Esponente/Modello: ricerca della verità mediante prospettive non convenzionali, tradotta in un percorso di risveglio e trasmissione spirituale.
9.11 (Sagittario/Acquario)
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Numero: 107. Gradi: 5°-7½° Sagittario. Segni: Sagittario/Acquario. Case: IX/XI. Pianeti: Giove/Urano. Polarità: positiva/positiva. Elementi: fuoco/aria. Qualità: mutevole/fissa. Aspetto: sestile. Fase: crescente. Anatomia: fianchi, cosce, fegato; caviglie, sistema circolatorio. Colori: blu/viola. Modulazione: Avventuriero Rivoluzionario. HSS: Vanjuli: Varauny. Spirito: Nivaya Uriah. PTU: Lettonia. Lettere: I/J – V/W, L/Y.
Pregi: abbondanza, innovazione, rivoluzione. Rancori: devastazione, shock, sommossa. Temi: portale, salto quantico.
Individui: Edwin Abbott Abbott (Le); Marina Abramović (Ar); Louise-Victorine Ackermann (Le); Louisa May Alcott (Le); Eben Alexander (Le); Woody Allen (Sp); John Banville (Le); Andrew Carnegie (Ep); Matthieu Chedid (Mu); Joe Dante (Sp); Daskalos (Sa); Manuel de Falla (Mu); Philip Kindred Dick (Le); Paolo Giordano (Le); Amy Grant (Mu); Friedensreich Hundertwasser (Ar); Joel Kinnaman (Sp); Paul Klee (Ar); Zacharias Kunuk (Sp); John Malkovich (Sp); Margaret Mead (Fp); Franco Nero (Sp); Emeric Pressburger (Sp); Rainer Maria Rilke (Le); Mike Scott (Mu); Laurence Sterne (Le); Rosemary Sutcliff (Le); Alain Tanner (Sp); Antoni Tàpies (Ar); Stefan Zweig (Le).
Nel sistema astrologico binario, il Sole in Sagittario (9) e la Luna in Acquario (11) costituiscono il binario 9.11 o il numero binario 107.
Nel sistema astrologico binario, il Sole in Sagittario (9) e la Luna in Acquario (11) costituiscono il binario 9.11 o il numero binario 107. 9.11 mescola il Fuoco mutevole con l’Aria fissa, integrando l’ottimismo, l’immediatezza, l’entusiasmo e le qualità del Sagittario con l’originalità, inventiva, la libertà e i dati prevalenti dell’Acquario. La risonanza con questo binario ha il potere d’ispirare le persone e d’innescare una creatività geniale e precipitosa. Affidabile, fedele e coraggioso, 9.11 opera come principale promotore di cause libertarie e rivoluzionarie, assumendo ruoli di leadership e attirando verso di sé molto interesse.
L’aspetto sestile tra Sagittario e Acquario offre un potenziale naturale di armonia sul piano dell’intesa mentale e della comunione spirituale, per cui il binario opera proficuamente sull’onda di un dinamismo visionario in cui ciascuna componente è in grado di esprimersi al meglio traendo vantaggi e stimoli dalle proprie diversità.
Quattro giorni dopo l’esatta Luna Nuova inizia la seconda metà della Luna Crescente. Continuano a emergere elementi significativi del potenziale della Luna Nuova. È una fase ricettiva, volta a raccogliere informazioni e prepararsi ad agire secondo l’Intento stabilito o percepito durante la Luna Nuova. In questa fase l’Intento multidimensionale viene a patti con la realtà ordinaria. La domanda qui è: “Come posso tradurre il mio Intento in un obiettivo comprensibile nella realtà tridimensionale?” L’impulso re per l’iniziazione tridimensionale viene prodotto in questa fase, che è quindi l’ideale per identificare e seminare chiaramente l’Intento. Questo è anche un periodo di digestione, analisi e pianificazione.
9.11 s’avvede pienamente della folle trance che caratterizza la realtà consensuale. Questo mondo è un sogno, per cui se leggi queste parole una cosa è certa: stai dormendo. Da un momento all’altro ti puoi svegliare e il sogno si può interrompere. Non si tratta di un’affermazione metaforica o simbolica. E c’è poco da sorprendersi perché ti è già successo tante volte, anche solo poche ore fa. Questo mondo a un certo punto scomparirà e proprio ti dimenticherai di esso. Tutti i suoi problemi assillanti si dissolveranno sparendo totalmente. Ti ritroverai da un’altra parte e di questa evenienza non ti sorprenderai nemmeno. Questo non accadrà in un futuro ipotetico e remoto, ma tra poche ore probabilmente quando scenderà la notte su questo finto giorno.
Questo mondo è un sogno, una totale illusione, ma il punto è che “quando due persone sognano lo stesso sogno,” come dice Philip K. Dick “esso cessa di essere un’illusione”. Quindi fai attenzione a chi c’è nel tuo sogno. Questa combinazione sole-luna raggiunge sfere assai controverse di consapevolezza riguardo la verità sul mondo in cui ti collochi ora, decisamente incompatibili con la realtà consensuale e le credenze dominanti. Eppure, non importa in cosa decidi di credere “la realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci” dice sempre lo scrittore Philip K. Dick, aggiungendo che “ciascuno di noi assume che tutti gli altri sappiano cosa sta facendo. Tutti credono che sappiamo cosa stiamo facendo. Niente sta succedendo e nessuno sa cosa sia. Nessuno nasconde nulla tranne il fatto che non capisce più nulla e desidera di poter tornare a casa”. Allora buon ritorno, magari anche tra poche ore e in un altro sogno, idealmente in buona compagnia.
9.11 ti confronta con l’accesso a una visione e verità profonda riguardo il significato della tua vita che va ben oltre la sfera individuale e che per definirsi e trasformarsi in realtà effettiva necessita di essere condivisa con anime affini. Dice l’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser “Quando sogniamo da soli è solo un sogno, ma quando molti sognano insieme è l’inizio di una nuova realtà”.
9.11 pullula di autori geniali che con disinvoltura si spingono oltre la percezione ordinaria, riuscendo tuttavia spesso a integrarsi ampiamente in essa. Essi sono ben oltre la mentalità del tempo in cui si collocano, per cui risultano in genere fraintesi, incomprensibili o di poco conto nell’epoca a loro contemporanea, raggiungendo grande popolarità solo più avanti nel tempo. Tra questi Edwin Abbott Abbott, autore di Flatlandia: Racconto fantastico a più dimensioni. L’opera narra la vita di un abitante di un ipotetico universo bidimensionale che entra in contatto con l’abitante di un universo tridimensionale:
Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio. Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: «del mio universo», ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.
Flatlandia è una parabola della nostra realtà separata. Noi viviamo in una realtà di terza dimensione. Da questa prospettiva possiamo comprendere la seconda dimensione, ma non siamo in grado di capire la quarta dimensione. L’atteggiamento umano verso la quarta dimensione è lo stesso che gli abitanti di Flatlandia, di seconda dimensione, hanno verso la nostra realtà di terza dimensione. Inoltre, in Flatlandia, parlare o promuovere la conoscenza di dimensioni più ampie della seconda dimensione è condannato, proibito o ridicolizzato, così come lo è per noi esseri umani riguardo altre dimensioni superiori:
Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.
BASE ASTROLOGICA: 9.11 corrisponde a Sole in Sagittario (positivo, Fuoco mutevole) e Luna in Acquario (positivo, Aria fissa), Casa 9 (C9) e Casa 11 (C11); Giove, governatore di Sagittario, è nel proprio domicilio, mentre Saturno, governatore tradizionale di Acquario, è anch’esso nel proprio domicilio; Urano è il governatore moderno associato a S11. S9 esprime espansione della coscienza, ricerca di verità e significato, fede, filosofia, insegnamento, viaggio, conoscenza superiore, sintesi e libertà; S11 orienta tali funzioni verso innovazione, individualità, gruppi, reti, futuro, riforma, libertà mentale e trasformazione delle strutture collettive. Giove amplia orizzonti e possibilità; Saturno organizza, stabilizza e dà continuità; Urano introduce discontinuità, invenzione e superamento degli schemi consolidati. Fuoco e Aria, entrambi positivi, favoriscono la cooperazione fra ispirazione, entusiasmo, pensiero e comunicazione: la ricerca di significato può così generare conoscenza condivisa, invenzioni e prospettive non convenzionali. La modalità mutevole di S9 sostiene esplorazione, movimento e adattamento; quella fissa di S11 concentra l’impulso su ideali, principi e progetti durevoli. In espressione unificante, visione e libertà individuale alimentano cooperazione, rinnovamento e continuità; in espressione separante, la ricerca può disperdersi in entusiasmo astratto o impedire la costruzione di reti stabili, mentre l’ideale collettivo può autonomizzarsi in rigidità ideologica, anticonformismo fine a se stesso o ribellione priva di orientamento. Sagittario e Acquario formano un sestile zodiacale di 60°, aspetto tradizionalmente armonico che favorisce intesa mentale, affinità spirituale e scambio fra prospettive differenti; il sestile effettivo Sole-Luna dipende tuttavia dalle posizioni planetarie. C9 riguarda conoscenza superiore, religione, filosofia, insegnamento, culture straniere e viaggi; C11 amicizie, associazioni, reti, aspirazioni collettive e progetti futuri. La relazione fra le Case estende la ricerca individuale verso comunità di affini e possibilità condivise, senza subordinare la visione al consenso del gruppo. Il rapporto Giove-Saturno può sostenere l’organizzazione di ideali e conoscenze, mentre Giove-Urano accentua innovazione, cambiamento improvviso e apertura a realtà non previste. Nella sequenza delle fasi lunari, 9.11 appartiene alla Luna crescente, circa quattro giorni dopo la Luna Nuova: fase ricettiva di raccolta delle informazioni, digestione, analisi, pianificazione e preparazione all’azione, in cui l’Intento emerso all’inizio del ciclo cerca una forma comprensibile e operabile nella realtà ordinaria. Il settore zodiacale 5°–7½° Sagittario corrisponde alla Dwadashamsha Acquario, terza divisione di 2°30′ del segno, governata tradizionalmente da Saturno; tale suddivisione precisa il rapporto fra espansione sagittariana e funzione acquariana senza coincidere con il sestile né con la fase lunare. L’insieme favorisce l’esplorazione di soglie percettive, la messa in discussione delle definizioni abituali della realtà, il salto di prospettiva e la condivisione di visioni innovative, mantenendo distinta l’apertura multidimensionale dall’identificazione con una verità o un’ideologia definitiva.
TEMI ESTESI — 9.11: [0] 9.11: chiave archetipica da cui derivano i temi formulati e potenziali, senza significato fisso né esaustivo, nelle loro espressioni unificanti e separanti. [1] Visione condivisa: una verità, un’intuizione o una possibilità che supera la sfera individuale acquisisce maggiore capacità di manifestazione quando viene riconosciuta e condivisa con persone affini. La visione comune può generare una nuova realtà. L’isolamento della propria intuizione o il conformismo impediscono una visione autenticamente condivisa. [2] Soglia della realtà: la ricerca di una prospettiva più ampia può spingersi fino ai confini della realtà codificata, dove le definizioni precedenti vengono messe in discussione. Si apre la possibilità di attraversare una soglia cognitiva mantenendo apertura e discernimento. L’attaccamento alla percezione abituale o la perdita disorientante di ogni riferimento possono ostacolare il passaggio. [3] Verità radicale e rivoluzionaria: la ricerca della verità sottopone a interrogazione le risposte ricevute dalla cultura, dall’ambiente e dai sistemi di credenza, fino a metterne in discussione i presupposti. La domanda autentica libera da risposte automatiche e favorisce una comprensione originale. L’accettazione passiva delle idee dominanti o la contestazione compulsiva di ogni verità possono sostituire la ricerca con nuove forme di dipendenza. [4] Libertà di coscienza: la libertà non consiste nello scegliere un’opinione contraria, ma nel riconoscere l’origine delle proprie idee e sospendere identificazioni automatiche, anche quando assumono forme anticonformiste. L’autonomia di pensiero consente di mantenere apertura verso prospettive differenti. Il conformismo ideologico o la ribellione dipendente da ciò a cui si oppone limitano la libertà ricercata. [5] Visione innovativa: la ricerca di possibilità incontra l’inventiva e produce nuove prospettive, soluzioni e forme di conoscenza, talvolta capaci di anticipare la mentalità dominante. L’innovazione orientata da una visione più ampia può mantenere originalità e capacità di comunicazione. La novità fine a sé stessa, l’incomunicabilità orgogliosa o il conformismo possono impedire lo sviluppo della visione. [6] Espansione della prospettiva: una situazione apparentemente senza soluzione può trasformarsi attraverso un cambiamento radicale del punto di vista e un ampliamento del contesto. Diventa possibile riconoscere alternative prima invisibili. La fissazione su un’unica interpretazione o la ricerca compulsiva di soluzioni irreali possono impedire una comprensione più ampia. [7] Saggezza multidimensionale: ciò che appare impossibile o inconcepibile può appartenere a livelli della realtà che superano i limiti della percezione ordinaria, aprendo nuove possibilità di conoscenza e interpretazione. L’apertura verso tali possibilità può accompagnarsi a discernimento fra ipotesi, esperienza e realtà verificata. Il riduzionismo percettivo o la perdita indiscriminata di discernimento possono ostacolare la ricerca. [8] Comunità di affini: la ricerca di verità e trasformazione può richiedere relazioni fondate su interessi, ideali e intenzioni condivise, nelle quali l’individualità rimane integra. La cooperazione fra persone autonome può orientarsi verso uno scopo comune senza annullare le differenze. La dipendenza dal gruppo, l’isolamento o la perdita dell’identità nel collettivo possono compromettere tale possibilità. [9] Trasformazione dei paradigmi: ciò che è consolidato può essere messo in discussione quando non corrisponde più alle possibilità emergenti e limita la ricerca di nuovi significati. Il cambiamento può liberare energie, conoscenze e forme di vita prima inaccessibili. La distruzione fine a sé stessa o l’immobilismo difensivo possono impedire una trasformazione significativa. [10] Ideali e realtà concreta: l’Intento emerso a livello visionario richiede traduzione, analisi e pianificazione per diventare operabile nella realtà ordinaria. La visione può tradursi in obiettivi comprensibili e azioni concrete. L’idealismo senza applicazione o l’adattamento che riduce la visione ai limiti del consenso possono impedirne la realizzazione. [11] Discontinuità e risveglio: un cambiamento improvviso può interrompere configurazioni percettive consolidate e rendere visibile ciò che prima rimaneva nascosto, aprendo nuove direzioni di ricerca. La discontinuità può diventare occasione di risveglio e trasformazione. Il trauma non elaborato o la ricerca compulsiva dello shock possono ostacolare l’integrazione dell’esperienza. [12] Futuro e possibilità: la coscienza si orienta verso ciò che ancora non appartiene alla realtà consolidata, riconoscendo che il futuro può contenere forme di esperienza non previste. L’apertura creativa può favorire nuove possibilità e orientare l’azione presente. La fuga nel futuro o l’incapacità di agire nel presente possono impedire la realizzazione della visione.
TEMI BASE — 9.11: [0] 9.11. [1] Visione condivisa: verità, intuizioni e possibilità condivise con persone affini; visione comune capace di generare nuove realtà contro isolamento o conformismo. [2] Soglia della realtà: ricerca ai confini della realtà codificata; attraversamento di soglie cognitive con discernimento contro rigidità percettiva o disorientamento. [3] Verità radicale e rivoluzionaria: interrogazione dei presupposti culturali e delle credenze; ricerca autentica contro accettazione passiva o contestazione compulsiva. [4] Libertà di coscienza: riconoscimento dell’origine delle proprie idee e sospensione delle identificazioni automatiche; autonomia e apertura contro conformismo o ribellione dipendente. [5] Visione innovativa: nuove conoscenze e soluzioni capaci di anticipare il proprio tempo; originalità comunicabile contro novità fine a sé stessa, incomunicabilità o conformismo. [6] Espansione della prospettiva: trasformazione mediante ampliamento del punto di vista e del contesto; alternative emergenti contro fissazione interpretativa o soluzioni irreali. [7] Saggezza multidimensionale: apertura a livelli della realtà oltre la percezione ordinaria; esplorazione con discernimento fra ipotesi, esperienza e verifica contro riduzionismo o indiscriminazione. [8] Comunità di affini: ricerca condivisa di verità e trasformazione; cooperazione fra individualità autonome contro dipendenza dal gruppo, isolamento o perdita d’identità. [9] Trasformazione dei paradigmi: revisione di strutture consolidate che limitano nuovi significati; cambiamento liberante contro distruzione fine a sé stessa o immobilismo. [10] Ideali e realtà concreta: Intento visionario tradotto mediante analisi e pianificazione in obiettivi e azioni; realizzazione contro idealismo inattivo o adattamento conformista. [11] Discontinuità e risveglio: interruzione improvvisa di configurazioni percettive consolidate; nuove possibilità di trasformazione contro trauma non elaborato o ricerca compulsiva dello shock. [12] Futuro e possibilità: apertura a esperienze non ancora previste; creatività orientata all’azione presente contro fuga nel futuro o inattività.
