8.8 (Scorpione/Scorpione)
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Numero: 92. Gradi: 0°-2½° Scorpione. Segni: Scorpione/Scorpione. Case: VIII/VIII. Pianeti: Plutone/Plutone. Polarità: negativa/negativa. Elementi: acqua/acqua. Qualità: fissa/fissa. Aspetto: congiunzione. Fase: luna nuova. Anatomia: genitali, apparato escretore; genitali, apparato escretore. Colori: verde-blu/verde-blu. Modulazione: Trasformatore Intenso. HSS: Nazioni Unite di Handor (UNH): Frianh. Spirito: Harassaharassah. PTU: Germania: Brandeburgo. Lettere: H/U, H/U.
Pregi: espiazione, impegno, lealtà, liberazione, passione, potenza, profondità, redenzione, resistenza, rilascio, strategia, trasformazione. Rancori: colpa, crudeltà, distruttività, eversione, gelosia, identificazione, pornografia, satanismo, sfiducia, testardaggine, tormento, tradimento, veleno, vendetta. Temi: colpa, inferno, morte, occultismo, ombra, oscurità, tradimento.
Esponenti: Paul Avgerinos (mus), Karen Armstrong (f&p), John Berger (lett), Björk (mus), Buck Dharma (mus), Hans Driesch (f&p), Théophile de Giraud (f&p), Grigori Grabovoi (spa), Whoopi Goldberg (spet), Louis Malle (spet), Dacia Maraini (lett), Russell Means (e&p), Ennio Morricone (mus), Nikkyō Niwano (bud), Georgia O’Keeffe (art), Amedeo Rotondi (spa), Gary Ross (spet), Jean Rostand (f&p), Bram Stoker (lett), Isao Takahata (spet), Helena Zetová (mus). Modelli: Jean-Pierre Alaux (art), Paul Avgerinos (mus), Karen Armstrong (f&p), John Berger (lett), Björk (mus), Maurice Blondel (f&p), Henri Charrière (lett), Buck Dharma (mus), Hans Driesch (f&p), Théophile de Giraud (f&p), Grigori Grabovoi (spa), Whoopi Goldberg (spet), Edwin Hubble (sci), Stephen Herek (spet), Louis Malle (spet), Dacia Maraini (lett), Joyce Maynard (lett), Russell Means (e&p), Ennio Morricone (mus), Nikkyō Niwano (bud), Georgia O’Keeffe (art), Amedeo Rotondi (spa), Gary Ross (spet), Jean Rostand (f&p), Paul Signac (art), Bram Stoker (lett), Isao Takahata (spet), Kim Wilde (mus), Helena Zetová (mus)
“La nascita è il sonno dell’anima, è l’oblio; la morte è il risveglio” (Amedeo Rotondi)
8.8 amplifica tutte le principali caratteristiche dello Scorpione, esaltandone la passione, la determinazione, il magnetismo, così come le ferite più profonde, insieme alla loro radicale potenzialità di redenzione. Questo binario promuove una risoluzione e una resistenza massiccia mirate a intenzioni e processi focalizzati, incomprensibili dall’ordinarietà della realtà consensuale. La passione si esprime con intensità coprendo il suo apice di levità e gravità, insieme con un senso di autorità saldamente radicato nella profonda consapevolezza di ciò che si trova al di sotto della percezione convenzionale. In questa duplicazione del segno dello Scorpione, sono operativi sia gli aspetti più elevati e sublimi che quelli maggiormente disfunzionali e perversi, che nel paradosso ultimo di questa combinazione sono intesi a incontrarsi e fondersi. La percezione di 8.8 è capovolta rispetto a quella convenzionale, per cui ne deriva un’inevitabile segretezza poiché laddove lo Scorpione comprende assai bene le dinamiche della realtà consensuale, quest’ultima è in una condizione di devastante ignoranza e terrore rispetto a ogni altra dinamica alternativa, di cui lo Scorpione detiene la chiave di quelle più segrete e controverse.Sole e Luna in Scorpione sono una congiunzione binaria, che include la lunazione in Scorpione. Indipendentemente dalla presenza di un’effettiva Luna Nuova in Scorpione secondo il tempo lineare, la risonanza con 8.8 ne propone le sue caratteristiche. Ciò significa che quando questo binario è operativo ripropone nella nostra coscienza i tratti del novilunio anche in distinte fasi lunari. La Luna Nuova in Scorpione è una preziosa opportunità per sentire e riconoscere le paure, ferite e ombre più profonde, permettendo loro di condurre a un autentico rinnovamento dell’anima. La Luna Nuova in Scorpione è il culmine dell’oscurità e dell’intensità, un picco di fermentazione e compostaggio, per cui ne deriva che qualsiasi cosa venga iniziata in questo periodo riceve il massimo livello di fertilizzazione.
Se siamo aperti a rilasciare il controllo e l’attaccamento alla patetica e perversa prospettiva della vita su cui si fondano i condizionamenti sociali e religiosi dominanti, accettando la consapevolezza della morte e delle emozioni ombra, questa Luna nuova può accedere ad antiche radici, rafforzando le basi per la manifestazione di possibilità inattese e sviluppi luminosi.
I giorni precedenti a qualsiasi Luna Nuova implicano tradizionalmente un confronto con il rilascio e la morte del vecchio ciclo, così come il riciclaggio di quanto rimane in un altro ciclo. Poiché la Luna Nuova è in Scorpione, gli elementi di morte e trasformazione raggiungono il loro apice. La Luna Nuova è generalmente considerata il momento ideale per esplorare la connessione con lo Spirito, o il Tutto. Ciò comporta anche una ricerca sul modo in cui ci relazioniamo con le realtà multidimensionali, con quanto esiste oltre la nostra identità fisica, per scoprire se la nostra connessione è stata compromessa e, in tal caso, come e perché. Durante la lunazione è solito provare un senso di malinconia incandescente. Allo stesso tempo, può essere comune discernere la presenza protettiva di spiriti guaritori, insieme alla sfida di accettare la loro compagnia. Questo può portare l’ansia di sperimentare il lato luminoso, sapendo che attirerà il lato oscuro.
L’esperienza dell’oscurità è parte del processo di portare la luce, purché ciò non conduca alla polarità e al conflitto con l’oscurità o la luce. Una volta che la luce raggiunge l’oscurità, allora non c’è più buio. Questo rivela un paesaggio totalmente nuovo, in cui la paura, il terrore e altre rimostranze sono trasmutati in amore, gioia e, infine, unità. Una volta che la relazione con lo Spirito si sposta oltre il livello nutritivo e di supporto, inevitabilmente implica lo svelamento del lato oscuro. L’oscurità è l’altro lato dello Spirito. Questo è quanto scopri regolarmente quando la luna di miele finisce. Proprio come la notte segue il giorno, l’oscurità viene dopo la luce.
Poiché con la Luna Nuova il Sole e la Luna sono entrambi in congiunzione, intimamente uniti nello Scorpione, esiste la possibilità di sperimentare momenti idilliaci di unità. In tali occasioni puoi sentire la presenza dello Spirito in modo così forte, eppure ci possono essere anche tanta tristezza, disperazione e paura. Da dove proviene? Perché ti senti così infelice? Cosa hai fatto? Cosa ti è stato fatto? La risposta che puoi ricevere è che questo fa parte del lavoro di guarigione. Implica prendere coscienza che i sentimenti cupi sono il lato oscuro dello Spirito. Questa è la parte che, una volta accettata, può condurti nell’esperienza autentica dell’unità. Giunge ogni volta che hai esperienze luminose. Arriva sotto forma di paura e altri rancori. Porta morte e rinascita. Eppure, questa morte non è contraria alla vita. È il lato negato della vita, l’amante segreto che nei sogni più coraggiosi desideri riunire. Se crei un antagonismo con il lato oscuro, puoi avere un sollievo temporaneo, tuttavia manchi la lezione del ciclo. L’incorporazione del lato oscuro, come la vedi tu, è il fondamento della vera guarigione. È un bel salto, perché quando ti confronti con il lato oscuro ti senti estraneo a una realtà consensuale basata sulla sua negazione.
La realtà consensuale fornisce un sollievo provvisorio e un senso di unità. Puoi essere grato per il suo sostegno. Ma questo supporto ha una data di scadenza. Sebbene possa essere negato e rinviato, il confronto con il lato oscuro è inevitabile. Da una prospettiva multidimensionale, ti percepisci come un’allucinazione basata sulla polarità. Qui tutto appare conflittuale e predatorio. Questo è l’ovvio risultato della separazione. Ti riconosci come separato e quindi hai bisogno di proteggere il tuo pezzo separato. Ti difendi da qualunque cosa possa minacciare l’identità frammentata che credi di essere. Ti proteggi dalle altre persone, dalle condizioni ambientali, dalle malattie e da qualsiasi apparente avversità. Questa è una guerra disperata, dal momento che alla fine il tuo frammento si arrenderà. La guarigione multidimensionale implica riconoscere, recuperare e incorporare le parti frammentate, che sono fondamentalmente quelle con cui il tuo sé separato è in guerra o terrorizzato.
Durante la Luna Nuova c’è una temporanea crisi nella motivazione a combattere la guerra di polarità. Poiché il Sole e la Luna sono uniti, la realtà basata sulla separazione si dissolve temporaneamente. Per l’identità frammentata è un evento di morte, mentre dal punto di vista della guarigione è la porta verso l’estasi. Con la luna nuova il gioco della separazione soffre una crisi inesorabile. Le due polarità sono unite. Se hai iniziato il ciclo precedente con un intento di guarigione, questo è il momento in cui raccogli tutti i pezzi che hai recuperato e li metti insieme. Le parti separate muoiono e rinascono unificate. La percezione di questo evento cambia secondo la separazione o l’unità. Questo è ciò che causa sentimenti così contraddittori. È anche un processo solitario, di morte e rinascita. Questo è un paradosso perché, anche se sta accadendo a tutti, ti sembra di essere l’unico a morire. Sii consapevole del fatto che non sei solo. La morte e la vita si fondono con la luna nuova. Il segreto è svelato. Qui hai l’opportunità d’iniziare un nuovo ciclo basato sulla guarigione. Qui puoi rilasciare la tentazione di combattere un’altra guerra. Uniamo le forze da questa nuova luna in poi! Lascia che i rancori individuali siano rimostranze collettive. Dai il consenso affinché il tuo lato oscuro incontri tutti gli altri lati oscuri. Permetti a questo lato oscuro collettivo d’incontrare la sua controparte luminosa e diventare uno. Impieghiamo qualsiasi cosa sperimentiamo come fertilizzante per intenzioni di guarigione. Rimaniamo uniti nella nostra miseria e beatitudine. Prepariamoci e adorniamo la camera nuziale per l’incontro estatico delle due polarità. “Io sono una parte di te, tu sei una parte di me.”
Il mondo che vedi, così come tutte le persone care che in esse dimorano, sono le precarie proiezioni di mondi paralleli di cui hai perso memoria. L’unica effettiva pandemia globale, decisamente fatale per tutti, consiste proprio in questa incessante proiezione che porta a espellerci e frammentarci in un mondo fondato sulla separazione. Ogni corpo che vedi in questo mondo soffre di una malattia incurabile ed è destinato inevitabilmente alla sofferenza e alla morte. L’umanità vive esclusivamente con lo scopo di prolungare questo isolamento incessante e l’illusione di una vita fondata sulla falsità e l’inganno riguardo chi veramente siamo. Questo mondo è in uno stato d’isolamento e lockdown permanente. Da una prospettiva scorpionica, la morte ci accompagna a ogni istante e non è possibile eluderla, per cui l’unico senso della vita dimora nel comprendere chi siamo oltre la morte. E si tratta decisamente di capirlo prima di morire, perché fin tanto che non lo comprendiamo siamo già morti.
La percezione pura dello Scorpione è accessibile solo a pochi individui, per lo più emarginati e dissennati. Tuttavia ricorda bene che nello spazio più buio in cui ti puoi trovare, nell’isolamento più devastante, risiede una verità inconfutabile. Allorché metti a tacere la trita propaganda di questo mondo separato, coglierai un silenzio sublime che ti confronta con ciò che ti è stato sempre impedito di comprendere. E in quel momento tutto sarà chiaro. Sappi che questo ti è successo già tante volte, eppure hai seguitato a dimenticarlo. Quante volte deve accadere per far sì che tu te ne ricorda per sempre?
Credo che ognuno di noi nel corso della sua esistenza abbia avuto l’opportunità di vedere o capire quello che ci sta dietro, o pare esserci dietro, a ciò che consideriamo essere la nostra vita umana. Credo inoltre che la stragrande maggioranza degli esseri umani se ne sia completamente dimenticata, perché altrimenti mi risulterebbe impossibile capire per quale motivo in questo mondo si seguita a vivere così. Per i pochi che, a mio vedere, ricordano questa esperienza e seguitano a viverla, la situazione è assai delicata. La luna nuova in Scorpione rappresenta la consapevolezza massima dei segreti su tutto ciò che riguarda la realtà umana. Questa conoscenza non può essere esposta, perché se lo fosse provocherebbe probabilmente la fine stessa di questa realtà, ossia la fine dell’umanità per come l’abbiamo intesa finora.
La fine dell’umanità e della relativa realtà è una questione assai controversa. A seconda della prospettiva da cui viene considerata potrebbe essere sia l’evento più disastroso possibile che quello più lieto possibile. Lo Scorpione è cosciente di entrambe le prospettive, per cui ciò lo rende un segno decisamente conflittuale, così come segreto e talvolta doppiogiochista. Sottolineo che non è possibile comprendere una natura Scorpione, a meno che non se ne abbia avuta un’esperienza diretta in prima persona, preservandone allo stesso tempo il vivido ricordo. Qui intendo onorare gli amici dello Scorpione, ossia quelli che risuonano con gli aspetti più profondi e controversi del segno, indipendentemente dal fatto, del tutto irrilevante, di essere nati con il Sole o altri attributi significativi nello Scorpione. Questo segno incarna l’aspetto di massima sofferenza, devastazione e buio dell’esistenza umana, così come il suo aspetto più luminoso, estatico e liberatorio. Quindi, ogni volta che incontri qualcuno o qualcosa che ti appare oscuro e negativo, ricordati che dietro potrebbe esserci qualcosa di completamente opposto e incredibile, così come viceversa.
La via benedetta del Bardo: Il periodo dello Scorpione è ricco di benedizioni e opportunità per svelare segreti nascosti, specialmente su chi realmente siamo oltre l’identificazione con la nostra vita cosciente. Lo Scorpione spesso sopraggiunge come un Mietitore Feroce, che spazza via quello che appare, dissolvendo la quieta routine dell’esistenza ordinaria e liberando gli elementi oscuri della vita. Questi elementi tendono a fare luce sull’inevitabile perdita, o data di scadenza, di molte cose che diamo per scontate nella vita, inclusa la fine della vita stessa, la morte. La consapevolezza della morte, che è ciò che lo Scorpione tenacemente segnala, è paradossalmente il controllo più pragmatico della realtà e il principale attivatore della consapevolezza della vita. La morte è “il sogno principale da cui scaturiscono tutte le illusioni” (UCIM, M27, 1.1), e l’immersione dello Scorpione nel suo mistero, lungi dall’essere una sinistra evoluzione della negazione della vita è sicuramente un passo decisivo per comprendere e padroneggiare la vita stessa. Lo Scorpione possiede l’abbagliante capacità di enfatizzare ciò che ci tiene nell’oscurità e nasconde la consapevolezza di chi siamo a un livello multidimensionale, così da poter essere rilasciato, consentendo al nostro autentico sé di vedere, aumentare la sua trasparenza e risplendere nella nostra vita. Dolore, paure, disperazione e ogni genere di pensieri o emozioni spiacevoli mostrano ciò che non c’è e nascondono ciò che potremmo vedere se riconoscessimo la nostra autentica identità luminosa. Per poter vedere dobbiamo mettere da parte i rancori, praticando il perdono come supremo atto di rilascio della nostra percezione separata. Lo Scorpione insegna che proprio mentre l’oscurità sembra raggiungere il suo culmine nella vita, la luce può dissiparla, se scegliamo con fermezza di rimanere connessi al nostro sé multidimensionale e alla rete della vita. “La fuga dall’oscurità implica due tappe: primo, il riconoscere che l’oscurità non può nascondere. Di solito questo passo implica paura. Secondo, il riconoscere che non c’è nulla che vuoi nascondere anche se potessi. Questo passo porta a sfuggire alla paura. Quando sarai disposto a non nascondere nulla, non solo sarai disposto a entrare in comunione, ma comprenderai anche la pace e la gioia (UCIM, T-1.IV.1:5).
Lo Scorpione possiede la consapevolezza della zona di transizione tra luce e buio, buio e luce, vita, morte e rinascita. Questa zona intermedia in tibetano è chiamata bardo, che significa letteralmente “ciò che sta in mezzo” o “intervallo”. Il bardo, che in sanscrito è chiamato antarabhava, non è soltanto l’intervallo dopo la morte, ma abbraccia ogni genere di sospensione nella vita, piccola o grande, come momenti di frustrazione, incertezza, crisi, nonché sogni, fantasie, ecc.
Il Bardo Thodol (letteralmente: “liberazione attraverso l’ascolto nello stato intermedio”), meglio noto come Il Libro Tibetano dei Morti, differenzia gli stati intermedi tra le vite in tre bardi: il chikhai bardo o “bardo del momento della morte”, il chonyid bardo o “bardo dell’esperienza della realtà” e il sidpa bardo o “bardo della rinascita”, che corrispondono astrosciamanicamente ai tre Livelli.
Il chikhai bardo è relativo all’esperienza della “chiara luce della realtà”, l’approssimazione più vicina possibile al sé multidimensionale, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC) in termini astrosciamanici. Il chonyid bardo presenta visioni di varie forme spirituali evolute, mentre il sidpa bardo include allucinazioni stimolate karmicamente che possono portare alla (risolversi in una) rinascita.
Il Bardo Thodol fa riferimento anche ad altri tre bardi: il kye ne bardo o “bardo della vita” o consapevolezza ordinaria, il milam bardo, o “bardo del sogno” (tutte le attività mentali durante il sonno) e il samtem bardo o “bardo della meditazione” (tutti i tipi di condizioni di coscienza meditativi o espansi).
Tutti i bardi forniscono opportunità molto potenti di liberazione e illuminazione. I bardi sono disponibili permanentemente sia nella vita che nella morte. Sono stati transitori tra la nostra identità ordinaria limitata ed il nostro sé multidimensionale centrale.
Lo scopo di base dello sciamanesimo è fornire l’allenamento necessario per navigare efficacemente nel labirinto del bardo. Generalmente per gli esseri umani ordinari la via per accedere al bardo e alla loro identità multidimensionale centrale è attraverso l’incoscienza, ed è ciò che accade regolarmente nella loro routine quotidiana. Questo perché la connessione con il sé multidimensionale è essenziale per la sopravvivenza di ogni altra possibile identità e realtà, non importa quanto sia falsa. Tutti gli individui, per poter funzionare, necessitano di un rapporto ricorrente con il sé multidimensionale, proprio come hanno bisogno di respirare, anche se non sono consapevoli che lo stanno facendo. Tuttavia, mentre respirare è sicuramente un’attività scientificamente accettata, priva di qualsiasi opposizione o divieto nella realtà ordinaria, non è così per il rapporto con il nostro sé multidimensionale. Poiché la nostra realtà consensuale è basata sulla negazione cosciente della nostra natura multidimensionale, ne consegue che gli esseri umani, sebbene la sperimentino costantemente, non hanno alcun indizio su cosa sia, semplicemente perché quest’esperienza non è cosciente. Il mondo ordinario, e tutte le realtà governate dall’ego, detesta la morte e ogni situazione di crisi profonda perché comportano l’annientamento di tutti i loro folli sogni. Morte e malattia possono essere dolorosi, tuttavia, ciò che le rende ardue da gestire è che sono vergognose per l’ego, in quanto smascherano la finzione della realtà consensuale. È per questo che la sofferenza è quasi sempre accompagnata da un senso di colpa, il divario tra le illusioni materiali della realtà ordinaria e l’effettiva natura mortale e agonizzante della materia. La morte ci sfida a fermarci e a espandere i nostri orizzonti. Questo spesso accade nei momenti avversi, quando in pratica siamo costretti a interrompere certi schemi meccanici nella nostra vita.
Nella vita di tutti i giorni la concentrazione maggiore è sul fare. Continuiamo a correre di qua e di là finché una malattia o la morte non ci costringono a fermarci. È per questo che per molte persone l’unica opportunità di smettere di fare e cominciare a essere si presenta quando si trovano di fronte a situazioni in cui rischiano la vita. Il paradosso è che oltre la percezione ordinaria tragica e spaventosa della morte, esiste uno spazio in cui le cose sono molto più semplici e pacifiche. Se moriamo o ci troviamo di fronte a una morte imminente tutte le nostre responsabilità e obblighi immediatamente svaniscono. Ci fermiamo e ci focalizziamo sull’essere, mentre il mondo continua a essere occupato a fare. Prendendo del tempo per morire di proposito, mentre siamo ancora vivi, diventiamo più vivi nel presente. Ad esempio, puoi provare a fermarti proprio ora, diventando consapevole del tuo respiro, come se stessi esalando i tuoi ultimi respiri. Dedicare regolarmente del tempo a meditare o viaggiare sciamanicamente ci consente d’imparare l’arte guaritrice di morire, fermarci e connetterci con la nostra natura multidimensionale, che è in verità l’unica parte di noi che può superare la morte, che continua a vivere mentre tutto il resto si dissolve. La Morte giunge sempre come un inquisitore dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e intenzioni, come dice AFS Bogus, “sol chi non si defila dinanzi alla morte è persona verace”.
BASE ASTROLOGICA: 8.8 relaziona S8, dominante, con S8, che ne specifica le funzioni. Nei Segni corrisponde a Sole in Scorpione e Luna in Scorpione: Acqua fissa negativa in entrambi i casi. La duplicazione dello stesso principio concentra profondità, intensità, penetrazione, crisi, rilascio, trasformazione e rigenerazione senza introdurre differenze di elemento, modalità o polarità fra i luminari. Nelle Case corrisponde a Casa 8 (C8) e Casa 8 (C8): trasformazione, perdita, intimità, sessualità, risorse condivise, potere, morte e rinascita, contenuti nascosti e rigenerazione vengono specificati attraverso il medesimo dominio. Marte governa tradizionalmente Scorpione, cui l’astrologia moderna associa Plutone; la coincidenza dei governatori concentra ulteriormente azione, confronto, separazione, penetrazione, crisi, trasmutazione e rigenerazione. Il Sole in Scorpione non possiede dignità essenziali maggiori per domicilio, esaltazione, detrimento o caduta; la Luna in Scorpione è in caduta. Sole e Luna sono in congiunzione e la fase corrispondente è la Luna Nuova: conclusione del precedente ciclo, unione dei luminari e avvio del successivo. La Dwadashamsha 0°-2°30′ di Scorpione è Scorpione: S8 specifica il primo segmento di S8, dato distinto dalla fase lunare. Nella cooperazione gerarchica, S8 specifica se stesso concentrando le proprie funzioni e portando crisi, profondità, rilascio e trasformazione verso una radicale rigenerazione. Nella separazione, la duplicazione può chiudere il sistema su se stesso: fissazione, controllo, segretezza, rancore, ossessione, distruttività o identificazione con crisi e oscurità possono impedire il rilascio e trasformare il processo di trasformazione in perpetuazione dello stesso stato.
TEMI ESTESI 8.8: [0] Struttura generatrice: 8.8 duplica S8: trasformazione, crisi, rilascio, profondità, morte-rinascita e accesso ai contenuti nascosti costituiscono sia il dominio dominante sia la sua specificazione. Non interviene un secondo principio a differenziare o mediare il processo: S8 opera su se stesso, intensificando e radicalizzando le proprie funzioni. Questa concentrazione permette di attraversare crisi, ombra e dissoluzione fino al rilascio e alla rigenerazione. Quando il processo perde la propria direzione trasformativa, la stessa concentrazione può chiudersi su se stessa, fissando l’identità nella crisi, nel controllo, nel rancore, nell’ossessione o nell’oscurità e impedendo proprio il rilascio richiesto da S8. [1] Massima intensità: 8.8 porta all’apice passione, determinazione, magnetismo, profondità, resistenza, segretezza e accesso a ciò che è occulto, concentrando nello stesso campo le espressioni più estreme dell’esperienza e il loro potenziale di trasformazione, rigenerazione e liberazione. L’intensità permette coinvolgimento totale, concentrazione e capacità di sostenere tensione e confronto con contenuti normalmente evitati fino alla loro trasformazione. Quando si separa dalla funzione trasformativa, intensità e fissità diventano irrigidimento, ossessione, controllo, estremizzazione e identificazione con ciò che dovrebbe essere trasformato. [2] Oscurità e luce: paura, dolore, terrore, rancore, desiderio, perdita e contenuti negati possono essere riconosciuti come materiale di consapevolezza e trasformazione. L’oscurità viene attraversata e riconosciuta fino a permettere che ciò che era represso venga trasformato in amore, gioia, presenza e unità. Quando oscurità e luce vengono contrapposte, l’ombra può essere negata, proiettata o assolutizzata, mantenendo attiva la polarità e impedendone l’integrazione. [3] Morte, rilascio e rigenerazione: morte, fine, perdita, dissoluzione, decadimento e distruzione di forme esaurite costituiscono passaggi attraverso i quali l’attaccamento può essere lasciato andare. Il rilascio interrompe la riproduzione di ciò che non è più funzionale, libera l’energia trattenuta nell’attaccamento e apre a rigenerazione, rinnovamento e nuove possibilità. La resistenza alla perdita può invece trattenere ciò che deve finire, mentre la distruzione può diventare fine a se stessa, reiterando la crisi senza consentire rinascita. [4] Confronto con il limite e punto di rottura: 8.8 conduce al limite delle strutture fondate sulla separazione, facendo emergere inganni, illusioni, menzogne, segreti, paure e contenuti considerati inaccettabili. Il punto di rottura può interrompere una struttura divenuta insostenibile e aprire a chiarezza, verità e liberazione. Il limite può invece essere evitato attraverso controllo e occultamento oppure ricercato compulsivamente, trasformando la crisi in devastazione reiterata. [5] Bardo e stati di transizione: stati intermedi fra vita e morte, presenza e assenza, luce e buio, forma e dissoluzione costituiscono soglie di trasformazione. Crisi, sospensione, sogno, perdita e morte simbolica permettono di lasciare i riferimenti abituali, rendendo possibile una diversa percezione dell’essere e del rapporto fra le dimensioni. La condizione intermedia può invece diventare smarrimento, fissazione sulla perdita o incapacità di lasciare la forma precedente e accedere alla successiva. [6] Rilascio verticale e trasformazione: emozioni intense, tensioni, rancori, giudizi, paure e contenuti oscuri vengono riconosciuti senza essere proiettati, raccolti interiormente e diretti verso il Centro. Il rilascio verticale interrompe la riproduzione della separazione e restituisce alla Funzione l’energia prima investita nel conflitto. Quando il contenuto viene trattenuto, represso o proiettato orizzontalmente, alimenta identificazione, conflitto e reiterazione del rancore. [7] Rilascio del rancore e perdono: giudizio, critica, risentimento, vendetta e attaccamento mantengono attiva la separazione quando vengono alimentati e proiettati all’esterno. Il perdono interrompe questo circuito senza negare ciò che è accaduto, permette di recuperare parti frammentate dell’esperienza e restituisce energia all’unità. Il rancore conserva invece il legame con ciò che si vuole eliminare e può trasformare ferita e vendetta in strutture persistenti d’identità. [8] Risveglio e recupero dell’identità: il superamento dell’oblio e dell’identificazione esclusiva con le forme ordinarie permette di recuperare parti di sé proiettate, negate o frammentate. Il risveglio comporta il riconoscimento progressivo di una presenza che permane attraverso il mutamento delle forme e non dipende interamente dalla realtà fenomenica. L’identità può invece restare fissata sulla forma transitoria, sulla perdita o sulla frammentazione, oppure ricostituirsi intorno alla stessa esperienza di crisi e trasformazione. [9] Capolinea del tempo e passaggio al non-tempo: la linearità temporale mostra i propri limiti quando diventa criterio assoluto di identità, perdita e separazione. Il rilascio di tale identificazione apre a una percezione nella quale pace, armonia, meraviglia e amore non dipendono dalla durata delle forme e ciò che è autentico non viene esaurito dalla nascita, dalla morte o dalla dissoluzione. La fissazione sulla sequenza temporale può invece interpretare perdita e fine come annientamento assoluto, intensificando attaccamento, paura e separazione. [10] Amore incondizionato e unità: nel punto più profondo della paura, dell’orrore, della perdita e del dolore può emergere il riconoscimento dell’amore incondizionato. L’accettazione di ciò che è, senza alimentare giudizio e separazione, permette di riconoscere nell’oscurità una soglia verso la luce, nella perdita un rilascio e nella dissoluzione delle forme un ritorno all’unità. Quando amore e oscurità vengono mantenuti come realtà incompatibili, rifiuto e giudizio alimentano la guerra contro ciò che viene percepito come negativo, riproducendo la separazione.
