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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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8.6 Scorpione/Vergine

8.6x

8.6 (Scorpione/Vergine)

Avvertenza: questa pagina è in costruzione. Le informazioni fornite hanno carattere strategico e provvisorio, non sono da intendere come definitive e possono essere integrate o contraddette da altre prospettive presenti nella pagina. Per ulteriori informazioni si prega di leggere la Liberatoria e la Guida.

Numero: 90. Gradi: 25°-27½° Scorpione. Segni: Scorpione/Vergine. Case: VIII/VI. Pianeti: Plutone/Mercurio. Polarità: negativa/negativa. Elementi: acqua/terra. Qualità: fissa/mutevole. Aspetto: sestile. Fase: balsamica. Anatomia: genitali, apparato escretore; intestino. Colori: verde-blu/giallo-verde. Modulazione: Trasformatore Guaritore. HSS: Nazioni Unite di Handor (UNH): Hatrevilians. Spirito: Harassah Kahesepoh. PTU: Germania: Thüringen. Lettere: H/U, F/S.

Pregi: analisi, concentrazione, dovere, guarigione, impegno, intensità, magnetismo, passione, precisione, resistenza, servizio. Rancori: criticismo, dipendenza dal lavoro, dislocamento di liberazione, invasioni grahiche, ossessione, tendenze suicide, visione ristretta. Temi: completamento, psicopompi, sessualità sacra.

Esponenti: Biagio Antonacci (mus), J.G. Ballard (lett), Owen Barfield (f&p), Antoine Bourdelle (art), Benjamin Britten (mus), Richard Burton (spet), Jennifer Charles (mus), Gwendoline Christie (spet), Anatolij Dneprov (lett), Alan Dean Foster (lett), Jodie Foster (spet), Filippo Goti (gn), Gerhart Hauptmann (lett), Napoleon Hill (lett), Rajkumar Hirani (spet), Uğur Işılak (mus), Irfan Makki (mus), Matthew McConaughey (spet), Terence McKenna (spa), Robert Nozick (f&p), Oliver Onions (lett), Svetlana Surganova (mus), Bernardino Telesio (f&p). Modelli: Peter Adair (spet), Biagio Antonacci (mus), J.G. Ballard (lett), Owen Barfield (f&p), Antoine Bourdelle (art), Benjamin Britten (mus), Richard Burton (spet), Jennifer Charles (mus), Max De Angelis (mus), Anatolij Dneprov (lett), Jodie Foster (spet), Filippo Goti (gn), John Guillermin (spet), Napoleon Hill (lett), Rajkumar Hirani (spet), Uğur Işılak (mus), k.d. lang (mus), Alberto Lattuada (spet), Lorde (mus), Irfan Makki (mus), Matthew McConaughey (spet), Terence McKenna (spa), Giovanna Mezzogiorno (spet), Mike Nichols (spet), Robert Nozick (f&p), Oliver Onions (lett), Francesco Rosi (spet), Les Sampou (mus), Marjane Satrapi (spet), Sydney Sibilia (spet), Svetlana Surganova (mus), Bernardino Telesio (f&p).

Ciò che può causare danni a te e agli altri è anche quel che può guarire te e gli altri. Dipende da come lo usi. Non ci sono buone e cattive energie, ci sono solo operatori buoni e poco buoni. E quelli poco buoni possono sempre diventare buoni.

Nel sistema astrologico binario, Sole in Scorpione (8) e Luna in Vergine (6) costituiscono il binario 8.6 o il numero binario 90. 8.6 è una miscela di acqua fissa e terra mutevole. I segni fissi (Toro, Leone, Scorpione, Acquario) rappresentano le zone di potere e di riserva del proprio elemento. 8.6 consolida e accumula l’energia elementale, che viene quindi distribuita dai segni mutabili (Gemelli, Vergine, Sagittario, Pesci), i sostenitori della mobilità e dell’integrazione.

8.6 fonde l’intensità, il magnetismo, la passione dello Scorpione con il servizio, la versatilità, la discriminazione, la precisione e la prudenza della Vergine. La risonanza con questa combinazione offre una straordinaria capacità di analisi, introspezione, concentrazione, impegno e indagine multidimensionale.

8.6 opera agevolmente nei campi più avanzati di guarigione scientifica e sciamanica, così come in tutto ciò che richiede una notevole attenzione verso particolari solitamente ignorati dalla percezione ordinaria. La consapevolezza di 8.6 include molti elementi incompatibili con la realtà consensuale, così come un intuito di anticipazione, per lo più funesto, riguardo quello che potrebbe accadere nell’immediato o più remoto futuro. Notevoli problemi possono derivare a proposito nell’interazione con l’ambiente sociale e nelle relazioni intime, soprattutto quando tali elementi sono costantemente analizzati in maniera disfunzionale e fonte d’incessante e ossessiva preoccupazione. 8.6 è uno psicopompo ideale, oltre che maestro potenziale nell’impiego dell’energia sessuale per fini svincolati dalla riproduzione fisica, dall’erotismo o da altri aspetti ingannevoli e apparentemente piacevoli della realtà separata. In quanto tale, questa combinazione seleziona in modo accurato i suoi rapporti umani, assicurandosi che i loro scopi siano chiari, evitando quindi socializzazioni fini a se stesse e preferendo decisamente la solitudine piuttosto che compromessi nelle relazioni o convivenze.

Ciò che vincola la coscienza umana nella separazione e la tiene ancorata nell’atroce esperienza d’identificazione con un corpo di carne è la natura perversa, altamente ingannevole e corrotta della sua percezione, di cui 8.6 è assai consapevole. Il paradigma umano è il prodotto di una configurazione arbitraria, fondamentalmente meccanica, di cui l’uomo è un mero ingranaggio, che s’illude tuttavia di non essere tale. Da qui deriva la sua ossessione nel seguitare a ripetere e ricercare le esperienze a cui attribuisce valore esclusivamente all’interno del suo paradigma separato, attribuendo potere e libertà a una condizione che lo condanna a una schiavitù cronica. Scrive Owen Barfield: “Tutta la natura cosciente ha esperienze di piacere e dolore. Solo l’uomo può deliberatamente voler ripetere un’esperienza. E la ripetizione, vissuta come tale, è al centro, nel bene e nel male, della sua facoltà di ragionare, e rende così possibile il suo linguaggio, la sua arte, la sua morale, anzi la sua umanità. Eppure è il nemico della vita, perché la ripetizione è essa stessa il principio, non della vita ma del meccanismo”.

8.6 è pragmaticamente consapevole della maledizione in cui è intrappolato il genere umano, così come degli aspetti più ingannevoli della realtà consensuale e materiale. Questa consapevolezza contribuisce ad alimentare la sua tendenza alla segretezza o alla finzione, tanto risulta inconciliabile con la percezione della gente ordinaria. In particolare, l’impatto della maledizione è qui evidente nel rapporto con il corpo fisico e la realtà materiale. Scrive Brandon Mull: “La maledizione della mortalità. Trascorri la prima parte della tua vita imparando, diventando più forte, più capace. E poi, non per colpa tua, il tuo corpo comincia a cedere. Stai regredendo. Gli arti forti diventano deboli, i sensi acuti si affievoliscono, le costituzioni resistenti si deteriorano. La bellezza appassisce. Gli organi si fermano. Ti ricordi di te stesso nel fiore degli anni e ti chiedi dove sia andata quella persona. Quando la tua saggezza e la tua esperienza stanno raggiungendo il culmine, il tuo corpo traditore diventa una prigione”.

L’aspetto sestile di Scorpione e Vergine si sviluppa in modo altamente complementare, offrendo occasioni per sperimentare un reciproco senso di armonia sia nell’ordinarietà dell’esistenza sia in momenti di acuta metamorfosi. Il binario in questi casi offre il meglio di sé quando la funzione di rilascio dell’illusione della separazione e l’intera operatività è rivolta al risveglio della propria natura originale.

Quando la Luna calante si trova in Vergine a 60° dal Sole in Scorpione, inizia la fase di Luna Balsamica. È una fase ricettiva cruciale, un tempo di guarigione e di riposo, ma anche d’intensa preparazione e completamento. Qui ti prepari per un nuovo ciclo, la prossima Luna Nuova, e lasci andare i residui del vecchio ciclo. Ciò che è principalmente necessario in questa fase è un lavoro di liberazione e perdono. In questo stadio è facile sentirsi irrequieti, eccitati o disposti a cambiare tutto e iniziare a fare qualcosa di completamente nuovo e imprevedibile. Eppure, in mancanza della decisione ferma intesa a rilasciare rancori riciclati dal passato, nulla di nuovo sarà in effetti mai creato. La domanda qui è: “Che cosa rilascio? Cosa riporto nel prossimo ciclo?”. Soprattutto qui si tratta di essere disposti a ricercare le risposte più esplicite e dirette riguardo i quesiti più scomodi e imbarazzanti, sfidando gli spazi maggiormente oscuri della consapevolezza. L’intuizione è che nel massimo buio, nell’apice di ciò che provoca paura e dolore dimora l’accesso alla luce autentica, distinta da quella artificiale e accomodante della realtà consensuale.

“C’è luce alla fine del tunnel. Il problema è che il tunnel è nella parte posteriore della tua mente. E se non vai nella parte posteriore della tua mente, non vedrai mai la luce alla fine del tunnel. E una volta che lo vedi, il compito diventa quello di potenziarlo in te stesso e nelle altre persone. Diffondilo come una realtà. Dio non si è ritirato al settimo cielo, Dio è una sorta di continente perduto nella mente umana” (Terence McKenna)

Qui si tratta di svegliarsi profondamente, di avvedersi che nella realtà fisica hai le ore contate. Inoltre la durata di questo conteggio è imprevedibile, per cui diventa folle seguitare a rimandare e ritardare le scadenze fatali. Occorre un piano. Hai un piano in questa vita? O preferisci seguitare a vivere così come capita, bevendo e mangiando, riempendoti di ogni tipo di droga? “Se non si dispone di un piano, si diventa parte del piano di qualcun altro” ha osservato Terence McKenna.

McKenna nell’opera Il nutrimento degli dei fornisce una descrizione di tutte le sostanze psichedeliche ritrovate nel regno vegetale, nelle droghe legali (alcool, tabacco, tè, caffè, zucchero, cacao), considerando anche la televisione e i computer come droghe elettroniche. In particolare, McKenna è ostile allo zucchero per i suoi effetti di dipendenza e le conseguenze devastanti che ha avuto sulla coscienza umana, evidenziando che molte guerre sono state combattute per lo zucchero e che intere generazioni sono state sottoposte alla schiavitù per consentirne la coltivazione. Le società attuali sono sorte circa 12.000 anni fa, a causa di un cambiamento climatico e politico che ha manipolato la dieta umana privandola di sostanze che consentivano fino a quel momento di vivere in società fondate sull’amore, la condivisione, il rapporto costante con realtà multidimensionali, delle sorti di paradiso terrestre, in cui il mondo femminile era predominante. Da allora il nostro mondo è diventato una realtà separata, fondata sulla competizione, la miseria e infine la morte, in cui si seguita a mangiare, bere e intossicarsi in ogni modo per dimenticare il proprio destino. Un mondo dominato dall’ego, che McKenna descrive come “una struttura eretta da un individuo neurotico che è membro di una cultura neurotica in contrasto con la realtà della materia. E la cultura, che indossiamo come un cappotto, è il consenso collettivo riguardo quali tipi di comportamenti neurotici sono accettabili”.Eppure basta solo un po’ d’immaginazione, un piccolo gesto creativo per liberarsi dalle pastoie di questo mondo. Scrive McKenna: Un gesto creativo è immergersi nella rete dell’immaginazione umana attraverso quest’oceano di caos in cui siamo sospesi, con l’intenzione di portarsi via qualche buona idea. Sei un’esploratore, e rappresenti la nostra specie, e la cosa buona più grande che puoi fare è di riportare una nuova idea, perché il nostro mondo è in pericolo a causa dell’assenza di buone idee. Il nostro mondo è in crisi a causa dell’assenza di coscienza.

8.6 in particolare, così come ogni binario associato con il segno dello Scorpione, ci confronta in modo assai diretto ed esperienziale con gli spazi più oscuri dell’anima, in cui si celano segreti che dimorano oltre i luoghi comuni della nostra interazione umana. Se sei un assiduo frequentatore di questi spazi oscuri occorre che impari a saperti congedare provvisoriamente dalle attività e relazioni ordinarie della realtà consensuale, perché nessuno in quei momenti può capirti o risuonare con te. Sei fonte di disagio, scomodità, imbarazzo per chi ti circonda, o sei convinto di esserlo. Potenzialmente puoi causare danni a te stesso e agli altri. Allo stesso tempo, se impari a ritirarti dal mondo che ti circonda e a gestire l’intensità emotiva degli spazi oscuri mediante pratiche appropriate, puoi compiere uno tra i più grandi servizi al mondo che ti circonda. A questo proposito è vitale rendersi conto che le forti emozioni oscure che provi in certi momenti sono nella maggior parte dei casi energie collettive e planetarie che necessitano semplicemente essere riconosciute e liberate. Non personalizzare queste emozioni, non attribuirle a te stesso o ad altre persone. Così come ci sono rifiuti organici che necessitano essere smaltiti e riciclati, ci sono pure emozioni che occorre liberare e trasformare.

Nella vita ordinaria la maggioranza delle persone produce rifiuti mentre solo una minoranza si occupa di smaltirli. Similmente a un livello sottile sono generate immani quantità di emozioni e pensieri oscuri che solo una minoranza smaltisce e ricicla. Tu potresti far parte di questa minoranza, senza saperlo. Se questo è il caso puoi ritrovarti a dover smaltire le emozioni oscure di un’intera regione! E allora è vitale che tu sappia cosa fare a riguardo.

Scritti gnostici: Tommaso Didimo è l’apostolo di Gesù associato con lo Scorpione. Noto per essere protagonista sospettoso dell’episodio del Vangelo secondo Giovanni (20,24-29), in cui prima dubita della risurrezione di Gesù e poi lo riconosce, secondo la tradizione predicò fuori dei confini dell’Impero romano, in Persia e India, dove fondò la prima comunità cristiana. A lui è attribuito il Vangelo di Tommaso, da cui riportiamo per ogni binario una selezione di detti:
50. Gesù disse, “Se vi diranno ‘Da dove venite?’ dite loro, ‘Veniamo dalla luce, dal luogo dove la luce è apparsa da sé, si è stabilita, ed è apparsa nella loro immagine.’ Se vi diranno, ‘Siete voi?’ dite, ‘Siamo i suoi figli, e siamo i prescelti del Padre vivente.’ Se vi chiederanno, ‘Qual è la prova che il Padre è in voi?’ dite loro, ‘È il movimento e la quiete.’
51. I suoi discepoli gli dissero, “Quando riposeranno i morti, e quando verrà il nuovo mondo?” Lui disse loro, “Quello che aspettate è venuto, ma non lo sapete.”
55. Gesù disse, “Chi non odierà suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo, e chi non odierà fratelli e sorelle, e porterà la croce come faccio io, non sarà degno di me.”
56. Gesù disse, “Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto una carcassa, e di chiunque ha scoperto una carcassa il mondo non è degno.”
59. Gesù disse, “Guardate colui che vive finché vivete, altrimenti potreste morire e poi cercare di scorgere colui che vive, e non ne sareste capaci.”

BASE ASTROLOGICA 8.6: 8.6 relaziona S8 (Scorpione, gov. Marte/Plutone) con S6 (Vergine, gov. Mercurio), letti anche come Casa VIII e Casa VI. S8 è il principio dominante; S6 ne costituisce la manifestazione e specificazione funzionale. S8 esprime profondità, intensità, crisi, trasformazione, morte, rinascita, eliminazione, sessualità, risorse condivise, inconscio, ombra e accesso a ciò che è nascosto; S6 specifica questo campo attraverso analisi, discriminazione, ordine, metodo, lavoro, servizio, cura, salute, igiene, verifica, purificazione e gestione concreta. L’Acqua di S8 e la Terra di S6 uniscono profondità emotiva e capacità di penetrazione con concretezza, precisione e intervento pratico. La modalità fissa di S8 e quella mutevole di S6 combinano persistenza e capacità di mantenere il contatto con ciò che è difficile con adattamento, revisione e correzione: S8 mantiene aperto il processo trasformativo, mentre S6 distingue, ordina e interviene sui suoi contenuti. La relazione zodiacale di sestile favorisce una cooperazione produttiva fra trasformazione e discernimento: ciò che viene portato in profondità può essere analizzato, purificato e reso funzionale. Sul piano dei Settori/Case, S8→S6 porta la trasformazione nelle aree del lavoro quotidiano, della salute, della cura, dell’igiene e della manutenzione, facendo emergere anche ciò che normalmente viene rimosso o considerato impuro, degradato, patologico o difficile da trattare. I governatori Marte/Plutone→Mercurio collegano intervento, crisi, dissoluzione e rigenerazione con analisi, classificazione, diagnosi e verifica: Marte favorisce l’azione precisa sulle situazioni critiche, Plutone porta l’indagine fino alle cause profonde e Mercurio organizza le informazioni necessarie per comprenderle e intervenire. La fase Sole-Luna va riferita alla relazione fra il Sole in S8 e la Luna in S6, con una dinamica orientata alla progressiva elaborazione concreta di contenuti profondi: l’intensità viene sottoposta a discernimento e trasformata in conoscenza, cura, servizio e intervento. 8.6 esprime così un archetipo che porta la profondità trasformativa di S8 nel campo analitico, terapeutico e operativo di S6, penetrando nelle cause nascoste, distinguendo ciò che deve essere conservato da ciò che deve essere eliminato e trasformando crisi, rimosso e materiale profondo in conoscenza, purificazione, guarigione e funzione.

TEMI ESTESI 8.6: [0] 8.6: costituisce la chiave archetipica in codice da cui si sviluppano i temi seguenti e ogni ulteriore tema potenziale individuato attraverso la ricerca e l’applicazione a linguaggi, sezioni e contesti differenti. Non esprime un significato fisso né si esaurisce nei temi già formulati. Ogni applicazione riconosce la configurazione specifica; l’espressione unificante, funzionale o luminosa e quella separante, disfunzionale o ombra. [1] Trasformazione e discernimento: crisi, mutamenti profondi, contenuti rimossi e processi di dissoluzione vengono sottoposti ad analisi, discriminazione e verifica, individuandone cause, componenti e possibilità d’intervento. La trasformazione procede attraverso un esame preciso che distingue ciò che deve essere conservato, corretto, eliminato o rigenerato. L’analisi può autonomizzarsi in controllo, sospetto, criticismo e ossessione oppure la spinta trasformativa può rifiutare il discernimento, lasciando i contenuti profondi indifferenziati o stagnanti. [2] Rilascio e purificazione: ciò che è esaurito, deteriorato, contaminante, represso o stagnante viene riconosciuto, separato, eliminato, depurato o riciclato. Il rilascio libera risorse trattenute e permette di trattare residui corporei, psichici, relazionali, ambientali o simbolici attraverso procedure di pulizia e recupero. La purificazione può degenerare in compulsione, disgusto, espulsione indiscriminata e ossessione per impurità o contaminazione oppure l’attaccamento può impedire il rilascio, producendo accumulo e stagnazione. [3] Crisi e guarigione: malattia, ferita, trauma, deterioramento e condizioni limite vengono affrontati attraverso diagnosi, cura, trattamento, assistenza e recupero. Il contatto con la crisi permette di riconoscerne i processi e convertirne l’intensità in intervento terapeutico e servizio. La cura può degenerare in controllo incessante di sintomi e corpo, ipocondria o dipendenza dal trattamento oppure la crisi può assorbire ogni funzione terapeutica, producendo identificazione con malattia, trauma o dolore. [4] Contenuti nascosti e lavoro analitico: segreti, rimosso, tabù, impulsi, paure, vergogna e altri contenuti occultati vengono sottoposti ad attenzione, discriminazione, classificazione e lavoro continuativo. Ciò che normalmente rimane nascosto può essere riconosciuto, distinto e trattato senza essere negato o trasformato automaticamente in identità. Il lavoro analitico può diventare investigazione compulsiva, autocritica e persecuzione del dettaglio oppure il bisogno di occultamento può impedire l’esame e mantenere attivi segreti, rimozioni e proiezioni. [5] Processi estremi e servizio: morte, lutto, emergenza, crisi psichica, trasformazioni corporee e altre esperienze limite vengono affrontati attraverso presenza operativa, disciplina, competenza, assistenza e cura. La capacità di sostenere il contatto con situazioni difficili diventa servizio concreto nei processi di trasformazione, perdita e passaggio. Il servizio può degenerare in sacrificio compulsivo, dipendenza dal lavoro o necessità di rendersi indispensabili oppure l’intensità della crisi può prevalere sulla funzione operativa e produrre isolamento, segretezza o attrazione sterile per l’estremo. [6] Occulto e investigazione: ciò che è nascosto, occultato, segreto o difficilmente accessibile viene ricercato attraverso tracce, anomalie, dettagli, osservazione precisa e confronto sistematico dei dati. L’indagine permette di portare alla luce configurazioni e informazioni celate e di renderle verificabili e utilizzabili. L’attenzione investigativa può degenerare in sospetto, sorveglianza, interpretazione ossessiva e costruzione di connessioni non verificate oppure ciò che è nascosto può essere protetto o rimosso fino a impedire qualsiasi indagine. [7] Sessualità, castità e cura: energia sessuale, desiderio, intimità e pulsioni profonde incontrano discriminazione, continenza, castità, igiene, cura e disciplina del corpo. L’intensità sessuale può essere riconosciuta e orientata senza richiederne né repressione né espressione automatica, diventando anche energia disponibile per guarigione, servizio, pratica spirituale o trasformazione. La discriminazione può degenerare in repressione, vergogna, ossessione per purezza e contaminazione oppure l’intensità pulsionale può sottrarsi al discernimento e produrre compulsione, dipendenza, manipolazione o abuso. [8] Morte, decomposizione e trattamento: morte, decadimento, decomposizione e disfacimento della materia vengono affrontati attraverso osservazione, gestione, igiene, trattamento, smaltimento e recupero. Il contatto metodico con ciò che muore o si decompone permette di accompagnarne i processi, trattarne i residui e riconoscere le condizioni nelle quali può avvenire rigenerazione. Il trattamento può trasformarsi in controllo sterile e rifiuto della decomposizione oppure morte e disfacimento possono prevalere sulla capacità di gestione, producendo contaminazione, accumulo o paralisi. [9] Rilascio, completamento e perfezionamento: la conclusione di cicli, relazioni, identità e configurazioni esaurite richiede il trattamento preciso dei residui che continuano a mantenerli attivi. Il rilascio permette di completare, correggere e rifinire ciò che resta incompiuto prima del passaggio a una nuova configurazione. Il perfezionamento può degenerare in revisione interminabile, perfezionismo e incapacità di concludere oppure la spinta a chiudere e trasformare può eliminare prematuramente elementi che richiedono ancora lavoro. [10] Tossicità e trattamento: sostanze, emozioni, impulsi, materiali e processi tossici, contaminanti o distruttivi vengono identificati, analizzati e sottoposti a neutralizzazione, depurazione, smaltimento o trasformazione. La conoscenza precisa di ciò che danneggia permette di contenerlo e, quando possibile, convertirne il potenziale in protezione, cura o rigenerazione. Il trattamento può degenerare nell’illusione di controllare ogni elemento pericoloso, nell’ossessione per contaminazione e sicurezza oppure la forza distruttiva può sottrarsi alla gestione e trasformare il contatto con il tossico in esposizione, dipendenza o danno.

