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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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9.12 Sagittario/Pesci

9.12x

9.12 (Sagittario/Pesci)

Avvertenza: questa pagina è in costruzione. Le informazioni fornite hanno carattere strategico e provvisorio, non sono da intendere come definitive e possono essere integrate o contraddette da altre prospettive presenti nella pagina. Per ulteriori informazioni si prega di leggere la Liberatoria e la Guida.

Numero: 108. Gradi: 7½-10° Sagittario. Segni: Sagittario/Pesci. Case: IX/XII. Pianeti: Giove/Nettuno. Polarità: positiva/negativa. Elementi: fuoco/acqua. Qualità: mutevole/mutevole. Aspetto: quadratura. Fase: primo quarto. Anatomia: fianchi, cosce, fegato; piedi, sistema linfatico. Colori: blu/viola-rosso. Modulazione: Avventuriero Estatico. HSS: Vanjuli: Ikaraz. Spirito: Nivaya Taepeh. PTU: Estonia. Lettere: I/J – V/W, M/Z.

Pregi: benedizione, espansione, estasi, trascendenza. Rancori: allucinazione, caos, confusione, Weltschmerz. Temi:

Nel sistema astrologico binario, il Sole in Sagittario (9) e la Luna in Pesci (12) costituiscono il binario 9.12 o il numero binario 108. 9.12 fonde il fuoco mutevole con l’acqua mutevole, integrando l’avventura, l’espansione, la libertà del Sagittario con l’immaginazione pronunciata, la fantasia, l’empatia e la mutazione delle forme dei Pesci. Chi si allinea con questa combinazione ne deriva un senso di grande propagazione, larghe vedute e prospettive multidimensionali. Sensibile, romantico e avventuroso, 9.12 può spesso risultare assai simpatico e compassionevole verso gli altri, talvolta incurante fino all’estremo dei propri interessi personali.

Questo binario è associato al Primo quarto di Luna che si verifica quando la Luna Crescente in Pesci forma una quadratura con il Sole in Sagittario. Questo è in genere un momento per intraprendere le azioni necessarie affinché quanto di luminoso è emerso durante la Luna Nuova sia onorato. È un momento cruciale, perché ciò che è messo in moto ora si svilupperà attraverso il resto del ciclo lunare.

9.12 possiede una portata mistica e trascendente, insieme a una pronunciata fantasia e propensione alla giocosità, in grado di penetrare e lasciare segni vistosi nella realtà fenomenica. È una combinazione che opera come stimolo alla conoscenza e al benessere comune piuttosto che come forma di evasione. Il filosofo olandese Huizinga, nella sua opera Homo ludens, mostra quanto il gioco sia presente universalmente in ogni cultura e come contribuisca efficacemente al mantenimento dell’ordine sociale. Similmente anche il misticismo è presente in ogni cultura e consente di elevarla, offrendo risorse per superare i limiti materiali e andare oltre l’identificazione con i propri interessi personali a vantaggio della collettività e del tutto. “La vita spirituale” come scrive la poetessa Evelyn Underhill nell’opera Practical Mysticism “non è una carriera speciale, che implica l’astrazione dal mondo delle cose. È una parte della vita di ogni uomo; e finché non se ne rende conto non può diventare un essere umano completo, non può entrare in possesso di tutti i suoi poteri”. Qui il misticismo è inteso come “l’arte dell’unione con la realtà. Il mistico è una persona che ha raggiunto quell’unione in misura maggiore o minore; o chi mira e crede in tale realizzazione”.

9.12 confronta con un’ampia sfera di processi di espansione, trascendenza e dissoluzione, su tutti i fronti della consapevolezza, dai più elevati a quelli più infami. Ciò comporta soprattutto la capacità di trovare o ricordare la fonte di luce nei momenti più drammatici e oscuri. Il Sagittario procede nel ciclo stagionale che culmina con il massimo livello di buio, di cui 9.12, ultimo suo binario, ne esemplifica la natura. Proprio quando giungi al picco di oscurità e perdi tutto, ecco appena un po’ più avanti ti trovi dinanzi al portale della luce. Il portale è buio, ma proprio alle sue spalle c’è la luce. “Tieni il viso rivolto verso la Luce, anche se per il momento non vedi” scrive Bill Wilson, cofondatore degli Alcolisti Anonimi (A.A.), un’organizzazione diffusa in tutto il mondo che offre programmi spirituali a quanti hanno problemi con ogni tipo di dipendenza.

9.12 è l’ultimo binario del Sagittario, e in quanto tale rappresenta il capolinea del buio. La luce nella realtà esterna giunge al suo minimo ultimo, laddove sul versante interiore emerge il suo corrispondente effettivo, per chi è disposto a riconoscerlo. Arriva talvolta un magico momento nella vita in cui ti avvedi senza più alcun dubbio di quanto sia falsa e artificiale la luce del mondo che ti attornia. Quando questo accade tutto si fa completamente buio. Non c’è più nulla da vedere, perché il visibile si mostra subito per quello che è: un folle e iniquo espediente per occultare il buio immane di questo mondo. Allora, per chi dispone di occhi che vedono, ogni forma esteriore, seducente o meno che sia, rivela il buio che la sottende. A quel punto l’unico santo desiderio diventa quello di affrontare il buio alla ricerca della vera luce. “Noi abbiamo in noi stessi tutta una vita interiore, spesso ignorata o mal conosciuta da coloro che vedono, capace di farci scoprire gli abissi misteriosi di certe anime e i più timidi accordi di certe coscienze”, scrive Nino Salvaneschi, autore non vedente, “Molti uomini sono costretti a spalancare gli occhi per vedere. Devo confessare a me stesso che non ho mai veduto così bene da quando son diventato cieco. E solo adesso mi sono accorto che gran parte della felicità umana sta nel vedere tutto in bene”.

BASE ASTROLOGICA: 9.12 associa Sole in S9 (Sagittario) a Luna in S12 (Pesci), con predominio di S9. Sagittario è Fuoco mutevole, polarità positiva, domicilio di Giove; Pesci è Acqua mutevole, polarità negativa, domicilio tradizionale di Giove e moderno di Nettuno. La comune natura mutevole favorisce adattamento, esplorazione e trasformazione; la diversa polarità distingue slancio esterno e ricettività interiore. S9 orienta verso verità, fede, filosofia, insegnamento, viaggio, libertà e conoscenza superiore; S12 ne estende la ricerca a immaginazione, compassione, contemplazione, servizio, mistero e dimensioni invisibili. Il doppio governo di Giove stabilisce continuità fra espansione e trascendenza, mentre Nettuno introduce permeabilità, dissoluzione dei confini e sensibilità simbolica. Fuoco e Acqua uniscono entusiasmo e intuizione, direzione e abbandono, ricerca e partecipazione; la loro tensione può manifestarsi come conflitto fra bisogno di significato e perdita di riferimenti, certezza dottrinale e apertura all’indefinito. La quadratura Sagittario–Pesci (90°), associata al Primo Quarto nella fase crescente, introduce una crisi operativa: l’Intento emerso dalla Luna Nuova richiede azione, confronto con ostacoli e adattamento prima di svilupparsi nel resto del ciclo. Sul piano delle Case, IX riguarda conoscenza, religione, culture straniere e visione complessiva; XII ritiro, isolamento, realtà nascoste, esperienze liminali e superamento dei confini dell’Io. La direzione S9→S12 porta quindi la ricerca verso esperienza interiore e universalità, senza annullarne orientamento e discernimento. In espressione unificante, visione e sensibilità si sostengono, traducendo fede e conoscenza in compassione, servizio e apertura trascendente; in espressione separante emergono evasione, credulità, dispersione, sacrificio senza limiti, rigidità ideologica o razionalismo incapace di accogliere il mistero.

TEMI ESTESI — 9.12: [0] Espansione e dissoluzione: la ricerca sagittariana di verità, libertà e significato si apre a trascendenza e superamento dei confini attraverso S12. U: espansione spirituale che integra visione e abbandono. S: dispersione, fanatismo mistico o perdita di orientamento. [1] Ricerca e trascendenza: l’esplorazione di conoscenze e orizzonti conduce oltre il piano concettuale, verso esperienze interiori e realtà invisibili. U: ricerca aperta al mistero. S: razionalismo dogmatico o evasione visionaria. [2] Fede e immaginazione: la ricerca religiosa e filosofica assume forme simboliche, fantastiche e visionarie, trasformando credenze in esperienze immaginative. U: fede creativa capace di esplorare realtà ulteriori. S: fantasie elevate a dogmi o immaginazione asservita a credenze rigide. [3] Orizzonte e interiorità: viaggi, culture e conoscenze aprono itinerari interiori, nei quali l’altrove geografico diventa esperienza psichica e spirituale. U: esplorazione esterna e interna reciprocamente feconde. S: nomadismo dispersivo o isolamento fantastico. [4] Conoscenza contemplativa: studio, filosofia e ricerca incontrano silenzio, intuizione e percezioni sottili, ampliando le forme del sapere. U: conoscenza nutrita da contemplazione. S: erudizione sterile o passività mistica. [5] Libertà e metamorfosi: la ricerca sagittariana di libertà incontra la capacità pescina di mutare forma, identità e modalità di esperienza. U: libertà di attraversare forme diverse senza identificazione esclusiva. S: fuga da ogni vincolo, identità dispersa o trasformismo opportunista. [6] Universalismo e compassione: ideali universali, pluralismo e ricerca di una verità comune si esprimono attraverso sensibilità, empatia e partecipazione alla sofferenza. U: visione universale capace di accogliere singolarità e vulnerabilità. S: universalismo astratto o compassione indiscriminata che annulla distinzioni. [7] Avventura e fantasia: lo slancio verso terre, culture e possibilità sconosciute si estende a mondi immaginari, sogni e viaggi visionari. U: avventura fantastica che amplia esperienza e creatività. S: peregrinazione illusoria, avventure prive di direzione o mondi fantastici assunti come realtà indiscutibili. [8] Visione e discernimento: la ricerca di verità incontra rivelazioni, intuizioni e immagini che sfidano le interpretazioni abituali. U: esplorazione visionaria capace di distinguere esperienza e interpretazione. S: profezie infallibili, credulità o rifiuto dogmatico di ogni visione. [9] Credenze e mutamento: sistemi religiosi e filosofici attraversano esperienze immaginative e spirituali che ne modificano significato e forma. U: fede mutevole capace di accogliere nuove esperienze. S: conversioni compulsive, sincretismo confuso o attaccamento a rivelazioni assolute. [10] Entusiasmo ed estasi: lo slancio vitale e spirituale di S9 trova in S12 intensità emotiva, rapimento mistico e superamento temporaneo dei confini individuali. U: entusiasmo che si approfondisce in esperienza estatica. S: esaltazione incontrollata, ebbrezza illusoria o dipendenza da stati eccezionali. [11] Viaggio e soglie invisibili: esplorazione e avventura attraversano confini fra mondi, stati di coscienza e forme di esistenza. U: esperienza iniziatica che amplia orizzonti e percezione. S: smarrimento in realtà immaginarie o ricerca compulsiva di esperienze estreme. [12] Ricerca e abbandono: la volontà sagittariana di conoscere e raggiungere nuovi orizzonti incontra la disposizione pescina a lasciarsi trasportare da correnti ignote, sogni e processi di dissoluzione. U: ricerca capace di accogliere ciò che sfugge a volontà e previsione. S: ricerca senza meta, abbandono passivo o rinuncia al discernimento.

TEMI BASE — 9.12: [0] Espansione e dissoluzione: ricerca di verità e libertà aperta a trascendenza e superamento dei confini; espansione spirituale o dispersione e smarrimento. [1] Ricerca e trascendenza: esplorazione di conoscenze e orizzonti oltre il piano concettuale; apertura al mistero o evasione visionaria. [2] Fede e immaginazione: credenze religiose e filosofiche espresse attraverso simboli, fantasia e visioni; fede creativa o illusioni dogmatiche. [3] Orizzonte e interiorità: viaggi e conoscenze esterne che aprono itinerari interiori; esplorazione integrata o nomadismo dispersivo. [4] Conoscenza contemplativa: studio e filosofia approfonditi da silenzio e intuizione; sapere contemplativo o erudizione sterile. [5] Libertà e metamorfosi: ricerca di libertà attraverso mutamento di forme e identità; trasformazione consapevole o fuga dai vincoli. [6] Universalismo e compassione: ideali universali espressi attraverso empatia e sensibilità; apertura alle differenze o compassione senza discernimento. [7] Avventura e fantasia: esplorazione di mondi sconosciuti, immaginari e visionari; avventura creativa o peregrinazione illusoria. [8] Visione e discernimento: ricerca di verità attraverso intuizioni e rivelazioni; esplorazione lucida o credulità. [9] Credenze e mutamento: trasformazione di sistemi religiosi e filosofici attraverso esperienze spirituali; fede aperta o rivelazioni assolutizzate. [10] Entusiasmo ed estasi: slancio vitale e spirituale aperto a rapimento mistico; entusiasmo estatico o esaltazione incontrollata. [11] Viaggio e soglie invisibili: esplorazione di mondi e stati di coscienza oltre confini ordinari; attraversamento iniziatico o smarrimento. [12] Ricerca e abbandono: volontà di conoscere che incontra sogni e correnti ignote; apertura all’imprevisto o perdita di direzione.