TEMI BASE 8.8: [0] Struttura generatrice: S8 specifica se stesso: crisi, profondità, rilascio, morte-rinascita e rigenerazione si concentrano nello stesso dominio, producendo trasformazione o fissazione nella crisi. [1] Massima intensità: Passione, magnetismo, profondità, resistenza e accesso all’occulto concentrano il potenziale trasformativo, con possibile fissazione, ossessione e controllo. [2] Oscurità e luce: Paura, dolore, rancore e contenuti negati vengono attraversati e integrati oppure mantenuti nella polarità mediante negazione, proiezione o identificazione. [3] Morte, rilascio e rigenerazione: Fine, perdita e dissoluzione permettono rilascio, rigenerazione e rinascita oppure diventano resistenza alla fine e reiterazione della crisi. [4] Confronto con il limite e punto di rottura: Il limite espone inganni, paure e contenuti nascosti e può interrompere strutture insostenibili oppure alimentare controllo, occultamento e devastazione. [5] Bardo e stati di transizione: Crisi, sospensione, sogno, perdita e morte costituiscono soglie fra dissoluzione della forma precedente e accesso a una diversa condizione dell’essere. [6] Rilascio verticale e trasformazione: Rancori, giudizi, paure e tensioni vengono portati al Centro anziché proiettati, liberando l’energia investita nel conflitto. [7] Rilascio del rancore e perdono: Il perdono interrompe risentimento e vendetta e permette reintegrazione, mentre il rancore mantiene il legame con la ferita e la separazione. [8] Risveglio e recupero dell’identità: Il recupero delle parti negate o frammentate libera l’identità dalla fissazione sulle forme transitorie e sulla crisi. [9] Capolinea del tempo e passaggio al non-tempo: Il limite della linearità temporale apre a ciò che non si esaurisce con nascita, perdita, morte e dissoluzione oppure intensifica attaccamento e paura della fine. [10] Amore incondizionato e unità: L’attraversamento di paura, perdita e oscurità può aprire all’amore e all’unità oppure perpetuare giudizio, rifiuto e separazione.
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PMF 8.8: 8.8 concentra il principio di S8 nella sua espressione più intensa, portando l’esperienza verso profondità, trasformazione, rilascio, morte simbolica, rigenerazione e recupero della coscienza. La sua funzione è condurre l’esperienza fino al limite della separazione, dove ciò che è stato identificato, represso, proiettato o trattenuto può essere osservato, riconosciuto e ricondotto al Centro. Quando questa funzione si separa dal proprio intento, intensità, crisi, controllo, segretezza, rancore e distruzione possono diventare fini autonomi, reiterando ciò che dovrebbe essere trasformato. Nella CUA questa configurazione può coinvolgere crisi, perdita, paura, desiderio, potere, controllo, segreto, dissoluzione e rinascita; quando l’identificazione viene sostituita dalla presenza dell’IMC, tali esperienze diventano occasioni di integrazione. Nella terza dimensione prevalgono corpo, identità, tempo lineare, perdita e morte percepiti come eventi separati; 8.8 può portare questa identificazione fino al punto in cui la forma non viene più considerata identità definitiva. Nella quarta dimensione emergono memoria, sentimento, sogno, simultaneità e linee temporali multidirezionali; crisi, assenza e stati di transizione possono essere riconosciuti come configurazioni percettive transitorie. Nella quinta dimensione il pensiero permette di osservare credenze, giudizi, paure, immagini e interpretazioni che alimentano la separazione, distinguendo il contenuto mentale dalla coscienza che lo osserva. Nella sesta dimensione l’esperienza può essere ricondotta all’unità, all’interconnessione e alla continuità oltre la forma, mentre il tempo assoluto riconduce le diverse configurazioni al presente del Centro. Il passaggio fra queste dimensioni non implica l’esclusione dei livelli precedenti, ma la loro integrazione progressiva attraverso osservazione, riconoscimento, accettazione e ritorno al Centro. La realtà omologata costituisce il campo nel quale la separazione appare attraverso corpo, tempo lineare, confini, perdita e codici condivisi; la realtà ieratica permette di trasformare questi contenuti attraverso simbolo, rituale, arte e rappresentazione; la realtà superna consente l’accesso alla creazione libera, all’immaginazione e alla connessione multidimensionale. L’operatività consiste nell’integrare queste tre realtà, utilizzando la realtà ieratica come ponte fra esperienza ordinaria e multidimensionalità. La morte rappresenta la cessazione dell’identificazione con una forma, mentre il rilascio interrompe l’attaccamento alla configurazione precedente e permette alla funzione di proseguire in una nuova esperienza. Il bardo costituisce una soglia nella quale i riferimenti abituali della CUA possono perdere stabilità e la coscienza può riconoscere la transitorietà delle forme. Il rancore, il giudizio, la paura e l’attacco alimentano la separazione quando vengono identificati e proiettati; il perdono ritira la proiezione e permette di recuperare l’energia impegnata nella separazione. Il rilascio verticale consiste nel ricondurre questa energia al Centro invece di alimentare la proiezione. Il buio rappresenta ciò che è stato separato dalla consapevolezza e rimane non riconosciuto; la sua integrazione non richiede di eliminarlo, ma di riconoscere la consapevolezza che lo osserva. Il punto di rottura può diventare una correzione della percezione, nella quale la crisi non rafforza l’identificazione ma può interromperla; nella dinamica separante, al contrario, la crisi viene trattenuta o reiterata e diventa essa stessa una forma d’identificazione. La relazione fra forma e vuoto diventa operativa quando nessuna forma viene assunta come identità definitiva e il vuoto non viene interpretato come assenza assoluta. Il recupero dell’identità consiste nell’integrare le parti frammentate senza produrre una nuova separazione, mantenendo l’IMC come continuità attraverso le diverse configurazioni della CUA. In 8.8 la massima intensità non ha come funzione il rafforzamento della separazione, ma il suo esaurimento e la sua trasformazione: ciò che appare come oscurità può diventare consapevolezza, ciò che appare come perdita può diventare integrazione e ciò che appare come fine può rivelare il ritorno al Centro.
TOCCO SUPERNO (TS): questa sezione individua corrispondenze e dinamiche corporee, sviluppandole come metafore e riferimenti per pratiche sul corpo fisico e sui corpi multidimensionali. TS è una pratica multidimensionale sul corpo. Il linguaggio impiegato è metaforico e teatrale, di livello avanzato, rivolto agli addetti ai lavori e da comprendere in questa chiave, senza interpretazioni letterali. In 8.8 Sole e Luna in Scorpione concentrano entrambi i riferimenti nell’area genitale e anale e nelle funzioni di eliminazione associate a S8. Marte ne è il governatore tradizionale, Plutone quello introdotto dall’astrologia moderna. La coincidenza delle aree corporee permette di esplorare nello stesso territorio intento solare e rilascio lunare, mantenendone distinte le funzioni operative. L’assegnazione specifica di 8.8 è clitoride e pene; nella mano corrisponde alla testa del metacarpo dell’indice, sul dorso della mano sinistra, ossia la prominenza ossea della nocca alla base del dito, più evidente quando la mano si chiude. Clitoride deriva dal greco kleitorís; nella terminologia anatomica: lat. clitoris (f); ingl. clitoris; fr. clitoris (m); ted. Klitoris (f); sp. clítoris (m); rus. клитор, trasl. klitor (m). Pene deriva dal lat. penis (m), termine che indicava anche la coda; ingl. penis; fr. pénis (m); ted. Penis (m); sp. pene (m); rus. пенис, trasl. penis (m). I due organi sono omologhi: si sviluppano dal medesimo tubercolo genitale embrionale e possiedono tessuti erettili, strutture vascolari e innervazione sensitiva. La clitoride comprende un glande, un corpo e due radici che si estendono internamente lungo i rami ischiopubici; la porzione visibile rappresenta quindi soltanto una parte dell’organo. La sua funzione principale riguarda la sensibilità e il piacere sessuale. Il pene comprende radice, corpo e glande, con due corpi cavernosi e un corpo spongioso che circonda l’uretra: partecipa alla sensibilità sessuale, alla minzione e al trasferimento del liquido seminale. L’uretra non attraversa invece la clitoride. In entrambi, la risposta erettile comporta variazioni dell’afflusso e del deflusso sanguigno, modificando volume e consistenza dei tessuti. La comune origine anatomica offre un riferimento concreto per esplorare forme differenti di una stessa matrice, mentre l’alternanza fra stato di riposo e risposta erettile richiama, sul piano metaforico, manifestazione e ritorno. Nella mano, la testa del secondo metacarpo si articola con la falange prossimale dell’indice; sul dorso, l’apparato estensore e le sue bande sagittali contribuiscono alla trasmissione del movimento e alla stabilità del tendine durante flessione ed estensione. Il punto manuale costituisce così un riferimento circoscritto per la presenza corporea e il gesto. Nell’antico Egitto, il dio Min è rappresentato con il pene eretto, associato alla potenza generativa e alla fertilità. Nella tradizione śivaita, il liṅga rende presente Śiva attraverso una forma simbolica connessa anche alla forza creatrice del fallo. Queste immagini mostrano come la regione genitale possa assumere una funzione sacra e cosmologica. Nel TS, la comune origine di clitoride e pene e la loro estensione fra parti visibili e interne possono sostenere metafore di matrice, profondità e manifestazione, senza attribuire automaticamente a ciascun organo una funzione solare o lunare. Un esempio di pratica 8.8 assume come intento «riconoscere la presenza attraverso il mutamento delle forme». In una posizione comoda, porta l’attenzione alla regione genitale, lasciando che il riferimento corporeo sia presente senza richiedere contatto o stimolazione. Nel primo stadio esprimi l’intento e osserva la forma con cui si presenta nel corpo multidimensionale. Nel secondo rimani nella stessa area e lascia emergere sensazioni, immagini o movimenti, dando spazio al rilascio senza selezionare soltanto ciò che appare favorevole all’intento. Puoi integrare il procedimento descritto in 141123: con un respiro comodo, raccogli simbolicamente ciò che viene percepito come buio nel Centro del cuore e accompagna l’espirazione con l’immagine della luce che si estende all’intero corpo. Il cuore opera qui come Centro della pratica. Nel terzo stadio lascia cadere anche la distinzione fra le immagini di buio e luce e rimani nella ricezione, senza imporre un esito; concludi tornando alla percezione del corpo e dell’ambiente. La sequenza conserva intento, rilascio e integrazione nelle modalità superna e ieratica (FS, Il tocco superno, cap. 7). Per ulteriori dettagli sul procedimento respiratorio, vedi 141123.
PROVISIONALISMO: 8.8 concentra crisi, morte, oscurità, segreto, dissoluzione e rigenerazione fino al limite delle interpretazioni con cui viene stabilito che cosa sia reale, desiderabile o definitivo. In prospettiva provisionalista, nessuno di questi termini possiede però un significato ultimo: la morte può essere fine assoluta, passaggio, trasformazione, costruzione simbolica o limite oltre il quale non è possibile affermare nulla; l’oscurità può indicare ciò che è represso o nascosto, ma può anche dipendere dal sistema che stabilisce che cosa debba essere considerato oscuro. Anche l’idea 8.8 secondo cui la crisi conduce alla trasformazione rimane provvisoria: una crisi può trasformare, distruggere, lasciare invariato ciò che incontra o non possedere alcun significato ulteriore. La stessa opposizione fra separazione e unità può essere esplorata senza assumere che l’unità sia necessariamente superiore, né che separazione, identità stabile, limite e permanenza costituiscano condizioni da superare. 8.8 permette inoltre di portare una prospettiva fino alle sue conseguenze estreme e di verificarne dall’interno possibilità e contraddizioni senza convertirne l’esplorazione in adesione o attuazione. Esempi 8.8 letterari utili: Carlos Fuentes dissolve la misura lineare del tempo e costruisce narrazioni fra epoche e livelli diversi; Yuli Daniel altera una singola premessa della realtà sociale fino a produrre una Mosca alternativa nella quale diventano visibili possibilità normalmente escluse; Neal Stephenson sovrappone realtà fisica, virtuale, informativa e mitologica; Théophile de Giraud radicalizza la critica della procreazione fino a rovesciare presupposti normalmente assunti come positivi. Questi riferimenti non stabiliscono che tali autori siano provisionalisti: mostrano modalità 8.8 di attraversare una configurazione, rovesciarne i presupposti e verificarne le conseguenze. Il Provisionalismo mantiene aperta anche l’ipotesi contraria: che esista una realtà unica, stabile e definitiva, che la morte sia davvero una fine e che dietro l’oscurità non vi sia alcuna realtà nascosta. In 8.8 il punto provisionalista non consiste quindi nel sostituire una realtà con un’altra, ma nel penetrare fino alla radice delle interpretazioni senza rendere definitiva neppure quella che sembra averle dissolte.
A COURSE IN MIRACLES: 8.8 porta nel Corso il processo scorpionico alla sua massima concentrazione: discesa nelle aree più profonde della mente, emersione di paura, colpa, rancore, attacco e desiderio di separazione, confronto con ciò che viene nascosto, rilascio e trasformazione della percezione. Il punto decisivo non è evitare l’ombra, ma riconoscere che proprio il tentativo di difendersene, proiettarla o mantenerla separata ne prolunga l’effetto. Il Corso interpreta quindi la guarigione come un processo nel quale ciò che sembra più oscuro deve essere portato alla consapevolezza e affidato alla correzione dello Spirito Santo. Questa dinamica corrisponde direttamente alla struttura di 8.8: discesa interiore, confronto con l’ombra, morte della precedente identificazione, rilascio, rigenerazione. La biografia stessa della nascita del Corso contiene un passaggio fortemente scorpionico: Helen Schucman e William Thetford lavoravano in un ambiente accademico caratterizzato da competizione, aggressività, rabbia e conflitto; nel 1965 Thetford dichiarò di essere stanco di quella situazione e propose che dovesse esistere “un’altra via”. La risposta di Schucman aprì il processo che portò alla sua esperienza di dettato interiore iniziata il 21 ottobre 1965. La Fondazione per Inner Peace documenta inoltre il carattere conflittuale del loro rapporto professionale e la presenza, prima della scrittura, di sogni, immagini psichiche, visioni ed esperienze interiori di Schucman. La storia contiene anche elementi rimasti a lungo poco visibili nella narrazione pubblica: Schucman proveniva da una formazione accademica e da un ambiente psicologico secolare, mentre Thetford aveva avuto precedentemente un incarico come psicologo di ricerca per il governo statunitense; la trasformazione di due psicologi inseriti in una struttura istituzionale competitiva nei principali scribi di un testo spirituale costituisce una vera inversione di scenario. Il rapporto Schucman-Thetford è quindi già una dimostrazione concreta del passaggio da conflitto a trasformazione: il materiale che il Corso successivamente insegnerà come perdono, relazione santa e spostamento dalla paura all’amore nasce dentro una relazione che era stata segnata da giudizio, irritazione e competizione. Thetford stesso descrisse il perdono come il nucleo operativo del Corso e lo collegò direttamente al passaggio dalla paura all’amore e dalla guerra alla pace; nella sua autobiografia identifica il perdono come pratica da applicare nelle relazioni concrete, non come semplice principio teorico. Nel Testo, il nucleo più direttamente scorpionico appare nella trattazione degli ostacoli alla pace. T-19.IV identifica progressivamente colpa, paura della morte e paura di Dio come ostacoli che devono essere attraversati; il rapporto con il fratello diventa il luogo nel quale questi contenuti vengono riconosciuti e trasformati. La morte viene presentata come prodotto del sistema dell’ego, mentre il perdono libera dalla colpa e interrompe la consacrazione alla morte; T-19.IV.C-D lega esplicitamente il superamento della paura della morte alla capacità di perdonare il fratello. Questo è il punto nel quale l’ombra scorpionica diventa operativa: la paura non viene combattuta attraverso un’altra forma di attacco, ma osservata fino a riconoscere il sistema mentale che la produce. T-30.VI porta la stessa dinamica sul tema della rabbia: il Corso nega che l’attacco possa essere giustificato e presenta il perdono come risposta alla percezione erronea dell’attacco; il problema non viene risolto punendo il colpevole, ma correggendo la percezione che mantiene reale la separazione. Il rancore è trattato in modo particolarmente vicino al funzionamento di S8: le Lezioni 68-69, 71-73, 78 e le relative revisioni lavorano sulla rinuncia alle lamentele, al risentimento e alla proiezione; la soluzione consiste nel sostituire il rancore con il perdono e nel recuperare la luce che il rancore nasconde. La dinamica è quindi concreta: riconoscere la persona contro cui si mantiene il rancore, osservare ciò che il rancore produce nella propria mente, riconoscere la scelta di mantenerlo, chiedere una diversa percezione e lasciare che la relazione venga reinterpretata. Il Corso non richiede di negare l’esperienza dolorosa né di dichiarare giusto l’attacco; T-30.VI distingue infatti il perdono dalla semplice assoluzione formale e lo presenta come correzione della percezione dell’errore. Nel tema della morte, 8.8 trova una corrispondenza particolarmente netta in T-19.IV.C-D e nella Lezione 163: la morte viene sottratta al ruolo di realtà ultima e ricondotta al sistema percettivo dell’ego; il lavoro consiste nel non utilizzare la morte come prova della separazione. La Lezione 163 sintetizza questo asse con l’affermazione “There is no death. The Son of God is free” (W-pI.163), verificabile nella documentazione del Corso. Il rilascio riguarda quindi anche l’attaccamento alla forma: ciò che deve morire è anzitutto l’identificazione con una realtà separata, colpevole e minacciata. Questo corrisponde al tema 8.8 della morte come dissoluzione di una forma esaurita e passaggio a una nuova configurazione. Il tradimento e la vendetta rientrano nello stesso circuito: la mente interpreta l’altro come responsabile di una perdita, conserva il torto come identità, mantiene la colpa dell’altro e attraverso il giudizio conserva la propria posizione separata. La vendetta rappresenta così il prolungamento della relazione con l’ombra, mentre il perdono interrompe il circuito di proiezione e recupera l’energia investita nel conflitto. Questo corrisponde direttamente ai rancori attribuiti a 8.8, fra i quali compaiono tradimento e vendetta, e al principio del rilascio verticale. Il lavoro di guarigione può quindi far emergere materiale che inizialmente sembra incompatibile con l’immagine spirituale che una persona ha di sé: rabbia, paura, desiderio di punire, giudizi, attaccamenti, fantasie di controllo, bisogno di avere ragione. Nel lessico del Corso, questo non dimostra necessariamente un fallimento della pratica; può costituire il materiale stesso che deve essere riconosciuto affinché la percezione venga corretta. Il processo richiede tuttavia gradualità: il Manuale e il Testo insistono sulla necessità di non forzare il processo oltre ciò che la mente è pronta a sostenere. Il confronto con l’ombra non equivale quindi a una provocazione deliberata del trauma, ma a una disponibilità progressiva a vedere ciò che emerge senza utilizzarlo come nuova identità. La dimensione relazionale è centrale: T-19.IV presenta la relazione santa come il luogo nel quale colpa, paura, attacco e perdono vengono effettivamente trasformati; l’altro che appariva come nemico diventa il luogo nel quale riconoscere ciò che la mente aveva proiettato. Anche la storia successiva del movimento ACIM mostra che l’ombra non scompare semplicemente perché si studia un insegnamento sul perdono. Un caso documentato è la controversia attorno a Gary Renard e al suo The Disappearance of the Universe: Renard afferma di avere ricevuto insegnamenti da due “maestri ascesi”, Arten e Pursah, apparsi a lui in forma fisica; la sua opera collega tali insegnamenti a Un Corso in Miracoli e include temi di morte, reincarnazione, guarigione, perdono e dimensioni non ordinarie. Robert Perry e Greg Mackie, del Circle of Atonement, contestarono pubblicamente la credibilità di queste affermazioni e sostennero che la storia dei maestri fosse una costruzione letteraria; la controversia coinvolse anche accuse relative alla provenienza di materiale utilizzato da Renard nella sua elaborazione del Vangelo di Tommaso. Renard rispose con accuse molto dure contro Perry e il Circle of Atonement, negando la consistenza della controversia e accusando Perry di avere condotto una campagna contro di lui. Non è quindi corretto presentare come fatti accertati le rispettive accuse personali; è invece accertato che si produsse una controversia pubblica e aspra fra importanti esponenti dell’ambiente ACIM, centrata su veridicità delle esperienze di Renard, autorità interpretativa, autenticità delle fonti e comportamento dei protagonisti. Questa vicenda è particolarmente utile per 8.8 perché mostra concretamente la tensione fra insegnamento del perdono e riemersione di conflitto, giudizio, difesa dell’identità, autorità e controllo all’interno di una comunità spirituale. L’ombra non viene eliminata dal possesso di un sistema spirituale: può riemergere proprio nei rapporti fra coloro che lo interpretano e lo insegnano. Il criterio del Corso rimane però quello della correzione della percezione: quando emergono rabbia, paura, odio, desiderio di vendetta, colpa o attacco, il compito non è costruire una nuova guerra contro l’ombra, ma riconoscere la proiezione, rinunciare al giudizio come strumento di salvezza, affidare la situazione allo Spirito Santo e consentire al perdono di sostituire il rancore. In questo senso 8.8 applicato al Corso non rappresenta una spiritualità che evita la morte e l’oscurità, ma un processo nel quale proprio i contenuti più difficili diventano materiale di trasformazione: la crisi porta alla radice, la radice rivela l’ombra, l’ombra viene riconosciuta, l’attaccamento viene rilasciato, la relazione viene reinterpretata e ciò che sembrava morte diventa passaggio verso una percezione diversa. Lezioni connesse talvolta con i giorni di transito del Sole relazionati a 8.8.
Lezione 297 – Il perdono è l’unico dono che do. Il perdono è l’unico dono che do, perché è l’unico dono che voglio. E tutto ciò che do, lo do a me stesso. Questa è la semplice formula della salvezza. Ed io, che voglio essere salvato, voglio farla mia, perché sia il mio modo di vivere in un mondo che ha bisogno di salvezza e che sarà salvato nel momento in cui accetterò l’Espiazione per me stesso. Lezione 298 – Ti amo, Padre, ed amo Tuo Figlio. La mia gratitudine permette al mio amore di essere accettato senza paura. E così vengo finalmente ripristinato alla mia realtà. Tutto ciò che si intrometteva nella mia santa vista viene portato via dal perdono. Ed io mi avvicino alla fine dei viaggi senza senso, delle carriere pazze e dei valori artificiali. Accetto invece ciò che Dio stabilisce sia mio, sicuro che solo con questo io sarò salvato, sicuro di attraversare la paura per incontrare il mio Amore.