TEMI BASE 8.6: [0] 8.6. [1] Trasformazione e discernimento: processi profondi di crisi e mutamento sottoposti ad analisi, discriminazione e verifica. [2] Rilascio e purificazione: eliminazione, depurazione e riciclo di ciò che è esaurito, stagnante o contaminante. [3] Crisi e guarigione: crisi, ferita, trauma e malattia affrontati attraverso diagnosi, cura, trattamento e recupero. [4] Contenuti nascosti e lavoro analitico: segreti, rimosso, tabù e contenuti occultati sottoposti ad analisi, discriminazione e trattamento. [5] Processi estremi e servizio: morte, lutto, emergenza e condizioni limite affrontati attraverso assistenza, competenza e servizio. [6] Occulto e investigazione: ricerca metodica di ciò che è nascosto, segreto o difficilmente accessibile attraverso tracce, dettagli e dati. [7] Sessualità, castità e cura: pulsioni ed energia sessuale specificate attraverso continenza, discriminazione, igiene, cura e disciplina. [8] Morte, decomposizione e trattamento: decadimento, decomposizione e disfacimento affrontati attraverso gestione, igiene, smaltimento e recupero. [9] Rilascio, completamento e perfezionamento: conclusione dei processi attraverso trattamento dei residui, correzione e completamento. [10] Tossicità e trattamento: identificazione, analisi, neutralizzazione, depurazione e trasformazione di sostanze e processi nocivi.

TASSONOMIA 8.6: Medicina → medicina diagnostica · medicina interna · medicina d’urgenza · patologia · anatomia patologica · oncologia · cure palliative · tanatologia; Proctologia e apparato digerente → proctologia · coloproctologia · patologie di ano, retto e colon · continenza e incontinenza fecale · defecazione · analisi delle feci · stomaterapia; Urologia e apparato genitale → urologia · ginecologia · sessuologia clinica · patologie genitali · funzioni urinarie ed escrezione; Psicologia → psicologia clinica · psicologia del profondo · psicologia del trauma · psicopatologia · psicologia investigativa · psicologia forense · studi sull’inconscio e sull’ombra; Investigazione e forense → investigazione criminale · intelligence · interrogatorio · medicina legale · autopsia · identificazione · tracce biologiche · DNA · tossicologia forense; Biologia → patologia cellulare · microbiologia · immunopatologia · morte cellulare · decomposizione · rigenerazione; Chimica → chimica analitica · tossicologia · veleni e tossine · chimica forense; Igiene, eliminazione e rifiuti → secrezioni ed escrezioni · depurazione · rifiuti · smaltimento · riciclo · bonifica · acque reflue · fognature · rifiuti biologici e sanitari; Esoterismo e pratiche rituali → alchimia · sciamanesimo · psicopompia · purificazione · iniziazione · rituali di trasformazione; Morte e ritualità → tanatologia · pratiche funerarie · culto dei morti · riti di passaggio · antropologia della morte; Tecnologia → diagnostica · digital forensics · investigazione informatica · data recovery.

PMF: 8.6 opera sui processi di trasformazione, crisi, rilascio e rigenerazione di S8 mediante discriminazione, cura, metodo e servizio di S6. La Funzione consiste nel riconoscere ciò che è nascosto, deteriorato o esaurito e stabilire ciò che richiede trasformazione, recupero o eliminazione. S6 non determina il campo dell’esperienza, che rimane S8, ma ne specifica il trattamento. Nell’espressione unificante l’IMC permette di entrare nei processi profondi senza identificarvisi: il materiale rimosso viene riconosciuto, ciò che può essere recuperato viene reintegrato e ciò che ha concluso la propria funzione viene rilasciato. Il servizio riguarda quindi anche ciò che la CUA tende a evitare perché doloroso, impuro o degradato. Corpo, escrezioni, decomposizione e rifiuti mostrano concretamente una dinamica nella quale trasformazione ed eliminazione sono condizioni della continuità della forma. Nell’espressione separante la discriminazione può autonomizzarsi in controllo, ossessione, perfezionismo o paura della contaminazione; inversamente, l’occultamento impedisce il trattamento e produce accumulo e stagnazione. Sessualità e pulsioni profonde incontrano in S6 castità, continenza, cura e discernimento: l’intensità può essere riconosciuta senza richiederne repressione o espressione automatica. La stessa configurazione riguarda sostanze e processi nocivi, che possono essere identificati, neutralizzati, espulsi o trasformati secondo la loro funzione. Nella realtà omologata 8.6 opera attraverso manifestazioni concrete di crisi, patologia, eliminazione e trattamento, mantenendo la verifica dei fatti come limite alle interpretazioni. Nella realtà ieratica i medesimi nuclei possono essere rappresentati mediante rituale, arte o simulazione, consentendone l’espressione e la trasformazione simbolica senza trasferirli necessariamente sul piano omologato. Nella realtà superna forme, memorie e identità possono essere osservate nei loro processi di formazione, dissoluzione e rigenerazione, mentre la discriminazione distingue ciò che serve l’Intento da ciò che mantiene la separazione. Le tre realtà permettono così di trattare lo stesso processo senza confonderne i livelli. In 3D prevalgono corpo, materia, deterioramento e trattamento; in 4D il lavoro riguarda emozioni e sentimenti connessi alla crisi; in 5D vengono discriminati pensieri, credenze e schemi che organizzano l’esperienza; in 6D e oltre il rilascio investe l’identificazione con le configurazioni stesse, riconducendole alla Totalità. La morte può quindi indicare sia la cessazione della forma corporea sia, negli altri livelli, la conclusione di una configurazione; analogamente la purificazione non designa purezza morale, ma discriminazione funzionale fra ciò che può essere integrato e ciò che deve essere lasciato andare. Il Doppio di 8.6 può accedere ai materiali che la personalità omologata mantiene nascosti e renderli disponibili all’IMC per il trattamento. 8.6 raggiunge la propria Funzione quando penetra ciò che è nascosto senza trattenerlo, tratta ciò che emerge senza identificarvisi e restituisce al Centro l’energia liberata dal rilascio.

TOCCO SUPERNO (TS): questa sezione individua corrispondenze e dinamiche corporee, sviluppandole come metafore e riferimenti per pratiche sul corpo fisico e sui corpi multidimensionali. TS è una pratica multidimensionale sul corpo. Il linguaggio impiegato è metaforico e teatrale, di livello avanzato, rivolto agli addetti ai lavori e da comprendere in questa chiave, senza interpretazioni letterali. In 8.6 l’area genitale e anale, associata allo Scorpione, si combina con l’intestino, associato alla Vergine. I riferimenti planetari sono Marte e, nell’astrologia moderna, Plutone per lo Scorpione, Mercurio per la Vergine. L’assegnazione specifica di 8.6 è il perineo; nella mano corrisponde alla terza falange dell’indice, sul dorso della mano sinistra, ossia la superficie dorsale dell’ultimo segmento del dito, dall’articolazione interfalangea distale all’estremità. Il termine perineo deriva dal greco; Treccani ne riporta una lettura etimologica che collega «intorno» a «vuotare, evacuare». Nella terminologia anatomica: lat. perineum (n); ingl. perineum; fr. périnée (m); ted. Damm (m); sp. periné (m); rus. промежность, trasl. promežnostʹ (f). Il perineo occupa la regione inferiore del bacino, delimitata anteriormente dalla sinfisi pubica, posteriormente dal coccige e lateralmente dalle tuberosità ischiatiche: presenta una porzione urogenitale e una anale. Nell’uso corrente il nome indica spesso, più precisamente, lo spazio fra i genitali esterni e l’ano. Il raccordo funzionale con la Vergine riguarda il passaggio dalla digestione all’eliminazione: l’intestino tenue assorbe gran parte dei nutrienti, il colon recupera acqua ed elettroliti e contribuisce alla formazione delle feci; la loro espulsione richiede la coordinazione del retto, degli sfinteri anali e della muscolatura del pavimento pelvico. Il corpo perineale, nodo fibromuscolare centrale della regione, offre un punto di inserzione a diversi muscoli e contribuisce alla stabilità delle strutture locali. In 8.6 il riferimento primario resta quindi la soglia corporea dell’eliminazione, mentre il 6 specifica i processi di selezione, assorbimento e preparazione che la precedono. Nella mano, la falange distale dell’indice sostiene l’unghia e il polpastrello; sulla superficie dorsale si inserisce la parte terminale dell’apparato estensore, che consente di raddrizzare l’ultima articolazione. Questa struttura permette di richiamare metaforicamente la precisione di un gesto circoscritto e la sua conclusione. Nello haṭhayoga, la Haṭhayogapradīpikā descrive il mūlabandha, «chiusura della radice», coinvolgendo la regione perineale e anale nel movimento ascendente di apāna, il soffio tradizionalmente associato alle funzioni discendenti ed espulsive. Il simbolismo combina così radice, contenimento e cambiamento di direzione. Nella tradizione cinese, Huiyin, «riunione degli yin», è il punto CV1 del vaso concezione, situato nello spazio fra i genitali esterni e l’ano: il suo nome offre un’immagine di convergenza nella parte inferiore del corpo. Per il TS, il perineo può quindi diventare una metafora corporea della soglia e del passaggio, mentre l’interazione con l’intestino richiama la distinzione fra ciò che viene assimilato e ciò che completa il proprio percorso attraverso l’eliminazione. Un esempio di pratica adattata a 8.6 riprende dai materiali di FS l’attenzione ai dettagli e il rilascio di un elemento alla volta. In una posizione comoda, lascia scorrere il respiro e porta l’attenzione alla base del bacino, senza contatto manuale. Nel primo stadio formula un intento semplice, come «completare il passaggio», e riconoscine il riferimento corporeo nella regione perineale. Nel secondo estendi l’attenzione al ventre: osserva una sensazione, un movimento o una forma alla volta, lasciando spazio a quanto emerge e accompagnandone il rilascio con l’espirazione. Nel terzo sospendi la ricerca di ulteriori dettagli e rimani nella ricezione, senza imporre un risultato; concludi tornando alla percezione dell’intero corpo e dell’ambiente. La sequenza può svilupparsi nelle modalità superna e ieratica, attraverso presenza interiore, gesto e movimento (FS, Il tocco superno, cap. 7).

PROVISIONALISMO: 8.6 sottopone ciò che è nascosto, rimosso o deteriorato a un’indagine che mantiene provvisori anche i criteri impiegati per interpretarlo. Un sintomo può avere spiegazioni differenti; un segreto può nascondere un fatto o una costruzione; ciò che appare contaminante in un sistema può assumere altra funzione in condizioni diverse. La discriminazione non consiste quindi nel sostituire rapidamente un’interpretazione con un’altra, ma nel distinguere dati, ipotesi e conseguenze verificabili. Ciò vale soprattutto per esperienze che eccedono le categorie consensuali: possono essere considerate realtà ulteriori, fenomeni psichici, costruzioni simboliche o errori percettivi senza stabilire in anticipo quale spiegazione sia definitiva. La multidimensionalità rimane una possibilità, compresa la possibilità opposta che non esista alcuna dimensione ulteriore. Owen Barfield (Fil&Ps), in Saving the Appearances, mette direttamente in questione l’idea che il mondo percepito coincida senza residui con una realtà già data indipendentemente dalla coscienza; nel materiale 8.6 questo problema è condensato nell’affermazione secondo cui, quando diciamo che il mondo percepito è un “costrutto”, lo riconduciamo anche a un’abitudine consolidata del pensiero. Terence McKenna (sp.alt) fornisce un caso più radicale e deliberatamente controverso: in Food of the Gods collega sostanze psicoattive, cultura e trasformazioni della coscienza, mentre nelle sue elaborazioni speculative propone modelli della realtà che oltrepassano il paradigma consensuale. Il loro interesse provisionalista non consiste nell’assumerli come veri: consiste precisamente nel poterli esaminare come ipotesi senza trasformare né il consenso scientifico né la sua contestazione in conclusioni preventive. Il materiale 8.6 conserva una formulazione che esprime con precisione questo attraversamento del nascosto: “C’è luce alla fine del tunnel. Il problema è che il tunnel è nella parte posteriore della tua mente”. Stanisław Lem (6.10) offre un caso letterario ed epistemologico più controllabile: Solaris costruisce il confronto con un’intelligenza aliena che resiste ai modelli attraverso cui gli esseri umani cercano di comprenderla; il problema non viene risolto sostituendo una spiegazione definitiva a un’altra. Nel corpus una sua formulazione sintetizza questa direzione: “L’uomo è uscito per esplorare altri mondi e altre civiltà senza aver esplorato il suo labirinto di passaggi oscuri e camere segrete”. Jorge Luis Borges (6.1) rende invece concreta la coesistenza di configurazioni incompatibili: El Aleph presenta un punto nel quale tutti i luoghi sono percepibili simultaneamente, mentre i suoi labirinti, doppi e biforcazioni temporali trasformano la finzione in uno spazio nel quale modelli inconciliabili della realtà possono essere esplorati senza doverne scegliere uno come descrizione definitiva del mondo. Questi riferimenti non dimostrano una dottrina provisionalista e gli autori non vengono definiti provisionalisti: mostrano procedure 8.6: penetrare ciò che sfugge alla superficie, sottoporlo a discriminazione e lasciare aperto il suo statuto. L’espressione separante compare quando il sospetto diventa certezza, l’interpretazione diventa diagnosi incontestabile o la ricerca del nascosto presume che ciò che è occulto sia necessariamente più vero di ciò che appare. Anche sessualità e castità, contaminazione e purificazione, morte e rigenerazione possono allora essere considerate da prospettive incompatibili senza identificare preventivamente uno dei poli con verità o errore. Ciò che per un processo è scarto può diventare materiale per un altro; ciò che appare distruzione da una prospettiva può costituire trasformazione da un’altra. Resta però aperta anche la possibilità inversa: alcune diagnosi possono essere corrette, alcune interpretazioni false e alcune distinzioni oggettive. La funzione provisionalista di 8.6 consiste nel portare l’indagine abbastanza in profondità da sottoporre a verifica anche il criterio con cui distinguiamo nascosto e manifesto, patologico e sano, contaminante e curativo, reale e immaginario, mantenendo provvisoria anche questa stessa procedura.

A COURSE IN MIRACLES 8.6 si esprime attraverso il lavoro della mente sui contenuti profondi che alimentano separazione, paura, colpa, attacco e identificazione, ma anche attraverso la loro correzione mediante perdono, guarigione e riconoscimento dell’identità reale. Il punto centrale non è esplorare indefinitamente il contenuto oscuro dell’esperienza, bensì riconoscere quale sistema di pensiero gli attribuisce realtà e potere. Il Corso distingue infatti tra la realtà dell’Identità e ciò che la mente separata costruisce attraverso percezione, giudizio e identificazione: il corpo, gli eventi, le relazioni e le forme del mondo possono diventare strumenti attraverso i quali l’ego rafforza l’idea di un sé vulnerabile, separato e minacciato. 8.6 incontra qui il tema della guarigione come riconoscimento e correzione della frammentazione: ciò che appare diviso, ferito o minaccioso non viene reso definitivo, ma riportato alla mente perché possa essere reinterpretato. La funzione dello Spirito Santo è decisiva, perché nel sistema del Corso rappresenta il principio che corregge la percezione dell’ego e conduce dalla paura alla conoscenza; non si tratta quindi di eliminare con la forza ciò che provoca paura, ma di permettere che il suo significato venga trasformato. Il rapporto con la colpa è altrettanto centrale: l’ego costruisce un sistema nel quale l’individuo si percepisce colpevole, attaccabile e meritevole di punizione, mentre il perdono interrompe questo circuito restituendo alla mente una diversa interpretazione dell’esperienza. Il perdono, nel Corso, non equivale a dichiarare giusto ciò che è accaduto né a negare ciò che viene percepito, ma a riconoscere l’errore percettivo che mantiene l’esperienza all’interno del sistema della separazione. Questo rende 8.6 affine alla trasformazione di una materia psichica intensa in comprensione e liberazione: la profondità dell’esperienza non viene negata, ma privata della funzione con cui l’ego la utilizza per confermare la propria identità. Lo stesso vale per l’attacco. Nel pensiero del Corso attaccare un altro significa mantenere nella mente la credenza nella separazione, perché l’altro viene percepito come esterno e potenzialmente responsabile della propria sofferenza; la correzione consiste nel riconoscere che il conflitto appartiene alla percezione separata e che la guarigione richiede un cambiamento della mente. Le relazioni costituiscono quindi uno dei principali campi di applicazione di 8.6: una relazione può essere utilizzata dall’ego per proiettare colpa, paura, bisogni e desiderio di controllo oppure può diventare una relazione santa, nella quale ciò che prima serviva alla separazione viene reinterpretato come occasione di perdono. Anche il tema del corpo assume rilievo, poiché il Corso mette continuamente in discussione l’identificazione del Sé con il corpo e con la sua vulnerabilità. Il corpo può essere percepito come luogo della malattia, dell’attacco e della morte, ma questa percezione non costituisce la definizione ultima dell’Essere. La guarigione, pertanto, riguarda anzitutto la mente e il significato attribuito alla forma. Questo consente a 8.6 di includere anche il tema della morte senza trasformarlo in una celebrazione del tenebroso: nel Corso la morte viene ricondotta alla credenza nella separazione e alla falsa identificazione con una forma destinata a cessare. La trasformazione autentica consiste nel riconoscere che ciò che è reale non può essere distrutto dalla modificazione della forma. In questa prospettiva la discesa nei contenuti della paura non costituisce un fine in sé: il valore dell’indagine consiste nella possibilità di riconoscere ciò che la mente ha fatto, di distinguerlo dalla verità e di affidarlo alla correzione dello Spirito Santo. Anche l’analisi, elemento significativo di 8.6, deve quindi rimanere subordinata alla guarigione: il Corso non invita a costruire una tassonomia interminabile dell’ego, ma a riconoscerne il meccanismo e a scegliere un diverso sistema di pensiero. La precisione diventa utile quando consente di distinguere percezione e conoscenza, paura e amore, attacco e perdono, colpa e innocenza, identificazione e riconoscimento dell’Identità; diventa invece una nuova forma di separazione quando viene impiegata per giudicare, controllare o perfezionare il sé personale. Il movimento complessivo di 8.6 può quindi essere espresso come passaggio dalla frammentazione all’integrazione, dalla paura alla disponibilità alla guarigione, dalla colpa al perdono, dall’attacco alla relazione santa e dall’identificazione con la forma al riconoscimento di ciò che non dipende dalla forma. Questa lettura è coerente con il principio generale del Corso secondo cui la guarigione non richiede di aggiungere qualcosa alla realtà, ma di rimuovere gli ostacoli percettivi che impediscono di riconoscerla; è inoltre coerente con la struttura del progetto, nella quale la guarigione di 8.6 è intesa come ricomposizione di ciò che appare frammentato e il discernimento come comprensione dei processi senza trasformare l’analisi in controllo. Lezioni connesse talvolta con i giorni di transito del Sole relazionati a 8.6: Lezione 321 – Padre, la mia libertà è in Te soltanto. Oggi rispondiamo per il mondo, che sarà liberato assieme a noi. Come siamo lieti di trovare la nostra felicità lungo la strada certa che nostro Padre ha stabilito! E come è sicura la salvezza di tutto il mondo, quando impariamo che la nostra libertà può essere trovata in Dio soltanto. Lezione 322 – Posso rinunciare soltanto a ciò che non è mai stato reale. Sacrifico le illusioni, niente altro. E quando le illusioni se ne saranno andate, troverò ad aspettarmi con uno splendido benvenuto i doni che le illusioni cercavano di nascondere, pronti a darmi gli antichi messaggi di Dio. Il Suo ricordo dimora in ogni dono che ricevo da Lui. Ed ogni sogno serve soltanto a nascondere il Sé che è l’unico Figlio di Dio, la Sua immagine e somiglianza, il Santissimo Che dimora per sempre in Lui, come Lui dimora ancora in me. Lezione 323 – “Sacrifico” volentieri la paura. Ecco l’unico “sacrificio”che Tu chiedi al Tuo Figlio prediletto: gli chiedi di rinunciare ad ogni sofferenza, ad ogni senso di perdita e di tristezza, a ogni ansia e a ogni dubbio, e di lasciare liberamente che il Tuo Amore venga a riversarsi nella sua consapevolezza, guarendolo dal dolore e dandogli la Tua gioia eterna. Questo è il “sacrificio” che Tu mi chiedi e che sono lieto di fare: l’unico “costo” per ripristinare in me il Tuo ricordo, per la salvezza del mondo.