TASSONOMIA 9.11: Filosofia → epistemologia · ontologia · filosofia della mente · filosofia della percezione · filosofia della scienza · filosofia della libertà · pluralismo filosofico │ Psicologia → psicologia cognitiva · metacognizione · psicologia della percezione · psicologia della coscienza · studio delle credenze · cambiamento cognitivo │ Scienze e ricerca → cosmologia · fisica teorica · ricerca interdisciplinare · modelli teorici della realtà · studi sulla coscienza │ Studi del futuro → futures studies · previsione strategica · scenari alternativi · anticipazione strategica · progettazione di futuri possibili │ Studi culturali e critica delle credenze → sociologia della conoscenza · studi culturali · condizionamento culturale · costruzione sociale della realtà · critica delle ideologie · propaganda │ Educazione e diffusione della conoscenza → pedagogia innovativa · divulgazione scientifica e filosofica · formazione interdisciplinare · educazione degli adulti · comunità di apprendimento · reti della conoscenza │ Letteratura → fantascienza filosofica · narrativa utopica e distopica · narrativa filosofica · narrativa speculativa.
PMF: 9.11 descrive S11 come specificazione funzionale di S9: la ricerca di verità, possibilità e ampliamento dell’esperienza assume forma attraverso libertà mentale, innovazione, discontinuità e comunità di affini. 9.11 supera le definizioni automatiche della realtà senza sostituirle con nuove credenze assolute. La domanda sospende l’identificazione di CUA e permette a IMC di osservare idee, giudizi e credenze senza coincidere con essi. La libertà mentale non consiste nel conformismo o nella ribellione dipendente, ma nella capacità di riconoscere alternative e scegliere secondo Intento e Funzione. 9.11 favorisce l’apertura multidimensionale: 3D riguarda corpo, sensazioni, spazio separato, tempo lineare e realtà omologata; 4D sentimenti, sogno e configurazioni temporali più mobili; 5D pensiero, credenze, concetti e immaginazione; i livelli ulteriori ampliano l’esperienza oltre l’identificazione esclusiva con una singola configurazione percettiva. Questa apertura non nega la realtà omologata né stabilisce superiorità tra dimensioni. La disfunzione nasce dall’identificazione esclusiva con un livello: riduzionismo quando la realtà omologata pretende di esaurire il reale, indiscriminazione quando contenuti multidimensionali sono automaticamente considerati realtà verificata. La realtà superna consente l’emergere di possibilità non consolidate, la realtà ieratica permette rappresentazione e trasformazione simbolica, la realtà omologata costituisce il campo di verifica e eventuale manifestazione concreta. 9.11 richiede discernimento tra immaginazione, esperienza simbolica e realtà consensuale. La comunità di affini consente condivisione di visioni e Intenti senza annullare l’autonomia; la forma unificante è autonomia cooperativa, quelle separanti sono dipendenza da gruppo, conformismo, isolamento e incomunicabilità. L’innovazione emerge quando una configurazione consolidata è osservata da prospettive diverse e rende disponibili alternative prima invisibili. Shock e discontinuità possono interrompere configurazioni percettive consolidate, ma diventano funzionali solo attraverso integrazione. Il futuro rappresenta un campo di possibilità non ancora consolidate e diventa funzionale quando amplia Intento e azione presente, separante quando sostituisce esperienza concreta con fuga nel possibile. 9.11 trasforma visioni, idee e possibilità in occasioni di recupero IMC senza identificarsi né con realtà già definita né con realtà alternativa. S9 fornisce ricerca e ampliamento dell’orizzonte; S11 specifica questa ricerca mediante libertà, innovazione, discontinuità e rete. IMC osserva le diverse configurazioni dell’esperienza e il Centro rimane il riferimento costante dell’integrazione.
TOCCO SUPERNO (TS): questa sezione esplora il corpo multidimensionale con linguaggio specialistico e metaforico e richiede una conoscenza preliminare di TS. In 9.11, il Sagittario corrisponde ad anche, cosce e regione glutea, mentre l’Acquario è associato a caviglie, gambe e circolazione sanguigna. Giove aggiunge il riferimento al fegato; Saturno, governatore tradizionale dell’Acquario, alle ossa. L’assegnazione specifica di 9.11 è il femore destro: lat. femur dextrum (n); ingl. right femur; fr. fémur droit (m); ted. rechter Oberschenkelknochen (m); sp. fémur derecho (m); rus. правая бедренная кость, trasl. pravaja bedrennaja kostʹ (f). Nella mano corrisponde alla base del metacarpo del medio sul palmo sinistro: l’estremità del terzo metacarpo più vicina al polso, considerata dalla superficie palmare. Il femore sostiene il carico corporeo e collega l’anca al ginocchio, offrendo inserzione ai muscoli che partecipano alla posizione eretta e al cammino. Le caviglie consentono di adattare l’appoggio e accompagnano l’avanzamento del corpo; durante il movimento, le contrazioni dei muscoli del polpaccio contribuiscono al ritorno venoso. La relazione corporea fra i due segni coinvolge quindi sostegno, mobilità e circolazione: il procedere della coscia si coordina con gli aggiustamenti dell’appoggio distale. Nella mano, la base del terzo metacarpo si articola con l’osso capitato e partecipa alla stabilità della zona centrale del palmo, dalla quale si organizzano i movimenti delle dita. Queste funzioni offrono metafore corporee per l’esplorazione sostenuta da connessioni e per il cambiamento di direzione, senza perdere il contatto con l’appoggio. Nella tradizione pitagorica, Diogene Laerzio, nelle Vite dei filosofi, VIII, 11, riferisce la leggenda della coscia d’oro di Pitagora: una parte corporea ordinaria manifesta una qualità straordinaria, diventando segno di una natura che oltrepassa l’apparenza. Nella tradizione tibetana, il femore può diventare uno strumento rituale, il rkang-gling, «tromba d’osso della gamba»: il sostegno del movimento viene trasformato in veicolo sonoro. Per la pratica, l’unificazione corporea proposta da FS in Il tocco superno, cap. 4, permette di includere le localizzazioni nella percezione dell’intero corpo. In 131223, FS invita a seguire il respiro, riconoscere il suo intervallo naturale e lasciare che l’attenzione si estenda progressivamente oltre i confini abituali. Un’applicazione 9.11 può iniziare da seduti, con i piedi appoggiati: riconoscere la coscia destra, poi le caviglie, senza cercare sensazioni particolari. Portare quindi l’attenzione all’intero corpo, lasciando che il respiro accompagni questa estensione. Porre una domanda semplice, come «Che cosa percepisco del mio corpo?», e sostare nel silenzio senza affrettare la risposta. Infine compiere qualche passo lento, osservando come il sostegno della coscia e la mobilità delle caviglie cooperino nel passaggio da un appoggio all’altro. La pratica collega così ampliamento della percezione e movimento concreto. Per dettagli, vedi 131223.
PROVISIONALISMO: S9 ricerca verità, significati e realtà oltre i confini conosciuti; S11 introduce prospettive alternative, discontinuità e condivisione di visioni capaci di trasformare i paradigmi collettivi. Il punto decisivo è che nessuna prospettiva, neppure quella rivoluzionaria o multidimensionale, acquisisce per questo validità definitiva. La realtà consensuale può essere un sogno, un sistema percettivo limitato o l’unica realtà esistente; anche la distinzione fra queste ipotesi può dipendere dal quadro adottato. Il risveglio può rivelare un mondo più ampio, produrre una diversa interpretazione dell’esperienza o risultare esso stesso un’illusione. La ricerca non richiede quindi di sostituire un’ortodossia con una contro-ortodossia: può esplorare verità assolute e loro negazione, identità permanenti e mutevoli, mondi molteplici e realtà unica, senza obbligo di conciliarli. S11 pone inoltre il problema della visione condivisa: l’accordo fra più persone può generare nuove possibilità sociali senza dimostrare la verità delle credenze comuni; il dissenso può liberare dal conformismo o irrigidirsi in un nuovo dogma. La fase crescente introduce la traduzione dell’Intento in forme praticabili, distinguendo esplorazione, adesione e attuazione: una possibilità può essere studiata senza essere creduta o realizzata. 9.11 abbonda di riferimeni provisionalisti: Philip K. Dick (Le) è centrale per l’instabilità del reale, i mondi incompatibili e il dubbio sulla natura stessa della rivelazione. La sua affermazione «La realtà è ciò che non scompare quando smetti di crederci» introduce una tensione decisiva: l’indipendenza del reale dalle credenze resta possibile anche quando ogni interpretazione è messa in discussione. Edwin Abbott Abbott (Le) mostra come ciò che appare impossibile entro un sistema dimensionale possa diventare comprensibile da un’altra prospettiva, senza garantire che esista sempre una dimensione superiore. Rainer Maria Rilke (Le) esplora la trasformazione dello sguardo, i confini fra visibile e invisibile e l’insufficienza delle identità fissate. Woody Allen (Sp) mette in relazione mondi narrativi e realtà vissuta, interrogando il confine fra finzione ed esperienza; Alain Tanner (Sp) attraversa soglie esistenziali e percettive, associando ricerca individuale e possibilità di trasformazione collettiva. Friedensreich Hundertwasser (Ar) offre un modello di visione alternativa tradotta in forme artistiche, architettoniche e comunitarie. Queste affinità non implicano adesione degli autori al Provisionalismo: mostrano possibilità differenti di sospendere, oltrepassare o ricostruire i confini del reale. La prospettiva unificante mantiene aperte alternative anche incompatibili, favorendo discernimento e cooperazione senza identificazione obbligatoria; quella separante trasforma la libertà di ricerca in relativismo indiscriminato, superiorità visionaria, conformismo di gruppo o ribellione dogmatica.
A COURSE IN MIRACLES: 9.11 è qui pertinente perché consiste nel raggiungimento di una soglia oltre la quale la precedente definizione della realtà non può più essere mantenuta senza essere radicalmente interrogata. A. distingue infatti conoscenza e percezione, realtà e illusione, e colloca il mondo della percezione nel campo dell’interpretazione, separazione e cambiamento, mentre la verità non dipende da configurazioni percettive. 9.11 si sviluppa attraverso la domanda fondamentale su ciò che èconsiderato reale: la mente può continuare a difendere automaticamente il proprio sistema di pensiero o sospenderne le interpretazioni e consentire una correzione percettiva. Il punto decisivo non è sostituire una credenza con un’altra, ma riconoscere che la mente può aver attribuito realtà a conflitto, colpa, paura e separazione. Il perdono costituisce così il movimento specifico di trasformazione: non fuga dalla realtà ordinaria né ribellione contro di essa, ma disfacimento dell’interpretazione dell’ego attraverso una diversa scelta della mente. La libertà mentale 9.11 assume forma radicale, poiché anche la contrapposizione a idee dominanti può appartenere allo stesso sistema di conflitto; la liberazione richiede invece di rendersi disponibili a una percezione diversa attraverso lo Spirito Santo. La soglia cognitiva 9.11 corrisponde al passaggio in cui non si pretende più di conoscere autonomamente il significato di una situazione: la domanda sospende il giudizio e apre la possibilità di ricevere un’altra interpretazione. Il salto di prospettiva non consiste allora nell’invenzione di nuove realtà speculative, ma nella trasformazione del significato attribuito all’esperienza. La relazione santa sviluppa inoltre il tema di visione condivisa e comunità 9.11: l’altro non serve a confermare l’identità separata, ma diventa il luogo in cui è riconosciuta la possibilità di interessi non separati, perdono e unione. L’estensione sostituisce così la logica isolamente e competitiva senza trasformare l’unità in conformismo. Anche la dimensione rivoluzionaria 9.11 è qui pertinente: il cambiamento fondamentale non è prodotto dalla distruzione di forme esterne, ma da revisione della mente che interpreta il mondo attraverso attacco, paura e giudizio. A. presenta il suo programma come addestramento della mente capace di disfare il precedente modo di vedere e orientare verso una percezione diversa; qui 9.11 esprime radicale liberazione da sistemi automatici di interpretazione, ove la ricerca della verità attraversa la sospensione delle risposte abituali e conduce da percezione separante verso perdono, relazione santa e riconoscimento dell’unità. L332 – La paura imprigiona il mondo. Il perdono lo libera. L333 – Il perdono pone fine qui al sogno di conflitto. L334 – Oggi reclamo i doni che dà il perdono.
GNOSTICISMO: 9.11 concentra la dinamica base di molte correnti gnostiche: passaggio da realtà accettata ordinariamente a scoperta che mondo, identità e ordine apparente delle cose possono richiedere una reinterpretazione radicale alla luce di una conoscenza superiore. La tensione S9 verso verità, ricerca, conoscenza e ampliamento dell’orizzonte incontra in S11 la rottura delle strutture consolidate, producendo una configurazione ove la domanda sulla realtà diventa essa stessa strumento di liberazione. Il mondo non è solo assunto come dato definitivo: la sua origine, struttura, poteri che lo governano e posto dell’essere umano al suo interno diventano oggetto di interrogazione. Qui 9.11 raggiunge una delle sue espressioni più tipiche nella soglia fra realtà consensuale e conoscenza nascosta: ciò che la maggioranza considera normale o evidente può apparire, come il prodotto di ignoranza, dimenticanza o identificazione con un livello limitato dell’esperienza. La ricerca radicale della verità assume quindi forma di gnosis, non come accumulazione di informazioni, ma come conoscenza trasformativa capace di modificare il rapporto dell’essere umano con se stesso e il cosmo. La libertà mentale 9.11 trova qui pertinenza eccezionale: liberarsi non significa solo adottare idee diverse, ma sottrarsi al dominio di strutture mentali e cosmologiche che mantengono l’essere umano inconsapevole della propria origine e condizione. La figura della soglia è centrale: la conoscenza può produrre un punto di non ritorno, perché ciò che è stato riconosciuto non permette più un’identificazione completamente ingenua con il precedente sistema di realtà [120]. Il tema multidimensionale 9.11 risuona nelle cosmologie gnostiche stratificate, distinzioni fra diversi livelli dell’essere e tensione fra mondo immediatamente percepito e realtà trascendente che non coincide con esso; questa struttura non va tuttavia ridotta a generico schema moderno delle dimensioni, poiché ogni tradizione gnostica possiede linguaggi, testi e cosmologie specifiche. La dinamica di innovazione e rottura appare inoltre nella natura spesso controculturale e non conformista dello G., che può mettere in discussione interpretazioni religiose, cosmologiche e antropologiche dominanti. Il rischio separante è altrettanto pertinente: la liberazione dalla credenza comune può degenerare in superiorità spirituale, isolamento elitario o identificazione con la conoscenza posseduta. La forma unificante richiede invece che la conoscenza trasformi realmente la condizione dell’essere e non diventi una nuova ideologia. La comunità di affini costituisce un ulteriore elemento base: la trasmissione di insegnamenti, simboli e interpretazioni può creare reti di persone accomunate dalla ricerca di conoscenze non convenzionali, ma l’appartenenza non sostituisce l’esperienza della verità con una nuova dipendenza dottrinale. 9.11 esprime così una dinamica di risveglio, soglia e disidentificazione: interrogare il mondo ricevuto, riconoscere i limiti della percezione ordinaria, cercare una conoscenza capace di trasformare l’identità e attraversare la tensione fra ciò che appare reale e ciò che è riconosciuto come più profondamente vero. Proprio per questa centralità di domanda sulla realtà, conoscenza liberatrice, rottura delle definizioni consolidate e apertura verso livelli più ampi dell’esistenza, lo G. costituisce una delle prospettive religiose e spirituali più fortemente pertinenti a 9.11.
