnavik  
7.10.12 Gobbledegook Tark At-Tark   
7.10.0 Tormrak Mirwak Tormrak  

 

SEMINARI: 1PSM, 121021, 7.10, Pronto soccorso multidimensionale/Multidimensional 1st Aid: L’incontro dell’11 ottobre 2021, con Sole in Bilancia e Luna in Capricorno, si svolge nel primo quarto di Luna, fase associata a tensione, sforzo, iniziativa e quadratura fra due segni cardinali. Il seminario appartiene al corso di Multidimensional First Aid e assume il respiro come punto di partenza dell’intero lavoro: «portiamo attenzione al respiro e lasciamo che il respiro sia rappresentativo della nostra vita». Il respiro è elemento prioritario dell’esistenza fisica e, nello stesso tempo, il riferimento attraverso cui stabilire un rapporto con una realtà spirituale. «Respiro uguale vita» e, contemporaneamente, respiro come rapporto con lo Spirito e con una forza di supporto. La massima emergenza fisica è la cessazione del respiro; proprio per questo il respiro rappresenta il limite più evidente della vita fisica e può essere utilizzato come ponte verso ciò che oltrepassa tale limite. Respirare è spontaneo e apparentemente non richiede sforzo, ma respirare con consapevolezza implica una scelta e uno sforzo intenzionale: «Ci focalizziamo sullo sforzo di respirare e in particolare comporta uno sforzo respirare con consapevolezza». Attraverso questo atto si decide di sospendere, almeno temporaneamente, l’invasione dell’ego e dell’identificazione con il corpo fisico separato. Non si cerca di eliminare i problemi, i dolori, i pensieri o le emozioni: tutto continua a esistere, ma viene posto in secondo piano mentre la coscienza si orienta verso lo Spirito. L’obiettivo è quindi non eliminare la realtà separata, ma ridurne la presa: «È impossibile eliminare questa identificazione, ma possiamo permettere a essa […] di avere un’incidenza leggermente minore». Il respiro diventa il riferimento fisico utilizzato per trascendere il limite fisico stesso. «Noi usiamo questo stesso limite per rapportarci con lo spirito». Attraverso l’attribuzione intenzionale di questo significato, il respiro consente un passaggio graduale «da una coscienza separata a una coscienza cosmica». Quando il lavoro è svolto insieme, il respiro non è più soltanto «il mio» o «il vostro»: diventa un respiro collettivo, simbolo di una realtà nella quale non esiste separazione. «Lo spirito non è qualcosa di separato […] ma è la totalità, il tutto, l’unità». La pratica iniziale consiste nel fermarsi, respirare e riconoscere una fonte di supporto, senza necessità di attribuirle un nome. Ogni tradizione spirituale e religiosa può rappresentare un aspetto del divino e anche l’ateismo può essere considerato un aspetto del divino; ciò che conta è l’intenzione di stabilire un rapporto con una forza di supporto. «La nostra intenzione di collegarci col Divino con Dio, non il nome che usiamo per rivolgerci ad esso, che crea il collegamento». La prima funzione del rapporto con lo Spirito non è la manifestazione, ma il rilascio: liberarsi dei condizionamenti e delle idee distorte riguardo a noi stessi e a Dio. Il primo sintomo del collegamento è quindi una diminuzione dell’invasione dell’ego: ci identifichiamo meno con la personalità e con il sé separato e possiamo accedere a uno spazio più ampio. Il respiro diventa anche una forma di preghiera incessante. Il rapporto fra «spirito» e «respiro», presente in numerosi linguaggi antichi, permette di intendere la respirazione come dialogo continuo con il divino, con la nostra natura effettiva e con il mistero della nostra identità. La pratica suggerisce di iniziare con almeno 12 respiri silenziosi, continuando poi con momenti di respirazione consapevole. L’elemento decisivo non è la quantità di esperienza prodotta, ma la scelta di fermarsi e stabilire il collegamento. Il primo quarto di Luna fornisce il contesto simbolico di questa operazione. Alla