TASSONOMIA 9.12: Filosofia e teologia → filosofia della religione · metafisica · teologia mistica · trascendenza · esperienza religiosa │ Studi religiosi → religioni comparate · mistica comparata · interspiritualità · simbolismo religioso · sincretismo │ Spiritualità → contemplazione · meditazione · preghiera · estasi · ritiri spirituali │ Psicologia della religione → esperienza mistica · stati di coscienza · immaginazione religiosa · sogni · conversione │ Viaggi ed esplorazione → pellegrinaggi · geografia sacra · viaggi iniziatici · esperienze liminali │ Educazione e dialogo interculturale → dialogo interreligioso · pluralismo religioso · educazione interculturale · cooperazione interreligiosa │ Letteratura religiosa e di viaggio → letteratura mistica · narrativa visionaria · viaggi immaginari · autobiografie spirituali · poesia religiosa │ Antropologia religiosa → mitologia comparata · riti di passaggio · trance rituale · pratiche estatiche │ Etica religiosa e assistenza → compassione · accompagnamento spirituale · assistenza religiosa · volontariato.

PMF: 9.12 traduce il dominio dominante di S9 nella specificazione di S12. La ricerca di verità, significato, libertà e conoscenza superiore di S9 si manifesta attraverso immaginazione, sogno, compassione, permeabilità ai livelli multidimensionali dell’esperienza e rilascio delle identificazioni della CUA. S9 amplia l’orizzonte della coscienza; S12 ne specifica l’apertura verso ciò che eccede le strutture ordinarie della percezione. La funzione del Binario consiste nel mantenere questa apertura connessa al Centro e all’IMC, affinché il superamento dei limiti della realtà omologata non diventi dispersione o fuga. Sul piano dimensionale, 9.12 mette in relazione la realtà fisica della D3 con D4 e D5, dove assumono maggiore rilievo sentimento, immaginazione, sogno, simbolo, pensiero e configurazioni multidimensionali dell’esperienza. Il passaggio non richiede il rifiuto della D3, ma il riconoscimento che la realtà fisica costituisce una specifica modalità percettiva. L’apertura verso livelli ulteriori può estendersi fino alla D6 e all’esperienza del tempo assoluto, mantenendo il Centro come riferimento costante. Ogni dimensione resta una configurazione della manifestazione e non coincide con l’identità dell’IMC. Le tre Realtà assumono una funzione centrale. La realtà superna permette visione, immaginazione libera e connessione multidimensionale; la realtà ieratica traduce tali contenuti attraverso simbolo, rituale, arte e rappresentazione; la realtà omologata costituisce il campo della manifestazione consensuale. 9.12 richiede integrazione dinamica delle tre Realtà: la visione può trovare espressione simbolica e, quando pertinente, manifestazione concreta; l’esperienza omologata può essere trasformata attraverso il simbolo e ricondotta a una comprensione multidimensionale. Nessuna delle tre Realtà deve essere assolutizzata o utilizzata per negare le altre. Il Sole in S9 esprime l’Intento di espansione e ricerca; la Luna in S12 specifica la Funzione attraverso ricettività, memoria, immaginazione, compassione e confronto con ciò che la CUA tende a separare o escludere. La disfunzione può manifestarsi come fuga nella fantasia, identificazione con esperienze spirituali o multidimensionali, perdita della capacità di scelta oppure confusione fra realtà superna e realtà omologata. La funzionalità consiste nell’osservare le diverse configurazioni percettive senza identificarsi con esse e nell’utilizzarle per integrare l’esperienza. Nel Sacro Cerchio, S9 e S12 appartengono a un unico campo: S9 ricerca orizzonti più ampi e S12 ne approfondisce l’esperienza attraverso il rilascio delle separazioni. Il viaggio multidimensionale ha funzione di ponte, non di fuga. Il Doppio del Binario può rendere riconoscibili identità e contenuti esclusi dalla CUA, favorendone il recupero nell’IMC. 9.12 esprime quindi una ricerca che non culmina soltanto nell’acquisizione di nuove conoscenze, ma nella trasformazione della percezione e nel riconoscimento che dimensioni, immagini e forme di esperienza sono manifestazioni temporanee. La sua funzione consiste nell’aprirsi alla pluralità multidimensionale mantenendo Centro e IMC come riferimento, integrando realtà superna, ieratica e omologata senza confondere la mappa con l’esperienza.

A COURSE IN MIRACLES: In 9.12 la ricerca di significato e verità si apre oltre i limiti della percezione ordinaria, ma nel Corso questa apertura non coincide con l’accumulazione di esperienze straordinarie o con l’evasione dal mondo: il movimento fondamentale consiste nella correzione della percezione attraverso il perdono, fino al ricordo di ciò che permane oltre la separazione. La tensione fra ricerca, fede e apertura all’ignoto trova quindi una traduzione specifica nel passaggio dalla percezione alla conoscenza: la percezione appartiene al campo dell’illusione e deve essere trasformata, mentre la conoscenza resta oltre il suo limite (T-3.III; T-14.II; M-in.1). L’espansione propria di 9.12 assume così la forma di un disfacimento delle interpretazioni limitate dell’ego: il problema non è ampliare indefinitamente il mondo percepito, ma cambiare la mente che gli attribuisce significato. Il perdono costituisce il principio operativo di questa trasformazione, perché corregge le proiezioni di peccato, colpa e separazione senza rendere reale ciò che apparentemente perdona (T-2.V.5; T-27.II). L’interiorità non è isolamento né fuga: il Corso sposta la ricerca dall’esterno alla mente, dove la causa della percezione può essere riconosciuta e affidata allo Spirito Santo; l’istante santo sospende temporaneamente il riferimento al passato e apre una diversa esperienza del presente (T-15.IV; T-16.I). La trascendenza non richiede pertanto l’abbandono della vita concreta, ma una diversa funzione attribuita al corpo, al mondo e alle relazioni: ciò che sembrava confermare separazione e specialezza può diventare materiale per il perdono e per la relazione santa (T-13.VI; T-17.V). In questa prospettiva, compassione e unione non derivano da una fusione emotiva o da un universalismo astratto, bensì dal riconoscimento che l’attacco contro il fratello mantiene la mente nell’illusione della separazione, mentre il perdono ritira la proiezione e rende possibile ricordare l’identità condivisa (T-22.VI; T-27.VIII). Il discernimento è quindi essenziale: il Corso non invita a credere indiscriminatamente a immagini, sentimenti o fenomeni interiori, poiché anche l’esperienza percettiva più suggestiva rimane distinta dalla conoscenza; il criterio non è l’intensità dell’esperienza, ma la correzione della mente verso pace, non-giudizio e riconoscimento dell’unità (T-3.III; T-14.II). La dinamica di 9.12 può così essere letta come apertura dal sistema ristretto dell’ego verso una visione più ampia, mantenendo però nel Corso una direzione precisa: non moltiplicare le realtà percepite, ma lasciar correggere la percezione affinché possa essere ricordata l’unità della Creazione. Il rapporto fra trascendenza e vita quotidiana passa allora attraverso il miracolo e il perdono, che non negano l’esperienza fenomenica mediante fuga, ma ne trasformano l’uso nella mente; l’Espiazione corregge la credenza nella separazione e la relazione con il fratello diventa il luogo concreto nel quale questa correzione viene appresa (T-1.I; T-2.V; T-21.I). La dimensione contemplativa di 9.12 trova un equivalente particolarmente pertinente nella quiete e nell’abbandono del giudizio: la mente non conquista la verità attraverso il controllo concettuale, ma lascia spazio al ricordo di Dio mediante il rilascio delle interferenze dell’ego (T-14.XI; T-18.VI). In termini PMF, l’apertura oltre la realtà ordinaria può essere tradotta nel linguaggio del Corso come passaggio dall’identificazione con la percezione separata al riconoscimento che l’identità reale non è definita dalle immagini del mondo; tuttavia questa è una comparazione analogica e non una sovrapposizione dottrinale fra il Sistema Binario e Un corso in miracoli. Il movimento funzionale di 9.12 consiste qui nell’apertura alla correzione senza dispersione: la ricerca si compie quando il bisogno di trovare fuori viene progressivamente sostituito dal ricordo della verità nella mente, e la trascendenza diventa inseparabile dal perdono, dalla pace e dal riconoscimento dell’unione.

335 – Scelgo di vedere l’assenza di peccato di mio fratello.
336 – Il perdono mi permette di sapere che le menti sono unite.

GNOSTICISMO: Per 9.12 il materiale gnostico è pertinente soprattutto dove la condizione umana viene interpretata come estraneità dell’elemento spirituale rispetto al mondo dell’ignoranza, della prigionia o della dispersione e dove la salvezza consiste in un processo di risveglio e riconoscimento della propria origine. La conoscenza salvifica non è semplice informazione religiosa: implica una trasformazione dell’identità attraverso il ricordo di ciò che la persona è e della sua provenienza trascendente. Nei testi gnostici tale dinamica assume forme diverse, ma ricorrono la rivelazione di una condizione nascosta, il superamento dell’ignoranza e il ritorno dalla separazione apparente a una conoscenza più originaria dell’essere. Il Vangelo della Verità descrive l’ignoranza come uno stato di smarrimento e oblio, mentre la conoscenza rende possibile il ritorno alla comprensione della propria origine; analogamente, altri testi di Nag Hammadi utilizzano immagini di sonno, risveglio, memoria e liberazione per rappresentare il passaggio dalla condizione inconsapevole al riconoscimento (NHC I,3, Vangelo della Verità; NHC II,3, Vangelo di Filippo). La pertinenza di 9.12 risiede quindi nella relazione dinamica fra separazione e ricordo, occultamento e rivelazione, identità apparente e identità conosciuta, senza ridurre la complessità delle diverse scuole gnostiche a un’unica dottrina. Il catarismo medievale costituisce un campo distinto e storicamente non sovrapponibile allo gnosticismo antico, ma è rilevante per la presenza di concezioni dualistiche e di un itinerario religioso fondato sulla liberazione dal mondo materiale; Déodat Roché è pertinente esclusivamente come studioso del catarismo e non come prova di una continuità storica automatica fra catarismo e gnosticismo.

Scritti gnostici: l’apostolo tradizionalmente associato con il Sagittario è Giacomo il Maggiore, a cui non è associato alcun scritto. Al Sagittario associamo arbitrariamente L’ Esegesi dell’Anima, uno tra i più antichi scritti gnostici ritrovato tra i manoscritti di Nag Hammadi, di cui riportiamo per ciascun binario alcuni brani: [121] Di conseguenza bisogna prepararsi a pregare Dio notte e giorno, allargando le nostre mani come fanno le persone che navigano nel mare in tempesta: [123] Esse pregano dio con tutto il loro cuore senza ipocrisia. [124] Per questo colui che prega ipocritamente inganna soltanto se stesso. [125] In Verità, è per poter conoscere che chi è degno di salvezza che questo Dio esamina le parti interne e cerca la parte profonda del cuore. [126] Perché nessuno è degno di salvezza se ancora ama il luogo d’inganno. [127] Di conseguenza il poeta ha scritto (Omero, Odissea); [128] Ulisse si è seduto sull’isola, piange e si addolora e gira la sua faccia dalle parole e dai trucchi di Calypso, desiderando di rivedere il suo villaggio e il suo fumo venirgli innanzi. [129] Ha chiesto aiuto al cielo e non lo ha ricevuto, non avrebbe potuto ritornare al suo villaggio [130] E ancora Elena […] dice Il mio cuore si è allontanato da me. [132] E alla mia casa che voglio tornare [132] Per questo piangendo disse; [133] È Afrodite che mi ha ingannato e mi ha portato via e dal mio villaggio. [134] Ho lasciato la mia unica figlia e i miei beni e il mio bel marito. [135] Poiché quando l’anima lascia il suo marito perfetto a causa dell’insegnamento di Afrodite, che esiste qui nell’atto di generare, ella soffrirà il danno. [136] Ma se sospirerà e si pentirà, ella ritornerà alla sua casa. [137] Certamente l’Israele non sarebbe stato visitato in primo luogo, per essere portato fuori dalla terra dell’Egitto, dalla casa della schiavitù, se non avesse sospirato a Dio e pianto per il oppressione dei suoi lavori. [138] Ancora è scritto nei Salmi (6:6-9): [139] Ero in grande difficoltà facendo risuonare il mio gemito. [140] Ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio irroro di lacrime il mio letto. [141] Sono diventato vecchio in mezzo a tutti i miei nemici. [142] Via da me voi che fate il male, il Signore ascolta la voce del mio pianto. [143] Il Signore ascolta la mia suppli
Jules Doinel (Tau Valentin II) (9.12/11) (Moulins, 8 dicembre 1842) archivista, vescovo francese, fondatore della prima chiesa gnostica nei tempi moderni. 
Déodat Roché (9.12/1) (Arques, 13 dicembre 1877) storico, esoterista francese, noto per i suoi studi sul catarismo.