Scritti gnostici: l’apostolo tradizionalmente associato con il Sagittario è Giacomo il Maggiore, a cui non è associato alcun scritto. Al Sagittario associamo arbitrariamente L’ Esegesi dell’Anima, uno tra i più antichi scritti gnostici ritrovato tra i manoscritti di Nag Hammadi, di cui riportiamo per ciascun binario alcuni brani: [109] Di conseguenza ha detto con lo spirito al profeta (cfr. 1Cl 8:3) [110] Dici ai figli della mia gente, “se i vostri peccati si estendono dalla terra fino cielo e se diventano rossi come scarlatto e più neri della tela di un sacco e ritornerai a me con tutta la tua anima e mi chiamerai Padre. [111] E lui li ascolterà come un santo popolo” [112] E ancora in un altro posto (Is 30:15): [113] Così dice il signore, il Santo di Israele: “Se ritornerete e sospirerete, allora sarete conservati e saprete dove eravate quando vi siete fidati di ciò che è cosa vuota“ [114] Ancora ha detto in un altro posto (30:19 -20): [115] Gerusalemme ha pianto molto, dicendo, “Abbi pietà di me”. Egli avrà pietà al suono del vostro pianto. [116] E quando ha visto ha prestato ascolto. [117] E il signore ti darà il pane dell’afflizione e l’acqua dell’oppressione. [118] D’ora in poi coloro che vi ingannano non si avvicineranno più. [120] I vostri occhi vedranno coloro che vi hanno ingannati.
SCIAMANESIMO: 9.11 trova espressione nella ricerca di conoscenze che oltrepassano i limiti della percezione ordinaria attraverso esperienze visionarie, viaggi rituali, incontri con spiriti e accesso a prospettive normalmente inaccessibili. La tensione S9 verso conoscenza, significato e ampliamento dell’orizzonte assume attraverso S11 modalità di percezione non convenzionali, capaci di interrompere riferimenti abituali e rivelare relazioni inattese fra esseri, eventi e livelli dell’esistenza. Il viaggio sciamanico può rappresentare una soglia: l’attraversamento di confini fra mondi o condizioni dell’esperienza mette in discussione l’identificazione esclusiva con la realtà ordinaria, senza implicare che tutte le tradizioni condividano una stessa cosmologia. Visioni, sogni, trance e incontri con entità spirituali possono costituire strumenti di conoscenza, orientamento e trasformazione, secondo interpretazioni proprie delle diverse culture. La ricerca distingue esperienza vissuta, interpretazione simbolica e realtà verificabile, senza ridurre l’una all’altra. La funzione conoscitiva distingue qui 9.11 dalla semplice ricerca di esperienze straordinarie: l’apertura verso ciò che è ignoto trova significato nella comprensione acquisita e nella sua trasmissione. Anche il rapporto fra autonomia e comunità assume rilievo, poiché l’esperienza personale dello sciamano si inserisce spesso in tradizioni, responsabilità rituali e pratiche collettive. La conoscenza ottenuta può contribuire a guarigione, orientamento della comunità o reinterpretazione di eventi e difficoltà. Il viaggio comprende così anche il ritorno: la conoscenza acquisita è riportata nella vita ordinaria e tradotta in orientamento e azione. La dimensione unificante emerge quando l’esperienza non ordinaria amplia la comprensione e trova una funzione concreta, senza trasformare la propria visione in verità imposta. La dinamica separante può manifestarsi nell’identificazione esclusiva con rivelazioni personali, nella pretesa di superiorità conoscitiva, nella ricerca compulsiva di esperienze eccezionali o nel rifiuto indiscriminato dei riferimenti condivisi. All’opposto, la rigidità delle interpretazioni consolidate può impedire il riconoscimento di nuove possibilità di conoscenza. 9.11 risiede quindi nella ricerca di significato attraverso l’apertura a prospettive inattese: l’attraversamento della soglia percettiva non costituisce un fine autonomo, ma una possibile via di conoscenza, trasformazione e servizio.
SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: 9.11 si esprime nella ricerca di verità spirituali attraverso prospettive non convenzionali, reinterpretazioni delle tradizioni e sistemi di conoscenza che mettono in discussione le definizioni abituali della realtà. L’orientamento verso una comprensione più ampia dell’esistenza incontra pratiche di risveglio, esplorazione della coscienza e concezioni di molteplici livelli dell’essere. Tali livelli possono essere interpretati come realtà spirituali, stati di coscienza, strutture simboliche o modelli cosmologici, senza equiparare queste prospettive. La ricerca può favorire autonomia spirituale, discernimento e integrazione di conoscenze diverse, senza identificare ogni esperienza insolita con una verità superiore. La dinamica separante emerge quando l’anticonformismo diventa fine a sé stesso, la conoscenza alternativa si trasforma in dogma o la libertà di ricerca cede a nuove dipendenze dottrinali. 9.11 usa prospettive innovative per approfondire la ricerca della verità, non nella semplice opposizione alle tradizioni consolidate.
Daskalos **° (Stylianos Atteshlis) (Cipro, 12 dicembre 1912) mistico, guaritore, maestro spirituale cristiano cipriota, fondatore dei Researchers of Truth; unisce misticismo cristiano, conoscenza di sé, meditazione e cosmologia esoterica, mirando a risveglio della coscienza e liberazione da identificazioni illusorie. Insegnò per decenni attraverso gruppi di ricerca, privilegiando esperienza, discernimento e servizio rispetto all’adesione cieca a dottrine. Kyriacos Markides (8.1) ne raccontò la figura in Il mago di Strovolos, Omaggio al sole e Fuoco nel cuore. Esponente/Modello: ricerca della verità mediante prospettive non convenzionali, tradotta in un percorso di risveglio e trasmissione spirituale.
CRISTIANESIMO: La ricerca della verità e del compimento si apre a una realtà creata e redenta che supera la percezione immediata. La fede introduce una conversione dello sguardo (metanoia): la promessa del Regno relativizza ciò che appare definitivo, la risurrezione trasforma la comprensione della morte, il nemico diventa destinatario di amore, la perdita può farsi dono e la debolezza manifestazione della grazia. Il cambiamento riguarda quindi non solo il comportamento, ma la mente e l’orientamento dell’esistenza. La libertà dalle identificazioni culturali, sociali e religiose impedisce che la fede diventi un sistema chiuso, senza ridurre il rinnovamento a opposizione alle strutture esistenti. Il Regno, già presente ma non ancora pienamente manifestato, apre una tensione fra storia e compimento: il mondo non è l’orizzonte ultimo, ma il luogo concreto dell’incarnazione, della redenzione e della carità. La Chiesa è chiamata a testimoniare una comunione che supera confini etnici, culturali e sociali, preservando le differenze personali. L’appartenenza diventa invece separante quando genera conformismo, controllo ideologico o chiusura. Il discernimento distingue il nucleo della fede dalle forme storiche, linguistiche e istituzionali che possono non comunicarlo più adeguatamente: non ogni novità libera, né ogni tradizione immobilizza. La distinzione fra visibile e invisibile, temporale ed escatologico, corporeo, psichico e spirituale amplia la comprensione della realtà senza imporre cosmologie estranee alla fede. Visioni, sogni e fenomeni straordinari richiedono discernimento, non identificazione automatica con il divino. L’apertura a nuove prospettive trova così il proprio criterio nella verità, nella comunione e nella carità.
CATTOLICESIMO: L’universalità della verità cristiana si coniuga con il rinnovamento delle forme storiche della Chiesa nella continuità della fede. La Tradizione non è semplice ripetizione del passato, ma trasmissione viva che distingue il nucleo permanente dalle espressioni contingenti. Ne derivano tensioni fra fedeltà e creatività, autorità e partecipazione, universalità e pluralità culturale. L’identità ecclesiale non si esaurisce nelle strutture istituzionali: sacramenti, liturgia, comunione dei santi e speranza escatologica aprono alla realtà invisibile, mentre la grazia opera attraverso corpi, materia, gesti, relazioni e storia. La visione universale richiede quindi incarnazione concreta, evitando tanto l’idealismo inoperante quanto il pragmatismo limitato alla gestione dell’esistente. Il discernimento dei segni dei tempi permette di affrontare trasformazioni sociali, culture emergenti e nuove esperienze senza identificare ogni cambiamento con il progresso. Le strutture consolidate possono essere interrogate quando ostacolano la missione, mantenendo il riferimento alla verità contro il semplice adattamento culturale. Carismi, ministeri, vocazioni e associazioni esprimono una cooperazione che preserva la distinzione delle funzioni; l’unità degenera invece quando diventa uniformità, dipendenza passiva o isolamento dalla comunione. Anche la mistica e i fenomeni straordinari richiedono discernimento: l’intensità soggettiva non garantisce autenticità spirituale, mentre visibile e invisibile appartengono all’unica economia della creazione e della salvezza. Il rinnovamento più profondo consiste nella conversione personale e comunitaria, affinché le forme storiche rendano più trasparente il Vangelo.
PROTESTANTESIMO: La ricerca personale della verità, la libertà della coscienza e la centralità della fede sostengono la responsabilità di riformare continuamente la vita ecclesiale. Istituzioni, interpretazioni e strutture di potere possono essere interrogate quando oscurano la Parola che intendono trasmettere; la riforma rimane però orientata alla fedeltà evangelica, non alla contestazione fine a sé stessa. La persona è chiamata a rispondere personalmente alla Parola e alla grazia, senza ridurre la libertà a individualismo o arbitrio. Predicazione, studio della Scrittura e formazione della coscienza alimentano una ricerca aperta, sottoposta al confronto comunitario. La pluralità delle tradizioni favorisce sperimentazione, creatività teologica e nuove forme ecclesiali, ma può degenerare in frammentazione e identità oppositive. L’autonomia diventa unificante quando sostiene responsabilità, discernimento, dialogo e comunione fra persone differenti. La fede apre inoltre a una realtà non esaurita dalla percezione immediata, senza equiparare esperienza soggettiva e verità: il discernimento richiede confronto con Scrittura, comunità e coscienza responsabile. La trasformazione autentica unisce libertà, ricerca della verità e responsabilità etica.
ORTODOSSIA: Il mistero inesauribile di Dio orienta la conoscenza spirituale e la trasformazione della percezione attraverso la vita sacramentale, liturgica, ascetica e contemplativa. L’apofatismo riconosce che nessuna formulazione concettuale esaurisce il mistero divino: sospendere le risposte automatiche non significa rinunciare alla verità, ma riconoscere i limiti delle proprie rappresentazioni. La liturgia coinvolge tempo, corpo, spazio, parola, immagine, canto e silenzio in un’esperienza che supera la loro funzione ordinaria. L’icona rinvia dal visibile all’invisibile senza confonderli, mentre la vita sacramentale coinvolge la materia nella trasfigurazione. La theosis esprime la partecipazione dell’essere umano alla vita divina, preservando la distinzione fra Creatore e creatura; ogni interpretazione multidimensionale deve rispettare le categorie proprie della tradizione. Il cambiamento più radicale non richiede necessariamente novità esteriori, ma conversione del nous, trasformazione dello sguardo e liberazione dalle passioni attraverso l’ascesi, senza fuga dalla storia o dalla materia. Persone, carismi e vocazioni differenti partecipano alla comunione ecclesiale senza perdere la propria specificità. La Tradizione diventa separante quando si irrigidisce in immobilismo culturale, così come la libertà spirituale quando degenera in individualismo estraneo alla comunione. Il rinnovamento consiste nel lasciarsi trasformare dal mistero senza assolutizzare immagini e concetti, mantenendo insieme silenzio, discernimento e fedeltà alla Tradizione.
ISLAM: La ricerca della verità ultima e l’ampliamento della comprensione riconoscono che la realtà creata supera l’orizzonte immediatamente percepibile. Il tawḥīd costituisce il centro unificante della molteplicità: i segni (āyāt) presenti nella creazione, nella storia e nell’interiorità rinviano a Dio e invitano alla conoscenza. Il superamento delle configurazioni mentali consolidate apre prospettive inattese senza annullare la responsabilità personale. Nel taṣawwuf, la conoscenza comprende trasformazione del cuore, purificazione dell’intenzione ed esperienza spirituale, oltre all’apprendimento concettuale. Il viaggio, esteriore e interiore, permette di allontanarsi dalle abitudini e cercare un orientamento autentico, mentre il ritorno alla vita concreta impedisce la fuga dal mondo. La continuità normativa e comunitaria convive con la riflessione e l’ijtihād, nei campi e nelle condizioni in cui è riconosciuto: la fedeltà non implica immobilità, né il cambiamento costituisce un valore autonomo. La trasformazione rimane orientata verso Dio, giustizia, responsabilità e bene comune. La umma esprime una visione condivisa fondata su fede, pratica e responsabilità reciproca, ma l’appartenenza può degenerare in conformismo, esclusione o identificazione ideologica. La distinzione fra visibile e invisibile, rūḥ, malāʾika, jinn, barzakh, sogno ed escatologia articola una realtà non limitata alla percezione ordinaria, secondo categorie proprie della tradizione. Il discernimento religioso e il riferimento alla rivelazione impediscono di assumere ogni esperienza straordinaria come verità spirituale. L’escatologia relativizza la vita terrena senza diminuirne la responsabilità morale. La conoscenza riconosce così il limite della percezione umana e la differenza fra il segno e il suo significato ultimo.
Mansione lunare: 20 ﺱ Sîn (s), Al Na’am The Ostriches, 4°17’09” Sagittarius, Water, The Life-Giver. Nome di Dio: 52 Al-Wakil (الوكيل) The Trustee. 55 Al-Waliyy (الولى) The Governor.
EBRAISMO: La ricerca della sapienza, l’interpretazione continua e la fedeltà all’alleanza uniscono studio, interrogazione e ampliamento della comprensione. La Torah costituisce un centro normativo e spirituale, mentre la tradizione esegetica ne rinnova l’interpretazione attraverso il confronto fra generazioni e l’applicazione a situazioni nuove. Domanda, dibattito e pluralità interpretativa favoriscono una ricerca responsabile della verità, ma degenerano quando la disputa diventa contrapposizione o l’appartenenza impedisce l’ascolto. Creazione, presenza divina, angeli, sogno profetico, mistero ed escatologia aprono la comprensione oltre il visibile. Nella Kabbalah, emanazioni divine, mondi e strutture dell’esistenza articolano ulteriormente il rapporto fra realtà manifesta e nascosta, secondo categorie proprie della tradizione. La pluralità dei livelli interpretativi e dei significati non autorizza né il riduzionismo letterale né interpretazioni arbitrarie sganciate da testo, tradizione e responsabilità comunitaria. Popolo, alleanza, memoria e pratica fondano un’identità collettiva nella quale l’autonomia si esprime attraverso la partecipazione attiva allo studio e all’interpretazione. Esilio, dispersione e incontro con culture differenti hanno richiesto continuità identitaria attraverso profonde trasformazioni storiche. Il rinnovamento non comporta quindi necessariamente rottura con la tradizione: una realtà apparentemente conosciuta può rivelare nuovi significati attraverso una ricerca libera, radicata nella relazione con testo, comunità e Dio.
BUDDISMO: La ricerca della liberazione mette in discussione ciò che la mente ordinaria considera stabile, separato e definitivo, attraverso la trasformazione della percezione e la disidentificazione dalle costruzioni mentali. Non si tratta di sostituire una realtà consensuale con una nuova cosmologia accettata passivamente, ma di osservare direttamente il sorgere di percezioni, desideri, concetti e identificazioni. La meditazione permette di riconoscere come processi condizionati ciò che viene abitualmente assunto come io, pensiero, emozione o realtà. L’impermanenza relativizza le configurazioni presenti, il non-sé contesta l’identificazione con un’entità personale immutabile e l’origine dipendente rivela la natura relazionale dei fenomeni. La comprensione diventa liberante quando riduce attaccamento e identificazione, mentre le stesse dottrine possono trasformarsi in nuove rigidità concettuali. Le diverse cosmologie comprendono molteplici stati dell’esistenza, terre pure, dimensioni dei Buddha e articolazioni della coscienza, con funzioni differenti secondo scuole e contesti. La tradizione tibetana sviluppa inoltre una cartografia degli stati intermedi, della morte e delle possibilità della coscienza, cui si collega il Libro tibetano dei morti. Visioni, stati meditativi ed esperienze straordinarie richiedono discernimento, poiché possono alimentare nuove identificazioni egoiche. Il Sangha sostiene insegnamento, pratica condivisa e trasformazione, ma l’appartenenza può degenerare in dipendenza dall’autorità, settarismo o presunta superiorità spirituale. La compassione impedisce che la ricerca diventi possesso privato di esperienze eccezionali, orientandola a riduzione della sofferenza e beneficio degli esseri. La liberazione dalla percezione abituale conduce così a una relazione più lucida, meno appropriativa e compassionevole con il mondo, non al suo disprezzo.