Luna nuova, Sole e Luna sono congiunti e rappresentano unità, estasi e connessione fra anima, Spirito e personalità. Una settimana dopo, nel primo quarto, quell’unità non è più immediatamente disponibile: «quello a cui ci troviamo di fronte è qualcosa di peggio di un conflitto, è proprio una trasversalità». Sole in Bilancia e Luna in Capricorno sono entrambi cardinali e in quadratura: non semplicemente due polarità che si fronteggiano, ma due movimenti che procedono trasversalmente e che possono apparire incompatibili. Il primo quarto diventa così una rappresentazione del contrasto fra tempo lineare e tempo transpersonale, fra realtà separata e realtà unificata, fra l’esperienza fisica attuale e una dimensione spirituale che non coincide con essa. Lo sforzo di respirare Spirito nonostante la crisi è quindi coerente con la dinamica del primo quarto: «Non importa quali siano le circostanze fisiche della nostra vita, respiriamo spirito». Anche quando la situazione fisica è felice, la pratica continua, perché la felicità sul piano fisico è provvisoria e inevitabilmente soggetta a cessazione. Da qui nasce una seconda fase del lavoro: riconoscere le esperienze di luce presenti nella vita fisica e trasferirle dalla linea del tempo alla dimensione dello Spirito. La realtà fisica è descritta come uno specchio distorto nel quale, tuttavia, possono apparire proiezioni limpide dello spazio divino. Gioia, pace e felicità sono momenti nei quali la luce si riflette nel buio della realtà separata. Il problema è che tali esperienze, se rimangono esclusivamente nella dimensione temporale, sono destinate a essere perdute. «Nella nostra vita terrena ogni esperienza è dolorosa, anche le esperienze felici, se non siamo in grado di comprendere la loro origine». Il compito della pratica è quindi riconoscere i momenti felici e permettere loro di ritornare alla loro fonte: «liberiamo le esperienze di luce intrappolate nella linea temporale» e le portiamo «nella linea oltre il tempo». Il respiro è lo strumento di questo trasferimento: durante la seconda fase si richiamano esperienze passate o recenti di pace, gioia e felicità e, attraverso la respirazione, si permette loro di essere sottratte alla temporalità distruttiva e conservate nello spazio dello Spirito. Non si tratta di nostalgia: «lo scopo non è quello di essere nostalgici di guardare al passato», ma di «strappare dalle grinzie del tempo distruttivo queste esperienze e portarle verso la luce». Il movimento della pratica è quindi ciclico: si passa dal tempo lineare allo spazio spirituale, si recuperano elementi luminosi rimasti intrappolati nel tempo, quindi si ritorna alla realtà lineare portando con sé ciò che è stato recuperato e infine si ritorna nuovamente allo Spirito. La pratica regolare costruisce una base: «Facendo la pratica regolarmente si crea una fondamenta che porterà dei risultati, ma occorre una pratica regolare». Il seminario estende quindi il lavoro dal rapporto individuale allo spazio delle relazioni. Tutte le persone della nostra vita sono riconosciute come «compagni di strada»: familiari, conoscenti, persone casualmente incontrate e persino sconosciuti. Tutti respirano la stessa aria e vivono sotto lo stesso cielo. Quando ci sentiamo perduti nei conflitti, nella competizione e nelle contraddizioni della vita ordinaria, ci fermiamo. L’immagine centrale è quella di persone che camminano lungo strade diverse e, nel momento in cui si perdono, si fermano per essere trovate dallo Spirito. «Se ci perdiamo ci fermiamo, restiamo dove siamo e le stelle ci troveranno». La pratica guidata consiste nell’immaginare di camminare per una strada e incontrare qualcuno, conosciuto o sconosciuto. Nel momento dell’incontro si attiva naturalmente la danza delle proiezioni: «da una parte ci sono io, dall’altra c’è questo altro, e c’è un rimbalzo di sguardi, così come di pensieri e