Il fatto più ovvio della vita umana è la sua provvisorietà. Siamo destinati a perdere tutto quel che abbiamo, incluso il corpo fisico. Nonostante ciò la misura della felicità e del successo umano seguita a essere in rapporto con la capacità di realizzare e conservare ciò che vogliamo. Similmente il dolore e il fallimento sono in relazione con la perdita di ciò che vogliamo o con l’incapacità di conseguirlo.
Concentrandoci esclusivamente sulla conservazione e l’acquisizione di qualcosa che inevitabilmente ci verrà a mancare garantiamo con certezza a noi stessi un futuro di dolore e fallimento. Quando poi non riusciamo a conseguire i nostri desideri pure il presente diventa doloroso e fallimentare.
Considerando come stanno le cose una maggiore, e decisamente più duratura, felicità deriverebbe dall’imparare ad accettare che alla fine dei conti in questo mondo non possiamo avere o conservare niente. In tal caso il massimo segno di successo consisterebbe proprio nel lasciare andare gioiosamente ciò che in genere ci sforziamo di trattenere e conseguire, nel provare felicità quando qualcosa ci sfugge o abbandona, così come nell’amare quanto non ci è disponibile. Forse, così facendo, saremo in grado di scoprire dove risiede tutto ciò che ci lascia o che non è disponibile in questo mondo. Forse…