8.3 (Scorpione/Gemelli)
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Numero: 87. Gradi: 17½-20° Scorpione. Segni: Scorpione/Gemelli. Case: VIII/III. Pianeti: Plutone/Mercurio. Polarità: negativa/positiva. Elementi: acqua/aria. Qualità: fissa/mutevole. Aspetto: quinconce. Fase: luna piena. Anatomia: genitali, apparato escretore; braccia, spalle, polmoni, sistema nervoso. Colori: verde-blu/arancione. Modulazione: Trasformatore Scaltro. HSS: Nazioni Unite di Handor (UNH): Utrimanic. Spirito: Harassah Nivaya. PTU: Germania: Baden-Württemberg. Lettere: H/U, C/P.
Pregi: analisi, comunicazione, guarigione, intelligenza, mutaforma, trasformazione. Rancori: cospirazione, doppio gioco, inganno, irrequietezza. Temi: .
Esponenti: Keith Ablow (f&p), Christiaan Barnard (sci), Henri-Georges Clouzot (spet), Stephen Crane (lett), Nicholas Culpeper (sci), Teresa De Sio (mus), Raquel del Rosario (mus), Fyodor Dostoevskij (lett), Keith Emerson (mus), Art Garfunkel (mus), Ritwik Ghatak (spet), Ben Harper (mus), John Keats (lett), Emis Killa (mus), Roy Lichtenstein (art), Dora Maar (art), Luigi Malerba (lett), Margaret Mazzantini (lett), Ana Mendieta (art), Alvin Plantinga (f&p), Auguste Rodin (art), Tilda Swinton (spet), Howard Thurman (prot), George Trevelyan (spa), Paul Valéry (lett), David Whyte (lett), Patrice Chéreau (spet). Modelli: Keith Ablow (f&p), Christiaan Barnard (sci), Dierks Bentley (mus), Henri-Georges Clouzot (spet), Stephen Crane (lett), Nicholas Culpeper (sci), Teresa De Sio (mus), Raquel del Rosario (mus), Fyodor Dostoevskij (lett), Keith Emerson (mus), Art Garfunkel (mus), Ritwik Ghatak (spet), Ben Harper (mus), Emis Killa (mus), Roy Lichtenstein (art), Dora Maar (art), Luigi Malerba (lett), Ana Mendieta (art), Alvin Plantinga (f&p), Tilda Swinton (spet), Howard Thurman (prot), George Trevelyan (spa), David Whyte (lett), Patrice Chéreau (spet).
Nel Sistema Binario Astrosciamanico, Sole in Scorpione (8) e Luna in Gemelli (3) costituiscono il Binario 8.3, o Numero binario 87. 8.3 è una miscela di acqua fissa e aria mutevole, che integra la passione e il magnetismo dello Scorpione con la flessibilità e la comunicazione dei Gemelli. L’influsso di 8.3 può essere molto popolare e carismatico, dispensatore di pregnanti capacità mentali e intuizioni brillanti, con l’abilità d’immergersi nei drammi più intensi per poi uscirne agevolmente fuori.
In 8.3 l’intensità e la profondità paralizzante dello Scorpione acquisisce la leggerezza e destrezza dei Gemelli, per cui con facilità è possibile accedere a idee illuminanti che dimorano negli spazi meno accessibili della coscienza, riuscendo inoltre a comunicarle e a farle valere con disinvoltura, sia in modo esplicito che mediante strategie e sotterfugi. Qui trionfa il lato ombra nella comunicazione, con tutte le sue tattiche occulte e menzogne rivestite di verità o verità rivestite di menzogne. Scrive Fëdor Dostoevskij: “Vita e menzogna sono sinonimi”, “La menzogna è l’unico privilegio dell’uomo nei confronti di tutti gli altri organismi viventi. Se menti, raggiungerai la verità! Io sono un uomo proprio perché mento”, “Mentire alla propria maniera è quasi meglio che dire una verità che appartiene ad altri; nel primo caso, tu sei una persona, ma nel secondo sei solo un pappagallo!”, “La verità reale è sempre inverosimile […]. Per rendere la verità più verosimile, bisogna assolutamente mescolarvi della menzogna. La gente ha sempre fatto così”. Forse una citazione dell’autore russo che ancor più identifica 8.3 è “mi considero una persona intelligente forse soltanto perché in tutta la mia vita non sono stato capace né di cominciare né di portare a termine mai nulla. Ammettiamo che io sia soltanto un chiacchierone, un innocuo e fastidioso chiacchierone come tutti quanti. Ma che possiamo farci se il più diretto, anzi l’unico compito di ogni persona intelligente consiste appunto nel chiacchierare, cioè nel travasare il vuoto nel vuoto?”.
Scorpione e Gemelli sono in aspetto di quinconce, un angolo di 150°, che è cinque-dodicesimi di 360°. Questo aspetto tende a causare paradossi e interferenze tra dimensioni diverse. I segni coinvolti sono assai agli antipodi, il che consente loro di funzionare al meglio sul piano non-ordinario, come nel lavoro sciamanico, nei viaggi multidimensionali e anche in cospirazioni, spionaggio o attività altamente ingannevoli.
La fase della Luna Piena termina due giorni dopo l’esatta Luna Piena od opposizione (180°) tra Luna e Sole, quindi comprende anche il quinconce (150°) quando il Sole è in Scorpione e la Luna in Gemelli. Questo è lo stadio finale del plenilunio che porta alla fase successiva, la Luna Disseminante. La luna piena rappresenta l’apice del ciclo lunare. La sua funzione è portare equilibrio. Lo scopo della parte finale della Luna Piena, mentre si muove in Gemelli, è di permettere che questo equilibrio avvenga mediante il rilascio profondo e senza compromessi di pensieri repressi, che possono essere più facilmente liberate attraverso forme di comunicazione parlate o scritte. In questa fase è essenziale essere consapevoli che ciò che viene rilasciato è energia collettiva, ancestrale, che può essere liberata solo se si lascia andare qualsiasi identificazione personale.
Ricorda qui che nel buio più profondo dimora la luce più profonda. Quando ti trovi nel buio più profondo prova ad andare ancora più dentro al buio e se insisti troverai la luce. Il massimo buio ti ha attirato in quel punto affinché tu possa scoprire la massima luce. Certo, non è facile, muoversi nel buio, e talvolta può essere assai doloroso. Puoi usare la luce artificiale per sentirti meglio. Tieni conto tuttavia che di luce artificiale in questo mondo ne esiste così tanta che ormai non sappiamo più riconoscere la luce vera. In effetti la luce vera esiste ormai solo nel buio più profondo, quello che nessuna luce artificiale è in grado d’illuminare.
La luce vera si rivela a coloro che sono disposti a spegnere le falsi luci di questo mondo, accettando di restare con determinazione al buio, non importa quanto tempo occorre attendere per potere vedere la luce. E anche se la luce non arriverà mai questa sacra insistenza e determinazione è destinata a creare la luce, perché chi a tutti i costi insiste diventa luce, luce vera.
Con 8.3, in particolare, e con ogni binario dello Scorpione in genere ti confronti con gli antenati. Con il termine antenati identifico sia tutti i parenti e ascendenti di sangue vicini e lontani, che tutti gli esseri che sono vissuti sulla Terra, la galassia, l’universo e quel che esiste oltre. Ebbene si tratta di un bel po’ di gente! Gli antenati possono essere in relazione con quelle che taluni concepiscono come vite passate o collegati a figure storiche o mitologiche verso cui senti attrazione o repulsione. Il ruolo di antenato può essere esteso a esseri divini e mitici, animali, vegetali e perfino minerali, luoghi geografici e qualsiasi corrispondenza di segno astrologico. Nelle tradizioni di molte popolazioni e in ogni cultura sciamanica gli antenati vengono onorati con estremo rispetto. Gli antichi erano assai coscienti della presenza degli antenati e ogni loro decisione veniva presa mediante una consultazione con essi. Quando ti rivolgi agli antenati ti relazioni con le più antiche parti di te. In tali momenti puoi recuperare immagini, eventi, memorie e situazioni capaci di aiutarti a comprendere chi e cosa sei ora. In codesto modo diventi consapevole di essere un prodotto di un passato che non è affatto limitato al periodo della vita fisica. Se intendi esplorare il passato in maniera autentica e collegarti con le tue radici, è essenziale che sei disponibile a includere tutto, in particolare quelle persone o situazioni che tendi a non riconoscere. Gli antenati, se da un lato possono donare supporto, dall’altro sono anche portatori di forti rancori e di modelli distruttivi che continuano a essere tramandati di generazione in generazione. Questi rancori sono alla radice dei problemi di relazione presenti ed è tuo compito procedere alla loro guarigione con la consapevolezza dell’antico retaggio da cui emanano. Quando tra amanti, amici, parenti, colleghi e anche tra persone incontrate casualmente si creano forti conflitti e tensioni, la realtà è che si stanno producendo le stesse condizioni che in un’epoca remota apportarono separazione e miseria. Queste condizioni si ripropongono onde essere corrette e guarite, al fine di offrire un’altra prospettiva fondata sull’unità e non sulla separazione. Tali accadimenti, per quanto talvolta penosi, sono di grande importanza poiché ti pongono di fronte alla possibilità d’invertire la tendenza, di perdonare, e aprire così un varco dimensionale con effetti incredibili non solo su di te, ma anche sulle generazioni presenti e future. Passato, presente e futuro hanno valore solo nel ristretto ambito della realtà in cui vive un esile frammento della tua natura. Allorché procedi verso ulteriori dimensioni, ecco che il tempo addiviene un percorso lungo il quale puoi spostarti e incontrare coloro che dimorano nella realtà esistente oltre la separazione.
Oh possa tu essere colui che porterà il buono, il vero e il bello del tuo lignaggio di famiglia; oh possa tu essere colui che porrà fine ai modelli distruttivi della famiglia e della nazione (Antica canzone ancestrale)
CRISTIANESIMO: 8.3 può essere letto come incontro fra profondità, morte, trasformazione e contenuti nascosti di 8 e parola, comunicazione, ricerca, relazione e divulgazione di 3. Un tema centrale è quello del mistero che viene progressivamente comunicato: la fede cristiana non presenta il contenuto rivelato come semplice possesso di pochi iniziati, ma come qualcosa che viene annunciato, trasmesso, interpretato e reso accessibile. 1Cor 2,7 offre una formulazione particolarmente precisa: Paolo parla della “sapienza di Dio, misteriosa e nascosta”, ma subito aggiunge che essa viene rivelata mediante lo Spirito e comunicata attraverso parole. Questa doppia dinamica è molto vicina a 8.3: il contenuto appartiene alla profondità e al mistero, ma la sua funzione comprende anche la comunicazione. Non si tratta quindi semplicemente di conoscere ciò che è nascosto, ma di renderlo comunicabile. Nel Nuovo Testamento il tema del mistero ricorre infatti insieme a quello dell’annuncio: ciò che era nascosto viene manifestato e proclamato. Anche il Vangelo di Marco, secondo la mappa di Bill Darlison fornita come materiale di lavoro, offre un punto particolarmente significativo nella sezione attribuita a S3: Mc 4,35-6,29 comprende dualità, il posseduto da “Legione”, il doppio miracolo della donna con perdite di sangue e della figlia di Giairo, gli apostoli inviati a due a due e l’esitazione di Erode. Nel passaggio attribuito a S8, Mc 10,32-10,52 compaiono invece potere, morte e rinascita, gelosia e il motivo del “Secret Gospel”. Questa mappa non va assunta come interpretazione biblica normativa, ma può essere utilizzata come strumento comparativo per osservare la relazione fra le due componenti. Nel cristianesimo, dunque, S3 può funzionare come modalità di accesso a S8: parola, parabola, dialogo, racconto, testimonianza e predicazione permettono di avvicinare temi quali morte, peccato, demoni, sofferenza, giudizio, resurrezione e trasformazione senza renderli necessariamente incomunicabili. Le parabole sono un esempio particolarmente interessante: attraverso immagini quotidiane e racconti brevi vengono affrontati temi religiosi profondi. La comunicazione cristiana può così assumere una forma semplice, narrativa e persino paradossale, pur riferendosi a questioni ultime. Il contrasto fra superficie e profondità è presente anche nel linguaggio evangelico: il significato non è sempre immediatamente esaurito dalla narrazione, ma richiede ascolto, confronto e discernimento. Il tema della morte e della rinascita raggiunge il suo centro nella Passione e Risurrezione: il cristianesimo comunica attraverso il racconto pubblico di un evento che, nella sua interpretazione teologica, riguarda la trasformazione radicale della morte. 8.3 può quindi essere osservato anche come rapporto fra ciò che viene attraversato nella sua massima intensità e la possibilità di narrarlo, trasmetterlo e comprenderlo attraverso linguaggi molteplici. La tradizione cristiana sviluppa inoltre una vasta letteratura esegetica, apologetica, mistica e pastorale: il contenuto profondo viene continuamente reinterpretato per epoche, culture e interlocutori diversi. Non significa che ogni reinterpretazione sia equivalente, ma che la trasmissione costituisce una componente strutturale della vita cristiana. In questo senso la Pentecoste rappresenta un’immagine particolarmente forte di S3: l’esperienza dello Spirito diventa comunicazione in lingue diverse e raggiunge persone provenienti da differenti popoli. La molteplicità linguistica non elimina l’unità del messaggio, ma ne amplia la diffusione. Anche la missione apostolica, l’evangelizzazione e la testimonianza possono essere lette secondo questa dinamica. Il cristianesimo porta quindi continuamente contenuti riguardanti morte, trasformazione, peccato, salvezza e realtà invisibile nello spazio della parola, della relazione e della comunicazione collettiva.