GNOSTICISMO: rappresenta uno dei luoghi più netti di 8.8 perché assume come centro dell’esperienza spirituale la ricerca di ciò che è nascosto. La gnosi è conoscenza trasformativa della propria origine, della struttura invisibile del cosmo e della condizione di estraneità dell’essere umano rispetto al mondo nel quale si trova. Questa discesa sotto la superficie delle cose porta alla ricerca delle cause nascoste della condizione umana e alla messa in discussione dell’identificazione con il mondo materiale. La ricerca gnostica attraversa dualità, caduta, oblio, prigionia e liberazione: l’essere umano possiede una componente di origine divina immersa in una condizione cosmica di ignoranza e deve risvegliarsi attraverso la gnosi. Nelle diverse tradizioni gnostiche questa struttura assume forme differenti, con l’idea ricorrente di una realtà suprema ineffabile e di una condizione cosmica inferiore che spiega l’alienazione dell’essere umano. In alcune cosmologie gnostiche il creatore o demiurgo non coincide con il Dio supremo e il mondo materiale appare come prodotto di una potenza inferiore; questa impostazione porta a una rilettura radicale della creazione, del Dio dell’Antico Testamento, di Cristo, della materia e della salvezza. La conoscenza gnostica diventa così una discesa dietro la realtà apparente: vengono ricercati ciò che è stato nascosto, ciò che è stato dimenticato e ciò che determina realmente la condizione dell’uomo. La domanda scorpionica riguarda la struttura profonda della realtà, l’origine della condizione umana, le potenze che governano il mondo visibile e la conoscenza capace di liberare. Il lato ombra dello gnosticismo emerge quando la conoscenza nascosta diventa criterio di separazione fra iniziati e non iniziati, fra coloro che possiedono la gnosi e coloro che rimangono nell’ignoranza, con possibilità di esclusività, segretezza, superiorità e conflitto. Lo stesso tema dell’ombra appare nel confronto storico con il cristianesimo dominante: la progressiva definizione dell’ortodossia trasformò molte divergenze dottrinali in questioni di appartenenza, autorità e ordine religioso e politico. Le correnti considerate gnostiche furono oggetto di confutazione e repressione, mentre la costruzione dell’eresia contribuì alla definizione dell’identità cristiana maggioritaria. Nel tardo impero la legislazione cristiana arrivò a limitare i diritti e la partecipazione pubblica degli eretici, e la repressione delle dottrine eterodosse assunse forme sempre più concrete. La dinamica scorpionica appare nel passaggio dalla conoscenza dell’ombra alla proiezione dell’ombra: ciò che una comunità non riesce a integrare nella propria coscienza religiosa viene attribuito all’altro e trasformato in minaccia. Nel Medioevo questa dinamica raggiunse forme drammatiche nella persecuzione dei Catari, movimento cristiano dualista occidentale che presenta affinità con temi delle antiche correnti gnostiche e si colloca nella più ampia storia delle tradizioni religiose dualistiche. La crociata albigese iniziò nel 1209 e la repressione proseguì per decenni attraverso guerra, assedi, inquisizione, confische, incarcerazioni ed esecuzioni. Montségur rappresenta uno dei punti culminanti di questo processo: dopo la caduta della roccaforte nel 1244, centinaia di Catari furono condotti al rogo. La loro persecuzione rende concreto il tema 8.8 della distruzione dell’alterità religiosa attraverso la criminalizzazione di una diversa visione del cosmo, della materia, della salvezza e del sacro. Lo gnosticismo manifesta così il lato luminoso dello Scorpione attraverso conoscenza interiore, risveglio, liberazione dall’oblio, ricerca delle cause profonde della condizione umana e recupero dell’origine divina, mentre il suo lato ombra comprende dualizzazione, segretezza, separazione e trasformazione della conoscenza in potere. Parallelamente, l’ombra può manifestarsi nell’autorità che reagisce alla diversità religiosa attraverso demonizzazione, esclusione e violenza. La storia delle persecuzioni mostra quindi il punto nel quale l’ombra individuale diventa ombra collettiva e il dissidente viene trasformato nel depositario di ciò che l’ordine dominante non vuole riconoscere. In 8.8 lo gnosticismo costituisce pertanto una disciplina della profondità: entra nel territorio nascosto, affronta ignoranza, caduta, morte e liberazione, porta alla coscienza ciò che è occultato e trasforma la conoscenza in possibilità di risveglio.
Scritti gnostici: Tommaso Didimo è l’apostolo di Gesù associato con lo Scorpione. Noto per essere protagonista sospettoso dell’episodio del Vangelo secondo Giovanni (20,24-29), in cui prima dubita della risurrezione di Gesù e poi lo riconosce, secondo la tradizione predicò fuori dei confini dell’Impero romano, in Persia e India, dove fondò la prima comunità cristiana. A lui è attribuito il Vangelo di Tommaso, da cui riportiamo per ogni binario una selezione di detti: 70. Gesù disse, “Se esprimerete quanto avete dentro di voi, quello che avete vi salverà. Se non lo avete dentro di voi, quello che non avete vi perderà.” 71. Gesù disse, “Distruggerò questa casa, e nessuno sarà in grado di ricostruirla […].” 72. Un uomo gli disse, “Dì ai miei fratelli di dividere con me i loro averi.” Lui disse all’uomo, “Signore, e chi mi ha nominato spartitore?” Si girò verso i discepoli e disse, “Non sono uno spartitore, vero?” 75. Gesù disse, “In molti si affollano davanti alla porta, ma sarà il solitario ad entrare nella camera nuziale.” 77. Gesù disse, “Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie. Tagliate un ciocco di legno; io sono lì. Sollevate la pietra, e mi troverete.” 79. Una donna nella folla gli disse, “Fortunato il grembo che ti generò e il seno che ti nutrì.” Lui le disse, “Fortunati coloro che hanno ascoltato la parola del Padre e l’hanno veramente conservata. Poiché vi saranno giorni in cui direte, ‘Fortunato il grembo che non ha concepito, e il seno che non ha allattato.”
SCIAMANESIMO: In 8.8 rappresenta una forma radicale di attraversamento dei confini fra mondo ordinario e mondo invisibile, vita e morte, umano e non umano, malattia e guarigione, perdita e recupero. Lo sciamano entra ritualmente in territori nei quali la coscienza ordinaria non entra e affronta potenze, spiriti, antenati, sogni, malattie e situazioni liminali per acquisire conoscenza, potere e capacità di guarigione. Il viaggio sciamanico può comportare discesa, attraversamento, morte simbolica, incontro con potenze pericolose, perdita e recupero dell’anima, acquisizione di potere e ritorno trasformato. Questa struttura corrisponde direttamente a 8.8: entrare nell’oscurità, attraversarla, recuperare ciò che è stato perduto e tornare con una capacità trasformata di agire nel mondo. La morte costituisce uno degli assi fondamentali: in diverse tradizioni sciamaniche, soprattutto siberiane e centroasiatiche, l’iniziazione comprende immagini di smembramento, morte, ricomposizione e rinascitaIl futuro sciamano attraversa simbolicamente ciò che terrorizza la persona comune e acquisisce la capacità di accompagnare altri attraverso malattia, perdita e morte. Anche la malattia assume una funzione scorpionica: diventa una soglia attraverso la quale ricercare la causa nascosta della crisi, interpretata secondo la cosmologia specifica della tradizione come perdita di anima, intrusione, squilibrio, offesa agli spiriti o rottura di una relazione cosmica. Il guaritore penetra quindi nella struttura profonda dell’esperienza e cerca ciò che sostiene il sintomo a un livello invisibile. Lo stesso principio riguarda il rapporto con gli antenati, con i morti e con le potenze della natura: il mondo invisibile costituisce una dimensione operativa della realtà rituale. Il lato ombra dello sciamanesimo comprende l’uso del potere rituale per nuocere, proteggere, controllare, dominare o intimidire; la conoscenza delle potenze invisibili può generare prestigio, paura, dipendenza e conflitto. Questa ambivalenza rende particolarmente evidente il carattere scorpionico del potere: la capacità di entrare nell’ombra può produrre guarigione oppure dominio. Il confronto con le religioni istituzionali e con i sistemi politici ha frequentemente prodotto processi di criminalizzazione delle pratiche indigene, soprattutto quando guarigione, divinazione, magia e rapporto con gli spiriti venivano considerati incompatibili con la cosmologia dominante. Nell’Altai la cristianizzazione russa produsse un lungo confronto fra missionari ortodossi e pratiche religiose indigene; nella Siberia sovietica la repressione assunse una forma radicalmente politica e antireligiosa e colpì direttamente gli sciamani, con imprigionamenti e uccisioni. In Europa molte pratiche locali di guarigione, divinazione e magia furono progressivamente ricondotte alla categoria della stregoneria e divennero oggetto di processi e persecuzioni; fra le persone perseguitate vi furono anche guaritori, levatrici e praticanti di forme di magia popolare, secondo contesti storici differenti. 8.8 appare nel momento in cui l’esperienza del sacro non autorizzata viene percepita come minaccia: ciò che opera nell’invisibile viene demonizzato, criminalizzato e sottoposto a repressione. La storia mostra inoltre che questo processo non appartiene a una sola religione: può essere prodotto da qualunque sistema politico o culturale che pretenda di monopolizzare la definizione della realtà e consideri intollerabile una forma alternativa di conoscenza. Lo sciamanesimo esprime quindi il lato luminoso dello Scorpione attraverso discesa, guarigione, confronto con la morte, recupero, trasformazione e accesso rituale ai livelli nascosti della realtà; il lato ombra emerge attraverso il potere, la paura, il controllo, l’uso distruttivo delle potenze e la persecuzione esercitata contro chi pratica forme non autorizzate di rapporto con l’invisibile. In 8.8 lo sciamanesimo diventa così una disciplina dell’attraversamento: entra nel territorio oscuro, affronta ciò che è nascosto, recupera ciò che è stato perduto e trasforma la crisi in possibilità di guarigione e rigenerazione.
CRISTIANESIMO: 8.8 si esprime nel cristianesimo attraverso profondità, mistero, confronto con l’ombra, crisi, trasformazione, morte e rinascita, rivelazione e liberazione. La dimensione cristiana comprende una discesa nelle regioni più profonde dell’esperienza umana e spirituale, dove peccato, sofferenza, paura, tentazione, conflitto e morte vengono attraversati mediante conversione, perdono, redenzione e resurrezione. Il mistero pasquale concentra questa dinamica nel passaggio dalla morte alla vita e dalla separazione alla comunione. La tradizione cristiana comprende inoltre discernimento, combattimento spirituale, purificazione, confessione, ascesi, martirio, escatologia e rapporto con le realtà invisibili. 8.8 riguarda anche la rivelazione di ciò che è nascosto e la trasformazione delle esperienze estreme in una condizione nuova, fino alla liberazione e alla vita eterna. In 8.8 il cristianesimo presenta una struttura profondamente legata ai temi della morte, della discesa, della redenzione e della trasformazione. Il centro cristiano è il passaggio attraverso la morte verso la risurrezione: Cristo entra nella morte, attraversa l’abisso e ne emerge vittorioso, trasformando la morte stessa in passaggio alla vita. Paolo collega esplicitamente morte, peccato, corruzione e vittoria finale di Cristo sulla morte (1Cor 15,54-58). Il simbolismo cristiano comprende quindi croce, sepolcro, discesa agli inferi, sangue, sacrificio, martirio, conversione, perdono, liberazione dal peccato e nuova nascita. Il linguaggio biblico entra continuamente nella regione dell’ombra: peccato nascosto, tentazione, demoni, tradimento, odio, vendetta, colpa, giudizio, morte e corruzione vengono portati alla coscienza per essere affrontati e trasformati. La dinamica cristiana della rivelazione porta alla luce ciò che è nascosto e contrappone la verità all’occultamento. La trasformazione comporta riconoscimento del peccato, confessione, pentimento, perdono e nuova configurazione dell’esistenza. L’aspetto luminoso di 8.8 emerge nella capacità di attraversare la crisi senza negarla, trasformando colpa in conversione, morte in risurrezione, sofferenza in offerta e inimicizia in perdono. Il martirio porta questa logica all’estremo: il credente affronta persecuzione e morte trasformando la condizione della vittima in testimonianza. La morte del cristiano è inserita nella morte e risurrezione di Cristo e conduce alla speranza della risurrezione dei morti e della vita eterna; il Nuovo Testamento presenta la morte come separazione dal corpo e attesa del compimento definitivo, mentre la resurrezione di Cristo costituisce la garanzia della resurrezione dei credenti (1Cor 15; 1Ts 4,13-18). Il cristianesimo sviluppa così una concezione della morte come passaggio e trasformazione, accompagnata dalla preghiera per il morente e per i defunti e dalla speranza escatologica. Le diverse confessioni cristiane articolano in modi differenti il giudizio, la condizione dell’anima dopo la morte, la purificazione e le pratiche funerarie, mantenendo tuttavia il nucleo della morte e risurrezione di Cristo e della vita eterna. L’aspetto ombra emerge quando peccato, giudizio, autorità religiosa e potere vengono intrecciati e la gestione dell’ombra diventa strumento di controllo. La storia del cristianesimo comprende persecuzioni, repressione delle eresie, guerre religiose, inquisizioni, coercizione e compromessi con il potere politico. Nei sistemi istituzionali la protezione dell’autorità e della reputazione ha inoltre potuto produrre occultamento di abusi. La documentazione contemporanea sugli abusi sessuali mostra che il fenomeno ha riguardato istituzioni cristiane diverse e che, in numerosi casi, autorità ecclesiastiche hanno privilegiato la protezione dell’istituzione rispetto alla piena tutela delle vittime. La trasformazione dell’ombra cristiana avviene quando ciò che è stato nascosto viene portato alla luce, riconosciuto, giudicato e riparato. Il cristianesimo possiede quindi una potente spiritualità della morte e della rinascita insieme a una storia nella quale il problema dell’ombra istituzionale diventa particolarmente intenso proprio perché confessione, pentimento, verità, giudizio, misericordia e conversione costituiscono strumenti interni per affrontarla.
CATTOLICESIMO: 8.8 si esprime nel cattolicesimo attraverso il mistero, la profondità spirituale, la conversione, la purificazione, il sacrificio, la redenzione, la trasformazione e il rapporto con le realtà ultime. La tradizione cattolica dispone di pratiche concrete per entrare nelle regioni profonde dell’esperienza: esame di coscienza, confessione, penitenza, direzione spirituale, preghiera contemplativa, digiuno, discernimento e accompagnamento nelle situazioni di crisi. La dimensione sacramentale collega continuamente morte e vita, peccato e perdono, caduta e rialzamento, sofferenza e speranza. 8.8 comprende inoltre il rapporto con il mistero della morte, il giudizio, la purificazione, la comunione dei santi, la resurrezione e la vita eterna, insieme alla capacità di affrontare ciò che è oscuro attraverso la fede e di trasformarlo mediante la grazia. La tradizione mistica cattolica approfondisce ulteriormente la morte simbolica dell’uomo vecchio, la purificazione dell’anima, la notte spirituale e la trasformazione interiore. La liturgia cattolica mette continuamente in rapporto morte e vita, peccato e misericordia, caduta e redenzione. Nel momento della morte la Chiesa accompagna il fedele attraverso la Penitenza, quando possibile, l’Unzione degli infermi e il Viatico. L’Unzione degli infermi è il sacramento destinato al malato che si trova in una condizione grave per malattia o vecchiaia e può essere nuovamente amministrata quando la situazione si aggrava; il Viatico è l’Eucaristia ricevuta come nutrimento per il passaggio dalla vita terrena alla vita eterna. Dopo la morte avviene il giudizio particolare: l’anima compare davanti a Dio e riceve immediatamente il proprio destino, che può essere la beatitudine celeste, la purificazione del purgatorio oppure la dannazione. Il cielo è la comunione definitiva con Dio e la partecipazione alla visione beatifica; il purgatorio riguarda coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio ma necessitano ancora di una purificazione finale; l’inferno è la separazione eterna da Dio conseguente al rifiuto definitivo della comunione con lui. La dottrina cattolica collega strettamente questi destini individuali alla risurrezione della carne: alla fine dei tempi tutti i morti risorgeranno, l’anima sarà nuovamente unita al corpo e avrà luogo il giudizio universale. La condizione definitiva comprenderà la partecipazione alla vita eterna e la trasformazione dell’intera creazione nei cieli nuovi e nella terra nuova. La preghiera per i defunti nasce dalla comunione dei santi: la Chiesa terrena può offrire suffragi per coloro che sono in purificazione, soprattutto attraverso il Sacrificio eucaristico, oltre che mediante preghiere, opere di carità, penitenza e indulgenze. La confessione costituisce una forma concreta di esposizione dell’ombra: il peccato viene nominato, confessato e sottoposto alla misericordia sacramentale, mentre la penitenza orienta verso una trasformazione della condotta. Anche la tradizione mistica cattolica sviluppa temi di morte dell’io, purificazione, notte spirituale, combattimento interiore, abbandono e rinascita. La dimensione oscura emerge nella storia del rapporto fra autorità spirituale e potere temporale, nella repressione dell’eresia, nei conflitti interni e nelle forme di controllo della coscienza. Un’espressione contemporanea particolarmente grave è costituita dalla crisi degli abusi sessuali del clero e dagli insabbiamenti: documentazioni e inchieste hanno mostrato casi nei quali accuse e informazioni furono occultate, trasferite o gestite privilegiando la reputazione istituzionale e la protezione degli abusatori rispetto alle vittime. Il rapporto della Santa Sede sul caso McCarrick ha evidenziato gravi fallimenti nella gestione delle informazioni e delle responsabilità; l’inchiesta indipendente sugli organismi cattolici in Inghilterra e Galles ha documentato migliaia di denunce e una lunga storia di risposte istituzionali inadeguate. In 8.8 il tema del segreto assume qui una forma concreta: ciò che avrebbe dovuto essere confessato viene occultato, ciò che avrebbe dovuto essere giudicato viene nascosto e l’autorità destinata alla protezione può diventare strumento di protezione dell’abusatore. La stessa struttura cattolica contiene però gli strumenti per affrontare questa ombra: confessione, penitenza, esame di coscienza, verità, giustizia, riparazione, conversione e misericordia. La crisi degli abusi rende così evidente la necessità di una responsabilità istituzionale capace di portare alla luce il male, riconoscere la sofferenza delle vittime, assumere la responsabilità e trasformare concretamente le strutture che lo hanno consentito.
PROTESTANTESIMO: In 8.8 il protestantesimo porta al centro la relazione personale con Dio, la Scrittura, la coscienza, la conversione, la confessione della fede e la giustificazione, sviluppando una forte dinamica di confronto diretto con il peccato e con la propria responsabilità davanti a Dio. La Riforma stessa nasce da un conflitto profondo con strutture ecclesiastiche percepite come corrotte e da una denuncia di ciò che veniva considerato occultamento della verità evangelica attraverso potere, interessi e pratiche ecclesiastiche. La dimensione scorpionica comprende quindi la rivelazione del problema nascosto e la volontà di portare alla luce ciò che viene percepito come corruzione. La pluralità delle confessioni protestanti ha inoltre prodotto una continua esposizione al conflitto dottrinale, alla separazione e alla ricostruzione comunitaria. L’ombra appare quando la comunità che nasce come critica dell’autorità sviluppa proprie forme di autorità, disciplina e controllo. La storia moderna degli scandali sessuali protestanti documenta precisamente questa dinamica: uno studio storico sulle chiese protestanti statunitensi mostra come, dal XIX secolo in avanti, gli scandali dei ministri abbiano prodotto ripetuti conflitti fra protezione della reputazione ecclesiale, silenziamento e necessità di affrontare pubblicamente la colpa. Nel 2024 la grande indagine ForuM sulle chiese protestanti tedesche ha identificato 2.225 persone sopravvissute ad abusi e 1.259 presunti autori nei fascicoli esaminati, con una stima molto più elevata per l’intero periodo postbellico; la ricerca ha inoltre documentato problemi di mancata collaborazione, diffusione della responsabilità e pressione sulle vittime affinché perdonassero gli abusatori. Negli Stati Uniti, l’indagine indipendente sulla Southern Baptist Convention ha documentato decenni di resistenza, silenziamento e gestione impropria delle accuse di abuso. Questi fatti portano 8.8 direttamente dentro la struttura protestante: la comunità che proclama la centralità della Scrittura, della coscienza e della responsabilità individuale deve affrontare l’ombra prodotta quando la protezione dell’istituzione prevale sulla verità e sulla tutela della vittima. Il lato luminoso consiste nella possibilità di rendere la coscienza responsabile direttamente davanti a Dio e di sottoporre continuamente l’istituzione alla verifica della Parola; il lato oscuro consiste nella frammentazione, nel conflitto confessionale, nel moralismo, nel controllo comunitario e nella possibilità che l’autorità informale diventi altrettanto oppressiva dell’autorità gerarchica.
Geddes MacGregor **° (Glasgow, 13 novembre 1909) autore, educatore, sacerdote episcopale scozzese, “uno dei più illustri teologi cristiani a difendere il concetto di reincarnazione”. In Reincarnation in Christianity: A New Vision of the Role of Rebirth in Christian Thought (1978) esamina reincarnazione, morte, aldilà, purgatorio, salvezza, identità e comunicazione con i defunti, proponendo una reinterpretazione della condizione post mortem all’interno del cristianesimo. Il suo percorso teologico mette quindi in rapporto morte e continuità dell’esistenza, dissoluzione della forma individuale e trasformazione spirituale. Esponente/Modello: la reincarnazione e la continuità della coscienza oltre la morte costituiscono un nucleo esplicito della sua ricerca; la reinterpretazione cristiana di morte, aldilà, identità e rinascita presenta inoltre una corrispondenza diretta con 8.8.
ORTODOSSIA: 8.8 esterna la dinamica della morte e della risurrezione attraverso il mistero pasquale, la discesa di Cristo nella morte, la vittoria sulla morte, la trasfigurazione dell’essere umano e il percorso ascetico di purificazione. La tradizione ortodossa possiede una forte dimensione terapeutica della vita spirituale: il peccato è una ferita, la guarigione richiede purificazione e ascesi, e la partecipazione alla vita divina conduce alla trasformazione dell’essere umano. La preghiera esicasta, il combattimento contro le passioni, il discernimento dei pensieri, la vigilanza e la trasformazione interiore costituiscono forme profonde di lavoro sull’ombra. Il lato luminoso di 8.8 appare nella discesa nell’interiorità e nella trasformazione delle passioni attraverso la preghiera e l’ascesi; il lato ombra emerge nel rapporto fra identità religiosa, potere politico e appartenenza nazionale, soprattutto nei periodi nei quali la Chiesa è stata strettamente integrata nelle strutture dello Stato. La storia ortodossa comprende persecuzioni, controversie dottrinali, conflitti fra autorità ecclesiastiche e politiche e, nel XX secolo, una repressione sistematica delle istituzioni religiose da parte dei regimi comunisti. Il tema scorpionico della persecuzione assume qui quindi anche la forma della soppressione dell’autorità religiosa da parte del potere politico: chi controlla la definizione pubblica della realtà cerca di controllare anche il sacro. Sul versante contemporaneo, anche gli ambienti ortodossi hanno conosciuto casi documentati di abuso sessuale e di difficoltà nel riconoscimento delle denunce; la ricerca sulla gestione dell’abuso in comunità religiose ortodosse mostra come fattori quali autorità religiosa, appartenenza comunitaria e stigma possano contribuire al silenziamento delle vittime. L’8.8 ortodosso porta quindi insieme morte e risurrezione, ascesi e guarigione, potere e persecuzione, disciplina interiore e ombra istituzionale. Il suo punto centrale è la trasformazione: ciò che viene riconosciuto nella profondità della persona può essere trasfigurato; ciò che viene rimosso e occultato, individualmente o istituzionalmente, continua invece ad agire nell’ombra.
ISLAM: 8.8 può essere applicato attraverso la centralità della resa a Dio, della prova, del giudizio, della purificazione e del passaggio dalla vita presente alla realtà ultima. La morte costituisce un limite reale e insieme una soglia: il Corano insiste sulla responsabilità dell’essere umano davanti a Dio, sulla resurrezione dei morti e sul Giorno del Giudizio (Cor. 75; 23,99-100). Dopo la morte si apre il barzakh, la condizione intermedia fino alla resurrezione (Cor. 23,100); segue la resurrezione e il giudizio, con la destinazione finale in Paradiso o nell’Inferno. La dimensione 8.8 emerge quindi nel confronto diretto con ciò che l’esistenza ordinaria tende a rimuovere: morte, responsabilità, peccato, giudizio, conseguenze delle azioni e trasformazione dell’essere umano. Anche il digiuno di Ramadan può essere letto, sul piano analogico, come disciplina di contenimento, purificazione e dominio delle pulsioni, mentre tawba indica il ritorno a Dio attraverso il riconoscimento del peccato e il cambiamento della condotta. Il rapporto con la morte comprende inoltre pratiche concrete: la preparazione del defunto, la lavanda rituale (ghusl), il sudario (kafan), la preghiera funebre (salat al-janazah) e la sepoltura. Questi gesti organizzano il passaggio dalla vita corporea alla condizione postmortale e affidano il defunto alla misericordia e al giudizio di Dio. 8.8 comprende anche il rapporto con la jihad intesa nel suo significato ampio di sforzo e lotta sulla via di Dio, inclusa la lotta contro le proprie inclinazioni negative. La tradizione islamica possiede inoltre una ricca elaborazione della dimensione interiore attraverso il tasawwuf (sufismo), dove purificazione dell’ego, morte dell’io ordinario, ricordo di Dio (dhikr) e trasformazione spirituale costituiscono temi centrali. La componente ombra emerge storicamente quando identità religiosa, autorità e potere politico vengono sovrapposti: conquiste, conflitti confessionali, persecuzioni e violenze possono essere stati giustificati attraverso linguaggi religiosi. Questi fenomeni appartengono alla storia delle società musulmane e alle diverse interpretazioni politiche dell’Islam; non costituiscono una definizione dell’Islam in quanto tale. Anche il terrorismo contemporaneo richiede questa distinzione: gruppi terroristici hanno utilizzato riferimenti islamici per legittimare la violenza, mentre l’identificazione generalizzata fra Islam e terrorismo confonde una specifica ideologia politico-religiosa con una tradizione religiosa molto più vasta e articolata. 8.8 consente qui di osservare direttamente la zona in cui fede, paura, morte, potere e identità possono entrare in conflitto e trasformarsi reciprocamente. Nome di Dio: 92 النافع an-Nāfīʿ, Il creatore del bene.
