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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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IL VARCO NEL COPIONE DEL TEMPO

 
Vi capita mai di sentirvi passeggeri passivi di un’esistenza già interamente tracciata, dalle leggi biologiche ai condizionamenti della mente? Di fronte a questo automatismo organico e invisibile che stringe la condizione umana, ricercatori di ogni estrazione hanno da sempre cercato risposte in correnti di pensiero, percorsi spirituali e mappe simboliche. Nella sua lunga ricerca, Franco Santoro (FS) ha esplorato questi strumenti con una regola fondamentale: nessun linguaggio e percorso è inteso come valore assoluto. I suoi testi utilizzano linguaggi esplicitamente provvisori e strategici: formule destinate non a fondare una dottrina, ma a risvegliare la coscienza.
Per entrare nel vivo di questa dinamica, esaminiamo un frammento di uno scritto tratto da “Astrosciamanesimo. La via dell’universo interiore” (IP, 2022). Qui FS utilizza il codice astrosciamanico per esplorare l’organizzazione della nostra realtà:
“Se non siamo in grado coscientemente, almeno per qualche istante, di ritirarci da questo mondo, di cessare di identificarci con le nostre idee, i nostri ruoli, il nostro aspetto fisico, la nostra età, il fatto di essere donna o uomo, corriamo il rischio di non esistere veramente. In questo modo diventiamo solo vittime del tempo, ridotti a mere categorie, ruoli, comparse all’interno di un rigido copione in cui ogni minimo dettaglio della vita è prestabilito.
È in questo modo che funzionano le previsioni astrologiche. Ogni nostra azione diventa prevedibile, appunto perché il copione di quel che faremo domani o tra qualche anno è già stato scritto. Il nostro futuro è un riflesso del passato. Stiamo recitando la stessa parte che abbiamo rappresentato o che altri hanno rappresentato nel passato. Il passato si ripete nel futuro. Un astrologo che fa previsioni è uno storico multidimensionale, in grado di individuare la ripetizione dei cicli del tempo nell’organizzazione del palinsesto di questa realtà separata.
Ma esiste anche un’altra astrologia, quella in cui impari a liberarti dai ruoli e dai copioni con cui tendi a identificarti nella vita, per dare spazio al mistero di un’altra vita. Questa vita è imprevedibile, in essa puoi fare ed essere tutto e il contrario di tutto, in ogni istante e tempo, appunto perché dimora al di fuori del tempo.”
A uno sguardo superficiale, questo frammento di FS verrebbe immediatamente bollato con un’unica etichetta commerciale: astrologia, spiritualità New Age, esoterismo. Ma se osserviamo con attenzione, ci accorgiamo che questo identico testo, senza cambiare una sola virgola, può essere legittimamente letto attraverso codici completamente diversi. Può essere etichettato come esistenzialismo (la denuncia dei ruoli fissi e del non esistere veramente), come psicologia cognitiva (il futuro come mera proiezione e ripetizione di memorie passate), o come teatralità sacra (l’idea che la vita ordinaria sia un rigido copione in cui siamo solo comparse). Questa è la natura del mutaforma: la struttura descritta è la stessa, cambia solo l’interfaccia linguistica.
Se da un lato questo testo mostra una forte fluidità, dall’altro esclude derive del tutto incompatibili. Lo scontro più marcato avviene con i monoteismi ortodossi (cristianesimo, Islam ed ebraismo), dove la sola menzione del termine “astrologia” scatena già una reazione fortemente negativa, venendo subito associata a forme di divinazione inaccettabili. Per il materialismo scientifico, oltre all’incompatibilità con l’astrologia, considerata pura superstizione, anche l’idea di ritirarsi dal mondo e rifiutare i ruoli prefissati appare come un’alienazione intollerabile, così come il tentativo di sganciarsi dal magnetismo del tempo.