GNOSTICISMO 8.6 trova nello gnosticismo un terreno particolarmente significativo per il rapporto fra struttura cosmologica, passaggio attraverso livelli di realtà e ricomposizione di ciò che appare separato. L’8 è documentato soprattutto attraverso l’Ogdoad, la struttura degli otto Aeoni primordiali del sistema valentiniano e, in altre configurazioni gnostiche, attraverso l’idea di una regione superceleste posta oltre i sette cieli: non si tratta quindi di una semplice associazione moderna, ma di un elemento effettivamente presente nella storia delle cosmologie gnostiche. Nella testimonianza di Ireneo, la prima Ogdoad valentiniana comprende quattro coppie — Abisso e Silenzio, Intelletto e Verità, Logos e Vita, Uomo e Chiesa — ed è descritta come radice e sostanza del Pleroma; la stessa tradizione conosce inoltre un’Ogdoad posta oltre la Hebdomade, mentre il Pleroma costituisce il livello superiore della pienezza. In questa struttura 8.6 può essere letto come dinamica nella quale la molteplicità cosmica non costituisce una dispersione definitiva, ma viene ricondotta a una struttura intelligibile di relazioni, emanazioni e ritorni. Il 6 possiede inoltre un riferimento storico preciso nel simbolismo numerico valentiniano: una ricostruzione accademica del sistema mostra che il Limite del Pleroma è associato al numero sei e presenta una struttura esagonale, mentre il sistema complessivo degli Aeoni comprende Ogdoad, Decad e Dodecad. Ireneo riferisce anche una simbologia nella quale il sei è collegato alla formazione e alla rigenerazione: nella sua esposizione polemica delle dottrine valentiniane, il sesto giorno diviene figura della rigenerazione dell’uomo e il Cristo è posto in relazione con il compimento di questa struttura numerica. Il rapporto 8.6 può dunque essere interpretato, senza attribuirlo genericamente a tutte le correnti gnostiche, come una configurazione nella quale una struttura di pienezza, passaggio oltre i livelli cosmici inferiori e ricomposizione viene accompagnata da un principio di delimitazione, formazione e rigenerazione. Il tema della conoscenza acquista qui una funzione decisiva: la gnosi non consiste semplicemente nell’accumulare informazioni sul cosmo, ma nel riconoscimento della propria origine e della struttura della realtà spirituale. Il mito di Sophia costituisce uno dei luoghi in cui questa dinamica diventa drammatica: in alcune correnti valentiniane Sophia è associata alla caduta, alla produzione di una realtà inferiore e alla necessità di una restaurazione; ma questa configurazione non deve essere proiettata indiscriminatamente sullo gnosticismo nel suo insieme, poiché le diverse tradizioni gnostiche presentano sistemi differenti e il mito di Sophia non è universalmente presente. La componente 8.6 emerge quindi soprattutto nella tensione fra struttura e trasformazione: il cosmo è articolato in livelli, potenze e relazioni; l’essere umano è coinvolto in una condizione di separazione o ignoranza; la conoscenza permette il riconoscimento di una provenienza più profonda e il superamento della condizione precedente. Anche il neognosticismo è sviluppo distinto dalle correnti gnostiche antiche, soprattutto per osservare come cosmologie, simboli e pratiche iniziatiche vengano trasmessi, riorganizzati e reinterpretati in contesti moderni. Filippo Goti costituisce un riferimento contemporaneo per lo studio e la trasmissione di materiali gnostici e neognostici; il suo contributo specifico viene trattato nel relativo profilo. In termini di 8.6, il nucleo rimane la trasformazione di una cosmologia iniziatica in una mappa di conoscenza e reintegrazione: ciò che è disperso viene ricondotto a un ordine, ciò che è nascosto viene conosciuto, ciò che è separato viene ricomposto.
Filippo Goti **° (Firenze, 26 ottobre 1970) studioso dello gnosticismo storico e della tradizione occidentale; la sua attività comprende studio, pubblicazione e commento di testi relativi alle tradizioni gnostiche e alle loro rielaborazioni moderne. Ha curato l’edizione italiana di Chiesa gnostica di Arnoldo Krumm-Heller, documento della formazione delle correnti neognostiche moderne. Esponente/Modello: ricerca sistematica dello gnosticismo attraverso vasto corpus di saggi, fonti e riviste, con analisi di correnti, testi, miti e pratiche iniziatiche e loro organizzazione in percorsi di conoscenza e reintegrazione.

SCIAMANESIMO 8.6 nello sciamanesimo richiede maggiore cautela, perché non esiste una cosmologia sciamanica universale fondata sui numeri otto e sei. Ciò che è realmente ricorrente in molte tradizioni è invece la concezione di un cosmo articolato in regioni comunicanti e la funzione dello specialista rituale come mediatore fra tali regioni. Nella classica analisi di Mircea Eliade, la tecnica sciamanica fondamentale è il passaggio da una regione cosmica all’altra — cielo, terra e mondo inferiore — attraverso una rottura del livello ordinario; questa struttura è collegata all’asse cosmico che rende possibile la comunicazione fra i diversi piani. Questo offre un terreno molto preciso per la lettura di 8.6: l’8 può essere associato non a un presunto “numero dello sciamanesimo”, ma alla moltiplicazione delle direzioni, dei mondi e dei punti di accesso alla realtà; il 6 può invece essere messo in relazione, dove le fonti lo consentono, con sistemi cosmologici nei quali l’esistenza è articolata in più mondi e il viaggio rituale permette di attraversarne i confini. Un esempio documentato è quello della cosmologia Mi’kmaq studiata da Anne-Christine Hornborg: i racconti descrivono sei mondi paralleli abitati da differenti categorie di esseri e nei quali la possibilità di compiere viaggi intermondani costituisce un elemento fondamentale della cosmologia. Questo caso è particolarmente utile per 8.6 perché mostra concretamente l’intreccio fra molteplicità dei mondi, differenziazione degli esseri e possibilità di passaggio fra piani. Non bisogna però trasformare questo esempio Mi’kmaq in una caratteristica generale di tutto lo sciamanesimo. La ricerca antropologica contemporanea sottolinea infatti la grande variabilità delle pratiche e dei ruoli sciamanici e mette in guardia contro l’idea di uno sciamanesimo universale e invariabile. Il nucleo di 8.6 nello sciamanesimo può quindi essere individuato nella funzione del viaggio, dell’attraversamento e della mediazione: la realtà ordinaria non costituisce l’unico livello dell’esistenza e il rituale rende possibile un rapporto con altre regioni cosmiche, con antenati, spiriti, animali e potenze. La profondità di 8 viene così associata alla pluralità dei livelli e all’accesso a ciò che normalmente rimane invisibile; 6 può essere letto come principio di articolazione di mondi, direzioni o livelli, ma soltanto nei sistemi nei quali tale struttura è effettivamente documentata. Terence McKenna occupa un posto significativo nello sciamanesimo e nelle spiritualità alternative. La sua ricerca collegò etnobotanica, sciamanesimo, esperienze psichedeliche, metafisica, linguaggio, coscienza e tecnologia; gli archivi della Purdue University documentano il suo lavoro sullo sciamanesimo, gli allucinogeni vegetali e l’esperienza amazzonica, mentre il suo archivio ufficiale conserva la bibliografia e i materiali relativi alla sua opera. Il suo interesse per il viaggio in altri stati di coscienza e per le piante come strumenti di esperienza visionaria rende il suo lavoro molto pertinente alla dinamica 8.6: l’esperienza ordinaria viene oltrepassata, la coscienza viene posta davanti a realtà o possibilità interpretate come ulteriori rispetto al mondo quotidiano e l’esperienza viene inserita in una teoria più ampia dell’evoluzione della coscienza. In The Invisible Landscape, True Hallucinations, Food of the Gods e nei suoi scritti successivi, McKenna costruisce una visione nella quale esperienza psichedelica, sciamanesimo, evoluzione, informazione e trasformazione della coscienza vengono collegati in una narrazione complessiva. La sua Novelty Theory appartiene invece al piano speculativo e non va presentata come teoria scientificamente confermata: il modello prevedeva un aumento della “novità” nel tempo e un punto culminante collegato al 2012, previsione che non si è verificata; la teoria è oggi considerata pseudoscientifica. La sua importanza per 8.6 sta quindi nella capacità di trasformare esperienze liminali e materiali provenienti da tradizioni sciamaniche in una cosmologia contemporanea della coscienza, non nella validità scientifica delle sue ipotesi.

SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE 8.6 nelle spiritualità alternative, nell’esoterismo e nelle correnti neospirituali può essere individuato soprattutto nel passaggio dall’esperienza nascosta alla costruzione di mappe della coscienza e della realtà. Qui l’analogia non va confusa con l’appartenenza religiosa: si tratta di correnti che spesso combinano elementi gnostici, sciamanici, psicologici, occultistici, psichedelici, astrologici e New Age. La dinamica 8.6 appare quando l’esperienza di ciò che è invisibile, profondo o normalmente inaccessibile viene organizzata attraverso sistemi, cosmologie, pratiche di trasformazione e tecniche di accesso a stati differenti di coscienza. Terence McKenna è il caso più evidente tra i nomi forniti: la sua opera porta temi sciamanici e psichedelici nel discorso pubblico contemporaneo e li collega a una visione della coscienza, della storia e dell’evoluzione umana.
Terence McKenna ***° (8) (Paonia, Colorado, 16 novembre 1946) etnobotanico statunitense, mistico, psiconauta, docente, autore e abile oratore. Dedicò gran parte della propria vita allo studio degli aspetti ontologici dello sciamanesimo, delle piante psicoattive e degli effetti del cibo e delle droghe sugli stati di coscienza umani, occupandosi anche di realtà virtuale, tecno-paganesimo, intelligenza artificiale, extraterrestri, culto degli antenati e teoria estetica. Interpretava l’esperienza psichedelica come accesso a territori della mente normalmente esclusi dalla percezione ordinaria e considerava le sostanze psichedeliche strumenti necessari per l’evoluzione spirituale, utilizzati dagli antenati per «viaggi trans-dimensionali» e per facilitare il rapporto con alieni, fantasmi o antenati e spiriti della terra. Riteneva che la psicologia occidentale, ignorando le piante psicoattive e limitandosi alle teorie comportamentali, avesse reso un servizio potenzialmente mortale alla dignità umana, e attribuiva alla DMT un ruolo centrale nell’espansione della coscienza. «The imagination is a dimension of nonlocal information», affermava, attribuendo all’immaginazione uno statuto diverso dalla semplice produzione fantastica individuale; riteneva inoltre che gli eventi di ogni tempo fossero correlati a quelli di altri tempi. Un’altra sua formulazione rende esplicito il movimento verso il contenuto nascosto: «There’s light at the end of the tunnel. The problem is that tunnel is in the back of your mind», documentata in una registrazione del 1992 di Search for the Original Tree of Knowledge. McKenna insisteva sulla responsabilità individuale dell’indagine: «The problem is not to find the answer, it’s to face the answer» e «If you don’t have a plan, you become part of somebody else’s plan». Il suo atteggiamento verso i sistemi di credenze è condensato nell’affermazione: «My technique is don’t believe anything. If you believe in something, you are automatically precluded from believing its opposite», posizione che consente di utilizzare il suo lavoro anche in chiave provisionalista, esplorando l’esperienza senza rendere definitiva una singola interpretazione. In Food of the Gods: The Search for the Original Tree of Knowledge – A Radical History of Plants, Drugs, and Human Evolution (1992) sviluppò una storia radicale del rapporto fra piante psicoattive, cultura ed evoluzione umana; True Hallucinations: Being an Account of the Author’s Extraordinary Adventures in the Devil’s Paradise (1993) rielaborò l’esperienza amazzonica di La Chorrera e le sue implicazioni visionarie; True Hallucinations & the Archaic Revival: Tales and Speculations About the Mysteries of the Psychedelic Experience (1998) sviluppò ulteriormente i temi dell’esperienza psichedelica e dell’Archaic Revival. The Invisible Landscape, scritto con Dennis McKenna, tentò di costruire un modello teorico a partire dall’esperienza psichedelica e sciamanica. In Chaos, Creativity, and Cosmic Consciousness (2001), con Rupert Sheldrake e Ralph H. Abraham, e The Evolutionary Mind: Trialogues on Science, Spirit & Psychedelics (2005; La mente evolutiva. Conversazioni su scienza, immaginazione e spirito, 2017), sviluppò ulteriormente il confronto fra scienza, coscienza, immaginazione e spiritualità. La Novelty Theory, elaborata dagli anni Settanta, estese questa ricerca in una cosmologia temporale speculativa secondo cui l’universo sarebbe caratterizzato da un «attrattore teleologico» capace di produrre un progressivo aumento della novità e dell’interconnessione fino a una singolarità, associata al 2012, nella quale qualsiasi cosa immaginabile sarebbe avvenuta simultaneamente, condizione definita «Eschaton». McKenna descriveva l’universo come «tirato dal futuro verso uno scopo così inevitabile, come una biglia che invariabilmente raggiungerà il fondo di una tazza, quando la si rilascia vicino al bordo finendo a riposo, nello stato con minore energia, ossia in fondo alla tazza stessa. Quello è precisamente il mio modello della storia umana». Questa costruzione non possiede conferma scientifica e la previsione associata al 2012 non si è verificata; rimane un esempio estremo del passaggio dall’esperienza visionaria alla costruzione cosmologica. Esponente/Modello: esplorazione sistematica degli stati non ordinari di coscienza e delle realtà visionarie, integrando esperienza diretta, sciamanesimo, etnobotanica e modelli multidimensionali; modello di ricerca radicale oltre i confini della realtà consensuale. Vedi: Provisionalismo.

CRISTIANESIMO: 8.6 può essere letto, nel cristianesimo, attraverso la dinamica della morte e della trasformazione che conduce alla vita nuova, ma senza sovrapporre a posteriori una simbologia astrologica al testo biblico. Il nucleo scritturistico più solido è il rapporto fra morte, sepoltura, trasformazione e risurrezione: Paolo presenta il battesimo come partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo, affinché il credente «cammini in una vita nuova» (Rm 6,4), e nella Prima Lettera ai Corinzi pone la risurrezione dei morti al centro stesso della fede cristiana: «Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1 Cor 15,20). 8.6 si associa con il passaggio dall’uomo vecchio all’uomo nuovo: ciò che deve morire non viene semplicemente eliminato, ma attraversa una trasformazione che conduce a una forma nuova di vita. Il Vangelo secondo Giovanni esprime la stessa dinamica attraverso la morte del seme: il chicco che cade nella terra e muore porta molto frutto (Gv 12,24). Nel cristianesimo, dunque, la dimensione profonda della morte non conduce alla celebrazione della morte in sé, ma alla sua trasfigurazione nella promessa della risurrezione. Anche il linguaggio paolino del «corpo spirituale» in 1 Cor 15,44 permette di cogliere una trasformazione dell’esistenza che non coincide con la semplice conservazione della forma precedente. La morte è reale, il lutto è reale, il sepolcro è reale, ma la prospettiva cristiana li inserisce in un processo più ampio nel quale la morte non possiede l’ultima parola. Questa struttura è espressa anche nella liturgia cristiana del funerale: il funerale non è semplicemente commemorazione del defunto, ma proclamazione della vita eterna e della speranza nella risurrezione. Un caso distinto all’interno del cristianesimo è la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, fondata negli Stati Uniti nel 1830 da Joseph Smith: non si considera cattolica né protestante, ma restaurazione della Chiesa originaria di Cristo. Accanto alla Bibbia riconosce il Libro di Mormon e altre Scritture e attribuisce un ruolo centrale alla rivelazione continua attraverso profeti viventi, ammettendo anche visioni, sogni e apparizioni angeliche come forme di rivelazione. Le ordinanze celebrate nei templi, riservate ai membri preparati, introducono inoltre una distinzione fra culto pubblico e pratiche sacre accessibili entro condizioni determinate. Questi elementi offrono a 8.6 un riferimento nel rapporto fra conoscenza non ordinariamente accessibile, rivelazione, discernimento e disciplina rituale.
Dieter F. Uchtdorf (Ostrava, 6 novembre 1940), già pilota militare e comandante Lufthansa, è uno dei massimi dirigenti contemporanei della Chiesa: apostolo dal 2004, Secondo consigliere della Prima Presidenza dal 2008 al 2018 e, dal 2026, presidente facente funzione del Quorum dei Dodici Apostoli.
 
CATTOLICESIMO: nel cattolicesimo questa dinamica assume una forma liturgica e dottrinale estremamente articolata. Il Catechismo presenta la morte cristiana alla luce della morte e risurrezione di Cristo e definisce il funerale una celebrazione liturgica della Chiesa; i riti funebri hanno carattere pasquale e comprendono accoglienza della comunità, liturgia della Parola, celebrazione eucaristica e commiato. Per 8.6 è significativo soprattutto il fatto che la morte venga inserita in una sequenza rituale nella quale il corpo del defunto viene accolto, la morte viene proclamata e interpretata mediante la Parola, la comunità celebra l’Eucaristia e infine affida il defunto a Dio mentre il corpo viene consegnato alla sepoltura nella speranza della risurrezione. Non si tratta quindi di spettacolarizzazione della morte, ma di una vera trasformazione del significato della morte attraverso il rito. Un ulteriore elemento è il Purgatorio: il Catechismo lo definisce «questa purificazione finale degli eletti», distinguendola nettamente dalla condanna dei dannati; la dottrina è collegata alla tradizione della Chiesa e alla preghiera per i defunti. Questo introduce una dimensione di passaggio e purificazione che si accorda bene con 8.6: ciò che non è ancora pienamente trasformato attraversa una purificazione prima della pienezza della comunione con Dio. Anche la commemorazione dei defunti e la preghiera in loro suffragio mostrano che la morte non viene considerata una semplice interruzione, ma un evento inserito nella comunione della Chiesa.
 
PROTESTANTESIMO: nel protestantesimo 8.6 va ricercata soprattutto nella centralità della Scrittura, della fede nella risurrezione e della trasformazione operata dalla grazia, senza attribuire uniformemente a tutte le confessioni protestanti una medesima dottrina sui defunti. Un esempio documentato è il metodismo, che afferma esplicitamente la risurrezione di Cristo e dei morti e collega il battesimo alla partecipazione alla morte e alla vita nuova in Cristo. Anche il rito metodista della morte e della risurrezione concentra il funerale sulla speranza cristiana nella risurrezione, riconoscendo contemporaneamente la realtà della morte, sostenendo chi è nel lutto e ricordando il defunto. È significativo, inoltre, che la stessa fonte metodista riconosca che le Scritture non forniscono una dottrina univoca su ciò che accade ai morti nell’intervallo fra morte, risurrezione e giudizio finale: ciò impedisce di trasferire automaticamente nel protestantesimo categorie come il Purgatorio cattolico. Anche pratiche liturgiche come la Tenebrae, presenti in molte Chiese protestanti, possono esprimere la dinamica di attraversamento dell’oscurità: la progressiva estinzione delle candele accompagna la proclamazione della morte di Cristo, lasciando l’assemblea nel silenzio e nell’attesa della risurrezione. 

ORTODOSSIA: nell’ortodossia la dinamica è ancora più fortemente inscritta nella liturgia e nella contemplazione della morte. Il rito funebre ortodosso comprende veglia, salmi, litanie, inni, preghiere e commemorazioni; la morte viene guardata nella sua realtà tragica, ma proprio questa contemplazione prepara alla proclamazione della vittoria della risurrezione. La Chiesa ortodossa d’America descrive esplicitamente la veglia funebre come una meditazione sulla tragedia della morte e sulla misericordia divina, culminante nella speranza della vita eterna resa possibile dalla risurrezione di Cristo. La preghiera per i defunti continua inoltre dopo il funerale attraverso panichide, parastasi e altre commemorazioni, comprese quelle presso la tomba e in occasione degli anniversari. L’ortodossia insiste anche sulla risurrezione dell’intera creatura e non su una semplice sopravvivenza astratta dell’anima: la speranza riguarda la trasfigurazione dell’uomo e della creazione nella vita del Regno. In questa prospettiva, 8.6 trova una corrispondenza interpretativa nella sequenza morte–sepoltura–attesa–trasfigurazione–risurrezione: il momento oscuro non viene negato né addolcito, ma attraversato liturgicamente fino alla proclamazione della vittoria di Cristo sulla morte. 

ISLAM: 8.6 può essere letto, all’interno dell’Islam, attraverso il rapporto fra confronto con ciò che è nascosto o ultimo e disciplina, purificazione, discernimento e pratica concreta. Il tema della morte, del giudizio, della responsabilità e della purificazione è centrale nella tradizione islamica, ma 8.6 lo specifica attraverso l’attenzione all’azione corretta, alla rettitudine, alla disciplina e alla distinzione fra ciò che è lecito e ciò che deve essere evitato. Il Qurʾān insiste sulla conoscenza di ciò che è nascosto come prerogativa divina: l’essere umano è chiamato a riconoscere i limiti della propria conoscenza e a sottoporre la propria condotta a una verifica morale. In questa prospettiva, l’indagine di ciò che è invisibile non equivale a pretendere il controllo dell’invisibile, ma può diventare discernimento, vigilanza e purificazione interiore. La relazione fra 8.6 e il tema islamico della morte è quindi forte: la morte non viene occultata, ma ricondotta al giudizio, alla responsabilità e alla vita futura; la crisi diventa occasione di esame della condotta e di ritorno a Dio. Anche il concetto di tawba, il pentimento e ritorno a Dio, può essere accostato al movimento di 8.6: riconoscere ciò che è errato, separarsene e correggere concretamente il proprio comportamento. Sul piano della tassonomia, risultano quindi pertinenti escatologia, giudizio, purificazione morale, medicina e cura del corpo, disciplina religiosa, studio, verifica della condotta e gestione di ciò che è nascosto. Un punto importante riguarda però l’astrologia: l’Islam non autorizza a trasformare le configurazioni celesti in strumenti di divinazione o conoscenza del futuro; le fonti islamiche distinguono la conoscenza astronomica e l’uso delle stelle per orientamento e calendario dalla pretesa astrologica di conoscere il ghayb, l’invisibile. Il Qurʾān presenta le stelle come segni e strumenti di orientamento, mentre la tradizione profetica condanna la divinazione astrologica. Proprio questa distinzione è significativa per 8.6: la ricerca dell’invisibile deve essere sottoposta a discernimento e disciplina, non trasformata in controllo dell’ignoto. La configurazione trova dunque un’espressione islamica soprattutto nella trasformazione della profondità in pratica: esame della coscienza, pentimento, purificazione, disciplina, cura, responsabilità davanti alla morte e preparazione all’aldilà. Mansione lunare: 19 ﺯ Zây (z), Al Shaula The Sting, 21°25’40” Scorpio, Air, The Living One. Nome di Dio: 90 المانع‎ al-Mānīʿ, Colui che impedisce.