emozioni reciproci». Il lavoro consiste nel lasciare che questo accada e poi fermarsi entrambi, riconoscere di essersi perduti e rivolgersi insieme allo Spirito: «vieni spirito». Successivamente arrivano altre persone, che compiono lo stesso movimento; tutti si fermano, riconoscono di non sapere dove sono e si muovono insieme verso la Fonte. L’immagine passa così dal movimento individuale e disordinato a una marcia collettiva verso lo Spirito. Ogni respiro diventa un passo. Il seminario distingue due movimenti paralleli che possono coesistere finché siamo in un corpo fisico: da una parte il corpo e l’identità che si muovono nella realtà ordinaria «come uno zombie», condizionati da paura, inganni e paradigma della separazione; dall’altra una parte che ha scelto di ritornare alla propria Fonte. «Queste due parti […] coesistono». A un certo punto, però, la parte egoica è destinata a morire, mentre l’altra continua il proprio percorso: «il significato di questa vita fisica c’è nel momento in cui la utilizziamo per ritornare alla fonte». La scelta consiste quindi nell’identificarsi progressivamente con ciò che ritorna alla Fonte, senza negare il corpo e la realtà fisica durante il percorso. Nella parte esperienziale successiva il movimento diventa prima orizzontale e poi verticale. Si cammina, si osservano le modalità con cui ci muoviamo nella vita quotidiana e il modo in cui gli incontri ci condizionano; poi appare il Sole, simbolo della presenza della luce nella vita. L’attenzione si ritira progressivamente dal mondo esterno e si dirige all’interno, fino a un punto nel quale i sensi stessi sono simbolicamente consumati: gli occhi non possono più vedere, la bocca non può più parlare, le orecchie non possono più ascoltare. «Possiamo solo andare dentro». Il cammino prosegue interiormente e diventa verticale: inizia un’ascesa verso una dimensione spirituale luminosa, nella quale risiedono i nostri doppi. Salendo, i doppi diventano progressivamente più visibili. Si entra in uno spazio privo delle limitazioni della realtà fisica e dei conflitti: «In questo spazio c’è armonia totale, non c’è nessun conflitto, non c’è il dolore, c’è pace e gioia totale». Il collegamento con questa dimensione non significa negare ciò che accade nel corpo, nelle emozioni o nei pensieri; significa stabilire un rapporto parallelo con uno spazio nel quale esistono libertà e pace. Il passaggio è rappresentato da un ponte verticale, che collega «le illusioni della separazione» con «la verità dell’unità». Il ponte è un punto di mediazione fra due realtà: sul ponte continuiamo a sentire il dolore della realtà che stiamo lasciando, ma abbiamo scelto di non rimanere bloccati in un mondo caratterizzato dall’alternanza di piaceri effimeri e dolori certi. «Il ponte […] è un punto di transizione e il corpo ponte fra una realtà e l’altra». La funzione del ponte non è eliminare la percezione della realtà precedente, ma permettere di attraversarla senza identificarsi completamente con essa: «with one body we feel the pain with the other we still feel the pain but we don’t identify with the pain». La pratica entra quindi nella fase della fiamma dell’amore, che rappresenta lo Spirito e il vero amore. La fiamma è luce e gioia, ma può anche provocare dolore alla parte che si identifica con il corpo. Questo dolore mostra ciò che comporta l’identificazione corporea. «Abbiamo cercato il rifugio in corpi separati per nasconderci dall’amore e ora questi corpi si bruciano alla presenza dell’amore e ci può essere dolore». Il dolore fisico, emotivo e mentale è accolto come qualcosa che può essere bruciato e lasciato andare alla presenza della fiamma. La pratica consiste nell’esporsi volontariamente a questa fiamma e respirare con il «vero corpo», senza fuggire dall’esperienza. La fiamma è descritta come una ferita gentile, una «mano gentile che brucia», un tocco