L’altare rappresenta il punto più prominente e dominante nei templi e nelle chiese. A livello verticale corrisponde all’area centrale della spirale, o Sacro Cono. In quel punto, connesso al cuore, l’energia converge e si diffonde in ogni possibile direzione. È un catalizzatore di forze sacre e riproduce la struttura del Sacro Cerchio stesso. Nelle pratiche rituali l’altare costituisce il luogo centrale di mediazione tra Cielo e Terra, il punto che consente gli scambi multidimensionali. Può essere paragonato a una tavola imbandita dove gli Spiriti Totem e altre entità consumano le offerte donate dagli esseri umani, per poi lasciare a questi i loro doni. La costruzione o l’allestimento dell’altare è spesso l’aspetto centrale nella creazione di uno spazio sacro. Come per tutti gli strumenti di potere, le sue caratteristiche cambiano secondo le culture, la sensibilità del suo possessore e le esigenze di spazio o praticità.
L’altare del mio santuario a Bologna, per esempio, era un massiccio comò che apparteneva a mia nonna materna, con quattro ampi cassetti (uno per ciascun elemento) e una forma rustica, semplice e solida, che emana un senso immediato di radicamento. Come altare puoi impiegare tavoli, pietre, assi o scatole di legno, bauli, piani pensili, tappeti, e qualsiasi cosa che t’ispira veramente.
In molti templi e cattedrali l’altare maggiore è spesso posto sul lato orientale, a indicare il levarsi del Sole e la direzione del paradiso. Quando faccio uso di un altare (che non è, quindi, strettamente necessario), tendo a sistemarlo ad Est, a Nord oppure nel mezzo del Sacro Cerchio. In alcune versioni più elaborate esiste un altare per ogni Direzione, mentre a un livello più semplice il Sacro Cerchio stesso può essere impiegato come altare. Per diverse tradizioni è importante che l’altare sia sistemato in una zona cerimoniale riservata e accessibile solo a pochi. Si tratta di un oggetto molto potente ed è fondamentale prenderne atto. Questo non significa tuttavia che la potenza derivi dal suo aspetto formale.
Se vivi insieme con altre persone e in uno spazio ristretto, puoi impiegare, per esempio, un comodino, e sistemarvi un fazzoletto con sopra un oggetto significativo (una pietra, una statua, ecc.) oppure, se vuoi essere più discreto, usare un cassetto che apri e chiudi all’occorrenza. Puoi svolgere regolarmente le pratiche rituali davanti a questo spazio e avere cura di fermarti qui per qualche istante ogni giorno. Non è importante che gli altri sappiano qual è il tuo altare. Affinché esso acquisti potere basta che ne sia consapevole io. Quando raggruppi in un punto degli oggetti di potere con lo scopo di onorarli e ravvivare il tuo Intento, riconosci la sacralità che esiste dentro e fuori di te. Quest’attitudine ti consente di rafforzare l’Intento e di rendere disponibile la tua connessione alla Funzione.
È importante non diventare rigidi o fanatici riguardo all’altare o qualsiasi altro strumento rituale. Il suo scopo è di agevolare il lavoro e non di creare complicazioni e rancori. Sii consapevole inoltre che per svolgere il lavoro astrosciamanico non è obbligatorio disporre di un altare. Impiegalo solo se ti aggrada o se la tua Guida lo suggerisce.
L’altare viene in genere impiegato per onorare gli Strumenti Sacri e altri oggetti intesi a relazionarti con lo Spirito Guida e il Cerchio. Alcuni di questi oggetti rappresentano i Quattro Elementi, i Tre Mondi, i Dodici Settori e le Medicine Spirituali. Per gli elementi, alcuni esempi di oggetti indicati sono i seguenti: candele, lampade, scatole di fiammiferi, pezzi di pietra focaia (Fuoco); ventagli, piume, campane, libri, diari, incenso (Aria); sale, piatti, pietre, grani, cristalli, vasi con sabbia.
Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.