INDUISMO: La ricerca della realtà ultima, la pluralità dei percorsi spirituali e le cosmologie articolate in differenti livelli dell’esistenza interrogano la natura dell’essere, dell’identità e del compimento. Il rapporto fra ātman e brahman costituisce un campo fondamentale della riflessione metafisica, interpretato diversamente dalle scuole filosofiche nella relazione fra soggetto, mondo e assoluto. La possibilità di superare un’identità ristretta non implica quindi un’unica concezione della realtà. Mokṣa indica la liberazione dall’ignoranza e dall’attaccamento, mentre lo yoga comprende discipline di trasformazione del corpo, della mente, dell’attenzione e della coscienza. Negli Yoga Sūtra, concentrazione e disciplina mentale permettono di osservare, regolare e trascendere le configurazioni ordinarie della percezione; la Bhagavad Gītā integra conoscenza, azione e devozione. Le cosmologie dei loka, dei piani dell’esistenza e delle condizioni cosmiche e spirituali esprimono differenti articolazioni della realtà, da comprendere nei rispettivi sistemi senza equipararle automaticamente ai modelli contemporanei delle dimensioni. Anche māyā richiede interpretazione contestuale e non equivale semplicemente all’affermazione che il mondo non esiste. La ricerca supera le apparenze immediate senza imporre una sola mappa del reale, evitando sia il riduzionismo sia interpretazioni spirituali indiscriminate. Le vie di jñāna, bhakti, karma e altre discipline esprimono una pluralità di accessi alla trasformazione. Comunità, guru, lignaggi e trasmissione sostengono la ricerca quando favoriscono conoscenza e responsabilità personale, ma diventano separanti se generano dipendenza o sostituiscono il discernimento con l’autorità. Samādhi, visioni e stati espansi non costituiscono necessariamente il fine della ricerca e possono diventare oggetti di attaccamento. La trasformazione autentica rimane orientata alla liberazione dall’ignoranza e a una vita fondata su dharma, conoscenza, compassione e responsabilità, mantenendo la pluralità delle esperienze in rapporto alla ricerca dell’essere.
FILOSOFIA & PSICOLOGIA: 9.11 concentra la ricerca sulla soglia in cui le definizioni abituali della realtà, dell’identità e della conoscenza diventano oggetto di interrogazione radicale. Sul piano filosofico comprende epistemologia, ontologia, filosofia della mente, fenomenologia della percezione, pluralismo delle prospettive e critica dei sistemi di credenza, esaminando le condizioni attraverso cui soggetti, comunità e paradigmi costruiscono, interpretano e stabilizzano l’esperienza. 9.11 conduce dalla certezza ricevuta alla domanda autentica, liberando dalle risposte automatiche e aprendo alla comprensione condivisa senza annullare l’autonomia. In psicologia riguarda processi percettivi e cognitivi, credenze, identificazioni, cambiamenti di paradigma personale e metacognizione: la capacità di osservare pensieri, emozioni e rappresentazioni senza identificarsi completamente con essi. Un cambiamento di prospettiva può rivelare possibilità prima invisibili. Il rischio separante comprende il riduzionismo che esclude ciò che non rientra nelle categorie abituali e l’indiscriminazione che considera vero qualsiasi contenuto non ordinario. L’apertura richiede discernimento fra esperienza soggettiva, simbolo, ipotesi, interpretazione e realtà verificabile. Lo studio dei condizionamenti culturali mostra come convinzioni apparentemente naturali dipendano da linguaggi, istituzioni, abitudini percettive e strutture collettive. Margaret Mead è un riferimento per la relatività culturale delle norme e la messa in discussione delle categorie considerate universali. La libertà mentale non coincide con opposizione al consenso, che può diventare una nuova identificazione, ma con il riconoscimento dell’origine delle proprie idee e la capacità di sospendere gli automatismi, mantenendo aperta ricerca e confronto con prospettive differenti.
Margaret Mead **° (10SiUp) (Filadelfia, 16 dicembre 1901), antropologa statunitense. Attraverso lo studio comparativo delle culture mise in discussione l’universalità delle norme e dei comportamenti considerati naturali nelle società occidentali. In L’adolescente in una società primitiva (Coming of Age in Samoa: A Psychological Study of Primitive Youth for Western Civilization) esaminò l’adolescenza nel contesto samoano, evidenziando il ruolo dei condizionamenti culturali nella formazione di esperienza e identità. Il suo contributo riguarda la possibilità di riconoscere configurazioni differenti della realtà sociale e di interrogare criticamente le proprie categorie interpretative. Esponente/Modello: superamento delle certezze culturali attraverso il confronto con prospettive differenti e la ricerca di una comprensione più ampia dell’esperienza umana.
MITOLOGIA: 9.11 individua le narrazioni della soglia, superamento dei confini del mondo ordinario, rivelazione di realtà invisibili e ritorno trasformato dall’incontro con l’ignoto. La ricerca di significato conduce verso territori ove le categorie abituali dell’identità e realtà sono sospese, invertite o trasformate. Viaggi oltre i confini conosciuti, accessi a mondi celesti o sotterranei, aperture fra livelli dell’esistenza, metamorfosi, rivelazioni destabilizzanti e acquisizione di conoscenze inattese costituiscono espressioni di questa dinamica. La soglia può assumere forma di porta, montagna, albero cosmico, ponte, labirinto, sogno, morte simbolica, territorio proibito o incontro con figure capaci di modificare la prospettiva dell’eroe. Il viaggio comprende anche il ritorno: la conoscenza acquisita diventa operativa attraverso linguaggi, riti, racconti, simboli e trasformazioni collettive. Profeti, visionari, innovatori, portatori di conoscenze proibite o inattese e figure eccentriche rispetto all’ordine dominante possono inaugurare nuove visioni del cosmo, condivise da comunità di iniziati, compagni di viaggio o custodi del sapere. Le cosmologie multilivello rappresentano differenti mondi, stati o regioni dell’esperienza, il cui attraversamento richiede prove, trasformazioni dell’identità, morti iniziatiche o nuove capacità percettive. Il mito offre un contenimento simbolico dell’ignoto senza imporre interpretazioni letterali delle immagini. La forma unificante emerge quando la rivelazione libera da strutture incapaci di accogliere nuove possibilità, preservando discernimento, autonomia e integrazione comunitaria; quella separante oscilla fra immobilismo difensivo, perdita dei riferimenti, identificazione assoluta con visioni alternative e distruzione indiscriminata dell’ordine precedente. Il confine diventa così luogo di conoscenza e trasformazione, dove ciò che appare impossibile alla percezione ordinaria può essere esplorato attraverso nuove configurazioni simboliche e cosmologiche.
ARTE: 9.11 sviluppa ricerca di realtà più ampia attraverso rottura di modalità percettive consolidate, superamento della rappresentazione mimetica e creazione di immagini, spazi, azioni e forme capaci di modificare il punto di vista dello spettatore. La ricerca di significato e l’ampliamento dell’orizzonte umano si orientano verso innovazione, libertà creativa, sperimentazione, comunità e nuove configurazioni della realtà condivisa. L’A. diventa non solo rappresentazione del conosciuto, ma laboratorio percettivo in cui l’impossibile, l’invisibile o il non ancora formulato possono acquisire forma comunicabile. 9.11 riguarda pratiche che mettono in crisi separazioni rigide fra realtà e immaginazione, opera e processo, artista e pubblico, individuo e collettività, rivelando dimensioni dell’esperienza trascurate. L’aspetto unificante apre possibilità percettive preservando comunicazione e discernimento; quello separante si manifesta in provocazione fine a sé stessa, distruzione sterile delle forme precedenti o incomunicabilità autoreferenziale. La trasformazione può essere improvvisa o procedere attraverso progressiva destabilizzazione delle abitudini visive e concettuali. Rilevanti sono astrazione, arte concettuale, sperimentazione formale, arte partecipativa, pratiche performative e concezioni dell’opera come trasformazione dell’esperienza. La condivisione di visioni individuali può generare nuove relazioni, cooperazione e immaginazione collettiva. Marina Abramović esplora soglie corporee, percettive e relazionali attraverso performance che coinvolgono direttamente il pubblico; Friedensreich Hundertwasser contesta standardizzazione e rigidità delle forme, proponendo visioni organiche e trasformazioni collettive; Paul Klee concepisce la creazione come possibilità di rendere visibili dimensioni della realtà normalmente impercettibili. L’A. è così soglia cognitiva e simbolica: permette di sperimentare configurazioni alternative senza imporle come fatti oggettivi, interrogando le convenzioni percettive. L’innovazione acquista valore quando amplia percezione e libertà creativa, traducendo visioni in forme condivisibili. Il futuro può essere immaginato prima della sua realizzazione e la trasformazione individuale contribuire alla nascita di nuove realtà culturali.
Marina Abramović ***° (4) (Belgrado, 30 novembre 1946) artista concettuale serba-statunitense; arte come situazione-limite capace di interrompere abitudini percettive e trasformare rapporto fra corpo, coscienza, tempo e presenza. Nelle performance basate su durata interazione diretta con pubblico, l’opera non coincide solo con un oggetto ma con campo di esperienza condivisa ove artista e partecipanti possono confrontarsi con soglie fisiche, psicologiche e relazionali; dimensione comunitaria e partecipativa rilevante; trasformazione dell’esperienza non solo individuale ma prodotta in relazione concreta. Esponente/Modello: esplorazione di soglie percettive, corporee e relazionali attraverso esperienze performative condivise.
Friedensreich Hundertwasser ***° (SpNr) (Vienna, 15 dicembre 1928) artista, architetto austriaco, oppositore della “linea retta” e qualsiasi standardizzazione di progettazione edilizia; Hundertwasserhaus a Vienna. “Quando sogniamo da soli è solo un sogno, ma quando molti sognano insieme è l’inizio di una nuova realtà”. L’opposizione a standardizzazione e alla rigidità della linea retta rende la sua ricerca pertinente alla funzione innovativa e anticonformista 9.11. La critica dell’uniformità architettonica e la ricerca di forme organiche, irregolari e individualizzate esprimono la possibilità di immaginare ambienti diversi da quelli prodotti dalle convenzioni dominanti. La sua affermazione “Quando sogniamo da soli è solo un sogno, ma quando molti sognano insieme è l’inizio di una nuova realtà” è passaggio da visione individuale a possibilità di trasformazione collettiva condivisa. Esponente/Modello: superamento delle convenzioni formali attraverso visioni organiche e anticonformiste, capaci di ispirare trasformazioni collettive.
Paul Klee ***° (8Nb) (Münchenbuchsee, 18 dicembre 1879) pittore tedesco astrattista; arte come discorso su realtà e non riproduzione; Ad Parnassum, Aufgehender Stern, Neue Harmonie, Senecio; forme astratte, simboliche e cosmologiche trasformano opera in strumento di esplorazione di strutture nascoste dell’esperienza, rendendo possibile percezione non convenzionale di rapporto fra forma, movimento, spazio e realtà. Esponente/Modello: ricerca di realtà oltre il visibile mediante linguaggi pittorici innovativi e nuove prospettive percettive.
Antoni Tàpies ** (8Ur) (Barcellona, 13 dicembre 1923) pittore, scultore spagnolo; ricerca su materia, segni e superfici come trasformazione di elementi ordinari in campi simbolici capaci di mettere in discussione separazione convenzionale fra materia concreta e significato; la percezione può attraversare la superficie immediata e confrontarsi con livelli ulteriori di interpretazione. Esponente: esplorazione di significati nascosti nella materia ordinaria attraverso linguaggi simbolici non convenzionali.
Franz von Lenbach (9UvPr) (Schrobenhausen, 13 dicembre 1836) pittore tedesco, specializzato in ritratti.
LETTERATURA: 9.11 concentra ricerca narrativa e poetica sulla soglia fra realtà conosciuta e possibilità ulteriori, interrogando percezione, identità, tempo, spazio, consenso sociale e confini dell’esperienza ordinaria. La ricerca di verità e significato apre prospettive capaci di destabilizzare le definizioni abituali del reale e immaginare ciò che le categorie dominanti non permettono ancora di concepire. Fantascienza, narrativa filosofica, utopia e distopia, scrittura visionaria, poesia dell’ineffabile, autobiografia dell’esilio e del cambiamento storico, racconto fantastico e sperimentazione formale diventano strumenti di trasformazione della prospettiva, non semplice evasione. Edwin Abbott Abbott rappresenta il superamento dei limiti percettivi attraverso l’esplorazione delle dimensioni; Philip Kindred Dick interroga realtà simulate, manipolate, instabili o spiritualmente nascoste; Rainer Maria Rilke esplora soglia, invisibile e ineffabile; Stefan Zweig testimonia dissoluzione dei mondi storici, sradicamento e ricerca di appartenenza cosmopolita. 9.11 comprende tanto l’invenzione di mondi alternativi quanto la scoperta dell’alterità dentro quello conosciuto. L’aspetto unificante apre possibilità preservando discernimento, comunicazione e rapporto con l’esperienza concreta; quello separante oscilla fra conformismo percettivo e perdita indiscriminata dei criteri di realtà. La pluralità delle prospettive permette di interrogare certezze individuali e collettive, immaginare configurazioni future e riconoscere possibilità prima considerate impossibili.
Edwin Abbott Abbott ***° (Nv) (Marylebone, 20 dicembre 1838), scrittore, teologo, pedagogo britannico. Flatland: A Romance of Many Dimensions (1884; Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni) limiti di percezione e certezze; attraverso vicende di un abitante di un mondo piatto, mostra come limiti dell’esperienza possano essere scambiati per limiti assoluti della realtà; suggerisce dimensioni ulteriori e invita a evitare rifiuto pregiudiziale dell’ignoto e pretesa di possedere conoscenza definitiva; critica di autosufficienza percettiva comprende anche rappresentazione di universo puntiforme, incapace di concepire pluralità o alterità. FS: “un capolavoro sulla multidimensionalità, la prima opera che tramite la descrizione di un mondo piatto a due sole dimensioni, suggerisce la quarta dimensione. A. “auspica che l’opera, presa nel suo insieme, possa interessare e divertire quegli abitanti di Spacelandia con mentalità aperta e razionale che, quando affrontano argomenti di grande complessità ma al di sopra della propria esperienza comune, da un lato si rifiutano di dire Questo non potrà mai succedere e dall’altro Dev’essere proprio così, ormai conosciamo tutto il conoscibile”. Narra la vita di un abitante di un universo bidimensionale che entra in contatto con l’abitante di un universo tridimensionale. “Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio. Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: «del mio universo», ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose”, “Tutti gli esseri della Flatlandia, animati o inanimati, qualunque sia la loro forma, presentano “al nostro occhio” il medesimo, o quasi il medesimo aspetto, quello cioè di una Linea Retta. Se dunque tutti hanno lo stesso aspetto, come si farà a distinguere l’uno dall’altro?”, “Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici”. Esponente/Modello: esplorazione dei limiti percettivi e apertura a dimensioni inconcepibili entro il sistema di realtà conosciuto.
Louise-Victorine Ackermann ***° (9.11/12) (Parigi, 30 novembre 1813) poetessa francese, Poésies philosophiques (1874) interrogazione metafisica, condizione umana, pessimismo esistenziale. Pensées d’une Soilitaire (1883) riflessioni filosofiche, indipendenza del pensiero. Poésies philosophiques (1874). Affronta esistenza, destino, sofferenza, morte e rapporto con Dio attraverso critica radicale delle consolazioni religiose e aspettative di progresso. La riflessione filosofica prevale su semplice espressione sentimentale, mentre poesia è mezzo per oltrepassare limiti della condizione individuale. “Tutto è al peggio nel più malvagio dei mondi possibili. Non sulla porta dell’inferno, bensì su quella della vita, bisognerebbe scrivere: Lasciate ogni speranza”, “Tutto si liquida in perdita nella vita: morire è depositare il proprio bilancio. La morte, in realtà, non è altro che una bancarotta definitiva”, “Non dirò all’umanità: progredisci! Le dirò piuttosto: muori! Nessun progresso, infatti, potrà mai strapparti dalle miserie della condizione terrena”, “Le nostre passioni e i nostri bisogni, ecco i nostri veri tiranni. Si dovrebbe, pertanto, essere sempre semplici e virtuosi, non fosse altro che per amore dell’indipendenza”, “Se Dio esistesse non vorrei davvero essere al suo posto. Non poter cessare d’essere: quale supplizio!”, “La cosa migliore per l’uomo sarebbe prendere alla lettera questa metafora ormai logora: «La vita è un sogno». Dare importanza a questo sogno è volere che degeneri in un incubo”, “Se m’innalzo, talvolta, a una certa altezza non è certo in virtù della mia propria forza. È la poesia ad avermi sollevato mi porta ove non potrei giungere”, “Miserabile granello di polvere / che il nulla ha rifiutato, / La tua vita è un giorno sulla terra; / Non sei niente nell’immensità. / Tua madre ti ha partorito, gemendo: / Tu eri il figlio dei suoi dolori; / E hai salutato l’esistenza / Attraverso grida acute e lacrime, / E finisce con queste righe: / Sotto il peso dei tuoi mali il tuo corpo consumato soccombe, / E, assaporando il calmo assaggio della notte, / Il tuo occhio finalmente si chiude dal sonno della tomba: / Rallegrati, vecchio, questa è la tua prima felicità”, “Che cosa! Avere la Forza Infinita / Solo per pagarsi spettacoli dolorosi, / Imporre massacro, infliggere agonia, / Desiderando davanti ai suoi occhi solo i morti e i moribondi! / Davanti a questo spettatore dei nostri dolori estremi / La nostra indignazione vincerà ogni terrore; / Incroceremo le nostre raspe di bestemmie, / Non senza un segreto desiderio di eccitare la sua furia. / Chi lo sa? Potremmo trovare qualche insulto / Chi lo irrita tanto che, con un braccio impazzito, / Strappa dal cielo il nostro pianeta oscuro, / E ha frantumato questo sfortunato globo in mille schegge. / La nostra audacia almeno ti salverebbe dalla nascita, / Tu che ancora dormi nelle profondità del futuro. / E ne usciremmo trionfanti per avere, cessando di essere, / costretto Dio a lavarsi le mani dall’Umanità. / Ah! Che gioia immensa dopo tante sofferenze! / Attraverso le macerie, sopra le fosse comuni. / Per poter finalmente lanciare questo grido di liberazione: / Niente più uomini sotto il cielo, siamo gli ultimi!”. Esponente/Modello: interrogazione metafisica radicale e indipendenza critica dalle consolazioni convenzionali.