EBRAISMO: 8.6 trova nell’ebraismo una corrispondenza forte nel rapporto fra profondità, giudizio, purificazione, memoria della morte e discernimento. La tradizione biblica e rabbinica non elimina il confronto con il male, la morte, la colpa o l’impurità, ma li inserisce in un ordine nel quale l’essere umano deve distinguere, esaminare e correggere. 8.6 appare quindi nella capacità di entrare nelle zone problematiche dell’esistenza senza fermarsi alla loro superficie: peccato, impurità, sofferenza, morte, giudizio e responsabilità vengono sottoposti a una precisa elaborazione rituale e normativa. Anche la struttura delle prescrizioni di purità, pur non essendo riducibile al concetto moderno di igiene, presenta un’importante dimensione di distinzione, separazione e ripristino dello stato rituale; questo rende particolarmente pertinente il rapporto fra profondità e discriminazione proprio caratteristico di 8.6. Un riferimento simbolico eccezionalmente significativo è il materiale rabbinico sullo zodiaco: la tradizione ebraica ha conosciuto interpretazioni nelle quali le dodici costellazioni vengono collegate alle dodici tribù e nelle quali Scorpio è associato al giudizio e a Gehinnom, mentre Virgo compare in una fase precedente della sequenza simbolica. Ciò non significa che l’ebraismo debba essere identificato con l’astrologia: la tradizione ebraica contiene posizioni differenti e anche forti limitazioni alla divinazione astrologica. Una fonte rabbinica, per esempio, presenta la Torah come non subordinata ai segni astrologici, mentre altre fonti discutono esplicitamente la possibilità e i limiti dell’astrologia. Per 8.6 è quindi più significativo il processo di discernimento che la previsione astrologica. Il tema della morte e della trasformazione emerge inoltre nella tradizione del lutto, nella memoria dei morti e nell’elaborazione della colpa attraverso teshuvah, ritorno e conversione della condotta. Anche il Cantico dei Cantici 8:6 offre un’immagine testualmente molto forte, quando paragona la potenza dell’amore alla morte e la passione allo Sheol; il testo originale è esplicitamente attestato nella fonte e può essere utilizzato come riferimento autentico, senza attribuirgli artificialmente un significato astrologico. Nel quadro tassonomico di 8.6 risultano quindi pertinenti purificazione, distinzione, giudizio, morte, lutto, responsabilità, teshuvah, studio interpretativo, tradizione esegetica, medicina e cura, gestione dell’impurità e conoscenza di ciò che è nascosto. L’espressione complessiva è quella di una profondità sottoposta a legge, discernimento e pratica.

BUDDHISMO: 8.6 può essere esplorato attraverso il rapporto fra penetrazione delle cause profonde, sofferenza, impermanenza, trasformazione e disciplina della pratica. Il punto centrale non è la spettacolarizzazione della morte né la ricerca dell’occulto, ma la capacità di vedere ciò che produce la sofferenza e di intervenire sulla sua causa. In questo senso l’indagine di 8.6 corrisponde bene alla struttura analitica dell’insegnamento buddhista: la sofferenza viene riconosciuta, se ne ricerca l’origine, si riconosce la possibilità della cessazione e si applica un cammino concreto. La componente operativa di 8.6 emerge quindi nella meditazione, nella disciplina, nell’osservazione della mente, nella trasformazione delle abitudini e nel lavoro sistematico sulla sofferenza. La morte occupa una posizione importante non perché debba essere cercata, ma perché la contemplazione dell’impermanenza impedisce di ignorare la precarietà dell’esistenza e favorisce il distacco dall’attaccamento. Anche il karma non dovrebbe essere presentato come un semplice meccanismo deterministico: nei testi buddhisti la comprensione dell’azione e dei suoi risultati è più articolata, e il Buddha respinge esplicitamente alcune forme di determinismo karmico. La tassonomia 8.6 comprende quindi sofferenza, impermanenza, morte, rinascita, karma, purificazione della mente, disciplina, meditazione, medicina, cura e analisi delle cause. Nel buddhismo tibetano questa configurazione acquista una specificazione ulteriore attraverso l’integrazione storica fra buddhismo, medicina e sistemi astrologici. L’astrologia tibetana jungtsi utilizza cinque elementi, dodici animali, otto parkha e nove mewa, e viene impiegata tradizionalmente anche per calcoli relativi alla salute e alla morte. Gli otto parkha e i nove mewa non devono però essere confusi con la struttura zodiacale 8.6: appartengono a un sistema diverso, sino-tibetano, nel quale vengono combinati elementi, trigrammi e numeri. Proprio il settore della morte è particolarmente pertinente: la tradizione tibetana ha sviluppato forme di calcolo astrologico relative alla morte e pratiche rituali connesse al passaggio del defunto, mentre l’elaborazione buddhista del bardo considera la morte come un processo di trasformazione della coscienza. 8.6 può quindi essere ricondotto, nel buddhismo, non a una generica spiritualità oscura, ma a una disciplina della penetrazione: riconoscere la sofferenza, individuarne le cause, lavorare metodicamente sulla mente, attraversare l’impermanenza e trasformare l’esperienza attraverso pratica e discernimento.

INDUISMO: 8.6 si esprime attraverso il rapporto fra coscienza, memoria, morte, karma, rinascita e destinazione dell’essere. Il riferimento testuale più diretto è la Bhagavadgītā 8.6, dove Kṛṣṇa afferma che l’essere, al momento di lasciare il corpo, raggiunge lo stato verso il quale è orientata la sua coscienza, in continuità con ciò che ha costantemente contemplato durante la vita: il versetto stabilisce quindi una relazione rigorosa fra contenuto della coscienza, disposizione abituale e destino post mortem. Questa impostazione è essenziale per comprendere 8.6 in prospettiva hindu: il momento della morte non costituisce un episodio isolato, ma rende manifesto ciò che la vita ha progressivamente impresso nella coscienza. Il tema non è dunque semplicemente la morte fisica, bensì la continuità fra ciò che si è coltivato, ciò che si ricorda e ciò verso cui l’essere procede. La Bhagavadgītā collega immediatamente questa dinamica alla pratica spirituale: il ricordo finale non viene presentato come qualcosa che possa essere prodotto arbitrariamente all’ultimo istante, ma come il risultato di un orientamento della coscienza già stabilito. Per questo 8.6 assume nell’induismo una forte dimensione di disciplina interiore: ciò a cui la mente ritorna costantemente, ciò che desidera, contempla, venera o considera il proprio centro contribuisce a determinare la direzione dell’esistenza. La relazione con il karma è quindi fondamentale: azione, desiderio, impressioni mentali e abitudini della coscienza non rimangono circoscritti alla vita presente, ma partecipano alla formazione della condizione futura. Nella prospettiva della saṃsāra, morte e nascita costituiscono passaggi di una continuità più ampia; il problema decisivo diventa allora se la coscienza continui a essere orientata verso oggetti e forme condizionate oppure verso la liberazione. In questo senso 8.6 si collega direttamente a mokṣa: la trasformazione radicale consiste nel sottrarre la coscienza alla dipendenza dai contenuti transitori e orientarla verso il divino, il Brahman, l’Ātman o la realtà ultima secondo le diverse scuole hindu. La stessa Bhagavadgītā, nel versetto immediatamente precedente, stabilisce il caso specifico di chi al momento della morte ricorda Kṛṣṇa: egli raggiunge il suo stato; 8.6 amplia quindi il principio e lo formula come legge generale della direzione della coscienza. Da questo punto di vista, 8.6 trova un’espressione particolarmente forte nelle tradizioni bhakti, dove il ricordo del nome, della forma e della presenza della divinità viene coltivato durante tutta la vita affinché la coscienza non venga separata dal proprio oggetto di devozione nel momento della morte. Ma il principio può essere letto anche attraverso yoga, meditazione e conoscenza: la pratica consiste nel rendere stabile l’orientamento della mente, anziché lasciarla dominare dalle impressioni contingenti. La morte diviene così un momento di rivelazione della direzione assunta dall’essere. Un altro campo nel quale 8.6 trova un’espressione concreta è quello dei riti funebri. Il Garuḍa Purāṇa dedica ampio spazio alla morte, alla condizione del defunto, alla cremazione, alle offerte di piṇḍa e agli śrāddha, presentando il passaggio dalla condizione di preta a quella dei pitṛ attraverso una sequenza rituale. Il rito non è quindi soltanto commemorazione del morto: è una pratica religiosa destinata ad accompagnare il defunto nel passaggio da una condizione all’altra e a ristabilire il rapporto con gli antenati. La dimensione rituale rende visibile ciò che 8.6 descrive sul piano della coscienza: la morte è una soglia, e la corretta disposizione dell’essere e della comunità assume un ruolo nella transizione. Anche la cremazione possiede in questo quadro una funzione religiosa precisa. Nel Garuḍa Purāṇa il corpo viene condotto al luogo della cremazione, deposto sulla pira e affidato al fuoco attraverso offerte e formule rituali; la dissoluzione del corpo fisico viene così inserita in una struttura cosmologica e sacrale più ampia. L’aspetto degli antenati è altrettanto importante: gli śrāddha e le offerte ai pitṛ stabiliscono una continuità fra generazioni, mentre il defunto viene progressivamente reintegrato nell’ordine degli antenati. In rapporto a 8.6, questo rende evidente il tema della continuità oltre la morte: l’individuo non viene semplicemente cancellato con la dissoluzione del corpo, ma il suo passaggio viene interpretato entro una rete di relazioni cosmiche, familiari, rituali e karmiche. Anche le divinità associate alla morte e alla trasformazione acquistano qui rilievo. Yama rappresenta nella tradizione hindu il signore dei morti e il giudice connesso alla destinazione dei defunti; Śiva, nelle sue molteplici forme, è associato alla dissoluzione e alla trasformazione, mentre Kālī porta all’estremo la dimensione della distruzione delle forme, del tempo e della morte. Questi elementi non devono però essere ridotti a una semplice personificazione della morte: nell’induismo distruzione e trasformazione appartengono al funzionamento stesso del cosmo e possono assumere un valore liberatorio quando la coscienza supera l’attaccamento alle forme transitorie. La tradizione hindu mostra inoltre una particolare elaborazione della soglia fra vita, morte e rinascita attraverso il culto degli antenati, i pellegrinaggi funerari, le offerte d’acqua e di cibo e le pratiche di śrāddha. Il Garuḍa Purāṇa descrive esplicitamente una sequenza rituale nella quale le offerte contribuiscono al superamento della condizione di preta e all’ingresso nella comunità dei pitṛ. Anche la componente dei graha può essere inserita, ma senza trasformare questa sezione in un trattato astrologico: nella tradizione hindu graha indica un corpo o principio planetario dotato di rilevanza cosmologica e rituale; i navagraha comprendono Sūrya, Candra, i cinque pianeti visibili tradizionalmente e Rāhu e Ketu. Le fonti puraniche attestano inoltre veri e propri rituali rivolti ai navagraha, compresi riti di propiziazione (navagraha-homa), mostrando che i pianeti possono essere integrati nella pratica religiosa e non costituiscono soltanto oggetti di osservazione astronomica. In 8.6, tuttavia, il significato dei graha va mantenuto subordinato al tema principale: il loro interesse risiede nella relazione fra ordine cosmico, destino, tempo e condizione dell’essere, non nell’attribuzione arbitraria di un significato astrologico al numero 8 o al numero 6. Un punto particolarmente significativo è dunque il rapporto fra ordine cosmico e libertà spirituale: l’essere umano vive dentro una rete di karma, tempo, nascita, morte e condizioni cosmiche, ma le tradizioni hindu non riducono necessariamente l’esistenza a un determinismo assoluto, poiché yoga, conoscenza, devozione, disciplina e liberazione costituiscono vie per trasformare il rapporto con tale condizionamento. 8.6 può essere quindi ricondotto a una struttura fondamentale dell’induismo: ciò che viene continuamente interiorizzato tende a diventare la direzione dell’essere; la morte rende manifesta questa direzione; il rito accompagna il passaggio; il karma ne articola la continuità; la rinascita prolunga il processo; la pratica spirituale mira infine a interrompere il ciclo attraverso mokṣa. In questa prospettiva, la dimensione più profonda non è la spettacolarizzazione della morte né il semplice interesse per l’aldilà, ma la trasformazione della coscienza affinché ciò che viene ricordato, desiderato e contemplato conduca verso la realtà ultima anziché verso una nuova identificazione condizionata.

FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 8.6 si esprime nella filosofia e nella psicologia attraverso l’indagine delle strutture profonde che determinano percezione, coscienza, identità e rapporto con la realtà. Il nucleo non consiste nella generica ricerca interiore, ma nell’esame dei processi attraverso cui l’esperienza viene costituita, interpretata, verificata e trasformata. La filosofia della mente, l’epistemologia e la fenomenologia offrono quindi campi privilegiati, mettendo in discussione l’immediatezza del rapporto fra soggetto e mondo. Owen Barfield indaga il rapporto fra percezione e coscienza e la trasformazione storica delle modalità attraverso cui il mondo viene esperito; Charles Taylor ricostruisce la formazione dell’identità e i suoi orizzonti morali; Robert Nozick esplora identità personale, conoscenza, libertà e possibilità della spiegazione filosofica; A. J. Ayer sottopone le pretese metafisiche al controllo logico ed empirico; Bernardino Telesio riconduce l’indagine della natura ai suoi principi intrinseci e all’esperienza sensibile; Georges Sorel mostra il ruolo delle rappresentazioni e dei miti nell’organizzazione dell’azione collettiva. In prospettive differenti, questi autori permettono di osservare come ciò che appare evidente possa essere sottoposto a un’indagine capace di individuarne presupposti, strutture e processi nascosti.
A. J. Ayer (Londra, 29 ottobre 1910) filosofo inglese positivista. Il positivismo logico e il criterio di significatività sottopongono a verifica le pretese della metafisica e della religione, mostrando una forma radicale di discriminazione fra proposizioni considerate conoscitivamente significative e formulazioni non riconducibili a condizioni logiche o empiriche.
Owen Barfield ***° (Londra, 9 novembre 1898) filosofo, scrittore e poeta britannico, considerato il maestro non ufficiale di Tolkien e C. S. Lewis. In Saving the Appearances (Salvare le apparenze. Uno studio sull’idolatria) indaga il rapporto fra mondo percepito e coscienza, distinguendo figurazione, alpha-thinking e beta-thinking e sviluppando il passaggio dalla partecipazione originaria alla partecipazione finale. «L’ovvio è la cosa più difficile da far notare a chiunque l’abbia davvero perso di vista». «Possiamo affrontare i pericoli del linguaggio solo se riconosciamo che il linguaggio è per natura magico e quindi altamente pericoloso». «Tutta la natura cosciente ha esperienze di piacere e dolore. Solo l’uomo può deliberatamente voler ripetere un’esperienza. E la ripetizione, vissuta come tale, è al centro, nel bene e nel male, della sua facoltà di ragionare, e rende così possibile il suo linguaggio, la sua arte, la sua morale, anzi la sua umanità. Eppure è il nemico della vita, perché la ripetizione è essa stessa il principio, non della vita ma del meccanismo». «Se le persone dicono che il mondo che percepiamo è un “costrutto” del nostro cervello, stanno dicendo in effetti che è il risultato di un’abitudine inveterata di pensiero. Perché non gli viene mai in mente che un’abitudine è qualcosa che si può superare, se ci si impegna con sufficiente energia?». «Quindi sono solo le persone che vivono nello stesso periodo e, in senso lato, nella stessa comunità, che abitano lo stesso mondo. Le persone che vivono in altri periodi, o anche nello stesso periodo ma in una comunità totalmente diversa, non abitano lo stesso mondo di cui hanno idee diverse, abitano mondi completamente diversi». «L’immaginazione non è, come hanno pensato alcuni poeti, semplicemente sinonimo di bene. Può essere buona o cattiva. Finché l’arte rimase principalmente mimetica, il male che l’immaginazione poteva fare era limitato dalla natura. Di nuovo, fintanto che veniva trattata come divertimento, il male che poteva fare era di portata limitata. Ma in un’epoca in cui la connessione tra l’immaginazione e la figurazione comincia a essere vagamente realizzata, quando il fatto della relazione direzionale con il creatore comincia a irrompere nella coscienza, sia il bene che il male latenti nel lavoro dell’immaginazione cominciano ad apparire illimitati». Esponente/Modello: trasformazione della percezione e della coscienza, mondi differenti secondo le forme di partecipazione, superamento delle abitudini percettive; è il caso più forte e specifico.
Robert Nozick **° (New York, 16 novembre 1938) filosofo statunitense, esponente del libertarianismo e del minarchismo. In Anarchy, State, and Utopia (1974), Philosophical Explanations (1981), The Examined Life (1989) e The Nature of Rationality (1993) affronta libertà, identità personale, conoscenza, scetticismo, razionalità, etica e significato della vita. In Philosophical Explanations privilegia una filosofia capace di produrre spiegazioni e possibilità di comprensione piuttosto che imporre necessariamente una dimostrazione coercitiva. «Le nostre principali conclusioni sullo stato sono che uno stato minimo, limitato, alle ristrette funzioni di protezione contro la forza, il furto, la frode, l’esecuzione dei contratti e così via, è giustificato, ma qualsiasi stato più esteso violerà le persone [nel] diritto di non essere obbligato a fare certe cose, ed è ingiustificato; e che lo stato minimo è stimolante oltre che giusto». «Inutile dire che qualsiasi persona può tentare di unire gli spiriti affini, ma, qualunque siano le sue speranze e i suoi desideri, nessuno ha il diritto d’imporre agli altri la propria visione di unità». «Ogni comunità deve vincere e mantenere l’adesione volontaria dei suoi membri. Nessun modello è imposto a tutti, e il risultato sarà un modello se e solo se ognuno sceglierà volontariamente di vivere secondo quel modello di comunità». Esponente/Modello: pluralità di modelli liberamente esplorabili, rifiuto dell’imposizione di un’unica forma di vita e ricerca filosofica aperta.
Georges Sorel (5Uf) (Cherbourg, 2 novembre 1847) filosofo, sociologo e ingegnere francese, teorico del sindacalismo rivoluzionario. La sua analisi del mito sociale mostra come immagini, credenze e rappresentazioni non costituiscano soltanto descrizioni della realtà, ma possano organizzare concretamente l’azione collettiva.

Charles Margrave Taylor * (Montréal, 5 novembre 1931) filosofo e accademico canadese, TP, autore di studi su comunitarismo, cosmopolitismo e rapporti fra religione e modernità. In Sources of the Self: The Making of Modern Identity (1989) ricostruisce la formazione storica dell’identità moderna e il rapporto fra il sé e gli orizzonti morali entro i quali vengono definiti bene e significato. Tra le altre opere: A Secular Age (2007) e The Language Animal: The Full Shape of the Human Linguistic Capacity (2016).
Bernardino Telesio **° (Cosenza, 7 novembre 1509) filosofo e naturalista italiano, autore di De rerum natura iuxta propria principia (1565). La natura deve essere indagata attraverso i propri principi e l’esperienza sensibile anziché ricondotta a spiegazioni metafisiche estrinseche. «Per conoscere la natura l’uomo, in fondo, deve soltanto riuscire a fare parlare la natura stessa, servendosi di scoperte e indagini nuove attraverso un mutato modo di procedere e un metodo che è basato solo sul senso». «La natura è un mondo a sé, che si regge su principii intrinseci ed esclude ogni forza metafisica». Esponente/Modello: indagine della natura attraverso i suoi principi intrinseci, esperienza sensibile e metodo, contro spiegazioni metafisiche imposte dall’esterno.

MITOLOGIA: I racconti di discesa, morte, permanenza nel mondo infero e ritorno presentano strutture affini alla trasformazione di una condizione profonda attraverso passaggi, prove, spoliazione e ricomposizione. Nel ciclo egizio di Osiride, l’uccisione e lo smembramento del dio, la ricerca e ricomposizione delle sue parti da parte di Iside e la sua successiva sovranità sul mondo dei morti collegano morte, trattamento del corpo, ricomposizione e trasformazione dello statuto dell’essere. Nella discesa mesopotamica di Inanna, la dea attraversa le sette porte dell’oltretomba, viene progressivamente privata dei propri attributi, muore e ritorna, configurando una sequenza di spoliazione, passaggio attraverso la morte e recupero di una condizione trasformata. Persefone presenta il motivo della permanenza nell’oltretomba e del ritorno ciclico, mentre tradizioni orfiche relative a Dioniso comprendono smembramento e ricostituzione, pur richiedendo cautela per la pluralità e stratificazione delle fonti. Un nucleo distinto emerge nell’Epopea di Gilgamesh: durante il viaggio verso Utnapishtim, Gilgamesh raggiunge il monte Mashu, le cui porte sono custodite da esseri-scorpione associati al sorgere e al tramontare del Sole, e percorre nella completa oscurità la via sotterranea del Sole. Lo scorpione appartiene qui alla narrazione antica e custodisce una soglia fra mondo visibile e percorso occulto: la luce non si oppone all’oscurità dall’esterno, ma attraversa un territorio invisibile prima di riemergere. Questi racconti documentano motivi di discesa, soglia, perdita, morte, trattamento o ricomposizione, trasformazione e ritorno senza implicare corrispondenze astrologiche originarie. Osiride, Inanna, Persefone, Dioniso e le figure dell’Epopea di Gilgamesh costituiscono quindi repertori comparativi, non “divinità di 8.6”. Anche la categoria del “dio morente e risorgente”, sviluppata dalla mitologia comparata moderna e resa influente da Frazer, non va retroproiettata come categoria universale delle tradizioni antiche. Il nucleo comune pertinente consiste nell’accesso a ciò che è nascosto attraverso una soglia e nel processo mediante il quale morte, perdita, oscurità o disfacimento vengono attraversati, trattati e trasformati in una nuova condizione.

