La fragilità, il dolore, l’impotenza, la frustrazione, i momenti assai oscuri della vita, sono il luogo più fertile per l’incontro con Dio. Questo non significa affatto che per incontrare Dio sia necessario soffrire. Vuol dire primariamente che i nostri attaccamenti, le nostre ambizioni, le nostre idee assolute e ciò a cui attribuiamo massima importanza nella vita sono così falsi, folli e perversi, che solo quando perdiamo tutto, o ci andiamo molto vicino, possiamo scoprire Quello che resta e che avevamo ignorato fino ad allora.