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Provisional Institute of Astroshamanism

Experiential holistic education and spiritual healing community network and site founded by Franco Santoro.

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Interspiritualità & Multidimensionalità

È tempo di ritornare a onorare finalmente i termini chiave che hanno caratterizzato questo spazio sin dalle origini, ossia “interspiritualità” e “multidimensionalità”. Queste parole, in fondo, sottintendono anche il significato effettivo di un’altra parola assai più esplicita, tanto da comparire persino nel nome di dominio di questo sito, che da molto tempo ho scelto di lasciare sullo sfondo a causa dei numerosi fraintendimenti, resistenze e reazioni che tende a provocare.

Non intendo però occultarne l’esistenza, né rinnegare il contesto da cui questo lavoro ha preso forma nel corso degli anni. Alcuni termini, per varie ragioni culturali, religiose o simboliche, finiscono col generare pregiudizi immediati, spesso indipendentemente dal loro significato effettivo o dal modo in cui vengono realmente vissuti e impiegati. Eppure, anche quando un linguaggio diventa scomodo, controverso o perfino ingombrante, esso continua talvolta a custodire tracce importanti della propria origine.

È legittimo, credo (e forse persino paradossalmente coerente), parlare oggi in modo esplicito di multidimensionalità e interspiritualità proprio dopo un lungo periodo di intenzionale “monodimensionalità” e “monospiritualità”. Non si è trattato di un errore, né di una deviazione, né tantomeno di una censura imposta dall’esterno.

La ricerca multidimensionale e interspirituale, a nostro vedere, richiede talvolta di entrare profondamente in una sola dimensione, linguaggio o prospettiva, perfino separandosi temporaneamente dalle altre. Anche questo appartiene pienamente all’esperienza multidimensionale. Ciò che conta è farlo il più possibile in modo consapevole, senza entrare in totale negazione o amnesia.
 
Con il termine multidimensionalità non intendiamo necessariamente teorie fantascientifiche, cosmologie esoteriche o credenze sull’esistenza di mondi paralleli. Il termine viene qui usato soprattutto per descrivere la possibilità che l’esperienza umana non sia riducibile a un unico livello di realtà, percezione o coscienza. In passato definivo la multidimensionalità come la presenza simultanea di differenti aspetti o dimensioni dell’esistenza, intimamente collegati tra loro anche quando sembrano separati.
 
Tradotto in termini più semplici e concreti, questo significa riconoscere che l’essere umano non vive soltanto attraverso la logica razionale ordinaria e la percezione materiale immediata. Vi sono momenti in cui sogni, intuizioni, simboli, coincidenze significative, percezioni interiori, stati contemplativi, esperienze artistiche, spirituali o relazionali sembrano aprire livelli differenti di esperienza e significato, talvolta impossibili da spiegare in modo lineare.
 
Per alcune persone tutto questo avrà una spiegazione psicologica; per altre simbolica, spirituale, archetipica, mistica o perfino neurologica. Alcune correnti scientifiche e fisiche contemporanee hanno persino ipotizzato l’esistenza simultanea di universi multipli, dimensioni parallele o livelli della realtà non immediatamente percepibili attraverso i sensi ordinari. Non è necessario aderire letteralmente a queste teorie per riconoscere che esse riflettono, almeno simbolicamente, una domanda sempre più presente anche nella cultura contemporanea: la realtà è davvero così semplice, lineare e univoca come appare?
 
Allo stesso tempo occorre riconoscere un fatto molto semplice: così come esistono persone la cui esperienza dell’esistenza appare totalmente lineare, unitaria e radicata esclusivamente nella realtà materiale ordinaria, esistono anche persone che, nel corso della storia e ancora oggi, riferiscono esperienze molto differenti, come la sensazione di vivere simultaneamente su più livelli della realtà, di percepire connessioni tra eventi apparentemente separati o di attraversare stati di coscienza che sembrano eccedere la normale percezione quotidiana.
 
Alcune di queste persone considerano tali esperienze una ricchezza; altre le vivono come qualcosa di problematico, destabilizzante o perfino patologico. Molti scelgono di non parlarne affatto per timore di essere giudicati, medicalizzati, ridicolizzati o considerati “pazzi”. E in effetti il confine tra esperienza interiore, sensibilità simbolica, intuizione, immaginazione, crisi psicologica e possibile apertura percettiva non è sempre facile da distinguere.
 
Per questo motivo la multidimensionalità, così come viene intesa qui, richiede sempre cautela, discernimento, radicamento e senso critico. Non si tratta di glorificare esperienze straordinarie o di trasformarle automaticamente in verità assolute, ma nemmeno di negare o demonizzare il fatto che esse esistano concretamente nell’esperienza di molte persone.
 
In questa prospettiva, una “dimensione” può essere intesa non tanto come un luogo separato o un universo parallelo nel senso cinematografico del termine, ma anche come una particolare modalità di esperienza, percezione, coscienza o relazione con la realtà. Anche stati interiori molto diversi tra loro (lucidità, sogno, contemplazione, crisi, creatività, intuizione, presenza simbolica o intensa connessione con qualcuno o qualcosa, ecc.) possono essere letti come differenti configurazioni dell’esperienza umana.
 
