Se io sono io e tu sei tu,
allora io sono io e tu sei tu.
Ma se sono io perché tu sei tu,
allora non sono io e tu non sei tu
(Мена́хем На́хум Тве́рский, Rabbi Nachum Twersky di Chernobyl, 1730 – 1797)
Esiste davvero un “io” senza un “tu”, un “loro”, un “voi”? Credi realmente di essere un pronome personale circondato da altri pronomi personali?
In questo strano mondo sin dalla nascita ci è imposto d’identificarci unicamente con un singolo corpo fisico separato. La cosa continua pure dopo la morte, allorché i resti piuttosto ripugnanti di tale corpo sono sepolti da qualche parte, mentre in superficie ne sono evidenziati i relativi dati anagrafici.
Solo in un mondo di pazzi scatenati è possibile concepirsi separati dalla realtà in cui si vive. Anche se proprio non puoi fare a meno d’identificare il tuo “io” con un corpo fisico, come la metti quando prendi atto che questo corpo non vale proprio niente senza l’ossigeno che respira? Quindi l’ossigeno non fa parte di te? E può esserci ossigeno senza piante e alberi, senza suolo e acqua? Possono suolo e acqua esistere senza il resto della terra, o la terra senza il sistema solare, o il sistema solare senza la galassia, e la galassia senza l’universo? Affermare che tu sei solo il “tuo” corpo fisico, mentre ossigeno, alberi, terra, insieme a ogni altro corpo o pronome personale visibile o invisibile non lo sono è una credenza piuttosto ristretta del tuo “io”.
Sei chi credi di essere solo in funzione di ciò che tutti gli “altri” sono. In assenza degli “altri” non sei nulla.
(libero adattamento da un commento di Rabbi Rami Shapiro)