OLTRE IL RECINTO: DALL’ISOLAMENTO ALL’INCONTRO
Possiamo vivere soli, effettivamente isolati, con pochissimi rapporti con gli altri. Ma possiamo anche avere molti amici, conoscenti, colleghi, persone che frequentiamo regolarmente e, nonostante questo, sentirci profondamente soli. La solitudine non dipende necessariamente dall’assenza degli altri. Esiste anche una solitudine che nasce proprio mentre siamo insieme agli altri, quando per mantenere determinati rapporti siamo costretti a nascondere parti importanti di noi stessi, ad adattarci continuamente, a fare cose che non ci interessano o ad accettare compromessi che via via ci allontanano da ciò che sentiamo veramente e finiscono per logorarci profondamente.
Con il passare del tempo, la rete delle nostre relazioni, abitudini, attività e ambienti può trasformarsi in un recinto. All’interno possiamo anche muoverci molto, ma non riusciamo ad andare oltre. Sappiamo che qualcosa dovrebbe cambiare, percepiamo che esistono altre possibilità, eppure ogni tentativo sembra riportarci nello stesso spazio. Il recinto può diventare così paralizzante proprio perché, dopo un certo tempo, non riusciamo più nemmeno a distinguerlo dalla realtà stessa.
Di fronte a questa situazione si può reagire in modi opposti. Da un lato rimanendo fermi, continuando a frequentare gli stessi ambienti e le stesse persone perché rappresentano comunque una sicurezza, perché temiamo ciò che potrebbe accadere se cambiassimo qualcosa o perché non sappiamo che cosa troveremmo al di fuori. Dall’altro possiamo fare esattamente il contrario: spostarci continuamente, viaggiare, cambiare ambienti, attività e persone, cercando altrove ciò che sentiamo mancare.
Ma anche il movimento può diventare un recinto. Puoi andare molto lontano continuando a portarti dietro le stesse modalità, incontrare continuamente persone nuove senza riuscire a stabilire rapporti veramente significativi, cambiare città, gruppi, interessi e perfino paesi e ritrovarti ogni volta, dopo l’entusiasmo iniziale, nello stesso punto.
Tra questi due estremi esistono naturalmente infinite possibilità. Ma la domanda rimane: come posso andare realmente oltre il recinto? Come posso riconoscere persone con cui esiste una risonanza profonda? Come posso esprimere maggiormente ciò che sono e condividerlo con altri senza fingere, adattarmi o disperdermi?
Forse il passaggio decisivo non consiste semplicemente nel restare dove sei o nell’andare altrove. Può trattarsi di un cambiamento di livello, di quello che potremmo chiamare simbolicamente un salto quantico.
L’incontro, infatti, non riguarda solo gli altri. Ogni incontro con gli altri è anche un incontro con noi stessi, così come ogni autentico incontro con noi stessi modifica inevitabilmente il modo di incontrare gli altri.
Talvolta puoi usare gli altri proprio per evitare questo incontro interiore. Riempiamo la nostra vita di rapporti, conversazioni, attività e presenze perché stare soli ci metterebbe davanti a qualcosa che non vogliamo o non sappiamo ancora riconoscere. In questo caso è comprensibile che, prima o poi, anche i rapporti con gli altri diventino insoddisfacenti: stiamo chiedendo loro anche di proteggerci dall’incontro con noi stessi.
Può accadere anche il contrario. Possiamo rifugiarci nella solitudine, nell’interiorità o perfino nella ricerca spirituale per evitare il rischio dell’incontro con gli altri. Possiamo convincerci di stare bene soltanto con noi stessi quando, almeno in parte, stiamo semplicemente proteggendoci dalla vulnerabilità, dall’imprevedibilità e dalle trasformazioni che una relazione autentica comporta. Anche in questo caso, prima o poi, qualcosa può naufragare.
La questione non consiste allora nel privilegiare l’interno rispetto all’esterno o l’esterno rispetto all’interno. Si tratta piuttosto di imparare un movimento tra i due, un equilibrio nel quale l’uno possa continuamente rivelare qualcosa dell’altro.
Ma c’è un ulteriore passaggio. Quando diciamo “io e gli altri”, rischiamo di partire da una rappresentazione estremamente riduttiva: da una parte ci sarebbe un “io” unico, compatto e ben definito; dall’altra la molteplicità degli altri. E se fosse proprio questa divisione a costituire buona parte del recinto?
Dentro di noi esiste già una molteplicità. Ci sono parti, desideri, sensibilità, paure, impulsi, memorie e possibilità che non sempre conosciamo e che possono perfino apparire incompatibili tra loro. Se non riconosciamo questa pluralità interiore, rischiamo di incontrarla esclusivamente fuori di noi, proiettandola sulle persone che ci circondano. Qualcuno diventa allora portatore di ciò che desideriamo, qualcun altro di ciò che rifiutiamo, qualcun altro ancora di qualcosa che ci attrae o irrita senza che riusciamo veramente a comprenderne la ragione.
Riconoscere la molteplicità che esiste in noi può aiutarci a incontrare la molteplicità presente negli altri; e incontrare realmente gli altri può permetterci di scoprire parti di noi che, da soli, non avremmo mai riconosciuto. I due movimenti hanno bisogno l’uno dell’altro.