ARTE: Profondità, crisi, rimosso, memoria e identità diventano materia di un processo formale che li rende osservabili, organizzabili e comunicabili. La trasformazione non coincide con il solo soggetto drammatico, oscuro o funebre: opera attraverso il trattamento della forma, del corpo, dell’immagine e del racconto, facendo emergere contenuti normalmente sottratti alla percezione e sottoponendoli a selezione, composizione e ricostruzione. Ne derivano pratiche diverse, dalla monumentalizzazione e rielaborazione del mito alla trasformazione narrativa dell’identità e alla ricostruzione visiva della memoria storica e culturale. Antoine Bourdelle opera attraverso costruzione formale e materia mitica; Masashi Kishimoto attraverso identità, conflitto, eredità e trasformazione narrativa; Andrei Ryabushkin attraverso il recupero analitico e la ricostruzione artistica della memoria culturale russa.
Antoine Bourdelle **° (4) (Montauban, 30 ottobre 1861) scultore francese, Sappho. La Sapho, concepita a partire dal 1887 e ripresa dall’artista nel corso della sua attività, trasforma la figura della poetessa greca in una presenza monumentale, concentrata e arcaizzante, organizzata attraverso una costruzione geometrica nella quale anche la lira viene sottoposta a sintesi formale. Bourdelle concepisce la scultura come costruzione e architettura anziché come semplice riproduzione naturalistica, subordinando la complessità della figura a un ordine strutturale. Il ricorso a Saffo, Penelope, Eracle e altre figure dell’antichità gli permette inoltre di assumere il mito come materia plastica da ricostruire e trasformare. Esponente/Modello: esplorazione di Ombra, doppio, mito e spiritualità attraverso costruzione, sintesi ed essenzializzazione della forma.
Masashi Kishimoto * (Nagi, 8 novembre 1974) fumettista giapponese. In Naruto, identità, esclusione, conflitto, perdita, eredità, legami familiari e riconoscimento vengono sviluppati attraverso trasformazioni progressive dei personaggi. Kishimoto ha ricondotto la costruzione iniziale di Naruto alla propria esperienza di provenienza rurale e al desiderio di essere riconosciuto, trasferendo nel protagonista elementi della propria esperienza e modificandone in seguito lo sviluppo attraverso i temi della famiglia, della discendenza e delle aspettative. La sua formazione artistica incorpora e rielabora influenze dichiarate di Dragon Ball, Akira e altri manga e anime, mentre riferimenti alla cultura e alla mitologia giapponese vengono ricombinati all’interno di un universo narrativo autonomo. La trasformazione dell’identità non costituisce quindi soltanto un tema raccontato, ma un principio di costruzione dell’opera attraverso cui esperienze personali, modelli artistici e repertori culturali vengono assorbiti e restituiti in una forma nuova.
Andrei Ryabushkin (Borisoglebsk Uyezd, 29 ottobre 1861) pittore russo, Tea-drinking. La sua pittura recupera la cultura russa antica, le tradizioni popolari, gli abiti, gli oggetti e i costumi, trasformando memoria storica e vita quotidiana in costruzione visiva. Studiò città e architettura russe antiche, oggetti d’uso, armi, tessuti, ricami, iconografia e materiali storici e folklorici, utilizzandoli nella ricostruzione della Russia del XVII secolo; rivolse inoltre l’attenzione alla vita contadina contemporanea. In opere storiche e di genere la quotidianità diventa veicolo di continuità culturale, mentre forme e modelli dell’arte russa antica vengono rielaborati nella composizione moderna. Tea-drinking appartiene al versante dedicato alla vita contemporanea e mostra come una scena ordinaria possa essere trattata come deposito e rappresentazione di una realtà culturale più ampia.

LETTERATURA: L’indagine delle zone in cui la realtà ordinaria si modifica o rivela livelli normalmente nascosti assume forma letteraria attraverso l’osservazione concreta delle conseguenze della trasformazione. Esperienze dell’ignoto, sogno, crisi, alterazione percettiva, realtà parallele, apparizioni e contaminazioni fra interno ed esterno vengono sviluppate attraverso ambienti, corpi, comportamenti e dettagli dell’esperienza. La multidimensionalità non coincide quindi con la semplice presenza del fantastico o del soprannaturale: emerge quando i confini ordinari della realtà diventano permeabili e la narrazione ne segue processi, effetti e modalità di percezione. Il rapporto fra trasformazione profonda e osservazione concreta può assumere forme fantascientifiche, fantastiche, psicologiche, mistiche, simboliche o operative. J. G. Ballard integra spazio psichico e ambiente attraverso un’indagine analitica; Alan Dean Foster struttura narrativamente il passaggio fra realtà differenti; Anatolij Dneprov sottopone realtà non ordinarie a costruzione scientifica e cibernetica; Gerhart Hauptmann congiunge esperienza mistico-simbolica e concretezza naturalistica; Napoleon Hill organizza concezioni non ordinarie della mente in pratiche e procedure; Oliver Onions mantiene la soglia fra soprannaturale e disgregazione psichica attraverso l’osservazione concreta della percezione e del comportamento.
J.G. Ballard **° (Shanghai, 15 novembre 1930) scrittore di fantascienza New Wave inglese, The Wind from Nowhere (1961; Il vento dal nulla), The Drowned World (1962, Il mondo sommerso) progressivo adattamento psicofisico protagonista ad ambiente radicalmente mutato, trasformazione attraverso condizioni ambientali, comportamento, percezione e adattamento concreto. The Unlimited Dream Company (1979, L’allegra compagnia del sogno), Empire of the Sun (1984, L’impero del sole). The Crystal World trasformazione fisica ambiente altera radicalmente condizioni esistenza, immobilizzazione mondo diventa condizione ove distinzione fra vivente e non vivente, interno ed esterno, realtà fisica ed esperienza psichica è sottoposta a tensione. Ballard definisce “inner space” il territorio nel quale mondo esterno e spazio psichico si incontrano e fondono; descrive inoltre la propria ricerca come analitica, volta a esaminare e decodificare le finzioni della realtà esterna e le loro corrispondenze interiori. “In un mondo completamente sano, la pazzia è la sola libertà”, “Le nostre vite oggi non sono condotte in termini lineari. Sono molto più quantificate; si sta verificando un flusso di eventi casuali”, “Sento che i surrealisti hanno creato una serie di paesaggi esterni validi che hanno le loro dirette corrispondenze nella nostra mente “, “La mia breve permanenza in ospedale mi aveva già convinto che la professione medica era una porta aperta a chiunque nutrisse rancore contro la razza umana”, “Viviamo in un mondo governato da finzioni di ogni tipo: merchandising di massa, pubblicità, la politica condotta come una branca della pubblicità, la traduzione istantanea della scienza e della tecnologia in immagini popolari, il crescente offuscamento e mescolanza delle identità all’interno del regno dei beni di consumo, l’anticipo di qualsiasi risposta immaginativa libera o originale all’esperienza da parte dello schermo televisivo. Per lo scrittore in particolare è sempre meno necessario per lui inventare il contenuto fittizio del suo romanzo. La finzione è già lì”. Esponente/Modello: fusione di spazio psichico e realtà esterna sottoposta a osservazione, analisi e trasformazione narrativa.
Alan Dean Foster ** (New York, 18 novembre 1946) statunitense, autore di fantascienza, romanzi fantasy e trasposizioni letterarie di film, noto per romanzi di fantascienza ambientati nello Humanx Commonwealth, un’unione interstellare etico/politica che include il genere umano e gli insettoidi Thranx. Spellsinger (1983-1994) riguarda uno studente del 20° secolo che si ritrova trasportato in un mondo popolato da animali senzienti e dotato di magia. Parallelities un giornalista scandalistico è inavvertitamente infettato da una condizione che lo fa spostare in diverse realtà. “L’universo è pieno di morti che vivevano per supposizione”, “La spontaneità è una delle gioie dell’esistenza, soprattutto se ci si prepara in anticipo”, “Quando le persone non hanno accesso ai fatti, si inventano quello che vorrebbero credere, o quello che pensano gli altri vorrebbero sentire”. Esponente: pluralità di realtà e passaggio fra mondi costituiscono meccanismi concreti e strutturali della narrazione.
Günter de Bruyn (4Nr) (Berlino, 1º novembre 1926) scrittore tedesco.
Lucie Delarue-Mardrus (3Ur) (Honfleur, 3 novembre 1874) scrittrice, poetessa, scultrice francese. Le Fantôme dans la rose et autres contes visionnaires documenta un versante visionario nel quale l’elemento straordinario viene associato a immagini simboliche, meravigliose, macabre e allegoriche. La sua importanza per questo quadro risiede nella capacità di utilizzare il racconto come spazio di passaggio fra esperienza ordinaria, immaginazione e dimensione visionaria.
Anatolij Dneprov **° (Ekaterinoslav, 17 novembre 1919) scrittore e cibernetico russo sovietico. In Пурпурная мумия (1961; La mummia purpurea) collega universi paralleli e antimateria mediante impostazione scientifica, che riprende in Голубое зарево (1965; Operazione antimateria) dove tema multidimensionale non è solo simbolico, ma costruito attraverso ipotesi fisica e narrativa precisa. In “Игра” (“The Game”, 1961) costruisce un esperimento narrativo nel quale un gruppo di persone, seguendo istruzioni algoritmiche senza comprenderne il significato complessivo, funziona come elaboratore di informazioni, usando la fantascienza per indagare operativamente il rapporto fra procedura, informazione e pensiero. Esponente/Modello: realtà parallele e problemi della mente vengono costruiti attraverso modelli fisici, algoritmici e cibernetici.
Peter Härtling (6Nv) (Chemnitz, 13 novembre 1933) scrittore, saggista tedesco.
Gerhart Hauptmann ** (10) (Ober Salzbrunn, 15 novembre 1862) poeta, drammaturgo, romanziere tedesco, premio Nobel per la letteratura (1912), Der Narr in Christo Emanuel Quint (1910; Il pazzo in Cristo, Emanuel Quint) passaggio da realtà sociale a dimensione visionaria e religiosa. Die Weber (1892; I tessitori) osservazione concreta condizioni sociali e materiali lavoratori; Hanneles Himmelfahrt (1893; L’ascensione di Annele), Die versunkene Glocke (1896; La campana sommersa) aggiungono rispettivamente psicologismo/simbolismo e immaginazione fiabesca, componente di metamorfosi spirituale, passaggio da concezione naturalistica della realtà a dimensione mitica e mistica, Heinrich, il fonditore di campane, cerca una forma di realizzazione che non trova nel mondo umano ordinario, attratto da realtà fiabesca e pagana, carattere mistico e visionario, conflitto fra mondo cristiano della morale e ragione e l’altro spazio mitico ove protagonista realizza propria visione artistica. Nella sua evoluzione oltre il naturalismo, sogno e fantasia assumono funzione di conoscenza, mentre fiaba, mito e simbolismo mistico continuano a convivere con l’osservazione realistica. Esponente: esperienza visionaria, mitica e mistica sviluppata senza abbandonare la concretezza dell’osservazione naturalistica.
Napoleon Hill **° (Pound, 26 ottobre 1883) scrittore, saggista statunitense, tra i primi produttori del moderno genere della “filosofia del Successo”. Think and Grow Rich (1937) non si limita a formulare una filosofia del successo, ma struttura il materiale in pratiche quali obiettivi definiti, visualizzazione, perseveranza e organizzazione delle risorse. La sua presenza è diversa da quella degli autori fantastici o visionari: il suo interesse risiede nella trasformazione intenzionale della condizione personale attraverso disciplina mentale, decisione, organizzazione dell’azione e applicazione pratica di principi. Rappresenta versante operativo di 8.6. Hill descrive inoltre il cervello come stazione trasmittente e ricevente delle vibrazioni del pensiero, l’immaginazione creativa come collegamento con fonti che includono l'”Infinite Intelligence” e il “sixth sense” come facoltà attraverso cui idee e intuizioni vengono ricevute, inserendo tali concezioni in una sequenza di pratiche deliberatamente applicabili. “Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”, “Se non puoi fare grandi cose, fai piccole cose in grande”. Esponente/Modello: concezioni non ordinarie della mente e dell’intelligenza vengono convertite in procedure di trasformazione intenzionale e applicazione pratica.
Helena McEwen * (4Np) (Salisbury, 3 novembre 1961) scrittrice, pittrice britannica, Ghost Girl sviluppa una forma più intima della soglia fra realtà quotidiana, esperienza religiosa, natura e percezione del cosmo. La protagonista adolescente vive il contrasto fra l’ambiente disciplinato del convento, la paura di Dio e la scoperta di una dimensione più vasta associata alla natura e alla visione dell’universo stellato; la narrazione collega inoltre l’esperienza interiore a luoghi concreti e a una precisa esperienza urbana.
Brandon Mull * (8 novembre 1974) autore statunitense, di fantasy per bambini, Fablehaven, Dragonwatch, The Candy Shop War. In Beyonders (2011-2013): descrive multiverso come diviso in insiemi di universi “normali”, incluso il nostro e un universo creato intelligentemente separato da tutti gli altri; trattamento esplicito del multiverso: distingue nostro insieme di universi da universo separato e artificialmente creato. Il collegamento è concreto e narrativamente operativo, non soltanto metaforico; pluralità dei mondi nella narrativa fantasy contemporanea: multiverso organizzato in insiemi di universi distinti e l’accesso a realtà differenti diventa parte della struttura stessa dell’avventura. Mull ha inoltre collegato personalmente il proprio lavoro di costruzione di mondi alla concezione religiosa di Dio come creatore, contemplando la possibilità che la creazione immaginativa possa anticipare una futura partecipazione alla creazione di mondi. “Le persone intelligenti imparano dai propri errori. Ma quelle più intelligenti imparano dagli errori degli altri”, “Noi umani siamo esseri conflittuali. Le nostre convinzioni non sempre si armonizzano con i nostri istinti e il nostro comportamento non sempre riflette le nostre convinzioni. … Dichiariamo guerra tra la persona che siamo e la persona che speriamo di diventare”, “La maledizione della mortalità. Trascorri la prima parte della tua vita imparando, diventando più forte, più capace. E poi, non per colpa tua, il tuo corpo comincia a cedere. Stai regredendo. Gli arti forti diventano deboli, i sensi acuti si affievoliscono, le costituzioni resistenti si deteriorano. La bellezza appassisce. Gli organi si fermano. Ti ricordi di te stesso nel fiore degli anni e ti chiedi dove sia andata quella persona. Quando la tua saggezza e la tua esperienza stanno raggiungendo il culmine, il tuo corpo traditore diventa una prigione”, “…c’è una differenza tra ascoltare e ascoltare. Non puoi sempre fare a meno di ciò che senti. Ma puoi controllare ciò che detiene il tuo interesse, ciò su cui scegli di soffermarti”.
Oliver Onions **° (Bradford, 13 novembre 1873) scrittore britannico, autore di romanzi storici, polizieschi, di fantasy e fantascienza, come The New Moon: A Romance of Reconstruction (1918), The Tower of Oblivion (1921) e di storie di fantasmi, come La bella adescatrice (The Beckoning Fair One): intreccio concreto fra esperienza artistica, presenza soprannaturale, deterioramento psicologico e perdita progressiva controllo su propria vita. Non solo «storia di fantasmi»: punto forte è processo attraverso cui elemento invisibile modifica materialmente la condotta del protagonista fino a distruzione. L’incertezza fra presenza soprannaturale e alterazione della percezione rimane strutturale al racconto, mentre isolamento, ossessione e deterioramento vengono seguiti attraverso modificazioni progressive e concrete della condotta. Esponente/Modello: l’ambiguità fra presenza invisibile e disgregazione psichica viene sviluppata attraverso osservazione progressiva di percezione, comportamento e conseguenze materiali.
Lalla Romano (8Sr) (Demonte, 11 novembre 1906) poetessa, scrittrice, giornalista, aforista italiana, Premio Strega (Le parole tra noi leggere, 1969) carattere esperienziale e osservativo: rapporto madre-figlio seguito nella concretezza quotidiana, difficoltà studio e lavoro, ribellione, autonomia e malattia, esempio aderente 8.6. L’ospite (2000) trasformazione attraverso irruzione di presenza concreta nella vita quotidiana, bambino diventa agente di modificazione percettiva della nonna, che passa da resistenza iniziale a esperienza descritta come apertura verso mondi paralleli e congiunzioni cosmiche, esempio di come dimensione altra possa emergere da situazione ordinaria senza bisogno di costruire universo fantastico autonomo. La penombra che abbiamo attraversato memoria dell’infanzia e ricostruzione lucida esperienza passata. “Silenzio come pienezza, non povertà. | Dal silenzio nasce sia l’attesa che l’appagamento”, “Il materialismo non è meno nobile dello spiritualismo; anzi, di più perché non pretende di esserlo”, “Quando il male passa, perdoniamo Dio”, “Cos’è essenziale, nei ricordi e rievocazioni? Ciò che sarà colto, rivissuto da chi non c’era. In fondo, è la sola immortalità che ci compete”.
Roger L. Simon (New York, 22 novembre 1943) scrittore, sceneggiatore statunitense.
Henri Troyat (Mosca, 1º novembre 1911) scrittore, storico francese-armeno.

MUSICA: 8.6 esprime l’incontro fra profondità, penetrazione e trasformazione dell’esperienza (8) e precisione, discernimento, elaborazione concreta e capacità di dare una forma praticabile a ciò che viene percepito (6). Il nucleo non consiste quindi semplicemente nell’intensità emotiva, nell’oscurità o nella drammaticità, ma nella capacità di entrare nella materia dell’esperienza, individuarne gli elementi, attraversarne le contraddizioni e trasformarli mediante una forma musicale precisa. La musica può diventare così uno strumento di osservazione e di elaborazione: il dolore, il desiderio, la memoria, il corpo, la relazione, la crisi, la perdita, la ricerca di senso e il confronto con ciò che non è immediatamente visibile vengono sottoposti a un processo di organizzazione, ripetizione, variazione e trasformazione. S8 introduce inoltre l’interesse per ciò che sta sotto la superficie: stati interiori profondi, dimensioni nascoste dell’esperienza, morte e rinascita simbolica, rapporto con l’ignoto, trascendenza, sacro, realtà ulteriori e trasformazione della coscienza. La componente 6 interviene come capacità di discriminare, ordinare e rendere concreta questa esperienza: attenzione ai dettagli, rapporto con il corpo e con la materia, lavoro sulla voce e sul suono, disciplina esecutiva, costruzione formale e trasformazione dell’esperienza vissuta in un’opera. Nel complesso emerge una musica nella quale l’esperienza non viene semplicemente espressa, ma viene lavorata. Questo principio appare in forme molto diverse negli autori presenti nel materiale: dalla trasformazione del dolore e della crisi in canto, alla ricerca di una relazione con la natura, al rapporto fra esperienza individuale e dimensione collettiva, alla memoria e al tempo, fino alla ricerca religiosa, alla trascendenza e alla percezione di realtà non immediatamente accessibili. Tra gli esempi più evidenti presenti nella lista figurano Biagio Antonacci, Pierangelo Bertoli, Jennifer Charles, k.d. lang, Uğur Işılak, Irfan Makki, Terence McKenna, Ed Robertson e Svetlana Surganova; ciascuno sviluppa tuttavia aspetti differenti del campo. L’elemento comune è il passaggio dall’esperienza alla sua elaborazione formale: ciò che viene vissuto, percepito o interrogato viene trasformato in voce, testo, ritmo, composizione o performance. La dimensione multidimensionale compare soprattutto quando la musica mette in rapporto realtà visibile e invisibile, sogno e veglia, natura e coscienza, vita e morte, memoria e futuro, esperienza ordinaria e trascendenza. In questo senso 8.6 non identifica un genere musicale, ma una modalità di rapporto con la materia dell’esperienza: penetrare, discernere, elaborare e trasformare.
 Angelika * (Angelika Yutt) (Simferopol, 5 novembre 1969) cantante di opera, pop, house, trance russa, “Follow Me”, “Healing Song”, “I Am the Sky”.
 Biagio Antonacci **° (1NpUv) (Milano, 9 novembre 1963) cantautore, chitarrista italiano, “Desiderio” (1994), “Dolore e forza” rapporto fra sofferenza e capacità di resistere (2014; Spaccami amore mio Non merito quel volo che hai dentro tu Tu sei nella mia storia e lì ci starai Da qui a l’eterno Fammi del male tu Se può servirti fallo perché tu puoi M’aspetto il bello o il brutto perché a te ho preso tutto), “Liberatemi” (1992), “Non so a chi credere” crisi concreta fiducia e capacità di distinguere ciò che è autentico da ciò che è menzognero (1992; No no non so Non so più a chi credere, no No no non so Non so più a chi dare del tu Se vuoi vivere una vita così Basta dire sì Io dico no, no non so Non so più se crederti o no No no io no Io non credo all’uomo che sei Tutti dicono le stesse bugie Tutti parlano non sanno ascoltare), “Sognami” (2007). Esponente/Modello: dolore, desiderio e crisi della fiducia vengono attraversati e trasformati mediante discernimento dell’esperienza affettiva.