delicato della vita eterna e della morte che libera dai debiti e dagli elementi di separazione. Il dolore non è quindi automaticamente un segno di fallimento della pratica; può appartenere al processo di trasformazione e di distacco dall’identificazione separata. Parallelamente, FS sottolinea la necessità di non affidarsi esclusivamente all’emotività nel rapporto con lo Spirito. Le esperienze possono essere estremamente intense: pianto, dolore, gioia, immagini, sensazioni. Ma «quando la nostra relazione con gli spiriti e lo spirito avviene solo sul piano emotivo, è molto pericolosa, perché da un momento all’altro può cambiare». La gioia può diventare dolore e il dolore gioia; occorre quindi una struttura pratica che permetta di stabilizzare il rapporto. Un’esperienza condivisa da una partecipante mostra proprio questo punto: dopo aver ricordato momenti nei quali era stata bene, aveva pianto intensamente e si era chiesta se fosse normale. La risposta di FS stabilisce un principio metodologico fondamentale: prima riconoscere, poi interpretare. «Tutto quello che ti accade è vero, è autentico […] l’importante è quello di far sì che le tue esperienze siano riconosciute per quello che sono astenendosi da interpretarle». L’esperienza deve essere accolta senza giudizio; solo successivamente può essere interpretata. Nel contesto del lavoro, inoltre, ciò che accade è comprensibile in relazione alla scelta esplicita di collegarsi con il Divino: «la tua esperienza è sacra». Poiché il rapporto con il multidimensionale può produrre esperienze dolorose o felici, è importante rendere esplicita anche la richiesta di protezione e supporto. La parte dell’identità maggiormente abituata all’ego può reagire con paura e panico; la richiesta di protezione stabilisce chiaramente che la scelta è quella di rapportarsi con Dio e con lo Spirito, riconducendo progressivamente la paura verso uno spazio di pace. La pratica viene quindi definita in tre fasi fondamentali. La prima fase consiste nel fermarsi e respirare per almeno cinque minuti e fino a un massimo di trenta: rimanere immobili, non seguire i pensieri e le emozioni che emergono, utilizzare il respiro come punto di focalizzazione e creare il vuoto, lasciando andare «tutti i detriti che abbiamo accumulato durante la giornata». La priorità è stabilire il collegamento con lo Spirito. La seconda fase, una volta stabilizzato il collegamento, consiste nel recuperare momenti luminosi del passato o della giornata e trasferirli dal tempo lineare al tempo dello Spirito. Nella prima fase non si segue ciò che appare nella mente; nella seconda si selezionano intenzionalmente le memorie luminose e si lavora con esse. La terza fase consiste nel ritornare allo Spirito in modo diretto, aprirsi a ricevere e chiedere un segnale, un dono o una guarigione. «A volte questo può provocare dolore o tanta gioia, ma ci apriamo a ricevere, ci esponiamo al fuoco dell’amore e lasciamo che operi su di noi volontariamente». La funzione di questa terza fase è «bruciare elementi di separazione, elementi della nostra illusione» e aprirsi a ricevere. Durante la settimana successiva occorre mantenere questa apertura e prestare attenzione ai segnali, che possono arrivare interiormente oppure attraverso persone, situazioni, sogni ed eventi esterni. «Abbiamo deciso di collegarci con una realtà che ci darà dei segnali attraverso sogni, episodi che accadono nella vita esterna così come interiore». Queste esperienze devono essere annotate e, quando appropriato, condivise nel forum. Il lavoro è definito preliminare: il seminario successivo approfondirà maggiormente gli aspetti d’ombra, avvicinandosi allo Scorpione pur rimanendo ancora nel territorio della Bilancia. Il percorso del seminario si conclude tornando al silenzio e alla dimensione spirituale luminosa, «un mondo apparentemente lontano, strano e fantastico […] in cui