Louisa May Alcott ° (6SiUv) (Germantown, 29 novembre 1832) scrittrice statunitense unitariana. Little Women (Piccole donne): formazione, autonomia femminile, convenzioni sociali. Little Men: educazione, crescita, comunità. Jo’s Boys maturazione, scelte individuali, continuità della comunità. Tensione fra aspirazione personale, indipendenza femminile e trasformazione delle convenzioni sociali. hjj indipendenza femminile, autonomia personale e superamento delle convenzioni sociali.
Eben Alexander **° (7UfNi) (Charlotte, 11 dicembre 1953 neurochirurgo, scrittore statunitense, Proof of Heaven (2012): esperienza di coma, coscienza, interpretazione spirituale. The Map of Heaven, rapporto fra esperienza spirituale, storia delle idee e possibilità di una sopravvivenza della coscienza. Esperienze percepite come esterne ai limiti ordinari della coscienza, interpretate in chiave metafisica; distinzione fra esperienza vissuta, interpretazione personale e verifica scientifica rimane essenziale; lavori realizzati con Karen Newell. “Tutto ha avuto inizio in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente”. Esponente/Modello: esplorazione della coscienza oltre i riferimenti percettivi ordinari, attraverso testimonianza e interpretazione spirituale. V. anche Scienza.
John Banville ** (Wexford, 8 dicembre 1945) romanziere, giornalista irlandese; Il mare (The Sea, 2005, Booker Prize): memoria, perdita, identità. The Infinities (2009): interferenza fra dimensione divina e umana; Eclipse (2000): crisi d’identità, memoria; Shroud (2002): identità costruita, inganno. Ancient Light (2012): memoria, amore, ricostruzione del passato; memoria, identità, percezione e instabilità della conoscenza assumono particolare rilievo. La sua precedente tetralogia scientifica comprende Doctor Copernicus (1976): rivoluzione cosmologica; Kepler (1981): ricerca scientifica, ordine dell’universo; The Newton Letter (1982): interpretazione storica, limiti della conoscenza; Mefisto (1986): matematica, caso, ricerca di ordine; sviluppando narrativamente figure e trasformazioni visione scientifica del mondo. Esponente: interrogazione dell’identità, della memoria e dei limiti della conoscenza attraverso prospettive narrative instabili.
Inìsero Cremaschi * (Fontanellato, 16 dicembre 1928), scrittore, sceneggiatore, promotore fantascienza italiana. Universo e dintorni: antologia fantascientifica. A scopo di lucro, Cuoio nero, Il mite ribelle, Dossier extraterrestri: raccolte narrative; attività editoriale collana Andromeda; diffusione immaginari fantascientifici come strumenti per esplorare realtà alternative, possibilità future e configurazioni non ordinarie dell’esperienza. Esponente: promozione di immaginari fantascientifici e prospettive alternative nella cultura italiana.
Paolo Giordano ** (Torino, 19 dicembre 1982) scrittore, fisico italiano. La solitudine dei numeri primi (2008, Premio Strega; adattamento cinematografico): isolamento, trauma, difficoltà di comunicazione. Il corpo umano (2012): esperienza militare, vulnerabilità, legami. Il nero e l’argento: malattia, perdita, relazioni. Divorare il cielo: ideali, comunità, disillusione. Nel contagio: pandemia, crisi collettiva. Tasmania: crisi contemporanee, incertezza, ricerca di orientamento. La sua produzione esplora fratture individuali, difficoltà relazionali e trasformazioni collettive in condizioni di crisi. Esponente: esplorazione delle fratture individuali e collettive attraverso crisi, isolamento e trasformazione.
Philip Kindred Dick ***° (1SpUi) (Chicago, 16 dicembre 1928) scrittore statunitense, di fantascienza, romanziere, saggista, autore di culto, dopo successo film Blade Runner tratto da Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968). Temi centrali: processi manipolativi di strutture di potere, simulazione e dissimulazione della realtà, assuefazione a sostanze stupefacenti e disturbi psichici correlati, indagine gnostico-mistica del divino; SF. I personaggi si confrontano con universi ove ricordi, percezioni, istituzioni e identità non offrono garanzie definitive di autenticità. L’instabilità del reale non conduce necessariamente a relativismo: impone di interrogare i criteri con cui distinguiamo esperienza, illusione e verità. Romanzi: Solar Lottery (1955): lotteria del potere, conflitto politico, controllo sociale. Time Out of Joint (1959): realtà quotidiana artificiale, identità manipolata. The Man in the High Castle (1962): storia alternativa, vittoria dell’Asse, realtà divergenti. The Simulacra (1964): potere politico, simulacri, manipolazione collettiva. The Three Stigmata of Palmer Eldritch (1965): droga, realtà virtuali, identità e divinità ambigue. Do Androids Dream of Electric Sheep? (1968): androidi, empatia, identità umana. Ubik (1969): morte, semivita, realtà instabile. Flow My Tears, the Policeman Said (1974): cancellazione dell’identità, sorveglianza, autoritarismo. A Scanner Darkly (1977): dipendenza, infiltrazione, frammentazione dell’identità. VALIS (1981): rivelazione mistica, gnosi, realtà nascosta. Racconti e raccolte: A Handful of Darkness (1955): raccolta fantascientifica. The Variable Man and Other Stories (1957): imprevedibilità umana, sistemi di controllo. The Preserving Machine (1969): trasformazione di musica in organismi viventi. I Hope I Shall Arrive Soon (1985): raccolta su coscienza, memoria, realtà e identità. We Can Remember It for You Wholesale (1966): falsi ricordi, identità, manipolazione di memoria. Second Variety (1953): guerra, macchine autonome, indistinguibilità fra esseri umani e simulacri. The Minority Report (1956): previsione dei crimini, libero arbitrio, controllo preventivo. Saggistica: How to Build a Universe That Doesn’t Fall Apart Two Days Later: costruzione e instabilità della realtà, mondi soggettivi, criteri di verità. Adattamenti audiovisivi: Blade Runner (1982), da Do Androids Dream of Electric Sheep?. Total Recall (1990; 2012), da We Can Remember It for You Wholesale. Screamers (1995), da Second Variety. Minority Report (2002), da The Minority Report. A Scanner Darkly (2006), dal romanzo omonimo. The Man in the High Castle (2015–2019), serie televisiva dal romanzo omonimo. “La realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci” (Reality is that which, when you stop believing in it, doesn’t go away); “E allora ho cominciato a pensare che forse ogni essere umano vive in un mondo assolutamente unico, tutto suo, un mondo diverso da quelli abitati ed esperiti da ogni altro. E sono così giunto a domandarmi: se la realtà è diversa per ciascuna persona, è possibile parlare di una realtà singolare o dovremmo forse parlare invece di una pluralità di realtà? E se vi è una pluralità di realtà, ve ne sono di più vere (o reali) di altre? E che dire del mondo di uno schizofrenico? Forse non è meno reale del nostro. Forse è impossibile affermare che noi siamo in contatto con la realtà e lui no, e dovremmo semplicemente dire che la sua realtà è talmente diversa dalla nostra che lui non è in grado di spiegarcela, così come noi non riuscia mo a spiegargli la nostra. Il problema, allora – se i mondi soggettivi vengono esperiti in modo troppo diverso – è che si verifica un crollo della comunicazione… nel qual caso si ha davvero una malattia”, “Realtà false genereranno esseri umani falsi. Oppure falsi esseri umani produrranno false realtà e le venderanno ad altri esseri umani, trasformandoli, infine, in contraffazioni di se stessi. Alla fine, ci ritroviamo con falsi esseri umani che inventano false realtà per spacciarle ad altri falsi esseri umani”, “voglio svelarvi un segreto: a me piace costruire universi che cadono a pezzi. Mi piace osservarne lo scollamento, e vedere come i personaggi dei romanzi affrontano il problema. Ho una segreta attrazione per il caos”, “L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso”, “Che differenza c’è fra il credere in un Dio che non puoi vedere e il credere nella presenza di un figlio morto che non puoi vedere? Cosa distingue un’invisibilità da un’altra?”. 9.11: costruzione sistematica di realtà instabili, ove personaggi e lettori non possono assumere automaticamente come autentici ricordi, strutture sociali, percezione immediata. Ubik, VALIS, Flow My Tears, the Policeman Said e The Man in the High Castle ampliano attraverso universi alternativi, manipolazione memoria, interferenze fra livelli di realtà e ricerca gnostico-mistica. La continua instabilità percettiva costringe a interrogare i criteri attraverso cui qualcosa è riconosciuto come reale. Esponente/Modello: interrogazione radicale di realtà, identità e sistemi di controllo attraverso universi narrativi instabili e prospettive gnostiche.
Joe Quesada * (New York, 1º dicembre 1961) scrittore statunitense, di fumetti; lavoro editoriale e creativo legato a universi narrativi condivisi e seriali; produzione associata a Marvel con lunga partecipazione a Daredevil, Spider-Man, X-Men, Black Panther e Marvel Knights. 9.11 solo quando il materiale specifico lo consente, attraverso la costruzione di universi alternativi, identità multiple e realtà narrative condivise, evitando però associazioni generiche derivanti solo dal genere fumettistico.
Rainer Maria Rilke ***° (6Sv) (Praga, 4 dicembre 1875) scrittore, poeta, drammaturgo austriaco, fra i maggiori poeti dell’età moderna e interpreti lirici della spiritualità moderna; esplora spiritualità, interiorità, difficoltà di comunione con l’ineffabile, assenza di una vera patria e ricerca di appartenenza; influenzato anche da Schopenhauer e Nietzsche, si distanzia da concezioni consolidate del cristianesimo occidentale e conoscenza scientifica. La patria diventa spazio spirituale interiore, capace di estendersi oltre i confini geografici. La percezione poetica non si limita a riprodurre una realtà esterna misurabile: gli oggetti acquistano significato attraverso l’esperienza soggettiva, mettendo in discussione il paradigma positivista. Questa concezione dell’esistenza (Hiersein) trova espressione nel Weltinnenraum, lo «spazio interno del mondo» che si estende attraverso tutti gli esseri, stabilendo continuità fra interiorità e realtà. La sua scrittura evolve progressivamente verso forme simboliche, profetiche e filosofiche. Opere: Wegwarten (1895–1896, Cicorie): prime sperimentazioni poetiche, liriche destinate al popolo. Traumgekrönt (1897, Incoronato di sogni): lirismo giovanile, sogno. Advent (1898, Avvento): spiritualità, attesa. Mir zur Feier (1899, Per celebrare me stesso; composizione 1897–1898): interiorità, mondo spirituale, ricerca di una patria interiore. Dir zur Feier (1897–1898, Per celebrare te; ciclo poetico): dichiarazione d’amore a Lou Andreas-Salomé. Das Stunden-Buch (1905, Libro delle ore, detto anche Breviario): rapporto diretto e libero con Dio, ricerca spirituale oltre i confini confessionali. Das Buch der Bilder (1902; seconda edizione ampliata 1906, Libro delle immagini): soggettività, voce delle cose, degli uomini e degli animali. Neue Gedichte (1907, Nuove poesie): osservazione degli oggetti, trasformazione della percezione, essenza delle cose. Der neuen Gedichte anderer Teil (1908, Seconda parte delle Nuove poesie): prosecuzione della ricerca poetica sull’oggetto. Blaue Hortensie (1906, Ortensia azzurra): percezione, significato dell’oggetto, esperienza soggettiva. Der Panther (1903, La pantera): prigionia, coscienza, percezione attraverso lo sguardo dell’animale. Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge (1910, I quaderni di Malte Laurids Brigge): esperienza umana, identità, solitudine urbana, morte, memoria. Duineser Elegien (1923, Elegie duinesi; composizione 1912–1922): angeli, invisibile, condizione umana, trasformazione dell’esistenza; fra le sue opere più celebri. “Forse tutti i draghi nella nostra vita sono principesse che stanno solo aspettando di vederci agire, almeno una volta, con bellezza e coraggio. Forse tutto ciò che ci spaventa è, nella sua essenza più profonda, qualcosa d’indifeso che vuole il nostro amore” (Vielleicht sind alle Drachen unseres Lebens Prinzessinnen, die nur darauf warten uns einmal schön und mutig zu sehen. Vielleicht ist alles Schreckliche im Grunde das Hilflose, das von uns Hilfe will). “Per un essere umano, amarne un altro è forse l’impresa più difficile di tutte, quella ultima, il test e la prova finale, il lavoro rispetto al quale ogni altro lavoro non è che preparatorio”. “La natura, le cose del nostro ambiente e uso, sono provvisorie, caduche; ma esse sono, finché noi siamo qui, nostro possesso e nostra amicizia, partecipi della nostra miseria e allegrezza, come sono già state le confidenti dei nostri antenati. Così si deve non solo non calunniare e avvilire tutto quanto qui esiste, ma appunto per la sua provvisorietà, che esso divide con noi, devono queste apparizioni e cose esser afferrate da noi in un’intimissima comprensione e trasformate. Trasformate? Sì, perché il nostro compito è di imprimerci questa precaria caduca terra così profondamente così dolorosamente e appassionatamente, che la sua essenza in noi risorga «invisibile». Noi siamo le api dell’Invisibile”, “Nasciamo, per così dire provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente”. “Tu sei l’Oscurità, da cui vengo / e che amo più di tutti i fuochi / che recintano il mondo / perché il fuoco fa cerchi di luce per tutti / in modo che nessuno si accorga di te / Ma l’Oscurità trattiene tutto / forme e luce, animali e me stesso, / come facilmente lo fa / forze e persone / per tutto questo, una grande presenza potrebbe essere vicino a me / Io credo nella notte”. Da Elegie duinesi: “Chi mai, s’io grido, m’udrà delle schiere celesti? | E d’improvviso un angelo contro il suo cuore m’afferri, – | io svanirei di quel soffio più forte. Ché il bello | è solo l’inizio del tremendo, che noi sopportiamo, | ancora ammirati perché sicuro disdegna | di sgretolarci. Sono gli angeli tutti tremendi”, “Scendesse ora l’arcangelo, il pericoloso, dagli astri | solo un passo a noi incontro: – battendo | alto abbatte noi il nostro cuore. Chi siete? || Primi perfetti, favoriti voi del creato, | gioghi di colli, crinali all’aurora purpurei | dell’universo novello – polline della fiorente | divinità, voi membra della luce, scale, ànditi, troni | spazi d’essere, scudi voi di delizia, tumulti | di tempestoso tripudio e d’improvviso | specchi voi, solitari, cui la scaturita bellezza | rifluendo perenne ripullula nel proprio viso”, “La creatura è tutta una pupilla | sull’Aperto. Ma noi come riversi | abbiamo gli occhi e tesi come reti | intorno al suo libero varco. A noi | quanto esiste nel mondo si rivela | solo nel calmo volto d’animali; | poi che il fanciullo tenero volgiamo | noi indietro a riguardare le figure, | non l’Aperto, profondo nella faccia | dell’animale. Libero da morte. | La morte solo noi vediamo; | sempre ha l’animale dietro a sé la fine | e a sé davanti Iddio: nel suo cammino | va, come vanno i fonti, nell’eterno.[27] Così viviamo ed è sempre un addio”, “Qui siamo noi forse per dire: casa, | ponte, fontana, porta, mandorlo, brocca, finestra, | al più: colonna, torre… ma dire, | oh così dire come le cose stesse nell’intimo | mai s’immaginarono. Forse non è l’astuzia segreta | di questa muta terra, quando gli amanti sì preme, | che ogni cosa, nell’animo loro, ogni cosa s’incanta? || Soglia: che è mai per due | innamorati consumare anche un poco | la vecchia soglia di casa, dopo i molti di prima, | anch’essi, e prima di quanti verranno poi, lievemente. || Qui delle cose dicibili è il tempo, è qui la patria”. Esponente/Modello: ricerca poetica dell’invisibile, spiritualità e trasformazione della percezione attraverso nuove relazioni fra interiorità, oggetti e mondo, oltre i limiti della conoscenza ordinaria.