CATTOLICESIMO: 8.3 acquista una configurazione specifica perché la comunicazione della fede è collegata non soltanto alla Scrittura, ma anche alla Tradizione, alla liturgia, al Magistero, alla teologia, alla catechesi e alla vita dei santi. Il Catechismo descrive la Rivelazione come Dio che “svela il suo mistero” e la comunica progressivamente attraverso eventi e parole; Cristo ne costituisce la pienezza. Qui l’aspetto 8 è particolarmente evidente nella nozione stessa di mistero: non qualcosa di semplicemente segreto, ma una realtà divina che viene rivelata senza cessare di essere inesauribile. La componente 3 appare nel processo attraverso cui questa Rivelazione viene trasmessa, interpretata e resa intelligibile. Il cattolicesimo mantiene infatti insieme Scrittura e Tradizione come unico deposito della Parola di Dio e affida al Magistero il compito di interpretarlo autenticamente. Ne deriva una struttura di comunicazione molto articolata: testo, predicazione, liturgia, catechesi, teologia, definizioni dogmatiche, devozioni e mistica costituiscono diversi livelli attraverso cui il medesimo patrimonio viene trasmesso. Il rapporto fra ciò che è nascosto e ciò che viene comunicato è particolarmente interessante nel cattolicesimo anche perché il Catechismo precisa che la Rivelazione è compiuta in Cristo, ma non è ancora completamente esplicitata: la fede ne comprende progressivamente la portata nel corso dei secoli. Questo produce una dinamica di approfondimento senza postulare una successione indefinita di nuove rivelazioni pubbliche. Anche le rivelazioni private sono sottoposte a discernimento e non appartengono al deposito della fede. In termini 8.3, il tema della “segretezza” assume quindi una forma particolare: non ricerca di un sapere occulto riservato a pochi, ma progressiva esplicitazione di un contenuto che la Chiesa considera già rivelato. Il Magistero costituisce uno dei principali meccanismi di questa mediazione: secondo il Catechismo, non è superiore alla Parola di Dio, ma è al suo servizio, ascoltandola, custodendola ed esponendola fedelmente. S3 appare quindi nella funzione interpretativa e comunicativa, mentre 8 rimane nella profondità del mistero, nel peccato, nella morte, nel giudizio, nel combattimento spirituale, nell’esorcismo, nella Passione, nella resurrezione e nella vita mistica. Un altro aspetto interessante è la presenza cattolica di tradizioni mistiche che descrivono esperienze interiori molto intense attraverso linguaggi accessibili, simbolici e narrativi. La mistica diventa così un’altra forma di traduzione della profondità in comunicazione. Anche la liturgia svolge una funzione analoga: realtà teologiche difficili vengono rese presenti attraverso parole, gesti, simboli, immagini, musica, calendario e rito. 8.3 può quindi essere studiato nel cattolicesimo come rapporto fra mistero e trasmissione, profondità e interpretazione, esperienza limite e linguaggio condiviso.
PROTESTANTESIMO: 8.3 assume forma evidente attraverso il rapporto fra Scrittura, interpretazione personale, predicazione, traduzione, stampa, educazione religiosa e comunicazione pubblica. La Riforma stessa può essere osservata, sul piano storico, come un’enorme trasformazione dei canali attraverso cui i contenuti cristiani vengono comunicati: traduzione della Bibbia nelle lingue volgari, predicazione, catechismi, pamphlet, inni, scuole e diffusione della stampa. Il tema di 3 non è quindi soltanto la parola pronunciata, ma la moltiplicazione dei mezzi attraverso cui una tradizione religiosa diventa accessibile a nuovi pubblici. La componente 8 rimane nei temi affrontati: peccato, grazia, morte, salvezza, giudizio, conversione, combattimento spirituale e rapporto personale con Dio. La particolarità protestante consiste però nel forte rilievo dato alla Parola e alla sua comunicazione. Nel caso dei quaccheri, questa dinamica assume una forma ancora diversa, perché l’esperienza religiosa e l’ascolto interiore diventano centrali. Levi Coffin è un caso molto concreto di trasformazione di un principio religioso in comunicazione e azione. Quacchero e abolizionista, fin dall’adolescenza aiutò persone schiavizzate e successivamente divenne una figura centrale della Underground Railroad; la sua casa venne utilizzata come luogo di passaggio e rifugio. Il National Park Service documenta il suo ruolo nell’aiuto a oltre duemila persone e il successivo impegno nell’assistenza agli afroamericani liberati. La sua autobiografia, Reminiscences, trasformò inoltre questa esperienza in testimonianza scritta. Per 8.3 è interessante il rapporto fra ciò che avviene in luoghi nascosti e la sua successiva comunicazione pubblica: la clandestinità della Underground Railroad, i rifugi e i percorsi segreti appartengono alla dimensione 8, mentre la rete, il passaggio di informazioni, l’organizzazione e infine la testimonianza appartengono a 3. È quindi un esempio concreto di come un contenuto che deve necessariamente operare nell’ombra possa dipendere da una sofisticata rete comunicativa. Thurman rappresenta una modalità di 8.3 in cui la dimensione mistica e intensa non è attenuata, ma resa comunicabile e operativa attraverso un linguaggio capace di raggiungere persone, culture e contesti diversi.
George Carey (Londra, 13 novembre 1935) arcivescovo di Canterbury; arcivescovo di Canterbury dal 1991 al 2002, appartiene a una tradizione nella quale predicazione, dialogo, confronto teologico e rapporto con la società hanno un peso rilevante.
Levi Coffin (28 ottobre 1798) abolizionista, quacchero statunitense, uomo d’affari. Vedi introduzione.
Howard Thurman **** (Daytona Beach, 18 novembre 1899) filosofo, teologo, educatore, leader dei diritti civili afroamericani, pastore battista, mistico, studiò nel 1929 la mistica cristiana con il quacchero Rufus Jones; la dimensione mistica rimase centrale nella sua teologia. La sua opera mette in rapporto esperienza interiore, linguaggio teologico, nonviolenza, dialogo interculturale e trasformazione sociale. Fu inoltre una figura importante del movimento per i diritti civili e contribuì alla nascita della Church for the Fellowship of All Peoples, una comunità interculturale e interreligiosa. In 8.3 questo rapporto è particolarmente netto: l’esperienza spirituale profonda non rimane confinata nell’interiorità, ma viene tradotta in insegnamento, libri, predicazione, educazione e azione sociale. La sua esperienza con Gandhi e il confronto con altre tradizioni religiose ampliano ulteriormente la dimensione comunicativa. In Jesus and the Disinherited, inoltre, il cristianesimo viene interrogato a partire dall’esperienza concreta degli oppressi: la profondità religiosa entra così direttamente nel linguaggio sociale e politico. Esponente/Modello: la mistica costituisce il nucleo della sua teologia e viene tradotta in predicazione, insegnamento, scrittura, dialogo interreligioso e azione sociale; Jesus and the Disinherited porta l’esperienza religiosa degli oppressi nel linguaggio teologico e pubblico.
ORTODOSSIA: 8.3 presenta un rapporto stretto fra mistero, esperienza spirituale e comunicazione. La teologia apofatica afferma che Dio non può essere racchiuso nei concetti e che il linguaggio umano non esaurisce il mistero divino; proprio per questo la conoscenza di Dio passa anche attraverso liturgia, preghiera, simboli e icone. Qui 8 rappresenta con particolare forza ciò che rimane inesauribile, nascosto e non completamente dicibile, mentre 3 fornisce forme attraverso cui avvicinarsi a tale realtà senza pretendere di esaurirla. La liturgia ortodossa è infatti descritta come rivelazione del mistero cristiano: parole, canto, icone, gesti, incenso e spazio sacro costituiscono insieme un linguaggio simbolico. Il rapporto fra morte e trasformazione è altrettanto centrale. La Risurrezione costituisce il cuore della predicazione e della vita liturgica ortodossa; la morte di Cristo non viene separata dalla sua Risurrezione, ma diventa il passaggio alla vita trasfigurata. Questo schema è ripetuto nella vita sacramentale: il Battesimo viene interpretato come partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo, mentre la liturgia eucaristica ripropone continuamente il passaggio dalla morte alla vita. Anche la liturgia funebre mantiene questa prospettiva: la morte viene collocata nell’orizzonte della Risurrezione e della “memoria eterna” di Dio. 8.3 può quindi essere osservato nell’Ortodossia come rapporto fra profondità ineffabile e molteplicità dei linguaggi che la rendono esperibile: teologia apofatica, liturgia, iconografia, canto, poesia, preghiera e narrazione agiografica permettono di avvicinare ciò che non può essere posseduto concettualmente. Particolarmente significativo è che la comunicazione non elimini il mistero: al contrario, il linguaggio simbolico conduce verso una realtà che rimane oltre ogni formulazione definitiva. La componente 3 diventa così non semplice divulgazione, ma mediazione fra esperienza e forma, fra ciò che non può essere detto pienamente e ciò che può essere celebrato, cantato, rappresentato e trasmesso.
