Da una prospettiva multidimensionale e spirituale, la necessità di protezione si amplifica decisamente, rispetto a quella limitata al solo corpo fisico In questo caso diventiamo consapevoli che abbiamo un’anima e uno spirito e che ci sono tante altre dimensioni in cui viviamo, da cui derivano i nostri effettivi pericoli, così come le uniche autentiche possibilità di protezione e salvezza.
Una prima lezione da imparare in ogni percorso spirituale è quella della protezione. Quando ci apriamo a ciò che esiste oltre il mondo della realtà consensuale per avventurarci alla ricerca di quanto dimora oltre, il corpo fisico, insieme alla nostra sensibilità emotiva e mentale, diventano assai più vulnerabili. Vi sono diversi modi e strumenti per chiedere e ricevere protezione. Le religioni tradizionali, così come le spiritualità alternative, forniscono numerosi strumenti. Quando si tratta di effettiva protezione, soprattutto in situazioni di emergenza e gravi pericoli, i rimedi più potenti non sono necessariamente quelli che ci piacciono o con cui siamo d’accordo. Le protezioni più potenti sono quelle che funzionano in base alla nostra diretta esperienza. Allo stesso tempo, è pure essenziale non diventare troppo rigidi, dogmatici o dipendenti riguardo alla protezione che funziona, poiché ciò potrebbe creare l’effetto opposto.
Le forme di protezione operano essenzialmente come contenitori. Quel che importa è che il contenitore contenga effettivamente la protezione, ossia la nostra scelta di ricevere protezione. La focalizzazione sull’intento di accettare protezione è il requisito primario.
Una pratica spirituale regolare, ripetuta almeno tre volte al giorno (al mattino, a metà giornata e alla sera), può essere la chiave per garantire un minimo di protezione spirituale e liberarsi dalle intrusioni e interferenze principali cui siamo soggetti come conseguenza della permanenza in una realtà fondata sulla separazione. In questo caso svolgiamo una pratica spirituale quotidianamente con la stessa frequenza con cui assumiamo gli alimenti.
Vi sono inoltre situazioni in cui necessitiamo di una maggiore protezione, perché ci troviamo in situazioni o ambienti difficili da gestire o in presenza di forti intrusioni e attacchi. In questo caso occorre usare delle pratiche più dirette e instaurare una specie di stato di emergenza, in cui esercitiamo la massima cautela e prendiamo accurate precauzioni. Ciò implica anche la preghiera incessante, senza alcuna interruzione, che viaggia al ritmo del respiro.
La richiesta esplicita di protezione implica che le forze che possono aiutarci hanno bisogno del nostro consenso per poter intervenire. A differenza delle entità infestanti e demoniche, finalizzate a preservare la separazione, che invadono in continuazione, abusandoci senza alcun riguardo e spacciandosi per i nostri stessi pensieri ed emozioni, le forze luminose hanno bisogno di ricevere il nostro permesso per entrare in rapporto con noi. E quando si tratta di ricevere protezione, il massimo livello di efficacia può derivare dal rivolgerci alla massima espressione luminosa, che alla fine dei conti le comprende tutte, ossia Dio o qualunque altro termine usiamo per chiamiarLo.
A seguire alcune brevi espressioni di protezione di alcune religioni tradizionali
“O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto”. In latino “Deus, in adiutorium meum intende” (“O Dio, vieni a salvarmi”), seguito dalla risposta “Domine, ad adiuvandum me festina” (“Signore, vieni presto in mio aiuto”), tratto dal primo verso del Salmo 70; in ebraico: לַ֝מְנַצֵּ֗חַ לְדָוִ֥ד לְהַזְכִּֽיר׃ אֱלֹהִ֥ים לְהַצִּילֵ֑נִי יְ֝הוָ֗ה לְעֶזְרָ֥תִי חֽוּשָֽׁה׃?’ (Ĕlōhîm lə-haṣṣîlênî Yahweh lə-‘ezrāṯî ḥūšāh). Questa è la tradizionale preghiera cattolica usata all’inizio di ciascuna delle orazioni nella Liturgia delle Ore.
“Cerco rifugio in Dio dalla maledizione di Satana” in arabo أعوذ بالله من الشيطان الرجيم (aʿūdhu bi-llāh min al-shayṭān al-rajīm), ossia “Cerco rifugio in Allah dalla maledizione di Satana”, recitato prima dell’inizio della preghiera islamica e all’occorrenza quando ci si sente in pericolo o poco protetti.
“Prendo rifugio nel Buddha. Prendo rifugio nel Dharma. Prendo rifugio nel Sangha” In Pāli “Buddham śaranam gacchāmi Dhammam śaranam gacchāmi Sangham śaranam gacchāmi”. Formula del Triratna (Tre Gioielli) nel Buddhismo, ossia gli elementi a cui ricorrono i buddhisti per trovare rifugio: il Buddha è l’Illuminato o Il Risvegliato; il Dharma sono gli Insegnamenti del Buddha, il Sangha è la Comunità.
Господи помилуй (Gospodi Pomiluj), la trasposizione slava di Kyrie eleison (Signore, abbiate pietà), ripetuta più volte o incessantemente nella tradizione russa ortodossa cristiana.
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