Tra i quattro periodi mitici (detti yuga), che secondo la tradizione induista seguitano ad articolarsi ciclicamente nella sfera del tempo, il Kali Yuga rappresenta l’era attuale, caratterizzata dal massimo livello di oscurità, malessere e ignoranza. Sentii parlare per la prima volta del Kali Yuga quando all’inizio degli anni 70 dello scorso secolo mi avvicinai alle filosofie orientali. Prima di allora ero convinto di vivere nell’era più avanzata ed evoluta della storia umana. In seguito, mi resi conto di quanto da una prospettiva più ampia il mondo contemporaneo fosse invece la massima espressione di arretratezza e perversione politica, scientifica e spirituale. Questa constatazione si riferiva precipuamente alla cultura occidentale dominante e in particolare a quella del mio paese natale, che ritengo essere uno degli esempi più rilevanti di oscurantismo e arretratezza multidimensionale.
Tra la cultura occidentale e quella orientale esiste, o forse più propriamente esisteva, una radicale diversità nella percezione del tempo. Laddove l’occidente concepisce il tempo linearmente e con un andamento addirittura evolutivo, l’oriente lo intende in maniera ciclica e multidimensionale. Da quest’ultima prospettiva, da un lato il tempo seguita a ripetersi ciclicamente passando dalla luce al buio e vice versa, includendo sia evoluzione che involuzione, mentre dall’altro il tempo è un’illusione. Quindi vi si può viaggiare avanti o indietro, così come è possibile trascenderlo.
La caratteristica del Kali Yuga, esemplificativa della sua oscurità e ignoranza, è proprio quella d’intrappolare chi vi nasce e vive in un tempo lineare e nell’identificazione esclusiva con un unico corpo fisico oggetto di continui abusi e di un’inevitabile morte. La percezione esclusiva del tempo lineare rappresenta la massima espressione d’ignoranza, così come il più alto livello di perversione, crudeltà, dolore e perdita dell’anima possibile. Da notare qui che il Kali Yuga, come recitano le tradizioni, iniziò circa 5000 anni fa, corrispondenti all’intera linearità della storia umana documentata. Quanto accadde prima di allora è avvolto dal mistero, soprattutto perché confuterebbe l’intero paradigma su cui si basa il mondo contemporaneo. La società in cui viviamo si fonda interamente sull’ignoranza e di conseguenza seguiterà sempre a impedire ogni forma di vera conoscenza fino alla sua totale dissoluzione. Ciò è precisamente nella natura del Kali Yuga, l’epoca in cui la separazione trionfa radicalmente, causando ogni sorta di conflitto, ipocrisia, falsità, violenza, follia e perversione, con un crescendo continuo fino alla distruzione totale. Il corpo fisico con cui c’identifichiamo in quanto esseri umani si trova nel luogo e tempo più oscuro in cui si possa capitare. Paradossalmente questa epoca è caratterizzata da una crescita vertiginosa delle nascite che sta portando al massimo sovrappopolamento della storia umana. Questo perché, essendo il Kali Yuga un ciclo di massima avidità, sofferenza e morte, serve un sempre più crescente numero di vittime da torturare e immolare come sacrifici. Esse giungono da tutte le parti per lo più abbindolate da campagne pubblicitarie incessanti o da ogni sorta di ricatto, seduzione e inganno.
Quanto ho scritto pare non dare alcuna speranza, ma le cose non stanno affatto così. Nella linearità del tempo si può essere solo pessimisti. Non ci possono essere speranze o sviluppi ultimi positivi poiché il destino di tutto ciò che ci attornia è la decadenza e la morte. Nella ciclicità e nella trascendenza del tempo, ossia nella sfera multidimensionale, quel che accade nella linearità del tempo è pura allucinazione. Il Kali Yuga è il prodotto dell’ignoranza e dell’illusione. È l’espressione di quella che le dottrine filosofiche e religiose dell’antica India chiamano māyā, “illusione”, la “creazione” fittizia di apparenze fenomeniche temporali, l’allucinazione della dualità, la separazione della realtà in bene e male. Questa è la realtà umana in cui ci troviamo e resteremo finché non scegliamo di risvegliarci. Nessun risveglio e nessuna effettiva vita sarà mai possibile finché insistiamo a esistere esclusivamente in una realtà separata.