SCIAMANESIMO: Per 9.12 assumono rilievo le pratiche nelle quali l’esperienza ordinaria viene attraversata mediante una modificazione rituale della coscienza, il rapporto con realtà invisibili o non ordinarie e il ritorno dell’operatore nella comunità con una funzione di guarigione, conoscenza o mediazione. Le tradizioni sciamaniche documentate sono storicamente e culturalmente differenti e non autorizzano un modello unico universale; la loro pertinenza emerge tuttavia nella dinamica di passaggio fra livelli dell’esperienza, perdita e recupero, crisi e reintegrazione, isolamento rituale e funzione comunitaria. Viaggio, sogno, trance, incontro con spiriti ausiliari, antenati o potenze del territorio assumono significato solo all’interno delle rispettive cosmologie e pratiche, non come equivalenti automatici. Per 9.12 è particolarmente pertinente la trasformazione della posizione ordinaria del soggetto attraverso un’esperienza che modifica il suo rapporto con identità, corpo, comunità e mondo invisibile; la conoscenza acquisita non rimane necessariamente privata, ma può essere restituita sotto forma di cura, divinazione, protezione o orientamento rituale. Il tema del Doppio o della pluralità dei livelli dell’essere può essere utilizzato soltanto quando documentato dalle singole tradizioni, evitando di proiettare categorie contemporanee su culture differenti.

SPIRITUALITÀ ALTERNATIVE: In 9.12 questa area comprende percorsi contemporanei o esoterici nei quali la trasformazione personale viene cercata attraverso l’espansione della coscienza, il superamento dell’identificazione ordinaria, l’esperienza simbolica, la ricerca di una guida interiore e il riconoscimento di livelli più ampi dell’esistenza. George Arundale è pertinente per il contesto teosofico: la sua opera sviluppò temi di coscienza sintetica, trasformazione spirituale, potenzialità umane e yoga simbolico; come presidente della Società Teosofica sostenne inoltre una presentazione non dogmatica della ricerca teosofica (TS Adyar; Nirvana: A Study in Synthetic Consciousness, 1926; The Lotus Fire, 1939). Philip Robert Cousineau è pertinente soprattutto per la figura del viaggio come pratica di ricerca dell’anima: nel materiale fornito il pellegrinaggio, l’incontro con il luogo, l’attraversamento dei “boschi oscuri”, il daimon e il contatto diretto con il sacro delineano un processo nel quale il movimento esteriore diventa occasione di trasformazione interiore. Imre Vallyon è pertinente per l’esplorazione di mente, corpo e spirito e, in Heavens and Hells of the Mind (2008), per l’uso dell’immagine di paradisi e inferni come dimensioni dell’esperienza mentale. In questo dominio 9.12 riguarda quindi il passaggio dall’identificazione ristretta a forme più ampie di consapevolezza e il confronto con soglie interiori che possono essere interpretate, secondo le diverse correnti, come crisi, risveglio, iniziazione, viaggio, trasformazione della coscienza o incontro con una guida interiore, senza attribuire artificialmente alle diverse tradizioni una medesima dottrina.

 

George Arundale (9Sr) (Surrey, 1º dicembre 1878) teosofo, massone inglese.
Philip Robert Cousineau (Columbia, 26 novembre 1952) autore statunitense, conferenziere, studioso indipendente, sceneggiatore, regista di documentari, viaggiatore. “La spinta creativa è importante. Le storie contano. Le immagini contano. È importante che tu sia nato con un genio, uno spirito guida, un daimon che potrebbe saperne più di te sul tuo destino”, “Ma cosa succede se il tuo fuoco non sta bruciando bene o, peggio, se n’è andato? Senza fuoco interiore, non hai luce, né calore, né desiderio… c’è solo una via d’uscita – ed è attraverso i boschi oscuri. Devi cambiare la tua vita”, “La pratica del soulful viaggiare è scoprire il punto di sovrapposizione tra storia e quotidianità, il modo per ritrovare l’essenza di ogni luogo, ogni giorno: nei mercatini, nelle cappellette, nei parchi fuori mano, nelle botteghe artigiane. l’ordinario muove il cuore del viaggiatore intento a vedere dietro il velo del turismo”, “In ognuno di noi abita un pellegrino. È la parte di noi che anela ad avere un contatto diretto con il sacro”, “Il pellegrino è un poetico viaggiatore, uno che crede che ci sia poesia sulla strada, al centro di tutto”, “Ciò che ogni viaggiatore confronta prima o poi è che il modo in cui trascorriamo ogni giorno del nostro viaggio… è il modo in cui trascorriamo le nostre vite”.
Imre Vallyon (Budapest, 7 December 1940) scrittore ungherese-neozelandese nel campo del corpo, della mente e dello spirito, Heavens and Hells of the Mind (2008).

CRISTIANESIMO: Per 9.12 il cristianesimo sviluppa una dinamica centrata sulla condizione dell’essere umano ferito dal peccato e sulla sua trasformazione mediante la grazia, senza identificare la salvezza con una semplice autorealizzazione. La conversione implica riconoscimento della propria insufficienza, apertura a Dio, mutamento della mente e della vita, riconciliazione e partecipazione progressiva alla vita nuova in Cristo. La morte e risurrezione di Cristo costituiscono il centro di questo passaggio: ciò che è segnato da peccato, morte e separazione non viene semplicemente negato, ma attraversato e trasfigurato nella comunione con Dio; battesimo, fede, preghiera, carità e vita ecclesiale traducono questa dinamica nell’esistenza concreta (Rm 6,3-11; 2Cor 5,17-20). In questa prospettiva sono particolarmente pertinenti le situazioni nelle quali la persona sperimenta una perdita di libertà e non può ridursi alle proprie sole forze. Il percorso dei Dodici Passi di Alcolisti Anonimi, cofondato da Bill Wilson, costituisce un esempio moderno significativo: il riconoscimento dell’impotenza di fronte alla dipendenza viene seguito dall’apertura a una Potenza superiore, dall’esame morale, dalla confessione delle proprie colpe, dalla riparazione del danno, dalla preghiera e dalla meditazione, fino al servizio agli altri; il Dodicesimo Passo parla esplicitamente di un “risveglio spirituale” e della trasmissione dell’aiuto ricevuto (Alcolisti Anonimi, I Dodici Passi). La struttura non coincide con la dottrina cristiana né Alcolisti Anonimi è una confessione cristiana, ma la sua storia e il suo linguaggio spirituale mostrano una connessione importante con temi cristiani di conversione, umiltà, confessione, riconciliazione e servizio. La dipendenza appare così come una condizione nella quale l’autosufficienza fallisce e la guarigione richiede contemporaneamente trasformazione personale, relazione comunitaria e apertura spirituale; ciò rende particolarmente significativo per 9.12 il passaggio dalla prigionia alla libertà ricevuta e condivisa.


Bill Wilson (7) (Dorset, 26 novembre 1895) co-fondatore statunitense, di Alcolisti Anonimi; “Dio, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, Il coraggio di cambiare le cose che posso, E la saggezza di sapere la differenza.” (Preghiera della serenità).
Evelyn Underhill (Wolverhampton, 6 dicembre 1875) scrittrice, poetessa, pacifista inglese, anglo-cattolica.

CATTOLICESIMO: Nel cattolicesimo 9.12 trova una traduzione specifica nella trasformazione della persona mediante la grazia, vissuta attraverso la fede, i sacramenti, la conversione, l’ascesi e la comunione ecclesiale. Il peccato non viene superato attraverso una conoscenza privata né mediante la sola forza di volontà, ma nell’incontro con la misericordia di Dio e nella progressiva conformazione a Cristo. Il battesimo inaugura la vita nuova, l’Eucaristia alimenta la comunione e il sacramento della riconciliazione rende visibile il movimento dal riconoscimento del peccato al perdono e alla reintegrazione nella vita della Chiesa. L’ascesi riguarda la liberazione della libertà dalle forme di attaccamento che impediscono l’amore, attraverso preghiera, discernimento, vigilanza e conversione dei desideri; la tradizione monastica sviluppa particolarmente questa unificazione della persona orientata a Dio. La dimensione mistica approfondisce ulteriormente il passaggio dalla dispersione alla centralità interiore, non come chiusura in sé stessi ma come apertura crescente alla presenza divina e alla carità. John Austin Baker è pertinente in questo contesto per la convergenza fra vita monastica, ascesi e ricerca mistica. Per 9.12 assumono particolare rilievo il riconoscimento della propria impotenza, l’abbandono dell’illusione di autosufficienza e la possibilità di una trasformazione che coinvolge l’intera persona, dalla vita interiore alle relazioni e alle azioni concrete, nella progressiva liberazione da ciò che la divide e la rende prigioniera.
John Austin Baker (Marlborough, 11 gennaio 1928) mistico benedettino, scrittore ascetico.


PROTESTANTESIMO: Nel protestantesimo la dinamica pertinente a 9.12 si concentra sulla conversione, sulla fede e sulla grazia ricevuta come dono, con particolare rilievo per la coscienza personale davanti a Dio e per l’ascolto della Parola. La trasformazione non deriva dal possesso di una perfezione morale preliminare, ma dalla fiducia in Dio e dall’accoglienza della grazia, che genera una vita nuova e rende possibile un diverso rapporto con il peccato, la responsabilità e il prossimo. Preghiera, lettura della Scrittura, predicazione e vita comunitaria costituiscono luoghi nei quali questa conversione continua viene riconosciuta e vissuta. Evelyn Underhill, appartenente alla tradizione anglicana, è qui pertinente per il suo studio della mistica cristiana e per il progressivo spostamento della sua attenzione verso la vita spirituale concreta e ordinaria; la sua riflessione mostra come l’esperienza contemplativa non possa essere separata dalla trasformazione dell’intera esistenza cristiana.

ORTODOSSIA: Nell’Ortodossia la dinamica di 9.12 può essere sviluppata attraverso il movimento dalla frammentazione prodotta dal peccato alla restaurazione della persona nella comunione con Dio, culminante nella theosis. Questa trasformazione non elimina la natura umana ma la porta verso la sua finalità attraverso la grazia divina, la partecipazione liturgica, la vita sacramentale, la preghiera e l’ascesi. Il pentimento, inteso come cambiamento della mente e dell’orientamento dell’esistenza, costituisce un passaggio decisivo: non semplice rimorso, ma ritorno dell’intera persona verso Dio. La tradizione esicasta approfondisce inoltre l’unificazione dell’essere umano attraverso la preghiera e la vigilanza, opponendo alla dispersione dei pensieri una crescente attenzione interiore. In questo quadro 9.12 è pertinente soprattutto come dinamica di liberazione dalle forme che imprigionano e dividono la persona e di progressiva partecipazione a una vita ricevuta nella comunione con Dio; la guarigione rimane inseparabile dal corpo ecclesiale, dalla liturgia e dalla relazione personale con Cristo.

ISLAM: In 9.12 l’Islam sviluppa una dinamica di ritorno dall’allontanamento a Dio attraverso il tawḥīd, la sottomissione consapevole alla volontà divina e la trasformazione dell’intera persona. La tawbah non indica soltanto il rimorso per un errore, ma un ritorno che comporta riconoscimento, abbandono di ciò che separa da Dio e nuovo orientamento della vita; il Corano collega ripetutamente il pentimento alla misericordia divina e alla possibilità di una trasformazione reale dell’essere umano (Cor 39,53; 66,8). La purificazione riguarda insieme credenza, intenzione, comportamento e culto: ṣalāt, digiuno, dhikr e altre forme di ʿibāda ordinano l’esistenza attorno al ricordo di Dio, opponendosi alla dispersione e all’oblio. Nel taṣawwuf questa dinamica viene approfondita come lavoro sulle passioni e purificazione del cuore, nel quale la coscienza dell’io non viene considerata autosufficiente ma progressivamente ricondotta alla centralità di Dio. Per 9.12 risultano quindi centrali la condizione di dipendenza da ciò che imprigiona la persona, il riconoscimento della propria insufficienza, il ritorno, la purificazione e una libertà che non consiste nell’autonomia assoluta ma nel riordinamento dell’esistenza secondo Dio; la dimensione comunitaria dell’ummah impedisce inoltre di ridurre tale trasformazione a un’esperienza esclusivamente privata. La dinamica non coincide con una negazione del mondo o del corpo, ma riguarda l’orientamento di tutte le dimensioni dell’esistenza verso Dio.

Mansione lunare: 20 ﺱ Sîn (s), Al Na’am The Ostriches, 4°17’09” Sagittarius , Water, The Life-Giver.
 
EBRAISMO: Per 9.12 è particolarmente centrale la teshuvah, letteralmente ritorno, attraverso la quale la persona riconosce il proprio allontanamento e riorienta concretamente la propria vita verso Dio e l’alleanza. La trasformazione non rimane interiore: confessione, rimorso, abbandono della colpa, decisione di non ripeterla e, quando il danno riguarda un’altra persona, riparazione e riconciliazione mostrano che il ritorno implica responsabilità effettiva (Nm 5,6-7; Maimonide, Mishneh Torah, Hilkhot Teshuvah 1,1). La Torah e le mitzvot forniscono il quadro concreto nel quale la vita viene continuamente ordinata, mentre preghiera, studio e osservanza collegano la trasformazione personale alla memoria dell’alleanza e alla vita del popolo. Yom Kippur concentra ritualmente il tema del riconoscimento, della confessione e del ritorno, ma la teshuvah non è limitata a un momento annuale. La Kabbalah può approfondire simbolicamente i processi di separazione, riparazione e ritorno, senza sostituire la dimensione normativa della Torah e delle mitzvot. Per 9.12 assumono quindi particolare rilievo il passaggio dall’errore al ritorno, dalla dispersione della condotta al riordinamento della vita, dall’isolamento della colpa alla responsabilità davanti a Dio e agli altri e dalla ripetizione di ciò che imprigiona alla possibilità concreta di interromperla.

