Questo è il metodo che fin dalle origini caratterizza trasversalmente tutte le sessioni e le attività dell’Istituto, valorizzandone la dimensione rappresentativa e teatrale. Eventi, relazioni, stati interiori e situazioni apparentemente separate sono considerati parti di reti analogiche e archetipiche, capaci di mettere in luce connessioni, conflitti, possibilità, talenti e aree d’ombra. Simboli, immagini, corrispondenze, configurazioni astrologiche e modelli multidimensionali sono usati come strumenti di esplorazione tecnica, in un approccio che rifiuta ogni pretesa di definitività.
Gli incontri funzionano come un contesto narrativo in cui differenti aspetti dell’esperienza e dell’identità possono essere esplorati attraverso prospettive analogiche. La teatralizzazione non viene intesa come evasione, ma come dimensione rappresentativa protetta che permette di attraversare ruoli, scenari e conflitti senza trasformarli in verità assolute. In questo processo, il facilitatore non propone dottrine, ma agisce come mediatore maieutico, fornendo protocolli di verifica che permettono al ricercatore di affrontare le proprie domande in autonomia.
Concetti come “realtà parallele”, “dimensioni alternative” o multidimensionalità vengono utilizzati in chiave puramente simbolica per osservare differenti modalità dell’esperienza umana. Nel corso della consultazione possono emergere riferimenti astrologici o archetipici, sempre adattati al contesto specifico della persona. La natura di questo lavoro è intrinsecamente provvisoria: le spiegazioni, le mappe e le metafore adottate hanno esclusivamente una funzione di orientamento e non sostituiscono mai l’esperienza diretta del singolo. La verità che emerge da tale pratica non è un dogma ricevuto, ma una scoperta che appartiene esclusivamente alla persona stessa, giunta a risoluzioni che, pur vissute come decisive, rimangono aperte, libere da ogni presupposto conclusivo e costantemente disponibili alla verifica.