non è mai sera ed è sempre primavera». La pratica quotidiana proposta è semplice e rigorosa: ogni giorno fermare le attività, rimanere immobili e respirare per almeno cinque minuti e al massimo mezz’ora. «L’atto di fare questo e di portare l’attenzione al respiro è di per sé una scelta chiara radicale, la scelta più radicale e l’impresa più eroica che possiamo svolgere finché siamo in un corpo fisico: quella di fermarci e di smettere di muoverci o di agire motivati dall’identità separata». Il respiro contiene quindi due funzioni simultanee: da una parte fermarsi e respirare; dall’altra trasformare il respiro in una richiesta di connessione, supporto, aiuto e comunicazione con il Divino. Se necessario può essere utilizzato un mantra, come «vieni Signore» o «maranata», purché la pratica rimanga semplice, spontanea e chiara. Il lavoro quotidiano non consiste soltanto nel fermarsi: occorre anche riconoscere i momenti in cui la luce è apparsa nel buio della propria vita, sottrarli alla distruzione del tempo e portarli verso la luce, quindi ritornare allo Spirito e aprirsi a ricevere ciò che può arrivare. 7.10 emerge così attraverso una dinamica di tensione cardinale, sforzo, disciplina, arresto, responsabilità e trasformazione del limite in ponte. La Bilancia introduce relazione, equilibrio, incontro, proiezione, mediazione e ricerca di armonia; il Capricorno porta la necessità di assumere una direzione concreta, sostenere lo sforzo, fermarsi, disciplinare il movimento e attraversare il limite. La quadratura del primo quarto rende esplicita la frizione fra realtà separata e unificata, ma proprio questa frizione diventa il luogo nel quale il respiro, la volontà e la pratica permettono di trasformare il conflitto in un movimento verso la Fonte. Il corpo fisico non è semplicemente un ostacolo: è il limite attraverso il quale si stabilisce il ponte; la vita temporale non è semplicemente qualcosa da fuggire: è il luogo da cui si recuperano le esperienze luminose e le si trasferisce nella dimensione dello Spirito. Il compito centrale è quindi fermarsi, respirare, riconoscere di essersi perduti, chiedere aiuto, recuperare la luce, attraversare il ponte senza identificarsi con il dolore e mantenere quotidianamente il collegamento con la Fonte.

SEMINARI: 230923 Equinozio (Gruppo Trasmissione) 7.10: si svolge il 23 settembre 2023, alle ore 19 italiane, in prossimità dell’equinozio d’autunno, presentato come il punto di transizione fra S6 e S7, fra regno della luce e del buio, ascendente e discendente, e ciò che identifichiamo come il nostro corpo e il corpo degli altri. L’equinozio è quindi assunto come un bivio spirituale, ma non come momento eccezionale limitato al calendario: «L’equinozio, così come ogni istante e momento nel tempo lineare, rappresenta l’opportunità di esercitare questa scelta». La scelta fondamentale riguarda l’uso del corpo: continuare a impiegarlo per separarsi da Dio e dal tutto oppure utilizzarlo intenzionalmente per promuovere l’unità. Il tempo stesso «serve unicamente nel piano di salvezza per articolare questa scelta» e il bivio è raggiunto continuamente, in ogni istante. Il corpo fisico è descritto radicalmente come un recinto costruito per separare parti di noi da altre parti: «Il corpo che crediamo di avere è un recinto che è stato costruito per separare parti di noi, briciole di noi, da altre parti». L’identificazione con questo corpo produce l’illusione di una sicurezza individuale e di una felicità fondata su godimenti passeggeri, destinati a scomparire con il deterioramento del corpo. «Il corpo e l’identificazione con esso è radicale illusione e incubo». Il corpo può apparentemente rappresentare felicità, ma può trasformarsi improvvisamente in paura; poiché soltanto l’amore crea nella verità e la verità non può avere paura, il problema non è semplicemente il corpo, ma lo scopo al quale lo si