 Mario Barravecchia (16 novembre 1976) cantante italo/belga.
 Pierangelo Bertoli **° (1UbNv) (Sassuolo, 5 novembre 1942) cantautore folk italiano, “Acqua limpida”, “A muso duro” (1979; Canterò le mie canzoni per la strada Ed affronterò la vita a muso duro Un guerriero senza patria e senza spada Con un piede nel passato E lo sguardo dritto e aperto nel futuro), “Il centro del fiume”** (1977; Figure di carta che bevono nuovi pensieri E fragili miti creati dal mondo di ieri Disperdono giovani forze sottratte al domani Lasciando distorte le menti e vuote le mani Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso Raggeli la mente in un vano e assoluto riposo Trascorri le ore studiando le pose già viste Su schermi elettronici oppure su false riviste), “Eppure soffia” (1976; Eppure il vento soffia ancora Spruzza l’acqua alle navi sulla prora E sussurra canzoni tra le foglie Bacia i fiori, li bacia e non li coglie), “Spunta la luna dal monte”** (1991, con Tazenda; Notte scura, notte senza la sera Notte impotente, notte guerriera Per altre vie, con le mani le mie Cerco le tue, cerco noi due. Spunta la luna dal monte Spunta la luna dal monte. Tra volti di pietra tra strade di fango Cercando la luna, cercando Danzandoti nella mente, Sfiorando tutta la gente A volte sciogliendosi in pianto Un canto di sponde sicure Ben presto dimenticato Voce dei poveri resti di un sogno mancato), “Vedrai, vedrai”** (1987; Vedrai che cambierà Forse non sarà domani Ma un bel giorno cambierà Vedrai vedrai Che non sei finito sai Non so dirti come e quando Ma vedrai che cambierà Preferirei sapere che piangi Che mi rimproveri d’averti delusa E non vederti sempre così dolce Accettare da me Tutto quello che viene Mi fa disperare Il pensiero di te E di me che non so darti di più).
 Benjamin Britten **° (4Ni) (Lowestoft, 22 novembre 1913) compositore, pianista, direttore d’orchestra britannico, A Ceremony of Carols (1942), The Young Person’s Guide to the Orchestra (1946), Noye’s Fludde (1958), The Prodigal Son (1968) trasformazione attraverso il ritorno; Death in Venice (1973) rapporto fra desiderio, decadenza, bellezza e morte. Esponente/Modello: natura, coscienza, crisi e trasformazione sono elaborate attraverso immagini simboliche e osservazione concreta dell’esperienza individuale e collettiva. The Turn of the Screw (1954), Curlew River (1964), The Burning Fiery Furnace (1966), opere nelle quali soprannaturale, sacro, morte e trasformazione psicologica acquistano precisa forma musicale. Esponente/Modello: sacro, soprannaturale, morte e trasformazione psicologica sono tradotti in strutture musicali e drammatiche rigorosamente elaborate.
 Jennifer Charles **° (Washington, 15 novembre 1968) cantautrice statunitense art rock (Elysian Fields), voce da contralto, nota per l’intensità emotiva, con temi di natura, amore, perdita, morte, mito e identità, spesso con influenze filosofiche e letterarie; “Black acres” (2000; Whirlwind, take me there Where I will be his lady fair Sheets of night hiding us Gusts of wind riding us I’m blown away into his hands I’m weak and high, can barely stand In the web of dizzy leaves Virgins all, elude the trees Touch me now Touch me The black acres are claiming me), “Higher Power”* (2016; I give myself to a higher power It’s nature, opening this flower It’s nature, opening this flower Far away, a morning star Undresses light and caresses Castaway breezes Pledge themselvеs to dark tresses), “How We Die”* (2009; Naked and trembling we enter Desperate scratches Hoping to fly Hopeful then hopeless We flounder Eating the answers That’s how we die), “Shooting Stars” (2004; Baby throw off that cloud The bed of thorns that lay you down Quick like silver out of bounds Look at all the shooting stars Some of them could be ours), “Shaman in Your Arms”. Esponente/Modello: natura, eros, morte e trascendenza convergono in una scrittura sensoriale che rende concreta la trasformazione interiore.
 Billy Currington (8) (Savannah, 19 novembre 1973) cantante, cantautore country, scrittore statunitense, “Must Be Doin’ Somethin’ Right” (scritta da Marty Dodson e Patrick Jason Matthews).
 Max De Angelis ° (Roma, 31 ottobre 1972) cantautore italiano, “Sentirsi nuovo” articola crisi, paura, discernimento e rinnovamento come processo di osservazione delle dinamiche interiori; nell’album La soluzione compaiono inoltre “L’apnea”, “L’equivalenza” e “I sentimenti”. Modello: crisi affettiva e trasformazione vengono sottoposte a osservazione, discernimento e ricomposizione concreta.
 Daron Hagen (Milwaukee, 4 novembre 1961) compositore statunitense, “Night, again” (2015).
 Edward Knight * (4 novembre 1961) compositore statunitense, “Total Eclipse”. La sua produzione attraversa jazz, teatro musicale e musica da concerto, evitando una classificazione stilistica univoca.
 k.d. lang *° (Kathryn Dawn Lang) (6NpPiUv) (Edmonton, 2 novembre 1961) cantautrice country/pop canadese, “Constant Craving”* collega desiderio persistente, verità e ricerca di ciò che è autentico, «great magnet» introduce forza di attrazione verso ciò che è vero e un rapporto fra esperienza individuale e saggezza (1992; Even through the darkest phase Be it thick or thin Always someone marches brave Here beneath my skin And constant Craving  Has always (Always) Been Maybe a great magnet pulls All souls to what’s true Or maybe it is life itself That feeds wisdom to its youth). Modello: desiderio persistente e ricerca della verità sono trasformati in osservazione e discernimento dell’esperienza interiore.
Uğur Işılak **° (11 novembre 1971) artista di musica popolare islamica turca, presentatore televisivo, compositore turco.  “Aklıma Düşünce” amore, perdita, sofferenza e rapporto con il Creatore; «Zulmü alkışlayamam» introduce il rifiuto concreto della crudeltà; «Ha Senin Ha Benim» mette in discussione il possesso e la permanenza delle cose attraverso il confronto fra vita, morte, mondo e destino (2017; Sono di nuovo nei guai Il mio cuore è in fuga Il mio corpo non mi insegue L’ordine si è avverato Riempi il sakè dell’amore Non sono sano di mente I miei polmoni stanno bruciando Chi vede è ingannato Il problema non sono le mie lacrime ho pensato Quando penso a te Non posso entrare C’è di nuovo tristezza Anche se arriva la primavera La mia giornata non sorge senza di te Sono caduto nell’amore Non avevo altro modo Qualcosa è fuori dalle mie possibilità Chi è turbato? Il Creatore è il mio testimone L’amore non è sulla mia lingua Se non sei qui, ho finito Mi perdo e mi perdo La povertà non è nella morte); “Zulmü alkışlayamam” (2014; Non posso applaudire la crudeltà); “Ha Senin Ha Benim”** (2008; “O tuo o mio” Guarda il Sole e la Luna a tuo piacimento Che sia tuo o mio, che differenza fa? Da chi risparmieremo il mondo mortale? Che sia tuo o mio, che differenza fa? Da chi risparmieremo il mondo mortale? Che sia tuo o mio, che differenza fa? Guarda quali sogni avevano molte anime Molti sultani, molti sultani Poiché siamo viaggiatori, palazzi e locande Che sia tuo o mio, che differenza fa? Perché tutta questa fretta quando il risultato è chiaro? Chi si è preso il merito di questa breve vita? Due metri di sudario è l’ultima capitale Che sia tuo o mio, che differenza fa? Due metri di sudario è l’ultima capitale Che sia tuo o mio, che differenza fa? Il mondo che non riceve la sua parte di lealtà Un mondo che non è gentile con nessuno Il mondo che non è lasciato a te o a me Che sia tuo o mio, che differenza fa? Il mondo che non è lasciato a te o a me Che sia tuo o mio, che differenza fa, che differenza fa?); “Çok Şükür Köylüyüm”  lega lavoro manuale, terra, povertà, dignità, etica e gratitudine a Dio. È uno dei profili nei quali la dimensione spirituale viene più direttamente unita alla concretezza della vita quotidiana.(2002; Grazie a Dio sono un abitante del villaggio La mia giacca è rattoppata La mia pelle odora di terra Sappilo in ogni boccone Ho il sudore sulla fronte Il mio capitale è il mio polso Non ho alcuna richiesta Lascia che il mondo sia tuo Il mio cuore è pieno Il mio lavoro è sacro Per favore, non guardarmi dall’alto in basso Non ho un’istruzione ma Non mangio cibo haram È halal eccedere Ho le lacrime agli occhi La mia schiena è piegata ma La mia testa è alta Signori, non importa Il medico non usa il bisturi Da quando sono nato I miei problemi sono annodati Perché sono un contadino Non so cosa sia il profitto Non so cosa sia la rapina C’è qualcosa che so I miei problemi sono annodati Grazie a Dio sono un abitante del villaggio). Autore di quasi 400 opere, iniziò a comporre musicalmente le proprie poesie a tredici anni. Esponente/Modello: Creatore, morte, destino e non-possesso sono congiunti a lavoro, terra, corpo ed etica quotidiana.
 Lorde *° (10) (Takapuna, 7 novembre 1996) cantautrice neozelandese-croata, “Green Light” trasforma una separazione in movimento verso una nuova fase; «Royals» osserva criticamente desiderio, consumo e costruzione sociale dell’immaginario. Il materiale già presente mostra quindi il versante 8.6 della percezione lucida dell’esperienza affettiva e sociale.(2017; But I hear sounds in my mind Brand new sounds in my mind But honey I’ll be seein’ you ‘ever I go But honey I’ll be seein’ you down every road I’m waiting for it, that green light, I want it), “Hard feelings”* analizza con precisione la fase di disgregazione di una relazione (2017; These are what they call hard feelings of love When the sweet words and fevers All leave us right here in the cold-old-old Alone with the hard feelings of love God, I wish I believed ya When you told me this was my home-ome-ome), “Royals” (2013; I’ve never seen a diamond in the flesh I cut my teeth on wedding rings in the movies And I’m not proud of my address, In a torn-up town, no postcode envy). Modello: crisi affettiva e condizionamento sociale vengono osservati, scomposti e trasformati mediante una scrittura analitica dell’esperienza.

 Vanessa Mae (Sv) (Singapore, 27 ottobre 1978) violinista thailandese-britannica, “Aurora”, “Contradanza”, “Storm”.
  Irfan Makki **° (30 ottobre 1975) cantautore musulmano canadese pakistano. “You & I” ricerca della verità, segni nell’universo, esperienza condivisa, guerra, giustizia e possibilità di guarire un mondo ferito (2011; You & I We are the same We win and lose in the game of life You & I We seek the truth looking for the signs in the universe In this journey we are companions Struggling through what life throws our way Why should a mother cry? Why should a wife see her husband die? Ooh, tell me why do we have to fight? Why don’t we try, just you and I? Ooh, why don’t we try? You & I We love our land protect our own against any harm You and I dream of a day When everybody will live in peace In this journey we are companions Struggling through what life throws our way Why should a mother cry? Why should a wife see her husband die? Ooh, tell me why do we have to fight? Why don’t we try just you and I? Ooh, why don’t we try? Throughout history so many senseless wars Yet we never learn, we’re building borders around us But we still have a chance to heal our wounded world Let’s get rid of hatred and see each other as we really are Before it’s to late, who knows what tomorrow may bring But without justice there’s no way that peace can exist Why should a mother cry? Why should a wife see her husband die? Ooh, tell me why do we have to fight? Why don’t we try, just you and I? Ooh, can you tell me why should a mother cry? Why should a wife see her husband die? Ooh, tell me why do we have to fight? Why don’t we try just you and I? Ooh, can u tell me why should a mother cry? Why should a wife see her husband die? Ooh, tell me why do we have to fight? Why don’t we try, just you and I? Why don’t we try?); “I’m So Sorry” esame della vita, morte, rimorso e possibilità di trasformare comportamento prima che sia troppo tardi (If my time would end today would I be ready to go? And leave all the things I’ve worked so hard for And all my friends and everyone I’ve known? Never did I ever stop for a moment to think Of what’s staring at me I’ve been breaking all the mirrors of reality [Chorus:]: I’m so sorry, if only I had just one last chance I’m so sorry, but now it’s too late to change the past, oh I lived my life in the fast lane, I only lived for today And never, never really thought about anyone else It was all about me, myself and I Never did I ever stop for a moment to think Of what’s staring at me I’ve been breaking all the mirrors of reality, oh [Chorus:] And now, now that it’s over I wonder if anyone will remember me If I had the chance to turn back the hands of time There are so many things that I would change I’d live my life, every single breath… For You); “Waiting For The Call” idea dell’attesa di una chiamata. Esponente/Modello: segni nell’universo, morte e verità sono convertiti in esame della condotta, responsabilità e trasformazione.
Terence McKenna ***° (8) (Paonia, 16 novembre 1946) etnobotanico statunitense, mistico, psiconauta, docente, autore, abile oratore (vedi SPIRIT), “Speaking In Tongues” (1993); “Haunted Planet” (One scenario for solving our problem Is a mass migration into the past We could literally dump this whole scene And go 100 million years into The past of the planet And set up there, and set up there In a confined zone If it were only 10, 000-years deep It would never show in any fossil record If we held ourselves to a 10, 000-year wide window That’s such a brief period of time And so long ago That we would basically just Appear to have disappeared I think this is a haunted planеt And we are a haunted spеcies I think this is a haunted planet And we are a haunted species Every solid body in the solar System is heavily cratered I think this is a haunted planet And we are a haunted species Some of these craters are planet smashers There is considerable and Ever-increasing evidence That the cosmic neighborhood is fairly Unstable – fairly unstable Is it possible that biology Is somehow prescient That biology somehow exists in eternity and Knows the fate of the planet? And that what we are is A desperate strategy of escape And that the planet actually can sense the Possibility of a complete Life-destroying asteroidal impact? I think this is a haunted planet And we are a haunted species I think this is a haunted planet And we are a haunted species Every solid body in the solar System is heavily cratered I think this is a haunted planet And we are a haunted species A species A bipedal monkey with binocular vision Has been led into the Antechamber of nature’s secrets In order you to build machineries And unleash energies sufficient to Either deflect that incoming object Or flee the planet in anticipation of it); “Transcendal Health Plan” (Sound, light and dance Dissolve the conceptual boundary Of ordinary expectation This seems to be The special, unique, transcendental function of the human animal Is the production and condensation of ideas And what made it possible for the human animal is language Language has made us More than a group of pack hunting monkeys Its made us a group of pack hunting monkeys With a dream The glory of the human animal is cognitive activity Song, dance, sculpture, poetry All of these cognitive activities When we participate in them We cross out of the domain of animal organisation And into the domain of a genuine relationship to the transcendent The universe is almost what we have to call an art making machine We emerge out of nature almost as its finest work of art Dance); “From the Trees to the Starship” (History is just a 25, 000-year dash From the trees to the starship History is just a 25, 000-year dash From the trees to the starship And while it’s going on, it’s wild and wooly But it only lasts like that And then you you’re in the starship Because we are like bacteria or something In the shortness of our lifespan To us, 25, 000 years You can get lost in the middle of That and you can’t see either end But from the point of view of a spеcies It’s just instantaneous History is just a 25, 000-year dash From thе trees to the starship History is just a 25, 000-year dash From the trees to the starship You know This thing happened 65 million years ago A very large object collided with the earth Everything on this planet Larger than a chicken, died Some people think in a single moment But what’s peculiar is There appears to have been a major dieback Of species underway before the impact That in the million years Preceding the impact There was some kind of eco Crisis on the planet And then, this asteroid struck You know, the dinosaurs that we Find are the lumbering, enormous ones But it’s always agreed that there were A vast number of small-boned Gray seal dinosaurs that were much smaller Is it possible there was A breakout of intelligence? Is it possible that there was an Intelligent species of a reptilian sort That was actually evolving a Technical civilization which Then to cause this dieback of species? History is just a 25, 000-year dash From the trees to the starship History is just a 25, 000-year dash From the trees to the starship Whenever you have intelligent life in The presence of large explosions A safe bet is that the intelligent life Is responsible for the large explosions It may be that there was the war in heaven 60 million years ago); “Unfinished Language”. Esponente/Modello: trascendenza, coscienza, linguaggio e alterazione dei confini ordinari vengono articolati attraverso analisi concettuale trasformata in materia sonora. Vedi anche altre sezioni.

 John Parr (Worksop, 18 novembre 1952) cantante pop/rock britannico, “St. Elmo’s Fire” (1984).
 Minnie Riperton (Chicago, 8 novembre 1947) cantante soul/funk statunitense, “Lovin’ You” (1975).
 Ed Robertson * (Scarborough, 25 ottobre 1970) cantante, cantautore canadese (Barenaked Ladies) “It’s All Been Done” rapporto fra presente, passato e ripetizione (1998; I met you Before the fall of Rome And I begged you To let me take you home You were wrong I was right You said, goodbye I said, good night It’s all been done It’s all been done It’s all been done, done before I knew you Before the west was won And I heard you say The past was much more fun You go your way I’ll go mine That I’ll see you Next time It’s all been done), “When You Dream” relazione sogno, musica, matematica, pianeti, Gesù, meccanica quantistica e angeli (1998; When you dream What do you dream about? When you dream What do you dream about? Do you dream about music or mathematics Or planets too far for the eye? Do you dream about Jesus or quantum mechanics Or angels who sing lullabies?) scritto con Steven Page, sogno, musica, matematica, pianeti, religione, scienza e angeli vengono posti nello stesso spazio immaginativo.
 Les Sampou *° (4 novembre 1961) cantautrice folk/blues statunitense, “Bump in the Night”, “The Kill”. Il repertorio comprende inoltre “Untethered”, “Sitting on Jupiter”, “Broken Pieces” e “Dreadful Love”, sviluppando ripetutamente immagini di profondità nascosta, perdita, liberazione e trasformazione. Modello: zone interiori nascoste e trasformazione affettiva vengono esplorate attraverso immagini concrete, corporee e narrative.
 Svetlana Surganova **° (Leningrado, 14 novembre 1968) cantante, poetessa russa, “Сын” (2019), “Слепой”** rapporto fra cecità fisica e capacità di vedere ciò che non è visibile; il gesto di chiudere gli occhi diventa paradossalmente una modalità di percezione oltre l’apparenza. (2015; trad. “Cieco”. Ora, se colui che stai seguendo è cieco, Seguitelo nel vostro cammino nell’oscurità. Ora, se lui ti guida… E allo stesso tempo: vede ciò che non è visibile a tutti gli altri. Coro: E nel campo visivo non si vede nemmeno l’apparenza Dormire o svegliarsi. E poi, chiudendo gli occhi, vedi lontano, oltre il cielo Dove sei e il tuo significato. Ora, se dove vivi è un mondo straniero, Dove nel freddo a volte non sei amato… L’unico, se non stai aspettando nessun altro – Chiudi gli occhi e diventa cieco! Coro: E nel campo visivo non si vede nemmeno l’apparenza Dormire o svegliarsi. E poi, chiudendo gli occhi, vedi lontano, oltre il cielo Dove sei e il tuo significato. E nel campo visivo non si vede nemmeno l’apparenza Dormire o svegliarsi. E poi, chiudendo gli occhi, vedi lontano, oltre il cielo Dove sei e il tuo significato.), “Осеннее шоссе” viaggio, memoria, natura, morte, fede, perdita e permanenza, rapporto 8.6 fra discernimento, esperienza concreta e percezione di ciò che si trova oltre la superficie (“Autostrada d’autunno”; Chiese bianche sopra la Patria dove sono solo. Da qualche parte un fiume, come la malinconia, ha coperto l’istmo. Uccelli neri volano sopra di me come bersagli. I cavalli corrono e corrono, superando gli alberi. Ecco l’autostrada, il leggero odore del fumo autunnale. L’estate è bruciata, restano gli ultimi nidi. Ottobre strappato e boschetti scorrono veloci. Arriva il fiume, come la malinconia, cosa resta dietro di loro? Volerò e urlerò come un uccello autunnale. Accetterò tutto ciò che accade per fede, tranne la morte. Vicino al vento, come da qualche parte un fiume vicino alle foglie. Vicino all’amore e non così lontano dalla capitale. Ecco gli alberi, non hanno paura di notte nella foresta? I fari gialli lasciano cadere le luci e dietro di loro Le ombre corrono e proiettano ombre sui boschetti. L’asfalto bagnato si riflette sulla pelle dei tuoi cari. Chiese bianche e i nostri divertimenti eterni, Tutto resta, resta e, allungando il collo, I cavalli corrono e nuotano, si tuffano nell’erba, Gli uccelli neri corrono veloci sul loro riflesso. Tutto rimane. Allora ciao, mio ritardo! Non lo troverò, lo perderò, ma qualcosa accadrà. Dopo di me, c’era qualcuno rimasto in questo mondo Autunno strappato, come un uccello abbattuto. Volerò e urlerò come un uccello autunnale. Accetterò tutto ciò che accade per fede, tranne la morte. Vicino al vento, come da qualche parte un fiume vicino alle foglie. Vicino all’amore e non così lontano dalla capitale. Tutto rimane. Allora ciao, mio ritardo! Non lo troverò, lo perderò, ma qualcosa accadrà. Dopo di me, c’era qualcuno rimasto in questo mondo Autunno strappato, come un uccello abbattuto). Esponente/Modello: percezione oltre l’apparenza, fede e morte sono elaborate attraverso corpo, natura, memoria e trasformazione dell’esperienza.
 Ike Turner (Nv) (Clarksdale, 5 novembre 1931) musicista R&B statunitense.
 Mary Travers * (9Nf) (Louisville, 9 novembre 1936) cantautrice, cantante folk statunitense. Con Peter, Paul and Mary collegò stabilmente il canto all’impegno per diritti civili, pace e diritti umani, concependo la musica anche come pratica di trasformazione collettiva.
 Darryl Worley (Memphis, 31 ottobre 1964) cantante, cantautore country statunitense.

SPETTACOLO: 8.6 nello spettacolo e nel cinema emerge attraverso opere che portano l’esperienza oltre la superficie ordinaria, penetrando realtà nascoste, stati alterati di coscienza, dimensioni parallele, contatto con entità non umane, crisi dell’identità, trasformazione e confronto con ciò che normalmente rimane invisibile. La componente 8 introduce profondità, ricerca, discesa nei livelli oscuri dell’esperienza e attraversamento di soglie; la componente 6 traduce questa esplorazione in osservazione concreta, analisi, discriminazione, ricostruzione dei fatti e confronto con le conseguenze pratiche. Il risultato è una cinematografia nella quale il mistero non è soltanto atmosfera, ma diventa esperienza da verificare, decifrare o attraversare. Ricorrono il rapporto fra realtà ordinaria e realtà ulteriori, la percezione come strumento ma anche come possibile inganno, il corpo sottoposto a trasformazione, la coscienza che entra in territori sconosciuti, il contatto extraterrestre, il sogno, la memoria, la spiritualità, la religione, la morte e la possibilità di mondi alternativi. In questo campo si collocano opere come Contact, The Medusa Touch, The Dark Tower, The Sandman e PK, mentre la cinematografia di Francesco Rosi introduce un’altra dimensione di 8.6: l’indagine minuziosa di realtà umane concrete, marginali e nascoste, nella quale la conoscenza passa attraverso l’osservazione diretta, l’esperienza e il confronto con una realtà sociale e spirituale non riducibile alle categorie ufficiali. 
Peter Adair ° (Los Angeles, 25 novembre 1943) regista statunitense, noto per il documentario pionieristico sull’omosessualità, Word Is Out: Stories of Some of Our Lives (1977) costruisce la conoscenza attraverso testimonianze dirette di persone la cui esperienza e identità erano state occultate, stereotipate o interpretate dall’esterno: il procedimento di far emergere una realtà nascosta mediante osservazione e testimonianza. Modello: realtà umane occultate dagli stereotipi emergono attraverso testimonianza diretta, osservazione e ricostruzione dell’esperienza.
Sergei Alekseyev (Mosca, 13 settembre 1896) regista sovietico.
Fausto Brizzi (Roma, 15 novembre 1968) regista, sceneggiatore, produttore, scrittore italiano.
Richard Burton **° (1Sp) (Pontrhydyfen, 10 novembre 1925) attore gallese. The Medusa Touch (Il tocco della medusa, 1978): Burton interpreta John Morlar, scrittore dotato di poteri telecinetici con cui provoca catastrofi attraverso il pensiero. L’indagine poliziesca ricostruisce progressivamente il rapporto fra mente, intenzione e modificazione concreta degli eventi; l’opera collega quindi capacità psichica, responsabilità e intervento sulla realtà. Esponente/Modello: causalità psichica e modificazione della realtà vengono sottoposte a indagine, verifica e ricostruzione concreta.
Gwendoline Christie ** (Worthing, 28 ottobre 1978) attrice britannica, Game of Thrones. The Sandman (serie, 2022–): interpreta Lucifer, sovrano dell’Inferno, all’interno di un universo narrativo popolato da divinità, demoni, sogni, esseri immortali e regni oltre il mondo ordinario. La funzione è inserita in una cosmologia multidimensionale nella quale il mondo onirico possiede consistenza propria e interagisce con quello umano. Per costruire Lucifer, ruolo che aveva già interpretato in teatro, studiò rappresentazioni storiche del personaggio e materiali del Museum of Witchcraft and Magic in Cornovaglia, elaborandolo attraverso i temi dell’assenza, della disconnessione e dell’isolamento. Esponente: l’interpretazione di Lucifer nasce da una ricerca sul soprannaturale tradotta in costruzione psicologica, corporea e performativa.
Marie Dressler (Cobourg, 9 novembre 1868) attrice canadese, Oscar (Min and Bill).
John Guillermin ° (Sp) (Londra, 11 novembre 1925) regista inglese, The Towering Inferno (1974) lavora sulla catastrofe come situazione estrema nella quale una struttura apparentemente controllata rivela vulnerabilità nascoste e richiede analisi tecnica, discriminazione, sopravvivenza e trasformazione concreta. Modello: la catastrofe rivela vulnerabilità nascoste attraverso analisi tecnica, crisi, responsabilità e conseguenze concrete.
Alberto Lattuada ° (8) (Vaprio d’Adda, 14 novembre 1914) regista, sceneggiatore, attore, produttore italiano, DD/NA: Venga a prendere il caffè da noi (1971), Il cappotto (1952), La lupa (1953), Sono stato io! (1973), Oh, Serafina! (1976) rapporto radicale del protagonista con la natura viene classificato socialmente come follia e conduce all’internamento, dove incontra una donna che condivide la stessa percezione e sceglie con lei una vita separata dalla realtà dominante. Modello: natura, follia e normalità vengono confrontate attraverso le conseguenze concrete di una percezione incompatibile con l’ordine sociale.
Jodie Foster **° (9)  (Los Angeles, 19 novembre 1962) attrice statunitense, Oscar (The Accused, The Silence of the Lambs). Contact (1997, Robert Zemeckis; protagonista): Ellie Arroway, ricercatrice SETI, riceve una trasmissione di numeri primi proveniente da Vega e partecipa alla costruzione di una macchina destinata al primo contatto extraterrestre. Il viaggio introduce il rapporto fra esperienza scientificamente verificabile e esperienza trascendente: Arroway torna con un’esperienza che non riesce a dimostrare secondo i criteri ordinari, mentre il film mette in tensione scienza, fede, testimonianza personale e conoscenza. Esponente/Modello: contatto extraterrestre ed esperienza trascendente vengono confrontati con prova scientifica, testimonianza e limiti della conoscenza verificabile.