Laurence Sterne **° (Clonmel, 24 novembre 1713) romanziere, religioso irlandese, The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman. The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman sperimentazione forma narrativa, frammentazione di linearità e continuo scarto fra racconto, riflessione e coscienza del processo narrativo; perturbazione delle aspettative del lettore e messa in crisi di successione ordinata del tempo narrativo. Esponente/Modello: sovversione della linearità narrativa e delle convenzioni percettive attraverso sperimentazione formale.
Rex Stout * (6NPf) (Noblesville, 1º dicembre 1886) autore statunitense di narrativa poliziesca, creatore di Archie Goodwin e Nero Wolfe, che comprende, Fer-de-Lance, The League of Frightened Men, The Red Box, Too Many Cooks e Some Buried Caesar. Cambiamento di prospettiva e ricostruzione di realtà nascosta attraverso l’analisi critica delle apparenze.
Rosemary Sutcliff ** (West Clandon, 14 dicembre 1920) scrittrice inglese, di romanzi storici, rivisitazioni di miti, leggende arturiane e libri per bambini; rivisitazioni della storia, dei miti e delle leggende britanniche, fra cui opere collegate al ciclo arturiano e al rapporto fra memoria storica, identità e immaginario mitico; narrativa come ponte fra differenti epoche e sistemi simbolici, senza attribuire automaticamente dimensione multidimensionale a tutto il corpus. Esponente: reinterpretazione di storia e mito attraverso prospettive narrative che collegano epoche e identità.
Stefan Zweig ***° (7) (Vienna, 28 novembre 1881) scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo, storico, poeta austriaco-britannico, pacifista, umanista, internazionalista, cosmopolita, europeista, autore di novelle e biografie. Opere: Die Wanderung (1902): pellegrinaggio, ricerca spirituale. Die Wunder des Lebens (1904): esperienza religiosa, incontro fra tradizioni. Geschichte eines Untergangs (1910): declino e caduta. Die Frau und die Landschaft (1917): desiderio, paesaggio, tensione emotiva. Angst (1920): paura, colpa, ricatto. Der Amokläufer (1922): ossessione, impulso distruttivo. Vierundzwanzig Stunden aus dem Leben einer Frau (1927): passione improvvisa, svolta esistenziale. Buchmendel (1929): memoria bibliografica, marginalità, perdita. Marie Antoinette. Bildnis eines mittleren Charakters (1932): identità personale, crisi storica. Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam (1934): umanesimo, libertà intellettuale, conflitto ideologico. Schachnovelle (1941): isolamento, resistenza psicologica, ossessione. Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäers (1942, pubblicazione postuma): dissoluzione dell’Europa cosmopolita, esilio, memoria. Documenta dall’interno la dissoluzione di un mondo culturale e politico precedentemente percepito come stabile, mostrando la trasformazione radicale di coordinate collettive attraverso cui l’individuo definisce identità, appartenenza e futuro. Il suo cosmopolitismo e internazionalismo è ricerca di comunità culturale più ampia delle appartenenze nazionali esclusive, mentre le sue novelle esplorano fmomenti nei quali una decisione, incontro o crisi interrompono improvvisamente la continuità della vita ordinaria e producono conseguenze trasformative. “Soltanto ciò che eleva lo spirito oltre il proprio ambito di vita, sino alla cerchia dell’intera umanità, può dare al singolo la forza di trascendere la propria forza. Solo di fronte alle mete ultrapersonali e forse inattuabili gli individui come i popoli riconoscono la loro vera e sacra misura”, “Inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell’umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell’anti-umanità”, “Il senso di massa e di gregge non aveva raggiunto nella vita pubblica la repugnante potenza che ha oggi; la libertà dell’agire privato era considerata – cosa oggi appena concepibile – legittima e sottintesa; la tolleranza non veniva come oggi disprezzata e ritenuta debolezza, ma esaltata quale energia morale”. Esponente/Modello: superamento dei confini nazionali mediante visione cosmopolita e testimonianza della dissoluzione di un ordine storico.
SPETTACOLO: 9.11 esplora i confini della realtà attraverso rappresentazioni che aprono l’esperienza a mondi alternativi, dimensioni invisibili, identità mutevoli e possibilità normalmente inconcepibili. S9 introduce ricerca di significato, tensione verso l’ignoto, attraversamento delle soglie fra vita e morte, visibile e invisibile, esperienza ordinaria e stati di coscienza ulteriori; S11 traduce queste esplorazioni in linguaggi innovativi, capaci di trasformare la percezione collettiva e mettere in discussione le convenzioni del reale. Fantastico, fantascienza, mito, narrazioni iniziatiche e sperimentazioni visionarie diventano strumenti per interrogare la natura dell’esistenza, la continuità dell’identità, il rapporto fra immaginazione e conoscenza e la possibilità di accedere a prospettive differenti. L’aspetto unificante favorisce apertura, discernimento e condivisione di esperienze non ordinarie; quello separante può manifestarsi come evasione, confusione fra finzione e realtà, irrigidimento delle interpretazioni o imposizione di visioni assolute. La rappresentazione non si limita così a riprodurre il mondo conosciuto, ma rende percepibili altre configurazioni dell’esistenza, invitando a riconoscere la provvisorietà dei confini entro cui viene abitualmente definita la realtà. Woody Allen esplora i confini fra realtà, immaginazione e tempo; Joe Dante sovverte le convenzioni del quotidiano attraverso il fantastico; Emeric Pressburger intreccia vita terrena e aldilà; Zacharias Kunuk rappresenta la cosmologia inuit e la dimensione sciamanica; Alain Tanner sviluppa percorsi iniziatici, visioni alternative e attraversamenti fra vita e morte.
Woody Allen **° (6Sbv) (New York, 1º dicembre 1935) regista, sceneggiatore, attore, comico, scrittore, commediografo statunitense, Oscar (Hannah and Her Sisters, Midnight in Paris), La rosa purpurea del Cairo. Zelig (1983; falso documentario su un uomo capace di assumere caratteristiche diverse secondo il contesto sociale, pertinente ai temi dell’identità instabile e della trasformazione della persona); La maledizione dello scorpione di giada (The Curse of the Jade Scorpion, 2001; commedia fantastica imperniata su ipnosi, controllo mentale e manipolazione della volontà); Scoop (2006; commedia che coinvolge comunicazioni provenienti dall’aldilà). Esponente/Modello: esplorazione di realtà parallele, attraversamenti temporali, identità mutevoli e confini fra immaginazione, coscienza e realtà, attraverso una ricerca cinematografica ricorrente.
Judd Apatow (Syosset, 6 dicembre 1967) regista statunitense, sceneggiatore.
Tony Curran (Glasgow, 13 dicembre 1969) attore scozzese.
Joe Dante **° (3SPr) (Morristown, 28 novembre 1946) regista, montatore, attore, sceneggiatore, critico statunitense, Gremlins. Explorers (1985; fantascienza su adolescenti che costruiscono un veicolo spaziale e stabiliscono un contatto con forme di vita extraterrestri); Salto nel buio (Innerspace, 1987; miniaturizzazione e viaggio all’interno del corpo umano); Small Soldiers (1998; giocattoli tecnologicamente animati che entrano in conflitto nel mondo quotidiano); The Hole (2009; un’apertura sotterranea materializza paure profonde). La sua filmografia attraversa ripetutamente fantastico e fantascienza come strumenti di destabilizzazione della realtà ordinaria. Esponente/Modello: costruzione di universi fantastici e fantascientifici che sovvertono la realtà ordinaria, esplorando alterità, trasformazioni percettive e possibilità tecnologiche.
Joel Kinnaman *° (Stoccolma, 25 novembre 1979) attore svedese con cittadinanza statunitense, RoboCop, Altered Carbon, Hanna. Modello: interpretazione di identità trasferibili fra corpi e realtà tecnologicamente trasformate, soprattutto attraverso Altered Carbon.
Zacharias Kunuk **° (Isola Jens, 27 novembre 1957) produttore e regista canadese di Inuk, Atanarjuat: The Fast Runner, 2001, leggenda Inuit su personaggio il cui matrimonio con due mogli causa animosità; temi di gelosia, vendetta, esorcismi e perdono); tradizione orale, cosmologia comunitaria, relazione fra forze umane e soprannaturali. Esponente/Modello: trasposizione cinematografica cosmologia inuit, integrando tradizione orale, dimensione sciamanica, forze soprannaturali e trasformazione comunitaria.
John Malkovich *° (6) (Christopher, 9 dicembre 1953) attore statunitense. Being John Malkovich (Essere John Malkovich, 1999; una struttura narrativa fantastica permette ad altre persone di entrare temporaneamente nella coscienza dell’attore, rendendo letterale la separazione fra identità, corpo e punto di vista); Bird Box (2018; esperienza della realtà condizionata da una presenza invisibile che modifica radicalmente la percezione e il comportamento). Modello: interpretazione di opere cinematografiche incentrate su trasferimento della coscienza, identità multiple e superamento dei confini corporei.
Franco Nero *° (5Pi) (Parma, 23 novembre 1941) attore italiano, noto soprattutto per Django (1966), Camelot (1967): mito arturiano, idealismo e conflitto fra amore e dovere; Il giorno della civetta (1968): mafia, giustizia e potere; Un tranquillo posto di campagna (1968): ossessione artistica, apparizioni e ambiguità fra soprannaturale e allucinazione; Keoma (1976): western allegorico, destino, morte e redenzione; The Visitor (1979, Stridulum): fantascienza mistico-apocalittica, conflitto fra forze cosmiche. Modello: figure anticonvenzionali, eroiche e visionarie, attraverso interpretazioni che esplorano libertà individuale, mito, destino e superamento dei limiti ordinari.
Emeric Pressburger ***° (Miskolc, 5 dicembre 1902) sceneggiatore, regista ungherese-britannico; A Matter of Life and Death (1946; la sopravvivenza inattesa di un aviatore genera un conflitto fra vita terrena e aldilà, lasciando aperta la tensione fra realtà trascendente ed esperienza soggettiva). The Life and Death of Colonel Blimp (1943, Duello a Berlino): identità, tempo storico, trasformazione delle convinzioni; A Canterbury Tale (1944, Un racconto di Canterbury): pellegrinaggio, mistero, dimensione spirituale della vita quotidiana; I Know Where I’m Going! (1945, Io so dove vado): destino, amore, paesaggio e tradizioni simboliche; A Matter of Life and Death (1946, Scala al paradiso): sopravvivenza di un aviatore, rapporto fra vita terrena e aldilà, ambiguità fra trascendenza ed esperienza soggettiva; Black Narcissus (1947, Narciso nero): spiritualità, desiderio, conflitto fra disciplina religiosa e pulsioni interiori; The Red Shoes (1948, Scarpette rosse): arte, ossessione, identificazione con mito; The Tales of Hoffmann (1951, I racconti di Hoffmann): mondi fantastici, automi, illusioni e trasformazioni dell’identità. Esponente/Modello: elaborazione di universi cinematografici nei quali realtà terrena, aldilà, immaginazione e stati di coscienza si intersecano, superando i confini della percezione ordinaria.
Alain Tanner ***° (Ginevra, 6 dicembre 1929) regista svizzero; Charles mort ou vif (1969): rifiuto della vita borghese, ricerca di libertà; La salamandre (1971, La salamandra): identità sfuggente, verità e interpretazioni divergenti; Jonas qui aura 25 ans en l’an 2000 (1976, Jonas che avrà venticinque anni nel 2000): utopia comunitaria, cambiamento sociale, futuro; Messidor (1979, Messidoro): viaggio, ribellione, esclusione sociale; Les Années lumière (1981, Gli anni luce): incontro iniziatico, ricerca del segreto del volo, superamento dei limiti ordinari: Jonas incontra un anziano enigmatico e intraprende un percorso iniziatico culminante nella ricerca del segreto del volo, trasformando una vicenda apparentemente realistica in una meditazione sui limiti dell’esperienza ordinaria; Dans la ville blanche (1983, Nella città bianca): estraneità, sospensione del tempo, trasformazione interiore; No Man’s Land (1985, Terra di nessuno): confini, appartenenza, identità; La Vallée fantôme (1987, La valle fantasma): memoria, assenza, ricerca di un’immagine; Requiem (1998): incontro con i morti, memoria, confini fra vita e aldilà. Esponente/Modello: esplorazione multidimensionale dei confini fra vita e morte, realtà e visione, attraverso percorsi iniziatici, trasformazioni della coscienza, libertà individuale e utopie collettive.
POLITICA & ECONOMIA: 9.11 riguarda la trasformazione di risorse e iniziative individuali in opportunità collettive durevoli. S9 orienta ricchezza e potere verso finalità che superano l’interesse personale; S11 favorisce innovazione istituzionale, conoscenza condivisa e responsabilità comunitaria. Istruzione, biblioteche, ricerca e iniziative per la pace diventano strumenti di emancipazione e progresso. Andrew Carnegie rappresenta il passaggio dall’accumulazione privata alla creazione di istituzioni pubbliche, fondate anche sulla partecipazione delle comunità beneficiarie.
Andrew Carnegie *° (8Nv) (Dunfermline, 25 novembre 1835), industriale e filantropo scozzese-statunitense. The Gospel of Wealth (1889): responsabilità sociale della ricchezza e impiego dei grandi patrimoni per il bene pubblico. Finanziò biblioteche, istruzione, ricerca e iniziative per la pace; nel 1911 istituì la Carnegie Corporation, destinata alla diffusione della conoscenza e al sostegno di iniziative educative. Modello: trasformazione della ricchezza privata in istituzioni educative e culturali, promuovendo conoscenza condivisa, responsabilità comunitaria e beneficio collettivo.
SCIENZA: 9.11 esplora i confini della conoscenza, soprattutto nel rapporto fra cervello, coscienza e realtà. S9 apre interrogativi sulle esperienze che sembrano oltrepassare i modelli ordinari; S11 favorisce confronto interdisciplinare, nuove ipotesi e revisione dei paradigmi. La ricerca richiede di distinguere esperienza soggettiva, interpretazione metafisica e verifica scientifica. Eben Alexander rappresenta questa tensione attraverso le sue testimonianze sulle esperienze di pre-morte e la possibilità di una coscienza non riducibile all’attività cerebrale, senza che tale interpretazione costituisca una dimostrazione scientifica.
Eben Alexander v. Letteratura.