BUDDHISMO: In 9.12 il riferimento al dodici trova una corrispondenza particolarmente forte nella dottrina della produzione dipendente attraverso i dodici nidāna, che descrivono il processo condizionato mediante il quale l’ignoranza, le formazioni, la coscienza, nome-e-forma, le sei basi sensoriali, il contatto, la sensazione, la brama, l’attaccamento, il divenire, la nascita e infine vecchiaia e morte costituiscono la struttura dell’esperienza samsarica. Il dodici non va però ridotto a una sequenza meccanica: i fattori sorgono in dipendenza da condizioni multiple e l’insegnamento riguarda contemporaneamente la struttura dell’esperienza, il karma, la sofferenza e la possibilità della sua cessazione. Per 9.12 è decisiva soprattutto la dimensione trasformativa: ciò che appare come identità stabile può essere contemplato come processo condizionato, e la liberazione diviene possibile attraverso il riconoscimento e la cessazione delle condizioni che mantengono la sofferenza. Il carattere mistico e trascendentale di questa dinamica emerge nella meditazione come disidentificazione progressiva da sensazioni, desideri, attaccamenti e costruzioni mentali; non conduce alla scoperta di un io eterno nascosto, ma alla liberazione dall’appropriazione stessa di ciò che viene esperito come “io” o “mio”. Le tradizioni contemplative buddhiste approfondiscono questa trasformazione mediante samādhi, vipassanā, śamatha, pratiche di consapevolezza, contemplazione della vacuità e, nelle diverse scuole, ulteriori discipline orientate al risveglio. Il dodici diviene così particolarmente significativo come struttura del processo che può essere riconosciuto, contemplato e interrotto: dalla condizione non risvegliata alla cessazione del circuito che produce dukkha. La sua dimensione trascendentale non consiste nell’aggiungere un’altra realtà all’esperienza ordinaria, ma nel superamento della modalità ignorante di appropriarsi dell’esperienza, fino al nirvāṇa, inteso nelle diverse tradizioni come cessazione della sofferenza e liberazione dal ciclo condizionato del saṃsāra.

INDUISMO: In 9.12 il dodici assume una rilevanza religiosa e simbolica particolarmente ampia, ma il suo valore mistico non dipende dalla semplice ricorrenza numerica: diviene significativo quando una struttura dodici esprime realmente un ordine cosmico, divino o spirituale. La ricerca induista del mokṣa riguarda il superamento dell’ignoranza e delle identificazioni che mantengono l’essere nel saṃsāra, attraverso vie differenti quali jñāna, bhakti, karma e yoga. Le Upaniṣad e la Bhagavadgītā collocano al centro il problema della conoscenza dell’ātman, della relazione con Brahman, dell’azione, del desiderio e della liberazione; la trasformazione mistica implica il passaggio dall’identificazione con la condizione mutevole alla conoscenza di una realtà più profonda. Nel Vedānta non duale questa conoscenza può essere formulata come riconoscimento dell’identità fondamentale fra ātman e Brahman, mentre altre correnti mantengono differenti concezioni della relazione fra anima, Dio e realtà ultima; 9.12 non deve quindi cancellare tali differenze. Le pratiche yogiche sviluppano concretamente questa dinamica attraverso disciplina del corpo e della mente, concentrazione, meditazione e stati contemplativi che culminano, secondo le diverse scuole, in samādhi e liberazione. Il misticismo induista può inoltre assumere una forma intensamente devozionale: nella bhakti la trasformazione dell’identità non avviene soltanto attraverso la conoscenza contemplativa, ma attraverso una relazione d’amore con il divino che coinvolge memoria, desiderio, corpo, canto, preghiera e servizio. Per 9.12 risultano quindi centrali la pluralità dei livelli dell’esistenza, il saṃsāra come condizione di identificazione e ripetizione, la possibilità di trascendere i limiti della coscienza ordinaria e il ritorno o risveglio a una realtà ultima che supera la separazione apparente. Il dodici può essere esplorato ulteriormente nelle strutture autentiche delle tradizioni induiste in cui esso organizza realmente cicli cosmici, manifestazioni divine o percorsi rituali e contemplativi, ma non deve essere imposto come chiave universale: il nucleo di 9.12 rimane qui soprattutto il movimento mistico dalla coscienza condizionata alla liberazione, dalla dispersione alla realizzazione spirituale e dall’identificazione con il transitorio all’apertura verso la realtà trascendente.

 

Hai ragione su questo punto: non devo inserire link ipertestuali nel testo finale. Li tolgo completamente. Mantengo soltanto i riferimenti bibliografici o testuali integrati nel punto pertinente, secondo il protocollo. Rifaccio quindi le due sezioni senza alcun link.

FILOSOFIA & PSICOLOGIA: Nel dominio filosofico e psicologico, 9.12 può essere sviluppato come dinamica nella quale una crisi dell’identità ordinaria o della presenza viene attraversata mediante simbolo, rito, esperienza liminale e trasformazione, fino a una possibile reintegrazione. Il 9 apre verso un orizzonte di significato più ampio e oltre l’immediatezza dell’io; il 12 conduce verso immersione, alterazione dei confini, esperienza simbolica e possibilità di perdita o recupero della presenza. Ernesto de Martino offre qui il riferimento più significativo. Il suo concetto di “crisi della presenza” riguarda il rischio di perdere la capacità di esserci attivamente nel mondo e di dominare culturalmente la propria esperienza; le forme rituali e simboliche possono costituire strumenti di reintegrazione. Nel tarantismo studiato in La terra del rimorso, sofferenza, musica, danza e partecipazione comunitaria vengono inserite in un dispositivo mitico-rituale capace di dare forma e movimento a una crisi. La taranta opera come figura simbolica attraverso cui il disagio può essere espresso e ritualizzato; la danza trasforma l’immobilizzazione e la sofferenza in azione corporea e rituale (De Martino, La terra del rimorso, 1961). Il tarantismo è particolarmente pertinente a 9.12 perché unisce immersione nella crisi, trance coreutica e movimento verso una possibile liberazione, senza separare corpo, psiche, musica, simbolo e comunità. Il processo non va ridotto né a una spiegazione puramente psicopatologica né a una semplicemente soprannaturale: l’interesse di De Martino riguarda il modo in cui una crisi viene culturalmente riconosciuta, rappresentata e attraversata. Il mondo magico, Morte e pianto rituale nel mondo antico, Sud e magia e La terra del rimorso documentano, attraverso contesti differenti, la ricerca sulle forme con cui gli esseri umani affrontano crisi, perdita, lutto e situazioni nelle quali la presenza rischia di dissolversi.

FILOSOFIA & PSICOLOGIA
Ernesto de Martino (Napoli, 1º dicembre 1908) antropologo, storico delle religioni e filosofo italiano, Il mondo magico, Morte e pianto rituale nel mondo antico, Sud e magia, La terra del rimorso; celebre per le sue ricerche sul tarantismo.
Johan Huizinga (1Ni) (Groninga, 7 dicembre 1872) storico, linguista olandese, Homo ludens.
George Santayana (5Pf) (Madrid, 16 dicembre 1863) filosofo, scrittore spagnolo.
Ferdinand de Saussure (2SrNvPi) (Ginevra, 26 novembre 1857) linguista, semiologo svizzero.

MITOLOGIA: In mitologia, 9.12 riguarda soprattutto il rapporto fra un principio di ordine, sovranità o apertura verso una realtà più vasta e l’immersione nelle acque originarie, nell’abisso, nel caos, nella trance o nelle forze che dissolvono temporaneamente i confini dell’esperienza ordinaria. Nella tradizione greca la relazione fra Zeus e Poseidone offre una prima configurazione: Zeus governa il cielo e la sovranità, Poseidone il mare, le tempeste e le potenze telluriche; la divisione del cosmo fra Zeus, Poseidone e Ade è narrata nell’Iliade (XV, 187-193). Ma la dinamica non è esclusivamente greca. Le acque primordiali costituiscono uno dei grandi motivi cosmogonici interculturali: nella tradizione vedica l’origine del cosmo è collegata alle acque indistinte, mentre la cosmogonia mesopotamica presenta Apsû e Tiāmat, acque primordiali dalle cui profondità emerge la generazione divina; anche il Popol Vuh descrive una condizione originaria nella quale predominano il cielo e le acque immobili. In questo senso il 12 può essere letto come immersione nella matrice cosmica dalla quale emergono forme, dèi e mondi, mentre il movimento del 9 introduce la costituzione di un ordine, di una direzione o di una coscienza capace di confrontarsi con quella profondità (cfr. Ṛgveda, X, 129; Enūma Eliš, I). Nell’India vedica Varuṇa è particolarmente interessante perché riunisce aspetti che non coincidono semplicemente con una divinità marina: è associato alle acque ma anche al ṛta, l’ordine cosmico e morale, alla sovranità e alla vastità del cosmo. La sua figura mostra quindi come profondità acquatica e ordine universale possano appartenere a una stessa configurazione simbolica, senza che sia necessario identificarla artificialmente con Zeus o Poseidone (cfr. Ṛgveda, I, 25; VII, 86-89). In Mesopotamia Enki/Ea collega invece l’acqua dolce sotterranea con sapienza, creazione, magia e conoscenza: la profondità non è soltanto caos dissolutivo, ma anche riserva generativa di intelligenza e potere trasformativo. Il dodici introduce un ulteriore livello, perché numerose tradizioni utilizzano strutture duodecimali per organizzare il tempo, il cosmo o una pluralità di potenze: i Dodici Olimpi costituiscono l’esempio greco più noto, ma il dodici ricorre più ampiamente nella divisione dei cicli temporali e delle strutture cosmiche. Questa ricorrenza non autorizza a dichiarare identiche le diverse tradizioni, ma permette di riconoscere il dodici come una forma ricorrente di totalità articolata e di ordine ciclico. 9.12 trova quindi la sua espressione mitologica più specifica non in una singola coppia fissa di divinità, ma nella tensione fra ordine e profondità, totalità e immersione, cosmo organizzato e acque originarie, perdita dei confini e ritorno a una configurazione più ampia. Il mare, il diluvio, l’abisso, le acque primordiali e le divinità acquatiche possono rappresentare la discesa in una realtà non controllabile; la sovranità, la legge cosmica, la sapienza o la ricostituzione del mondo indicano invece le forme attraverso cui quella profondità viene attraversata e trasformata.

ARTE: 9.12 nell’arte riguarda soprattutto il passaggio dalla forma visibile verso ciò che eccede la percezione ordinaria: immaginazione, visione, sogno, simbolo, metamorfosi e immersione in dimensioni interiori o collettive. Il 9 orienta l’opera verso un significato più ampio della semplice rappresentazione, mentre il 12 accentua fluidità, immaginazione, perdita dei confini consueti e capacità dell’immagine di rendere percepibile ciò che normalmente resta invisibile. La trasformazione artistica diventa così un attraversamento: la realtà ordinaria viene scomposta, trasfigurata o ricomposta in una forma capace di evocare profondità ulteriori. In questo senso Alberto Martini è particolarmente significativo per il carattere visionario e inquietante della sua produzione, mentre la Danza Macabra richiama direttamente il rapporto fra immagine, morte, movimento e dimensione liminale. Anche l’arte può quindi rendere operativa la dinamica di 9.12 quando la forma non si limita a riprodurre il mondo, ma diventa soglia fra esperienza ordinaria e immaginazione, fra identità definita e trasformazione, fra visibile e invisibile. Le opere e gli artisti indicati potranno essere approfonditi nei rispettivi profili esclusivamente attraverso eventuali informazioni nuove e pertinenti.

ARTE
Domenico Baccarini (Faenza, 16 dicembre 1882) pittore, incisore, scultore italiano, L’umanità dinanzi alla vita, La donna.
Aristide Maillol (10) (Banyuls-sur-Mer, 8 dicembre 1861) scultore francese.
Alberto Martini (12Siv) (Oderzo, 24 novembre 1876) disegnatore, pittore, incisore, illustratore italiano, precursore del movimento surrealista, Danza Macabra.
Andrea Palladio (UvPp) (Padova, 30 novembre 1508) architetto italiano, Villa Almerico–Capra, detta La Rotonda, Teatro Olimpico di Vicenza, Basilica di San Giorgio Maggiore.
Charles M. Schulz (Uv) (Minneapolis, 26 novembre 1922) fumettista statunitense, creatore di Peanuts.
Georges Seurat (6Nb) (Parigi, 2 dicembre 1859) pittore francese, pioniere del movimento puntinista, Parade de cirque.
Gianni Versace (8) (Reggio Calabria, 2 dicembre 1946) stilista italiano.