Rajkumar Hirani **° (Nagpur, 20 novembre 1962) regista, sceneggiatore, montatore e produttore cinematografico indiano, PK: l’alieno precipitato sulla Terra perde il dispositivo necessario per tornare al proprio mondo e, non conoscendo le convenzioni terrestri, conduce un’indagine radicale sulle religioni e sulle immagini umane di Dio. La ricerca di un “Dio” che possa mantenere le promesse porta a distinguere esperienza spirituale, istituzione religiosa, rituale e manipolazione. L’elemento extraterrestre funziona così come dispositivo di osservazione esterna applicato alla realtà religiosa terrestre. Esponente/Modello: lo sguardo extraterrestre sottopone religione, rituale e immagini di Dio a osservazione, discriminazione e verifica concreta.
Veronica Lake (Brooklyn, 14 novembre 1922 attrice cinematografica, modella pin-up statunitense.
Claude Lelouch * (4SfPi) (Parigi, 30 ottobre 1937) regista, sceneggiatore francese, Oscar (Un homme et une femme), Attention bandits.
Ralph Macchio (Huntington, 4 novembre 1961) attore statunitense.
Giovanna Mezzogiorno ° (Roma, 9 novembre 1974) attrice italiana. La finestra di fronte (2003): l’incontro con un anziano affetto da perdita di memoria conduce alla ricostruzione di un’identità e di un trauma del passato attraverso frammenti, luoghi e indizi che modificano progressivamente la vita presente. Modello: memoria nascosta, identità e trauma vengono ricostruiti attraverso indizi concreti che trasformano la percezione del presente.
Matthew McConaughey **° (Uvalde, 4 novembre 1969) attore, produttore, docente statunitense, Oscar miglior attore protagonista/GG per Dallas Buyers Club (2014); True Detective (2014, prima stagione, “Tocca l’oscurità e l’oscurità ti toccherà a sua volta”; con luminosi dialoghi antinatalisti e nichilisti ispirati ai saggi La cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti, Meglio non essere mai nati di David Benatar e Tra le ceneri di questo pianeta di Eugene Thacker; “Penso che la coscienza umana sia un tragico errore nell’evoluzione. Siamo divenuti troppo auto-coscienti, la natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa, siamo creature che non dovrebbero esistere secondo le leggi naturali. Siamo cose che faticano nell’illusione di avere un sé; un conglomerato di percezioni, esperienze e sensazioni, programmato con totale certezza che ciascuno di noi è qualcuno, quando in realtà non siamo nessuno. Forse la cosa più onorevole da fare per la nostra specie è rifiutare il nostro programma, smettere di riprodurci, camminare mano nella mano verso l’estinzione, un’ultima mezzanotte – fratelli e sorelle che si chiamano fuori da un’ingiustizia”. The Dark Tower (2017): interpreta l’Uomo in Nero, antagonista impegnato nella distruzione della Torre Oscura che mantiene uniti i mondi. Il protagonista Roland deve impedire che la Torre crolli e che le porte verso altre realtà vengano aperte; Jake, un ragazzo tormentato da visioni di una Torre appartenente a una realtà parallela, diviene elemento decisivo della vicenda. Il film costituisce il riferimento più diretto, nel profilo di McConaughey, al tema dei mondi multipli e della soglia fra realtà. Esponente/Modello: coscienza, identità, visioni e mondi multipli vengono attraversati mediante indagine, filosofia e discriminazione fra livelli della realtà.
Mike Nichols ° (Berlino, 6 novembre 1931) regista statunitense, Oscar (The Graduate). What Planet Are You From? (2000): un essere umano proveniente da una civiltà extraterrestre priva di emozioni viene inviato sulla Terra per generare un figlio, ma il contatto con gli esseri umani produce in lui emozioni che il suo mondo non conosce. Il film usa quindi l’incontro fra specie e mondi differenti per esaminare concretamente la trasformazione della coscienza attraverso la relazione. Modello: il confronto fra civiltà extraterrestre e vita terrestre trasforma la coscienza attraverso corpo, emozione e relazione.
Francesco Rosi *° (6) (Napoli, 15 novembre 1922) regista, sceneggiatore italiano, LO (Le mani sulla città). Cristo si è fermato a Eboli (1979): Carlo Levi, confinato ad Aliano dal regime fascista, entra progressivamente in una realtà sociale separata dal mondo ufficiale. Il film documenta credenze, superstizioni, rituali, rapporto con la morte, malattia, povertà e religiosità popolare attraverso l’osservazione concreta della comunità. Il riferimento a Cristo assume anche la funzione di misura della distanza fra istituzione religiosa e esperienza spirituale vissuta. Il metodo cinematografico di Rosi assume l’indagine come forma di conoscenza: la realtà sociale viene osservata per far emergere strutture, relazioni e livelli normalmente sottratti alla visibilità. Modello: realtà nascoste vengono portate alla luce attraverso indagine, osservazione diretta e ricostruzione dei rapporti concreti.
Marjane Satrapi *° (Rasht, 22 novembre 1969) fumettista, regista, sceneggiatrice, illustratrice iraniana-francese, Persepolis (fumetto, 2000-2003; film, 2007), Poulet aux prunes (2011), The Voices (2014; un uomo è vittima di allucinazioni in cui sente i suoi animali domestici parlargli e si ritrova in una serie di situazioni in cui non saprà più distinguere la realtà dalla fantasia), Radioactive (2019). Esponente/Modello: percezione alterata, memoria, morte e realtà invisibili vengono rese concrete attraverso corpo, materia e trasformazione della rappresentazione.
Sydney Sibilia *° (Salerno, 19 novembre 1981) regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (2020) espressione del rapporto fra realtà alternativa e realizzazione concreta: un’idea apparentemente impossibile viene trasformata materialmente in territorio, comunità e sistema autonomo, entrando poi in conflitto con l’ordine istituzionale. Modello: una realtà alternativa viene costruita materialmente e sottoposta al confronto concreto con norme, istituzioni e conseguenze della sua esistenza.

PROSPETTIVA GEOMANTICA E GEOGRAFICA (PTU): Nel Sistema Binario Analogico ogni binario è associato a una Provisional Territorial Unit (PTU). Tale corrispondenza non implica un rapporto causale o esclusivo tra territorio e binario, ma offre un riferimento analogico per esplorare risonanze simboliche, storiche, geografiche, culturali e spirituali. Per 8.6 la PTU è REGION D8-6 – Thüringen, Land della Germania centrale con capitale Erfurt, oggi articolato in 17 Landkreise e cinque kreisfreie Städte. Costituito come Land nel 1920, dopo il 1945 entrò nella zona di occupazione sovietica e poi nella DDR; nel 1952 fu soppresso e ripartito soprattutto fra Bezirke Erfurt, Gera e Suhl. Ricostituito nel 1990 con la riunificazione tedesca, integrò anche Altenburg e Schmölln, prima assegnati a Bezirk Leipzig. La storia recente comprende quindi divisione tedesca, quarant’anni di DDR, dissoluzione e ricostituzione del Land, trasformazione di istituzioni ed economia e integrazione nella Bundesrepublik. Il territorio comprende Thüringer Wald, Thüringer Becken, valli di Saale e Werra, Eichsfeld e Kyffhäuser e conserva nuclei centrali della Riforma, Classicismo, Romanticismo, filosofia, musica, scienza, industria ottica, Bauhaus e storia politica tedesca. D8-6-1 Altenburger Land: Altenburg. Antica residenza ducale, conserva Residenzschloss e una tradizione delle carte da gioco che ha segnato l’identità cittadina. Qui nacque all’inizio del XIX secolo lo Skat, elaborato da giocatori locali combinando elementi di Tarock, L’Hombre, Solo e Schafkopf; il nome è attestato dal 1813. Schloss- und Spielkartenmuseum documenta produzione delle carte, gioco e relativa cultura associativa. D8-6-2 Gera; Greiz; Saale-Orla: Schleiz. Gera fu importante centro tessile e industriale; Otto Dix nacque a Untermhaus, dove il Geburtshaus conserva testimonianze della sua origine e formazione. Greiz conserva Oberes Schloss e Unteres Schloss, legati ai principi Reuß, dinastia nella quale per secoli tutti i maschi portarono il nome Heinrich con peculiari sistemi numerici. Saale-Orla comprende Schleiz e un territorio di altopiani, foreste e bacini della Saale segnato dalla storica frammentazione dinastica. D8-6-3 Jena; Saale-Holzland: Eisenberg. Jena unisce Universität, filosofia, scienza e industria di precisione. Goethe, Schiller, Hegel e protagonisti del primo Romanticismo operarono qui; Carl Zeiss aprì nel 1846 il laboratorio ottico da cui nacque ZEISS. La divisione tedesca produsse anche la separazione dell’impresa fra Jena e Oberkochen. Walther Bauersfeld sviluppò a Jena il moderno planetario a proiezione; il cielo artificiale ZEISS rese riproducibili movimenti di stelle e pianeti. Zeiss-Planetarium Jena, aperto nel 1926, è il più antico planetario ancora operativo. D8-6-4 Hildburghausen; Ilm-Kreis: Arnstadt. Arnstadt conserva un nucleo della biografia musicale di Johann Sebastian Bach: dal 1703 al 1707 fu organista della Neue Kirche, poi Bachkirche, dove aveva esaminato il nuovo organo di Johann Friedrich Wender. Ilm-Kreis si estende dal bacino centrale verso Thüringer Wald e lega antichi centri artigiani e minerari a scienza e tecnologia; Ilmenau conserva forti associazioni con Goethe. D8-6-5 Erfurt. Capitale del Land, conserva Dom St. Marien, Severikirche, Augustinerkloster e un eccezionale complesso ebraico medievale. Alte Synagoge, Mikwe e Steinerne Haus documentano la comunità ebraica fra XI e XIV secolo e la convivenza con la maggioranza cristiana prima delle persecuzioni del 1349. Martin Luther studiò a Erfurt e nel 1505 entrò nell’Augustinerkloster. D8-6-6 Schmalkalden-Meiningen: Meiningen; Gotha. Schmalkalden diede nome alla Schmalkaldischer Bund, alleanza protestante del XVI secolo. Meiningen sviluppò una tradizione teatrale europea attraverso i Meininger. Gotha fu capitale ducale e sede di Schloss Friedenstein; diede nome all’Almanach de Gotha, repertorio genealogico delle case sovrane e aristocratiche europee. D8-6-7 Eisenach; Wartburgkreis: Bad Salzungen. Wartburg domina Eisenach e concentra storia politica, religiosa, letteraria e mitica. Martin Luther vi soggiornò sotto falsa identità nel 1521-22 e tradusse il Nuovo Testamento dal greco in tedesco, passaggio decisivo nella storia linguistica tedesca. La tradizione del Sängerkrieg entrò nella leggenda di Tannhäuser. Presso Eisenach, Hörselberg/Venusberg conserva racconti su Wotan, Wilde Jagd, Frau Holle, Venus, Tannhäuser, anime, streghe e accessi a un mondo sotterraneo. D8-6-8 Unstrut-Hainich: Mühlhausen. Antica Reichsstadt, Mühlhausen fu centro della Riforma radicale e del Deutscher Bauernkrieg. Thomas Müntzer vi operò nel 1524-25, interpretando la rivolta anche attraverso una visione religiosa della trasformazione del mondo; dopo la sconfitta fu giustiziato. La sua memoria assunse rilievo nella DDR, che integrò Bauernkrieg e Müntzer nella propria narrazione rivoluzionaria. Il territorio comprende Nationalpark Hainich, vasta area di faggete. D8-6-9 Eichsfeld: Heilbad Heiligenstadt. Eichsfeld conserva una forte continuità cattolica in un Land segnato dalla Riforma e poi dalla DDR. Heilbad Heiligenstadt conserva St. Marien e altre istituzioni ecclesiastiche; pellegrinaggi, feste religiose e reti parrocchiali hanno sostenuto l’identità locale attraverso mutamenti politici e amministrativi. D8-6-10 Kyffhäuserkreis: Sondershausen; Nordhausen. Kyffhäuser è uno dei grandi paesaggi mitici tedeschi. La leggenda colloca nel monte Friedrich I Barbarossa addormentato con la corte e destinato a risvegliarsi; corvi, barba che cresce attorno al tavolo, regno sotterraneo e ritorno futuro hanno prodotto una lunga tradizione. Barbarossahöhle, cavità naturale di anidrite scoperta nel 1865, lega geologia e leggenda. Sondershausen fu residenza degli Schwarzburg-Sondershausen. Nordhausen conserva la memoria di Mittelbau-Dora e della produzione sotterranea di armamenti mediante lavoro forzato, luogo nel quale tecnologia, segretezza e violenza nazionalsocialista assumono forma fisica. D8-6-11 Sömmerda; Weimar; Weimarer Land: Apolda. Weimar concentra Goethe, Schiller, Herder, Wieland, Liszt, Nietzsche-Archiv e Bauhaus. Nel Deutsches Nationaltheater si riunì dal 6 febbraio 1919 la Nationalversammlung eletta dopo la caduta dell’Impero; elaborò la costituzione firmata l’11 agosto, da cui deriva la denominazione Weimarer Republik per la repubblica tedesca del 1919-33. Walter Gropius fondò qui nel 1919 il Bauhaus, che integrò arte, artigianato, progetto e funzione. La vicinanza di Buchenwald pone nello stesso territorio alcuni vertici della cultura tedesca e la memoria della persecuzione e dello sterminio nazista. D8-6-12 Saalfeld-Rudolstadt: Saalfeld; Sonneberg. Saalfeld conserva legami con Sachsen-Coburg-Saalfeld, ramo dinastico dal quale attraverso successive trasformazioni derivò Sachsen-Coburg und Gotha, casa legata a numerose monarchie europee e alla dinastia britannica poi denominata Windsor. Saalfelder Feengrotten nacquero da gallerie minerarie e trasformano uno spazio industriale sotterraneo in paesaggio minerale fantastico. Sonneberg fu centro internazionale di giocattoli, bambole e decorazioni, con una produzione basata su lavoro domestico, manifattura e commercio mondiale.

LINGUA E CULTURA: Lingua: lingua comune è il tedesco; T. appartiene in gran parte all’area dialettale Thüringisch-Obersächsisch, articolata in varietà locali e zone di transizione. Ostthüringisch, attestato attorno a Eisenberg e Altenburg, presenta forme quali Uchse per Ochse, Nose per Nase e caduta di -n in forme come ich will gehe; il vecchio dialetto contadino di Altenburg conserva ha per er. La storica frammentazione in numerosi principati favorì differenziazioni locali, mentre Standarddeutsch domina istruzione, amministrazione e comunicazione pubblica. Il tedesco possiede tre generi grammaticali, der, die, das, non sempre corrispondenti a quelli italiani: die Arbeit «lavoro», der Beruf «professione/mestiere», das Werk «opera/prodotto», die Pflege «cura/assistenza», der Dienst «servizio», das Handwerk «artigianato». Il genere grammaticale non implica di per sé una concezione sessuata del referente, ma crea contrasti formali fra lingue: italiano il lavoro e tedesco die Arbeit, italiano la professione e tedesco der Beruf. Il lessico distingue inoltre attività (Arbeit), professione o vocazione (Beruf), risultato prodotto (Werk), artigianato (Handwerk) e servizio (Dienst); la composizione nominale permette forme compatte come Arbeitsplatz «posto di lavoro», Arbeitszeit «orario di lavoro» e Arbeitskraft «forza lavoro». Cultura: T. conserva una forte identità regionale malgrado la storica frammentazione politica. La memoria della DDR resta parte della cultura contemporanea: industria socialista, collettivizzazione, istituzioni statali e trasformazioni successive al 1990 hanno inciso su lavoro, proprietà, demografia e appartenenza. Jena conserva nella storia di ZEISS la frattura fra Germania est e ovest e la successiva ricomposizione; altre produzioni identitarie comprendono vetro, porcellana, strumenti scientifici, giocattoli, meccanica e artigianato. Weimar è polo letterario e artistico; Eisenach lega Luther e Bach; Jena filosofia, Romanticismo, università e scienza; Gotha genealogia, cartografia e teatro; Meiningen teatro; Gera arti visive. Gastronomia: Thüringer Rostbratwurst è il prodotto regionale più noto, preparato con carne suina e diverse combinazioni locali di spezie; possiede indicazione geografica protetta. Thüringer Klöße sono grandi gnocchi di patate serviti spesso con arrosti e salsa. Sport: FC Rot-Weiß Erfurt e FC Carl Zeiss Jena sono i due principali riferimenti calcistici storici; il Thüringenderby, nato anche nel sistema sportivo della DDR, prosegue dopo la riunificazione. Letteratura, filosofia e arti: Weimar lega Goethe e Schiller alla Weimarer Klassik, Herder alla filosofia e cultura, Liszt alla musica, Nietzsche-Archiv alla ricezione di Nietzsche e Bauhaus alla modernità artistica. Jena fu centro di Frühromantik e Idealismo tedesco; Bach operò ad Arnstadt e Mühlhausen e nacque a Eisenach; Otto Dix nacque a Gera. Fiction: T. compare in produzioni cinematografiche e televisive dedicate a Goethe, Schiller, Luther, Bauhaus, DDR e storia tedesca; Weimar, Wartburg, Thüringer Wald, castelli e centri storici sono stati anche location cinematografiche. Durante la DDR il territorio entrò nella produzione DEFA attraverso film storici, biografici, documentari e Märchenfilme. Die Spur von meinen Erdentagen (1968) documentò Goethe attraverso Weimar, Jena, case, manoscritti e paesaggi; Goethe light (1999), girato fra Weimar e Thüringer Wald, rielaborò la memoria goethiana in forma contemporanea. Risonanza 8.6: Jena combina ottica, strumenti di precisione e planetario, rendendo osservabili fenomeni invisibili o remoti; Bauhaus traduce idea in forma e funzione; Müntzer congiunge visione religiosa e trasformazione sociale; DDR e riunificazione producono dissoluzione, ricostruzione e reintegrazione di istituzioni, economie e identità; ZEISS attraversa materialmente divisione est-ovest e successiva ricomposizione. Multidimensionalità: Hörselberg/Venusberg presso Eisenach concentra tradizioni su Wotan, Wilde Jagd, Frau Holle, Venus, Tannhäuser, anime, streghe e accessi a un mondo sotterraneo. Kyffhäuser conserva Barbarossa addormentato in un regno interno al monte e destinato al ritorno, mentre Barbarossahöhle offre alla leggenda una sede geologica. Wartburg lega Sängerkrieg e Tannhäuser alla storia religiosa di Luther. Müntzer unisce esperienza religiosa, profezia e rivoluzione. Goethe e Faust, Frühromantik di Jena e successiva cultura filosofica di Weimar ampliano il campo verso magia, doppio, invisibile, sogno, crisi della realtà e trasformazione della coscienza. A Jena il planetario crea un ambiente tecnico capace di rendere cielo, spazio, pianeti e tempo esperienza immersiva.

Sigillo: questo sigillo mira a riconoscere e rilasciare i rancori più profondi e repressi. Si riferisce allo svelamento di ferite nascoste, regolarmente negate o distorte poiché non compatibili con la realtà consensuale. La visione recita: “La forma interiore della madre vuole attirarti con sé nella morte come parte di un’originale promessa abbandonata”. Nella grotta vedo un’enorme figura femminile. Bevo la pozione e appare un pipistrello. Vola e poi atterra per prendere qualcosa dalla terra, mangia dei semi di grano. Quindi si siede con altri pipistrelli in cerchio. Dicono che sono Graha. Li ho lasciati andare uno per uno. Sento un bisogno irresistibile e devastante di contatto. C’è disperazione nell’essere soli. Ora è il momento di perdonare e lasciar andare. Consenti a ciascuno di vivere la propria esperienza. IP-061196-8.6: I feel agitated and empty, I don’t know what to do and I can’t meditate. I go to a bar to eat something. I find only unhealthy food, which looks quite attractive. I begin to collect pastries and sandwiches, yet I feel uncomfortable because I am aware that such food can harm me. I look for healthy food, yet I don’t find any. Then I decide to lay aside all the food I have collected and release it. I realise that the emptiness I feel can be filled by something else. Three areas are outlined during this dream: belly, heart and head. It seems as if an outer energy can enter. It is the energy body, which separated from me. This is the cause of all hunger and desire. “Your diet consists in being nourished by your energy body. Be aware that all the states of strong emotions, such as anger, hunger, sexual arousal, fear, anxiety, etc. are due to the separation from the energy body and the urge to fill this lack. These are grievances. If you feed them they increase. Be constantly aware of your energy body. Be aware of what happens when you lose the connection, because this can help you to keep it.” I have considered the relationship with spirit animals. I felt the need of a confirmation, which was given by finding again the cassette about the Coyote dance. This was related with the journey to England. “Be blessed for your adherence to the Work. This shows your willingness and availability and that you are ready to adhere no matter what the circumstances can be. This is required of you in any situation. What matters is your connection with us and this is your true formation. Find the spirit in all circumstances, especially in those out of control. At those times the Spirit is calling and you have the greatest chance to grow. You are always safe as long as you connect with us, as long as you connect with your energy body. This is going to fill your being, that’s the filling you have been looking for and substituted with misery and separation. Today you were shown the attitude to keep the connection and get united with your energy body which is the means thru which we can communicate. Be aligned with your energy body”. Pahekarubhe 1: PR1 – 121198-8.6: This binary is reaching the highest peaks of pain, leading to the urge to end the terrestrial experience. Amongst the triggering events: the block to creative expression, the dissolution of a relationship, the agony of my mother, etc. Pahekarubhe 1: PR1 – 131198-8.6:The inner form of the mother wants to draw you with her into death as part of the promise to always take you with her. In the cave I see a huge female figure. I drink the potion and a bat appears. It flies and then it lands to take something from the earth, it eats some wheat seeds. Then it sits with other bats in a circle. They say that they are Graha. I let them go one by one. I feel a compelling and devastating urge to contact X. There is despair in being alone. You have killed many mothers in the past. Now it is the time to forgive and let go. Allow each one to live their experience.