PTU — LETTONIA (Latvija), D9-11: Stato baltico fra Estonia, Lituania, Russia, Bielorussia e Mar Baltico, attraversato dalla Daugava, con pianure, foreste, torbiere, laghi e costa sabbiosa. Capitale Rīga; regioni storiche Vidzeme, Latgale, Zemgale, Kurzeme e Sēlija. Abitata da popolazioni baltiche e finniche, fu coinvolta nelle crociate nordiche XIII sec., espansione dell’Ordine livoniano e dominazioni polacco-lituana, svedese e russa. Indipendente da 1918, subì occupazioni sovietica e nazista, recuperando sovranità nel 1991; membro dell’Unione europea e NATO dal 2004. La riforma amministrativa ha ridefinito novadi e città statali (valstspilsētas), senza coincidere con la ripartizione territoriale del Sistema. D9-11-1 Daugavpils, Krāslava, Ludza: sud-est di Latgale, fra Daugava, laghi e frontiere con Lituania, Bielorussia e Russia. Daugavpils, città statale, conserva fortezza ottocentesca e arsenale che ospita Rothko Museum, dedicato al pittore Mark Rothko (1903); Baznīcu kalns riunisce edifici cattolici, luterani, ortodossi e dei Vecchi Credenti. Krāslava conserva complesso dei conti Plater; parco Daugavas loki protegge grandi anse fluviali. Ludza, centro del novads omonimo, ha rovine castellane medievali, laghi e lunga tradizione di contatti fra comunità baltiche, slave ed ebraiche. D9-11-2 Rēzekne: nel cuore di Latgale, nodo storico fra vie di comunicazione regionali, con rovine del castello dell’Ordine livoniano, tradizione ceramica e centro culturale GORS, dedicato anche a produzione musicale latgaliana. Il monumento Latgales Māra commemora unità regionale e indipendenza nazionale. D9-11-3 Bauska, Ogre, Jēkabpils: fascia di Zemgale e valle Daugava. Bauska, centro Bauskas novads, conserva castello sorto in confluenza di Mūsa e Mēmele; nei dintorni, Rundāles pils è importante complesso barocco progettato da Bartolomeo Rastrelli, mentre Skaistkalne conserva santuario mariano. Ogre si sviluppò come centro ferroviario e residenziale lungo fiume omonimo. Jēkabpils comprende antica Krustpils e suo castello. D9-11-4 Jelgava, Jūrmala, Vidzeme: Jelgava, capitale Ducato di Kurzeme e Zemgale. Jūrmala, città statale costiera, comprende storici insediamenti balneari, pinete, architetture lignee. Vidzeme, centro-nord, comprende altopiano omonimo, valle della Gauja, antichi territori livoni e letgalli, castelli, foreste e tradizioni popolari conservate attraverso il canto. D9-11-5 Rīga: capitale e città statale, sorta presso foce Daugava, fondata nel 1201, conserva cattedrale, chiese medievali, edifici mercantili e architettura Art Nouveau. La Rīgas radio un televīzijas tornis, isola Zaķusala, è una delle maggiori strutture televisive europee; Latvijas Nacionālā bibliotēka, progettata da Gunnar Birkerts, nota come Gaismas pils, Palazzo della Luce, riferimento a tradizione poetica nazionale. La città fu protagonista del risveglio indipendentista e barricate del gennaio 1991. D9-11-6 Dobele, Talsi, Tukums: area fra Zemgale e Kurzeme. Dobele conserva rovine del castello medievale e vicino bosco Pokaiņu mežs, celebre per gruppi di pietre e credenze su presunte energie non ordinarie. Talsi, centro di Talsu novads, sorge fra colline e laghi, in territorio con antichi insediamenti curoni e tradizioni artigiane. Tukums ha edifici storici e collegamenti con paesaggio costiero; presso Slampe si trova Cinevilla, complesso scenografico usato per produzioni cinematografiche nazionali. D9-11-7 Kuldīga, Saldus: Kuldīga con impianto urbano medievale e moderno, architettura lignea, antico ponte su fiume Venta e cascata Ventas rumba; centro del Ducato di Kurzeme e Zemgale. Saldus, legata al pittore Janis Rozentāls e memoria delle battaglie 1944–45 nella sacca di Kurzeme. D9-11-8 Liepāja: porto storico e centro industriale, militare e musicale. Il quartiere Karosta conserva cattedrale ortodossa San Nicola, fortificazioni e ex prigione militare; cattedrale luterana Santissima Trinità custodisce celebre organo storico. D9-11-9 Ventspils: presso foce Venta, porto baltico con castello dell’Ordine livoniano, tradizioni marinare e attività commerciali legate a rotte del Baltico. D9-11-10 Cēsis, Limbaži, Valmiera: area di Vidzeme e valle della Gauja. Cēsis, centro di Cēsu novads, conserva uno dei maggiori castelli medievali del Paese, antica sede Ordine livoniano; nei dintorni, Āraišu ezerpils è un insediamento lacustre. Limbaži, città anseatica, con resti castello medievale e tradizioni artigiane. Valmiera si sviluppò lungo la Gauja come centro commerciale, educativo e culturale. D9-11-11 Alūksne, Balvi: nord-est, presso frontiera russa. Alūksne presso grande lago e conserva il parco del maniero, castello nuovo e resti della fortezza sull’isola Pilssala; legata anche alla storia della missione del pastore Ernst Glück, traduttore della Bibbia in lettone. Balvi appartiene alla Latgale settentrionale, con laghi, tenute storiche, tradizioni cattoliche e memoria dei movimenti di resistenza del Novecento. D9-11-12 Gulbene, Madona: altopiani e foreste del centro-est. Gulbene, centro di Gulbenes novads, conserva complessi signorili e ferrovia storica a scartamento ridotto Gulbene–Alūksne. Madona è collegata all’altopiano di Vidzeme e al Gaiziņkalns, massima elevazione nazionale; nei dintorni, il lago Lubāns e sue zone umide, paesaggio naturalistico e archeologico.
LINGUA E CULTURA — LETTONIA: Lingua: il lettone (latviešu valoda), lingua ufficiale, appartiene al ramo baltico delle lingue indoeuropee, insieme al lituano; non è ugrofinnico come finlandese o estone. Usa alfabeto latino con segni diacritici: ā, ē, ī, ū indicano vocali lunghe; č, š, ž consonanti postalveolari; ģ, ķ, ļ, ņ consonanti palatalizzate. Possiede 7 casi grammaticali, due generi, declinazioni nominali, verbi flessi e ordine delle parole relativamente flessibile; accento cade di norma su prima sillaba. Esempi: labdien (buongiorno), paldies (grazie), lūdzu (prego), jā (sì), nē (no), saule (sole), mēness (luna), dievs (dio), gars (spirito), pasaule (mondo). I principali gruppi dialettali comprendono lettone centrale, livone e alto lettone; da quest’ultimo deriva la tradizione scritta latgaliana (latgalīšu volūda), protetta da legislazione nazionale e importante per l’identità di Latgale. Il livone (līvõ kēļ), lingua ugrofinnica affine all’estone, è invece distinto dal lettone e sopravvive attraverso programmi di rivitalizzazione. Russo, bielorusso, ucraino, polacco e altre lingue riflettono la storia multietnica. Nel 2022 il 62% dichiarava lettone come lingua domestica principale, 34,6% russo e 1,2% il latgaliano. Cultura: la formazione dell’identità nazionale intreccia eredità baltiche, tradizioni finniche, cristianesimo, cultura urbana tedesca, contatti slavi e movimenti di emancipazione linguistica. Il Jaunlatvieši, movimento Giovani Lettoni del XIX secolo, promosse lingua, folklore e coscienza nazionale; il Tautas atmoda, Risveglio nazionale, ebbe una nuova fase decisiva alla fine degli anni Ottanta. Le dainas, brevi canti popolari raccolti in gran numero da Krišjānis Barons, conservano riferimenti a natura, cicli stagionali, relazioni familiari, destino e figure mitiche. Le celebrazioni corali Dziesmu un deju svētki, avviate nel 1873, riuniscono migliaia di cantori e danzatori. Il solstizio estivo Jāņi, celebrato con Līgo, comprende falò, corone vegetali, canti e veglie notturne. Tra le tradizioni artigiane figurano tessitura, ceramica latgaliana, lavorazione dell’ambra e cinture ornamentali come la Lielvārdes josta, cui sono state attribuite anche interpretazioni simboliche ed esoteriche moderne. Piatti rappresentativi: rupjmaize (pane scuro di segale), pelēkie zirņi (piselli grigi), sklandrausis (tortina tradizionale di Kurzeme). Religione e folklore: luteranesimo, cattolicesimo e ortodossia hanno distribuzione storica diversa; il cattolicesimo è radicato soprattutto in Latgale, mentre i Vecchi Credenti russi conservano comunità, liturgie e iconografia proprie. La mitologia popolare comprende Dievs, divinità celeste; Māra, figura dalle interpretazioni complesse; Laima, associata al destino; Pērkons, dio del tuono; Saule, personificazione solare; e gli spiriti dei defunti, veļi, ricordati nei riti autunnali. Il movimento neopagano Dievturība, sviluppato nel Novecento anche grazie a Ernests Brastiņš, rielabora fonti folkloriche e pratiche rituali precristiane. Letteratura: Rainis e Aspazija unirono innovazione poetica, teatro e impegno per l’emancipazione; Uguns un nakts di Rainis rielabora materia epica e mitologica. Imants Ziedonis, con Epifānijas, sviluppò prosa poetica fatta di intuizioni, paradossi e trasformazioni dello sguardo; Vizma Belševica rappresentò memoria individuale, repressione e storia collettiva nella trilogia Bille. Aleksandrs Čaks diede voce alla modernità urbana; Anna Brigadere elaborò fiabe teatrali e figure simboliche. Musica e arti: Jāzeps Vītols contribuì alla formazione scuola compositiva nazionale; Raimonds Pauls alla canzone popolare; Pēteris Vasks a una scrittura contemporanea segnata da natura, silenzio e spiritualità; Gidon Kremer ha promosso la collaborazione musicale internazionale. Cinema d’animazione di Arnolds Burovs e produzione contemporanea di Gints Zilbalodis ampliano i linguaggi visivi; Mark Rothko, emigrato negli Stati Uniti, sviluppò pittura astratta fondata su grandi campi cromatici e intensa esperienza contemplativa. Fiction: Rīgas sargi (2007), di Aigars Grauba, rappresenta la difesa della capitale durante guerra d’indipendenza; Nameja gredzens (2018), rielabora in forma leggendaria la resistenza dei Semigalli alle crociate medievali; Padomju džinsi (2024), serie di Staņislavs Tokalovs e Juris Kursietis, affronta repressione sovietica, cultura giovanile e libertà individuale. Risonanza 9.11: continuità fra patrimonio orale e innovazione artistica emerge nelle sperimentazioni di Ziedonis, rinnovamento musicale e grandi iniziative corali; la difesa dell’autonomia culturale, elaborazione di identità collettive e confronto fra tradizioni religiose costituiscono ulteriori nuclei pertinenti. Multidimensionalità: le dainas conservano cosmologie, figure divine e rapporti rituali con antenati e natura; Dievturība propone una riattivazione contemporanea della religiosità baltica. Le credenze associate alle pietre di Pokaiņi comprendono racconti su energie, guarigioni e luoghi sacri, senza costituire prova delle proprietà attribuite. Pratiche cattoliche di pellegrinaggio, icone venerate dai Vecchi Credenti, simbolismo solare e rituali stagionali offrono differenti forme di relazione con l’invisibile. Pittura contemplativa di Rothko, spiritualità musicale di Vasks e linguaggio visionario dell’animazione contemporanea estendono questa ricerca oltre le tradizioni religiose.
Sigillo: una forma conica al cui interno nella parte superiore dimorano due sfere unite tra loro.
Sigillo: 251198: Le tre Guide mi dicono che sono pronte a formarmi, come hanno sempre fatto, insegnando dall’interno e dall’esterno. Mi chiedono se sono disposto a riconoscere i loro insegnamenti. Rispondo di sì e comunico loro i miei attuali intenti. Una nuova parola (Korah) si riferisce ai canti. In Quiumakai, nella distesa di S9, atterra un velivolo aereo. Da esso scende un pilota che si avvicina a me e mi consegna una lettera. La apro e vi trovo un foglio con un disegno del Sacro Cono e la scritta: “Vai avanti con il Lavoro!”. Il pilota saluta e riparte a bordo del suo veicolo. Mi chiedo cosa significa andare avanti con il Lavoro. Intanto vedo un tavolo con sopra una tovaglia bianca e la pozione. La bevo. Vedo un immenso cono coperto da una grande nuvola al centro. E’ anche il marchio. La nuvola è grigia e dentro di essa vedo molti esseri che cantano in cerchio. E’ una grande comunità che canta le canzoni di Handor. Essi insegnano e guariscono con le canzoni. Essi riportano le memorie delle fasi iniziali del Gioco.
ATLANTE STATI HANDORIANI — STATO DI VANJULI — NAZIONE DI VARAUNY (9.11): Situata in area centro-nord di Vanjuli, Varauny presenta tre lunghe penisole altipiano su Mare del Nord e precipitano a picco su acque profonde. La penisola mediana, Venugopal, termina con Yarrowy, estensione pianeggiante a forma di freccia, sede di capitale Jalil, detta Yarrow City. Territorio ridotto di 2/3 da inondazioni era 1, conserva alture, promontori, piattaforme emerse. Jaspal sorge su roccia spettacolare. Le tre penisole, legate a tre Guide storiche eroiche di Vanjuli, formano immenso sistema portuale: tre moli continentali con approdi, basi e rotte di spedizione distinte. Sono terre vive con suolo che pulsa, respira, muta ritmo e risponde a presenza umana. Correnti di fuoco e aria generano vitalità, ossigenazione eccezionale, guarigione, lucidità e stati visionari profondi. Comunità corali custodiscono canti Korah, usati per insegnare, curare e trasmettere memorie di fasi iniziali del Gioco. Grande cono avvolto in parte da nube grigia costituisce centro di tali attività, con cerchi di cantori e percorsi formazione guidati da tre Guide. 9.11.1 Varauny Viral: nord-ovest, fra Hilal de Varany e penisola ovest; alture costiere, accessi marittimi, basi di preparazione a spedizioni. 9.11.2 Vienmery Vipul: fascia ovest interna, fra costa e alture centrali; vie di collegamento, servizi portuali, passaggi verso grandi direttrici nazionali. 9.11.3 Jay, Val: penisola ovest, con promontori, insenature e approdi del primo grande molo. Val, importante azienda di strumenti di comunicazione, sponsorizza squadra omonima, nota a livello statale; reti aziendali collegano basi marittime e insediamenti remoti. 9.11.4 Jody: propaggini ovest, bracci di terra e rilievi affacciati su mare aperto; osservazione correnti, preparazione a traversate e collegamenti portuali. 9.11.5 Wakil, Iezel, Jalal, Ivory, Vancy, Iqbal, Vasyl: settore centrale, con funzioni coordinamento e gestione fiduciaria; Wakil custodisce continuità incarichi, affidabilità di scambi e responsabilità comuni. 9.11.6 Waliyy, Jaspal, Jaipal, Jalaal, Vishal, Isabel, Valory: penisola centrale, con alte rocce, percorsi di cura e presidi di tutela; Waliyy garantisce protezione e assistenza a viaggiatori. Trad. Corpo Incorruttibile legata a pratiche di rigenerazione. 9.11.7 Jayapal, Jonquil: fascia costiera mediana. 9.11.8 Jinnapal, Virtuvey: interno mediano, ricerca, formazione, recupero e pratiche corali. 9.11.9 Jyotirmay, Venugopal: estremità penisola mediana, con Yarrowy e grande centro urbano di Jalil; palazzi antichi e moderni, sedi istituzionali, ricerca, porto di spedizione. Squadra Yarrow City principale formazione nazionale, unica con rilievo interstatale. 9.11.10 Vantecomol, Visvaldisy: vie interne e frontiere; Vantecomol, antico eroe di rilievo HSS, figura centrale 9.11, ricordato in testimonianze storiche. 9.11.11 Viceregency: antica seconda sede di potere di Vanjuli, residenza accessoria destinata a equilibrio e osservazione obiettiva di reggenza; conserva funzione di controllo e consultazione alto livello. 9.11.12 Valetudinary: area di cura, recupero e ricerca su stati di coscienza; strutture di rigenerazione, riposo e comunità terapeutiche, con respirazione, movimento e canto. 9.11.0 Distretto capitale: nucleo istituzionale Jalil, palazzi governativi, sistema portuale e collegamenti fra tre direttrici peninsulari; quartieri residenziali, commerciali e complessi moderni di comunicazione.