ISLAM: 8.3 presenta un rapporto forte fra realtà invisibile, morte, giudizio e comunicazione della Rivelazione. Il Corano insiste sul fatto che la realtà ultima non coincide con ciò che è immediatamente visibile: Dio conosce l’invisibile e l’uomo è chiamato a riconoscere i segni presenti nella creazione, nella propria esistenza e negli eventi. La componente 8 emerge soprattutto nei temi della morte, della resurrezione, del Giudizio, del Fuoco, del Paradiso e del mondo invisibile; la componente 3 nella parola rivelata, nella recitazione, nell’insegnamento, nella trasmissione del Corano e degli hadith e nella funzione del messaggero. Il Corano formula in modo diretto il tema della morte: “Ogni anima gusterà la morte”, collegandolo immediatamente al Giorno della Resurrezione e al destino finale. Corano 3:185. Un’altra immagine particolarmente interessante per 8.3 compare in Corano 39:42, dove la morte e il sonno vengono messi in relazione: Dio prende le anime al momento della morte e anche durante il sonno, trattenendo quelle per cui è stata decretata la morte e restituendo le altre fino a un termine stabilito. Il versetto invita esplicitamente alla riflessione. Qui il confine fra esperienza ordinaria e realtà invisibile diventa oggetto di comunicazione e contemplazione. Il Corano stesso opera continuamente attraverso questo meccanismo: realtà invisibili vengono rese accessibili mediante parole, racconti, immagini, parabole, ammonimenti e segni. La comunicazione non è quindi un elemento secondario, ma una modalità fondamentale attraverso cui l’uomo viene posto davanti a ciò che supera la percezione ordinaria. Anche la trasmissione dell’hadith costituisce un campo importante per 8.3: parole, azioni e comportamenti attribuiti a Muhammad vengono raccolti, verificati, trasmessi e interpretati attraverso una complessa tradizione di trasmettitori e studiosi. Ne risulta una particolare combinazione fra contenuto sacro, trasmissione orale e memoria testuale. Il tema del segreto va però trattato con cautela: l’Islam non va identificato con un’esoterismo uniforme. Esistono invece tradizioni esoteriche e mistiche, soprattutto nel sufismo, nelle quali il rapporto fra significato esteriore e significato interiore acquista maggiore rilievo. In questo ambito 8.3 diventa particolarmente interessante: il linguaggio può avere un significato zahir, manifesto, e uno batin, interiore, mentre poesia, parabola, racconto e simbolo permettono di avvicinare esperienze spirituali difficili da formulare direttamente. La poesia sufi porta questa dinamica a un livello particolarmente sviluppato, trasformando esperienze di separazione, morte dell’ego, desiderio e unione con Dio in forme comunicabili. S3 permette quindi di avvicinare e diffondere contenuti che riguardano realtà invisibili e trasformazioni interiori, mentre S8 conserva la dimensione dell’ultima realtà, della morte e del mistero. Mansione lunare: 17 ﺫ Dâl (d), Iklil al Jabhah The Crown of the Forehead, 25°42’51” Libra, The Seventh Heaven, the Sphere of the Moon, the Abode of Adam, The Evident. Nome di Dio: 87 الجامع al-Jamiʿ, Colui che riunisce.
EBRAISMO: 8.3 offre una configurazione particolarmente ricca del rapporto fra ciò che è nascosto e ciò che viene trasmesso. La Torah non è soltanto testo, ma costituisce il centro di una tradizione interpretativa nella quale lettura, discussione, commento, memoria e trasmissione orale hanno un ruolo fondamentale. Un punto importante è Deuteronomio 29,28-29: “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi”, formulazione che distingue ciò che rimane presso Dio da ciò che viene affidato alla comunità. Questa distinzione è particolarmente adatta a 8.3: esiste una dimensione che rimane nascosta e una dimensione che viene comunicata, studiata e interpretata. Anche la morte occupa una posizione particolare. La Bibbia ebraica presenta inizialmente lo Sheol come dimensione dei morti, mentre la resurrezione compare in modo esplicito soprattutto in testi tardi come Daniele 12; la tradizione successiva sviluppa ulteriormente le concezioni dell’Olam Ha-Ba, della resurrezione e del giudizio. La morte costituisce quindi uno spazio nel quale il sapere umano incontra un limite. L’ebraismo risponde a questo limite non soltanto mediante dottrine sull’aldilà, ma attraverso memoria, preghiera, rituali funebri, studio e trasmissione della Torah. La componente 3 emerge soprattutto nella tradizione dell’interpretazione: il testo viene continuamente interrogato e discusso, producendo una pluralità di letture senza che il testo originario perda la propria autorità. Questo è evidente nella tradizione rabbinica, dove il dialogo interpretativo diventa una forma di trasmissione della conoscenza. Un ulteriore livello compare nella Kabbalah. Qui il rapporto fra manifesto e nascosto diventa esplicito: la tradizione cabalistica cerca significati nistar, “nascosti”, attraverso l’interpretazione dei testi sacri, la trasmissione da maestro a discepolo e, in alcune correnti, l’esperienza mistica. La Kabbalah non va però identificata semplicemente con la ricerca di “segreti”: è una tradizione complessa nella quale il significato esoterico rimane legato al testo, alla tradizione e alla pratica. In questo contesto 8.3 può essere osservato come rapporto fra Torah scritta e interpretazione, significato manifesto e significato nascosto, limite della conoscenza e ricerca, esperienza mistica e trasmissione. Anche il metodo dialogico del Talmud offre un’immagine molto forte di questa dinamica: il significato non viene necessariamente consegnato in una formula definitiva, ma emerge attraverso domande, risposte, discussioni, obiezioni e confronti fra interpretazioni. La comunicazione diventa così uno strumento di penetrazione nella profondità del testo. In ambito ebraico, dunque, 3 non cancella 8: lo avvicina attraverso lo studio, il dialogo e la trasmissione, mentre 8 conserva la dimensione dell’inconoscibile, della morte, del mistero divino e dei significati nascosti.
BUDDISMO: 8.3 può essere letto attraverso il rapporto fra sofferenza, morte, impermanenza, trasformazione e realtà non immediatamente accessibili, da una parte, e insegnamento, parola, trasmissione, dialogo e immagini dall’altra. La morte non viene considerata come evento isolato, ma all’interno della dottrina dell’impermanenza e del ciclo di nascita e morte, mentre la liberazione consiste nel superamento delle condizioni che alimentano tale ciclo. La profondità di questi temi viene resa accessibile attraverso il Dharma, gli insegnamenti del Buddha, i discorsi, le parabole, i dialoghi e le istruzioni dei maestri. La comunicazione assume quindi una funzione di mediazione: ciò che riguarda sofferenza, morte, karma, rinascita e liberazione viene espresso attraverso forme capaci di raggiungere diversi livelli di comprensione. Anche il linguaggio paradossale dello Zen, i kōan e alcune narrazioni della tradizione Mahayana mostrano come un contenuto profondo possa essere trasmesso attraverso forme brevi, indirette o apparentemente semplici. Nel buddhismo tibetano questa dinamica comprende anche un ricco linguaggio iconografico e simbolico: divinità meditative, mandala, immagini rituali e rappresentazioni cosmologiche rendono visibili processi e realtà che non vengono presentati come semplici oggetti materiali. Un riferimento specifico può essere fatto al Kālacakra, nel cui sistema cosmologico compaiono Sole, Luna, Marte, Mercurio e gli altri corpi celesti; Mercurio è indicato con il termine tibetano lhag-pa. Le fonti buddhiste tibetane possono inoltre riferirsi a Budha come divinità di Mercurio, ma questo non significa che Budha sia una divinità propriamente buddhista assimilabile al Buddha storico: il riferimento appartiene al patrimonio cosmologico e astrologico indiano incorporato in determinati sistemi buddhisti tibetani. In questa prospettiva, la funzione attribuita a Budha come figura associata alla comunicazione può essere utilizzata come corrispondenza simbolica per la componente 3, mentre la dimensione 8 rimane legata ai temi della morte, della trasformazione, dell’invisibile e della liberazione. Il rapporto fra le due componenti diventa quindi quello fra esperienza profonda e sua trasmissione: il contenuto non viene banalizzato, ma tradotto in insegnamenti, immagini, simboli e pratiche. Anche il Kālacakra è significativo proprio perché mette in relazione cosmologia, corpo, mente e processi interiori, facendo del linguaggio cosmologico uno strumento per avvicinare realtà sottili.
INDUISMO: 8.3 presenta un rapporto molto ampio fra morte, trasformazione, karma, rinascita, conoscenza esoterica e possibilità di liberazione, insieme a una straordinaria molteplicità di linguaggi attraverso cui tali temi vengono trasmessi: testi sacri, miti, dialoghi, immagini divine, mantra, rituali e insegnamenti dei maestri. La morte non costituisce semplicemente una fine, ma un passaggio inserito nel ciclo di nascita e rinascita; la liberazione richiede una trasformazione della conoscenza e del rapporto con il sé. I temi profondi vengono così comunicati attraverso narrazioni e figure che rendono accessibili concetti metafisici complessi. La componente 3 emerge in modo particolarmente evidente nella funzione della parola, dell’insegnamento e delle figure divine che trasmettono, interpretano o rendono intelligibile la conoscenza. Nell’ambito dei riferimenti astrologici indiani, Budha è effettivamente la divinità planetaria associata a Mercurio ed è collegato a intelligenza, parola, eloquenza, scrittura, commercio e comunicazione; è inoltre associato a Mithuna, i Gemelli. Questo costituisce un riferimento particolarmente adatto alla componente 3, senza che sia necessario trasformare il testo in una trattazione dell’astrologia indiana. Per S8, invece, risultano più significativi i temi della morte, della trasformazione, della dissoluzione, dei contenuti nascosti e della conoscenza esoterica, presenti in diverse correnti e rappresentati da differenti divinità e simboli; non esiste però una singola divinità hindu che possa essere identificata semplicemente con S8. 8.3 può quindi essere osservata nella capacità della tradizione hindu di dare forma narrativa, iconografica e rituale a realtà profonde: ciò che riguarda morte, trasformazione e liberazione viene rappresentato attraverso divinità, miti, immagini e pratiche, diventando comunicabile senza perdere necessariamente la sua dimensione simbolica. Budha, in questo quadro, offre un riferimento preciso per la funzione comunicativa e intellettuale, mentre i diversi simboli e figure associati a morte, trasformazione e liberazione rappresentano la componente profonda. La relazione fra le due componenti è dunque quella fra conoscenza nascosta e sua trasmissione, fra realtà trasformativa e linguaggio capace di renderla accessibile.
FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 8.3 si esprime nel rapporto fra ciò che è nascosto, problematico o difficile da affrontare e la curiosità intellettuale che lo sottopone a domanda. La filosofia non si limita a confermare ciò che è già noto: mette in questione presupposti, definizioni e certezze attraverso paradossi, aporie e domande che costringono una posizione consolidata a mostrare i propri limiti. Il metodo socratico ne offre un esempio: la domanda permette di entrare in questioni complesse senza assumere subito una posizione, mentre l’aporia può diventare condizione produttiva dell’indagine. Questa funzione comprende filosofia della religione e metafisica, dove questioni apparentemente intoccabili vengono sottoposte a distinzioni logiche e interrogativi controintuitivi. Alvin Plantinga offre un caso significativo: la sua metafisica modale distingue possibilità, necessità e attualità attraverso la teoria dei mondi possibili, mentre la difesa del libero arbitrio distingue ciò che è logicamente possibile da ciò che Dio può attualizzare quando sono coinvolte creature dotate di libertà. In The Nature of Necessity (1974) queste distinzioni vengono applicate anche al problema del male, mostrando come una domanda apparentemente semplice — quali mondi Dio avrebbe potuto creare? — apra una rete di problemi relativi a libertà, possibilità e onnipotenza. La domanda filosofica può così penetrare questioni metafisiche, teologiche o morali dense senza necessariamente risolverle, rendendo visibili possibilità, contraddizioni e presupposti altrimenti impliciti. G.E. Moore può essere richiamato in modo più limitato: la sua analisi sottopone concetti apparentemente evidenti a un esame preciso, distinguendo ciò che viene affermato da ciò che si presume di sapere; risulta quindi utile soprattutto per il versante metodologico della domanda che interrompe una certezza consolidata. In psicologia, 8.3 emerge nel rapporto fra contenuti non immediatamente accessibili della mente e processi di esplorazione, verbalizzazione e consapevolezza. La tradizione psicoanalitica offre un riferimento attraverso inconscio e rimozione: ciò che viene escluso dalla coscienza può continuare ad agire e ritornare attraverso sintomi, sogni, atti mancati o altri fenomeni psichici. La psicoterapia può utilizzare dialogo e curiosità per avvicinare gradualmente materiale difficile senza imporre subito una lettura conclusiva. L’interrogazione non giudicante può favorire insight e mettere alla prova narrazioni consolidate e pregiudizi di conferma, aprendo uno spazio nel quale anche l’incertezza diventa informativa. La comunicazione non rende superficiale ciò che è profondo, ma permette di accedere a ciò che inizialmente è difficile vedere, nominare o comprendere. Filosofia e psicologia convergono così nell’entrare in territori complessi, nascosti o perturbanti mantenendo libertà sufficiente per interrogarli, formulare ipotesi alternative e osservarne le contraddizioni senza esserne assorbiti.