Di fronte alle barriere ideologiche, l’approccio di FS si fonda su un principio di dialogo ampiamente comune a tantissime tradizioni religiose, ideologie politiche e correnti di pensiero orientate alla cultura dell’incontro. La regola d’oro di questo approccio consiste nell’identificare i punti di profonda consonanza umana e spirituale prima di affrontare le aree di reale dissenso dottrinale, facendo piazza pulita dei pregiudizi. Molto spesso, infatti, i conflitti più aspri nascono da semplici fraintendimenti semantici, dove mondi diversi usano parole opposte per descrivere la medesima struttura dell’esperienza interiore. Stabilire un dialogo autentico significa ascoltare oltre la lettera, riconoscendo che se ci si ferma al dogmatismo rigido – sia esso devozionale o esoterico – si finisce per replicare formule fisse come automi, privi di reale discernimento e libertà.
Sul terreno del dialogo teologico, una volta chiarito che il motivo del dissenso non è contro l’astrologia in sé, ma contro la divinazione, la predizione e la dipendenza dagli astri anziché da Dio, l’astrologia diventa pienamente accettabile. Questo approccio si aggancia alla dottrina di San Tommaso d’Aquino (“Astra inclinant, sed non necessitant”): i corpi celesti influenzano gli automatismi inferiori, ma non piegano il libero arbitrio né la grazia. FS non ha mai usato l’astrologia per questi fini incompatibili; al contrario, per lui gli astri possono essere indicatori, mai cause del destino umano, e non sostituiscono la libertà. Questo percorso non si traduce in una rottura, ma in un compimento e in una trasfigurazione: il riconoscimento che ciò che si cercava nel linguaggio dei simboli trova la sua risposta piena e il suo fondamento solido nella Parola. Il passaggio è un chiarimento necessario: dal segno a ciò che il segno indica.
Adesso convertiamo lo stesso scritto che abbiamo riportato dal libro sull’astrosciamanesimo. Ecco come, in un’altra occasione, in un suo articolo rivolto a un pubblico cattolico, FS ha detto le stesse identiche cose con un linguaggio pertinente:
“A uno sguardo superficiale, l’esistenza umana sembra ridursi alle sole dinamiche della carne, della biologia e dei condizionamenti ereditari. In questo stato di sonno della coscienza, l’individuo rimane prigioniero dell’uomo vecchio, identificandosi totalmente con i ruoli sociali, l’età o l’aspetto esteriore, dimenticando la sua dignità originaria di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio, chiamata a un processo di santificazione e divinizzazione attraverso lo Spirito Santo.
Finché l’uomo resta separato dalla Fonte, la sua vita è mossa solo dalla ripetizione meccanica delle memorie passate, dei traumi e della legge del peccato. Non esiste un vero domani, ma solo una replica prevedibile della colpa, un rigido copione che conduce inevitabilmente verso la morte fisica. Le circostanze ordinarie non fanno che proiettare all’esterno questa schiavitù interiore, in cui l’anima recita come una comparsa in un mondo di illusioni.
La via d’uscita non consiste nel negoziare con il mondo o nel fare piccole riforme morali, ma nel ricevere il Miracolo della Grazia, che spezza la catena del tempo lineare. Attraverso la rinascita nello Spirito, la coscienza si ridesta nel tempo liturgico del presente di Dio (il Kairos), accedendo a quel Regno dei Cieli che è dentro di noi. Qui, dimorando al di fuori del magnetismo della colpa passata, la vita cessa di essere una condanna prevedibile e si spalanca al Mistero e alla libertà autentica dei figli di Dio.”
Questo articolo fa parte di una serie dedicata alla lettura e al commento di testi significativi di FS. Proseguirà con il prossimo episodio solo se ci sarà interesse… e se Dio vuole.
Chi desidera informazioni su consultazioni, corsi, seminari, o ha seguito in passato il lavoro di FS e vuole ricevere aggiornamenti o riprendere qualcosa rimasto in sospeso, può rivolgersi direttamente alla segreteria dell’Istituto: info@institutum.org.

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