EBRAISMO: 8.8 trova un campo ricco attraverso memoria, morte, giudizio, alleanza, colpa, teshuvah, purificazione e rapporto con Dio. La tradizione ebraica mantiene una forte attenzione concreta alla morte e al corpo del defunto: la cura rispettosa del cadavere (k’vod ha-met), la preparazione rituale attraverso la hevra kadisha, la taharah, il sudario, la sepoltura e le pratiche di lutto costituiscono una sequenza precisa che accompagna la comunità attraverso la perdita. Nel momento della morte può essere recitato il viddui, confessione personale che riconosce le proprie mancanze e chiede riconciliazione con Dio; il rito culmina tradizionalmente nel Shema, proclamazione dell’unità divina. La teshuvah, il ritorno a Dio, porta la dimensione della trasformazione dentro la vita concreta: riconoscimento della colpa, confessione, riparazione e cambiamento della condotta. L’ebraismo presenta inoltre una concezione dell’aldilà articolata e storicamente sviluppatasi attraverso differenti interpretazioni: Olam ha-Ba (Mondo Futuro), resurrezione dei morti, Gan Eden e Gehinnom compaiono nella tradizione, mentre la Bibbia ebraica offre una rappresentazione molto meno sistematica dell’aldilà rispetto alle elaborazioni rabbiniche successive. Proprio questa stratificazione rende significativo il tema 8.8 della morte come interrogazione sul destino dell’essere umano e sul rapporto fra vita presente e realtà ultima. La memoria assume inoltre una funzione concreta: il morto continua a essere presente attraverso il nome, la genealogia, il racconto e la responsabilità dei viventi. La dimensione ombra emerge nei momenti storici in cui identità religiosa, sopravvivenza collettiva, territorio e potere politico si sovrappongono. L’ebraismo ha conosciuto persecuzioni, espulsioni, massacri e infine la Shoah; parallelamente, l’uso politico contemporaneo di categorie religiose e identitarie può produrre conflitti e violenze. Anche qui la distinzione è essenziale: le azioni di uno Stato, di un movimento politico o di gruppi militanti non possono essere automaticamente identificate con l’ebraismo nel suo complesso. 8.8 permette invece di esaminare il punto concreto in cui memoria della persecuzione, paura della distruzione, identità collettiva, territorio, giustizia e desiderio di sicurezza possono diventare forze di protezione oppure alimentare conflitto.
BUDDISMO: 8.8 trova corrispondenza intensa attraverso la penetrazione nella natura impermanente dell’esistenza, il confronto diretto con sofferenza, desiderio, paura, attaccamento e morte, e la trasformazione della coscienza mediante il loro riconoscimento. La pratica buddista porta l’attenzione alla radice dell’esperienza, osservando ciò che normalmente rimane nascosto dietro l’identificazione con il corpo, le emozioni, i pensieri e il senso di un io separato. La contemplazione dell’impermanenza, della sofferenza e della morte conduce progressivamente a riconoscere l’instabilità di ogni forma e a sviluppare distacco, presenza e liberazione. In questa prospettiva 8.8 emerge nella capacità di entrare nel punto più profondo della crisi e utilizzarlo come soglia di risveglio: paura, dolore, desiderio, perdita e morte diventano materiali della pratica attraverso i quali l’attaccamento può essere visto, attraversato e lasciato andare. Il buddhismo sviluppa inoltre una straordinaria fenomenologia degli stati di transizione. Nella tradizione tibetana il bardo costituisce una soglia fra differenti condizioni dell’esperienza e comprende il processo della morte, gli stati successivi e il processo della rinascita; il Bardo Thödol presenta il passaggio attraverso il momento della morte, l’esperienza della realtà e la rinascita come occasioni di liberazione. Il bardo corrisponde quindi direttamente al tema 8.8 degli stati intermedi, nei quali le forme abituali perdono stabilità e la coscienza può riconoscere una realtà più profonda. La morte viene affrontata attraverso pratiche di preparazione, meditazione, recitazione e accompagnamento rituale del morente e del defunto; in diverse tradizioni buddhiste vengono letti testi sacri, recitati mantra, praticate offerte e invocazioni e sostenuta la continuità della consapevolezza. La cremazione è diffusa in numerose società buddiste, mentre Tibet e altre regioni conservano anche pratiche funerarie differenti, fra cui la sepoltura e la jhator o esposizione rituale del corpo. 8.8 emerge nella trasformazione del rapporto con la morte: la morte diventa una rivelazione estrema dell’impermanenza e una possibilità di liberazione dall’identificazione. Il buddismo possiede inoltre un ricchissimo immaginario di figure liminali e terrifiche. Yama, signore della morte, rappresenta il confronto con la mortalità e con le conseguenze dell’esistenza; Māra rappresenta le forze che mantengono la coscienza nel desiderio, nell’illusione e nella paura; le divinità irate del buddhismo tantrico tibetano, con teschi, fiamme e forme terrifiche, esprimono la potenza distruttiva e trasformativa della coscienza illuminata. Mahākāla costituisce una figura protettiva associata alla distruzione degli ostacoli. Queste immagini appartengono pienamente al versante 8.8 nel quale l’oscurità viene affrontata direttamente e trasformata in consapevolezza. Il buddhismo presenta anche un potente percorso di rilascio del rancore, dell’avversione e dell’attaccamento. La pratica della compassione e della benevolenza (mettā), insieme alla comprensione della vacuità e dell’interdipendenza, interrompe la riproduzione della separazione e consente di vedere il conflitto senza alimentarlo. La trasformazione dell’odio assume quindi una funzione centrale: l’emozione viene riconosciuta nella sua intensità e ricondotta a una comprensione più profonda della sofferenza e dell’interdipendenza. L’aspetto 8.8 riguarda anche la capacità di attraversare esperienze estreme senza rimanere identificati con esse, raggiungendo il punto nel quale l’identità abituale può dissolversi e lasciare spazio al risveglio. Nelle tradizioni tantriche questa dinamica viene portata a un livello ancora più radicale attraverso visualizzazioni, mantra, mandala, pratiche sui canali e sulle energie sottili e confronto rituale con immagini della morte, della distruzione e della trasformazione. Il buddhismo contiene inoltre un versante storico d’ombra legato alle istituzioni, alle gerarchie e al rapporto con il potere politico: in diversi contesti storici comunità buddhiste e autorità monastiche sono state coinvolte in conflitti, nazionalismi e forme di violenza politica. Questo costituisce un campo concreto nel quale il principio 8.8 incontra il problema dell’ombra collettiva e della trasformazione delle strutture che la producono. Il nucleo più luminoso rimane la liberazione: riconoscere la natura transitoria delle forme, attraversare paura e sofferenza, sciogliere l’attaccamento, sviluppare compassione e giungere a una condizione nella quale la coscienza non dipende più dalle configurazioni transitorie dell’esistenza. Il buddhismo presenta così una configurazione 8.8 particolarmente completa: profondità, morte, bardo, oscurità, confronto con ciò che terrorizza, dissoluzione dell’identità separata, trasformazione, risveglio e liberazione.
Nikkyō Niwano **° (Niigata, 15 novembre 1906) studioso buddista giapponese, fondatore, cofondatore nel 1938 e primo presidente della Risshō Kōsei Kai, movimento buddhista laico basato sul Sutra del Loto. Sviluppò una concezione interreligiosa fondata sull’idea che, attraverso la diversità delle prospettive e delle credenze, tutti gli esseri umani condividano la possibilità della buddhità. Considerava le diverse religioni provenienti da una stessa sorgente e fece del dialogo e della cooperazione interreligiosa uno degli assi della propria attività. Partecipò nel 1965 all’apertura della quarta sessione del Concilio Vaticano II, incontrò Paolo VI e contribuì alla realizzazione nel 1970 della prima World Conference on Religions and Peace, sviluppando una concezione della pace capace di attraversare differenze religiose, culturali e nazionali senza eliminarle. Buddhism for Today: A Modern Interpretation of the Threefold Lotus Sutra (1976). Esponente/Modello: l’attraversamento dei confini fra tradizioni religiose e la ricerca di un principio spirituale unitario nella loro diversità costituiscono un’espressione continuativa e strutturale della multidimensionalità.
Scritti buddisti: “A un certo punto comprenderai che sei morto. Penserai: «Sono morto, che debbo fare?», e ti sentirai miserabile come un pesce fuor d’acqua su tizzoni ardenti. La tua coscienza, non avendo nessun oggetto su cui soffermarsi, sarà simile a una piuma trasportata dal vento, che cavalca il cavallo del soffio. Ti prenderà un forsennato desiderio per le esperienze sensoriali che ricordi di aver avuto nel passato, e che non puoi più avere a causa della perdita del corpo. Il desiderio di rinascita diventerà sempre più impellente, un vero tormento. Questo desiderio ti torturerà, lo avvertirai come una sete che ti brucerà la gola come se stessi vagando, tormentato, in un deserto di sabbia bollente” (Il Libro tibetano dei morti, Bardo Thodol).
INDUISMO: 8.8 trova nell’induismo un campo estremamente vasto nel quale convergono trasformazione, morte, rigenerazione, karma, dissoluzione, conoscenza occulta, stati intermedi, rapporto con gli antenati e liberazione dal ciclo delle rinascite. La struttura scorpionica emerge anzitutto nella concezione dell’esistenza come processo nel quale le forme nascono, decadono, muoiono e vengono nuovamente generate secondo il karma, mentre il principio spirituale viene ricondotto a una realtà più profonda del corpo e dell’identità fenomenica. Il confronto con la morte diventa quindi un confronto con ciò che rimane quando una forma si dissolve. La Bhagavad Gītā utilizza l’immagine del corpo come veste che viene abbandonata e sostituita, collocando la morte dentro una continuità più ampia dell’esistenza. 8.8 emerge nella capacità di penetrare oltre la superficie della forma e interrogare la natura dell’essere, il destino dell’individuo e il significato della trasformazione. La morte viene accompagnata da una complessa ritualità. L’antyeṣṭi, ultimo rito funerario, conduce il corpo alla cremazione nella maggior parte delle tradizioni hindu: il corpo viene preparato, lavato, vestito, trasportato e affidato al fuoco, mentre vengono eseguite preghiere, offerte e formule rituali. Agni, il fuoco sacro, assume una funzione centrale come agente di trasformazione e collegamento fra il mondo umano e quello divino. Dopo la cremazione vengono raccolti i resti e compiuti ulteriori riti, mentre le pratiche dello śrāddha mantengono il rapporto rituale con il defunto e con gli antenati. Il defunto viene progressivamente integrato nella dimensione degli antenati, mentre il ciclo karmico continua verso una nuova destinazione. Questa continuità fra morte, dissoluzione e nuova configurazione costituisce una delle espressioni più dirette di 8.8. La tradizione hindu sviluppa inoltre una vasta geografia dell’ombra: preta, spiriti dei defunti, pitṛ, antenati, naraka, mondi inferi, conseguenze karmiche e territori liminali costituiscono una cosmologia nella quale la morte apre una fase di transizione e di trasformazione. Il Garuḍa Purāṇa dedica ampio spazio al viaggio del defunto, alle conseguenze delle azioni, ai riti funerari e ai destini postmortali, elaborando una vera cartografia dell’esperienza successiva alla morte. Yama occupa il centro di questa dimensione: è signore della morte, giudice dei morti e figura associata al Dharma, quindi alla legge che collega le azioni alle loro conseguenze. Citragupta è tradizionalmente associato alla registrazione delle azioni del defunto. La morte conduce così a un confronto radicale con la propria storia karmica: ogni azione lascia una traccia e il passaggio attraverso la morte apre alla conseguenza e alla trasformazione. Accanto a Yama emergono figure divine che incarnano differenti modalità della dissoluzione e della rigenerazione. Śiva rappresenta il potere di dissoluzione, trasformazione e trascendimento delle forme; nella sua dimensione di Rudra manifesta la potenza distruttiva, selvaggia e liminale che apre alla trasformazione. Kālī concentra in modo particolarmente intenso i temi del tempo, della morte, della distruzione dell’ego e della rinascita: la sua iconografia comprende sangue, teschi, cremazione e distruzione delle forme, mentre la sua funzione spirituale conduce oltre l’attaccamento all’identità. Agni rappresenta la trasformazione attraverso il fuoco e possiede una funzione decisiva nei riti funerari. Yama rappresenta invece il limite inevitabile della forma e il confronto con le conseguenze delle azioni. Queste figure costituiscono una vera costellazione 8.8 di morte, distruzione, potere, trasformazione e rigenerazione. L’induismo presenta inoltre un’intensa dimensione esoterica, particolarmente evidente nelle tradizioni tantriche e śakta, dove il praticante entra in rapporto con energie divine, mantra, mandala, visualizzazioni, corpi sottili, morte simbolica e dissoluzione delle identificazioni ordinarie. Il tantra porta l’esperienza religiosa nelle zone liminali dell’esistenza e utilizza simbolicamente anche ciò che viene considerato impuro, terrifico o proibito per trasformarlo in conoscenza e liberazione. Questa è una delle espressioni più radicali di 8.8: entrare direttamente nel materiale dell’ombra e utilizzarlo come materia di trasformazione. La morte simbolica dell’ego, il superamento delle identificazioni, la dissoluzione delle forme e il riconoscimento della realtà spirituale costituiscono passaggi verso il mokṣa. Il versante luminoso di 8.8 appare nella possibilità di trasformare il terrore della morte in conoscenza, il decadimento in rinnovamento, l’attaccamento in liberazione e la separazione in riconoscimento dell’unità fondamentale. Il versante d’ombra comprende invece il potere esercitato attraverso gerarchie, caste, autorità rituali, interpretazioni oppressive e utilizzazione politica della religione; anche qui 8.8 permette di osservare il rapporto fra sacro, potere, segreto e strutture sociali. Sul piano astrologico, la tradizione della Jyotiṣa offre corrispondenze particolarmente pertinenti: Śani è associato al tempo, al karma, alla prova, alla limitazione e alle conseguenze delle azioni, mentre Ketu viene collegato a distacco, dissoluzione dell’identificazione, liberazione e dimensioni sottili. La combinazione simbolica di tempo, karma, morte, distacco e liberazione costituisce un’importante risonanza con 8.8. L’induismo presenta quindi una configurazione scorpionica complessiva nella quale morte e rinascita sono inserite in una struttura più ampia di trasformazione: il corpo viene restituito agli elementi, il defunto attraversa una condizione postmortale, il karma determina conseguenze, le divinità della morte e della dissoluzione governano le soglie liminali, le pratiche tantriche affrontano direttamente l’ombra e il fine ultimo consiste nel superamento del ciclo delle forme attraverso la liberazione.
FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 8.8 si manifesta come penetrazione nelle strutture profonde dell’esperienza, confronto con il limite, l’ombra, la crisi dell’identità e i processi di trasformazione. La ricerca si dirige verso ciò che normalmente rimane nascosto sotto le rappresentazioni coscienti: motivazioni, paure, desideri, conflitti, pulsioni, contraddizioni, forme di potere e meccanismi attraverso cui l’individuo e la società costruiscono la propria realtà. La psicologia del profondo trova qui un campo privilegiato nell’esplorazione dell’inconscio, dell’Ombra, della morte simbolica e della trasformazione della personalità. La filosofia 8.8 affronta invece i punti nei quali i sistemi abituali di significato entrano in crisi: sofferenza, morte, libertà, responsabilità, nichilismo, identità, trascendenza e possibilità di una trasformazione radicale dell’essere. L’analisi critica può assumere una funzione di smascheramento, portando alla luce ciò che istituzioni, ideologie o convenzioni tendono a occultare. La conoscenza diventa quindi attraversamento e trasformazione, con una particolare attenzione alle esperienze estreme e alle contraddizioni che costringono a modificare il proprio modo di comprendere la realtà. Karen Armstrong rappresenta questa dimensione attraverso il rapporto fra religione, trasformazione etica e superamento dell’ego; Maurice Blondel attraverso l’azione come processo nel quale la persona realizza concretamente ciò che porta in sé; Erasmo attraverso la critica delle pretese di razionalità e autorità; Théophile de Giraud e Jean Rostand attraverso il confronto radicale con nascita, sofferenza, morte e continuità della vita; Hans Driesch attraverso l’indagine sui fondamenti della vita e sul rapporto fra biologia e filosofia.
Karen Armstrong ***° (Wildmoor, 14 novembre 1944) autrice britannica di studi di religione comparata, ex suora cattolica romana, il suo lavoro si concentra sui punti in comune delle principali religioni e l’importanza della compassione; History of God (1993, Storia di Dio), Muhammad: A Biography of the Prophet (1991), Islam: A Short History (2000), The Battle for God: Fundamentalism in Judaism, Christianity and Islam (2000), The Spiral Staircase: My Climb Out Of Darkness (2004), Muhammad: A Prophet For Our Time (2006), The Case for God (2009), Fields of Blood: Religion and the History of Violence (2014), St. Paul: The Apostle We Love to Hate (2015); la sua esperienza di uscita dalla vita religiosa istituzionale diventa materiale per una ricerca comparativa in cui le tradizioni vengono osservate attraverso la loro capacità di trasformare concretamente l’essere umano. La sua elaborazione della compassione come principio trasversale alle religioni collega quindi trasformazione interiore, comportamento, relazione e organizzazione della società. La crisi successiva all’uscita dal convento, la perdita della precedente struttura religiosa e la successiva ricostruzione attraverso lo studio comparato delle religioni conferiscono inoltre alla sua ricerca una struttura di crisi, trasformazione e apertura transreligiosa. Nel 2008 il TED Prize le consentì di avviare il progetto Charter for Compassion, attraverso il contributo di differenti tradizioni.”La religione non riguarda credere alle cose. Riguarda ciò che fai. È l’alchimia etica. Riguarda il comportarti in un modo che ti cambia, che ti dà indizi di santità e sacralità”, “abbiamo urgente bisogno di fare della compassione una forza chiara, luminosa e dinamica nel nostro mondo polarizzato. Radicata in una determinazione di principio a trascendere l’egoismo, la compassione può abbattere i confini politici, dogmatici, ideologici e religiosi. Nata dalla nostra profonda interdipendenza, la compassione è essenziale per i rapporti umani e per un’umanità realizzata. È la via per l’illuminazione e indispensabile per la creazione di un’economia giusta e una pacifica comunità globale”, “Guarda nel tuo cuore, scopri cosa ti dà dolore e poi rifiuta, in qualsiasi circostanza, d’infliggere quel dolore a qualcun altro”, “Se la tua comprensione del divino ti ha reso più gentile, più empatico e ti ha spinto esprimere simpatia in atti concreti di gentilezza amorevole, questa è una buona teologia, ma se la tua nozione di Dio ti rende scortese, belligerante, crudele, ipocrita, o se ti porta a uccidere in nome di Dio, è una cattiva teologia”, “Un Dio che continua ad armeggiare con l’universo è assurdo; un Dio che interferisce con la libertà e la creatività umana è un tiranno. Se Dio è visto come un sé in un mondo tutto suo, un ego che si riferisce a un pensiero, una causa separata dal suo effetto, diventa un essere, non l’essere stesso. Un tiranno onnipotente e onnisciente non è molto diverso dai dittatori terreni che fanno di tutto e di tutti semplici ingranaggi della macchina che controllano. Un ateismo che rifiuta un tale Dio è ampiamente giustificato”, “La religione non consiste nell’accettare venti proposizioni impossibili prima di colazione, ma nel fare cose che ti cambiano. È un’estetica morale, un’alchimia etica. Se ti comporti in un certo modo, sarai trasformato. I miti e le leggi della religione non sono veri perché si conformano a qualche realtà metafisica, scientifica o storica, ma perché migliorano la vita. Ti dicono come funziona la natura umana, ma non scoprirai la loro verità a meno che non applichi questi miti e queste dottrine alla tua vita e li metti in pratica”. Esponente/Modello: l’attraversamento continuativo delle tradizioni religiose e la ricerca di principi comuni fondano l’Esponente; il passaggio biografico da crisi e dissoluzione della precedente identità religiosa a una nuova configurazione spirituale fondata su compassione e pluralità.
Maurice Blondel *° (9) (Digione, 2 novembre 1861) filosofo, docente universitario francese, il suo pensiero, di matrice cristiana, si impernia sul concetto di azione, una delle forme dello spiritualismo moderno, per cui la coscienza si esplica, soprattutto, nella volontà, nell’attività pratica e creativa della sfera morale, religiosa, sociale, più che nella pura contemplazione. L’Action (1893), La Pensée (1934). Carattere dinamico della sua filosofia dell’azione: la volontà umana contiene un’eccedenza rispetto a ciò che l’individuo riesce immediatamente a realizzare e questa tensione conduce verso una trasformazione che supera la pura autosufficienza del soggetto. L’azione diventa così luogo nel quale emergono simultaneamente limite umano, desiderio e apertura alla trascendenza. La sua ricerca attraversa inoltre il confine fra filosofia e cristianesimo, opponendosi sia alla chiusura razionalistica sia a quella fideistica. Modello: insufficienza delle realizzazioni finite, crisi dell’autosufficienza e apertura trasformativa alla trascendenza.
Erasmo da Rotterdam**° (Desiderius Erasmus Roterodamus) (7SbUi) (Rotterdam, 27 o 28 ottobre 1466 o 1469) teologo, umanista, filosofo, saggista olandese, maggiore esponente del movimento dell’Umanesimo cristiano; Elogio della Follia (1511) utilizza la follia come dispositivo attraverso cui vengono esposte le contraddizioni di teologi, potenti, istituzioni e comportamenti sociali; la follia diventa quindi uno strumento per portare alla luce ciò che la rispettabilità tende a nascondere.”Nec aliud omnino est vita humana, quam stultitiae lusus quidam” (La vita umana nel suo insieme, non è che un gioco, il gioco della pazzia). La sua posizione attraversa cultura classica e cristianesimo, critica ecclesiastica e fedeltà religiosa, rifiutando l’irrigidimento nei fronti contrapposti della Riforma e privilegiando consenso, pace e libertà di giudizio. La critica erasmiana agisce attraverso ironia, paradosso e inversione, utilizzando la follia per smascherare la presunta razionalità del potere e dell’autorità. Esponente/Modello: attraversamento strutturale di sistemi culturali e religiosi differenti; smascheramento delle strutture nascoste dell’autorità mediante inversione, crisi e rivelazione.
Théophile De Giraud ***° (Namur, 19 novembre 1968) filosofo, scrittore, attivista antinatalista, tra i promotori della Fête des Non-Parents, ha realizzato azioni pubbliche provocatorie contro natalismo, sovrappopolazione e forme istituzionalizzate di violenza e dominio. De l’impertinence de procréer (2000, appello contro la riproduzione umana, con un misto di umorismo, provocazione e eccentricità, L’Art de guillotiner les procréateurs (2006; il messaggio centrale è “Se ami i bambini, non crearli”. Dopo aver dimostrato che la vita è solo dolore e che l’etica è incompatibile con la riproduzione, sostiene la formazione scolastica per la genitorialità, l’adozione e uno sciopero della procreazione per porre fine alla riproduzione imposta dal patriarcato; presenta “le tre sofferenze”: della nascita, della vita e della morte, adducendo le ragioni per considerarle tutte e tre del tutto negative, in particolare il parto; esamina le vere ragioni psicologiche per cui le persone procreano; sostiene il diritto dei bambini di citare in giudizio i loro genitori per negligenza o per non provvedere adeguatamente a loro; sottolinea il flagello della sovrappopolazione); Cold Love, Satanic Sex and Funny Suicide (2008; passa in rassegna, attraverso estratti di canzoni l’amore per la morte, l’odio per la famiglia e la celebrazione della fine del mondo e della specie umana con umorismo e in uno stile inventivo). La nascita, normalmente associata alla celebrazione della vita, viene sottoposta a un’analisi radicalmente negativa; questo procedimento porta in superficie le premesse normalmente implicite della procreazione, della famiglia e delle aspettative sociali. 8.8 risiede nella radicalizzazione del punto di vista fino alla messa in discussione della struttura stessa dalla quale nasce il problema. “Rispondi senza battere ciglio: se esistesse una soluzione che potesse abolire la totalità di tutti i mali inflitti all’umanità disastrosa, se fosse possibile, con qualche rimedio semplice, incredibilmente economico, immediatamente accessibile, scrupolosamente inoffensivo, di assoluta e definitiva efficacia, fermare tutte le angosce, tutte le grida, tutte le grida di dolore, tutte le patologie, tutte le proteste di malessere, tutte le disperazioni, tutti i cataclismi, tutte le ansie, tutte le infelicità, insomma tutte le torture che affliggono la specie umana, avresti la macabra stupidità da respingere un tale rimedio, disdegnare una tale cura miracolosa? No, questo è ovvio. Ebbene questa soluzione esiste, e così ci viene consegnato il misterioso: consiste semplicemente, nella sua santa semplicità, nel non procreare…”, “Vedere una nascita recente, il suo corpo raggrinzito, cianotico, asfittico, come ammette la letteratura medica, contemplare il suo viso affannato dalle grida, i suoi occhi sferzati dall’ansia, le sue guance graffiate dalle lacrime, chi dubiterebbe che abbia appena subito l’equivalente di una sconfitta da parte di un’orda di uomini delle caverne? Quale sadismo per i genitori infliggere, con piena cognizione di causa, a tali maltrattamenti, a tali disagi, ai loro ‘cari’?”, “Il discorso politico vanta la procreazione per fini economici: dobbiamo fare più figli per garantire le pensioni per i prossimi decenni, per ringiovanire la forza lavoro che invecchia, per impedire una pericolosa inversione della distribuzione per età, o per sostenere la crescita industriale, ecc.”, “Questo è dunque il tema del bambino come donatore di ricchezza: va da sé che questo argomento per la procreazione come prosperità contraddice i requisiti minimi dell’etica, poiché si fonda sull’oggettivazione dell’Altro, cioè sul principio di schiavitù… Chiediamo la nascita di un individuo che aiuti a risolvere i nostri problemi economici: che sordido!”, “È di grande importanza capire che solo dissociando maternità e femminilità possiamo sperare di porre fine al Patriarcato, ed è in questo enorme lavoro di deconfusione, di semantica districante che dimora la sfida principale del futuro femminismo: finché le donne investiranno la loro identità nella maternità, o la reclameranno come l’essenza del loro destino, si esporranno solo all’odio delle persone ferite dall’essere vive, come così come l’odio inconscio di sé”, “Dobbiamo dire: le donne hanno di meglio da fare durante i migliori anni della loro vita che allevare figli di cui la nostra umanità inquinata non ha bisogno. Dobbiamo dire: le donne hanno meglio a che fare con le loro formidabili personalità che soffocarle sotto una montagna di pannolini”, “Osserva come, inebriata di presunzioni, la futura aguzzina – incinta, intendo – si mostra da tutti i punti di vista nella certezza che il suo pancione la rende la bella del ballo… L’orgoglio del padre, che non può nutrire una tale creazione e geloso di un tale privilegio gestazionale, è essenzialmente testicolare, il bambino svolge il ruolo di testimone dell’ordinato funzionamento del suo sperma e mostra a tutti quanti di aver avuto la fortuna d’inserire il suo miserabile pene tra le gambe di una donna consenziente almeno una volta nella vita…”, “Quanto più un maschio soffre di frustrazioni (si pensi a tutti quei meschini procreatori, a tutti i fallimenti professionali o affettivi, alle innumerevoli mediocrità che non riescono nemmeno a nasconderlo), tanto più gioirà alla nascita di un bambino che la sua debolezza designa come capro espiatorio ideale. Tutti gli allevatori si rallegrano internamente di poter esercitare un’autorità quasi illimitata sulla creatura terrorizzata che chiama suo figlio…”, “Se ti chiedi perché la femminilità sia stata, in tutte le epoche, oggetto di denunce così virulente e universali, non troviamo altra risposta che questa: tutte nate dal corpo di una donna e tutte odiate – almeno inconsciamente – essendo nate, possiamo odia solo chi porta dentro di sé la matrice di tutte le nostre sofferenze!”, “Vorrei far notare ai miei amici ambientalisti, ammirabili campioni dell’Etica, che su un pianeta con problemi di salute a causa della quantità irrazionale dei suoi abitanti, un ambientalista che riproduce è un ambientalista discutibile”. Esponente/Modello: l’intera elaborazione porta nascita, sofferenza, morte, sessualità, riproduzione, potere familiare e possibile estinzione della specie al loro limite estremo, trasformando ciò che la cultura associa alla continuità della vita in interrogazione radicale sulla sua cessazione.