LETTERATURA: 9.12 trova nella letteratura una delle sue espressioni più ricche nei racconti di attraversamento, esilio, prigionia, naufragio, malattia, perdita, viaggio, crisi spirituale e passaggio attraverso realtà interiori o mondi ulteriori. Il 9 orienta la narrazione verso una ricerca di significato, libertà, verità o redenzione; il 12 introduce invece situazioni nelle quali l’identità ordinaria viene sospesa, confinata o trasformata: prigione, ospedale, isolamento, sogno, dimensione visionaria, viaggio iniziatico, mondo parallelo e immersione nell’inconscio. I generi più caratteristici comprendono il romanzo spirituale e di conversione, la letteratura carceraria e concentrazionaria, il racconto dell’esilio, il romanzo di viaggio e di formazione, la narrativa visionaria, fantastica e fantascientifica, la distopia e le opere in cui la sofferenza conduce a una trasformazione della coscienza. Aleksandr Solženicyn è un riferimento centrale: la prigionia sovietica e il Gulag diventano nei suoi testi non soltanto fatti storici, ma luoghi estremi nei quali libertà, coscienza, responsabilità morale e sopravvivenza spirituale vengono sottoposte a prova. In Una giornata di Ivan Denisovič, Il primo cerchio e Arcipelago Gulag il confinamento mostra la possibilità di conservare o perdere la propria interiorità; la liberazione non coincide semplicemente con l’uscita fisica dalla prigione. Anche Heinrich Böll sviluppa personaggi in conflitto con conformismo, violenza sociale, istituzioni e compromessi morali, mentre Michael Moorcock costruisce una delle immagini più esplicite della multidimensionalità narrativa attraverso il suo multiverso e le diverse incarnazioni del Campione Eterno. In questa prospettiva, 9.12 privilegia una letteratura nella quale il personaggio attraversa una condizione di separazione o dissoluzione e deve trovare, perdere o ricostruire il proprio centro; il movimento può essere storico e politico, come nella prigionia e nell’esilio, oppure fantastico, mistico, psicologico e multidimensionale.

Aggiunta: Jim Harrison: Dalva (1988; Dalva), romanzo nel quale la protagonista ritorna nel Nebraska e affronta memoria familiare, lutto, perdita e ricerca del figlio dato in adozione; il rapporto fra presente, morti, paesaggio e memoria amplia la ricerca personale oltre l’identità immediata.

Aggiunta: Frances Hodgson Burnett: The Lost Prince (1915; Il principe perduto), romanzo ambientato intorno alla liberazione del paese immaginario di Samavia da un regime dispotico; il giovane protagonista entra progressivamente in una vicenda che riguarda identità nascosta, destino personale e trasformazione politica.

Aggiunta: Michael Moorcock: The Eternal Champion (1962, ampliato in romanzo nel 1970; Il campione eterno), introduce John Daker/Erekosë, trascinato attraverso tempo e realtà differenti e progressivamente consapevole delle proprie molteplici incarnazioni. Il tema della memoria di altre vite e il conflitto fra Legge e Caos sviluppano direttamente il motivo della pluralità delle identità e dei mondi.

Aggiunta: Aleksandr Solženicyn: Раковый корпус (1968; Reparto cancro), romanzo ambientato in un ospedale sovietico nel 1955, dove pazienti di differenti origini sociali affrontano malattia, paura, morte e possibilità di guarigione. La condizione ospedaliera diventa anche uno spazio di confinamento e confronto morale, nel quale la sofferenza fisica si intreccia con memoria politica, coscienza e libertà interiore.

 


Heinrich Böll (9) (Colonia, 21 dicembre 1917) scrittore tedesco, Nobel per la letteratura 1972; critico verso la Chiesa cattolica, da cui uscì nel 1976, senza rinnegare la fede; Dov’eri, Adamo? (Wo warst du, Adam?, 1951); Opinioni di un clown (1963 Ansichten eines Clown), L’onore perduto di Katharina Blum o Come la violenza può svilupparsi e dove può portare (1974; Die verlorene Ehre der Katharina Blum oder Wie Gewalt entstehen und wohin sie führen kann). “Ci stiamo avvicinando a una cultura subordinata a indici d’ascolto. […] Ma una cultura che si subordina agli indici d’ascolto, quindi al successo di pubblico, è una cultura persa. Si può fare cultura solo in opposizione agli indici d’ascolto o a dispetto di un indice basso. Quando la tanto decantata varietà dell’informazione si sarà definitivamente svelata come varietà propagandistica, allora si ritornerà con desiderio ai libri. Speriamo che prima di allora le biblioteche non siano vuote”, “Io sono un clown, e faccio collezione di attimi”, “Un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario”, “Aggrapparsi al passato è ipocrisia, perché nessuno conosce gli attimi di cui è fatta una vita”.
Gérard de Villiers (8) (Parigi, 8 dicembre 1929) scrittore, giornalista francese, noto per romanzi in sintonia con eventi contemporanei.
Jim Harrison (11Pb) (Grayling, 11 dicembre 1937) romanziere, poeta statunitense, con opere adattate in film: Revenge  (1990), Vento di passioni (Legends of the Fall, 1994; film: E.Zwick).
Frances Hodgson Burnett (Manchester, 24 novembre 1849) commediografa, scrittrice britannica di letteratura per ragazzi, Il piccolo Lord (Little Lord Fauntleroy, 1886), La piccola principessa (A Little Princess, 1905), Il giardino segreto (The Secret Garden, 1910).
MICHAEL MOORCOCK (Londra, 18 dicembre 1939) scrittore di fantascienza britannico, Il campione eterno; SF. Le sue opere si svolgono in un multiverso: un agglomerato di galassie, universi, dimensioni e linee temporali parallele le une alle altre, interconnesse da portali dimensionali chiamati “Strade fra i mondi” (Roads Between the Worlds) o “Strade di raggi lunari” (Moonbeam Roads). Ogni spazio e tempo di questo multiverso comporta una lotta interminabile fra Legge e Caos, dato che la prevalenza netta di Legge o Caos annienterebbe il Multiverso stesso, una terza forza detta Equilibrio Cosmico si adopera per imporre certi limiti alle altre due e assicurare il perpetuarsi della vita. La Legge, il Caos e l’Equilibrio sono forze apparentemente non senzienti, pertanto si manifestano tramite figure divine o semidivine o investendo di poteri sovrumani delle creature mortali. Il Campione Eterno (Eternal Champion) è un paladino scelto dall’Equilibrio Cosmico per mantenere sotto controllo la Legge e il Caos, e ogni linea temporale e dimensione viene protetta da un suo Campione, versato nelle arti militari, che imbraccia un’arma magica senziente, la Spada Nera (affiliata al Caos) ed è assistito dalle manifestazioni di due archetipi ancillari, il Compagno Eterno e la Consorte Eterna; tutti i Campioni sono destinati a vivere vite di conflitto e dolore, a volte addolcite da lunghi periodi di pace. Normalmente le diverse incarnazioni del Campione non interagiscono tra di loro, ma possono riunirsi in piccoli gruppi per affrontare assieme eventi catastrofici. 
Goffredo Parise (1SfUi) (Vicenza, 8 dicembre 1929) scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, viaggiatore italiano, Il prete bello (1954), Sillabario n. 2 (1982, Premio Strega; un breve racconto a ogni sentimento, in ordine alfabetico).
Gerard Reve (4UfvPi) (Amsterdam, 14 dicembre 1923) scrittore olandese, il messaggio principale in tutti i suoi lavori era la redenzione dal mondo materiale in cui viviamo. Il suo tema principale è l’inadeguatezza dell’amore umano (contrapposto all’amore divino). I suoi principali lavori, Op weg naar het einde (Avvicinandosi alla fine) e Nader tot U (Più vicino a te), pongono l’accento sulla comprensione simbolica dei testi religiosi come unica interpretazione intellettualmente accettabile e sull’irrilevanza della verità storica dei vangeli. La sua prosa erotica omosessuale e talvolta sadica dipinge la sessualità, priva di significato nella sua forma materiale, come un rituale, la consacrazione di atti di punizione, dedicati a persone venerate e a Dio stesso.
Ugo Riccarelli (Cirié, 3 dicembre 1954) scrittore italiano, L’amore graffia il mondo (Premio Campiello), l dolore perfetto (Premio Strega).
Klaus Rifbjerg (4) (Copenaghen, 15 dicembre 1931) scrittore, sceneggiatore danese.
Begum Rokeya (Distretto di Rangpur, 9 dicembre 1880) scrittrice bengalese, attivista sociale, pensatrice, avvocato per i diritti delle donne, Sultana’s Dream (1905; storia utopica femminista di una terra chiamata Ladyland in cui le donne gestiscono tutto e gli uomini sono isolati, in un’immagine speculare della pratica tradizionale del purdah. Le donne sono aiutate dalla tecnologia “elettrica” da fantascienza che consente l’agricoltura senza lavoro e le macchine volanti; le scienziate hanno scoperto come intrappolare l’energia solare e controllare il tempo).
Giampaolo Rugarli (Napoli, 5 dicembre 1932) scrittore italiano, dopo oltre trent’anni di servizio nel campo bancario ed economico, si è dedicato completamente alla scrittura, producendo oltre venti volumi, tra cui: Il superlativo assoluto (1987), La troga (1988), Il punto di vista del mostro (1989), Andromeda e la notte (1990), Per i Pesci non è un problema (1992), I giardini incantati (2005), Le galassie lontane (2010), Manuale di solitudine (2015).
James Sallis (Helena, 21 dicembre 1944) scrittore, saggista, poeta, musicologo statunitense, Drive (2005; film: N.Refn).
Nino Salvaneschi (8) (Pavia, 3 dicembre 1886) scrittore, giornalista, poeta italiano, affetto da cecità per buona parte della sua vita, autore di più di trenta opere, alcune profondamente spirituali e religiose. Sirenide (1921), Il breviario della felicità, Saper amare, Noi che camminiamo nella notte, La cattedrale senza dio.  “Sono il cantastorie cieco all’angolo della via… Un giorno ho incontrato il destino, che è cieco, e lo seguiva da vicino la fortuna, che è sempre cieca. Ascolta: se vuoi trovar fortuna, non scacciare il tuo destino”, “Per quanto mi concerne, non muterei il mio destino di scrittore cieco con quello di nessun altro, anche perché mi consente di dire quello che vedo dentro di me e di vedere chiaramente il mio sentiero terreno. Così ogni giorno ringrazio il Signore di avermi donata la cecità. Ma qualche volta, in mezzo a tante miserie e a tante tribolazioni, provo il rossore di essere soltanto cieco. E, spesso, ho vergogna di non poter offrire che una parola. Una parola soltanto”, “Molti uomini sono costretti a spalancare gli occhi per vedere. Devo confessare a me stesso che non ho mai veduto così bene da quando son diventato cieco. E solo adesso mi sono accorto che gran parte della felicità umana sta nel vedere tutto in bene”, “Noi abbiamo in noi stessi tutta una vita interiore, spesso ignorata o mal conosciuta da coloro che vedono, capace di farci scoprire gli abissi misteriosi di certe anime e i più timidi accordi di certe coscienze”, “Noi non siamo nati per morire. Ma per vivere anche nell’umanità. Nessuno è eterno quaggiù, ma ognuno di noi concorre, sia pure in minima parte, al progresso del mondo”, “L’odio è il rimpianto del perduto amore”, “L’anima comprende che l’aria delle vette non è più quella delle pianure. Poco importa se sulle vette il destino soffia con impeto d’uragano come per Beethoven, o con raffiche di vento come per Chopin. Quello che conta è lanciare la semente in mezzo alla tempesta: solo questa semente è feconda per la gioia di coloro che verranno. Poiché la legge è sempre una sola: non vi è conquista senza sofferenza”.
Bertrice Small (4Nr) (Manhattan, 9 dicembre 1937) scrittrice di libri di romanzi storici ed erotici statunitense.
Aleksandr Solzhenitsyn (Алекса́ндр Иса́евич Солжени́цын) (12Sb) (Kislovodosk, 11 dicembre 1918) scrittore, filosofo, storico, drammaturgo russo, dissidente sovietico, conservatore, anticomunista, antimodernista, con i suoi scritti fece conoscere al mondo la realtà dei gulag, dove fu detenuto per molti anni. Premio Nobel per la letteratura nel 1970 e TP.  Una giornata di Ivan Denisovič (Один день Ивана Денисовича, 1962), Il primo cerchio (В круге первом, 1968), Arcipelago Gulag (1958-1968). “Vi trovate come prima all’inferno, ma siete risalito al cerchio più alto, il migliore di tutti, il primo cerchio”, “Finché non sono venuto io stesso in occidente e ho passato due anni guardandomi intorno, non avevo mai immaginato come un estremo degrado in occidente abbia fatto un mondo senza volontà, un mondo gradualmente pietrificato di fronte al pericolo che deve affrontare… Tutti noi stiamo sull’orlo di un grande cataclisma storico, un’inondazione che ingoierà le civiltà e cambierà le epoche”.

MUSICA: Nel 9.12 la musica privilegia il passaggio dall’esperienza immediata verso una dimensione più ampia di significato, attraverso desiderio, nostalgia, perdita, crisi, preghiera, immaginazione, viaggio e trascendenza. Con priorità del 9, risultano particolarmente caratteristici il canto spirituale e devozionale, la musica sacra, la canzone della ricerca e del viaggio, la ballata della solitudine e della memoria, il folk come voce di comunità e territorio, la musica contemplativa e le composizioni dedicate a sogno, amore, speranza e ideale. Il 12 accentua immersione emotiva, sospensione, immaginazione visionaria e dissoluzione temporanea delle coordinate ordinarie; nella musica questo può manifestarsi tanto attraverso la preghiera e il canto religioso quanto attraverso melodie capaci di creare uno spazio interiore di contemplazione. Il rapporto fra i due principi favorisce quindi forme musicali nelle quali sofferenza e separazione non costituiscono necessariamente il termine dell’esperienza, ma diventano materia di trasformazione, ricerca o apertura. Nell’elenco fornito, Zoltán Kodály, Ghulam Ali, Stan Rogers, Kate Rusby e Ludovico Einaudi sono riferimenti particolarmente rappresentativi di nuclei rispettivamente sacri, devozionali, di viaggio, folk e contemplativi, senza che questi autori sostituiscano la trattazione generale del 9.12.