assoggetta. «Ma noi possiamo cambiare lo scopo a cui il corpo obbedirà, cambiando ciò che pensiamo sia la sua ragione di essere». Il corpo, pur essendo stato costruito per rinchiudere la coscienza nella separazione, può quindi essere riprogrammato. Non si tratta di conservarlo nella sua funzione originaria, cioè promuovere e radicare la separazione, ma di orientarlo nella direzione opposta: «promuovere l’unità fino al punto in cui questo corpo non è più necessario». La funzione del corpo fisico, una volta riconosciuto come strumento santo e sacro, è dunque paradossalmente quella di rendersi non necessario. Si apre così la possibilità di accedere a corpi ulteriori, più sottili, che scandiscono la via verso l’unità e il paradiso. Le pratiche del tocco e dell’abbraccio superno, insieme alle altre pratiche svolte nel lavoro, sono comprese in questa prospettiva: il corpo può essere utilizzato come strumento per rilasciare la separazione e per guarire la mente. Il corpo è anche definito «una tana, una tomba sigillata in cui abbiamo rinchiuso la nostra consapevolezza». Quando questo feretro è aperto, ciò che emerge è proprio ciò che avevamo scambiato per il nostro sé e che deve essere progressivamente rilasciato, mentre vengono recuperate le parti da cui ci siamo separati, cioè gli altri. Da qui il passaggio alla Bilancia, con il suo lavoro di relazione, negoziazione e rapporto con gli altri corpi. La separazione primaria è quella da Dio; quella secondaria è la separazione fra gli esseri umani. «Ci sono due livelli di separazione, uno primario da Dio che ha innescato la separazione stessa, l’altro successivo tra gli esseri umani». Il lavoro con gli altri deve quindi partire dal livello apparentemente più semplice: riconoscere che l’io inscatolato in un corpo e l’altro inscatolato in un altro corpo appartengono alla medesima realtà unificante nella presenza di Dio. «Ogni essere umano inscatolato nel corpo fisico è una parte di noi così come noi lo siamo di loro, nella presenza unificante di Dio». L’unificazione autentica, tuttavia, non è fisica. Il contatto corporeo può soltanto rappresentarla: «Questa non è un’unione fisica, mai lo è. Il contatto fisico può solo essere impiegato teatralmente per rappresentare l’unificazione». Illudersi che il contatto fisico possa produrre concretamente l’unità appartiene invece alla logica della separazione. «L’unica unità avviene tra le menti, solamente le menti possono incontrarsi, i corpi si scontrano». Esistono scontri fisici intenzionali, nei quali un corpo attacca e distrugge, ma anche scontri inconsapevoli, nei quali si crede di ottenere unione attraverso il contatto e si produce invece ulteriore conflitto e frustrazione. Il contatto fisico diventa quindi una trappola quando non è riconosciuta la sua funzione simbolica. Se invece questa funzione è esplicitamente riconosciuta, il corpo può rappresentare l’incontro a un livello più sottile, soprattutto al livello della mente: «Solo le menti si incontrano e per incontrarsi non hanno bisogno del corpo». Per questo l’incontro a distanza può essere potente, anche se richiede una predisposizione che deve essere sviluppata finché siamo identificati con il corpo fisico e con il tempo lineare. Il corpo può essere utilizzato sia nell’incontro fisico sia nella comunicazione telefonica o attraverso messaggi: in ogni caso occorre scegliere consapevolmente quale funzione attribuirgli. Ogni rapporto deve rendere esplicito se stiamo usando il corpo per nasconderci, separarci e coltivare agende di separazione oppure per liberare noi stessi e gli altri. Anche le differenze esteriori — genere, colore, forma — sono ricondotte alla funzione illusoria dello «scatolame» corporeo. «Cessiamo di identificarci interiormente con il colore e la forma dello scatolame con cui siamo stati identificati». Tali caratteristiche possono tuttavia essere utilizzate