La multidimensionalità non coincide con una dispersione confusa di idee, l’accumulo indiscriminato di tradizioni spirituali o il rifiuto di forme definite. Non è un’ideologia, una religione o una posizione “contro” qualcosa. Si tratta piuttosto di un’esperienza effettiva di vita, qualcosa che non richiede necessariamente l’adesione a una fede o a un sistema di credenze. Include inoltre anche l’esperienza opposta: il rigore, l’esclusività, la concentrazione totale su un’unica via, una singola fede, una precisa struttura percettiva o simbolica.
 
In certi momenti la coscienza sembra aprirsi simultaneamente a più livelli, linguaggi e prospettive; in altri si concentra invece interamente in una sola direzione, quasi dimenticando tutto il resto. Entrambi i movimenti fanno parte dello stesso processo e non necessariamente si contraddicono.
 
Anche l’interspiritualità, nel senso in cui la intendo, non consiste in una miscela indistinta di tradizioni religiose, nel sincretismo o in una spiritualità vaga e generica. Implica piuttosto la capacità di attraversare linguaggi differenti senza negarne l’integrità.
 
Talvolta questo comporta integrazione e dialogo, altre volte immersione completa in una sola forma. Per questo motivo, nel cammino multidimensionale, anche l’esperienza monodimensionale merita rispetto. Se una persona vive esclusivamente all’interno di una determinata visione religiosa, filosofica o simbolica, non vi è alcun motivo per considerarla inconsapevole o “meno evoluta”. È possibile che quella sia semplicemente la forma più autentica e necessaria della sua esperienza in quel determinato momento, o perfino per l’intera vita.
 
Inoltre, ciò che appare esteriormente come una posizione rigidamente monodimensionale potrebbe talvolta avere una funzione strategica, relazionale o contestuale molto più complessa di quanto sembri. Una persona può scegliere di esprimersi pubblicamente attraverso un solo linguaggio, una sola fede o struttura simbolica, pur vivendo interiormente esperienze molto più articolate, contraddittorie o multidimensionali.
 
Può accadere anche il contrario: persone che parlano continuamente di multidimensionalità, pluralismo o apertura interiore possono in realtà essere rigidissime e totalmente chiuse dentro un’unica struttura mentale.
 
Non sappiamo realmente cosa accada nell’interiorità degli altri. La stessa persona che appare dogmatica, devota o perfettamente identificata con una singola visione potrebbe vivere privatamente esperienze completamente differenti, oppure scegliere deliberatamente di non parlarne per coerenza, prudenza, timore, disciplina interiore o semplice riservatezza.
 
Per questo motivo il discernimento multidimensionale implica anche la capacità di non giudicare troppo rapidamente le forme esteriori dell’esperienza umana. Essere multidimensionali non significa necessariamente manifestare apertamente tutte le proprie dimensioni in ogni contesto. Talvolta implica proprio il contrario: utilizzare linguaggi, comportamenti e modalità differenti a seconda delle situazioni, dei livelli relazionali o delle dimensioni dell’esperienza in cui ci si trova a operare.
 
Allo stesso modo, chi vive percezioni o esperienze che sembrano eccedere una visione lineare della realtà non dovrebbe automaticamente trasformarle in ideologia, superiorità spirituale o sistema assoluto.
 
Non sappiamo realmente quale sia la natura ultima di ciò che percepiamo. La percezione multidimensionale potrebbe rappresentare un’apertura reale, una funzione simbolica, una particolare struttura psicologica, una sensibilità archetipica o altro ancora. E la visione apparentemente monodimensionale potrebbe a sua volta essere un limite, una protezione, una necessità, un equilibrio o semplicemente un altro modo autentico di abitare l’esistenza. Ma potrebbe anche essere vero l’esatto contrario, o qualcosa di completamente diverso.
In questo senso, ciò che conta non è stabilire una dottrina definitiva, ma sviluppare una forma più attenta, lucida e sincera di ascolto dell’esperienza.
 
Nel mio caso personale, la multidimensionalità non è mai stata una teoria costruita a tavolino. È una modalità percettiva che accompagna la mia esperienza praticamente da sempre, sin dall’infanzia. Nel corso della vita ho cercato molte volte di negarla, ridurla, archiviarla, reinterpretarla, considerarla suggestione, fantasia, compensazione psicologica o eccesso simbolico. Continuo tuttora a mantenere cautela e senso critico verso tutto questo.
 
Eppure vi è un dato che non posso ignorare: tale esperienza continua a riemergere spontaneamente nella vita quotidiana, indipendentemente dalle interpretazioni che ne do. Questo non significa che io la consideri automaticamente “vera” in senso assoluto; significa semplicemente che, dopo quasi sette decenni, non posso più negare onestamente il fatto che essa esiste nella mia esperienza.
 
È da qui che questo spazio desidera ripartire: da un’esplorazione più sobria, più diretta e meno ideologica di ciò che emerge ai confini tra esperienza, simbolo, coscienza, contemplazione e vita quotidiana. Il lavoro continua in una forma diversa, probabilmente più semplice ed essenziale, con minore bisogno di definire, convincere o difendere qualcosa a tutti i costi.
 
 


PS: Chi ha già attraversato con me, in passato, parti di questo percorso e sente che qualcosa sia rimasto aperto, sospeso o semplicemente in attesa del momento giusto, così come chi percepisce affinità con questo tipo di ricerca, può contattarmi privatamente.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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