Atlante Stati Handoriani — UNH, Nazione di Hatrevilians (8.6). Hatrevilians è dedicata alla gloria di Trevilian, eroe nazionale ideatore delle Trevilian Stones, antichi supporti di guarigione e informazione multidimensionale. Le pietre incorporano regni minerale, vegetale, animale e quarta dimensione e registrano in forma minerale connessioni, potenziale e intento originario di un individuo; applicate a figure umane aliene o mutanti ne favoriscono integrazione e riconoscimento e sostengono relazioni e legami sacri. Possono recare incisioni o apparire come semplici pietre; affiorano in varie aree, sono raccolte e circolano anche fuori dalla nazione. In passato costituivano il principale supporto per codificare informazioni segrete, occulte, remote e multidimensionali; sistemi successivi svolgono la stessa funzione senza supporto minerale, mentre le pietre restano emblemi storici, oggetti di studio e modelli per tecnologie contemporanee. “Sebbene questi oggetti possano apparire come pietre, incorporano tutti i tradizionali regni naturali tridimensionali (minerali, vegetali, animali) insieme ai regni di quarta dimensione“. 8-6-1 Umquartiertes: area con nuclei insediativi separati e settori di ricollocazione. Depositi di Trevilian Stones conservano profili precedenti a trasferimenti territoriali o individuali e permettono di confrontare configurazioni successive. 8-6-2 Universales: zona di raccolta e integrazione di archivi provenienti da più aree; sistemi minerali complessi ordinano informazioni appartenenti a livelli diversi mantenendone separate le chiavi di accesso. 8-6-3 Haf: territorio di passaggio con cavità e depositi minerali; gruppi di pietre sono organizzati per posizione, orientamento e rapporti reciproci più che mediante iscrizioni. 8-6-4 Haas, Hans, Usus, Ukas: area articolata in più nuclei, specializzata in uso e verifica delle codifiche. Un antico sistema distingue tre registri, ventre, cuore e testa, trattati come punti di accesso a una stessa configurazione energetica. 8-6-5 Hasas, Hades, Haris, Ufers, Ullas: territorio di soglie, grotte e passaggi interni. Alcune camere conservano grandi forme femminili; in altre compaiono colonie di pipistrelli, semi e configurazioni circolari denominate Graha. Antichi procedimenti prevedono separazione e rilascio progressivo dei singoli elementi del cerchio. 8-6-6 Hampus, Hannas, Harris, Urfels: settore minerale noto per Trevilian Stones compatte, usate storicamente anche fuori da Hatrevilians. Urfels conserva grandi formazioni rocciose e depositi nei quali materiali riferiti a più regni rimangono integrati in un’unica forma minerale. 8-6-7 Heinous, Habitus, Hilferuf, Ultimos, Umkreis, Unbelievable Belief: area complessa di cerchie, corridoi e settori chiusi. Umkreis comprende strutture concentriche; Hilferuf raccoglie segnali legati a separazione e perdita di contatto; Ultimos occupa aree terminali della rete. Archivi locali codificano anche dolore estremo, blocco creativo, dissoluzione di legami, agonia, isolamento e impulso a interrompere l’esperienza terrestre. 8-6-8 Hadufuns, Urenkels, Heldenruf: zona di trasmissione remota e genealogica. Sequenze di pietre ricostruiscono connessioni non più accessibili direttamente; alcuni complessi conservano disposizioni circolari associate ai Graha e procedure di rilascio elemento per elemento. 8-6-9 Henkellos, Unsternes, Heimatdorf: area di connessioni non manifeste. Henkellos tratta configurazioni prive di agganci visibili; Unsternes conserva coordinate non ricavabili dal cielo osservabile; Heimatdorf registra appartenenze e origini indipendenti dalla residenza corrente. 8-6-10 Unterteils, Healing the Two Wounds: settore di scomposizione e ricomposizione. Profili complessi vengono separati in unità minime prima del riallineamento; pietre antiche presentano coppie, fratture e superfici complementari. 8-6-11 Umgarnendes: rete di collegamento fra depositi e archivi separati. Qui sono concentrati sistemi moderni che trasmettono profili multidimensionali senza spostare le pietre, mantenendo distinti dati manifesti, criptati e remoti; esemplari minerali antichi servono ancora come matrici di confronto. 8-6-12 Hatrevilians: area eponima con alta concentrazione di Trevilian Stones, depositi storici e riproduzioni moderne. Le matrici più complete registrano connessioni fra corpo ordinario, corpo energetico e livelli non manifesti; alcune procedure conservano riferimenti a spiriti animali e al Coyote, altre alla perdita e al recupero dell’allineamento. La produzione contemporanea traduce queste funzioni in sistemi più compatti di codifica, consultazione e trasmissione. 8-6-0 Trevilian: distretto della capitale, sede principale degli archivi e delle tecnologie treviliane. Conserva collezioni storiche di Trevilian Stones e sistemi moderni per registrare, decodificare e trasferire profili multidimensionali. I livelli più riservati trattano connessioni rimosse, identità remote, ferite negate o distorte e configurazioni incompatibili con la realtà consensuale; accesso e lettura dipendono dalle relative chiavi.

Riferimento degli Stati Handoriani:
Nazioni Unite di Handor (UNH) – Frian, Nazione di Hatrevilians
8.6 è associato a Hatrevilians, una delle 12 nazioni dello Stato di Frian. Questa nazione – insieme a Trevor (3.5), nello Stato Handoriano di Tudor (Settore 3) – è dedicata alla gloria di Trevilian, soprattutto noto per aver ideato le pietre di Trevilian, potenti portatori di guarigione multidimensionale d’informazioni Handoriane. Sebbene questi oggetti possano apparire come pietre, incorporano tutti i tradizionali regni naturali tridimensionali (minerali, vegetali, animali) insieme ai regni di quarta dimensione. Queste pietre sono più che mai utili per supportare la formazione e lo sviluppo di relazioni e legami sacri. In particolare, quando vengono applicati a personaggi umani alieni o mutanti, sembrano disegnare e integrare il loro potenziale e intento originale.
8-6-1 Umquartiertes
8-6-2 Universales
8-6-3 Haf
8-6-4 Haas, Hans, Usus, Ukas
8-6-5 Hasas, Hades, Haris (حارس), Ufers, Ullas,
8-6-6 Hampus, Hannas, Harris, Urfels
8-6-7 Heinous, Habitus, Hilferuf, Ultimos, Umkreis, Unbelievable Belief
8-6-8 Hadufuns, Urenkels, Heldenruf
8-6-9 Henkellos, Unsternes, Heimatdorf, Holy Spirit’s Plan of Forgiveness 
8-6-10 Unterteils, Healing the Two Wounds,
8-11-11 Umgarnendes, Under no laws but God’s
8-6-12 Hatrevilians, Holy Instant & Special Relationships

Unità territoriale provvisoria:
REGIONE D8-6: GERMANIA, Turingia
D8-6: GERMANIA, Thüringen, Erfurt (5), Altenburger Land: Altenburg (1), Gera, Greiz, Saale-Orla (2), Saalfeld-Rudolstadt, Sonneberg (3), Hildburghausen, Ilm-Kreis (4), Schmalkalden-Meiningen, Gotha (6), Eisenach, Wartburgkreis (7), Unstrut-Hainich (8), Eichsfeld (9), Kyffhäuserkreis, Nordhausen (10), Sömmerda, Weimar, Weimarer Land (11), Jena, Saale-Holzland (12).

SEMINARI: Binary 8.6, 071123, The Binary System, 27 agosto 2026 — 8.6, Scorpione / Vergine L’incontro è dedicato a 8.6, configurazione Scorpione–Vergine, e si apre con una pratica di respirazione profonda portata progressivamente verso i margini estremi dell’inspirazione e dell’espirazione, per riconoscere i confini oltre i quali non è possibile procedere senza pericolo. Ogni ritorno a questi limiti consente di cogliere ulteriori particolari: «8.6 richiede una notevole attenzione a ogni particolare, a quei dettagli che sono costantemente ignorati dalla percezione ordinaria». Il corpo è invitato a seguire l’onda del respiro, mentre la coscienza esplora ciò che emerge. L’osservazione dei dettagli è essenziale perché la somma di elementi normalmente ignorati forma un insieme immenso, comprendente aspetti incompatibili con la realtà consensuale. 8.6 è associato anche a una capacità di anticipazione oltre il tempo lineare: intuizioni, percezioni o presagi di eventi funesti possono essere avvertiti come una realtà che, pur non appartenendo al tempo ordinario, accompagna costantemente la coscienza. Questa condizione può creare difficoltà nei rapporti con la realtà consensuale, nelle relazioni intime e nelle interazioni con l’essere umano ordinario. 8.6 è presentato come uno psicopompo, un accompagnatore attraverso il bardo e verso realtà che stanno oltre la realtà umana, e come un potenziale maestro nell’uso dell’energia sessuale per fini estranei alla riproduzione fisica e all’erotismo convenzionale. Sul piano relazionale discrimina attentamente i rapporti umani, richiedendo chiarezza negli obiettivi e preferendo la solitudine ai compromessi sociali o di convivenza. Questa posizione deriva dalla consapevolezza della natura ingannevole della percezione umana e del modo in cui l’identificazione con il corpo fisico mantiene la coscienza nella separazione. L’essere umano è descritto come un ingranaggio di una configurazione fondamentalmente meccanica, che si illude di essere libero mentre continua a ripetere esperienze alle quali attribuisce valore esclusivamente all’interno del paradigma separato. FS riprende qui il tema della ripetizione: la ripetizione contribuisce alla costruzione del linguaggio, della moralità e della stessa umanità, ma appartiene al principio del meccanismo e non a quello della vita. Se la configurazione nella quale siamo programmati è meccanica, perversa o folle, le informazioni che essa produce possono perdere completamente valore e occorre «rottamarle integralmente al fine di ritrovare ciò che davvero vive in noi». 8.6 è quindi pragmaticamente consapevole della «maledizione» nella quale l’essere umano è intrappolato e dei suoi aspetti più ingannevoli; questa consapevolezza può alimentare segretezza e finzione perché la verità percepita risulta inconciliabile con la percezione ordinaria. Un’immagine centrale è quella della mortalità: il corpo può diventare una prigione proprio quando la saggezza e l’esperienza raggiungono il loro culmine, perché le capacità fisiche diminuiscono mentre la coscienza può essere al massimo della propria maturità. Nel seminario questa condizione è collegata alle riflessioni di Brandon Moll sulla «maledizione della mortalità» e, soprattutto, alle concezioni di Terence McKenna. McKenna è presentato come scrittore, naturalista, operatore sciamanico e filosofo della controcultura e della cultura psichedelica, interessato agli aspetti ontologici dello sciamanesimo e agli effetti di cibo e sostanze psichedeliche sugli stati di coscienza. FS richiama anche le sue considerazioni sullo zucchero, sulla dipendenza e sulle conseguenze storiche e sociali della sua produzione, nonché la sua ipotesi secondo cui circa dodicimila anni fa trasformazioni climatiche e politiche avrebbero modificato radicalmente la dieta e l’organizzazione delle società umane, compresa la perdita di una precedente presenza dei funghi psicotropi e di forme sociali maggiormente condivise. McKenna è inoltre associato all’immagine di una Terra e di una specie umana «infestate», in un ambiente cosmico instabile nel quale esistono possibilità di catastrofi e strategie disperate di fuga, compresa l’ipotetica migrazione nel passato o la costruzione di zone confinate lontane dall’attuale configurazione terrestre. Il tema non è trattato soltanto come fantasia apocalittica, ma come espressione della percezione di una specie che avverte oscuramente la propria precarietà e cerca una via di uscita. 8.6 coincide con la fase calante del ciclo dello Scorpione, nella quale il buio si infittisce e il processo di rilascio entra nei dettagli più estremi: non c’è spazio per dichiarazioni superficiali di luce o ottimismo, ma occorre affrontare vergogna, imbarazzo, paura, disagio, segreti e gli aspetti più scomodi della coscienza. Il buio deve essere riconosciuto «rigorosamente buio per buio», perché soltanto penetrandolo è possibile trovare la piccola luce autentica che vi è sottesa. FS distingue questa luce dalla luce artificiale della realtà consensuale, fatta di ottimismo disperato e di tentativi di mantenere in piedi una configurazione che deve invece essere lasciata dissolvere. Riprendendo McKenna, il tunnel verso la luce non si trova davanti a noi, ma «nella parte posteriore della tua mente»: se non si entra in quella zona oscura non è possibile raggiungere la luce autentica; una volta riconosciuta, essa deve essere potenziata in sé stessi e negli altri. 8.6 richiede dunque un vero blackout della luce artificiale: «Allorché la luce artificiale viene a mancare, allora sei nel buio della verità. Quel buio che solo ti può portare alla vera luce». Per questo la configurazione può apparire estremamente pessimista, depressiva o apocalittica, ma la sua radicalità è funzionale a eliminare le speranze false e ingannevoli. «Questi binari non sono per principianti, e nemmeno per cercatori intermedi», né per chi cerca semplicemente esperienze spirituali rassicuranti: sono per cercatori disposti ad affrontare la verità anche a costo di oscurare radicalmente le illusioni alle quali si sono aggrappati. Se si decide di procedere, la pratica consiste nel respirare profondamente e riconoscere pazientemente, dettaglio dopo dettaglio, ciò che dimora nello spazio buio. Non si tratta di idee generali, ma di episodi concreti e particolari: «nei dettagli, non nelle idee generali, ci sono le chiavi per il rilascio e la possibile redenzione». I dettagli possono appartenere a due categorie opposte: esperienze nelle quali siamo stati vittime di ferite, tradimenti o condizioni avverse, oppure azioni, pensieri e atti nefasti dei quali siamo stati responsabili. In entrambi i casi occorre andare fino in fondo, sentendo ciò che l’episodio contiene nelle emozioni e nell’anima, perché «ogni esperienza contiene il suo esatto contrario». Chi appare vittima può scoprire, andando in profondità, la propria parte di perpetratore, e viceversa. Il processo consiste nell’esaminare un episodio alla volta, eventualmente mettendo in pausa la registrazione, lasciando che ogni dettaglio emerga, attraversandolo completamente e passando poi al successivo. Il rilascio arriva quando, attraverso il confronto con l’opposto, si raggiunge la verità sottostante, che non coincide con nessuno dei due poli ma apre alla luce. Durante questo percorso rimane presente un minuscolo punto di luce remoto, che garantisce la percezione di essere guidati anche nel buio più profondo. Il processo è assimilato a un giudizio universale senza condanna: non c’è punizione, ma soltanto il confronto con la verità. Il giudizio finale non condanna il mondo separato, ma lo libera; il mondo, le sue immagini e gli incubi che lo costituiscono perdono funzione e si dissolvono, mentre ciò che è falso è finalmente riconosciuto come falso e ciò che è vero può emergere nella sua luce completa. Prima di arrivare a questo punto, però, ogni dettaglio del buio deve essere affrontato affinché la luce che lo sottende possa manifestarsi. Da qui deriva anche l’immagine del diventare ciechi alla realtà ordinaria: chiudere gli occhi significa interrompere la dipendenza dalla luce artificiale del mondo per poter vedere «oltre il cielo», là dove esistono il proprio significato e la propria vera natura. Il buio non è quindi semplice assenza di luce, ma uno spazio nel quale ciò che normalmente non è visibile può essere riconosciuto. Una parte autentica di sé dimora in questo buio e anche oltre di esso, là dove il buio diventa vera luce; contemporaneamente può esistere una parte che fugge sia dal buio sia dalla luce e continua a giocare con entrambi, mentre la coscienza è invitata a rimanere salda verso ciò che riconosce autentico. La seconda prospettiva di 8.6 è pragmatica: il confronto con il buio non riguarda soltanto gli spazi profondi dell’anima, ma anche la realtà materiale, la mortalità del corpo e l’inevitabilità della distruzione. Occorre «svegliarsi in profondità» e riconoscere che, sul piano fisico, abbiamo sempre le ore contate. Questo comporta una responsabilità concreta: non rimandare indefinitamente ciò che sappiamo essere inevitabile, ma predisporre un piano di emergenza e considerare le conseguenze pratiche degli eventi possibili. FS domanda esplicitamente: «Abbiamo un piano nel caso ci sia un’emergenza?», contrapponendo questa preparazione alla fuga nella vita automatica o nelle forme di spiritualità evasiva. Richiamando McKenna, afferma: «Se non disponi di un piano, diventi parte del piano di qualcun altro». 8.6 confronta quindi direttamente con le emergenze e con le paure più radicali, non per produrre tormento o disperazione, ma per consentire di accettarle, prepararsi e iniziare a esplorarne la natura adottando le necessarie precauzioni. Gli spazi oscuri dell’anima contengono segreti che oltrepassano la realtà consensuale e le interazioni sociali ordinarie; quando questi spazi sono familiari, occorre imparare a congedarsi periodicamente dalla realtà consensuale, perché le interazioni ordinarie possono servire a occultare o ignorare ciò che accade nel profondo. Particolare attenzione deve essere dedicata all’intensità emotiva che emerge durante questa esplorazione. Le emozioni oscure e forti non sono necessariamente personali: FS le descrive come parte di energie collettive e planetarie che richiedono un rilascio verticale e diretto. «Qualunque emozione forte, situazione di paura, disperazione, rabbia tu provi o proverai non attribuirle a te stesso e nemmeno a qualcun altro». Il paragone utilizzato è quello dei rifiuti organici: come il corpo produce materiali di scarto che devono essere evacuati e smaltiti, così la dimensione emotiva e mentale produce quantità immense di materiale di scarto che deve essere liberato. Solo una piccola minoranza si occupa di questo smaltimento sottile, che il paradigma umano ordinario non riconosce. Una persona può quindi ritrovarsi, anche senza saperlo, a liberare emozioni e pensieri che appartengono non soltanto a sé, ma a gruppi, comunità, aree territoriali o intere collettività. I segnali possono essere forti emozioni ricorrenti, pensieri pesanti, grandi spazi di turbamento e improvvisi sbalzi emotivi; in tal caso è fondamentale sapere come procedere. La pratica proposta consiste nel riconoscere ciò che si sta sperimentando a livello emotivo e mentale, rivolgersi a Dio, a una guida spirituale o a un riferimento di luce nel quale si abbia fiducia e permettere a queste emozioni e a questi pensieri di uscire. Il rilascio può avvenire rimanendo immobili e concentrandosi sul respiro oppure attraverso il movimento e la danza; possono inoltre essere utilizzate pratiche specifiche di catarsi e liberazione. Queste pratiche costituiscono, secondo FS, una base dell’intero lavoro astrosciamanico e dei binari, poiché ogni combinazione solare e lunare comporta residui emotivi e mentali che richiedono rilascio. Nel rapporto fra Scorpione e Vergine emerge inoltre una particolarità simbolica: i due segni hanno glifi molto simili e rappresentano componenti che «sono la stessa cosa eppure appaiono molto differenti». Proprio questa apparente identità nella differenza costituisce il mistero di 8.6 e anche di 6.8. Il conflitto fra queste componenti può diventare estremamente intenso, ma nella sua profondità può condurre a una risoluzione tanto tragica quanto divina. 8.6 espone lotte, distruzioni, conflitti profondi, dolore e rabbia, amplificati dalla scoperta di un inganno consapevole o inconsapevole. La pratica invita quindi a confrontarsi con le persone e le circostanze più significative, soprattutto quelle nelle quali l’armonia può trasformarsi improvvisamente in conflitto e il conflitto in armonia, e a interrogarsi sul senso stesso del «vincere» e del «perdere» nel gioco della vita. L’esposizione dei conflitti ha lo scopo di renderne possibile il rilascio e di riconoscere l’assurdità della loro perpetuazione. Da qui l’invito a «lasciar andare l’odio, le ideologie conflittuali, le rabbie verso il divino, verticalmente» e a riconoscere la possibilità di guarire un mondo ferito. Infine 8.6 è definito come un setaccio delle proiezioni: porta tutte le relazioni e tutte le proiezioni nel buio totale, fino al punto in cui non è più possibile distinguere chi siano gli altri e chi siamo noi secondo le categorie abituali. L’esercizio consiste nell’immaginare tutte le persone significative della propria vita presenti nel buio, senza poterle vedere, sentire o toccare: i corpi si dissolvono e rimane uno spazio vuoto nel quale esistiamo noi e, paradossalmente, tutti gli altri. «Questo è lo spazio più grande in cui puoi stare» e anche «lo spazio più proibito, più segreto» nel quale incontrare chiunque al di là dell’apparenza. Nel buio e nel silenzio totali le relazioni non sono più sostenute dai sensi e quindi possono essere riconosciute oltre ciò che abbiamo creduto che fossero. Si rimane nello spazio per alcuni minuti, lasciando che la registrazione si interrompa, e si riconosce che il vero sé dimora in questo buio e oltre il buio, nella vera luce. Il lavoro di 8.6 consiste dunque nel penetrare il buio fino ai suoi dettagli più estremi, confrontare ogni esperienza e il suo opposto, riconoscere e rilasciare le proiezioni, distinguere la luce autentica dalla luce artificiale, assumere responsabilità pragmatiche di fronte alla mortalità e alle emergenze, e liberare anche le energie emotive collettive. Il buio non costituisce la destinazione finale, ma il passaggio attraverso il quale ciò che è falso può dissolversi e ciò che è vero può finalmente essere riconosciuto.

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