Keith Ablow **° (Marblehead, 23 novembre 1961) psichiatra, giornalista statunitense, autore di saggi sulle emozioni e i comportamenti umani; “Non è rimasto alcun male originario in questo mondo. Tutti stanno solo riciclando dolore…”, “La maggior parte dei bambini preferirebbe preservare la fantasia di una connessione amorevole con i loro padri e madri, a tutti i costi, anche se costa loro la loro autostima. Quando hai tre o sette anni, è meno spaventoso pensare a te stesso come un disastro non amabile e deludente che riconoscere il fatto che stai vivendo con un mostro”, “Dio non è attratto dalle vette delle montagne o dai campanili delle chiese. Dio è attratto dalla sofferenza e dall’oscurità, motivo per cui condividere il dolore liberamente è molto simile all’amore e potrebbe essere la stessa cosa”. Esponente/Modello: esplora dolore, trauma, violenza e motivazioni psichiche nascoste attraverso indagine psichiatrica, ricostruzione narrativa e comunicazione, cercando di rendere intelligibili processi oscuri senza ridurne la complessità.
Cesare Lombroso * (5Sr)(Verona, 6 novembre 1835) medico, antropologo, accademico, sociologo, filosofo italiano, Genio e follia; “La riconoscenza non esiste in natura, è dunque inutile pretenderla dagli uomini”.
Alvin Plantinga **° (Ann Arbor, 15 novembre 1932) filosofo, teologo, educatore statunitense, TP, God and Other Minds (1967), The Nature of Necessity (1974), God, Freedom, and Evil (1977), Warranted Christian Belief (2000). Secondo P. anche se Dio è onnipotente, ci sono tuttavia mondi possibili che potrebbe non aver realizzato; teoria dei mondi possibili e difesa del libero arbitrio; sostiene che onnipotenza non implica capacità di attualizzare ogni stato di cose logicamente possibile e utilizza questa distinzione nella discussione del problema del male. Esponente/Modello: penetra problemi metafisici e teologici quali male, libertà, onnipotenza e necessità attraverso analisi modale, mondi possibili e distinzioni logiche, rendendo interrogabili configurazioni che l’intuizione ordinaria tende a considerare immediatamente evidenti
MITOLOGIA: 8.3 si esprime efficacemente nel rapporto fra divinità, mondi e soglie: da un lato potenze legate alla morte, al sottosuolo, alla trasformazione e a ciò che resta nascosto; dall’altro figure capaci di attraversare confini, trasmettere messaggi, porre domande, interpretare segni e portare informazioni da un ambito all’altro. Nella mitologia greca, Hermes costituisce uno dei casi più netti: è messaggero, interprete, dio della parola e dell’astuzia, ma anche psicopompo, quindi guida delle anime verso il mondo dei morti. La sua funzione non consiste nel dominare l’oltretomba, ma nel poterlo attraversare e collegare con il mondo dei vivi. Questo rende particolarmente significativo anche il mito di Persefone e, più in generale, la costante presenza di Hermes nei racconti che implicano passaggi, soglie, segreti e territori proibiti. Accanto a lui stanno le divinità propriamente ctonie: Ade, Persefone, Ecate, Thanatos e le potenze dell’oltretomba, che rappresentano il lato oscuro, irreversibile e trasformativo dell’esistenza. Il mito può così mettere in contatto ciò che normalmente rimane separato: il messaggero entra nel regno dei morti senza appartenervi completamente, osserva, riferisce e ritorna. In Egitto, Thoth offre una configurazione ancora più ricca: è associato alla scrittura, al sapere, alla misura e alla parola, ma compare anche come scriba e giudice nel tribunale dell’oltretomba. La comunicazione non rimane quindi esterna al mistero della morte: diventa uno degli strumenti attraverso cui il mondo dei morti viene ordinato, registrato e interpretato. In Mesopotamia il contrasto assume una forma più severa. Ereshkigal regna sul mondo dei morti, mentre Nergal incarna morte, malattia, peste, guerra e distruzione; nello stesso ciclo mitico, però, un messaggero dell’oltretomba diventa l’elemento che mette in moto la vicenda, e Nergal stesso deve attraversare le porte del regno infero. Il mito di Inanna e della sua discesa nell’oltretomba sviluppa invece il passaggio attraverso una serie di soglie, con perdita progressiva di ciò che appartiene alla vita ordinaria e successiva trasformazione. Qui la curiosità non è un semplice atteggiamento mentale: diventa impulso a entrare in un territorio dal quale non si esce identici a prima. Anche in area nordica compaiono figure liminali: Hermóðr attraversa il confine verso Hel per chiedere la restituzione di Baldr, mentre Odino penetra nei territori dei morti e interroga una veggente per ottenere conoscenza. È una dinamica ricorrente: la conoscenza viene cercata proprio dove si trovano morte, perdita, segreto e ciò che non è immediatamente accessibile. In questa prospettiva, 8.3 non indica semplicemente l’accostamento di una divinità della morte a una divinità messaggera. Il punto più interessante è il loro rapporto: la comunicazione diventa il mezzo attraverso cui si entra nell’oscuro, mentre l’oscuro fornisce alla comunicazione qualcosa che normalmente non potrebbe conoscere. Il messaggero attraversa, domanda, osserva e riferisce; la potenza ctonia custodisce ciò che non è ancora stato portato alla luce. La leggerezza della figura intermediaria non elimina la gravità del mondo che attraversa: la rende invece percorribile. È forse questa una delle immagini mitologiche più precise di 8.3: qualcuno entra nel luogo in cui gli altri non vogliono entrare, non necessariamente per combatterlo o spiegarlo, ma per vedere che cosa vi accade e poterlo raccontare.
ARTE: 8.3 si manifesta nell’incontro fra immagini di soglia, corpo, morte, assenza, inquietudine e trasformazione e una modalità capace di renderle visibili, comunicabili o stranianti. L’opera può entrare in territori perturbanti senza doverli spiegare, presentandoli attraverso immagini, tracce, deformazioni, simboli o frammenti. S8 orienta verso ciò che è nascosto, corporeo, oscuro, traumatico o legato alla perdita; S3 introduce comunicazione, molteplicità di prospettive, trasformazione dei codici e documentazione. Roy Lichtenstein descrive questo rapporto: nelle immagini dedicate alla guerra, alle relazioni sentimentali e alla crisi, contenuti emotivamente intensi vengono trasformati attraverso il linguaggio sintetico e riproducibile del fumetto e della stampa commerciale. In Drowning Girl una scena drammatica viene isolata e trasformata in un’immagine immediatamente comunicabile, mantenendo la tensione fra sofferenza e artificio della rappresentazione. Dora Maar conduce invece l’immagine verso il perturbante attraverso fotografia surrealista, fotomontaggio e accostamenti capaci di rendere ambigua la realtà ordinaria. Ana Mendieta porta questa relazione direttamente nel corpo: negli earth-body works e nella Silueta Series presenza e assenza, corpo e terra, vita e morte si intrecciano attraverso opere effimere di cui fotografia e video conservano e trasmettono la traccia. In La Porte de l’Enfer Auguste Rodin trasforma l’universo infernale dantesco in un vasto sistema di corpi e figure, dal quale emergono anche opere autonome. Giovanni Bragolin introduce infine il rapporto fra immagine perturbante e circolazione narrativa popolare: i suoi bambini piangenti divennero il centro di una leggenda metropolitana relativa a incendi e immagini presumibilmente maledette, distinguendo necessariamente la diffusione documentabile della leggenda dalla realtà della presunta maledizione. In configurazioni differenti, l’immagine rende così accessibile ciò che tende a sottrarsi alla rappresentazione oppure conserva e trasmette la traccia di qualcosa che è scomparso.
Giovanni Bragolin * (Bruno Amadio) (Venezia, 9 novembre 1911) pittore italiano, artista molto misterioso su cui sono sorte molte leggende, mai recensito dagli storici dell’arte del suo tempo, privo di foto personali, noto per i suoi quadri raffiguranti bambini piangenti e per la leggenda metropolitana (Blazing Curse of the Crying Boy) secondo cui i dipinti sarebbero maledetti e condannerebbero le case in cui vengono appesi a finire incendiate.
Anthony Christian (Londra, 24 ottobre 1945) pittore, artista inglese.
Eugène Fromentin (7Sb) (La Rochelle, 24 ottobre 1820) pittore orientalista, scrittore francese.
Roy Lichtenstein ***° (New York, 27 ottobre 1923) artista statunitense, celebre esponente della Pop Art, nei suoi quadri compaiono personaggi dei fumetti o dei cartoni animati, Drowning Girl (noto anche come I Don’t Care! I’d Rather Sink), Masterpiece. Whaam! (1963), Hopeless (1963), In the Car (1963), Oh, Jeff…I Love You, Too…But… (1964), We Rose Up Slowly (1964). Nelle serie dedicate alla guerra e alle relazioni sentimentali, contenuti di forte intensità emotiva, erotica o violenta vengono tradotti attraverso il linguaggio impersonale e riproducibile del fumetto e della stampa commerciale. La sua ricerca sviluppa inoltre appropriazione, frammentazione e ricomposizione dell’immagine, mettendo in tensione esperienza, rappresentazione e codice visivo. Esponente/Modello: trasforma contenuti emotivamente intensi, conflittuali, erotici e violenti attraverso codici visuali impersonali, riproducibili e immediatamente comunicativi, interrogando sistematicamente il rapporto fra esperienza, immagine, linguaggio, percezione e rappresentazione.
Dora Maar **° (7Pv) (Parigi, 22 novembre 1907) fotografa, poetessa, pittrice francese, autrice di collage, fotomontaggi surrealisti e foto spettrali; in relazione con Pablo Picasso; Handshell. La sua partecipazione al surrealismo attraverso fotomontaggi e fotografie, nonché il carattere intellettuale e sperimentale della sua ricerca visiva. Esponente/Modello: esplora il perturbante e l’ambiguità della realtà attraverso fotografia, collage e fotomontaggio, trasformando contenuti stranianti e psichicamente densi mediante scomposizione e ricomposizione dell’immagine.
Ana Mendieta **° (L’Avana, 18 novembre 1948) scultrice, pittrice, videoartista cubano-statunitense, conosciuta per lo “earth-body” artwork, Silueta Series, Body Tracks (Rastros Corporales; l’artista immerge le mani e gli avambracci nel sangue animale, e le appoggia su un grande foglio di carta bianco attaccato a una parete…); le sue earth-body works collegano esplicitamente corpo, terra e dimensione spirituale; la Silueta Series utilizza tracce corporee effimere e materiali naturali, con un rapporto ricorrente fra presenza, assenza, morte, natura ed esilio. Esponente/Modello: integra corpo, terra, presenza, assenza e trasformazione in opere effimere la cui traccia viene conservata e trasmessa attraverso immagine, fotografia e video.
Auguste Rodin ** (10) (Parigi, 12 novembre 1840) scultore francese, uno dei più famosi scultori moderni; per 37 anni ha lavorato sul suo monumentale gruppo scultoreo La Porte de l’Enfer, che rappresenta scene dell’Inferno di Dante; La cathédrale, Le Penseur, L’Ombre. La Porte de l’Enfer, commissionata nel 1880 e ispirata all’Inferno della Divina Commedia, generò oltre duecento figure e divenne una fonte fondamentale per molte opere successive di Rodin. Esponente: esplora morte, inferno, tormento, desiderio e trasformazione attraverso una vasta articolazione figurativa del corpo, rendendo visibili e trasmissibili contenuti estremi dell’esperienza umana.
Alton Tobey (Middletown, 5 novembre 1914) pittore, muralista realistico, artista statunitense.
