Secondo una certa prospettiva multidimensionale il mondo che vediamo è una nostra invenzione. Da ciò ne deriva che non importa cosa accada di orribile, ingiusto e ingannevole in questo mondo, noi non siamo le sue vittime, bensì i suoi creatori. Certo non è facile credere a quanto sopra quando ci sentiamo palesemente oggetto di aggressioni, abusi e ogni forma di violenza, allorché siamo certi di non avere nulla a che vedere con i mali di questo mondo, che sono invece perpetuati da qualcuno o qualcosa in particolare.
Ed è proprio questo il punto, allorché siamo assolutamente sicuri di come stanno le cose, convinti senza ombra di dubbio di avere ragione, quando proprio ci è chiaro che la colpa è di qualcosa o qualcuno, da una certa prospettiva multidimensionale, siamo diventati esattamente come lui, poco importa quanto ci appaia effettivamente perverso e crudele. Ci troviamo dinanzi alla nostra ombra e specchio perfetto, di cui non possiamo fare più a meno. Abbiamo bisogno di questa ombra per giustificare la nostra esistenza in questo mondo, per seguitare a lottarci contro, a essere vittime e carnefici, a perdere e a vincere.
In questo momento storico, così come in ogni altro periodo della storia umana, ci sono gravi conflitti tra parti antagoniste. Ogni parte si ritiene vittima di quella opposta, accusata di essere la fonte dei suoi mali. Questo è sempre accaduto nella storia umana, a livello politico, sociale, religioso, così come nella sfera delle relazioni personali. L’antagonismo, il dualismo, la lotta incessante per la sopravvivenza di una specie ai danni di un’altra, la distruzione, la morte sono caratteristiche inerenti della natura biologica di questo mondo.
Finché crediamo di potere imputare il male a qualcuno o qualcosa che esiste in questo mondo, avremo sempre bisogno di quel qualcuno o qualcosa, per cui continuerà a esserci il mondo che conosciamo, seppure rinnovato in ogni sua possibile variante, proprio come un virus.
Quando proviamo a riconoscere il mondo come una nostra creazione, ecco che di fronte a un conflitto, piuttosto che schierarci da una parte o dall’altra, invece di combattere, o difenderci da, un avversario, ci chiediamo perché l’abbiamo creato, qual è il suo compito, che cosa costui rappresenta in noi.
Se il mondo orribile che vediamo è una nostra invenzione, allora la situazione cambia radicalmente. Non siamo più in lotta con un avversario da sconfiggere o da cui difendersi o scappare. Ci troviamo in un mondo che possiamo cambiare o cestinare, oppure accettare per quello che è, se ci piace. Possiamo anche inventare un altro mondo.