• Home
  • Cosa è/era
    • Franco Santoro
    • Astrosciamanesimo
    • Astrologia Multidimensionale
    • Interspiritualità, Olismo & Multidimensionalità
    • Simbolismo Analogico Multidimensionale
    • Institutum Provisorium
  • Calendario
  • Consultazioni
  • Programmi
    • Formazione
    • Come organizzare eventi
    • Calendario
  • Servizi
    • Consultazioni
    • Biblioteca
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
    • Testimonianze
  • Opere
    • Libri
    • CD & MP3
    • Strumenti
  • Contatti
  • English

Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

  • Institutum Provisorium
  • Biblioteca
    • Almanacco
    • Sistema Binario Analogico. indice generale
    • Sistema Stati Handoriani
    • Materiale di Formazione
    • Unità Territoriali
    • Bibliografia/Filmografia
    • Podcast
  • Articoli
  • Franco Santoro
  • Ispirazione
    • Citazioni

Dal malessere alla speranza. Dall’attesa all’Avvento

Ricorda questo, soprattutto nei momenti in cui la vita sembra franare sotto il peso della crisi o del malessere.

Non esistono crisi personali. Anche se tutto in te grida il contrario, ciò che rende la sofferenza più acuta è l’idea di esserne gli unici portatori.

Non esistono crisi personali. Esiste la crisi, esiste il dolore, esiste la fragilità umana che attraversa ogni epoca e ogni generazione. Quando ti senti smarrito, stai partecipando a qualcosa che appartiene a tutta la storia umana. Stai vivendo ciò che hanno vissuto i tuoi antenati e ciò che vivranno molti dopo di te.

Per questo non serve colpevolizzarti o prendere di mira gli altri. È una lotta inutile, che acuisce la ferita. E non serve confrontarsi con chi sembra stare meglio: spesso vediamo solo la superficie altrui, non la verità dei loro fardelli interiori.

Nel momento della crisi, senti in te l’eco del dolore di tanti: perdite, fallimenti, ferite, rancori, oscurità che perforano la vita dall’inizio dei tempi. È una notte che accomuna tutti.
In molte tradizioni spirituali, religiose o laiche, risiede un’idea simile: la luce non scompare, anche quando non la vediamo. Qualcuno la chiama grazia, qualcuno resilienza, qualcuno semplice tenacia del vivente. È meno importante il nome che le diamo, più importante la direzione verso cui guarda.

Il tempo dell’Avvento, nella tradizione cristiana, esprime una verità che può parlare anche a chi non si riconosce in quella fede: la notte non va negata, ma abitata con un’attesa che non è passività. È l’attesa di una luce che non nasce da un atto di forza, ma dall’aprirsi a qualcosa che può raggiungerci. Non è evasione, è disponibilità. Non promette esenzioni dalla fatica, ma un significato che sostiene anche quando non ne comprendiamo l’origine.

Quando ti trovi dentro un malessere, prenditi cura di te con tenerezza e lucidità. Ascolta però anche ciò che il malessere vuole dire. Senza interpretazioni forzate, senza costruire storie di colpa e attribuire significati affrettati. La crisi, prima di essere capita, chiede di essere accolta. È un mistero umano, non un difetto da correggere.

Se l’ascolti davvero, forse intravvederai qualcosa. Ma aspetta. Non trasformare ciò che hai intuito in una teoria da imporre a te stesso o agli altri. Il dolore umano ha già generato fin troppe spiegazioni che pesano più della sofferenza stessa.

La dinamica dell’Avvento suggerisce una via diversa: rimanere svegli nella notte, non per spiegarla, ma per aprirsi a un incontro. È un’attesa povera, fragile, ma reale. E in quella fragilità nasce la speranza.

Nella tradizione cristiana, la figura di Maria illumina questa dimensione dell’attesa, che può essere accolta come simbolo universale di chi affronta l’ignoto senza pretendere di dominarlo. Una donna che ha attraversato timori e interrogativi, e che ha risposto non con certezze ma con disponibilità. È l’immagine di un cuore che sa sostenere il mistero senza dissolverlo in spiegazioni. La speranza è un seme che seguita a germogliare anche nelle stagioni più aride.

E bisogna dirlo con trasparenza: uscire dal malessere è talvolta assai penoso. Anche i consigli più saggi e sensati, nei giorni peggiori, sembrano irraggiungibili. È normale sentirsi resistenti, incapaci di fare ciò che pure riconosci come buono. Molte vie spirituali, religiose o laiche, prendono sul serio questa impotenza. Non la giudicano. La considerano parte del cammino, e a volte proprio la svolta.

Perché quando smetti di forzarti, quando riconosci che non hai più energie, si apre uno spazio che prima non vedevi. Un piccolo spiraglio in cui può entrare una luce che non viene da te. È quell’attimo in cui il cuore, non avendo più appigli, si lascia andare e basta.

Per questo l’Avvento non invita a “farcela”, ma a non chiudere la porta. Non chiede di vincere la notte, ma di lasciarle un varco. La speranza nasce così: non come un gesto eroico, ma come un “sì” sommesso, detto quasi senza voce. Ed è lì, quando la volontà rallenta e accetta la sua debolezza, che può accadere qualcosa. La fragilità smette di essere un limite e diventa una soglia. Una soglia che non sempre sappiamo aprire da soli, ma che qualche volta si apre comunque.

Consultazioni individuali

Libri e Cd

Calendario

Come organizzare eventi

Disclaimer

Prossimi Seminari

Calendario
  • LinkedIn
  • Pinterest
  • Twitter
  • YouTube

Liberatoria

Supporta il nostro Istituto con una donazione.

Ogni contributo, anche piccolo, è assai apprezzato.


Copyright 2014-2015 Provisional Institute of Astroshamanism