SPETTACOLO: 8.3 può esprimersi come capacità di portare nella rappresentazione ciò che rimane nascosto, perturbante o difficile da comunicare, utilizzando narrazione, dialogo, immagine, suono, corpo e cambiamento di prospettiva per rendere accessibili crisi, perdita, desiderio, paura, violenza, segreto e trasformazione. Cinema e teatro permettono di avvicinare questi contenuti senza ridurli alla spiegazione concettuale, creando una distanza attraverso cui lo spettatore può entrare nell’esperienza rappresentata. S8 mantiene la densità del materiale, mentre S3 lo articola mediante racconto, ambivalenza, molteplicità dei punti di vista e circolazione delle immagini. Ritwik Ghatak trasforma trauma storico, sradicamento e memoria in esperienza narrativa collettiva; Henri-Georges Clouzot lavora su colpa, paranoia, desiderio, ossessione e instabilità della percezione attraverso apparenze e rovesciamenti; Patrice Chéreau esplora corpo, desiderio, conflitto e morte attraversando cinema, teatro e opera; Tilda Swinton sviluppa metamorfosi, ambiguità e mobilità dell’identità; Alejandro Doria porta crisi e sofferenza individuale verso interrogazioni sociali e relazionali; Goldie Hawn mostra come equivoco, menzogna e identità costruite possano essere articolati anche attraverso la commedia.
Patrice Chéreau **° (9Uv) (Lézigné, 2 novembre 1944) regista, attore francese. Esplora corpo, desiderio, identità, conflitto e morte attraverso cinema, teatro e opera; la fisicità e le ossessioni umane vengono trasformate in linguaggi scenici differenti, da Intimacy e Son frère alle regie di Da una casa di morti, Tristan und Isolde ed Elektra.
Esponente/Modello: porta corpo, desiderio, violenza, conflitto e morte attraverso linguaggi scenici differenti, trasformando l’intimità e le zone estreme dell’esperienza in rappresentazione condivisibile.
Henri-Georges Clouzot **° (Niort, 20 novembre 1907) regista, sceneggiatore francese, Leone (Manon). Les diaboliques sviluppa assassinio, colpa e ambiguità attraverso apparenze e rovesciamenti; Les espions porta l’incertezza verso il sospetto e la paranoia; La vérité interroga verità, responsabilità e giudizio attraverso versioni conflittuali degli eventi; il progetto incompiuto L’enfer esplora gelosia, ossessione e instabilità percettiva attraverso una ricerca visiva e psicologica radicale. Esponente/Modello: porta colpa, paranoia, desiderio e ossessione dentro strutture narrative fondate su ambiguità, informazione incompleta, apparenze, rovesciamenti e instabilità della percezione.
Alejandro Doria * (Buenos Aires, 1° novembre 1936) regista argentino, Sofía. Darse cuenta la crisi individuale viene collocata in una situazione concreta e quotidiana e trasformata in interrogazione sulla dignità, sulla responsabilità e sul rapporto con gli altri.
Ritwik Ghatak **° (Dacca, 4 novembre 1925) regista, sceneggiatore indiano. Il cinema della Partition trasforma trauma storico, sradicamento, perdita e memoria in una forma narrativa capace di raggiungere una dimensione collettiva; in Meghe Dhaka Tara, Komal Gandhar e Subarnarekha la frattura storica viene rielaborata attraverso memoria, suono, immagini e racconto. Esponente/Modello: trasforma trauma, perdita, sradicamento e memoria in narrazioni nelle quali la frattura individuale viene articolata e trasmessa come esperienza collettiva.
Goldie Hawn (9) (Washington, 21 novembre 1945) attrice, regista, cantante statunitense, Oscar (Cactus Flower) equivoco, menzogna, identità costruite e rovesciamento delle apparenze vengono articolati attraverso la commedia, rendendo accessibile una materia relazionale fondata sulla dissimulazione.
Jagger (Pv) (Columbus Grove, 7 novembre 1903) attore statunitense, Oscar (Twelve O’Clock High).
François Périer (8UrNf) (Parigi, 10 aprile 1919) attore francese.
Ann Rutherford (Pv) (Vancouver, 2 novembre 1917) attrice statunitense.
Jack Starrett (10Ur) (Refugio, 2 novembre 1936) attore, regista statunitense.
Tilda Swinton **° (Np) (Londra, 5 novembre 1960) attrice britannica (Michael Clayton). La sua attività attraversa con frequenza metamorfosi, identità instabili e territori liminali mediante personaggi che mettono in crisi categorie psicologiche, corporee o sociali stabilizzate. Esponente/Modello: attraversa metamorfosi corporee, ambiguità e identità instabili mediante personaggi che rendono visibile e comunicabile ciò che sfugge alle categorie ordinarie di identità e rappresentazione.
Jack Warner (London, 2 agosto 1892) attore inglese.
POLITICA, ECONOMIA & STORIA: 8.3 trova un campo particolarmente adatto alla combinazione fra investigazione, gestione di informazioni riservate, crisi e trasformazioni da una parte, comunicazione, mediazione, diplomazia e circolazione delle informazioni dall’altra.
Abdullah Gül [7NiSf] (Kayseri, 29 ottobre 1950) economista, politico turco, presidente della Turchia 2007-2014.
Bernard Kouchner [7] (Avignone, 1º novembre 1939) medico, politico, diplomatico, fondatore di Médecins Sans Frontières, unisce intervento in situazioni di crisi, attenzione alle vittime e forte esposizione pubblica e diplomatica: l’indagine e il confronto con realtà estreme portati nello spazio della comunicazione politica e umanitaria.
Simon Wolf [7Sp] (Wolfstein, 28 ottobre 1836), politico tedesco, autore di The Presidents I Have Known from 1860–1918.
SCIENZA: 8.3 può essere letto come rapporto fra indagine di processi nascosti e loro traduzione in conoscenza comunicabile: osservare ciò che accade nel corpo e nella natura, individuare segni, connessioni e cause e renderli leggibili attraverso un linguaggio condiviso. Nella storia della medicina questa relazione comprende anche sistemi di corrispondenze fra corpo, natura e cielo: per secoli medicina, filosofia naturale, astronomia e astrologia non furono rigidamente separate e l’astrologia medica fu utilizzata, con pratiche e livelli di accettazione differenti, anche nella diagnosi e nella prognosi. Nicholas Culpeper rappresenta il versante della ricerca e organizzazione di corrispondenze fra malattia, piante e configurazioni celesti, traducendole in testi destinati alla pratica medica. Christiaan Barnard rappresenta invece l’intervento diretto sui processi interni del corpo e sulla soglia fra morte e sopravvivenza, accompagnato dalla trasformazione di un evento medico specialistico in informazione di risonanza mondiale.
Christiaan Barnard **° (Beaufort West, 8 novembre 1922) chirurgo, accademico sudafricano. Il 3 dicembre 1967 realizzò a Città del Capo il primo trapianto umano di cuore, utilizzando il cuore di Denise Darvall, dichiarata cerebralmente morta dopo un incidente stradale, per Louis Washkansky. L’intervento lo trasformò in una figura di risonanza internazionale e rese pubblicamente visibile una nuova possibilità della medicina di intervenire sulla soglia fra vita, morte e trasformazione del corpo. Esponente/Modello: interviene sulla soglia fra vita e morte trasferendo il cuore da un corpo a un altro e trasformando una procedura chirurgica estrema in conoscenza medica e comunicazione di risonanza mondiale.
Nicholas Culpeper **° (10SPrUb) (Ockley, 18 ottobre 1616) medico, botanico, astrologo britannico, Culpeper’s Complete Herbal. Collegò le proprietà delle piante alle corrispondenze planetarie e attribuì valore diagnostico e prognostico anche al momento d’insorgenza della malattia. The English Physitian, divenuto poi noto come The Complete Herbal, integra erboristeria, medicina e astrologia; Semeiotica Uranica sviluppa il giudizio astrologico delle malattie a partire dal momento della loro insorgenza. Esponente/Modello: ricerca corrispondenze nascoste fra corpo, malattia, piante e cielo e le traduce in sistemi diagnostici, classificazioni e testi destinati alla pratica e alla diffusione del sapere medico.
PROSPETTIVA GEOMANTICA E GEOGRAFICA (PTU): Nel Sistema Binario Analogico la PTU associata a 8.3 è REGION D8-3 – Baden-Württemberg, Land della Bundesrepublik Deutschland formato nel 1952 dall’unione di Württemberg-Baden, Baden e Württemberg-Hohenzollern. La pluralità storica rimane visibile nelle identità badense, württembergische e hohenzollerische, nelle varietà linguistiche, confessioni religiose e tradizioni locali. Il territorio si estende dall’Oberrhein e Schwarzwald a Schwäbische Alb, Neckar, Bodensee e aree franconi del nord e comprende quattro Regierungsbezirke: Stuttgart, Karlsruhe, Freiburg e Tübingen. D8-3-1 – Esslingen, Göppingen, Heidenheim, Ostalbkreis: Esslingen am Neckar conserva centro medievale e forte tradizione vinicola accanto alla regione industriale di Stuttgart; Göppingen è legata alla Märklin e cultura tecnica del modellismo. Verso Heidenheim e Aalen il paesaggio entra nella Schwäbische Alb: l’area comprende testimonianze del Limes romano e, nel Lonetal, alcuni dei siti preistorici più importanti al mondo. Hohlenstein-Stadel ha restituito il Löwenmensch, figura antropozoomorfa in avorio di mammut di circa 40.000 anni; Vogelherd altre sculture animali paleolitiche. Le grotte dell’Ach- e Lonetal conservano alcuni dei più antichi esempi conosciuti di arte figurativa e strumenti musicali. D8-3-2 – Alb-Donau, Ulm, Reutlingen: Ulm, antica Reichsstadt sul Donau, dominata dall’Ulmer Münster, conserva una tradizione civica legata allo Schwörmontag, mentre Albert Einstein vi nacque nel 1879. A ovest, l’Achtal presso Blaubeuren concentra Geißenklösterle, Sirgensteinhöhle e Hohle Fels: quest’ultima ha restituito la cosiddetta Venus vom Hohle Fels e l’area alcuni dei più antichi flauti conosciuti. Il complesso UNESCO dell’Ach- e Lonetal mostra precoce compresenza di figura umana, ibridazione uomo-animale e produzione musicale. Reutlingen introduce invece la tradizione urbana e industriale ai piedi della Alb. D8-3-3 – Biberach, Ravensburg, Sigmaringen: Oberschwaben ha forte impronta cattolica, monastica e barocca. Biberach an der Riß fu Reichsstadt e sviluppò una rara storia confessionale condivisa; Ravensburg, città mercantile medievale, diede il nome alla celebre casa editrice e industria ludica Ravensburger. Presso Sigmaringen emerge la Heuneburg, uno dei maggiori centri celtici dell’Europa centrale, con insediamento fortificato del VI sec. a.C. e intensi rapporti con il Mediterraneo; la tradizione archeologica della regione permette di seguire forme di organizzazione simbolica e sociale molto anteriori alle identità storiche del Land. D8-3-4 – Bodensee, Konstanz, Tuttlingen: Friedrichshafen è inseparabile dalla storia dello Zeppelin: il Zeppelin Museum conserva una delle maggiori collezioni mondiali dedicate alla navigazione aerea. Konstanz fu sede del Konzil von Konstanz (1414–1418), durante il quale venne eletto Martin V e Jan Hus fu condannato e arso nel 1415; la città conserva una memoria europea di conflitto fra autorità, dottrina e dissenso religioso. Il Bodensee collega culturalmente Germania, Svizzera e Austria e introduce una dimensione frontaliera assente nelle aree interne. Tuttlingen è oggi un centro internazionale della tecnologia medica e della produzione di strumenti chirurgici. D8-3-5 – Freudenstadt, Rottweil, Tübingen, Zollernalbkreis: Rottweil, antica città romana e Reichsstadt, uno dei centri emblematici della schwäbisch-alemannische Fasnet, tradizione in cui maschere, costumi, ruoli e rituali differiscono nettamente da località a località. La Fasnet è iscritta dal 2014 nel Bundesweites Verzeichnis des Immateriellen Kulturerbes. Tübingen unisce una delle più antiche università tedesche a una densissima storia intellettuale: Hölderlin trascorse gli ultimi trentasei anni nel celebre Hölderlinturm; la città è legata anche a Hegel, Schelling e alla tradizione dello Tübinger Stift. Balingen e Zollernalbkreis introducono il paesaggio della Alb e la continuità della cultura sveva fra centri urbani, industria e tradizioni locali. D8-3-6 – Breisgau-Hochschwarzwald, Freiburg, Lörrach, Schwarzwald-Baar-Kreis, Waldshut: Freiburg im Breisgau, città universitaria dominata dal Freiburger Münster, rappresenta il principale centro culturale del sud-ovest badense; i Bächle, piccoli canali che attraversano l’Altstadt, sono uno dei suoi segni urbani distintivi. Schwarzwald e area alemannica conservano dialetti, leggende, maschere e tradizioni rituali proprie. Villingen-Schwenningen è uno dei centri storici della Fasnet; Lörrach apre verso Basel e il Dreiländereck, mentre Waldshut-Tiengen verso Hochrhein e Schweiz. A Staufen im Breisgau morì intorno al 1540 il Faust storico, medico, astrologo, alchimista e mago itinerante attorno al quale si sviluppò la leggenda del patto diabolico. D8-3-7 – Baden-Baden, Emmendingen, Ortenaukreis, Rastatt: Baden-Baden, sviluppata intorno alle sorgenti termali già utilizzate in epoca romana, divenne nell’Ottocento una delle grandi città termali europee, luogo d’incontro di aristocrazia, artisti, scrittori e giocatori; Kurhaus e Casino partecipano all’immaginario europeo della fortuna, del rischio e della mondanità, mentre Dostoevskij frequentò il gioco d’azzardo della città. Dal 2021 Baden-Baden appartiene alla seriale UNESCO Great Spa Towns of Europe. Offenburg ha un ruolo importante nella storia del liberalismo badense e della rivoluzione del 1848; Rastatt conserva la Residenz barocca e una forte memoria della Badische Revolution del 1849. D8-3-8 – Stuttgart, Böblingen, Calw, Pforzheim: Stuttgart, Landeshauptstadt, concentra istituzioni politiche, SWR, industria automobilistica, Staatsoper e una cultura tecnica legata a Mercedes-Benz e Porsche; il VfB Stuttgart rappresenta uno dei principali riferimenti sportivi locali. La regione ebbe anche un ruolo precoce nella storia del calcio tedesco: una testimonianza del 1865 documenta una forma di football a Cannstatt. Calw è la città natale di Hermann Hesse, la cui opera sviluppò in forme diverse crisi dell’identità, polarità spirituali e ricerca di altre possibilità dell’esistenza. Pforzheim, tradizionale centro tedesco di gioielleria e orologeria, fu devastata dal bombardamento del 23 febbraio 1945, che distrusse gran parte della città e provocò migliaia di morti; la memoria della distruzione rimane elemento centrale dell’identità urbana. Knittlingen, nell’area dell’Enzkreis prevista dalla codifica successiva, sarà rilevante anche per la tradizione faustiana. D8-3-9 – Enzkreis, Karlsruhe, Ludwigsburg: Karlsruhe, fondata nel 1715 secondo un impianto radiale centrato sul Schloss, è oggi sede del Bundesverfassungsgericht e del Bundesgerichtshof; il ZKM | Zentrum für Kunst und Medien ne ha fatto anche uno dei maggiori centri europei per l’incontro fra arte, tecnologia, immagine digitale e nuovi media. A Knittlingen la tradizione colloca la nascita di Johann Georg Faust: il Faust-Museum conserva e studia la trasformazione del personaggio storico — medico, astrologo, alchimista e mago — nella figura leggendaria del patto con il diavolo; fra i reperti provenienti dal cosiddetto Faust-Geburtshaus figurano un mobile esagonale e una pergamena con simboli magici. Ludwigsburg conserva la grande Residenz barocca e una forte tradizione teatrale e culturale. D8-3-10 – Rhein-Neckar-Kreis, Heidelberg, Mannheim: Heidelberg, antica capitale della Kurpfalz, ospita dal 1386 la più antica Universität dell’attuale Germania ed è uno dei centri storici del Romanticismo: Hölderlin, Brentano, Arnim ed Eichendorff contribuirono alla costruzione del suo immaginario letterario. La cultura delle Studentenverbindungen offre una peculiarità più insolita: Corps e Burschenschaften praticarono la Mensur, duello studentesco rigidamente regolato nel quale non si arretra e non esistono vincitore e sconfitto nel senso sportivo; nelle associazioni schlagend le cicatrici facciali lasciate dalla lama, dette Schmiss, potevano fungere da segno onorifico di riconoscimento. A Heidelberg le Mensuren erano praticate pubblicamente già all’inizio dell’Ottocento e rimasero importanti nella cultura delle confraternite; nel Kaiserreich alcune associazioni svilupparono anche orientamenti elitari, nazionalisti e antisemiti, cui reagì fra l’altro la formazione di associazioni studentesche ebraiche. Heidelberg entra inoltre nell’immaginario cinematografico attraverso Anatomie, Die Apothekerin e, insieme a Mannheim, Isi & Ossi. Mannheim, città pianificata secondo la struttura dei Quadrate, possiede il Nationaltheater, legato alla prima rappresentazione di Die Räuber di Schiller nel 1782, e una forte tradizione musicale e industriale; nel calcio è legata anche a Sepp Herberger e al Waldhof Mannheim. D8-3-11 – Heilbronn, Hohenlohe, Main-Tauber: Heilbronn combina tradizione vinicola, industria e ricerca scientifica contemporanea; experimenta è oggi uno dei grandi centri tedeschi di divulgazione scientifica. Hohenlohe conserva un’identità regionale distinta, piccoli centri principeschi, agricoltura e paesaggio rurale; Künzelsau è inoltre legata alla crescita internazionale del gruppo Würth e alla sua attività collezionistica. Tauberbischofsheim è noto per la tradizione della scherma agonistica, che ha prodotto numerosi campioni olimpici e mondiali, offrendo un curioso contrappunto moderno alla diversa tradizione della scherma accademica incontrata a Heidelberg. D8-3-12 – Rems-Murr-Kreis, Schwäbisch Hall: Waiblingen e Remstal appartengono alla cintura orientale della Region Stuttgart, con una forte compresenza di viticoltura, industria e centri storici. Schwäbisch Hall, già Reichsstadt e legata storicamente alla produzione del sale, conserva una notevole tradizione teatrale e cinematografica; la frequenza delle produzioni audiovisive le ha procurato il soprannome scherzoso di «Hallywood». La tradizione dello Schwörtag delle antiche Reichsstädte, presente in diverse città del sud-ovest, è stata riconosciuta nel Bundesweites Verzeichnis des Immateriellen Kulturerbes e conserva la memoria ritualizzata del rapporto fra cittadinanza e autorità urbana.
LINGUA E CULTURA: Lingua: lingua dominante è il tedesco, ma Baden-Württemberg possiede una delle più articolate geografie dialettali della Bundesrepublik, comprendente varietà schwäbisch, alemannisch, badisch, kurpfälzisch, hohenlohisch e fränkisch; i confini linguistici non coincidono con quelli amministrativi e contribuiscono alla persistenza d’identità storiche interne. Il Land stesso presenta la varietà dialettale come elemento della propria cultura. Dopo l’introduzione generale al tedesco sviluppata in 8.1 e gli approfondimenti grammaticali di 8.2, 8.3 può concentrarsi sul lessico della comunicazione: sprechen = parlare, reden = parlare/conversare, sagen = dire, fragen = domandare, antworten = rispondere, erzählen = raccontare, erklären = spiegare, mitteilen = comunicare/informare, berichten = riferire; Gespräch = conversazione, Frage = domanda, Antwort = risposta, Nachricht = notizia/messaggio, Mitteilung = comunicazione/avviso, Bericht = resoconto, Information = informazione, Sprache = lingua/linguaggio, Stimme = voce, Zeitung = giornale, Radio = radio, Fernsehen = televisione, Medien = media. Sprechen pone l’accento sull’atto o capacità di parlare, reden sull’attività discorsiva, sagen sul contenuto espresso; erzählen organizza fatti in racconto, berichten li riferisce con funzione informativa, mitteilen trasmette un’informazione a qualcuno. Comunicazione e media: il sistema tedesco combina stampa nazionale e forte informazione regionale. Fra i quotidiani tedeschi di riferimento possono essere ricordati Frankfurter Allgemeine Zeitung e Süddeutsche Zeitung; a scala regionale il quadro è policentrico e viene sviluppato nelle singole PTU solo quando una testata ha reale funzione locale. Per l’intero Land il riferimento più utile è Südwestrundfunk (SWR), servizio pubblico per Baden-Württemberg e Rheinland-Pfalz, attivo attraverso radio, televisione e piattaforme digitali. Il tema della comunicabilità assume anche forme concrete contemporanee: nel 2026 SWR ha introdotto notizie regionali quotidiane in Leichte Sprache e ampliato l’offerta di SWR Aktuell in Deutsche Gebärdensprache, affiancandola ai sottotitoli. Cultura: Baden-Württemberg è un Land relativamente giovane, nato nel 1952 dall’unione di territori con storie diverse; l’identità comune convive quindi con Baden, Württemberg, Hohenzollern, Kurpfalz, Schwaben, Franken e aree alemanniche. Industria automobilistica e meccanica, Mittelstand, università e ricerca convivono con viticoltura, cultura termale, tradizioni rurali e un patrimonio rituale ancora vivo. La schwäbisch-alemannische Fasnet ne è uno degli esempi più riconoscibili: maschera e identità temporanea, linguaggio satirico, ritualità e variazione locale formano una tradizione comune che assume configurazioni differenti da città a città. Anche lo sport mostra una cultura regionale molto radicata, soprattutto nel calcio; Stuttgart e Karlsruhe appartengono inoltre alla prima storia documentata del gioco in Germania, mentre innovazioni quali cartellini giallo e rosso e contributi di allenatori provenienti dal sud-ovest hanno dato alla regione un ruolo che supera le singole squadre. Letteratura e pensiero: il territorio possiede una densità letteraria eccezionale: la rete Literaturland Baden-Württemberg comprende circa novanta musei, archivi e luoghi memoriali e collega autori dal Medioevo alla contemporaneità. Hölderlin, Hesse, Mörike, Hebel e altri appartengono a tradizioni diverse del sud-ovest; Tübingen e Heidelberg hanno inoltre avuto un ruolo di primo piano nella filosofia, nella teologia e nel Romanticismo. Il territorio non produce quindi una sola scuola culturale, ma una rete di centri nei quali letteratura, filosofia, religione, scienza e università si sovrappongono. Arte, spettacolo e immaginario: la regione passa dalla Staatsoper Stuttgart e dalla tradizione teatrale di Mannheim alla Medienkunst di Karlsruhe, dalla cultura termale internazionale di Baden-Baden alle produzioni audiovisive contemporanee. Il territorio compare direttamente in cinema e televisione: Heidelberg in Anatomie e Die Apothekerin, Heidelberg e Mannheim in Isi & Ossi, Stuttgart in produzioni quali Tatort e SOKO Stuttgart; Schwäbisch Hall è diventata una location ricorrente. L’immaginario dello Schwarzwald, del castello di Heidelberg, del Bodensee e delle città universitarie ha inoltre avuto una circolazione molto più ampia dei confini regionali. Risonanza 8.3: alcuni elementi territoriali emergono con forza senza bisogno di ricondurre l’intera cultura regionale al Binario: Heidelberg concentra comunicazione intellettuale, vita universitaria, identità codificate e il contrasto fra appartenenza visibile e pratiche riservate delle confraternite; Karlsruhe lega informazione, diritto, tecnologia e Medienkunst; la tradizione faustiana trasforma magia, conoscenza proibita, patto, morte e leggenda in uno dei racconti europei più trasmessi e continuamente riscritti; le città distrutte dalla guerra conservano e comunicano memorie traumatiche attraverso ricostruzione, documentazione e commemorazione; persino la Fasnet opera attraverso maschera, doppia identità, linguaggio, inversione e temporanea alterazione delle regole sociali. La Schwäbische Alb porta questa relazione molto più indietro nel tempo: il Löwenmensch combina forma umana e animale, mentre flauti e figurine mostrano che rappresentazione simbolica e produzione sonora accompagnano le prime culture di Homo sapiens documentate nella regione. Multidimensionalità: il territorio offre un asse trasversale insolitamente ricco. La figura storica di Johann Georg Faust collega medicina, astrologia, alchimia, magia e successiva costruzione leggendaria; Knittlingen conserva il principale museo dedicato al mito e Staufen la tradizione della sua morte. Hölderlin apre un altro campo attraverso poesia, esperienza visionaria, trasformazione della coscienza e lunga condizione liminale della sua vita a Tübingen; Hermann Hesse attraverso opere quali Demian, Siddhartha, Der Steppenwolf e Das Glasperlenspiel interroga identità, polarità, realtà interiori, iniziazione e possibilità alternative di organizzare l’esperienza. Le grotte paleolitiche della Schwäbische Alb costituiscono il livello più remoto: il Löwenmensch, essere impossibile nella zoologia ordinaria ma realizzato come figura circa quarantamila anni fa, documenta una capacità di concepire e comunicare forme che oltrepassano l’esperienza immediatamente osservabile; non dimostra una specifica cosmologia, ma costituisce una testimonianza eccezionale della comparsa dell’immaginazione simbolica. Fasnet e tradizioni della maschera aggiungono forme ritualizzate di identità altra; Romanticismo, leggenda faustiana e successive produzioni letterarie mostrano invece come il territorio abbia trasformato continuamente sogno, doppio, invisibile, metamorfosi e mondi interiori in patrimonio culturale. In prospettiva provisionalista questi materiali non richiedono di stabilire se le realtà rappresentate siano ontologicamente vere, false, simboliche, psicologiche o spirituali: interessano perché il territorio ha prodotto e conservato dispositivi culturali nei quali differenti descrizioni della realtà possono essere formulate, attraversate e trasmesse senza ridursi necessariamente a un’unica interpretazione.
