Chissà se qualcuno si ricorda di alcuni libri di scuola degli anni 60 in cui ampio spazio era dato all’epoca risorgimentale. Da bambino mi colpì in particolare una figura frequente in quei testi, del tutto enigmatica, fino a quando un maestro ebbe cura di spiegarmene la natura. Si trattava di un’immagine in cui era ritratto un ragazzino che scriveva in modo furtivo “W Verdi” sui muri di una città. Come mi fu spiegato, quella frase aveva un duplice significato: da un lato, del tutto innocuo politicamente, poiché inneggiante al celebre compositore Giuseppe Verdi, dall’altro “VERDI” era inteso come un acrostico patriottico che stava a significare “W Vittorio Emanuele Re D’Italia”. In quei tempi (1814-1866), allorché buona parte dell’Italia settentrionale (Regno Lombardo-Veneto) era sotto la dominazione austriaca, l’atto supremo di ribellione consisteva nel sostenere l’annessione al Regno d’Italia, sotto la guida di un monarca le cui iniziali si associavano al termine “VERDI”. Ricordo quanto allora mi disturbò che in epoca risorgimentale non si potesse esprimere liberamente la propria opinione e si dovesse ricorrere a tali sotterfugi. D’altro canto, mi allietava che, come mi fece notare il maestro, ora vivevo in un paese libero e democratico.
Nell’anno che si sta concludendo tante volte mi è venuta in mente questa storia del “Viva VERDI”. In questi tempi, in cui si scrive sui social piuttosto che sui muri, noto con desolazione che onde evitare pesanti censure e blocchi telematici, i “risorgimentali” contemporanei sono costretti a ricorrere costantemente ad acrostici, asterischi, metafore, ecc. Ora più che mai il “Viva VERDI” è tornato attuale. Del resto di tratta di colui che ebbe a scrivere “Oh, mia patria sì bella e perduta!”.
Auguro quindi un caloroso BUON ANNO e un W VERDI!