I nostri squilibri fisici ed emotivi, l’alternanza di amore e odio, salute e malattia, vita e morte, pace e violenza, sono la conseguenza legittima e inevitabile di una realtà fondata sul dualismo e la separazione.
Le nostre disparità di credenze e opinioni non sono altro che dissonanze di giudizi su questi squilibri, su come dovrebbe essere questo mondo, su chi o cosa è colpevole di non permettere a questo mondo di essere come dovrebbe.
Questo mondo è semplicemente così com’è.
Quando accetti questa realtà alla luce di quello che è e non per come dovrebbe essere allora riconoscerai ogni aspetto ed evento della tua vita come un’esperienza luminosa
Non ci saranno più crisi e malattie, e nemmeno vittime e colpevoli.
Ci sarà solo quello che c’è insieme alla tua capacità di rispondere e relazionarti con esso.
E quando gli altri punteranno il dito sul problema, tu vedrai solo soluzioni.
Questo sguardo, capace di cogliere la luce nell’istante presente, è il cuore profondo di ogni grande via sapienziale: un orizzonte immane che, qui, possiamo solo tentare di evocare attraverso frammenti inevitabilmente parziali e incompiuti.
Per la visione cristiana, esso si manifesta come l’affidamento alla Provvidenza, ossia quella fiducia che il disegno divino attraversi ogni evento, anche il più doloroso, per un fine superiore. Ciò comporta il riconoscimento ontologico ed esperienziale di non appartenere, in ultima istanza, alla sola logica del finito.
Nell’Islam, si traduce nel taslim, la sottomissione liberatoria alla volontà di Dio che riconosce nel fluire degli eventi l’ordine del Creatore.
Nelle tradizioni orientali, come il Buddhismo, risuona nel superamento del dukkha, l’illusione della sofferenza che nasce dal nostro attaccamento a un mondo che vorremmo diverso da com’è, mentre nell’Induismo, si associa alla comprensione della Maya, quel velo di apparenze duali che occorre imparare a guardare senza esserne prigionieri.
Per lo gnosticismo significa riconoscere la natura illusoria del Demiurgo, l’architetto di una realtà limitata e coercitiva, per risvegliare la propria scintilla incorrotta; mentre Un Corso in Miracoli insegna che ogni evento, spogliato dal giudizio dell’ego, diviene strumento di restituzione alla vera Realtà.
La via sciamanica intende questo sguardo come un’arte visionaria, capace di travalicare i confini del visibile per relazionarsi con altre dimensioni dell’esistenza, mentre l’astrosciamanesimo riconosce il “così com’è” come l’effetto di una realtà separata o autismo archetipico che abbiamo scambiato per centro, che può invece essere usata come bussola per ricondurci alla nostra vera natura multidimensionale e al relativo Centro.
In ogni caso, sospendere il giudizio non è una rinuncia all’azione, ma la condizione indispensabile per agire in sintonia con quel principio trascendente che, pur sotto nomi diversi, guida il ritmo invisibile della realtà.
Se Franco potesse ora esprimersi senza attenersi ai confini di un pubblico consenso moderato, aggiungerebbe quanto segue:
La chiave di volta risiede nella consapevolezza che ciò che chiamiamo “realtà” non è un dato assoluto, ma la proiezione di un universo parallelo in cui ci troviamo momentaneamente bloccati. Il soffocamento dell’essere nasce dall’illusione che questa singola realtà sia l’unica esistente.
Cambiare percezione non è un semplice esercizio di ottimismo o di inquadramento teologico, ma un vero e proprio spostamento dimensionale. Anche quando le circostanze appaiono immutabili, la nostra capacità di concepire l’altrove ci sottrae al furto dell’immaginazione.
Non possiamo permettere alla realtà separata in cui ci troviamo di confinare il nostro spirito: nel momento in cui riconosciamo la multidimensionalità del reale, il “così com’è” perde il suo potere coercitivo, lasciando spazio alla scelta più profonda che ci è data: quella di consentire alla realtà multidimensionale di trasmutare il piano autistico dell’esistenza in cui dimoriamo.