Sigillo: un cerchio collegato al centro da una linea ondulata che conduce a un foglio scritto. Questo sigillo promuove la capacità di esprimere la r parte dei sentimenti nascosti e delle informazioni controverse attraverso forme ordinarie di comunicazione, come lingua, fotografia, video, ecc. È anche ideale per rilasciare quantità eccessive di informazioni accumulate attraverso esposizioni a media e internet. Promuove la capacità di accettare stati di coscienza profondi e anche di essere in grado di integrarsi nella vita di tutti i giorni, specialmente attraverso la comunicazione scritta o verbale. Induction Programme: 291096 – 8.3 “Give space to an unrestrained urge to write, moving first into the Vertical Hub of the Core Template Sphere and then shifting into Sector 3 to do the writing. Continue as long as it is needed and until you have written all that you can, even exceeding your limits and reaching a point of extreme tiredness. Then lie down in bed or in a warm environment, enter the Vertical Hub of the Core Template Sphere, use the chant of 8.3 for three times, place your hands below your head and gently rock it for a few minutes, then place your right hand on your genitals and your left hand on your head. At this stage you can fall asleep and move into the dream-world, or remain still in still in such a position. You can release this position, if this occurs spontaneously, yet in case you experience agitation or grievances, return to the previous arrangement. Upon waking up or, in case you don’t fall asleep, after at least 15 minutes, yet preferably more, get up and write what has happened.” Binary Programme 1 – Pahekarubhe 1: 051198 – 8.3 Allow your writings to be reduced. Allow information to move freely and fast. There are many books in your garden. Allow to work with lightness and ease. With this binary secrets find their expression. Glide through the expression because you have us as a Guide. You are only a periscope and you only need to say what you see. Do not be concerned about what abides in the depth of the sea. There all is darkness, yet you can allow darkness to see what is happening in the surface. You provide the information that allows us to lead the earth. You spread the information that comes from us, people of Quiumakai, those who walk under your feet. In the cave there are some birds, merrily twittering and flying. They settle near the external exit, waiting for something. One of them brings the potion. A submarine moves very fats, then it stops. Some beings emerge from the submarine showing books and newspapers. We bring news from below and we are with you in your intent of letting them out. We have these books and pages, and give them to you, so that you can spread them. Create many books, if this is pleasing to you. You can become the editor of a series. I ask support to the binary so as to allow what abides below to find expression. I take the books and bring them to the puplisher, who publishes them.
ATLANTE STATI HANDORIANI — UTRIMANIC (HOP): Nazione di Utrimanic (Hop): Utrimanic, comunemente chiamata Hop, è una vasta nazione UNH situata fra le regioni centrali e orientali e svolge una funzione primaria di collegamento fra le due aree. Canali navigabili, vie terrestri e marittime e sistemi di trasporto ad alta velocità ne fanno uno dei maggiori nodi di comunicazione UNH. Un collegamento privilegiato unisce Hop a Friian: pur essendo separate da una distanza considerevole, le due città mantengono scambi continui, con abitanti di Hop che lavorano nella grande metropoli e studenti provenienti da Friian che frequentano l’Università di Hop. Utrimanic ebbe un ruolo decisivo durante la Große Depression dell’Età 1, quando i suoi Grandi Salvatori contribuirono al ristabilimento della connessione di Friian con il Sistema degli Stati Handoriani. La vocazione nazionale alla comunicazione non riguarda solo quantità e velocità dell’informazione, ma la capacità di far emergere ciò che rimane nascosto: giornalismo investigativo, informazioni confidenziali, ricerca, editoria, libri e giornali hanno un’importanza centrale. Le grandi case editrici di Utrimanic diffondono materiali provenienti anche da livelli remoti o difficilmente accessibili delle UNH. Utrimanic è inoltre un marchio tecnologico di primo piano, associato a elaboratori e sistemi di comunicazione multidimensionali nei quali immagini e contenuti dello schermo possono assumere consistenza tridimensionale e interagire con lo spazio circostante. Lo stesso nome è portato dalla squadra nazionale. 8-3-1 Heterogametic: occupa una delle aree di transito della vasta rete di Utrimanic e partecipa alla funzione nazionale di connessione fra regioni diverse delle UNH. Il nome richiama una configurazione basata sull’incontro di elementi differenti, caratteristica riconoscibile anche nella struttura territoriale: flussi provenienti da direzioni diverse vi vengono raccolti, separati e redistribuiti; appartiene al sistema estremamente mobile di Utrimanic, nel quale comunicazioni, trasporti e circolazione delle informazioni mantengono in contatto aree anche molto distanti. 8-3-2 Headmastership: rete interna che alimenta i grandi centri culturali e universitari della Nazione. Il toponimo si associa con direzione, insegnamento e trasmissione organizzata del sapere; territorio attraversato da circolazione di studenti, testi, informazioni e persone fra i diversi centri nazionali. 8-3-3 Hop: trinità della capitale di Utrimanic, area antichissima e storica, dotata di prestigio e funzioni che superano largamente le sue dimensioni. Il collegamento rapido con Friian produce movimento continuo nelle due direzioni. L’Università di Hop è fra le istituzioni accademiche più rinomate delle UNH, con una tradizione di eccellenza soprattutto negli studi di linguaggio e comunicazione. Un luogo emblematico della capitale è Haptic, denominazione provvisoria dell’asse urbano precedentemente tradotto in modo improprio come «Viale delle Crepe»: lungo i suoi edifici grandi superfici informative trasmettono senza interruzione materiali provenienti dalle diverse regioni handoriane. Non si tratta soprattutto di informazione elementare, ma di documentazione ricercata, dati difficili da reperire, rivelazioni e contenuti confidenziali. Hop possiede infatti una cultura investigativa rinomata per la capacità di ricostruire ciò che si trova dietro l’informazione manifesta e produrre grandi scoop. Università, editoria, giornalismo e tecnologie mediatiche fanno della capitale un centro nel quale informazioni profonde vengono portate in superficie e rese comunicabili. 8-3-4 Harp: si apre sulla Heaven’s Bay e costituisce uno dei principali accessi marittimi di Utrimanic. Il porto integra navigazione di superficie, canali nazionali e una notevole rete di comunicazione sottomarina, collegando così le vie terrestri della Nazione con quelle acquatiche. La sua peculiarità più celebre è una grande libreria sottomarina, sviluppata in strutture che proseguono sotto il livello del mare e consentono conservazione, consultazione e circolazione di materiali attraverso gli itinerari sommersi. Libri, documenti e informazioni possono quindi raggiungere Harp tanto dall’interno della Nazione quanto dalle vie marine. La presenza sottomarina appartiene a una cultura più ampia di Utrimanic nella quale ciò che proviene dalle profondità viene trasportato verso luoghi nei quali può essere letto, elaborato e diffuso. Heaven’s Bay è così insieme porto, accesso e spazio di comunicazione. 8-3-5 Ulric, Uralp, Usurp, Unzip: possiede una struttura policentrica, articolata fra Ulric, Uralp, Usurp e Unzip, e occupa un punto strategico della rete nazionale. È qui che ha sede Hectic, una delle maggiori case editrici UNH. L’editoria ha nella Nazione una funzione molto più ampia della semplice produzione commerciale: libri, periodici e documenti sono strumenti fondamentali attraverso i quali materiali raccolti nei diversi centri vengono selezionati, ridotti, organizzati e messi nuovamente in circolazione. Le quattro località della Trinità partecipano a questo sistema policentrico, nel quale la rapidità dello scambio permette a materiali provenienti da aree lontane di raggiungere in breve tempo editori, lettori e reti informative. 8-3-6 Hectic, Hiccup, Undivided Will of the Sonship: Hectic e Hiccup formano con Undivided Will of the Sonship una Trinità dai toponimi fortemente contrastanti: movimento irregolare e improvviso nei primi due, unità nel terzo. Hectic è inserita direttamente nella grande cultura editoriale di Utrimanic e il suo nome è associato anche alla prestigiosa attività editoriale nazionale. La circolazione dei testi è rapida e abbondante, ma uno degli aspetti caratteristici della cultura locale consiste proprio nel trasformare accumuli di informazioni in forme leggibili e trasmissibili. Hiccup introduce l’idea di interruzione e ripresa all’interno di questa continuità, mentre Undivided Will of the Sonship conserva un riferimento più unitario. 8-3-7 Habacuc, Unclamp, Hailwic, Healed Relationship: Habacuc, Unclamp, Hailwic e Healed Relationship compongono una Trinità ove i nomi accostano trasmissione, apertura e relazione. Nel sistema nazionale delle comunicazioni l’area partecipa alla liberazione e redistribuzione di informazioni che possono essere rimaste confinate o difficilmente accessibili. La presenza di Healed Relationship introduce inoltre nel paesaggio toponomastico di Utrimanic un riferimento esplicito alla relazione ristabilita, significativo in una Nazione la cui memoria storica comprende il ripristino delle connessioni di Friian durante la Große Depression. 8-3-8 Horoskop, Hieratic, Holistic: compongono una Trinità nella quale tre differenti modalità di lettura e organizzazione dell’informazione convivono nello stesso territorio. I toponimi evocano rispettivamente configurazione, codificazione e visione d’insieme; non vengono però trasformati in istituzioni inesistenti; l’area partecipa alla cultura nazionale della ricerca e dell’interpretazione, nella quale l’informazione non viene solo trasmessa ma esaminata nelle sue strutture, nelle connessioni e nei livelli meno evidenti. La rete mediatica multidimensionale permette inoltre di trattare materiali che non rimangono confinati alla rappresentazione bidimensionale: dati, immagini e forme possono essere visualizzati nello spazio e osservati da prospettive differenti. Horoskop, Hieratic e Holistic restano tre centri distinti di questa Trinità. 8-3-9 Utrimanic, Heffalump: condivide con la Nazione il proprio nome ed è uno dei centri nei quali l’identità nazionale diventa più visibile. Il nome Utrimanic designa infatti anche il grande brand di elaboratori e sistemi di comunicazione multidimensionali sviluppato nelle UNH. Questi apparecchi non corrispondono ai normali computer o televisori terrestri: il contenuto visualizzato può uscire dalla superficie dello schermo, acquistare consistenza tridimensionale e diventare oggetto d’interazione nello spazio dell’utente. Comunicazione, visualizzazione e manifestazione risultano quindi integrate nello stesso dispositivo. Heffalump appartiene alla medesima Trinità ma non possediamo ancora dati sufficienti per attribuirgli una funzione specifica. Anche la squadra nazionale porta il nome Utrimanic, rendendo il termine simultaneamente geografico, tecnologico, culturale e sportivo. 8-3-10 Hierarchic: centro più piccolo di Hop ma possiede un prestigio che supera ampiamente le sue dimensioni. Qui si trova l’Università di Hierarchic, istituzione autonoma e non succursale dell’Università di Hop. È celebre per la formazione dei quadri dirigenti: i suoi percorsi più prestigiosi preparano persone destinate ad assumere funzioni di responsabilità non soltanto nella Nazione di Utrimanic ma nell’intero Stato. La vicinanza funzionale fra le due grandi tradizioni universitarie non implica quindi dipendenza: Hop eccelle soprattutto nel linguaggio e nella comunicazione, mentre Hierarchic sviluppa una formazione orientata alla direzione e all’organizzazione delle strutture statali. La presenza di un’istituzione di tale rango in una cittadina relativamente piccola contribuisce alla singolarità della Trinità e al policentrismo culturale di Utrimanic. 8-3-11 Hustensirup, Holoblastic: Trinità a due centri predisposta alla distribuzione capillare di libri, giornali e informazioni a livello alto MD. 8-3-12 Histogenetic: suggerisce generazione e formazione di strutture attraverso il tempo, ma in assenza di ulteriori dati non viene assunto come prova di una specifica funzione biologica, storica o istituzionale; appartiene alla grande rete che permette alle informazioni di attraversare l’intero territorio e di raggiungere i principali nodi editoriali, universitari e mediatici.