teatralmente, come forme che rivelano proprio ciò che occultano: l’unità. Tutti gli incontri diventano così accordi sacri con parti di noi stessi identificate attraverso corpi separati. «Tutte le persone che abbiamo incontrato nella nostra vita sono riflessi di noi, senza eccezioni. Ognuno di essi indica la via verso il paradiso, verso Handor». Anche un incontro brevissimo, con una persona incontrata una sola volta, produce un’identificazione reciproca: «io sono così, tu sei così», e quindi un contratto di separazione. Il seminario propone di riconoscere questi contratti e di recederli, non necessariamente attraverso un nuovo incontro fisico, che spesso non è possibile, ma attraverso l’incontro mentale. Gli incontri della nostra vita sono potenzialmente migliaia o milioni; per ciascuno occorre inserire l’elemento della consapevolezza e della scelta dell’unità. Questo principio vale anche per le azioni motivate prevalentemente da ragioni umane o separative: non è necessario che ogni azione sia immediatamente trasformata in un atto spirituale perfetto, ma occorre inserire la scelta dell’unità. Una particolare responsabilità riguarda i gruppi spirituali e di guarigione, proprio perché sono stati creati esplicitamente con finalità di unificazione. «Niente nella separazione funziona in automatico a vantaggio dell’unità». Anche quando abbiamo già scelto l’unità in una relazione, la scelta deve essere rinnovata «ogni volta consapevolmente in modo esplicito e formale». Il seminario propone quindi una pratica continua: ogni volta che incontriamo qualcuno, fisicamente o a distanza, occorre verificare da quale parte ci stiamo schierando. La formula fondamentale è: «Io non sono il corpo fisico, così come non lo è lui o lei o essi». Ciò con cui ci si identifica è ciò che siamo stati creati originariamente da Dio nell’unità, non l’identità prodotta dalla separazione. L’incontro con l’altro diventa quindi l’occasione per riconoscere una parte di noi e per assumere provvedimenti concreti affinché la scelta dell’unità sia esercitata. Il seminario introduce quindi una dimensione ulteriore, oltre quella nella quale crediamo di vivere, nella quale il processo di unificazione è incessante e consapevole. È «un mondo indescrivibile per la sua bellezza e la sua estasi, votato interamente al ritorno alla fonte, in cui non ci sono più scontri, ma solo incontri e processi di fusione, inarrestabili». In questa dimensione la scelta è definitiva e non è più possibile tornare indietro. Finché siamo nel corpo fisico, invece, la scelta deve essere esercitata continuamente: «Esercitare questa scelta finché siamo in questo scatolame è lo scopo così come la funzione». Il corpo diventa quindi il luogo stesso nel quale si esercita il passaggio dalla separazione all’unità. La conclusione del seminario riconduce alla mente che sceglie di unirsi a Dio: quando questo accade, non ha più bisogno di un recinto o di uno «scatolame», perché può liberarsi dai limiti fisici e trovare «l’estasi pura». L’incontro conclusivo è quindi un incontro fra menti, «privi dei limiti fisici», nella massima sicurezza della presenza di Dio e di Pachai. Il nucleo specifico di 7.10 Bilancia/Capricorno emerge dunque nella trasformazione intenzionale del limite in strumento: il corpo, recinto e simbolo radicale della separazione, non è semplicemente rifiutato, ma riprogrammato attraverso una scelta disciplinata e continua. La Bilancia porta il rapporto con l’altro, la negoziazione, l’accordo, il riconoscimento dell’altro come parte di sé; il Capricorno introduce la responsabilità di assumere concretamente questa scelta, di rinnovarla formalmente e di applicarla nel tempo lineare. Il risultato non è la fusione fisica, ma il riconoscimento dell’unità mentale e spirituale che il corpo può soltanto rappresentare.

 

 

 

 

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