Hans Driesch **° (2SvUrPi) (Bad Kreuznach, 28 ottobre 1867) biologo, filosofo tedesco. The Science and Philosophy of the Organism (1908), Leib und Seele (1916), Parapsychologie (1932). Gli esperimenti sullo sviluppo embrionale lo condussero dal meccanicismo al vitalismo e alla concezione dell’entelechia come principio immateriale di organizzazione del vivente. Estese in seguito la ricerca al rapporto fra coscienza e fenomeni psichici, divenendo presidente della Society for Psychical Research e dedicando opere specifiche alla ricerca parapsicologica. Esponente/Modello: l’integrazione fra biologia, principio immateriale e ricerca psichica fonda l’Esponente; rigenerazione dell’organismo, crisi del meccanicismo e ricerca della struttura invisibile che organizza la vita.
Jean Rostand **° (12NrUv) (Parigi, 30 ottobre 1894) biologo, filosofo, aforista francese, La vie des libellules (1935, La vita segreta delle libellule); Morire, è passare dalla parte del più forte. Deux angoisses: la mort et l’amour (1923), Pensées d’un biologiste (1939), L’Homme devant la biologie (1949), Ce que je crois (1953), Inquiétudes d’un biologiste (1967). Tensione costante fra conoscenza scientifica, responsabilità umana e inquietudine per le conseguenze dell’intervento dell’uomo sulla vita. La riflessione sulla morte e sull’evoluzione viene così collegata alla responsabilità concreta della specie umana e ai limiti del proprio potere. “Uccidi un uomo e sarai un assassino. Uccidi milioni di uomini e sarai un conquistatore. Uccidili tutti e sei un dio”; “Sono molto ottimista riguardo al futuro del pessimismo”, “È orribile vedere tutto ciò che si detestava in passato tornare con i colori del futuro”. Esponente/Modello: la riflessione continuativa sulla morte, sulla vita e sui limiti dell’esistenza apre la ricerca biologica alla dimensione multidimensionale; l’indagine su generazione, trasformazione, morte e potere dell’essere umano.
MITOLOGIA: 8.8 si manifesta nei miti in cui l’eroe o la divinità entra nella regione nascosta della realtà, attraversa una crisi irreversibile e ne esce trasformato. Il mito di Inanna è uno dei paradigmi più completi: la dea discende negli inferi, attraversa successivamente le sette porte e a ogni passaggio viene privata di un elemento del proprio potere, fino a essere spogliata e uccisa; dopo la morte rimane nel mondo infero e viene infine restituita alla vita attraverso un processo che comporta però una nuova configurazione del suo rapporto con il mondo dei vivi e con quello dei morti. La discesa costituisce quindi una perdita reale di potere e identità prima della trasformazione. Nel mito greco di Persefone la discesa nell’Ade produce una frattura permanente dell’ordine precedente: il rapimento, la permanenza nel mondo sotterraneo e il ritorno stagionale stabiliscono il ritmo fra morte apparente della vegetazione e sua rigenerazione. Il mito di Orfeo porta invece nella regione dei morti un essere umano ancora vivo: Orfeo discende nell’Ade per recuperare Euridice e ottiene di riportarla con sé, ma perde nuovamente la persona amata quando si volta prima di aver raggiunto la superficie. La soglia diventa qui una prova di fiducia, controllo del desiderio e capacità di sostenere l’incertezza. Il mito egizio di Osiride introduce un’altra forma fondamentale di 8.8: il dio viene assassinato e smembrato da Seth, il corpo viene disperso e Iside ne ricerca e ricompone le parti, restituendo a Osiride una forma trasformata che gli permette di diventare signore dell’oltretomba. La morte non conclude la vicenda ma trasferisce il protagonista in un’altra dimensione di esistenza e di potere. Dioniso presenta una dinamica analoga di morte e ricomposizione nelle tradizioni che narrano il suo smembramento da parte dei Titani e la successiva rinascita: il corpo frammentato diventa materia di rigenerazione divina. Nella tradizione vedica e hindu Yama rappresenta invece il passaggio ordinato dalla vita alla morte e il rapporto con le conseguenze delle azioni, mentre Śiva e Kālī concentrano rispettivamente dissoluzione, trasformazione e distruzione delle forme e potere del tempo, della morte e del superamento dell’identità. Il serpente e il drago ricorrono in numerose mitologie come custodi di una soglia o di un tesoro: l’eroe deve entrare nel territorio pericoloso, affrontare il guardiano e conquistare ciò che si trova oltre. Nel mito di Eracle la discesa nell’Ade per catturare Cerbero porta l’eroe nel regno dei morti e costituisce una prova estrema dalla quale ritorna nel mondo dei vivi; nel viaggio di Gilgamesh, dopo la morte di Enkidu, l’eroe attraversa il terrore della propria mortalità, percorre territori remoti e cerca il segreto dell’immortalità, incontrando infine il limite invalicabile della condizione umana. Anche il mito di Osiride e quello di Inanna mostrano un altro elemento fondamentale: la trasformazione non cancella ciò che è avvenuto, ma integra la morte e la perdita in un nuovo ordine. 8.8 comprende così i miti nei quali il protagonista deve entrare proprio nel luogo che teme, affrontare una potenza più grande di lui, perdere qualcosa di essenziale, attraversare una soglia e ritornare con una conoscenza, una funzione o una forma di esistenza diversa. La caverna, il sottosuolo, l’Ade, il regno dei morti, il labirinto, il deserto, la notte, il mare e il territorio del mostro costituiscono immagini ricorrenti di questo ingresso nella profondità. Il tesoro custodito nell’oscurità rappresenta ciò che può essere recuperato soltanto attraversando il pericolo; il mostro o il guardiano rappresenta ciò che impedisce l’accesso; lo smembramento rappresenta la dissoluzione della forma precedente; la ricomposizione e il ritorno rappresentano la rigenerazione. In questo senso la mitologia di 8.8 è una mitologia della soglia: ciò che è nascosto viene raggiunto attraverso una prova, la crisi modifica l’identità e l’esperienza dell’ombra diventa una fonte di trasformazione.
LETTERATURA: 8.8 si manifesta attraverso l’esplorazione delle zone profonde e nascoste dell’esperienza: morte e sopravvivenza, trauma, desiderio, sessualità, potere, violenza, colpa, perdita, segreto, persecuzione, prigionia, trasformazione e confronto con ciò che normalmente rimane nell’ombra. La narrativa 8.8 tende a penetrare dietro la superficie della realtà consensuale, rivelandone conflitti, meccanismi occulti e dimensioni ulteriori. Particolarmente significativi sono il romanzo gotico e fantastico, l’horror, il realismo psicologico, la narrativa visionaria, la fantascienza speculativa, il mito reinterpretato, il romanzo storico e politico, la letteratura della prigionia e della guerra, il poliziesco e il noir. Ricorrono figure e situazioni di soglia: carceri, sotterranei, case misteriose, corpi feriti o trasformati, apparizioni, doppi, fantasmi, mondi paralleli, identità frammentate, esperienze di morte e rinascita. Il linguaggio letterario può diventare uno strumento di dissezione della realtà, portando alla superficie ciò che è stato rimosso individualmente o collettivamente. Un’altra componente essenziale è la trasformazione attraverso la crisi: il protagonista viene privato di una condizione precedente, attraversa una regione oscura e ne emerge modificato. La letteratura 8.8 comprende quindi sia l’immersione nelle profondità psichiche sia l’indagine delle strutture nascoste della società, della storia e del potere; la dimensione multidimensionale emerge quando il testo mette in comunicazione realtà visibili e invisibili, tempo storico e tempo interiore, mondo ordinario e realtà fantastiche, memoria e presente, vita e morte. Tra gli autori forniti, Carlos Fuentes, Dacia Maraini, Robin McKinley, Bram Stoker, Neal Stephenson, John Berger, Yuli Daniel e Mario Rigoni Stern mostrano particolarmente bene differenti modalità di questa penetrazione nella realtà nascosta.
John Berger **° (Londra, 5 novembre 1926) scrittore, pittore britannico, Booker Prize (G.). From A to X: A Story in Letters (2008) costruisce la realtà attraverso lettere indirizzate da A’ida a Xavier, prigioniero politico condannato a due ergastoli, mentre le annotazioni di Xavier, non ricevute dalla destinataria, aprono una seconda dimensione narrativa. La cronologia frammentata, le parti illeggibili e i messaggi eventualmente codificati trasformano il testo in un sistema di informazioni parzialmente occultate; amore, prigionia, repressione politica e resistenza vengono ricostruiti attraverso ciò che viene detto e ciò che rimane fuori campo. Esponente/Modello: l’attraversamento di scrittura, immagine, percezione, memoria e realtà sociale fonda l’Esponente; la penetrazione dietro la realtà visibile e la ricostruzione di ciò che rimane occultato, frammentato o fuori campo.
Henri Charrière ° (9Pb) (Saint-Étienne-de-Lugdarès, 16 novembre 1906) criminale, scrittore francese, Papillon. Banco (1969), seguito di Papillon, amplia il tema della sopravvivenza oltre la prigionia: la liberazione non conclude il processo di trasformazione, ma apre una nuova fase nella quale il protagonista deve ricostruire la propria identità e autonomia nel mondo esterno. Modello: prigionia, perdita della libertà, condizioni estreme, sopravvivenza, liberazione e ricostruzione dell’identità costituiscono una sequenza biografica e narrativa di crisi, attraversamento e rigenerazione
Yuli Daniel **° (Mosca, 15 novembre 1925) scrittore russo, dissidente sovietico. This Is Moscow Speaking porta l’esplorazione dell’ombra nella fantascienza politica: in una Mosca alternativa il 10 agosto viene istituito il “Public Murder Day”, durante il quale l’uccisione casuale di persone diventa legalmente consentita. The Man from MINAP introduce invece un elemento perturbante di predeterminazione, attraverso un personaggio dotato del potere di determinare il sesso dei figli. Entrambi i testi trasformano la realtà sociale attraverso un elemento assurdo o speculativo, rendendo visibili meccanismi di violenza e controllo. Esponente/Modello: l’uso di realtà alternative e possibilità non ordinarie per rendere visibili strutture nascoste fonda l’Esponente; violenza, controllo, persecuzione e penetrazione oltre la superficie dell’ordine sociale:
Anna de Noailles **° (9) (Parigi, 15 novembre 1876) poetessa, romanziera francese. Le Visage émerveillé introduce una dimensione di risveglio interiore e di esperienza amorosa vissuta come trasformazione della percezione, utile soprattutto per 8.8 legato alla profondità emotiva e alla metamorfosi dell’identità. L’Honneur de souffrir (1927) porta in primo piano sofferenza, corpo, morte, disgregazione e interrogazione sulla sopravvivenza, temi ricorrenti nella sua poesia e connessi alla sua ricerca religiosa. Esponente/Modello: l’interrogazione continuativa su morte, anima, corpo e possibile sopravvivenza fonda l’Esponente; sofferenza, disgregazione, perdita e trasformazione della percezione dell’esistenza
George Fraser (7Pf) (Carlisle, 2 aprile 1925) scrittore britannico, Flashman.
Carlos Fuentes **° (Panama, 11 novembre 1928) scrittore messicano, Aura (1962), Terra Nostra (1975) costituisce un’aggiunta particolarmente significativa: la narrazione attraversa epoche, luoghi e livelli temporali diversi, fondendo storia, mito, filosofia e letteratura. Il romanzo interroga inoltre i meccanismi del potere e la stessa costruzione del racconto storico, trasformando il tempo in uno spazio narrativo multidimensionale; sovrappone inoltre identità, età e piani temporali, collegando eros, morte, ritualità e trasformazione in una realtà nella quale i confini fra presente e passato, individuo e doppio, vita e morte perdono stabilità.”No volverás a mirar tu reloj, ese objeto inservible que mide falsamente el tiempo acordado a la vanidad humana, esas manecillas que marcan tediosamente las largas horas inventadas para engañar el verdadero tiempo, el tiempo que corre con la velocidad insultante, mortal, que ningún reloj puede medir. Una vida, un siglo, cincuenta años: ya no te será posible imaginar esas medidas mentirosas, ya no te será posible tomar entre las manos ese polvo sin cuerpo.” Esponente/Modello: l’attraversamento continuativo di storia, mito, temporalità, identità e differenti livelli di realtà; dissoluzione dei confini temporali e individuali, morte, doppio, potere e trasformazione.
Dacia Maraini **° (11) (Fiesole, 13 novembre 1936) scrittrice, poetessa, saggista, drammaturga, sceneggiatrice italiana, Premio Campiello (La lunga vita di Marianna Ucrìa), Premio Strega (Buio, 2000) approfondisce direttamente la dimensione dell’ombra: dodici racconti affrontano violenza sull’infanzia e sull’adolescenza, abusi, sopraffazione, solitudine e delitti, spesso partendo da fatti di cronaca. La commissaria Adele Sòfia attraversa questi territori oscuri ricostruendo ciò che è stato nascosto e restituendo alle vittime dignità e possibilità di giustizia. La ricerca sulle mistiche costituisce una linea protratta della sua attività, nella quale scrittura femminile, esperienza del divino, sensualità, autorità religiosa, occultamento e censura vengono esplorati attraverso documenti rimasti ai margini della tradizione istituzionale. “Sono vent’anni che mi interesso delle mistiche e ci sono arrivata attraverso i loro scritti, avendo scoperto che nei conventi ci sono ancora moltissimi scritti che sono stati obliati, se non nascosti e censurati. Perché le mistiche pretendevano di comunicare direttamente con Dio senza passare attraverso la Chiesa. E questo alla Chiesa non andava giù. E poi i loro scritti erano molto sensuali e anche questo la Chiesa non accettava. Per cui sono stati a lungo nascosti, anzi è già tanto che non li abbiano distrutti tutti. Alcuni di questi scritti sono bellissimi”. Esponente/Modello: la ricerca protratta sulle esperienze mistiche e sulla comunicazione diretta con il divino fonda un alto livello di Esponente; l’indagine di violenza, abuso, segreto, censura, morte e materiali rimossi, riportati alla luce attraverso la scrittura,
Joyce Maynard ° (3SvPr) scrittrice, giornalista statunitense, To Die For (1992). Baby Love sviluppa una situazione di vulnerabilità e minaccia psicologica: quattro giovani madri adolescenti sono legate dall’esperienza della maternità e vedono il proprio ambiente destabilizzato dalla presenza inquietante di un elemento estraneo. La maternità, la vulnerabilità e l’intrusione di una minaccia nella quotidianità costruiscono una tensione fra realtà ordinaria e perturbante. Modello: desiderio, manipolazione, morte, maternità, vulnerabilità e intrusione del perturbante nella vita ordinaria costituiscono un campo narrativo coerente con l’ombra e la trasformazione.
Robin McKinley **° (Warren, 16 novembre 1952) romanziera statunitense di fantasy e libri per l’infanzia, Beauty: A Retelling of the Story of Beauty and the Beast (1978), The Hero and the Crown (1984), Rose Daughter (1997). “Uno dei più grandi, e forse il più grande, ostacolo per diventare uno scrittore… è imparare a convivere con il fatto che la meravigliosa storia nella tua testa è infinitamente migliore, più vera, più commovente, più affascinante, più perspicace, di qualsiasi altra cosa. riuscirai a mettere sulla carta. (E se mai la pensi diversamente, allora ti sei trasformato in un arrogante cretino soddisfatto di te stesso, e dovresti cercare un altro lavoro o un’altra vocazione o un’altra attività del fine settimana.) Quindi devi imparare a convivere con il fatto che non scriverai mai abbastanza bene. Ovviamente è questo che ti spinge a provarci, a provarci più che puoi, il che è una buona cosa”, “Le rose sono per l’amore. Non l’amore degli stupidi innamorati, ma l’amore che ti rende e ti mantiene integro, l’amore che ti fa superare il peggio che la tua vita ti darà e che si riversa fuori da te quando invece ti viene dato il meglio”. Deerskin (1993) rappresenta una forma particolarmente intensa di fantasy trasformativo: la protagonista subisce violenza sessuale, perdita della gravidanza e frattura della propria identità, quindi attraversa un lungo processo di recupero psicologico e ricostruzione personale. La riscrittura della fiaba Donkeyskin trasforma il materiale fiabesco in una narrativa del trauma e della guarigione. Esponente/Modello: l’attraversamento continuativo di realtà fiabesche e fantastiche e la trasformazione dell’identità fondano; trauma, violenza, perdita, frattura e successiva ricostruzione della persona.
Nikolay Nosov * (Kiev, 23 novembre 1908) scrittore sovietico per bambini, Незнайка (Dunno, or Know-Nothing). La trilogia di Dunno estende progressivamente il mondo narrativo verso società e realtà alternative, fino al viaggio lunare di Dunno on the Moon.
Katherine Paterson **° (7) (Jiangsu, 31 ottobre 1932) scrittrice statunitense di libri per ragazzi, Bridge to Terabithia. Jacob Have I Loved (1980) porta nell’ambito della narrativa per ragazzi una dinamica profondamente 8.8: rivalità, risentimento, senso di esclusione, colpa religiosa e confronto con la propria ombra vengono interiorizzati dalla protagonista e progressivamente trasformati attraverso la maturazione. Il riferimento a Giacobbe ed Esaù diventa una struttura simbolica per affrontare gelosia, identità e percezione di essere rifiutati da Dio e dagli altri. In Bridge to Terabithia il mondo immaginario di Terabithia entra in rapporto con la morte e il lutto, diventando parte del processo attraverso cui il protagonista affronta la perdita e ricostruisce il proprio rapporto con la vita. Esponente/Modello: l’interazione fra realtà ordinaria, mondo immaginario, morte e trasformazione fonda l’Esponente; lutto, perdita, ombra, risentimento e ricostruzione dell’identità.
Mario Rigoni Stern **° (cerca data e luogo di nascita) scrittore, militare italiano, Premio Campiello (Storia di Tönle). Quota Albania amplia la dimensione della guerra già presente nella sua produzione: raccoglie esperienze autobiografiche relative alla guerra sul fronte greco-albanese e precedenti alla ritirata raccontata nel Sergente nella neve. La guerra viene osservata dall’interno, attraverso condizioni estreme, paura, sopravvivenza e rapporto diretto con la morte. Ritorno sul Don aggiunge alla memoria bellica il ritorno fisico nei luoghi della guerra e la rielaborazione successiva dell’esperienza. Il sergente nella neve (1953) nasce dall’esperienza della ritirata di Russia e porta al centro condizioni estreme, morte, sopravvivenza e ritorno; guerra, prigionia, memoria dei morti e successivo ritorno ai luoghi attraversati costituiscono una linea continuativa della sua opera. Esponente/Modello: il confronto continuativo con morte, memoria, sopravvivenza e ritorno ai luoghi della catastrofe fonda l’Esponente; attraversamento della guerra, perdita, prigionia e ricostruzione della vita
Neal Stephenson ***° (NPv) (Fort Meade, 31 ottobre 1959) autore di fantascienza statunitense, noto per opere di genere postcyberpunk con argomenti di matematica, economia e storia della scienza, Anathem (2008), Cryptonomicon (1999) The Diamond Age or, A Young Lady’s Illustrated Primer (1995) rapporto fra tecnologia, educazione e trasformazione dell’identità: un libro interattivo personalizzato diventa per una bambina uno strumento di formazione capace di modificare radicalmente le sue possibilità di esistenza e di accesso alla conoscenza. Zodiac (1988). Snow Crash (1992) aggiunge una dimensione esplicitamente multidimensionale alla sua narrativa: il protagonista attraversa contemporaneamente il mondo fisico e il Metaverso, mentre virus informatico, linguaggio, coscienza e antiche strutture mitologiche vengono collegati in un unico sistema. La realtà virtuale diventa così uno spazio parallelo nel quale identità, informazione e percezione possono essere trasformate. Anathem estende questa ricerca alla metafisica, al platonismo matematico, alla coscienza e alla pluralità dei mondi: Stephenson riconosce esplicitamente fra le fonti del romanzo la Many-Worlds Interpretation, trasformata narrativamente nel Polycosm.”Il problema del bibliotecario è che i libri sono multidimensionali nella loro materia ma devono essere ordinati su scaffali unidimensionali”. Esponente/Modello: l’attraversamento strutturale di mondi paralleli, realtà virtuali, metafisica, scienza, mito, coscienza e differenti livelli ontologici fonda il massimo livello di Esponente; la ricerca delle strutture profonde che collegano realtà apparentemente separate, penetrando oltre il piano immediatamente visibile
Bram Stoker **° (Clontarf, 8 novembre 1847) romanziere irlandese; Dracula* (1897), The Mystery of the Sea (1902, Il mistero del mare). The Lair of the White Worm (1911) sviluppa ulteriormente il versante mostruoso e metamorfico della sua narrativa: una creatura gigantesca, legata a un’antica leggenda, assume anche forma femminile e abita un territorio dominato da forze sotterranee e minacciose. Il romanzo combina horror gotico, metamorfosi, erotismo perturbante e sopravvivenza di un’entità arcaica nel mondo moderno. Il suo interesse per il soprannaturale non si limita a Dracula: folklore irlandese, vampirismo, egittologia, tradizioni antiche, alchimia e altre forme dell’occulto entrarono nel campo delle sue ricerche e della sua narrativa. La malattia che lo costrinse a letto durante l’infanzia precedette una guarigione completa, mentre sonno, morte e ritorno dalla morte divennero in seguito nuclei della sua immaginazione letteraria Esponente/Modello: la ricerca continuativa sul soprannaturale, sull’occulto e sulle realtà che oltrepassano i confini ordinari della vita fonda il massimo livello di Esponente; morte, non-morte, sangue, sessualità, metamorfosi, forze sotterranee e ritorno di entità arcaiche
Ella Wheeler Wilcox **° (7Sb) (5 novembre 1850) autrice, poetessa statunitense, Il suo lavoro più duraturo fu “Solitudine”, con le battute: “Ridi, e il mondo ride con te; Piangi e piangi da solo“ (Laugh, and the world laughs with you; Weep, and you weep alone. For the sad old earth must borrow its mirth But has trouble enough of its own“), “Un’erba è solo un fiore non amato”, “Col tempo la terra sarà abitata da esseri quasi divini che analizzeranno e discuteranno i resti dell’umanità mentre discutiamo lo scimpanzé.” La sua produzione comprende inoltre una ricerca spirituale nella quale morte, continuità dell’esistenza e trasformazione dell’essere umano oltre la sua condizione presente entrano nella riflessione poetica. Esponente/Modello: l’apertura alla continuità dell’esistenza oltre la morte e alla trasformazione futura dell’essere umano; solitudine, dolore, morte e superamento della condizione umana
MUSICA: 8.8 si manifesta attraverso profondità, intensità, trasformazione, confronto con l’ombra e capacità di attraversare esperienze limite trasformandole in forma sonora. Particolarmente caratteristici sono il rock psichedelico e progressivo, l’hard rock e il metal quando assumono temi esistenziali, il dark ambient, la musica elettronica sperimentale, la musica rituale e meditativa, la neoclassica, le colonne sonore, il blues e il soul nelle loro espressioni legate a perdita, sofferenza e redenzione, oltre alla canzone d’autore quando affronta crisi, morte, separazione e rinascita. Ricorrono il mistero, il sacro, il viaggio iniziatico, la morte e il superamento della morte, la perdita, il trauma, la memoria, la guarigione, la sessualità, il desiderio, la solitudine, la rivelazione, le realtà alternative, il sogno e la trasformazione della coscienza. La musica 8.8 può assumere una funzione catartica: entra nella sofferenza, la rende percepibile attraverso corpo, voce, timbro, ripetizione e tensione, e la conduce verso una nuova configurazione. Un altro elemento centrale è la soglia fra realtà ordinarie e realtà ulteriori: cosmologia, extraterrestri, dimensioni parallele, esperienze mistiche, simbolismo, morte e trascendenza possono diventare materia musicale. Nei casi più riusciti, la profondità tematica è accompagnata da una forte elaborazione estetica: oscurità e bellezza, inquietudine e armonia, dissoluzione e ricomposizione vengono mantenute insieme. Tra gli autori forniti emergono in modo particolarmente netto Björk, Buck Dharma, Paul Avgerinos, Ennio Morricone e Katy Perry, ciascuno attraverso una modalità diversa di attraversamento della crisi, del mistero o della trasformazione.
Paul Avegerinos **° (Norwalk, 21 novembre 1957) compositore, musicista statunitense, Bhakti (2014), Bliss (2011), Garden of Delight (2007), Gnosis (2007) “Know Thyself”, “Journey to Now” e soprattutto “We Are One”: il disco procede da brani più ritmici verso atmosfere progressivamente più ambientali, con strumenti come oud, sarangi e tabla e vocalità greche. Il titolo stesso richiama la conoscenza derivata dall’esperienza personale del mistico; la conclusione con “We Are One” porta il percorso verso una dimensione di unità e dissoluzione dei riferimenti temporali e geografici. La componente 8.8 è forte nella combinazione di ricerca interiore, mistero, pratiche contemplative e trasformazione della percezione. Grace (2015), Healing (2020), Mindfulness (2018), Peace (2021), Phos Hilarion (2005), Sky of Grace (1998), Words Touch (2001). Esponente/Modello: continuità della ricerca mistica e contemplativa attraverso differenti tradizioni, linguaggi musicali e pratiche spirituali; percorso dalla molteplicità verso l’unità, ricerca della radice comune oltre le forme separate.
