L’autunno ha inizio pienamente con la combinazione di Sole in Bilancia e Luna in Pesci (7.12). Con la Bilancia entriamo nel ciclo delle relazioni, mentre i Pesci ne rappresentano l’espansione estrema: la relazione non riguarda più solo ciò che è fisicamente presente e visibile, ma può estendersi all’invisibile, all’immaginazione, al sogno, a persone e realtà che non sono qui nel modo ordinario in cui intendiamo la presenza.
Questo passaggio permette di porre una domanda molto semplice, ma dalle implicazioni enormi: qual è la differenza fra una persona che incontriamo fisicamente e la stessa persona quando la immaginiamo?
Non occorre affrettarsi a rispondere. Anzi, forse è proprio la risposta automatica a impedirci di comprendere la domanda.
Siamo abituati a considerare reale la persona che vediamo e tocchiamo, mentre quella che immaginiamo sarebbe solo una rappresentazione prodotta dalla nostra mente. Ma siamo sicuri che sia sempre così? E soprattutto: su che cosa si fonda questa sicurezza?
La Luna in Pesci ci invita a riappropriarci della realtà che esiste sul piano immaginativo. Questo non significa cercare di trasformare tutto ciò che immaginiamo in qualcosa di fisicamente manifesto. Il punto è esattamente il contrario: la realtà non si fonda sul manifestare quello che immaginiamo, ma sul saperlo immaginare. Se consideriamo valida un’immagine solo quando riesce a materializzarsi, continuiamo ad attribuire alla realtà fisica il potere assoluto di decidere che cosa è reale e che cosa non lo è.
E se invece l’immaginazione fosse essa stessa uno spazio effettivo? E, ancora più paradossalmente, se fosse ancora più autentica del mondo che consideriamo reale?
Possiamo immaginare una persona che abbiamo amato e che non vediamo da molti anni, incontrare qualcuno che non è più fisicamente in vita, immaginare qualcuno che ancora non conosciamo, un luogo dove non siamo mai stati, una relazione che non è mai esistita nella nostra biografia. Normalmente definiamo tutto questo «immaginazione» e consideriamo così risolta la questione. Ma abbiamo soltanto dato un nome all’esperienza, senza spiegare che cosa effettivamente accade mentre immaginiamo.
Quando l’immaginazione coinvolge il respiro, il corpo, il movimento, le emozioni, essa cessa inoltre di essere un fenomeno puramente mentale. Il corpo può assumere una postura coerente con ciò che immaginiamo; il respiro cambia; emergono emozioni, sensazioni e informazioni. In quel momento qualcosa sta effettivamente accadendo, indipendentemente dal fatto che l’oggetto dell’esperienza sia fisicamente presente o meno.
Questo non significa che tutto ciò che immaginiamo esista letteralmente da qualche altra parte. Significa solo che possiamo evitare di liquidare immediatamente l’esperienza stabilendo in anticipo che cosa essa sia. Ed è qui che si apre una possibilità più radicale.
Siamo abituati a pensare la nostra esistenza in modo lineare: siamo qui, adesso, in questo corpo. Possiamo ricordare dove eravamo ieri, immaginare dove saremo domani e, secondo alcune visioni, ipotizzare un’esistenza successiva alla morte. Ma che cosa accade se, almeno per un momento, sostituiamo alla successione la simultaneità?
E se non fossimo solo qui? E se alcune immagini, relazioni, luoghi o situazioni che emergono nella nostra coscienza non fossero esclusivamente produzioni di un individuo confinato in questa realtà, ma potessero talvolta funzionare come portali verso altri livelli della nostra stessa esistenza?
Non occorre crederci. Sarebbe anzi contraddittorio trasformare immediatamente questa possibilità in un’altra convinzione. Si tratta piuttosto di esplorarla.
Qui cambia anche lo scopo dell’immaginazione. Non immaginiamo necessariamente un’altra realtà affinché questa diventi migliore, o un’altra vita per ottenere qui ciò che desideriamo. Possiamo fare qualcosa di molto diverso: esplorare un’altra realtà per conoscere quella realtà, senza correggerla immediatamente affinché diventi compatibile con ciò che qui consideriamo possibile.
È forse nelle relazioni che questa possibilità diventa più evidente. Siamo abituati a riconoscere una persona attraverso il corpo, la storia, il ruolo che occupa nella nostra vita, ciò che ci ha dato o tolto, ciò che desideriamo o temiamo da lei. Ma possiamo provare, almeno per un momento, a incontrarla senza decidere in anticipo chi sia. Può essere una persona amata, perduta, qualcuno con cui esiste un conflitto, qualcuno che non vediamo da molti anni. Persino qualcuno che non abbiamo ancora incontrato.
Questo è forse uno degli aspetti più singolari di 7.12: la relazione può precedere l’incontro fisico e continuare quando l’incontro fisico non è più possibile. L’immaginazione diventa allora uno spazio nel quale lasciamo temporaneamente cadere ciò che crediamo di sapere dell’altro e di noi stessi. La Bilancia apre il ciclo della relazione; i Pesci lo portano fino al punto in cui i suoi confini ordinari diventano meno evidenti.
Forse alcune relazioni servono precisamente a questo: non a confermare chi crediamo di essere, ma ad aprire una breccia nell’identità con cui siamo arrivati fin qui. Posso incontrarti come la persona che vedo davanti a me, con il tuo corpo, nome e storia, lasciando nello stesso tempo aperta la possibilità che tu sia anche altrove, e che anch’io lo sia.
A quel punto la domanda “dove siamo quando immaginiamo?” ne contiene inevitabilmente un’altra: quando penso a te, quando ti sogno, quando improvvisamente ti riconosco in un’immagine, in un luogo o in qualcuno che apparentemente non ha nulla a che fare con te, “sono certo che sto solo ricordando o fantasticando?”
Oppure potrebbe esserci, qualche volta, un incontro?
Non occorre stabilirlo. Possiamo lasciare aperta la porta e, entrando pienamente nell’autunno, pensare semplicemente a qualcuno, presente, assente, conosciuto, perduto o non ancora incontrato, rinunciando per qualche istante a decidere dove si trovi. E vedere dove ci porta…
(Franco Santoro)