Per questo anche la solitudine può avere una funzione preziosa. Astenersi per qualche tempo dalla frequentazione assidua degli altri, interrompere alcune abitudini o semplicemente creare maggiore spazio per stare con se stessi può permettere di distinguere ciò che realmente sentiamo da ciò che facciamo automaticamente per mantenere appartenenze, consuetudini e relazioni. La solitudine, quando non diventa un rifugio permanente, può diventare uno spazio di scoperta.
Eppure anche il nostro rapporto con noi stessi può diventare monotono. Possiamo raccontarci continuamente le stesse cose, definirci attraverso le stesse caratteristiche, ripetere gli stessi giudizi e interpretare ciò che ci accade attraverso un canovaccio ormai consolidato. Pensiamo di conoscerci perché frequentiamo noi stessi da tutta la vita, proprio come pensiamo di conoscere una persona perché la frequentiamo da molti anni.
Lo stesso accade nei rapporti. Molte relazioni finiscono per sviluppare un copione: sappiamo quali argomenti affrontare, che cosa possiamo dire e che cosa è meglio evitare, quali parti mostrare, quali battute fare, quali ruoli assumere. Le varianti possono essere numerose, ma il canovaccio rimane sostanzialmente lo stesso. E tutti coloro che vi partecipano possono finire per trovarsi intrappolati nella stessa meccanica, magari senza sapere che anche gli altri avvertono un’insoddisfazione molto simile.
È possibile allora che tra le persone che già conosciamo, frequentiamo o abbiamo frequentato in passato ce ne siano alcune con le quali esiste una risonanza molto più profonda di quella che abbiamo finora riconosciuto. Anche loro potrebbero avere nascosto parti importanti di sé, essersi adattate al copione o avere concluso che determinate cose non possono essere condivise.
Per questo andare oltre il recinto non significa necessariamente trovare persone nuove. Può voler dire anche incontrare in modo nuovo persone che conosciamo già. Quando qualcuno trova uno spazio nel quale può esprimere più direttamente ciò che sente, senza dover aderire immediatamente al copione abituale, rende possibile anche agli altri fare qualcosa di simile, e ciò che emerge può sorprenderti.
Qui la multidimensionalità assume un significato molto concreto. Una persona non coincide necessariamente con la dimensione nella quale siamo abituati a incontrarla, così come una relazione non coincide necessariamente con la forma che ha assunto fino a questo momento, e noi stessi non coincidiamo necessariamente con il personaggio attraverso il quale abbiamo imparato a riconoscerci.
Esistono aspetti degli altri che non vedi perché li hai incontrati solo a determinati livelli, così come esistono aspetti di te che rimangono invisibili perché continui a osservarti dalla stessa prospettiva. Cambiare dimensione può significare innanzitutto cambiare il livello dell’incontro.
Forse è questo il salto decisivo: non semplicemente andare altrove, non solo conoscere più persone, e neppure ritirarsi definitivamente dentro di sé. Si tratta di creare le condizioni perché possa emergere qualcosa che il recinto abituale non consentiva di vedere.
Oltre il recinto non ci sono semplicemente “gli altri”. Ci siamo anche noi, forse molto più vasti e molteplici di quanto avevamo immaginato. E l’incontro può cominciare precisamente da qui.
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Per chi desidera esplorare direttamente questi temi, sono a disposizione diverse possibilità. Il lavoro si sviluppa attraverso un approccio multidimensionale e simbolico-analogico, utilizzando, secondo le circostanze, elementi visionari, immaginativi e artistici, simbolismo astrologico, cicli naturali e altri strumenti rivolti a esplorare livelli dell’esperienza che spesso rimangono esclusi dalle modalità abituali attraverso cui interpretiamo noi stessi e i nostri rapporti.
Consultazioni individuali. Possono essere un primo passo per comprendere che cosa sta cercando realmente di emergere, anche quando non è ancora chiaro che cosa desideriamo cambiare, esprimere o condividere. Prima di cercare nuove relazioni o modificare quelle esistenti può essere utile riconoscere la propria molteplicità interiore, distinguere ciò che sentiamo dagli adattamenti e dalle abitudini accumulate nel tempo e comprendere quali aspetti di noi chiedono maggiore spazio. Maggiori informazioni:
https://astrosciamanesimo.org/consultazioni/
Multidimensional Log In – incontri online. Ogni giovedì, dalle 19:00 alle 20:20, tengo un incontro online aperto a chi desidera esplorare questi e altri temi. Una particolare attenzione è dedicata anche alla dimensione delle relazioni e dell’incontro: riconoscere la molteplicità presente in noi e negli altri, esplorare ciò che ci limita nei rapporti abituali e creare le condizioni per connessioni più significative. Il lavoro può riguardare sia nuove possibilità d’incontro sia relazioni già esistenti, considerando il rapporto con gli altri anche come occasione per scoprire aspetti di noi stessi che normalmente rimangono inespressi o invisibili. Calendario e informazioni: https://astrosciamanesimo.org/calendario/
Incontri e seminari in presenza. Un’ulteriore possibilità che posso mettere a disposizione, quando vi sia interesse, riguarda l’incontro diretto. Sono disponibile a organizzare incontri e seminari in presenza, anche per piccoli gruppi. Possono svolgersi nel luogo in cui mi trovo oppure in altre località nelle quali posso spostarmi e possono essere dedicati ai temi affrontati in questo articolo. Per informazioni e proposte: info@institutum.org