Einar Örn Benediktsson (Reykjavík, 29 ottobre 1962) cantante, musicista punk, artista, politico islandese.
Björk ***° (Reykjavík, 21 novembre 1965) cantante, musicista pop/art pop, compositrice, produttrice, attrice, attivista islandese, con estensione vocale da soprano, “All Is Full of Love” (1999, You’ll be given love You’ll be taken care of You’ll be given love You have to trust it Maybe not from the sources You have poured yours Maybe not from the directions You are staring at Twist your head around It’s all around you All is full of love), “Come to Me” (1993, Jump off Your building’s on fire And I’ll catch you, I’ll catch you Destroy all that is keeping you back), “Human Behavior” (1993; If you ever get close to a human and human behavior Be ready, be ready to get confused and me and my here after There’s definitely, definitely, definitely no logic to human behavior But yet so, yet so irresistible and me and my fear can And there is no map uncertain, trad. Se ti avvicinerai mai a un umano E al comportamento umano Sii pronto a restarne confuso Non c’è assolutamente, assolutamente, assolutamente alcuna logica Nel comportamento umano Ma è comunque così, comunque così irresistibile), “I Miss You” (1997; I miss you But I haven’t met you yet So special But it hasn’t happened yet You are gorgeous But I haven’t met you yet I remember But it hasn’t happened yet And if you believe in dreams Or what is more important That a dream can come true I will meet you), “Violently Happy” (1993; Violently happy Cause I love you Violently happy But you’re not here Violently happy Come calm me down Before I get into trouble). “Penso che la religione possa soffocare la propria voce. Mi piace pensare che ogni persona abbia la sua spiritualità. Penso che tutti abbiamo il nostro piccolo angolo in cui penso sia importante scoprire i propri metodi per esplorarlo … Penso che la spiritualità dovrebbe essere qualcosa che le persone definiscono da sole attraverso qualunque cosa si adatti a loro”. “Black Lake” attraversa la frattura di una relazione e la trasforma in un processo di purificazione e ricostruzione; il brano arriva alla restaurazione dello spirito dopo la dissoluzione iniziale. “Family” porta la crisi sul piano della perdita del nucleo relazionale, mentre “Quicksand” introduce il movimento di risalita. Fossora aggiunge una diversa dimensione della morte e della memoria: “Sorrowful Soil” è un commiato alla madre di Björk e “Ancestress” ne costruisce un vero e proprio epitaffio, trasformando il lutto personale in memoria genealogica. Esponente/Modello: spiritualità autonoma, sogno, ritualità, natura, amore, morte e trasformazione della coscienza attraversano l’intera ricerca artistica; conversione di frattura, lutto e dissoluzione in ricostruzione, memoria genealogica e nuova forma.
Lin Berggren ° (Göteborg, 31 ottobre 1970) cantante svedese (Ace of Base) “Everytime It Rains” (1998, I see dark clouds out my window I know the storm is coming any minute And the thunder just confirms my fears And I know the tears are in it I’ll be cryin’ unable to stop Look here comes the very first drop ‘Cause every time it rains I fall to pieces So many memories the rain releases I feel you I taste you I cannot forget Every time it rains I get wet). Modello: ombra, separazione, perdita e persistenza della memoria costruiscono un percorso nel quale la relazione perduta continua ad agire nel presente e ne modifica la percezione.
Aleksandr Borodin (7Si) (San Pietroburgo, 12 novembre 1833) compositore russo, Prince Igor. Le Danze polovesiane da Prince Igor ampliano il profilo già indicato attraverso il contrasto fra prigionia, mondo straniero e dimensione rituale e collettiva. Sono tratte dal secondo atto dell’opera, composta fra 1869 e 1887, e costituiscono il principale episodio coreografico-musicale dell’opera.
Luz Casal * (Boimorto, 11 novembre 1958) cantante pop-rock spagnola, “Negra sombra”, “Sombras”. “Un año de amor” introduce il tema della separazione come esperienza trasformativa della memoria: la fine della relazione apre un tempo vuoto nel quale il passato ritorna continuamente, fino alla presa di coscienza del valore di ciò che è stato perduto. Il brano fu utilizzato nella colonna sonora di Tacones lejanos di Pedro Almodóvar.
Buck Dharma ***° (Long Island, 12 novembre 1947) chitarrista, cantante, cantautore hard rock statunitense, unico membro costante dei Blue Öyster Cult (“il culto dell’ostrica blu”, citazione di un poema di Sandy Pearlman che rappresenta una massa di alieni pronta a colonizzare la Terra). (Don’t Fear) The Reaper nacque inoltre dal confronto personale di Dharma con la propria mortalità dopo una diagnosi cardiaca; l’autore ha spiegato il brano come immaginazione della sopravvivenza dello spirito alla morte e della riunione degli amanti su un altro piano. “Burnin’ for You” (1981; Home in the valley Home in the city Home isn’t pretty Ain’t no home for me Home in the darkness Home on the highway Home isn’t my way Home I’ll never be Burn out the day Burn out the night I can’t see no reason to put up a fight I’m living for givin’ the devil his due And I’m burnin’, I’m burnin’, I’m burnin’ for you I’m burnin’, I’m burnin’, I’m burnin’ for you… Time is the essence Time is the season Time ain’t no reason Got no time to slow), “(Don’t Fear) The Reaper” (1976; All our times have come Here but now they’re gone Seasons don’t fear the reaper Nor do the wind, the sun or the rain We can be like they are Come on, baby, don’t fear the reaper Baby, take my hand, don’t fear the reaper We’ll be able to fly, don’t fear the reaper Baby, I’m your man), “I felt that I had just achieved some kind of resonance with the psychology of people when I came up with that, I was actually kind of appalled when I first realized that some people were seeing it as an advertisement for suicide or something that was not my intention at all. It is, like, not to be afraid of [death] (as opposed to actively bring it about). It’s basically a love song where the love transcends the actual physical existence of the partners.” “Edge of the World” (2020; How many truths can you hold on to? How many lies have you been told? How many times have you been under Another system of control? Trusting everything you read Lost in your conspiracies I want to believe Cover ups and blacked out lines Everything is classified Follow me down the rabbit hole You want the facts, now listen to me Only the truth can set you free Meet me at the edge of the world To watch it all burn Forget what you learned (we’re gonna watch it all burn) Meet me at the edge of the world To watch it all burn You’ll never return, oh, you’ll never return), “E.T.I. (Extraterrestrial Intelligence)” (1976; Come here I hear the music, daylight disc Three men in black said, “Don’t report this” “Ascension” and that’s all they said Sickness now, the hour’s dread All praise He’s found the awful truth Balthazar He’s found the saucer news Wait, let’s move I’m in fairy rings and tower beds “Don’t report this” three men said Books by the blameless and by the dead King in yellow, queen in red), “Godzilla” (1977), “Let Go” (1983, Hell bent for leather on a moonlit night There’s a hot wind blowing better hold on tight To your soul Blue fire rising up from the deep Burning the world just when it’s trying to sleep So let go Let go let go let go), “The Revenge of Vera Gemini” (1976), “Sole Survivor” (1981). Esponente/Modello: morte e sopravvivenza dello spirito, altri piani di esistenza, extraterrestri, realtà occultate e sistemi nascosti; confronto personale con la mortalità e la trasformazione della morte da termine a soglia
Leif Garrett * (3Npv) (Hollywood, 8 novembre 1961) cantante statunitense, “Feel the Need” (1978, Feel the need, oh feel, feel the need in me I need you by my side to be my guide Can’t you see my eyes are open wide, oh Feel the need, oh feel the need in me Ev’ry day I need it, ev’ry way I need it Without your sweet, sweet love I’d rather die I need it constantly, your love takes care of me You’re always sweeter to me than applepie).
Mohamed Hamaki (4 novembre 1975) cantante egiziano. “Ya Sattar”(Oh Stella), “Mabalash” (Don’t go away)
Faye Hamlin (Pv) (Stoccolma, 23 ottobre 1987) cantante svedese (Play).
Paul Hindemith (5Upv) (Hanau, 16 novembre 1895) compositore tedesco.
Jenifer * (Jenifer Bartoli) (9) (Nizza, 15 novembre 1982) cantante, attrice francese, “Au soleil” (2002), “Paradis secret” (2016, Dans ton lit, j’ai connu Le vertige et le goût Du péché, dans un coin De paradis secret Le soleil de minuit Dans ton lit j’ai connu Un été merveilleux Et les quatre saison) luogo privato e separato dalla realtà ordinaria, nel quale desiderio, vertigine e peccato vengono associati a una dimensione quasi fuori dal tempo.
Pongsit Kampee (2 novembre 1967) cantante tailandese, “I Love My Mummy”.
Ella Mai (4) (Londra, 3 novembre 1994) cantautrice britannica, “Boo’d Up” (2019; Feelings, so deep in my feelings No, this ain’t really like me Can’t control my anxiety Feeling, like I’m touching the ceiling When I’m with you I can’t breathe Boy, you do something to me Ooh, no I’ll never get over you until I find something new That get me high like you do, yeah, yeah).
Ennio Morricone ***° (5) (Roma, 10 novembre 1928) compositore italiano, C’era una volta il West, The Mission, Per un pugno di dollari. La sua ricerca attraversa musica assoluta e applicata, sperimentazione, improvvisazione, cinema e musica sacra. Dal 1965 partecipò al Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, dedicato alla sperimentazione e all’improvvisazione musicale. Nella produzione autonoma ricorrono titoli come Barcarola funebre, Verrà la morte, Frammenti di Eros, Ombra di lontana presenza, Voci dal silenzio e Vuoto d’anima piena.The Mission forte sul versante spirituale: “Gabriel’s Oboe”, “On Earth as It Is in Heaven”, “Falls”, “Penance”, “Miserere” e “Te Deum Guarani” costruiscono un percorso nel quale il sacro, il conflitto, la colpa, il sacrificio e la morte sono integrati attraverso cori liturgici, percussioni indigene e strumenti della tradizione europea. La fusione di linguaggi musicali differenti rispecchia il conflitto fra culture, fede e potere rappresentato dal film. The Hateful Eight costituisce l’altro versante 8.8: “L’Inferno Blanco”, “Sangue e Neve”, “La Musica Prima del Massacro” e “La Puntura della Morte” accompagnano un ambiente chiuso dominato da sospetto, violenza, tradimento e morte. La partitura alterna tensione, minaccia, oscurità e momenti di rarefazione, facendo della musica una presenza quasi fisica all’interno della crisi. Esponente/Modello: l’attraversamento di musica sperimentale, sacra, assoluta e cinematografica, insieme alla ricerca su silenzio, dissonanza, trascendenza e visione interiore; morte, sacrificio, colpa, violenza, crisi, discesa nell’oscurità e trasformazione della materia sonora fino al limite.
Katy Perry **° (8SiPip) (Santa Barbara, 25 ottobre 1984) cantante, cantautrice statunitense, “Dark Horse”* (2013; I knew you were You were gonna come to me And here you are But you better choose carefully ‘Cause I’m capable of anything Of anything and everything … Are you ready for, ready for A perfect storm, a perfect storm ‘Cause once you’re mine, once you’re mine There’s no going back Mark my words This love will make you levitate Like a bird Like a bird without a cage But down to earth If you choose to walk away, don’t walk away), “Firework” (2017, ‘Cause baby, you’re a firework Come on show ‘em what you’re worth Make ‘em go, “Aah, aah, aah” As you shoot across the sky Baby, you’re a firework Come on, let your colors burst Make ‘em go, “Aah, aah, aah” You’re gonna leave them all in awe, awe, awe), “Roar” (2011, I used to bite my tongue and hold my breath Scared to rock the boat and make a mess So I sat quietly, agreed politely I guess that I forgot I had a choice I let you push me past the breaking point I stood for nothing, so I fell for everything You held me down, but I got up (hey) Already brushing off the dust You hear my voice, you hear that sound Like thunder, gonna shake the ground You held me down, but I got up (hey) Get ready ‘cause I’ve had enough I see it all, I see it now I got the eye of the tiger, a fighter Dancing through the fire ‘Cause I am a champion, and you’re gonna hear me roar Louder, louder than a lion ‘Cause I am the champion, and you’re gonna hear me roar Oh… You’re gonna hear me roar Now I’m floating like a butterfly Stinging like a bee, I earned my stripes I went from zero, to my own hero You held me down, but I got up (hey) Already brushing off the dust You hear my voice, you hear that sound Like thunder, gonna shake the ground You held me down, but I got up (got up) Get ready ‘cause I’ve had enough I see it all, I see it now I got the eye of the tiger, a fighter Dancing through the fire ‘Cause I am a champion, and you’re gonna hear me roar Louder, louder than a lion ‘Cause I am a champion, and you’re gonna hear me roar Oh… (you’ll hear me roar) Oh… You’re gonna hear me roar Roar, roar, roar, roar, roar I got the eye of the tiger, a fighter Dancing through the fire ‘cause I am a champion And you’re gonna hear me roar, oh, louder, louder than a lion ‘Cause I am a champion, and you’re gonna hear me roar Oh…), “Unconditionally” (2013, There is no fear now Let go and just be free I will love you unconditionally Come just as you are to me Don’t need apologies Know that you are worthy I’ll take your bad days with your good Walk through the storm, I would I do it all because I love you I love you) “By the Grace of God” è un’aggiunta particolarmente significativa: nasce da una crisi personale radicale successiva al divorzio e affronta esplicitamente il passaggio attraverso pensieri suicidari, disperazione e successivo recupero. Il brano trasforma quindi una situazione limite in una confessione musicale e in un movimento verso la sopravvivenza.
Kalan Porter * (Pv) (Medicine Hat, 11 novembre 1985) cantautore pop canadese, “Awake in a Dream” (2004, I never thought that one day You’d Become a Part of my life Still you are always with me When I lay my head down at night Could you really be here with me Has my wish come true tonight ‘Cause now, Now it seems I’m wide awake in this dream And I’d do, I’d do anything To stay here forever) tema della soglia fra sogno e realtà già implicito nel titolo: l’esperienza amorosa viene percepita come uno stato nel quale il soggetto non sa più distinguere pienamente il desiderio dalla realizzazione del desiderio.
Johnny Rivers **° (New York City, 7 novembre 1942) cantante blues/folk, compositore statunitense, “Hey Joe” (1968, Hey Joe, where you goin’ with that gun of your hand Hey Joe, I said where you goin’ with that gun in your hand, oh I’m goin’ down to shoot my old lady You know I caught her messin’ ‘round with another man), “Look to Your Soul” (1968, I nearly lost myself Tryin’ to be someone else All of life I’ve been playing the game. Gotta get out of myself it seems Life’s not real when you’re in a dream Hang on to your head and give it a try. To live you must nearly die Giving up the need to say I Look to your soul for the answer Look to your soul) morte simbolica e della trasformazione dell’identità: la perdita di sé, l’abbandono di una parte precedente dell’identità e il passaggio attraverso una crisi diventano condizioni per un nuovo orientamento interiore. Esponente/Modello: anima, morte simbolica e ricerca di una realtà interiore oltre l’identità ordinaria; perdita del sé precedente, attraversamento della crisi e nuovo orientamento interiore.
Wadih El Safi (1 novembre 1921) cantante e compositore libanese. “Talloo Hababna Talloo”, “Allah Yerda Aleik Ya Ebni”.
Hassan Sattar (19 novembre 1949) cantante iraniano di musica persiana classica e pop, cantante di corte della famiglia reale Pahlavi, si trasferì in seguito negli Stati Uniti.
Jessica Sierra (Tampa, 11 novembre 1985) cantante statunitense, “Deepest Secret”.
Sonny Terry (Greensboro, 24 ottobre 1911) armonicista, musicista blues statunitense.
Brooks Williams (Statesboro, 10 novembre 1958) musicista statunitense, “Hesitation Blues”.
Kim Wilde ° (4) (Londra, 18 novembre 1960) cantante britannica, “You Keep Me Hangin On” (1986, Set me free why don’t you, babe Get out my life why don’t you, babe ‘Cause you don’t really love me You just keep me hangin’ on). “Cambodia” introduce una dimensione narrativa di perdita e scomparsa: la vicenda di un pilota che parte per una missione e non ritorna trasforma il contesto della guerra fredda in una storia di assenza, mistero e perdita irreversibile. La costruzione elettronica e il ritmo insistente accentuano la sensazione di essere intrappolati in un meccanismo più grande dei protagonisti. Modello: separazione, rilascio, scomparsa e perdita irreversibile convergono nella dissoluzione di una condizione precedente e nel confronto con ciò che non può essere recuperato.
Allison Wolfe (Memphis, 9 novembre 1969) cantautrice, scrittrice statunitense (Bratmobile, Cold Cold Hearts, Partyline).
Helena Zetová **° (Valašské Meziříčí, 7 novembre 1980) cantante ceca, “Be the Light”, “Jsem něčí živý sen” (sono il sogno vivido di qualcuno, Non lo so, chi sogno? Forse mi riferisco a qui, E forse ti appartengo, Il sogno vivido di qualcuno, ne è valsa la pena, Nonostante la giornata sia già iniziata, non smetto di sognare), “Lepší zůstanou” (I migliori restano), “Walk with Me”, “Be the Light”. “Krok do neznáma”, (Passo nell’ignoto) aggiunge direttamente il motivo della soglia e dell’ingresso nell’ignoto, mentre “Be the Light” introduce il movimento complementare dalla dimensione oscura verso la luce. Esponente/Modello: sogno, realtà, luce e ignoto costruiscono un campo di esperienza che oltrepassa il piano ordinario; il passo nell’ignoto e il movimento dall’oscurità alla luce.
SPETTACOLO: 8.8 si esprime attraverso l’attraversamento delle zone liminali dell’esperienza: morte e aldilà, metamorfosi, sogno, incubo, realtà alternative, identità scisse, sessualità perturbante, violenza, potere, persecuzione, trauma e trasformazione. Il cinema horror costituisce uno dei suoi territori privilegiati, soprattutto nelle forme gotiche, psicologiche, soprannaturali, body horror, folk horror e cosmic horror, perché porta direttamente in scena ciò che normalmente rimane nascosto. Altrettanto importanti sono il fantasy oscuro, il surrealismo, il fantastico, la fantascienza distopica, il cinema apocalittico e postapocalittico, il thriller psicologico, il noir e le narrazioni sull’aldilà. 8.8 cinematografico lavora frequentemente sulla soglia fra realtà e visione: il sogno può diventare ambiente narrativo, il morto può continuare ad agire nel mondo dei vivi, l’animale può assumere forme umane, una realtà apparentemente ordinaria può rivelarsi artificiale o controllata, mentre la trasformazione fisica diventa manifestazione di una trasformazione interiore. Un altro nucleo fondamentale è il confronto con sistemi di potere e situazioni estreme: prigionia, guerra, repressione, controllo sociale, sopravvivenza e ribellione possono diventare strumenti attraverso i quali il personaggio attraversa una crisi e modifica la propria identità. 8.8 comprende inoltre una dimensione rituale e simbolica particolarmente forte: morte e rinascita, sacrificio, fantasmi, creature liminali, metamorfosi, possessione, apparizioni, mondi invisibili e memoria degli antenati permettono allo spettacolo di trasformare l’esperienza dell’ombra in immagine. Tra gli autori forniti, Louis Malle, Isao Takahata, Gary Ross, e Whoopi Goldberg offrono alcuni dei riferimenti più netti, attraverso modalità molto differenti: sogno e surrealismo, metamorfosi e animismo, realtà artificiali e controllo sociale, horror e aldilà.
Art Carney ° (2) (Mount Vernon, 4 novembre 1918) attore statunitense, Oscar. Harry and Tonto (1974) sviluppa il tema della vecchiaia come attraversamento di una soglia esistenziale: Harry, dopo essere stato costretto a lasciare la propria casa, intraprende un viaggio attraverso gli Stati Uniti con il suo gatto Tonto. Il percorso diventa progressivamente una ridefinizione del rapporto con la perdita, la solitudine, la memoria e il proprio posto nel mondo. Modello: perdita della condizione precedente, vecchiaia, distacco, viaggio e ridefinizione del proprio posto nel mondo configurano un attraversamento trasformativo
Whoopi Goldberg **° (11Sp) (New York, 13 novembre 1955) attrice, comica, cantante statunitense, Oscar (Ghost, 1990) dopo l’assassinio di Sam, Oda Mae Brown scopre realmente di poter comunicare con i morti e diventa il tramite fra il mondo fisico e quello spirituale. Sam deve inoltre apprendere a interagire con la materia e a completare ciò che è rimasto irrisolto prima di poter oltrepassare definitivamente la soglia. The Color Purple (1985) aggiunge invece il tema della sopravvivenza attraverso una trasformazione radicale dell’identità: la protagonista attraversa violenza, separazione e oppressione fino alla progressiva riconquista della propria autonomia e dignità. Al di fuori della recitazione, ha espresso una concezione spirituale nella quale i morti continuano a essere presenti attraverso la memoria e ha dichiarato il proprio interesse per filosofie, culture e religioni differenti, considerate prospettive da conoscere prima di formulare una posizione personale. Esponente/Modello: l’apertura dichiarata a differenti filosofie, culture e religioni e la concezione di una continuità dei morti oltre la loro assenza fisica; comunicazione fra vivi e morti, attraversamento dell’aldilà e trasformazione attraverso violenza, perdita e recupero dell’identità
Patrice Leconte ° (Parigi, 12 novembre 1947) regista, sceneggiatrice francese. La fille sur le pont (1999) introduce una dinamica di morte simbolica e rinascita attraverso il rapporto fra una giovane donna suicidaria e un lanciatore di coltelli che la incontra su un ponte. Il loro incontro trasforma progressivamente il rapporto fra desiderio di morte, rischio, dipendenza e possibilità di continuare a vivere. Modello: desiderio di morte, ponte come spazio di soglia, rischio corporeo e trasformazione del rapporto con la vita configurano una dinamica di morte simbolica e rinascita
Stephen Herek *° (Nv) (San Antonio, 10 novembre 1958) regista statunitense. Critters (1986) è il suo ingresso diretto nell’horror fantascientifico: creature extraterrestri carnivore arrivano sulla Terra e una famiglia di campagna viene coinvolta nella loro caccia, mentre due cacciatori alieni cercano di eliminarle. Il film combina invasione extraterrestre, trasformazione dell’ambiente domestico in territorio di sopravvivenza e confronto con una minaccia non umana. Dead Like Me: Life After Death (2009) aggiunge invece il tema esplicito dell’esistenza dopo la morte: la protagonista continua ad agire dopo essere morta, inserita in una dimensione intermedia fra vita ordinaria e aldilà. Afterlife of the Party (2021) ritorna sul rapporto fra morte e prosecuzione dell’esistenza, seguendo una protagonista morta che deve affrontare una condizione intermedia prima di completare il proprio passaggio. Modello: il ritorno in opere differenti a morte, aldilà, condizione intermedia e presenza non umana sostiene una corrispondenza con la soglia fra esistenza ordinaria e realtà ulteriore.
Louis Malle ***° (6Ni) (Thumeries, 30 ottobre 1932) regista, sceneggiatore francese; individuava nella propria filmografia una ricorrenza di personaggi isolati che raggiungono un punto di rottura e devono affrontare una decisione. In Black Moon portò questa ricerca oltre la causalità narrativa, eliminando deliberatamente gli sviluppi che assumevano la forma di una trama e costruendo il film attraverso sogno, associazione e immaginazione.Leone (Atlantic City, Au revoir les enfants), Black Moon (Luna nera, 1975, un’adolescente confusa assiste a una guerra tra i sessi e si ritrova coinvolta in numerose situazioni oniriche in una tenuta di campagna) Malle raccontò di aver annotato alcuni sogni e di voler realizzare nel cinema un equivalente della scrittura automatica surrealista. La pellicola elimina progressivamente la causalità narrativa e sostituisce alla logica ordinaria immagini, metamorfosi, animali parlanti, identità instabili e situazioni perturbanti. Esponente/Modello: sogno, surrealismo, associazione non causale e costruzione di una realtà sottratta alla logica ordinaria; punto di rottura, dissoluzione delle coordinate precedenti, metamorfosi e attraversamento di una realtà perturbante.
Gary Ross **° (Los Angeles, 3 novembre 1956) regista statunitense, Pleasantville (1998) due adolescenti entrano attraverso un televisore in una cittadina immaginaria degli anni Cinquanta, inizialmente interamente in bianco e nero. L’apparizione progressiva del colore accompagna il risveglio del desiderio, della conoscenza, della sessualità, della creatività e del conflitto, destabilizzando l’ordine apparentemente perfetto della realtà televisiva. The Hunger Games (2012) l’ombra sul piano politico: una società organizza pubblicamente un combattimento mortale fra adolescenti e lo trasforma in spettacolo televisivo. La protagonista deve entrare nel sistema dello spettacolo, sopravvivere alla violenza e contemporaneamente sottrarsi alla manipolazione dell’immagine. Ross ha esplicitamente collegato il film alla questione della televisione e dello sfruttamento mediatico dell’evento; ha riconosciuto una continuità fra diverse proprie opere nel rapporto con media, rappresentazione e costruzione pubblica della realtà; in Pleasantville il passaggio dal bianco e nero al colore rende visibile l’emergere di una realtà più complessa rispetto all’ordine artificiale precedente. Esponente/Modello: l’attraversamento fra realtà ordinaria, realtà mediatica e mondi artificialmente costruiti; la rottura di un ordine chiuso attraverso desiderio, conoscenza, conflitto e trasformazione della percezione
Isao Takahata **° (Ise, 29 ottobre 1935) regista, sceneggiatore, produttore giapponese, Pom Poko (1994) i tanuki possiedono nella tradizione giapponese capacità di trasformazione e nel film utilizzano queste facoltà per assumere forme umane, animali e oggettuali e contrastare la distruzione della loro foresta da parte dell’espansione urbana. La metamorfosi diventa quindi uno strumento di sopravvivenza e di conservazione della memoria di un mondo destinato a scomparire. Grave of the Fireflies (1988) porta invece l’8.8 nella dimensione della morte e della memoria: due fratelli cercano di sopravvivere in Giappone durante gli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale dopo la morte della madre. Il progressivo deterioramento delle loro condizioni conduce dalla sopravvivenza alla perdita e trasforma la memoria dei morti in elemento centrale della narrazione. La particolare forza del film deriva proprio dal contrasto fra la delicatezza dell’animazione e la radicalità dell’esperienza rappresentata. In Grave of the Fireflies la morte non costituisce soltanto l’esito della vicenda: la narrazione si apre già dalla condizione dei morti e ricostruisce da quella soglia l’esperienza precedente, mettendo in comunicazione memoria, vita e morte. Esponente/Modello: spiriti, metamorfosi, animismo, memoria dei morti e attraversamento dei confini fra forme differenti dell’esistenza; perdita del mondo precedente, morte, sopravvivenza, trasformazione e permanenza della memoria
POLITICA & ECONOMIA: 8.8 si manifesta attraverso il rapporto fra potere, conflitto, controllo, resistenza, trasformazione delle strutture e confronto con le condizioni profonde che determinano la vita collettiva. Emergono sovranità, dominazione, repressione, sfruttamento, appropriazione delle risorse, marginalizzazione, identità collettive, resistenza dei gruppi subordinati e processi di liberazione. 8.8 riguarda anche ciò che rimane nascosto nelle strutture del potere: interessi, rapporti di forza, esclusioni, violenze e meccanismi attraverso i quali un ordine politico o economico conserva se stesso. La trasformazione assume la forma della rivendicazione, della resistenza, della rottura con un ordine precedente e della riconfigurazione dei rapporti di potere. Russell Means rappresenta il versante della resistenza indigena: la rivendicazione della sovranità, della terra, dell’identità culturale e della liberazione da strutture di dominio costituisce una manifestazione concreta del rapporto 8.8 fra potere, perdita, memoria e trasformazione.