9-11-1 Varauny Viral 9-11-2 Vienmery Vipul 9-11-3 Jay, Val 9-11-4 Jody 9-11-5 WAKIL, Iezel, Jalal, Ivory, Vancy, Iqbal, Vasyl 9-11-6 WALIYY, Jaspal, Jaipal, Jalaal, Vishal; Isabel, Valory, Incorruptible Body 9-11-7 Jayapal, Jonquil 9-11-8 Jinnapal, Virtuvey, 9-11-9 Jyotirmay, Venugopal, Investment in Reality 9-11-10 Vantecomol (cit. Provisoria), Visvaldisy 9-11-11 Viceregency 9-11-12 Valetudinary
Binary 9.11, 131223, The Binary System: Benvenuti all’incontro dedicato al Binario 9.11. Iniziamo prendendo un momento di profonda presenza e consapevolezza di ciò che siamo al livello più profondo che possiamo concepire. Portiamo l’attenzione al respiro, lasciandolo entrare e uscire profondamente e permettendogli di espandersi in ogni parte del corpo e anche oltre i suoi limiti, fino ad avvolgere ciò che desideriamo raggiungere con la nostra consapevolezza. Restiamo nella presenza viva del nostro essere senza attribuirgli alcuna definizione o restrizione di significato, lasciandolo libero di rivelarsi per ciò che è. Prestiamo particolare attenzione all’intervallo fra inspirazione ed espirazione e lasciamo che questo respiro, così familiare, diventi uno strumento di consapevolezza e presenza. Permettiamogli di disegnare cerchi nella nostra coscienza, formando un cerchio luminoso di guarigione che, a partire da un punto centrale di emanazione, si espande progressivamente comprendendo sempre più ciò che esiste. Il Binario 9.11 si colloca alcuni giorni dopo la Luna Nuova, con il Sole in Sagittario e la Luna in Aquario. I due segni sono in sestile e possiedono una naturale capacità di armonizzarsi e operare insieme verso obiettivi elevati, mossi da visioni profonde e dalla ricerca di ciò che è vero e autentico, senza imporre limiti a questa ricerca e permettendole di espandersi nella massima libertà. Circa quattro o cinque giorni dopo la Luna Nuova inizia una fase ricettiva nella quale possono emergere, in forma più pragmatica, elementi significativi delle visioni e delle informazioni ricevute durante la Luna Nuova e nel Binario 9.9; è il momento di raccogliere queste informazioni, confrontarsi con la realtà ordinaria, integrare i diversi sé e piani di realtà e prepararsi ad agire secondo l’intento più profondo che si è delineato. Siamo ancora in un periodo di profonda oscurità caratteristico del ciclo del Sagittario, ma 9.11 porta una consapevolezza capace di andare oltre i limiti della realtà ordinaria e del paradigma umano. Da una parte vi è stanchezza e affaticamento per la pressione dei sistemi di credenza, delle modalità folli e inconsapevoli che caratterizzano il mondo umano; dall’altra emerge una luce profonda, una consapevolezza iconoclasta che cerca la verità indipendentemente da ciò che è stato assunto e imposto nella coscienza. Ciò che è stato accettato come reale e appreso può rivelare i propri aspetti illusori, mentre qualcosa di vivo e capace di crescere comincia a emergere. La ricerca giunge così a un punto di non ritorno, a un’area di confine oltre la quale non è più possibile continuare ad accettare i vecchi compromessi. «Con 9.11 raggiungi un confine, una zona di non ritorno»: se lo attraversi, la tua vita non può continuare a essere come prima e potresti essere chiamato a vivere in modo molto più radicale e intransigente; puoi anche sentirti non ancora pronto, rinviare temporaneamente il passo o tornare alla vita ordinaria, ma la consapevolezza di quel confine rimane impressa e, quando sarai pronto, potrai ritornarvi e attraversarlo. C’è una voce che invita: «Vieni e alzati». C’è un ponte e sei invitato a passare oltre. Immagina di trovarti in questa zona di transizione, dove ciò in cui hai creduto comincia a dissolversi e affiorano barlumi di qualcosa che esiste oltre, ancora non chiaramente definito. Rimani in questo spazio respirando e lascia che il buio venga meno, rivelando qualcosa di inconcepibile e sorprendente ma allo stesso tempo profondamente familiare, qualcosa che una parte di te ha sempre intuito o conosciuto senza avere la chiarezza necessaria per riconoscerlo. Può esserci delusione per ciò che credevi vero e contemporaneamente conferma di qualcosa che intimamente hai sempre percepito come vero. Non definiamo subito questo spazio: può essere un momento di confusione, stanchezza e assenza di una direzione chiara, ma possiamo aprirci alla sua vibrazione luminosa e lasciarci sollevare. Il tema di 9.11 è radicalmente consapevole di questa zona di frontiera e della «insana trance» che caratterizza la realtà consensuale umana. Il mondo viene considerato come un sogno, una realtà arbitraria e radicalmente illusoria: se ascolti queste parole, «una cosa è certa: stai dormendo». Puoi però svegliarti da un momento all’altro, perché il sogno può interrompersi e questo non è necessariamente soltanto una metafora: ti è già accaduto molte volte, anche poche ore fa. Questo mondo scomparirà e ne dimenticherai completamente i problemi assillanti; ti troverai altrove e non sarai necessariamente sorpreso, perché questo avviene ogni volta che la realtà della veglia lascia il posto a quella del sogno. Come viene ricordato attraverso Philip K. Dick, il problema è che quando più persone sognano lo stesso sogno esso può acquisire la forza di una realtà condivisa; perciò occorre fare attenzione a chi è presente nel proprio sogno. Il Binario 9.11 raggiunge così sfere di consapevolezza molto controverse riguardo alla realtà e alla verità sul mondo, incompatibili non soltanto con le credenze dominanti ma anche con molte credenze alternative. Tra gli autori associati a questa ricerca viene indicato Philip K. Dick, brillante scrittore di fantascienza e filosofo visionario che utilizzò la narrativa per porre domande fondamentali: «Che cos’è la realtà? Che cos’è la sanità mentale? Che cos’è veramente umano?» La domanda decisiva per 9.11 è dunque: «Che cos’è la realtà? Che cos’è reale?» Fermati, respira profondamente e considera la domanda. Le prime idee e risposte che emergono sono probabilmente, nella maggior parte dei casi, prodotti di credenze, condizionamenti e programmi mentali. «Le prime risposte che ricevi quando poni una domanda sono le risposte del software con cui la mente umana è stata programmata.» Non puoi impedire che queste risposte arrivino, ma non devi assumerle automaticamente come vere. Riconoscile, lasciale emergere e poi apriti al silenzio. La capacità più importante per ricevere risposte autentiche è quella di rimanere in silenzio dopo aver posto una domanda, senza imbarazzo e senza precipitarsi a produrre una risposta. Lascia che il silenzio e persino il buio diventino lo sfondo nel quale può eventualmente giungere qualcosa di diverso dal programma umano, anche se inizialmente ciò che arriva sembra non avere senso. Respira profondamente nella domanda: «Che cos’è la realtà?» e permetti alla domanda di circolare nella mente e nel respiro, perché attraverso questo processo puoi iniziare una deprogrammazione. Il tema della pluralità delle realtà conduce alla consapevolezza multidimensionale. Ogni esperienza della realtà separata può essere considerata come uno strato fra molti altri; esistono strati sopra strati e strati dentro altri strati. Un riferimento fondamentale è Flatlandia di Edwin Abbott, presentato come uno dei testi più significativi per comprendere la consapevolezza multidimensionale, poiché descrive con semplicità la natura di una dimensione inferiore alla nostra e suggerisce indirettamente la possibilità di dimensioni superiori. Flatlandia è un mondo bidimensionale abitato da linee, triangoli, quadrati, pentagoni, esagoni e altre figure geometriche che si muovono liberamente su una superficie senza potersi sollevare né immergere. Il protagonista riteneva che il proprio mondo fosse l’unica realtà possibile, finché l’incontro con una dimensione superiore non trasformò radicalmente la sua visione. Per gli abitanti di Flatlandia le figure vengono percepite come linee e la terza dimensione è inizialmente inconcepibile; ciò che essi ritengono impossibile può tuttavia esistere al di là dei limiti della loro percezione. L’esempio diventa un modello per comprendere la nostra stessa condizione: potremmo trovarci in uno strato di realtà che consideriamo assoluto semplicemente perché non abbiamo ancora fatto esperienza di ciò che lo trascende. La zona di confine è quindi la soglia fra l’illusione e ciò che può rivelarsi oltre l’illusione. Una soglia inevitabile è quella della morte, ma anche quella del sogno. Non sappiamo che cosa accada dopo la morte; possiamo però prendere in considerazione le testimonianze di persone che hanno vissuto esperienze prossime alla morte. Viene citato Eben Alexander, neurochirurgo che ha descritto la propria esperienza di coma e premorte. La sua prima consapevolezza nel profondo del coma fu caratterizzata dall’assenza di parole, linguaggio e memoria della vita terrena: non ricordava nulla degli esseri umani, della Terra o dell’universo e ogni nozione della sua identità umana sembrava cancellata. Successivamente descrisse una trasformazione radicale della propria consapevolezza, il trovarsi in un vuoto infinito accompagnato da una sfera di luce e da una presenza divina, con il messaggio che non sarebbe rimasto lì ma sarebbe tornato dopo aver ricevuto degli insegnamenti. La sua esperienza modificò profondamente la precedente fiducia esclusiva nella scienza come spiegazione della realtà e lo condusse a una diversa comprensione della luce divina, della presenza di una scintilla divina negli esseri umani e dell’amore incondizionato. Questo è il tipo di svolta che caratterizza 9.11: un cambiamento improvviso, radicale e imprevedibile di prospettiva nel quale la percezione precedente può dissolversi e perdere completamente significato, venendo sostituita da una percezione diversa. L’invito è quindi a cogliere l’onda di 9.11 considerando una situazione molto presente nella propria vita e immaginando un cambiamento totale e radicale della sua percezione. Soprattutto nelle situazioni che producono dolore, sofferenza, restrizione o frustrazione, prova a creare una sovversione, un’alternativa multidimensionale. Ogni esperienza vissuta nella realtà separata contiene, a livello multidimensionale, un’infinita varietà di possibilità che non stai vivendo: scegli una di queste alternative, qualunque realtà tu possa concepire anche soltanto attraverso l’immaginazione, e considera in particolare la trasformazione di situazioni dolorose, distruttive e violente nel loro opposto: «inferno trasformato in paradiso». Non aspettare un altro mondo o un altro momento: «Immagina qualcosa che non c’è qui, fai qualcosa che non c’è qui e fallo adesso». La domanda diventa allora: «Che cosa puoi fare mentre sei qui?» Prima di tutto esamina i tuoi sistemi di credenza. Il fare autentico non è semplicemente materiale o esterno: «Il fare è nella tua mente», perché il mondo percepito è conseguenza di ciò che avviene nella mente. Prima di fare qualcosa devi diventare consapevole di ciò che è già stato fatto nella tua mente, altrimenti rischi di continuare a ripetere il programma e quindi di non fare realmente nulla. Lascia andare le fantasie sul passato e sul futuro e confrontati con il presente. Esamina ciò che già esiste nella tua mente: idee fisse, sistemi di credenza e programmi acquisiti dagli altri e dal mondo. Puoi persino amare queste idee, sostenerle e identificarvi la tua libertà, e proprio per questo non accorgerti di essere stato programmato. Puoi oscillare fra idee opposte, favorevoli e contrarie, e credere che questa oscillazione dimostri la tua libertà di pensiero; ma anche la dicotomia stessa può essere parte del programma. Chiediti: da dove vengono queste idee? Le hai realmente create tu? Derivano dalla tua intuizione oppure le hai lette, ascoltate, ricevute da libri, persone, siti e altri sistemi di trasmissione? Prova a mettere da parte anche le idee più affascinanti acquisite dal mondo e a formulare idee che non hai letto né sentito altrove. «Cessa di essere un replicante di idee.» Non rispondere automaticamente agli impulsi della mente. Recuperare la libertà di pensiero può essere un lungo cammino, perché nel paradigma umano l’essere umano può essere considerato il prodotto di una lunga condizione di schiavitù. 9.11 può assumere allora un atteggiamento rivoluzionario, ma occorre riconoscere che anche il rivoluzionario e la ribellione possono far parte del condizionamento quando si definiscono semplicemente in opposizione all’atteggiamento conservatore. Ovunque tu ti muova all’interno della mente umana puoi ritrovarti dentro un condizionamento, dentro un programma. «E allora cosa puoi fare?» Non ricevere da me una risposta: trovalo tu. Ricercalo. Fissati sulla domanda. «Cosa posso fare finché sono qui? Che cos’è qui? Chi sono io?» Insisti nella domanda e lascia che dopo la domanda ci sia il silenzio. «Questo silenzio potrebbe essere la tua via verso la vera libertà.» Chiediti: «Cosa posso fare in questo mondo? Che cos’è questo mondo?» Senti la forza della domanda e non affrettarti a ricevere una risposta. Respira la domanda fino in fondo, permetti alla tua vita di essere ispirata da essa e prova persino a vivere un’intera giornata rifiutando di accettare risposte definitive mentre continui a insistere nella domanda. Le risposte arriveranno inevitabilmente: catalogale, riconoscile e mettile metaforicamente in una «sala d’attesa», senza seguirle. Permetti alla sala d’attesa di affollarsi di risposte mentre continui con la domanda, finché arrivano tutte le risposte possibili e infine non ce ne sono più. Rimane la domanda e il silenzio. Quando nessuno osa più rispondere può verificarsi una svolta, ma ciascuno deve scoprirla da sé. La domanda è un’esca capace di attirare tutte le risposte possibili; quando arrivano, le metti da parte e continui finché il repertorio delle risposte si esaurisce. Ogni volta che la mente entra nella modalità automatica della risposta, nella condizione del replicante, del robot o dello schiavo, riconosci il processo e ritorna alla domanda. Non limitarti però alle domande proposte come esempio: trova quelle che hanno realmente significato per te e non necessariamente per altre persone. Sei sicuro che le domande che poni al mondo, a te stesso o a Dio siano quelle realmente essenziali per te? Cerca le tue domande, scrivile, ripetile interiormente ed esteriormente. È un lavoro continuo che puoi fare senza aspettare. Perché aspettare per porre le domande che contano? Esistono molti sistemi di idee e credenze: puoi formulare un’idea tua, qualcosa che ti soddisfi realmente e che sia autenticamente giusto per te? Il Binario 9.11 possiede una massima libertà di espressione ed è specializzato in colpi di scena e cambiamenti repentini capaci di rovesciare radicalmente la prospettiva. Questo capovolgimento può essere evocato attraverso l’immagine di Rainer Maria Rilke: «Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse che stanno soltanto aspettando di vederci agire almeno una volta con bellezza e coraggio; forse tutto ciò che ci spaventa è, nella sua essenza più profonda, qualcosa di indifeso che vuole il nostro amore.» Ciò che appare terrificante può dunque rivelarsi sotto una prospettiva completamente diversa. 9.11 identifica anche uno spazio molto familiare al quale puoi ritornare se lo riconosci e ricordi: uno spazio di massima libertà e benessere nel quale la mente funziona nel modo migliore e recupera le memorie, le domande e le informazioni che contano realmente. Questo spazio contiene pensieri vitali per comprendere chi sei e può essere incompatibile con ciò che credi di essere, con ciò che hai creduto di essere e con ciò che ti è stato fatto credere di essere. Un modo per raggiungerlo è considerare le idee più incompatibili che riesci a concepire rispetto al mondo nel quale ti trovi, non perché tali idee siano necessariamente vere, ma perché possono allargare la mente e condurla verso la soglia, la zona di frontiera. Quando raggiungi il confine della mente può verificarsi una svolta e puoi incontrare l’informazione che ti manca, quella che la tua ricerca e il tuo interrogare stanno cercando di raggiungere. Insisti nella domanda fino a raggiungere questa zona di frontiera: lì la domanda si trova davanti alla soglia dell’inizio della risposta. Questo è uno degli spazi più significativi che puoi raggiungere nella vita; è luminoso e al tempo stesso familiare e permette il recupero di memorie autentiche. Nel viaggio del Sagittario la via verso la luce può essere lunga, ma paradossalmente puoi ritrovarti improvvisamente e in un solo momento proprio alla meta del viaggio. Preparati quindi a spostamenti imprevedibili verso la luce, a cambiamenti nei quali la velocità diventa estrema. La conclusione richiama l’immagine di una «lunga via verso la luce»: un viaggio che procede passo dopo passo, mettendo un piede davanti all’altro, ma che può condurre, attraverso la guarigione, la meditazione, la domanda e il silenzio, a una trasformazione improvvisa della percezione. Il movimento fondamentale di 9.11 rimane quindi la disponibilità a riconoscere la zona di confine, mettere in discussione la realtà consensuale, sospendere le risposte automatiche, esaminare i programmi della mente, formulare domande autentiche, attraversare il silenzio e rimanere aperti alla possibilità che ciò che appare più certo possa trasformarsi improvvisamente, rivelando una realtà diversa, più ampia e multidimensionale.
Unità Territoriale Provvisoria:
D9-11: LATVIA, Riga (5); Daugavpils; Krāslava; Ludza (1); Rēzekne (2); Bauska; Ogre; Jēkabpils (3); Jelgava; Jūrmala; Vidzeme (4); Dobele; Talsi; Tukums (6); Kuldīga; Saldus (7); Liepāja (8); Ventspils (9); Cēsis; Limbaži; Valmiera (10); Alūksne; Balvi (11); Gulbene; Madona (12).