Aggiunta — Zoltán Kodály: Psalmus Hungaricus (1923; Salmo ungherese) è una composizione per tenore, coro e orchestra basata sul Salmo 55 nella parafrasi ungherese di Mihály Vég. La preghiera attraversa angoscia, persecuzione, invocazione e fiducia, sviluppando un movimento musicale dal dolore individuale verso una dimensione corale e spirituale.

Aggiunta — Ghulam Ali: “Tujhe Kya Khabar Mere Ham-Safar Mera Marhala Koi Aur Hai” sviluppa l’immagine del viaggiatore diretto verso una meta ulteriore, tema coerente con la dimensione del cammino e della ricerca presente nel 9.12.

Aggiunta — Stan Rogers: “Northwest Passage” (1981) utilizza la ricerca della rotta artica come grande immagine del viaggio verso l’ignoto; il confronto fra esplorazione geografica e ricerca personale conferisce al brano una particolare intensità di ricerca, distanza e superamento dei confini.

Aggiunta — Gilbert O’Sullivan: “Alone Again (Naturally)” (1972) affronta solitudine, perdita e interrogazione religiosa in una forma narrativa nella quale la crisi personale viene posta davanti alla domanda sul significato dell’esistenza e sul rapporto con Dio.

Aggiunta — Andy Williams: “The Impossible Dream” (1965) esprime la fedeltà a un ideale apparentemente irraggiungibile e la volontà di proseguire un cammino nonostante ostacoli e sofferenza; il tema del sogno impossibile costituisce un esempio significativo della tensione verso un orizzonte che supera la condizione immediata.

SPETTACOLO: Nel 9.12 lo spettacolo sviluppa soprattutto il movimento dalla realtà data verso ciò che la oltrepassa o ne mette in discussione: viaggio, visione, sogno, immaginazione, crisi dell’identità, liberazione, trasformazione morale, sacrificio, ricerca di senso e apertura a realtà ulteriori. Con priorità del 9, i generi più caratteristici comprendono il cinema spirituale e filosofico, il dramma morale ed esistenziale, il cinema della prigionia e della liberazione, il viaggio iniziatico e la fantascienza orientata a interrogare l’identità umana e i limiti della realtà conosciuta. Il 12 accentua invece fantastico visionario, sogno, mondi invisibili, metamorfosi, alterazione della percezione, illusione cinematografica e horror psicologico quando l’alterità diventa confronto con zone sconosciute della mente o della realtà. L’incontro dei due principi favorisce quindi opere nelle quali il fantastico non è semplice evasione e il dramma non resta pura rappresentazione della sofferenza, ma diventa attraversamento di una soglia. Georges Méliès, Jeff Nichols, John Cassavetes e Abby Mann sono, nell’elenco fornito, riferimenti particolarmente utili rispettivamente per il cinema visionario, la fantascienza del mistero, l’esplorazione della crisi dell’identità e il dramma della coscienza e della responsabilità.

Aggiunta — Georges Méliès: Le Voyage dans la Lune (Viaggio nella Luna, 1902) racconta la spedizione fantastica di un gruppo di astronomi verso la Luna e trasforma il cinema in spazio di viaggio oltre i limiti ordinari della realtà. Le Voyage à travers l’impossible (Il viaggio attraverso l’impossibile, 1904) amplia il motivo dell’attraversamento di paesaggi e condizioni impossibili attraverso un universo interamente costruito dall’immaginazione cinematografica.

Aggiunta — Jeff Nichols: Midnight Special (Midnight Special, 2016) segue la fuga di una famiglia che protegge un bambino dotato di capacità non ordinarie, mentre la vicenda conduce progressivamente alla scoperta di una realtà più ampia di quella inizialmente conosciuta. Il film unisce viaggio, mistero, fede, relazione familiare e trascendenza.

Aggiunta — Abby Mann: Judgment at Nuremberg (Vincitori e vinti, 1961) affronta il rapporto fra responsabilità individuale, legge, obbedienza e coscienza nel processo contro giudici tedeschi coinvolti nel sistema nazista. Il nucleo pertinente al 9.12 consiste nell’attraversamento della colpa storica e nella domanda sulla possibilità di sottrarsi all’autorità quando questa contraddice la responsabilità morale.

Aggiunta — John Cassavetes: A Woman Under the Influence (Una moglie, 1974) esplora la crisi di una donna e della sua famiglia, mettendo in discussione le convenzioni della normalità, dell’identità e della relazione. La vicenda affronta la sofferenza psichica e relazionale senza offrire una soluzione semplificata, concentrandosi sulla fragilità dell’esperienza umana.

Aggiunta — Karen Gillan: Oculus (2013) utilizza un oggetto apparentemente ordinario, uno specchio, come centro di una progressiva destabilizzazione della percezione, nella quale memoria, visione e realtà diventano difficili da distinguere. Rappresenta il versante horror psicologico e soprannaturale del 9.12.

Aggiunta — Kristofer Hivju: Force Majeure (Forza maggiore, 2014) racconta la crisi di una famiglia dopo una situazione improvvisa di pericolo che destabilizza l’immagine che il protagonista ha di sé. Il film sviluppa paura, vergogna, responsabilità e trasformazione dell’identità familiare.

Aggiunta — Ben Stiller: The Secret Life of Walter Mitty (I sogni segreti di Walter Mitty, 2013), già presente nel materiale originale, non viene ulteriormente sviluppato per evitare la ripetizione dei dati già forniti.

Ghulam Ali (5 dicembre 1940) cantante ghazal pakistano dei Patiala Gharana.
Andrew Calhoun
(New Haven, 30 novembre 1957) cantautore statunitense, “When the Ship Comes In”, “The Gates of Love”, “Shadow Song”.

Gigliola Cinquetti (10) (Verona, 20 dicembre 1947) cantante italiana, “Chiamalo Amore”, “Alle porte del sole”.
Justin Currie (8Sv) (Glasgow, 11 dicembre 1964) cantautore scozzese, “Half of Me”.
Ludovico Einaudi (Sp) (Torino, 23 novembre 1955) compositore, pianista italiano, Le onde, A fuoco, Divenire.
Mario Frangoulis (Zimbabwe, 18 dicembre 1967) tenore greco.
Robert Goulet (6Ni) (Lawrence, 26 novembre 1933) cantante, attore statunitense, “You Stepped out of a Dream”.
Vanessa Hudgens (5UpPr) (Salinas, 14 dicembre 1988) cantante, attrice statunitense.
Zoltán Kodály (6UiPf) (Kecskemét, 16 dicembre 1882) compositore ungherese, Psalmus Hungaricus.
Gary Morris (Fort Worth, 7 dicembre 1948) cantante, attore statunitense, “Another World”.
Rita Ora (Pristina, 26 novembre 1990) cantante, attrice britannica-kosovara.
Gilbert O’Sullivan (11UrPb) (Waterford, 1º dicembre 1946) cantante irlandese, “Alone Again”, “Happiness Is Me and You”, “Dear Dream”, “That’s Love”.
Piero Piccioni (Torino, 6 dicembre 1921) musicista, compositore italiano.
Serge Pizzorno (Np) (Newton Abbot, 15 dicembre 1980) cantautore, polistrumentista britannico.
Stan Rogers (Hamilton, 29 novembre 1949) musicista, cantautore folk canadese.
Kate Rusby (Np) (Penistone, 4 dicembre 1973) cantante folk inglese, “I Am Stretched On Your Grave”, “Wandering Soul”, “Underneath the Stars”.
Cozy Sheridan (11 dicembre 1964) cantante statunitense, “Survivor”, “Love Conquer All”.
Frank Sinatra (7UrNf) (Hoboken, 12 dicembre 1915) cantante, attore statunitense, Oscar (From Here to Eternity).
Big Mama Thornton (Montgomery, 11 dicembre 1926) cantante statunitense, “Hound Dog”.
Andy Williams (8SpUvNf) (Wall Lake, 3 dicembre 1927) cantante, attore, showman statunitense, “Impossible Dream”.

SPETTACOLO: Nel 9.12 lo spettacolo sviluppa soprattutto il movimento dalla realtà data verso ciò che la oltrepassa o ne mette in discussione: viaggio, visione, sogno, immaginazione, crisi dell’identità, liberazione, trasformazione morale, sacrificio, ricerca di senso e apertura a realtà ulteriori. Con priorità del 9, i generi più caratteristici comprendono il cinema spirituale e filosofico, il dramma morale ed esistenziale, il cinema della prigionia e della liberazione, il viaggio iniziatico e la fantascienza orientata a interrogare l’identità umana e i limiti della realtà conosciuta. Il 12 accentua invece fantastico visionario, sogno, mondi invisibili, metamorfosi, alterazione della percezione, illusione cinematografica e horror psicologico quando l’alterità diventa confronto con zone sconosciute della mente o della realtà. L’incontro dei due principi favorisce quindi opere nelle quali il fantastico non è semplice evasione e il dramma non resta pura rappresentazione della sofferenza, ma diventa attraversamento di una soglia. Georges Méliès, Jeff Nichols, John Cassavetes e Abby Mann sono, nell’elenco fornito, riferimenti particolarmente utili rispettivamente per il cinema visionario, la fantascienza del mistero, l’esplorazione della crisi dell’identità e il dramma della coscienza e della responsabilità.

Aggiunta — Georges Méliès: Le Voyage dans la Lune (Viaggio nella Luna, 1902) racconta la spedizione fantastica di un gruppo di astronomi verso la Luna e trasforma il cinema in spazio di viaggio oltre i limiti ordinari della realtà. Le Voyage à travers l’impossible (Il viaggio attraverso l’impossibile, 1904) amplia il motivo dell’attraversamento di paesaggi e condizioni impossibili attraverso un universo interamente costruito dall’immaginazione cinematografica.

Aggiunta — Jeff Nichols: Midnight Special (Midnight Special, 2016) segue la fuga di una famiglia che protegge un bambino dotato di capacità non ordinarie, mentre la vicenda conduce progressivamente alla scoperta di una realtà più ampia di quella inizialmente conosciuta. Il film unisce viaggio, mistero, fede, relazione familiare e trascendenza.

Aggiunta — Abby Mann: Judgment at Nuremberg (Vincitori e vinti, 1961) affronta il rapporto fra responsabilità individuale, legge, obbedienza e coscienza nel processo contro giudici tedeschi coinvolti nel sistema nazista. Il nucleo pertinente al 9.12 consiste nell’attraversamento della colpa storica e nella domanda sulla possibilità di sottrarsi all’autorità quando questa contraddice la responsabilità morale.

Aggiunta — John Cassavetes: A Woman Under the Influence (Una moglie, 1974) esplora la crisi di una donna e della sua famiglia, mettendo in discussione le convenzioni della normalità, dell’identità e della relazione. La vicenda affronta la sofferenza psichica e relazionale senza offrire una soluzione semplificata, concentrandosi sulla fragilità dell’esperienza umana.

Aggiunta — Karen Gillan: Oculus (2013) utilizza un oggetto apparentemente ordinario, uno specchio, come centro di una progressiva destabilizzazione della percezione, nella quale memoria, visione e realtà diventano difficili da distinguere. Rappresenta il versante horror psicologico e soprannaturale del 9.12.

Aggiunta — Kristofer Hivju: Force Majeure (Forza maggiore, 2014) racconta la crisi di una famiglia dopo una situazione improvvisa di pericolo che destabilizza l’immagine che il protagonista ha di sé. Il film sviluppa paura, vergogna, responsabilità e trasformazione dell’identità familiare.

Aggiunta — Ben Stiller: The Secret Life of Walter Mitty (I sogni segreti di Walter Mitty, 2013), già presente nel materiale originale, non viene ulteriormente sviluppato per evitare la ripetizione dei dati già forniti.

 

 

SPETTACOLO
Shiri Appleby (Np) (Los Angeles, 7 dicembre 1978) attrice statunitense, nota per il ruolo di Liz Parker nella serie televisiva Roswell.
Chadwick Boseman (Nv) (Anderson, 29 novembre 1976) attore statunitense, GG (Ma Rainey’s Black Bottom).
John Cassavetes (New York, 9 dicembre 1929) attore, regista statunitense, Leone d’Oro (Gloria).
Jean Eustache (Pessac, 30 novembre 1938) regista francese.
Karen Gillan (Inverness, 28 novembre 1987) attrice scozzese.
Alexander Godunov (Sachalin, 28 novembre 1949) attore, ballerino russo.
Marleen Gorris (Roermond, 9 dicembre 1948) regista olandese, Oscar (Antonia).
Kristofer Hivju (Np) (Oslo, 7 dicembre 1978) attore norvegese.
Boris Karloff (10) (Londra, 23 novembre 1887) attore britannico.
Abby Mann (Filadelfia, 1º dicembre 1927) sceneggiatore statunitense, Oscar.
Georges Méliès (6SiUfNb) (Parigi, 8 dicembre 1861) regista francese.
Jeff Nichols (Np) (Little Rock, 7 dicembre 1978) regista, sceneggiatore statunitense, Midnight Special.
Ben Stiller (3Sv) (New York, 30 novembre 1965) attore, comico, regista, sceneggiatore statunitense, I sogni segreti di Walter Mitty.