Russell Means **° (Pine Ridge, 10 novembre 1939) attivista statunitense dei nativi americani Oglala Sioux. Where White Men Fear to Tread (1995) sviluppa la dimensione autobiografica e politica della sua esperienza, collegando la storia personale alla colonizzazione, alla perdita della sovranità indigena e alla critica delle strutture politiche statunitensi. Il testo amplia quindi il profilo attraverso l’analisi diretta dei rapporti fra identità, potere e resistenza. La sua attività politica era connessa alla cultura e alla spiritualità Lakota: sovranità, rapporto con la terra, continuità della tradizione, cerimonia e identità indigena erano concepiti come aspetti inseparabili della liberazione dal sistema coloniale. Esponente/Modello: l’integrazione di azione politica, identità indigena, spiritualità, rapporto con la terra e continuità della tradizione; perdita della sovranità, dominio, resistenza, recupero dell’identità e trasformazione dei rapporti di potere.
SCIENZA: 8.8 nella scienza riguarda l’indagine delle strutture profonde della realtà, la ricerca di ciò che non è immediatamente osservabile e la trasformazione dei modelli attraverso cui viene compreso il mondo. Particolarmente caratteristici sono le scienze della vita, la cosmologia, l’astronomia, la biologia teorica e gli ambiti nei quali l’osservazione conduce oltre l’apparenza immediata verso strutture invisibili o non direttamente accessibili. La componente 8.8 emerge nella ricerca delle cause sottostanti, nei processi di trasformazione della materia vivente, nei limiti delle spiegazioni meccanicistiche e nell’esplorazione di realtà estremamente lontane, profonde o nascoste. Il rapporto fra vita e morte, forma e trasformazione, osservabile e non osservabile assume particolare rilievo. Hans Driesch rappresenta il versante biologico e filosofico della ricerca di principi profondi dell’organizzazione vivente; Edwin Hubble quello cosmologico, attraverso l’esplorazione della struttura e dell’estensione dell’universo.
Hans Driesch **° (2SvUrPi) (Bad Kreuznach, 28 ottobre 1867) biologo, filosofo tedesco. The Science and Philosophy of the Organism (1908-1921) sviluppa sistematicamente il suo vitalismo e il concetto di entelechia come principio organizzatore dell’organismo. I fenomeni biologici vengono interpretati attraverso una dinamica di organizzazione che Driesch riteneva non riducibile integralmente ai soli processi fisico-chimici. La ricerca sul principio organizzatore della vita condusse Driesch oltre la biologia sperimentale verso filosofia, rapporto fra corpo e psiche e ricerca psichica; si occupò anche di fenomeni parapsicologici, ai quali dedicò Parapsychologie (1932). Esponente/Modello: il passaggio dalla biologia sperimentale alla ricerca di principi non riducibili alla causalità fisico-chimica, fino all’indagine psichica e parapsicologica; rigenerazione, organizzazione della materia vivente e ricerca del principio invisibile che mantiene l’unità dell’organismo.
Edwin Hubble ° (6SiUvNf) (Marshfield, 20 novembre 1889) astronomo statunitense. The Realm of the Nebulae (1936) raccoglie e sistematizza le sue ricerche sulle nebulose extragalattiche e sulla struttura dell’universo. La distinzione fra nebulose galattiche ed extragalattiche contribuì alla trasformazione della concezione della scala cosmica, mostrando che molte delle “nebulose” osservate erano sistemi stellari esterni alla Via Lattea. Modello: l’indagine di oggetti la cui natura reale rimaneva nascosta dietro l’apparenza osservativa e la conseguente trasformazione della concezione della struttura e della scala dell’universo configurano la dinamica di penetrazione e rivelazione.
PROSPETTIVA GEOMANTICA E GEOGRAFICA (PTU): Nel Sistema Binario Analogico ogni Binario è associato a una Provisional Territorial Unit (PTU). La corrispondenza costituisce un riferimento analogico per esplorare risonanze geografiche, storiche e culturali. Per 8.8 la PTU è REGION D8-8 – Brandenburg, comprendente Land Brandenburg e Berlin, città-Land racchiusa dal territorio brandeburghese. La regione gravita sui bacini di Havel, Spree e Oder, fra pianure glaciali, laghi, foreste, aree paludose e Lausitz. La storia passa dalla presenza slava medievale alla Mark Brandenburg, dal centro politico prussiano Berlin-Potsdam alle distruzioni del XX secolo, dalla divisione fra DDR e Berlin-Ovest alla riunificazione del 1990. Brandenburg, ricostituito come Land nel 1990 dopo la soppressione amministrativa nella DDR, conserva una struttura territoriale segnata da frontiere mutate, città ricostruite, paesaggi industriali trasformati e memorie di guerra. D8-8-1 Frankfurt (Oder); Landkreis Oder-Spree, Beeskow: Frankfurt (Oder), città sul confine polacco separata da Słubice dall’Oder, costituisce un nodo storico fra Brandenburg, Europa centrale ed est europeo; la Friedenskirche conserva il riferimento canonico della sub-PTU. Beeskow mantiene un impianto medievale leggibile nella cinta muraria, nella St. Marienkirche e nella Burg Beeskow, Wasserburg da cui si sviluppò la città pianificata; incendi e distruzioni ne hanno più volte modificato il patrimonio. D8-8-2 Cottbus; Landkreis Spree-Neiße, Forst (Lausitz): Cottbus/Chóśebuz e Forst (Lausitz)/Baršć appartengono al nucleo della Niederlausitz, territorio di compresenza tedesca e soraba/wendica. Lingua, toponimia e tradizioni Niedersorbisch sono tutelate dal Land; la legislazione riconosce il diritto all’uso pubblico della lingua nel territorio storico d’insediamento. Forst conserva il Wasserturm come riferimento canonico; il territorio circostante porta inoltre le tracce delle trasformazioni industriali e paesaggistiche della Lausitz. D8-8-3 Landkreis Dahme-Spreewald, Lübben (Spreewald); Landkreis Teltow-Fläming, Luckenwalde: Lübben/Lubin sorge presso la divisione della Spree in più rami e deriva da un insediamento fortificato slavo; posizione e attraversamenti fluviali ne fecero centro commerciale e amministrativo della Niederlausitz. Guerre, saccheggi e grandi incendi distrussero più volte parti della città, ricostruita sui propri resti. Lo Schloss Lübben deriva da una fortificazione medievale circondata dall’acqua. La città resta centro della cultura Niedersorbisch/Wendisch del Spreewald. Luckenwalde rappresenta invece la fascia industriale a sud di Berlin, sviluppata con manifattura e collegamenti ferroviari. D8-8-4 Landkreis Elbe-Elster, Herzberg (Elster); Landkreis Oberspreewald-Lausitz, Senftenberg: area di passaggio fra Niederlausitz e bacino dell’Elbe, con piccoli centri storici, agricoltura e forte trasformazione industriale nel settore di Senftenberg. Il paesaggio della Lausitz è stato inciso dall’estrazione della lignite e dalla successiva conversione delle cave in un sistema di laghi, caso territoriale di trasformazione fisica su vasta scala. D8-8-5 Brandenburg an der Havel; Landkreis Potsdam-Mittelmark, Bad Belzig: Brandenburg an der Havel costituisce uno dei nuclei storici da cui la Mark prese nome. Il Dom St. Peter und Paul sorge sulla Dominsel fra Beetzsee e Havel: il vescovado fu fondato nel 948 per la missione fra popolazioni slave; dopo il fallimento della prima missione nel 983, l’attuale cattedrale iniziò a sorgere nel XII secolo. Bad Belzig conserva Burg Eisenhardt e St. Marien, chiesa medievale più volte modificata e ricostruita dopo l’incendio del 1636. D8-8-6 Potsdam; Landkreis Havelland, Rathenow: Potsdam, Landeshauptstadt di Brandenburg, concentra eredità prussiana, paesaggio di Havel e laghi, complessi reali e una seconda identità legata al cinema. Il Fortunaportal costituisce il riferimento canonico della sub-PTU. Babelsberg produce cinema dal 1912: il primo film realizzato nel nuovo studio fu Der Totentanz; seguirono Metropolis, Der blaue Engel e, in epoche successive, produzioni della UFA, DEFA e cinema internazionale. Potsdam è dal 2019 UNESCO Creative City of Film. Rathenow è legata allo sviluppo dell’industria ottica brandeburghese e al paesaggio del Havelland. D8-8-7 Landkreis Prignitz, Perleberg: Perleberg, città anseatica dal 1358, raggiunse una fase di prosperità nel XV secolo grazie al collegamento della Stepenitz con l’Elbe. Il Dreißigjähriger Krieg provocò un crollo radicale: secondo la cronaca cittadina sopravvissero circa 300 dei precedenti 3.500 abitanti. Il Roland, attestato in una prima forma nel 1498 e poi ricostruito in pietra, resta emblema dell’autonomia civica e dei rapporti storici fra area tedesca e slava. D8-8-8 Berlin: oggi città-Land articolata in dodici Bezirke, nacque dai nuclei medievali Berlin e Cölln sulle due rive della Spree. Residenza degli Hohenzollern, capitale prussiana e poi tedesca, attraversò industrializzazione, Weimar, dittatura nazionalsocialista, guerra e distruzione. Dopo il 1945 fu divisa in quattro settori; Berlin-Ost divenne capitale della DDR, mentre Berlin-West costituì un’enclave legata alla Bundesrepublik e circondata dalla DDR. Il Berliner Mauer dal 1961 rese fisica la separazione fra sistemi politici, famiglie, quartieri e reti urbane; la sua apertura il 9 novembre 1989 precedette la riunificazione tedesca del 3 ottobre 1990. St. Hedwigs-Kathedrale e Berliner Dom costituiscono i riferimenti canonici della sub-PTU. La riforma del 2001 ridusse i 23 Bezirke a dodici, articolati in Ortsteile; le antiche divisioni continuano però a essere leggibili nella memoria e nell’identità urbana. D8-8-9 Landkreis Ostprignitz-Ruppin, Neuruppin: Neuruppin unisce memoria prussiana, Theodor Fontane e Karl Friedrich Schinkel a un elemento meno comune, il Tempelgarten. Friedrich, futuro Friedrich II, vi creò dal 1732 l’Amalthea-Garten; nel 1735 Knobelsdorff costruì l’Apollotempel. Nell’Ottocento la famiglia Gentz trasformò il complesso con villa, porte, mura, bastione e Gärtnerhaus con minareto secondo un linguaggio orientalizzante, creando un’insolita compresenza di classicismo, Oriente immaginato, scultura barocca e giardino. D8-8-10 Landkreis Barnim, Eberswalde; Landkreis Oberhavel, Oranienburg: Eberswalde rappresenta una delle storiche aree industriali del nord-est brandeburghese, legata a canali, metallurgia e trasformazione tecnica del paesaggio. Oranienburg associa invece residenza barocca e una delle memorie più oscure del territorio: il Konzentrationslager Sachsenhausen, costruito dal regime nazionalsocialista nel 1936 e divenuto dopo il 1945 Speziallager sovietico. La stratificazione dei due sistemi repressivi ne fa un luogo centrale della memoria europea del XX secolo. D8-8-11 Landkreis Uckermark, Prenzlau: Prenzlau, centro storico della Uckermark, conserva il tessuto della città medievale nonostante le distruzioni della Seconda guerra mondiale. La Heiliggeistkapelle, riferimento canonico, appartiene al complesso medievale assistenziale; insieme alle fortificazioni e alle grandi chiese in Backsteingotik testimonia la lunga stratificazione religiosa e urbana della città. D8-8-12 Landkreis Märkisch-Oderland, Seelow: Seelow domina l’Oderbruch e conserva uno dei luoghi di memoria bellica più rilevanti della regione. Nell’aprile 1945 le Seelower Höhen furono teatro di combattimenti fra forze sovietiche e tedesche durante l’avanzata verso Berlin; decine di migliaia di militari e civili di più nazionalità persero la vita nella battaglia e nelle sue conseguenze. Gedenkstätte und Museum Seelower Höhen integra museo, monumento e cimitero militare, documentando anche le diverse interpretazioni memoriali succedutesi dal dopoguerra alla Germania riunificata.
LINGUA E CULTURA: Lingua: tedesco lingua dominante; Brandenburg e Berlin appartengono all’area di contatto storico fra varietà basso-tedesche, tedesco centro-orientale e standard moderno. Berlinerisch non coincide con un dialetto rurale unitario: è un insieme urbano di tratti fonetici, grammaticali e lessicali sviluppato attraverso contatti e migrazioni. Il lessico cittadino conserva forme identitarie come Schrippe per panino, Molle per birra e Pinte per locale; la Berliner Schnauze designa anche uno stile comunicativo diretto, ironico e tagliente. In Niederlausitz il Niedersorbisch/Dolnoserbšćina, lingua slava occidentale, costituisce la principale specificità linguistica territoriale: Brandenburg ne tutela uso pubblico, istruzione, cultura e toponimia bilingue nel tradizionale insediamento Sorben/Wenden. Cultura: Brandenburg combina eredità slava, colonizzazione medievale, Mark Brandenburg, Prussia, paesaggio rurale e forestale, città industriali, DDR e trasformazioni successive al 1990. Berlin concentra gli stessi strati in forma urbana: città medievale, corte prussiana, metropoli industriale, avanguardie di Weimar, dittatura, distruzione, occupazione, divisione, muro, culture parallele Est/Ovest e riunificazione. La compresenza di tracce appartenenti a sistemi politici incompatibili costituisce una delle caratteristiche più riconoscibili del paesaggio culturale berlinese. La fotografia stessa documentò linguaggi distinti nei due lati della città divisa. Simboli: il Berliner Bär è da secoli l’animale araldico di Berlin; non è quindi soltanto un moderno gioco sul nome della città. Il suo antecedente araldico potrebbe essere stato l’Adler degli Askanier. Brandenburg usa invece il Märkischer Adler, aquila rossa della tradizione della Mark. Orso e aquila costruiscono così due sistemi simbolici contigui ma distinti. Tradizioni: la Niederlausitz conserva una cultura Sorben/Wenden con lingua, abiti, decorazione delle uova pasquali, feste e pratiche comunitarie. Fra le forme vive figura lo Zampern, questua rituale in maschera connessa al ciclo di Fastnacht; nel 2026 Brandenburg ha inserito le tradizioni di Karneval/Fasching/Fastnacht, compreso lo Zampern sorabo, nel proprio patrimonio culturale immateriale. Il Spreewald aggiunge una cultura modellata da corsi d’acqua, Kahn, piccoli insediamenti e interazione fra tradizione tedesca e soraba. Gastronomia: Berlin sviluppò una cucina urbana popolare basata su migrazioni e mescolanza; Currywurst, Berliner/Pfannkuchen, Eisbein e piatti da Imbiss appartengono all’immaginario cittadino. Brandenburg conserva cucine legate a patata, pesce d’acqua dolce, selvaggina e prodotti agricoli. Il Spreewald possiede il nucleo regionale più riconoscibile: Spreewälder Gurken, Meerrettich, Leinöl e Pellkartoffeln mit Quark und Leinöl; la produzione di Leinöl è attestata come tradizione locale almeno dal XVIII secolo. Cinema: Berlin e Potsdam-Babelsberg formano un unico grande spazio cinematografico pur appartenendo a due Länder. Babelsberg opera dal 1912 e ha attraversato cinque sistemi politici; vi nacquero Der Totentanz, Metropolis e Der blaue Engel, seguiti dalla produzione DEFA e dal cinema internazionale. Berlin è insieme soggetto, scenario e struttura narrativa. Der Himmel über Berlin di Wim Wenders sovrappone città visibile e presenza invisibile degli angeli, osservazione dei vivi, solitudine, desiderio d’incarnazione e attraversamento fra condizioni dell’esistenza. Lola rennt di Tom Tykwer ripete lo stesso intervallo temporale attraverso possibilità alternative; Good Bye, Lenin! ricostruisce artificialmente un mondo scomparso; Das Leben der Anderen entra nel sistema nascosto della sorveglianza della DDR; Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo esplora il sottosuolo sociale della città divisa; Sonnenallee lavora sulla vita quotidiana presso il Muro; Babylon Berlin ricostruisce la metropoli di Weimar attraverso politica, criminalità, sessualità, trauma e vita notturna. Musica e arti: Berlin è stata centro di cabaret, espressionismo, Neue Sachlichkeit, elettronica, punk, industrial, techno e culture underground. La città divisa produsse circuiti artistici distinti ma comunicanti; dopo il 1989 edifici e spazi lasciati vuoti facilitarono nuove culture musicali e notturne. Potsdam-Babelsberg aggiunge scenografia, cinema, composizione e arti audiovisive, facendo dell’area Berlin-Brandenburg un laboratorio nel quale immagine, suono, tecnologia e trasformazione urbana si intersecano. Sport: Hertha BSC, fondata nel 1892 e legata per nome a un battello bianco-blu sul Wannsee, rappresenta la tradizione calcistica di Berlin-Ovest e gioca all’Olympiastadion; 1. FC Union Berlin deriva invece dalla tradizione calcistica di Berlin-Est e Köpenick. La coesistenza delle due grandi identità calcistiche conserva, in forma mutata, una geografia culturale segnata dalla precedente divisione cittadina. Risonanza 8.8: il territorio offre una concentrazione insolita di fratture e ricomposizioni documentate: città distrutte e ricostruite, confini spostati, sistemi politici sostituiti, Berlin fisicamente divisa e poi riunita, quartieri separati dal Muro, miniere trasformate in laghi, identità linguistiche minoritarie sopravvissute all’assimilazione, siti di repressione convertiti in luoghi di memoria. Der Himmel über Berlin aggiunge la soglia fra visibile e invisibile; Lola rennt realtà alternative; Babelsberg inaugura la propria storia cinematografica con Der Totentanz e produce poi Metropolis, città sotterranea e verticale dominata dalla divisione sociale. Seelow, Sachsenhausen, il Berliner Mauer e i paesaggi post-minerari rendono morte, separazione, controllo, memoria e trasformazione elementi inscritti anche nel territorio fisico. Multidimensionalità: Berlin possiede inoltre una storia autonoma di ricerca esoterica. Il circolo teosofico berlinese invitò Rudolf Steiner a tenere conferenze dal 1900; nel 1902 Berlin divenne sede della nuova Deutsche Sektion der Theosophischen Gesellschaft, guidata da Steiner e Marie von Sivers, e il nucleo berlinese proseguì poi nell’Anthroposophische Gesellschaft. Cinema e letteratura hanno sviluppato in parallelo una Berlin popolata da angeli, doppi, fantasmi, temporalità alternative e realtà sovrapposte. Der Himmel über Berlin costituisce il riferimento più netto: gli angeli attraversano una città ancora divisa ascoltando pensieri invisibili ai suoi abitanti, mentre il passaggio di Damiel alla condizione umana trasforma la soglia fra osservatore incorporeo e vita fisica nel centro stesso del racconto. In Brandenburg, tradizioni sorabe/wendiche, metamorfosi del paesaggio, cultura memoriale e la lunga storia cinematografica di Babelsberg ampliano questa ricerca oltre il solo spazio metropolitano.
Sigillo: una forma a “S” rovesciata all’interno di un quadrato. Questo sigillo supporta l’apice del rilascio e del perdono. Implica l’incessante attenzione a lasciar andare le lamentele, con la ferma consapevolezza che nessuna interazione con lagnanze ed emozioni è possibile, a parte il loro rilascio incondizionato. Lo scopo delle relazioni orizzontali è generare lamentele. Il sigillo allinea saldamente tali rimostranze all’asse verticale. Admission Programme: 291090 – 8.8 “When the load of Graha in Sector 8 is uncontainable, move immediately into the Vertical Hub of the Core Template Sphere and allow the Graha for Sector 8 to come out in its unexpurgated expression, while the Operators of the Sacred Cone Circle intimately and lovingly surround it and you. Be a delegate for the need of sharing and closeness, allowing a vast repertoire of secrets to unveil, together with the ongoing programming of curses flowing in the circuit of the mind. Then position yourself into the Horizontal Hub of Sector 8, releasing the complete scale of its basic expressions.” Induction Programme: 111196 – 8.8 Weird beings speak in a way that does not make any sense. I am swept away by the stream and I see strange objects moving around. As I dream I remember to look at my hands. I see them with totality and a door begins to open. Very strong images appear. I call the Guides and Volfa. Then I become aware that someone is coming in the ordinary reality: it is my father, who turns on the light. I tell him to go away because I am doing a practice in darkness. I return to ordinary reality. Pahekarubhe 1: PR – 181198-8.8: Celebration of the death ritual in Quiumakai with the presence of the complete assembly. Through the potion I revisited the scene of the valley of the skeletons and I was reminded about my power to transform all this in miracles. It is about sending Graha, releasing them and employing them to manifest the Intent. No interaction with Graha is possible apart from their release. This means being silent, avoid interaction and release the temptation to see grievances as real. It is about being blind about them. It is in relationships that Graha thrives, and it is necessary to operate on the related Graha.
Libro di preghiere provvisorie:
Oh morte d’oro, ti festeggio,
mentre vago per la valle degli scheletri,
Mi viene in mente la tua gloria redentrice,
astenermi da qualsiasi interazione con Graha,
quindi benedicili nella loro promessa originale,
cosa hanno protetto i pionieri nei loro cuori,
che porta la pace sovrana!