Riferimento degli Stati Handoriani
Nazioni Unite di Handor (UNH) – Frian, Nazione di Utrimanic (o Hop).
Questa nazione è la terra dei grandi salvatori dello Stato, che ha permesso a Frian di ristabilire la sua connessione con il Sistema degli Stati Handoriani durante la Grande Depressione all’età 1. La capitale è Hop, celebre per il Viale delle Crepe e per la sua Università.
8-3-1 Heterogametic
8-3-2 Headmastership
8-3-3 Hop,
8-3-4 Harp,
8-3-5 Ulric, Uralp, Usurp, Unzip
8-3-6 Hectic, Hiccup, Undivided Will of the Sonship
8-3-7 Habacuc, Unclamp, Hailwic, Healed Relationship
8-3-8 Horoskop, Hieratic, Holistic
8-3-9 Utrimanic, Heffalump
8-3-10 Hierarchic
8-3-11 Hustensirup, Holoblastic
8-3-12 Histogenetic
REGIONE D8-3: Baden-Wuerttemberg
D8-3: GERMANIA, Baden-Württemberg, Stoccarda, Böblingen, Calw, Pforzheim (8); Esslingen, Göppingen, Heidenheim, Ostalbkreis (1), Alb-Donau, Reutlingen, Ulm (2), Biberach, Ravensburg, Sigmaringen (3), Bodensee, Costanza, Tuttlingen (4), Freudenstadt, Rottweil, Tubinga, Zollernalbkreis (5) , Breisgau-Hochschwarzwald, Friburgo, Lörrach, Schwarzwald-Baar-Kreis, Waldshut (6), Baden-Baden, Emmendingen, Ortenaukreis, Rastatt (7), Enz, Karlsruhe, Ludwigsburg (9), Heidelberg, Mannheim, Rhein-Neckar- Kreis (10), Heilbronn, Hohenlohe, Main-Tauber (11), Ostalbkreis, Rems-Murr-Kreis, Schwäbisch Hall (12).
Pronto soccorso multidimensionale – Pratica di liberazione nell’emergenza: La pratica proposta riguarda una delle possibili modalità operative da utilizzare in una situazione di emergenza multidimensionale, una condizione che non viene concepita soltanto come eventualità futura, ma come qualcosa che sul piano terreno è costantemente presente e diventa evidente quando viene meno lo stato di trance e di amnesia associato alla realtà consensuale. Una crisi, un forte malessere o una condizione di emergenza possono infatti emergere proprio nel momento in cui la consapevolezza si espande e diventa più sensibile alla sofferenza e al dolore caratteristici, nella prospettiva adottata dalla pratica, di una realtà fondata sulla separazione. Normalmente questa percezione viene arginata dai meccanismi della realtà consensuale, ma tale protezione è precaria e può interrompersi; per alcune persone particolarmente sensibili viene meno con maggiore frequenza, rendendo molto difficile servirsi delle abituali forme di adattamento o anestesia. Il lavoro consiste allora nell’utilizzare questa stessa sensibilità come possibilità di passaggio verso una consapevolezza più ampia, cercando al tempo stesso di ridurre i rischi derivanti dall’impatto con ciò che emerge. Si parte da una situazione concreta di crisi sufficientemente intensa da produrre dolore o sconvolgimento, ma nella quale sia ancora possibile mantenere la coscienza. Può trattarsi di dolore fisico, di una crisi emotiva o mentale, di una difficoltà relazionale o di un conflitto con l’ambiente; una caratteristica tipica dell’emergenza multidimensionale è che alla sofferenza si aggiunga la sensazione di non essere compresi dall’ambiente circostante. In questa condizione si porta immediatamente attenzione al respiro. Si riconosce ciò che sta accadendo, ma invece di sviluppare ulteriormente la crisi ci si concentra sul respiro fisico e, simbolicamente, su un respiro più profondo che lo sottende. Il respiro fisico costituisce il dato pragmatico più immediatamente riconoscibile e diventa il punto di accesso a un principio vitale più ampio. Persino nell’ipotesi estrema che il respiro possa venire meno, la pratica invita ad affidarsi a ciò che simbolicamente viene concepito come il respiro sottostante al respiro. Il processo viene articolato in tre fasi: inspirazione, intervallo ed espirazione. Durante l’inspirazione si lascia che tutto ciò che viene percepito come dolore, sofferenza o causa della crisi entri pienamente nel campo della consapevolezza; non lo si evita, ma lo si riconosce e ascolta nei dettagli che risultano accessibili. Al termine dell’inspirazione si incontra l’intervallo, concepito come un varco o portale attraverso il quale quanto è stato riconosciuto può transitare. L’espirazione completa il processo svuotando e riversando ciò che è stato percepito in un canale di liberazione. Si inspira riconoscendo il malessere, nell’intervallo si apre il varco, si espira lasciando andare. La semplicità di questa operazione contiene diverse funzioni. Innanzitutto permette di fermarsi e di passare dalla posizione di vittima o protagonista della crisi a quella di testimone, attivando una funzione operativa associata alla natura multidimensionale. Il processo mira soprattutto a svuotare progressivamente l’identificazione con la realtà separata: la funzione essenziale attribuita all’essere umano nella pratica è precisamente lasciare andare l’identificazione. Finché ci si identifica completamente con il corpo, con i suoi attributi e con la propria configurazione umana, si rimane vincolati alla separazione; nel modello esposto, neppure la morte fisica garantisce automaticamente la liberazione, perché il magnetismo prodotto dall’identificazione può ricondurre alla dimensione terrena. Respirare consapevolmente ciò che accade e lasciarlo andare attiva invece un processo inverso, che richiede esercizio e implica una scelta deliberata. «Lasciare andare», o perdonare nel significato attribuito qui al termine, costituisce la formula centrale della pratica: si identifica ciò che disturba, ma anche ciò che procura piacere o gratificazione, e lo si rilascia. La ragione è che tutto ciò che viene percepito all’interno della realtà separata, piacevole o spiacevole, appartiene comunque a una visione dualistica che divide l’esperienza in forze antagoniste. Proseguendo con il respiro si osservano quindi più precisamente le caratteristiche della crisi e si riconoscono le forze in conflitto. Nel dolore fisico il conflitto può essere rappresentato, per esempio, dalla lotta tra agenti patogeni e difese dell’organismo; in una difficoltà relazionale dalle diverse parti contrapposte. Il punto non è stabilire chi abbia ragione, interpretare o giudicare, ma prendere atto dell’esistenza del conflitto così come viene percepito. Nella narrativa multidimensionale della pratica, la realtà separata viene descritta come un campo nel quale la lotta è incessante e può rimanere nascosta anche dietro manifestazioni apparentemente armoniose. Quando i consueti filtri percettivi si indeboliscono, la percezione di questa conflittualità può diventare estremamente dolorosa. Il malessere viene allora considerato non come una colpa personale, ma come ciò di cui in quel momento si è testimoni. Il primo passo consiste nel riconoscerlo: c’è una lotta, c’è dolore, c’è qualcosa che appare terribile o ingannevole. Dopo averlo riconosciuto, si sceglie di non permettere che continui a dominare la coscienza; si apre simbolicamente il varco e con l’espirazione lo si lascia andare. Non ci si attacca al contenuto e non si cerca immediatamente di modificarlo: nell’ambito specifico della pratica, l’azione consiste nel respirarlo fuori. Questo svuotamento viene considerato preliminare a qualunque autentico rapporto con realtà multidimensionali luminose, perché in sua assenza ciò che viene percepito oltre il piano fisico rischia di riprodurre il dualismo e le distorsioni della realtà separata. Il modello contempla infatti non soltanto la separazione manifesta sul piano materiale, ma anche configurazioni sottili e invisibili che possono riprodurne la stessa struttura. Per questo non si ricerca subito una guida, un messaggio o un’informazione: il primo confronto multidimensionale è con il vuoto e con il lasciare andare. Qualunque informazione venga ricevuta senza un precedente processo di liberazione viene considerata potenzialmente condizionata. Lo svuotamento deve quindi diventare una pratica regolare e allenata; in seguito possono emergere spontaneamente elementi intuitivi o luminosi, che vengono riconosciuti senza interrompere il processo di rilascio. Una pratica può durare dieci, quindici o trenta minuti. Al termine si prende semplicemente atto di ciò che è accaduto e si lascia che la connessione stabilita continui mentre si ritorna alle attività quotidiane. Si accetta preventivamente che, tornando nell’ordinarietà, ci si possa nuovamente perdere, turbare o identificare con ciò che accade; anche questo diventerà materiale per una successiva pratica di liberazione. L’indicazione ideale è di dedicare ogni giorno almeno tre momenti definiti a questo lavoro, possibilmente cinque, oltre agli interventi effettuati quando se ne presenti la necessità. Per chi è particolarmente sensibile, l’emergenza multidimensionale viene infatti considerata una condizione potenzialmente continua: rinviare sistematicamente il processo di rilascio significa permettere alla sofferenza e all’identificazione di riaffermarsi. Ciò non comporta però entrare in antagonismo con la dimensione terrena. La pratica invita piuttosto a cercare una posizione di neutralità, evitando tanto l’idealizzazione romantica della Terra e della creazione quanto una condanna che alimenterebbe un nuovo conflitto. Può emergere una rabbia intensa verso l’ambiente, la realtà umana, gli inganni e le manipolazioni che si ritiene di avere subito; questa rabbia non viene negata, ma trattata con la stessa procedura. La si riconosce pienamente e poi la si libera attraverso il respiro. L’impatto con ciò che viene percepito dietro le consuete rappresentazioni della realtà può risultare talmente forte da produrre una nuova crisi e favorire il ritorno all’amnesia; proprio per questo si continua a operare nello spazio di neutralità. Negli ultimi minuti della pratica si respira insieme lasciando andare sia il dolore sia la rabbia associata alla consapevolezza delle sue cause: l’energia liberata viene orientata simbolicamente verso il «ritorno a casa», che richiede di alleggerirsi dal peso dei rancori, della rabbia e del dolore. L’intera pratica si fonda dunque su un movimento estremamente essenziale e ripetibile: riconoscere attraverso l’inspirazione, aprire il varco nell’intervallo, liberare attraverso l’espirazione. Non viene richiesto di risolvere intellettualmente la crisi, di combatterla o di costruire immediatamente una realtà alternativa; il primo atto consiste nel cessare di esserne completamente identificati. In questo senso il respiro trasforma progressivamente chi soffre da soggetto catturato dall’emergenza a testimone capace di riconoscere ciò che accade, attraversarlo e lasciarlo andare, mantenendo aperta la possibilità di una consapevolezza più vasta.