POLIT/ECON.
Alfonso X il Saggio (Toledo, 23 novembre 1221) re di Castiglia e León.

SCIENZA
Freeman John Dyson (15 dicembre 1923) fisico teorico, matematico britannico-americano, noto per i suoi lavori in teoria quantistica dei campi, astrofisica, matrici casuali, formulazione matematica della meccanica quantistica, fisica della materia condensata, fisica nucleare e ingegneria, TP.

9TS291122 – Sagittario: Temperanza e Ruota della Fortuna – Seminario Oggi, 29 novembre 2022, iniziamo il primo incontro dedicato al Sagittario e agli archetipi ad esso associati, in particolare la Temperanza e la Ruota della Fortuna. Per collegarci agli incontri precedenti dedicati allo Scorpione, prendiamo innanzitutto un momento per ritornare allo spazio da cui proveniamo: possiamo collocarci in un luogo di totale oscurità, un’oscurità che non riguarda soltanto il mondo fisico, ma anche il nostro mondo emotivo, mentale, spirituale e tutto ciò che possiamo percepire dentro e fuori di noi. Dimoriamo per qualche momento in questa oscurità e riconosciamo che non si tratta soltanto di un buio interiore o esteriore, ma di un’oscurità solida, che blocca il movimento, paralizza e ci impedisce di uscire da quello spazio. Non possiamo muoverci e prendiamo atto delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni che derivano da questa condizione. In questo spazio di totale oscurità e stagnazione lasciamo allora che emerga da dentro di noi un grido di aiuto, una richiesta di aiuto, una preghiera, un’invocazione o qualunque altra espressione possa nascere dalla condizione in cui ci troviamo, riconoscendo che da soli non riusciamo a venirne fuori. Osserviamo da dove viene l’energia che ci porta a chiedere aiuto e chiediamo aiuto nel modo che ci è possibile. Tuttavia, nonostante la richiesta, inizialmente l’aiuto non giunge. Che cosa facciamo allora? Continuiamo a chiedere aiuto. Insistiamo. Questa richiesta diventa la nostra unica espressione, la nostra unica focalizzazione, l’unica cosa che possiamo fare. Continuiamo a farlo e, magari dopo molto tempo oppure poco dopo, intravediamo un minimo cambiamento nell’oscurità. Da qualche parte compare una luce che non riusciamo ancora a identificare. Non sappiamo da dove provenga, ma possiamo riconoscere che l’oscurità non è più così oscura come prima. Questo cambiamento, anche minimo, porta con sé una minima speranza: forse possiamo uscire da questo spazio. Osserviamo allora ciò che cambia dentro di noi. Non sappiamo dove sia la via d’uscita, ma percepiamo che da qualche parte esiste. Tutta la nostra attenzione comincia così a dirigersi verso la ricerca di questa via, fino a quando nell’oscurità intravediamo un minuscolo punto di luce. Comprendiamo allora che quella è la direzione verso cui dobbiamo andare. Questo punto microscopico di luce segna il cammino da seguire. È remoto e non possiamo ancora comprenderne pienamente la natura, ma possiamo distinguerne la presenza dal buio che ci circonda. Dirigiamo lo sguardo verso questo frammento di luce e cominciamo a muoverci. Ci rendiamo conto che possiamo effettivamente muoverci perché abbiamo finalmente una direzione, anche se il movimento è difficile, lento e ostacolato. A volte rimaniamo nuovamente bloccati, come se l’oscurità fosse una specie di colla dalla quale è difficile liberarsi. Eppure continuiamo a muoverci verso la luce. A questo punto, carissimi amici, vi do il benvenuto nella via del Sagittario: una via che comincia nel momento più buio, quando l’oscurità è quasi totale e tuttavia, in lontananza, è presente un frammento di luce. Osserviamo ciò che accade nel nostro corpo, nelle nostre emozioni, nella nostra mente e in tutto ciò che possiamo riconoscere dentro e fuori di noi. Il Sagittario e gli archetipi ad esso associati possiedono una forza decisiva. Vi invito quindi a riconoscere tutte le associazioni che fate spontaneamente con il Sagittario e a scriverle, se possibile, nella chat: tutto ciò che vi viene in mente osservando questo segno, tradizionalmente caratterizzato dalla freccia o dall’arciere. Riconoscere queste associazioni è importante perché ci permette di distinguerle da ciò che realmente osserviamo. Lo stesso vale per le immagini delle carte associate al Sagittario, la Temperanza e la Ruota della Fortuna. Apriamoci alle sensazioni, alle associazioni e alle immagini che emergono, indipendentemente dalla nostra conoscenza precedente delle carte. Le associazioni che facciamo con il Sagittario, con le carte o con qualunque altra cosa sono importanti, ma per conoscere veramente qualcosa dobbiamo prima diventare consapevoli delle associazioni automatiche e delle proiezioni che vi sovrapponiamo. Solo allora possiamo aprirci alla conoscenza di ciò che abbiamo davanti per quello che realmente è. È impossibile conoscere pienamente qualcosa se non riconosciamo prima le proiezioni attraverso cui la stiamo guardando. Sicuramente, oltre alle associazioni più immediate, esistono molti altri strati di associazioni. Tuttavia, il semplice fatto di riconoscere quelle che emergono spontaneamente implica già una volontà di distinguere tra le nostre proiezioni e ciò verso cui esse vengono dirette. Ciò che abbiamo riconosciuto può fare parte della verità, ma sul sentiero del Sagittario questo non basta. Il Sagittario mira a qualcosa che va molto oltre ciò che già conosciamo. Una delle sue caratteristiche fondamentali è la ricerca incessante della verità, di una verità che non è ancora stata riconosciuta e che può mettere in discussione le verità già acquisite. Vi invito quindi a riconoscere le aree della vostra vita in cui sapete ancora molto poco, quelle in cui ciò che è stato considerato vero dagli altri, o ciò che voi stessi avete considerato vero fino a questo momento, vi appare insufficiente, incompleto o falso. Può trattarsi della religione, della politica, della scienza, della storia, delle relazioni, del lavoro o di qualunque altra area nella quale percepite che manca la verità e che una verità generalmente accettata non vi convince più. Quando iniziamo il sentiero del Sagittario, lo scopo fondamentale diventa scoprire la verità, indipendentemente da quale essa sia. Non cerchiamo la conferma di ciò che già crediamo, né una verità conveniente o favorevole ai nostri interessi. Ci apriamo invece a un cammino di verità del quale non sappiamo dove ci condurrà, perché vogliamo la verità e nient’altro, anche se essa dovesse risultare svantaggiosa, dolorosa o sconvolgente. Il Sagittario è associato anche al rischio e all’azzardo. Cercare veramente la verità significa essere disposti a rischiare tutto, perché non sappiamo ciò che potremmo scoprire. Abbiamo bisogno di trovare dentro di noi una parte che non abbia paura della verità e sia pronta a mettere in gioco le proprie certezze. Non sappiamo dove questo cammino ci condurrà, ma ciò che ci muove è la sete della scoperta. Per procedere, tuttavia, dobbiamo mantenere la connessione con ciò che abbiamo attraversato precedentemente nello Scorpione: il buio totale, la paralisi, la disperazione e la richiesta insistente di aiuto. Poi l’aiuto è giunto attraverso quella piccola luce che abbiamo intravisto. In quella luce possiamo riconoscere la presenza della fonte dell’aiuto. Che cosa facciamo allora? Chiediamo a quella luce di guidarci verso la verità. Invochiamo la luce, Dio o qualunque presenza che per noi rappresenti quella sorgente e iniziamo ufficialmente il nostro lavoro chiamandola. Tuttavia dobbiamo mantenere la memoria della situazione dalla quale proveniamo. Non dobbiamo dimenticare la condizione di buio, blocco, paralisi e disperazione da cui siamo partiti. Anche se ora la situazione è cambiata grazie alla presenza della luce, ricordiamo che quella luce rappresenta la nostra unica speranza e la direzione fondamentale verso cui rivolgerci. Tutto il resto, prima o poi, può rivelarsi per ciò che è: oscurità. Possiamo inoltre riconoscere, secondo la nostra fede o il nostro orientamento, che questa luce rappresenta una sorgente di amore e che è in relazione con la nostra natura più vera. A un certo punto della vita ci rendiamo conto che dobbiamo confrontarci con il buio e con l’eventuale presenza della luce e decidiamo di farlo adesso. Invitiamo quindi la luce a rendere chiaro il sentiero che conduce verso di essa e a distinguerlo da tutti i percorsi che invece ci conducono nuovamente nell’oscurità. Osserviamo ora la carta della Temperanza. Nell’immagine tradizionale vediamo una figura angelica che versa acqua da una coppa all’altra. Vi è una sensazione di equilibrio, tranquillità e assenza di fretta. La carta della Temperanza è tradizionalmente associata alla pazienza, alla calma, alla prudenza, alla moderazione, all’autocontrollo, all’integrazione e all’armonioso equilibrio dell’anima. Il mescolamento del liquido tra le due coppe può rappresentare l’integrazione di polarità e il loro incontro in una forma di equilibrio. Un’espressione particolarmente significativa definisce la Temperanza come la virtù dell’autoaccettazione illuminata: un’autoaccettazione basata su una comprensione accurata di chi realmente siamo. La prima luce che appare nel buio può quindi indicare proprio questa possibilità di ricordare e riconoscere chi siamo. Quando siamo nell’oscurità totale abbiamo perso il contatto con la nostra identità più vera; ci siamo persi in ciò che non siamo. La piccola luce ci indica contemporaneamente dove siamo e dove dobbiamo andare. Per diventare ciò che realmente siamo dobbiamo lasciare progressivamente ciò che non siamo. La luce porta speranza e indica il cammino, ma siamo ancora nell’oscurità. È qui che inizia il nostro viaggio. Tuttavia, il cammino dalla tenebra alla luce non è necessariamente lineare. Può essere circolare, come la Ruota della Fortuna. Osserviamo quindi la Ruota della Fortuna: è un cerchio e, poiché è una ruota, è anche movimento. La ruota può muoversi a velocità differenti e poi arrestarsi, come accade nella roulette, dove il movimento e l’arresto determinano nuovi spostamenti. Possiamo lasciare che questa ruota rappresenti tutto ciò che è in movimento nella nostra vita: cicli, situazioni, persone, interessi e circostanze che entrano in primo piano e poi passano sullo sfondo per essere sostituiti da altri. In certi momenti l’attenzione principale può essere rivolta al lavoro, alle relazioni, alla salute, alla famiglia, allo studio, agli interessi, al cibo, alla sessualità o a qualunque altra area della nostra esperienza. Riconosciamo queste differenti focalizzazioni e permettiamo loro di ruotare intorno a noi. Per procedere efficacemente sul sentiero del Sagittario dobbiamo recuperare le energie che abbiamo perso o disperso perseguendo sentieri che, secondo la nostra esperienza, ci conducono infine verso l’oscurità. Esploriamo quindi la ruota e riconosciamo dove la nostra attenzione è diretta. Prima di farlo, o mentre lo facciamo, invochiamo nuovamente una guida, il nostro Sé superiore o una presenza capace di mostrarci il cammino. Nel linguaggio del seminario questa figura viene indicata simbolicamente come Mulla, guida, maestro o saggio. Per uscire da uno spazio di totale oscurità e muoverci verso una luce più grande iniziamo rivolgendoci a una guida che ci accompagni nei passaggi preliminari. La ruota comincia allora a girare e possiamo invocare la guida con tutta la nostra energia vitale e passionale. Il Sagittario è infatti associato anche a una dimensione della sessualità intesa come energia multidimensionale, come forza capace di oltrepassare la separazione e di essere investita in una direzione che trascende la mera realtà fisica. Mentre la ruota gira, si attivano tutti i nostri falsi dei, i falsi obiettivi e gli oggetti dei nostri desideri: tutte le forme seducenti, le attrazioni, le persone, le situazioni e gli scopi verso cui abbiamo investito energia. Questi elementi ruotano intorno a noi e ci invitano a unirci a loro. Il nostro compito è tuttavia cercare di rimanere al centro, accanto alla guida. Progressivamente la danza può diventare silenziosa. Le forme continuano a muoversi e ad attrarci, ma al centro dimora il silenzio. Possiamo percepire questo silenzio e riconoscere il suo campo magnetico. Le immagini continuano a chiamarci e a tentarci, ma ora possiamo imparare a entrare nella ruota senza perderci definitivamente in essa. Possiamo muoverci dal centro verso la periferia, entrare in relazione con ciò che ci attrae e verso cui abbiamo investito molta energia e poi, nel momento culminante, recuperare quell’energia e riportarla verso il centro. Le figure presenti nella ruota possono rappresentare persone, situazioni, passioni, desideri, attività o qualunque area della nostra vita nella quale siamo fortemente coinvolti. Possiamo andare verso di esse, entrare nel loro scenario, danzare con loro e partecipare alla loro energia, ma poco prima di perderci completamente reindirizziamo l’energia verso il centro. Se percepiamo il rischio di rimanere intrappolati, chiediamo immediatamente aiuto alla guida e ritorniamo al centro. Cerchiamo in modo particolare le immagini e le situazioni che provocano in noi passione intensa, desiderio apparentemente irrefrenabile o emozioni particolarmente forti. Non reprimiamo necessariamente l’oggetto della nostra attrazione e non lo combattiamo semplicemente. Utilizziamo invece la stessa energia che ci porta a perderci per ritrovare il centro. Andiamo verso ciò che ci seduce, riconosciamo l’energia investita e la riportiamo con noi verso il centro. Non rifiutiamo la fonte della nostra dispersione, ma impariamo a recuperarne l’energia. Tutto ciò che provoca emozioni intense, sia che ci attragga sia che ci respinga, può diventare materia per il recupero energetico. La ruota aumenta progressivamente la sua velocità e anche il nostro movimento dal centro verso la periferia e dalla periferia verso il centro diventa più intenso. Gradualmente il movimento della ruota comincia a convergere verso il centro. Non vi è più un semplice ritorno alla periferia: ciò che si muove autenticamente tende verso il centro e ciò che non può o non vuole compiere questo movimento scompare nell’oscurità. Inspirando recuperiamo l’energia dalla ruota e la portiamo verso il centro; espirando lasciamo andare ciò che rifiuta di muoversi verso il centro e di integrarsi nel processo. Progressivamente il cerchio e il centro diventano uno. La via si apre, il tunnel comincia a terminare e la luce aumenta. Prendiamo allora atto di ciò che è avvenuto: abbiamo scelto di dirigere l’energia dalla periferia verso il centro. Questo movimento è associato simbolicamente, sul piano astronomico, al centro galattico e, sul piano multidimensionale, alla nostra natura più vera o alla più autentica dimensione di noi stessi che possiamo concepire, distinta dalle identità false o limitate con cui normalmente ci identifichiamo. Il centro galattico rappresenta una potenza e una direzione che non possono essere paragonate semplicemente al nostro centro ordinario. Allo stesso modo, la nostra identità più vicina alla natura autentica è estremamente remota rispetto all’identità abituale. Il Sagittario ci invita a dirigerci verso quel punto utilizzando la stessa energia che ci ha intrappolati nel falso io. La ricerca deve essere totale, ma questa totalità non implica necessariamente il rifiuto del cerchio, perché è proprio nel cerchio che troviamo molte delle risorse energetiche necessarie per procedere verso il centro. Per la settimana successiva possiamo riproporre questa pratica nel modo che ci risulta più agevole, ricordando la sequenza fondamentale: il buio totale, la richiesta di aiuto, l’apparizione della luce, la decisione di muoverci verso la luce e il movimento progressivo dall’oscurità verso la luminosità. Non abbandoniamo semplicemente l’oscurità: la portiamo con noi. Man mano che ci avviciniamo alla luce, ciò che era oscuro può diventare luminoso e rivelare ciò che prima non potevamo vedere. Durante la settimana, ogni volta che riconosciamo di essere intrappolati in una situazione, in una passione, in una paura, in una rabbia o in qualunque altra attività che ci porta a dimenticare il centro, possiamo riconoscere la distanza tra quella condizione e il centro e compiere un movimento, anche minimo, nella direzione del centro. Non dobbiamo aspettarci che il cambiamento sia immediatamente totale. La cosa decisiva è ricordare il centro proprio nei momenti in cui tendiamo a dimenticarlo. La stessa energia che ci allontana dal nostro vero Sé, da Dio o dalla nostra natura più autentica può essere utilizzata per ritornarvi. Avviciniamoci quindi il più possibile al centro, o alla sua rappresentazione più prossima e accessibile. Questo incontro può essere vissuto come estremamente intimo e carico di passione, come una relazione con l’amato, con il divino o con qualunque immagine rappresenti per noi la massima direzione dell’amore. Per realizzare questa fusione in modo costruttivo è necessario un atto di volontà e uno sforzo energetico: dirigere tutta l’energia accumulata verso quella direzione. Respirando profondamente e muovendo il corpo, possiamo permettere a tutta la nostra energia di convergere verso il centro. Torniamo quindi alla Temperanza. La figura angelica può rappresentare simbolicamente il nostro vero Sé, pienamente connesso con il divino, mentre versa da una coppa all’altra l’energia che proviene dal cerchio e la trasferisce verso il centro. Assicuriamoci, ciascuno secondo i propri riferimenti, che questo processo continui in ogni circostanza. Il processo si interrompe soprattutto quando ce ne dimentichiamo. Si tratta quindi di ricordare che esso può rimanere attivo indipendentemente da ciò che accade nel cerchio e nel mondo visibile, perché appartiene anche a una dimensione invisibile verso cui possiamo dirigere la nostra attenzione. Questa dimensione appartiene alla verità che stiamo cercando. Alla soglia tra il visibile e l’invisibile possiamo immaginare una presenza che assume molte forme e che svolge questo lavoro di versamento: il liquido rappresenta l’energia emotiva fondamentale per il movimento multidimensionale dal cerchio verso il centro. Dobbiamo quindi imparare a dirigere le nostre emozioni verso il centro. Finché le emozioni rimangono esclusivamente dirette verso il cerchio, siamo destinati a rimanere nella dispersione, nell’oscurità e nella sofferenza. Si tratta invece di prendere le emozioni che abbiamo investito nel cerchio e trasferirle verso il centro, riconoscendo che ciò che ci sembra esistere nella periferia può avere la sua origine più autentica nel centro. Una parte della sofferenza nasce dalla frustrazione prodotta dal dirigere continuamente energia verso spazi nei quali cerchiamo qualcosa che non riusciamo realmente a trovare. Abbiamo già sperimentato molte volte come ciò che sembrava fondamentale in un determinato momento possa poi svanire o rivelare la propria insufficienza. Non dobbiamo necessariamente abbandonare le persone o le cose verso cui siamo attratti; possiamo invece cercare di incontrarne la dimensione più vera spostando progressivamente il nostro orientamento verso il centro. Il processo è multidimensionale. Una parte di noi può operare per andare verso il centro mentre un’altra parte continua a fuggire da esso. Questa apparente contraddizione non deve confonderci: fa parte della dualità presente nella nostra esperienza. La Temperanza rappresenta proprio la capacità di conciliare gli opposti senza necessariamente combatterli, riconoscendo l’energia che può integrarli. In tutto ciò che desideriamo, in tutto ciò verso cui siamo attratti e persino in ciò che rifiutiamo può esistere una rappresentazione più autentica che possiamo riconoscere pienamente soltanto avvicinandoci al centro. Giungiamo quindi alla conclusione dell’incontro. Il lavoro svolto oggi consiste nel riconoscere la distanza dal centro, individuare le situazioni nelle quali ci siamo allontanati e praticare il movimento inverso. Riceviamo infine la benedizione che proviene dalla luce e che si manifesta quando scegliamo esplicitamente e in modo decisivo di andare verso di essa. Questa scelta, anche se può essere accompagnata da rallentamenti apparenti, è decisiva e può cambiare radicalmente la direzione della nostra vita. Tutto ciò che si rifiuta definitivamente di partecipare a questo movimento, se continuiamo il cammino, può progressivamente perdere il suo potere su di noi. Quando scegliamo di camminare verso la verità con perseveranza, pazienza e Temperanza, anche se il movimento sembra lento o quasi impercettibile, il cammino continua. Riceviamo quindi la benedizione dall’emanazione della luce che in questo contesto chiamiamo Sagittario e lasciamo che ci accompagni nel tempo dell’Avvento, che nella tradizione cristiana può rappresentare simbolicamente l’attesa paziente della luce accompagnata dalla certezza che essa giungerà. Permettiamo alla benedizione del divino di raggiungerci, riconoscendo che la luce, la verità e la nostra natura più autentica rappresentano ciò verso cui il cammino ci sta orientando. La via del Sagittario comincia nel buio, attraverso il riconoscimento della nostra impotenza e la richiesta di aiuto; prosegue con la comparsa di una piccola luce, con la ricerca della verità al di là delle certezze già acquisite e con il rischio di lasciare ciò che conosciamo per ciò che ancora non conosciamo; utilizza gli archetipi della Temperanza e della Ruota della Fortuna per insegnarci a integrare gli opposti, riconoscere i cicli, entrare nelle nostre passioni senza esserne definitivamente imprigionati e recuperare l’energia investita nella periferia; infine dirige progressivamente ogni energia verso il centro, dove il cerchio e il centro possono convergere e dove ciò che sembrava separato può rivelare una relazione con la nostra natura più autentica. La pratica fondamentale consiste quindi nel riconoscere il buio, chiedere aiuto, accogliere la luce, ricordare il centro, osservare le energie che ci attirano nella periferia, entrare consapevolmente in relazione con esse e reindirizzare verso il centro la stessa forza che prima ci disperdeva. Le emozioni, il desiderio, la paura, la rabbia e tutte le energie intense possono diventare materia di trasformazione se cessano di essere soltanto dispersione e vengono progressivamente orientate verso la verità. Il movimento può essere lento, intermittente e accompagnato da resistenze, ma la direzione rimane decisiva: dal buio verso la luce, dalla periferia verso il centro, dalle identificazioni provvisorie verso una conoscenza più autentica di ciò che siamo.