Atlante Stati Handoriani: 8.8 – Hirlanah – Hirlan Nation of Frianh. Nazione dominante delle dodici Nazioni Unite di Handor, occupa un territorio vasto, ampliato nel tempo con l’annessione di aree già appartenenti all’Impero di Gober. Gran parte dello sviluppo urbano e infrastrutturale prosegue sotto livello 0, con insediamenti spesso bassi in superficie ma estesi in profondità. La nazione gravita su Handor Frianh, capitale statale di UNH e centro imperiale, seconda ipermetropoli del Sistema dopo Harte per estensione fisica ma riconosciuta dalla IV era come maggiore ipermetropoli amministrativa unitaria: Harte comprende dodici metropoli-nazioni, mentre Handor Frianh dipende da un’unica amministrazione. Antica entità autonoma associata al potere oscuro, Frianh fu separata da Handor, associato al potere della luce; con Ukobarn 8.1, Uturiano 8.2, Utrimanic 8.3 e Hurzand 8.4 costituiva il territorio originario dello Stato di Friaan, poi divenuto il maggiore Stato del Sistema Handoriano. Handor Frianh è organizzata attorno a Ur Frianh, struttura conica colossale circondata dall’Umkreis, dodici piramidi nere. Frianh City comprende Ur Kreis, Ur Frianh e Palazzo Imperiale; Hauptbuch, centro-nord, forma la metropoli-biblioteca, elevata e profonda, con edifici alti e sottili disposti in verticale; Hierarch completa i tre grandi nuclei centrali. Heilbuch costituisce il distretto iniziatico con dodici monasteri e tre templi; Unteradler il centro commerciale. Dalla versione 3.2 Handor Frianh ospita inoltre il Distretto Handoriano di Handor Frianh City, emanazione ausiliaria del Treka. Governo nazionale affidato al Frianhmeister. 8.8.1 Hannah Hamzah – Handelsbrauch: prima Trinità, connessa al sistema di scambio e accesso della nazione attraverso Handelsbrauch. Occupa una fascia di transizione fra nucleo metropolitano e territorio esterno e concentra funzioni di passaggio, distribuzione e regolazione dei flussi diretti verso Handor Frianh. Lo sviluppo verticale ridotto in superficie prosegue attraverso livelli inferiori collegati alla rete frianiana. 8.8.2 Hu – Hirlanu High Hu: area dominata da Hirlanu High Hu, struttura di riferimento della Trinità. L’assetto combina zone aperte e nuclei concentrati, con collegamenti profondi verso rete centrale e territori acquisiti durante l’espansione nazionale. La sua posizione ne fa una delle interfacce fra antico territorio frianiano e ampliamenti successivi. 8.8.3 Uhu – Healing & Faith, Huh: Trinità centrata sui complessi Healing & Faith e Huh. Funzioni di cura e fede convivono con strutture sotterranee inserite nella rete profonda nazionale. Gli insediamenti di superficie mantengono scala contenuta, mentre livelli inferiori ospitano gran parte delle connessioni e degli spazi operativi. 8.8.4 Urau – Ubah, Huhu, Umah, High, Hugh: territorio policentrico formato da Ubah, Huhu, Umah, High e Hugh, con nuclei distinti collegati in profondità. La distribuzione insediativa differisce dalla forte concentrazione di Handor Frianh e articola un sistema di centri bassi, accessi verticali e percorsi interni. Appartiene al nucleo storico più vasto dello Stato di Friaan e mantiene collegamenti con le altre nazioni derivate dal territorio originario. 8.8.5 Uriah – Urach, Halah, Hinzu, Horch, Hatch, Hirsh, Urith: una delle Trinità più articolate, organizzata attraverso sette nuclei. Urach e Urith segnano poli estremi della rete locale; Halah, Hinzu, Horch, Hatch e Hirsh distribuiscono funzioni e collegamenti fra superficie e livelli inferiori. L’ampiezza del sistema insediativo mostra il modello frianiano di territorio esteso in profondità senza corrispondente densità verticale esterna. 8.8.6 Hurrah – Hamzah: Hamzah costituisce capitale della Trinità; Hitesh, Hafsah, Ulrich, Unmesh, Hierzu, Halwah, Hadith, Hallah, Hanoch e Ubadah formano una rete densa di centri secondari. La pluralità dei nuclei rende 8.8.6 uno dei settori più strutturati fuori dal distretto centrale. Collegamenti interni convergono su Hamzah e proseguono verso la rete profonda di Handor Frianh. 8.8.7 Halimah – Hamidah: Hamidah governa una rete comprendente Hanifah, Habibah, Halimah, Hasmukh, Udghosh, Upakash, Hautnah, Hasinah, Ubaidah e Halavah. La Trinità presenta forte frammentazione locale ma integrazione sotterranea, con centri autonomi in superficie collegati da infrastrutture interne. Halimah conserva il nome dell’autorità territoriale, mentre Hamidah esercita funzione di capitale e nodo di convergenza. 8.8.8 Hadhirah – Herzlich: settore centrale della nazione e accesso diretto al sistema metropolitano di Handor Frianh. Herzlich è capitale della Trinità; Heinrich, Hudhafah, Hellgrau, Unterbau, Hiccough, Haftarah, Hosannah, Harleigh e Hazaiah ne articolano la rete. Hadhirah, capitale nazionale, sorge all’estremità nord-est dell’ipermetropoli e costituisce sede dell’autorità di Hirlanah. Unterbau segnala uno sviluppo interno coerente con la vasta infrastruttura sotto livello 0; la Trinità costituisce cerniera fra amministrazione nazionale, ipermetropoli e distretto della capitale. 8.8.9 Haselbach – Holograph: Holograph costituisce capitale e nucleo dominante di una Trinità meno frammentata, organizzata attorno a un centro principale e alle sue estensioni profonde. La struttura urbana privilegia continuità interna e sviluppo verticale sotto superficie, mantenendo un profilo esterno più contenuto rispetto ai grandi complessi di Frianh City. 8.8.10 Hinderlich – Hallelujah: Hallelujah governa la Trinità comprendente Hieroglyph, Heresiarch e Hippogryph. I quattro nuclei formano un sistema compatto nel quale scrittura, trasmissione, autorità e forme composite caratterizzano la toponomastica territoriale. I collegamenti profondi consentono passaggi interni fra centri che in superficie mantengono identità separate. 8.8.11 Herrentisch – Ultrafrianh: Ultrafrianh costituisce capitale di una Trinità direttamente legata all’estensione del sistema frianiano oltre il nucleo storico. Healing as the Recognition of Truth e Horseradish sono i principali nuclei documentati. Il nome Ultrafrianh identifica il carattere di prosecuzione territoriale oltre Frianh propriamente detta e acquista rilievo dopo l’ampliamento della nazione nei territori già appartenenti all’Impero di Gober. 8.8.12 Haselstrauch: Trinità esterna con struttura documentata più scarna; Haselstrauch costituisce riferimento territoriale principale. La sua posizione entro l’area ampliata di Hirlanah ne fa parte del sistema periferico che estende la nazione oltre l’antico nucleo frianiano. Ulteriori articolazioni restano da definire sulla base della cartografia canonica. 8.8.0 URHADHIRAH – Distretto della capitale: unità territoriale della capitale nazionale, connessa a Hadhirah e al settore nord-est di Handor Frianh. Costituisce interfaccia fra amministrazione di Hirlanah e governo dell’ipermetropoli, senza coincidere con l’intera Handor Frianh, la cui scala supera quella della singola Nazione. 8.0.0 UNH FRIANH – Handor Frianh: capitale delle Nazioni Unite di Handor e del relativo impero, comprende Ur Frianh, Hauptbuch e Hierarch come nuclei maggiori. Ur Frianh e le dodici piramidi nere dell’Umkreis costituiscono il centro monumentale; Hauptbuch sviluppa la grande infrastruttura bibliotecaria verticale; Heilbuch concentra dodici monasteri e tre templi; Unteradler ospita il centro commerciale. Quasi un terzo dell’ipermetropoli si estende sotto livello 0. Dalla IV era il nome Handor Frianh sostituisce Frianh e formalizza la funzione assunta dall’antica metropoli nella struttura imperiale di UNH. Il sigillo 8.8, forma a S rovesciata entro un quadrato, opera sul rilascio e perdono, allineando all’asse verticale il carico generato dalle relazioni orizzontali; Admission, Induction e Pahekarubhe documentano rilascio di Graha, emersione dei segreti, pratica nell’oscurità, sogno lucido, passaggio fra realtà ordinaria e non ordinaria, rituale di morte e trasformazione del materiale liberato in funzione dell’Intento.
Riferimento degli Stati Handoriani
Nazioni Unite di Handor (UNH), Hirlanah – Hirlan Nation of Frianh. Frianh è la nazione dominante delle 12 Nazioni Unite di Handor. Le nazioni di UNH sono enormi rispetto a quelle di altri Stati, tanto che possono essere considerate stati negli Stati. Considerando che la maggior parte del territorio frianiano ha sviluppi coerenti anche al di sotto della sua superficie, questo rende UNH uno stato unico. In effetti c’era un tempo in cui Friaan e Handor erano due entità completamente separate, una (Friaan), incorporava il potere oscuro, mentre Handor risuonava con il potere della luce. Questa nazione – insieme a Uturiano (8,2), Hurzand (8,4), Ukobarn (8,1) e Utrimanic (8,3) – fa parte del territorio originale dello Stato di Friaan, che in seguito si è sviluppato come il più grande Stato del Sistema Handoriano. La capitale nazionale è Hadhirah, sita nell’estremità nord-est dell’Ipermetropoli di Frianh (ora chiamata Handor Frianh), la capitale statale di UNH e del suo impero. Frianh è la seconda più grande metropoli nel Sistema degli Stati Handoriani, dopo Harte (quasi un terzo di Harte). Ufficialmente tuttavia, dalla IV era, è riconosciuta come la più grande ipermetropoli, in quanto Harte consta amministrativamente di 12 metropoli-nazioni, mentre Frianh ha un’unica amministrazione. Dalla IV era ha cambiato il suo nome in Handor Frianh. Le sue caratteristiche principali sono l’Umkreis, 12 enormi piramidi nere che circondano l’Ur Frianh, una colossale struttura conica. Quasi un terzo di Frianh si sviluppa sotto il livello 0, e con l’esclusione di Frianh City (comprendente Ur Kreis, con le 12 piramidi e Ur Frian, sede del Palazzo Imperiale), Hauptbuch e Hierarch, la maggior parte degli edifici è bassa rispetto agli altri centri Handoriani, sebbene siano assai profondi. Dalla versione 3.2 Frianh ospita il Distretto Handoriano di Handor Frianh City, un’emanazione ausiliaria del Treka. Hauptbuch, l’area centro-nord di Frianh, la metropoli biblioteca, elevata e profonda, è caratterizzata da alti e sottili edifici disposti verticalmente. Heilbuch è il distretto iniziatico che comprende dodici monasteri e tre templi. Unteradler è il centro commerciale. Frianh è retta dal Frianhmeister.
| Code | Authority | Capital | Squares |
| 8.8.1 | Hannah Hamzah | Handelsbrauch | |
| 8.8.2 | Hu | Hirlanu High Hu | |
| 8.8.3 | Uhu | Healing & Faith, Huh | |
| 8.8.4 | Urau | Ubah, Huhu, Umah, High, Hugh | |
| 8.8.5 | Uriah | Urach, Halah, Hinzu, Horch, Hatch, Hirsh, Urith | |
| 8.8.6 | Hurrah | Hamzah | Hitesh, Hafsah, Ulrich, Unmesh, Hierzu, Halwah, Hadith, Hallah, Hanoch, Ubadah |
| 8.8.7 | Halimah | Hamidah | Hanifah, Habibah, Halimah, Hasmukh, Udghosh, Upakash, Hautnah, Hasinah, Ubaidah, Halavah |
| 8.8.8 | Hadhirah | Herzlich | Heinrich, Hudhafah, Hellgrau, Unterbau, Hiccough, Haftarah, Hosannah, Harleigh, Hazaiah |
| 8.8.9 | Haselbach | Holograph | |
| 8.8.10 | Hinderlich | Hallelujah | Hieroglyph, Heresiarch, Hippogryph, |
| 8.8.11 | Herrentisch | Ultrafrianh | Healing as the Recognition of Truth, Horseradish |
| 8.8.12 | Haselstrauch | ||
| 8.8.0 | URHADHIRAH | ||
| 8.0.0 | UNH FRIANH | Handor Frianh | Ur Frianh, Hauptbuch, Hierarch |
Unità territoriale provvisoria:
REGIONE D8-8: Brandeburgo
D8-8: GERMANIA, Berlino (8). BRANDENBURG, Potsdam; Havelland: Rathenow (6); Frankfurt Oder, Oder-Spree: Beeskow (1); Cottbus; Spree-Neiße: Forst (Lausitz) (2); Dahme-Spreewald: Lübben (Spreewald); Teltow-Fläming: Luckenwalde (3); Elbe-Elster: Herzberg; Oberspreewald-Lausitz: Senftenberg (4); Brandenburg an der Havel; Potsdam-Mittelmark: Belzig (5); Prignitz: Perleberg (7); Ostprignitz-Ruppin: Neuruppin (9); Barnim: Eberswalde; Oberhavel: Oranienburg (10); Uckermark Prenzlau (11); Märkisch-Oderland: Seelow (12).
0-2½ ° Scorpione; Scorpio / Scorpio; Scorpione / Plutone.
Alemanne Pradesia: Berline Prasamaya. UNH, Hirlanah.
Il Brandeburgo è diviso in 14 distretti rurali (Landkreise):
Berlino è suddivisa in dodici distretti (Bezirke), ma prima della riforma amministrativa di Berlino del 2001 ce n’erano 23.
SEMINARI: Binary 8.8, 141123, The Binary System, 14 novembre 2023: 8.8 rappresenta l’apice del rilascio e del perdono, con un’attenzione incessante a lasciare andare rancori, giudizi e attaccamenti. «Lo scopo delle relazioni orizzontali è generare rancori e separazione. Lo scopo di 8.8 è provvedere al rilascio di queste emozioni e rancori verticalmente». Il rilascio deve quindi avvenire interiormente, nel rapporto con la propria dimensione profonda e con la luce, anziché essere proiettato all’esterno. Ogni critica, giudizio o rancore impedisce questo processo: «Ogni critica, ogni giudizio, ogni rancore che provi verso qualcuno o qualcosa è un rancore verso di te». Anche quando il giudizio appare motivato da intenzioni positive, mantiene la coscienza nella separazione e contribuisce all’«inquinamento» del mondo. La pratica consiste nel respirare profondamente, raggiungere il centro del cuore e permettere che da quel punto il rilascio si estenda a tutto il corpo e, simbolicamente, a tutti gli esseri. 8.8 amplifica radicalmente le caratteristiche dello Scorpione: passione, determinazione, magnetismo, segretezza, ferite profonde e aspetti oscuri, ma anche il massimo potenziale di redenzione. È «il culmine dell’oscurità e dell’intensità», un apice di fermentazione e compostaggio: ciò che viene iniziato con un intento luminoso riceve il massimo livello di fertilizzazione. Per questo il buio non è soltanto qualcosa da eliminare, ma una materia che può essere trasformata e dalla quale possono emergere sviluppi inattesi di natura luminosa. 8.8 è una configurazione altamente controversa, perché porta alla superficie segreti e aspetti inaccettabili non soltanto per la coscienza umana ordinaria, ma anche per quella che si considera alternativa. Lo Scorpione governa la zona di transizione fra la realtà ordinaria e quella multidimensionale, dove risiedono contenuti che la coscienza umana tende a non voler riconoscere. La congiunzione Sole–Luna in Scorpione incorpora simbolicamente la Luna Nuova in Scorpione, indipendentemente dalla fase lunare effettivamente presente nel tempo lineare. Quando 8.8 è attivo, ripropone quindi nella coscienza le caratteristiche del novilunio e può essere utilizzato in qualunque momento. È una possibilità preziosa per riconoscere e sentire le proprie paure, ferite, rancori e ombre più profonde: «Il riconoscimento e l’esperienza di tali aspetti oscuri conduce ad un effettivo rinnovamento dell’essere». Per accedere a questo processo occorre essere disposti a lasciare il controllo e l’attaccamento alla prospettiva separata sulla quale sono costruiti i condizionamenti sociali e religiosi dominanti. Entrare nella zona d’ombra consente di raggiungere «antichissime radici» e di rafforzare le fondamenta per manifestazioni luminose inattese. 8.8 conduce al confine del mondo, al punto nel quale la realtà consensuale fondata sulla separazione arriva al proprio capolinea. Qui sono esposti inganni, menzogne e segreti: «entri nella tana in cui sono occultati i segreti» e al confine incontri ciò che sei realmente. L’acqua dello Scorpione è descritta come acqua fermentata e combustibile, capace di bruciare le falsità e rivelare ciò che si trova dietro di esse, anche quando la verità è amara, inaccettabile o costituisce un tabù. Il confine del mondo è quindi un punto di rottura: per l’identità umana frammentata è un evento di morte radicale, mentre dalla prospettiva della vera identità è il passaggio verso la luce. «Quello che trovi al confine del mondo è indicibile. Lo percepisci in tutto il tuo essere: massimo livello di oscurità che rivela una luce indicibile a livello umano». La realtà consensuale basata sulla separazione attraversa qui una crisi inesorabile; la percezione di 8.8 cambia radicalmente a seconda che sia osservata dalla prospettiva della separazione o da quella dell’unità. Il mondo visibile e gli esseri umani che lo abitano sono descritti come proiezioni precarie di identità esistenti in mondi paralleli, ai quali il paradigma ordinario non consente accesso. La «pandemia» fondamentale è proprio questa proiezione incessante, che espelle e frammenta l’essere in un mondo fondato sulla separazione. Ogni corpo, dalla prospettiva di 8.8, è soggetto a una condizione incurabile destinata alla sofferenza e alla morte; l’umanità continua a prolungare il proprio isolamento attraverso l’illusione e l’inganno riguardo a ciò che realmente è. «Questo mondo è in uno stato permanente di isolamento e lockdown». 8.8 è crudo e spietato nell’esporre questa verità, ma la mantiene anche segreta, perché i suoi contenuti non possono essere comunicati pienamente attraverso il linguaggio umano. I segreti di 8.8 possono essere sentiti e percepiti emotivamente, ma non adeguatamente tradotti in parole: «Questa è la grande tragedia di 8.8». Una conoscenza pienamente espressa potrebbe persino determinare la fine della realtà attuale e dell’umanità per come è stata finora concepita. Per questo 8.8 mantiene una natura segreta, controversa e ambivalente. La fine dell’umanità può apparire, a seconda della prospettiva, come il disastro più grande possibile oppure come l’evento più felice possibile. 8.8 è consapevole di entrambe le prospettive e per questo può apparire conflittuale, segreto e persino «doppio giochista». Non è possibile comprenderne pienamente la natura senza averne avuto un’esperienza diretta e senza averne conservato una memoria vivida. Il binario, tuttavia, non appartiene esclusivamente a chi lo possiede nella carta natale: «8.8 rivela uno spazio che è presente in ciascun individuo». Esso contiene contemporaneamente la massima sofferenza, devastazione e oscurità dell’esistenza umana e i suoi aspetti più luminosi, estatici e liberatori. Per questo, quando qualcosa o qualcuno appare oscuro e negativo, non bisogna fermarsi al giudizio: «dietro potrebbe esserci qualcosa di completamente opposto e incredibile, così come viceversa». Il punto di rottura dello Scorpione può essere raggiunto fino a oltrepassare il limite. «8.8 raggiunge il punto di confine che è un punto di rottura e si lascia proprio spingere verso quel punto». Quando si oltrepassa il punto di rottura, può emergere la vera voce di 8.8, «come un tuono, fa tremare la terra». Questo è anche il momento in cui la persona riconosce di essere stata bloccata o paralizzata e può finalmente rialzarsi e vedere con chiarezza. Ma 8.8 è soprattutto uno spazio di solitudine immane: la solitudine di entrare in una realtà incomprensibile e terrorizzante che è simultaneamente uno spazio luminoso; la solitudine di percepire in ogni aspetto della vita il suo opposto, cioè la morte, e nella morte la vita; la solitudine di conoscere una verità che non è possibile condividere con gli altri attraverso il linguaggio ordinario. «La solitudine di cogliere una verità che non è possibile condividere con nessuno ma che tuttavia tira a porta con tutti profondamente al di là delle apparenze di quello che sembra accadere». Il dolore occupa un posto centrale: negli stretti varchi del dolore si apre l’accesso al mistero e al senso della vita. La sofferenza non è considerata fine a sé stessa, ma può diventare il portale del risveglio. Attraverso Amedeo Rotondi, FS riprende l’idea che ogni valutazione degli avvenimenti debba tenere conto del servizio che essi rendono all’evoluzione dell’anima. Il significato del dolore non può essere compreso se si rimane esclusivamente in una concezione zoologica e materialistica dell’essere; allo stesso modo, il pessimismo che considera il dolore come fine a sé stesso ignora la possibilità di una serenità che può esistere anche dentro la sofferenza. L’essere umano è in una dimensione di passaggio e deve liberarsi dei pesi dai quali è schiacciato; la sofferenza può quindi richiamare al progresso e alla ricerca. Lo scopo della vita è raggiungere serenità, pace e armonia attraverso il superamento dell’ignoranza e la purificazione dagli errori, ma la condizione fondamentale è l’amore per tutti gli esseri. La nascita è descritta come «il sonno dell’anima», l’oblio, mentre la morte è il risveglio. Con 8.8 e con i binari del ciclo dello Scorpione si raggiunge quindi la sala d’attesa del risveglio, dove il sonno dell’anima comincia a dissolversi. Occorre diventare progressivamente consapevoli di essere stati addormentati nella realtà consensuale, insieme agli altri esseri umani che condividono lo stesso oblio. «Gli esseri umani si muovono dimentichi della loro effettiva vita per cui vivono un sonno che è morte». Anche durante questa stessa vita possono verificarsi brevi momenti nei quali si riconosce la natura ingannevole del mondo; poi, però, la memoria si perde e si ritorna al sonno. Il risveglio comincia quando si riesce a trattenere almeno «un frammento di presenza reale». Nel processo di risveglio si recuperano inoltre le parti frammentate di sé che sono state proiettate nelle persone significative incontrate durante la vita: «Mentre ti risvegli recuperi i pezzi frammentati di te stesso sparsi in tutte le persone». Con ogni respiro è possibile recuperare questi frammenti e «riempire il vuoto della separazione con la pienezza dell’amore e dell’unità». L’immagine del giardino di rose rappresenta questo spazio di amore integro: non l’amore superficiale degli innamorati, ma l’amore che mantiene l’essere integro, permette di attraversare il peggio che la vita può offrire e consente di riversare all’esterno ciò che di migliore si riceve. 8.8 è anche il Capolinea del Tempo: il punto nel quale finiscono gli inganni, le illusioni, la linearità temporale, la vita irreale, il sonno e la morte. L’orologio è descritto come «quell’oggetto inutile che misura falsamente il tempo accordato alla vanità umana»; le sue lancette misurano convenzioni che non possono contenere il vero tempo, che scorre a una velocità mortale che nessun orologio può misurare. La pratica consiste nel «lasciare andare il mondo del tempo» ed entrare nel non-tempo, in uno spazio nel quale può esistere ciò che si desidera realmente: meraviglia, pace, armonia e amore, al di là di ciò che la realtà consensuale prescrive di desiderare. Si entra in questo spazio e vi si rimane, tornando al mondo ordinario soltanto per il tempo necessario a rilasciarlo progressivamente, fino a permettere che svanisca «come un sogno di qualcosa che non è mai esistito». Ciò che rimane è la propria presenza nel mondo reale, il mondo oltre il tempo e oltre la condizione umana descritta da 8.8 come «un totale incubo, totale assurdità e perversione». Questo passaggio oltre il tempo implica anche il passaggio oltre la morte. Perciò «non temere la morte»: dopo la morte rimane soltanto ciò che è reale e autentico. E ciò che è reale è l’amore incondizionato, la passione di cui lo Scorpione si nutre fino alla morte e oltre la morte. Il tema della morte non è quindi separato da quello dell’amore: «dopo la morte, solo quello che c’è di reale rimane. E ciò che di reale è l’amore, l’amore incondizionato». 8.8, essendo un doppio binario, contiene una sintesi di tutti i binari del proprio ciclo e ne rappresenta l’essenza. Il ciclo dello Scorpione non dipende dal ciclo stagionale: come tutti i cicli, è attivo sempre e non è fondato sul tempo. La funzione dello Scorpione può quindi essere esercitata in ogni momento, mentre nel ciclo stagionale è semplicemente più enfatizzata per favorire il radicamento interiore della sua essenza. Il punto decisivo è il Settore 8, che comporta un rilascio verticale di emozioni forti e dei loro effetti sul piano fisico e mentale. «Questo rilascio deve avvenire verticalmente, e non orizzontalmente, interiormente e non esteriormente». Quando il rilascio avviene orizzontalmente, attraverso la proiezione esterna, produce gli orrori, i conflitti, le disperazioni e gli incubi del mondo. Il rilascio dello Scorpione è invece un processo spirituale interiore e richiede la capacità di transennare l’area di rilascio. Quando il rilascio avviene interiormente, «rafforza la luce». Il metodo respiratorio è semplice ma radicale: inspirare profondamente riempiendosi della presenza della luce; espirare lasciando che la luce si muova verso l’esterno; poi inspirare dal mondo esterno tutto ciò che appare spiacevole o avverso — tensioni, rancori, inganni, difficoltà nelle persone, nei luoghi e nelle situazioni — e trasformarlo in luce durante l’espirazione. «Qualunque tensione sia rilevata dalla tua percezione esterna che dal tuo mondo interiore sia aspirata, portata verso di te, verso il centro del cuore, e verticalmente diretta, interiormente, fino a raggiungere il punto estremo della luce, quello più remoto, nel buio più profondo». Il buio percepito fisicamente, emotivamente e mentalmente è quindi inspirato e diretto verso il centro; la luce lo trasforma e viene poi espirata. Si realizza così una fagocitazione interiore del buio e un’estermazione della luce: input di oscurità, output di luce. Questo è il paradosso fondamentale dello Scorpione: «Nel buio sei nelle radici della luce, dove la luce è generata». Il buio non è quindi soltanto assenza di luce, ma la sua anticamera e il luogo nel quale sono contenute le sue radici. «Senza questo buio, queste radici, non ci può essere luce». Perdere la consapevolezza di queste radici rende lo Scorpione un’esperienza devastante, il massimo livello di dolore; riconoscerle significa invece comprendere che si è nel buio proprio «per facilitare l’emergenza della luce». Ogni respiro può partecipare a questo processo. «Ogni respiro serve a questo scopo»: prendere dentro il buio, la separazione, i rancori e gli inganni del mondo, non proiettarli più fuori, ma portarli nel punto alchemico di trasformazione. La trasformazione, però, non è responsabilità dell’individuo: «La trasformazione è fatta dalla luce, da Dio, dal divino». Il compito umano è preparare il terreno, assorbire e dirigere; la trasformazione appartiene alla luce. Lo Scorpione è per questo definito «il sistema fognario a livello multidimensionale», il sistema che gestisce il materiale di scarto soprattutto emotivo e mentale. Non è sempre possibile vederlo, ma lo si sente; può apparire proiettato nelle sciagure, nei disastri e anche in ciò che attrae ossessivamente nel mondo esterno. Questo materiale viene riportato dentro e rilasciato nella luce: «Lo Scorpione è il sistema fognario della luce». Se questo sistema viene gestito correttamente, «non puoi altro che essere luce». È il paradosso scorpionico: «essendo nel buio diventa luce». La luce può quindi entrare nelle massime profondità dell’oscurità proprio perché non la nega, ma la attraversa e la trasforma. In questo contesto FS richiama la Lezione 61 di Un corso in miracoli, «Io sono la luce del mondo». L’affermazione non è orgoglio, arroganza o autoinganno e non descrive il concetto di sé costruito dall’ego; riguarda invece «te così come sei stato creato da Dio» e afferma semplicemente la verità. L’ego può interpretare questa idea come vanagloria perché confonde l’umiltà con l’autodegradazione. La vera umiltà consiste nell’accettare la funzione assegnata da Dio e non assumerne un’altra. «Non è umiltà insistere di non poter essere la luce del mondo se questa è la funzione che Dio ti ha assegnato». Accettare questa funzione è un passo verso il proprio ruolo nella salvezza e verso il riconoscimento del potere ricevuto di salvare gli altri. In 8.8, come in tutte le 144 combinazioni del Sistema Binario, nelle radici è presente una dichiarazione di amore incondizionato che a un certo punto può emergere, rivelando la propria luce e il proprio potere. Proprio nel punto più profondo del buio, della paura, dell’orrore e del dolore, si trova la possibilità concreta di incontrare questo amore. «Nel culmine del buio, della paura, dell’orrore, il buio, la paura, l’orrore, spariscono». L’accesso richiede di avvicinarsi alla fonte della luce senza bisogno di chiedere scusa, riconoscendo di essere degni di questa presenza. «Puoi camminare attraverso la tempesta». L’accettazione è la chiave della libertà: accettare ciò che è, qualunque cosa sia, diventa il punto di accesso a ciò che realmente siamo e all’essere amati incondizionatamente. Aprire il cuore permette alla luce di iniziare il proprio movimento. Il lavoro di 8.8 si conclude quindi nel riconoscimento che il massimo buio contiene le radici della massima luce; che il dolore può essere il portale del risveglio; che il rilascio deve essere verticale e non orizzontale; che ogni rancore, giudizio e separazione devono essere portati interiormente al centro e affidati alla trasformazione della luce; che il tempo lineare può essere lasciato andare verso il non-tempo; che la morte non deve essere temuta perché ciò che è autentico sopravvive; e che, alla radice di ogni binario, esiste l’amore incondizionato. 8.8 è dunque il capolinea della separazione e contemporaneamente la soglia della luce: il punto nel quale l’identità frammentata può sperimentare una morte radicale, mentre la vera identità si avvicina al proprio risveglio e alla propria unità.