Sigillo: 281198: Incontro il Sadoh di S9 che invita a espandere la struttura della conoscenza. Mi fa anche notare di essere soffocato dai Paheka di S4 e S11. Convoco entrambi questi Paheka in Quiumakai ed espongo loro le mie ragioni. Dico loro che v’è molta creatività che vuole essere espressa e che le dinamiche che li riguardano creano un forte blocco. Li invito a darmi informazioni su come uscire da tale morsa. Mi viene data una pozione. Vedo una diligenza trainata da cavalli e inseguita da indiani agguerriti come nei classici film western. Gli indiani raggiungono minacciosi la diligenza e all’inizio pare che vogliano fare una strage. Poi accade invece che, dopo aver fatto scendere i passeggeri, porgono una freccia fiorita a una fanciulla. Gli indiani se ne vanno e la fanciulla con tutti i passeggeri rimangono sbalorditi. “La vecchia voce dice di stare attento a come ti muovi. Quella nuova ti invita a rischiare e giocare il tuo gioco. Osa di più. Lancia le tue idee”. Il mio lavoro al computer è un’offerta a questa forza. Il mio desiderio è donare e sono pronto ad attaccare per fare questo. 

Riferimento Handoriano
Stato di Vanjuli, Nation of Ikaraz
Tra le Nazioni più settentrionali ed estreme degli Stati Handoriani, collocata nel remoto nord di Vanjuli. La capitale è Izmoroz, sita in un’area ai bordi di un territorio glaciale, cui è associata la squadra Izz. L’area costiera di Ikaraz è costituita da un fitto intrico di fiordi e isolotti su cui sorgono la maggior parte dei centri di rilievo, laddove l’interno è per lo più ricoperto da varie forme di ghiaccio o cristalli di quarzo. Le temperature di buona parte del territorio sono piuttosto basse, il cielo è sovente buio e il paesaggio in gran parte desertico. A Ikaraz dimorano i centri di ritiro ed eremitaggio più significativi dello stato, per cui buona parte dei centri secondari è costituita da monasteri dell’Ordine e da piccole comunità di eremiti.
9-12-1 Voistitoevitz
9-12-2 Janafruz Viroz
9-12-3 Voz, Wim
9-12-4 Vyaz (elm), Valm, Veem, Vihm, Idam, Jaam, Vyom, Inez, Izaz
9-12-5 Ikram, Imroz, Venom, Vanim, Vabam, Valem
9-12-6 Villem, Jokhim, Intiaz
9-12-7 Izmoroz, Vishram,
9-12-8 Jehannaz, Jahansuz, Judgment & the Authority Problem
9-12-9 Vimavariz
9-12-10 Vifranavaz, Vannitubam
9-12-11 Wlodzimierz
9-12-12 Ikarazikaram

 

Unità territoriali provvisorie
REGIONE D9-12: ESTONIA
D9-12: ESTONIA, Harjumaa: Tallinn (12); Ida-Virumaa: Jõhvi (1); Jõgevamaa: Jõgeva (2); Tartumaa: Tartu (3); Põlvamaa: Põlva; Võrumaa: Võru (4); Järvamaa: Paide (5); Valgamaa: Valga (6); Viljandimaa: Viljandi (7); Pärnumaa: Pärnu (8); Saaremaa: Kuressaare; Hiiumaa: Kärdla (9); Lääne-Virumaa: Rakvere (10); Läänemaa: Haapsalu; Raplamaa: Rapla (11).
D9-12-1 ESTONIA, Ida-Virumaa: Jõhvi
D9-12-2 ESTONIA, Jõgevamaa: Jõgeva
D9-12-3 ESTONIA, Tartumaa: Tartu
D9-12-4 ESTONIA, Põlvamaa: Põlva; Võrumaa: Võru
D9-12-5 ESTONIA, Järvamaa: Paide
D9-12-6 ESTONIA, Valgamaa: Valga
D9-12-7 ESTONIA, Viljandimaa: Viljandi
D9-12-8 ESTONIA, Pärnumaa: Pärnu
D9-12-9 ESTONIA, Saaremaa: Kuressaare; Hiiumaa: Kärdla Kõpu Lighthouse SCP011211
D9-12-10 ESTONIA, Lääne-Virumaa: Rakvere
D9-12-11 ESTONIA, Läänemaa: Haapsalu; Raplamaa: Rapla, La collina sacra di Paluküla (Hiiemägi)
D9-12-12 ESTONIA, Harjumaa: Tallinn [Chiesa di San Olaf]

 

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